Archive | 30 novembre 2011

Allattamento, come partire con il piede giusto

Desideri nutrire al seno il tuo bambino? Ecco come partire con il piede giusto e garantire un buon avvio dell’allattamento in cinque semplici mosse.

1 Informati in gravidanza

Per partire con il piede giusto, è importante “prepararsi” già in gravidanza. Come? Informandosi sulla fisiologia dell’allattamento stesso, per scoprire qual è la normalità delle poppate al seno e come gestirle. Un tempo non era necessario leggere manuali sull’allattamento o partecipare agli incontri organizzati dalle associazioni e dai gruppi di auto aiuto tra mamme, ma oggi abbiamo perso la “confidenza” con questo gesto naturale e non possiamo contare sull’esperienza e sull’esempio delle altre donne della famiglia come accadeva in passato. Oggi, molte donne diventano madri senza aver mai visto un’altra donna allattare e in questa situazione i dubbi e le incertezze possono essere molto numerosi! Per questo il suggerimento è di raccogliere più informazioni possibili – confrontandosi con l’ostetrica del corso preparto e/o partecipando agli incontri organizzati dalle associazioni che promuovono l’allattamento – per arrivare preparate a questo appuntamento e prevenire o superare eventuali difficoltà iniziali.

2 È nato subito al seno!

Subito dopo la nascita, se mamma e bimbo hanno la possibilità di stare insieme in un ambiente tranquillo e intimo, al riparo da interferenze e interventi non necessari, il neonato – posato sul petto della madre – è in grado di ‘trovare’ il seno e succhiare le prime gocce di colostro, senza bisogno di aiuti esterni. Anche la situazione ormonale del post parto è particolarmente favorevole: ossitocina, prolattina e endorfine, aiutano la mamma a prendersi cura del bebè e garantiscono un buon avvio della produzione di latte. “Per questo, tutti gli interventi previsti dalla routine ospedaliera, come le misurazioni di peso e lunghezza e il primo bagnetto possono aspettare. E se il bebè è nato con un cesareo? “L’allattamento, se l’intervento si è svolto in anestesia spinale o epidurale, può iniziare già sul lettino della sala operatoria” rassicura Paola Paschetto, consulente presso il Centro Allattamento di Biella. “Se invece il cesareo si è svolto in anestesia totale la mamma potrà far succhiare il suo piccino non appena si sarà svegliata e si sentirà pronta”.

3 Allatta su segnale

A differenza dell’alimentazione artificiale, l’allattamento non segue schemi e tabelle e non prevede orari. Ma come regolarsi allora per gestire i pasti del bebè? In realtà è semplice, è sufficiente seguire i segnali del proprio bambino. Ciò significa che la mamma offrirà il seno al bebè ogni volta che si mostra interessato a poppare, ovvero quando apre e chiude le labbra, volta la testolina come se ‘cercasse’, si porta le manine alla bocca, è inquieto. Attenzione, il pianto è un segnale tardivo di fame e può ostacolare la poppata stessa, perchè se il bimbo è molto agitato può faticare ad attaccarsi correttamente. Lo stesso discorso vale per la durata della poppata. Un tempo si suggeriva di lasciar succhiare il bimbo “dieci minuti per seno”, oggi sappiamo che facendo in questo modo c’è il rischio di privare il bebè del latte più sostanzioso che viene assunto nella seconda parte della poppata. Molto meglio, ancora una volta, osservare il bambino e considerare terminata la poppata quando si stacca dal seno o si addormenta.

4 Interferenze? No, grazie!

La lattazione si basa su un meccanismo di domanda e offerta: più il bimbo succhia e più latte viene prodotto. Ma perchè questo meccanismo funzioni al meglio, nelle prime settimane di vita, ovvero nella fase di calibrazione in cui il seno “impara” quanto latte deve produrre, è meglio evitare ciucci, biberon, tisane. Infatti, se il bebé distanzia le poppate perché ha ricevuto altri liquidi o perchè si è consolato succhiando il ciuccio, si crea un’interferenza con il meccanismo di domanda ed offerta. Questa interferenza può impedire al neonato di assumere la giusta quantità di latte e la minor richiesta può portare una diminuzione della produzione e/o contribuire al verificarsi di un ingorgo mammario, poiché il seno non viene drenato con adeguata frequenza.

