| La pelle è il più grande organo del corpo umano; è una vera e propria barriera e per la sua posizione di “prima linea” è sottoposta, specie nell’età infantile, ad “attacchi” di vario genere. Fino al 20 per cento dei bambini visitati in un ambulatorio pediatrico presentano problemi di tipo dermatologico, dalla dermatite da pannolino a malattie più complesse come la psoriasi. Per il trattamento di queste patologie, il pediatra ha a disposizione un armamentario piuttosto ampio, sono inoltre disponibili molti farmaci, cosiddetti “da banco”, a cui talvolta i genitori ricorrono in modo autonomo. Poiché alcune medicine sono usate localmente, si ritiene spesso che abbiano meno effetti collaterali; questo non è sempre vero e anche per i farmaci dermatologici conviene seguire il consiglio del medico evitando il fai da te. La pelle ha un alto potere assorbente, che aumenta ad esempio in caso d’infiammazione, quindi anche i farmaci applicati localmente possono avere degli effetti sistemici, cioè simili a quelli di un farmaco assunto per bocca o per via endovenosa. Inoltre, il rapporto tra la superficie cutanea ed il volume del corpo è maggiore nel bambino rispetto all’adulto, per cui una medicina applicata sulla pelle di un bambino può essere assorbita e raggiungere nel suo organismo concentrazioni maggiori di quelle che raggiungerebbe se fosse applicata sulla pelle di un adulto. Nella pelle, inoltre, sono presenti molte delle cellule coinvolte nelle reazioni allergiche, perciò, l’applicazione locale di un farmaco può scatenare, nei soggetti sensibili, delle reazioni. Ci sono poi gli “eccipienti”, sostanze aggiunte al farmaco per diluirlo e/o renderlo spalmabile e assorbibile: però raramente queste sostanze possono causare effetti indesiderati. I farmaci che si usano per curare le malattie della pelle si possono dividere in due categorie: quelli ad uso “sistemico” (che raggiungono la pelle attraverso il sangue che la irrora tutta, e che si prendono quasi sempre per bocca) e quelli ad uso “topico” (che sono applicati localmente, come unguenti, creme, lozioni).
Vediamo le caratteristiche principali dei più comuni e quali precauzioni tenere a mente. Antinfiammatori Antistaminici Antimicotici Emollienti Immunosoppressori Lenitivi Farmaci per verruche Preparazioni barriera
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Fare meglio con meno: tutti i consigli dalla A alla Z
Acqua
Quanto si spende per comprare l’acqua? Gli italiani sono i più grandi consumatori di acqua minerale del mondo: 196 litri pro-capite all`anno. E pensare che sono stati i nostri progenitori (gli antichi romani) a inventare gli acquedotti e fra i ruderi di Pompei ed Ercolano si vedono ancora chiaramente i tubi che portavano l’acqua corrente nelle case. Chiara fresca e dolce acqua: meglio dal rubinetto e gratis. Attenzione però: anche l’acqua del rubinetto sta diventando una risorsa preziosa, non sprecatela!
http://simobre.wordpress.com/2007/09/04/contro-lo-spreco-di-acqua-potabil=e/
Antibiotici
Farete sicuramente meglio se non somministrerete mai antibiotici di vostra iniziativa (è proprio quello che il pediatra ha prescritto l’ultima volta che ha avuto la tonsillite, la mia vicina lo usa sempre e fa tanto bene, ce l’ho in casa, quasi quasi glie lo do…): gli antibiotici sono farmaci importanti e a volte anche salvavita, ma vanno somministrati solo quando servono. In caso di prescrizione, chiedete senza vergognarvi al vostro medico di indicarvi un farmaco “equivalente” (il cosiddetto generico): in molte regioni risparmierete sul ticket e il Servizio Sanitario Nazionale risparmierà sul costo del farmaco.
Asilo
L’asilo nido: un servizio indispensabile, ma spesso caro e spessissimo inaccessibile. C’è un modo diverso per fare meglio? Ce n’è più di uno: se si ha una camera in più, una ragazza alla pari, costa meno del nido, aiuta di più e arricchisce la famiglia di una “figlia maggiore”; la “tagesmutter” è invece una mamma che si occupa del suo e di altri bambini; infine, i piccoli asili “condominiali” e di vicinato si stanno sviluppando un po’ dappertutto.
MA SI TROVANO LE TAGESMUTTER?
Non è facile e non dappertutto si è sviluppato questo tipo di servizio, che però ha sicuramente un futuro. Ma per fortuna c’è la rete; ecco alcuni indirizzi.
http://www.tagesmutter-ilsorriso.it/
http://www.tagesmutter-domus.it/
http://europa.eu/youth/working/au_pair/index_it_it.html
Bagnetto
Con il bimbo arrivano in casa anche le inevitabili e variopinte boccette dei prodotti cosmetici, i sacchetti piatti delle salviette detergenti, i tubetti e le scatoline tonde delle cremine da spalmare qua e là. Tutto si accumula vicino al fasciatoio o sulle mensole del bagno. E pensare che la maniera migliore per detergere la cute del neonato è usare soltanto l’acqua e, non più di una volta al giorno, un po’ di semplice sapone di Marsiglia: costo medio per il bagnetto 0,50 euro al mese, con garanzia di pelle liscia, elastica e sana.
Batterie
Tutto va a pile: dai giocattoli alle macchine fotografiche. Frugate nei vostri cassetti: ne troverete a decine, probabilmente anche di quelle scariche che non vi ricordate più se funzionano o meno e non avete il coraggio di buttare nella spazzatura (per non inquinare, naturalmente). Eppure basterebbe comprare un carica-batterie e delle batterie ricaricabili: si spende qualcosa all’inizio, ma poi si risparmia, non si inquina e si fa spazio nei cassetti. Qualche consiglio? Leggete qui: http://www.buonaidea.it/home_idee_casa_acquisti_81_batterie-ricaricabili-=-consigli-utili-per-un-acquisto-intelligente-del-caricabatterie.aspx
Bilancia
“Dottore, abbiamo affittato la bilancia per fare la doppia pesata…” Acquistare una bilancia per neonati che non sia almeno utilizzabile per pesare gli ingredienti in cucina è il modo migliore per buttare dei soldi. Ma anche l’affitto può essere un modo di fare peggio, spendendo di più: nel senso che pesare troppo di frequente un lattante può far male (genera ansia inutilmente) e in più, per avere questo male, si dà in cambio del denaro. Meglio rinunciare al peso “domestico” e regolarsi “a occhio”. Se poi ci dovesse essere davvero un problema di crescita, state tranquilli, al vostro pediatra non sfuggirà.
Cameretta
L’arredamento di una cameretta, per chi ha la fortuna di averne una, può richiedere l’accensione di un piccolo mutuo, senza contare che lo stile “azzurro o rosa” con pupazzetti e ninnoli vari fa presto a diventare obsoleto: i bimbi crescono più in fretta di quanto non immaginiate. E allora puntate su mobili che si adattano a tutte le età, decorazioni semplici (belli e divertenti gli stencil), pochi oggetti (presto sarete sommersi di regali). Vedi anche la voce “lettino”.
Carrozzina
Non è necessario che le carrozzine sembrino Maserati: troppi accessori aumentano il costo, senza migliorare la funzionalità. Prima di un acquisto calcolate bene le misure, soprattutto la grandezza di un eventuale ascensore: non farlo potrebbe risultarvi fatale. Ma soprattutto non è educativo “scarrozzare” i bambini grandi che potrebbero camminare da soli.
Certificati medici
Richiedere e produrre certificati medici è uno dei modi più efficaci di sprecare tempo e denaro con l’obiettivo preciso di peggiorare la qualità della propria vita e quella dell’ambiente. Pensate alla riammissione a scuola: se un bimbo della materna si assenta 5 volte nell’anno scolastico il suo pediatra dovrà scrivere 5 foglietti di carta che uno dei suoi genitori dovrà ritirare 5 volte recandosi presso l’ambulatorio e poi consegnare a qualcuno che non lo degnerà neppure di uno sguardo e lo riporrà, insieme a centinaia di altri foglietti simili, in un cassetto dimenticato. Sarebbe meglio farne a meno, come ormai in alcune regioni del Nord Italia è stabilito per legge. Chi invece vive ancora nel regno delle scartoffie potrebbe cominciare a ribellarsi e a rifiutarsi di produrre almeno quelli più stupidi.