5 Fidati di te e del tuo latte

Quando nasce un bimbo, “piovono” consigli, commenti e pareri non richiesti. Uno degli argomenti più “gettonati” è proprio l’allattamento al seno. Il bebè piange? Vuole poppare spesso? Fa poppate lunghe? Ecco che subito vengono messe in dubbio quantità e qualità del latte di mamma. Sappiamo che non è facile ignorare i commenti altrui, soprattutto quando vanno ad alimentare dubbi e incertezze che sono comuni nel primo periodo successivo alla nascita, quando per la mamma è tutto nuovo e da imparare, ma… fidati di te stessa e delle tue potenzialità di nutrire il tuo bambino! E soprattutto: il tuo latte non è troppo leggero/troppo grasso/troppo poco/troppo… Il tuo latte è semplicemente perfetto. È l’alimento ideale per garantire al tuo bambino una crescita sana ed equilibrata.

articolo di Giorgia Cozza

Articolo tratto da:

http://www.ioeilmiobambino.it/allattamento/consigli-pratici/allattamento-come-partire-con-il-piede-giusto-5942

Cellulari, allarme cancro: “Proteggete i bimbi”

Ad oggi, non ci sono prove certe sul fatto che l’uso dei cellulari sia in qualche modo collegato all’insorgenza del cancro, tuttavia «non si pu• escludere l’esistenza di causalit…» tra esposizione da cellulari e tumori «quando si fa un uso molto intenso del telefono cellulare». Il nuovo monito arriva dal Consiglio superiore di sanità (Css) che, in un parere, invita ad applicare soprattutto per i bambini «il »principio di precauzione, che significa anche l’educazione ad un utilizzo non indiscriminato, ma appropriato, quindi limitato alle situazioni di vera necessità, del cellulare«. Insomma, sotto accusa finisce l’utilizzo »smodato«, ed è per questo che il ministero della Salute si appresta ad avviare una campagna di informazione per sensibilizzare ad un utilizzo appropriato dei telefonini. Il parere del Css sui possibili rischi da uso non appropriato dei cellulari arriva all’indomani della trasmissione Report di Rai3 dedicata proprio alla questione dei rischi per la salute connessi al loro uso. Un tema dibattuto ormai da anni, con opinioni contrastanti. Ed è del maggio scorso l’ultimo allerta dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms): Le radiofrequenze da cellulare »potrebbero causare il cancro«, ha avvertito un gruppo di 34 esperti dell’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Oms, definendo i campi elettromagnetici come ‘possibly carcinogenic’. Un annuncio che inevitabilmente ha riaperto il dibattito lungo 20 anni sulla sicurezza della telefonia mobile per la salute umana. Oggi si contano 5 miliardi di telefonini in tutto il mondo, solo in Italia quasi due a testa, pari a circa 100 milioni di cellulari. Ma i produttori, che assicurano il finanziamento di studi indipendenti per conoscere l’effettivo pericolo, sostengono che la classificazione fissa il rischio ad un terzo livello su una scala di 5, un livello che »contiene altre sostanze di uso comune come ad esempio il caffè«.