CERTIFICATO
“Il certificato è il documento rilasciato dall`autorità o dall`ente che ne ha competenza per attestare un fatto, una condizione, un diritto…”
La definizione è di Wikipedia, la grande enciclopedia universale on line.
http://www.uppa.it/dett_articolo.php?ida=196&idr=12&idb=109
Corsi
Denominati anche con il sostantivo “attività”, ve ne saranno offerti di tutti i tipi: direttamente a voi o ai vostri bimbi più grandicelli. Sembra che una vita, per essere degna di essere vissuta, debba prevedere lo svolgimento di almeno un’attività e la frequenza di un corso. Per restare solo nell’ambito psicologico vi diamo qualche esempio di “offerta formativa” tratto dal sito internet di uno dei tanti “centri”:
“Come affrontare la gelosia tra bambini”, “Come preparare un bambino/una bambina alla nascita di un fratellino/di una sorellina”; “Come accrescere l`autostima del/la bambino/a”; “Come parlare di prevenzione degli abusi sessuali con bambini”; “Parlare dell`AIDS ai bambini”; “Bambini e televisione”; “Lo sviluppo psicosessuale nel/la bambino/a; “L`educazione alla differenza sessuale”; “L`educazione ai sentimenti”; “L`intelligenza emotiva del bambino”; “Come parlare della morte con i bambini”; “L`elaborazione del trauma nel bambino”; “Le paure dei bambini”.
Culla
Difficile pensare ad un oggetto più effimero, ma anche difficile immaginare qualcosa di più bello da vedere in casa e anche da ricordare con nostalgia. Perciò la ricerca o l’acquisto di una culla sono momenti importanti. Il meglio è la culla di quando erano neonati i genitori (inevitabilmente vintage, senza dubbio a costo zero, il massimo è se a coprirla c’è la copertina fatta a mano dalla nonna). In mancanza di questo reperto archeologico, cercate qualcosa fra gli amici: troverete di sicuro. Ultima risorsa la rete: su ebay trovate un’infinità di cullette che, se non avete spazio in casa, potrete rimettere all’asta appena non vi serviranno più.
Denti
Tutto fa credere che il dente esca dalla gengiva senza che il lattante se ne accorga, così come è successo a tutti noi coi denti permanenti. Inutili probabilmente i prodotti anestetici locali. Quando la dentizione decidua è quasi completa (più o meno alla fine del 2° anno) è il momento di cominciare con l’igiene orale: lo spazzolino deve essere piccolo, di buona qualità e cambiato di frequente; del dentifricio si potrebbe fare anche a meno, e comunque ne basta poco, anzi pochissimo. Meglio avere denti sani, meglio evitare il costoso intervento del dentista: perciò pulizia, cibi consistenti da masticare e niente zuccheri fuori dai pasti (anche le bevande dolci vanno considerate così), niente succhiotto dolce; lavarsi i denti dopo che si è mangiato e specialmente dopo che si è mangiato un dolce. Lo zucchero favorisce la crescita dei batteri che cariano i denti.
Esami del sangue
“Dottoressa, non abbiamo mai fatto gli esami del sangue; non sarà il caso di fare un controllino?” Ci sono pochi modi per spendere denaro senza avere in cambio nulla, uno di questi è fare periodicamente analisi del sangue ad un bambino. Nonostante l’apparente sensazione di sicurezza che deriva dall’aver “guardato dentro” e aver letto un responso fatto di numeretti messi in fila, la ripetizione di analisi di routine, messe in sequenza standard, non dà alcuna garanzia di prevenire le malattie. Senza contare il fatto che, più numerose sono le analisi richieste, più lunga la lista dei parametri cercati, e maggiore è la probabilità di trovare valori che si discostano da quelli normali solo per caso, senza che ciò abbia un significato clinico.
E allora? Nessun esame per un bambino che non mostra sospetti segni di malattia; esami sempre e solo “mirati” e sempre e solo di pertinenza del pediatra. Se ne avvantaggia il vostro portafogli, le casse del Servizio Sanitario… e la vostra salute mentale.
Fascia
Una fascia legata intorno al corpo della mamma in cui il bimbo possa rannicchiarsi comodamente non è solo un’alternativa economica al passeggino o al marsupio, è anche un modo per stare più vicini al proprio cucciolo e dargli sicurezza, mantenendo contemporaneamente le mani della mamma (o del papà) libere di muoversi, la coppia genitore-bambino autonoma negli spostamenti sui mezzi pubblici, in casa e in qualsiasi altro luogo si desideri andare. UPPA ne ha già parlato più volte.
NON SOLO MARSUPI
Fascia lunga, fascia elastica, marsupio, zaino, amaca: tutti strumenti semplici che consentono di portare a contatto con il proprio corpo, bambini fino all’età in cui possono camminare. Si trovano in vendita nei negozi di articoli per l’infanzia e su internet; ma non è difficile realizzarli semplicemente con il “fai da te”: basta una striscia di stoffa resistente e lavabile, di lunghezza variabile fra 2,5 e 5 metri, a seconda della taglia del genitore, della larghezza di 70 cm, con i bordi a doppia cucitura: la mamma (o il papà) imparerà presto come legarla intorno al suo corpo.