Certo è che, come afferma il Css, i rischi per la salute da un »uso smodato« non possono essere esclusi. E tanto basta per far prevalere un principio di precauzione, soprattutto se si tratta di bambini. I pediatri, a questo proposito, non hanno dubbi: i bambini evitino di usare il cellulare (ormai nelle tasche di 6 piccoli su 10), e se l’uso non può essere evitato »lo utilizzino il meno possibile, con l’auricolare e preferendo quelli a bassa emissione«. Le incertezze infatti sono ancora tante: gli standard di sicurezza, ad esempio, sono stati elaborati con riferimento agli adulti, e va anche considerato che l’organismo dei bambini è più sensibile e il loro cervello ha una maggiore suscettibilità. La situazione preoccupa la presidente del Movimento italiano genitori (Moige) Maria Rita Munizzi, che la definisce »seria e pericolosa«: »Per questo – afferma – chiediamo con urgenza l’intervento del Ministro della Salute Renato Balduzzi, affinch‚ sia fatta chiarezza sulla questione«. Ed invita alla prudenza anche l’oncologo Umberto Tirelli: »I legami tra telefonini e tumori sono deboli, come dimostrato da tutti i numerosi studi fatti negli ultimi dieci anni« ma »nel frattempo, considerando che i telefonini sono presenti da solo 25 anni sul mercato e che non si può prevedere cosa succederà dopo 50 anni di esposizione, è meglio usare – avverte – una politica di precauzione, ovvero limitare l’uso del telefonino ai ragazzi e proibirlo ai bambini, auspicando per gli adulti l’uso dell’auricolare nell’attesa di ulteriori studi«

Fonte: Leggo

Tratto da: Cellulari, allarme cancro: “Proteggete i bimbi” | Informare per Resistere http://informarexresistere.fr/2011/11/30/cellulari-allarme-cancro-%e2%80%9cproteggete-i-bimbi%e2%80%9d/#ixzz1fC1cMTiE
- Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

Piccolo decalogo per nuove mamme

Secondo uno studio del National Institute of Mental Health americano reso noto in questi giorni, il cervello delle neo mamme diventerebbe più grande subito dopo il parto. I ricercatori che hanno firmato lo studio sulla rivista della American Psychological Association, sostengono che “il cambiamento nei livelli ormonali uniti alla necessità di far fronte alla cura del bambino potrebbero essere alla base dei cambiamenti». Potrebbero? Non ci vuole un team di scienziati per capire quanto sia difficile affrontare il periodo successivo alla nascita di un figlio, soprattutto del primo. Nonostante, o forse anche a causa, di quello che ci vende il marketing del puerperio e della prima infanzia, tutto mamme sorridenti e bambini placidamente addormentati nei loro lettini (?!), i primi due mesi sono un campo minato di insicurezze e crisi d’inadeguatezza, sensi di colpa, pianti improvvisi e una stanchezza mai provata prima. Il problema non è superare questi due mesi, ma ricordarsi che ci siamo passate tutte. E che è temporaneo. Parlando con un gruppo di amiche, ex neomamme, è nata un’idea: un piccolo decalogo di cose da ricordare, quelle che avremmo voluto che qualcuno ci avesse raccontato prima di affrontare quel delicato e importante momento. Perché l’inizio di una nuova vita può essere tanto travolgente quanto sconvolgente. Casi estremi a parte (la depressione post partum è un dato di fatto e, fortunatamente, uno stato transitorio curabile con le terapie adeguate) ecco qualche consiglio da parte di chi c’è già passata.

Primo: non state sole, incontrate altre mamme di primo pelo. Anche conosciute al supermercato. Anche se avete la casa in ordine come dopo il passaggio di un uragano, a turno aprite la porta del vostro nido e lasciate entrare chi sta vivendo la vostra stessa esperienza. Davanti a un caffè (e altre tre mamme sulla soglia dell’esaurimento) è più facile esorcizzare ansie e preoccupazioni.

Secondo: la paura è normale. Avere paura è sano, in questo momento. Tutte abbiamo avuto paura. Paura che non respirasse. Paura di non avere abbastanza latte. Paura che si infettasse il moncherino del cordone o paura di addormentarci e soffocarlo col nostro corpo. La paura è una compagna fedele, in queste settimane. E’ ok, non preoccupatevi. Qualche esperto potrà dirvi che è funzionale a mantenere alta la soglia di attenzione. A noi basti sapere che non siamo paranoiche. E che poi passa.

Terzo: abbiate fiducia nelle vostre capacità. A partire dalla gravidanza. Il mio ginecologo preferito dice sempre: “Solo le madri sanno cosa gli succede, noi possiamo solo mettere la scienza a disposizione del loro istinto”. Ascoltate i vostri bimbi e ascoltatevi: la risposta spesso è scritta da qualche parte dentro di voi.