MADRI CANGURO
Si chiama anche “marsupio terapia” (Kangoroo Mother Care), non richiede attrezzature biomediche, può essere applicato ovunque a bassi costi e condotto anche a domicilio, dopo una prima fase di avvio ospedaliero. è l`uovo di Colombo che ha rivoluzionato l’assistenza ai neonati di basso peso nei paesi poveri. Da alcuni anni è stata adottata anche nei paesi industrializzati. Molto semplicemente, il corpo della madre viene utilizzato come “incubatrice”: il neonato di basso peso (dai 600 grammi in su) può venire “attaccato” al corpo della madre (o del padre) mantenendo il contatto pelle a pelle per tutto il tempo necessario a raggiungere una sufficiente omeotermia. è provato che in questo modo i bambini raggiungono una temperatura migliore, si ammalano meno e vengono allattati al seno più facilmente dei bambini tenuti solo in incubatrice.
Giocattoli
I giocattoli sono una grande spesa e spesso anche una delusione: luccicanti e attraenti nella scatola esposta in vetrina, fragili e deludenti quando la scatola si apre e rivela il suo contenuto. Destinati a durare lo spazio di un giorno, per finire poi in fondo a qualche armadio. Ma qualche giocattolo resiste e appassiona e, usato e riusato, viene gelosamente riposto e riappare dopo diversi anni nelle mani di un figlio. Si tratta in genere dei giochi “di costruzione” composti da elementi assemblabili in infinite combinazioni (il LEGO e il DUPLO sono quelli più famosi, ma anche i cubi, le piramidi, i parallelepipedi e i ponticelli di legno colorato): si possono acquistare anche in più riprese aggiungendo nuovi elementi volta per volta, perché venduti in infinite varianti.
Girello
Questo è un oggetto di cui si dovrebbe semplicemente fare a meno. Se vi venisse proposto in regalo, rifiutate gentilmente l’offerta orientando la scelta su qualcos’altro di più utile e duraturo. A parte i molti dubbi in merito alla sua reale influenza sulla deambulazione, a parte i rischi (relativi) di cadute, resta il fatto che si tratta di un “accessorio” usato per poche settimane e poi abbandonato quando il bimbo comincia a camminare da solo. A quel punto vi resta solo il dilemma: “E adesso dove lo metto?”
Hotel
Scelta quasi obbligata: in italiano le parole che cominciano per H sono davvero poche! Ma non scelta casuale: le vacanze si avvicinano e sistemarsi confortevolmente con i bimbi non è facile e spesso neppure economico. I bambini hanno bisogno di spazio e di libertà e non è facile trovarne in un albergo a un costo accessibile. Ci sono alternative valide. La più interessante, per una famiglia con bambini, è lo scambio di casa. Praticato ormai da moltissimi anni da decine di migliaia di persone in Europa e in America, lo scambio non è solo un modo per risparmiare (cedendo la propria casa ad un’altra famiglia si ha in cambio gratis un’altra casa, che è molto di più della più bella stanza del miglior albergo) è anche un modo per conoscere altri paesi e altre persone in maniera più profonda. È un’emozione infatti prendere possesso della casa che ci ospiterà nelle vacanze, scoprire le abitudini di un’altra famiglia, i libri che leggono, la musica che ascoltano, le foto di famiglia; se poi, come spesso capita, si tratta di un’altra famiglia con bambini più o meno coetanei dei nostri, allora la gioia di correre nelle loro camerette e rovistare fra i loro giochi sarà il massimo. In più, questa modalità offre la possibilità di rilassarsi come a casa propria, cucinare se non si ha voglia di andare fuori, fermarsi un po’ di più, approfittando di questo scambio di ospitalità. Ciliegina sulla torta: se la famiglia è abituata a scambiare, lascerà ai suoi ospiti preziose indicazioni: il ristorante migliore nelle vicinanze, la meta di una gita, l’indirizzo per fare la spesa, il contatto con una famiglia di vicini che avrà voglia di fare amicizia. Insomma, quasi il massimo, spendendo niente.