Quarto: vostra madre ha ragione, che vi piaccia o no. In quei momenti non ve ne renderete conto: il passaggio dal rapporto madre-figlia a quello tra madre e madre è faticoso e lacerante quanto il parto vero e proprio. Vi sentirete osservate, criticate, messe alla prova. Ma dopo qualche anno vi renderete conto che non era (sempre) così. E che ascoltando i loro consigli, nelle prime settimane, vi sareste risparmiate qualche fatica.

Cinque: sbaglierete. Perdonatevi. Tutte le mamme del mondo hanno sbagliato, è normale. Abbiate la forza di accettarlo: nonostante tutti i vostri sforzi raggiungerete solo il 50% del risultato sperato. Va bene così. Respirate a fondo, imparate dai vostri errori e ricominciate da capo. Ricordate che per quei nuovi esserini siete comunque i migliori genitori del mondo.

Sei: non dormirete. E sopravviverete lo stesso. Se non piangerà perché ha fame, sete, il pannolino sporco o il vomitino sul cuscino vi ritroverete comunque a fissarlo, in piena notte, per controllare che respiri, che non sudi, che non abbia freddo, che non stia male. Il nostro corpo è programmato per superare anche questa privazione del sonno che in altre condizioni avreste ritenuto incompatibile con la vostra sanità mentale.

Sette: Google non ha figli. O meglio, la rete serve solo per facilitare il contatto tra le varie esperienze, ma non cercate ossessivamente risposte online a questioni pratiche, soprattutto mediche: il rischio panico è garantito, ci sono ricerche serie che evidenziano come l’80% delle informazioni mediche online siano fuorvianti se non del tutto errate. Meglio dotarsi di un contatto telefonico di fiducia per le emergenze (pediatra, ostetrica, amica medico meglio se con figli: l’esperienza vale più di una laurea in certi casi) e soprattutto tenere vivo il dialogo con le altre mamme anche sulla routine quotidiana.

Otto: lasciate che i padri vi aiutino. Congedi/orari di lavoro a parte, all’inizio siamo noi a tenerli fuori dalla gestione quotidiana del piccolo perché, ammettiamolo pure, non ci fidiamo. Sarebbe tutto molto più facile e bello se riuscissimo con prudenza a superarlo. Loro amano quel fagotto quanto noi e si sentono più inadeguati di noi. Aiutatevi a vicenda, imparate insieme. I veri uomini, scrive un’amica australiana, cambiano i pannolini e si alzano di notte a riempire i biberon.

Nove: fuggite. Solo un po’, solo ogni tanto. La maternità può essere davvero soffocante. Trovate il modo di uscire a camminare, anche solo per poco, in assoluta solitudine. Entrate in un cinema e guardatevi un film senza pretese. Fatevi un massaggio. Compratevi un vestito nuovo che vi stia bene anche con quei quattro chili ancora da smaltire dopo il parto. Perché…

Dieci: ci rientrerete, in quei jeans. Ma non c’è fretta. Non credete a chi vi dice che allattare fa dimagrire: non è così per tutte. La natura ci ha dotate di un sistema di stoccaggio grassi che dà il meglio di sé proprio durante l’allattamento, è quindi normalissimo mantenere il peso in eccesso dopo il parto per tutta la durata dell’allattamento (sei mesi? Un anno? Di più? Ognuna decida quello che riesce a fare senza stressarsi troppo). Quando la piccola idrovora passerà definitivamente alle lasagne al forno, un po’ di moto e qualche caloria in meno vi riporteranno dentro il vostro vecchio guardaroba.

Ps. E comunque, ricordatevelo: fra qualche anno vi mancherà un sacco, tutto questo delirio. Io mi appresto ad affrontarlo, per la seconda volta, tra cinque giorni. A presto!

 

L’articolo è tratto da

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/23/piccolo-decalogo-per-nuove-mamme/73220/#.TtVpAnd3G1o.facebook