ALCUNI SITI PER SCAMBIO CASA
Tutto era cominciato con un librone che girava per posta, foto in bianco e nero ed ordine alfabetico, tipo elenco del telefono; poi si scriveva, si mandavano le foto e si telefonava (con il rischio di qualche piccolo malinteso). Oggi con internet lo scambio è veloce, sicuro e inequivocabile.
www.intervac.it: sezione italiana dell’organizzazione intervac.org. Quota di iscrizione minima 100 euro annue.
www.homelink.it: sezione italiana dell’internazionale homelink.org. Quota di iscrizione minima 110 euro euro l’anno.
www.homeforexchange.com: sito americano, gratis l’iscrizione per il primo anno.
Igiene
Fare meglio nel campo dell’igiene personale è difficile: siamo a livelli eccellenti e i nostri bambini sono fra i più puliti e profumati che esistano, tuttavia ottenere gli stessi risultati con meno è possibile, anzi auspicabile. Intanto ricordiamoci che l’acqua corrente è la principale garanzia di igiene: se si parla di igiene personale, per esempio nella zona del pannolino dei bambini piccoli, il lavaggio con acqua corrente non solo non costa, ma rispetta quel sottile film di grasso che ricopre e protegge la pelle; perciò più acqua e meno salviettine, che oltre che costose sono anche dannose. Nell’acquisto dei prodotti per l’igiene personale e degli ambienti, possiamo risparmiare ricorrendo ai “detersivi alla spina” in vendita in molti supermercati. Costano meno (non si paga la confezione) e migliorano l’ambiente (meno plastica da smaltire).
Latte
L’allattamento di un neonato rappresenta il primo impegno per i genitori (la mamma soprattutto) sia sul piano pratico ed emotivo, che sul piano economico (se si usa il latte in polvere). Il meglio, in questo caso, coincide più che con il meno con il niente: nel senso che il latte migliore è proprio quello gratis, cioè il latte materno. Il principale ostacolo in questo caso, duole dirlo, siamo noi, cioè medici, ostetriche e infermieri che, soprattutto alla nascita, non aiutiamo la mamma ad allattare. Allora, attrezzatevi nel modo giusto e seguite questi consigli:
1.Scegliete, se è possibile, un ospedale o una clinica in cui si pratichi il rooming-in;
2. Chiedete con insistenza che il bambino appena nato vi venga portato e attaccatelo subito al seno;
3. Una volta a casa, resistete alla tentazione di somministrare un biberon alle prime difficoltà e fatevi consigliare dal vostro pediatra o da una consulente per l’allattamento;
E se proprio il latte artificiale fosse indispensabile? Cercate nei supermercati e in farmacia: troverete facilmente il latte in polvere più conveniente; considerate che tutte le formule “di partenza” (latte N. 1) sostanzialmente si equivalgono per composizione e caratteristiche nutrizionali.
Letto
Quando la culla non basta più, si comincia a cercare un letto o più spesso, un lettino. In genere si comincia a pensarci intorno al compimento di un anno, quando il bambino sa già muoversi autonomamente, è diventato piuttosto alto e ha bisogno di spazio. Ci possono essere molte tappe da percorrere fra la culla e un letto, ma noi vi suggeriamo di saltarle tutte e mettere il bimbo a dormire direttamente in un letto da grandi. Non è, come al solito, solo un problema di risparmiare comprando un letto che vada bene una volta per tutte, è anche un problema di autonomia e sicurezza. Il bambino che sa camminare vuole potersi muovere e cercherà di superare gli ostacoli, scavalcando magari le spondine di un lettino a forma di gabbia. Questi tentativi di “evasione” potrebbero concludersi in un sonoro capitombolo. Viceversa un letto normale molto basso non è un pericolo (cadere da un’altezza di 30 centimetri non può far male) e il bimbo può scendere e risalire da solo senza pericolo. Qualche volta lo abbonderà per venire nel vostro letto, ma questo, si sa, fa parte del gioco.
LETTO MONTESSORI
Un letto che potete facilmente costruire da voi e usare dai sei mesi ai venti anni, un modello adottato da sempre nei nidi Montessori. È formato da una cornice di legno alta 10 cm fissata intorno a un piano di multistrato spesso un paio di cm, sotto al quale, se volete, potete montare delle rotelle metalliche piroettanti che vi consentiranno di spostare facilmente il letto. Per lucidare il legno potete usare cera d’api (in vendita già pronta nei negozi di vernici e bricolage). Quanto alle dimensioni, vi conviene adeguarle a quelle di un materasso ad una piazza, ma, se avete poco spazio, potete farlo su misura (attenzione però, il materasso vi costerà di più e, prima o poi, bisognerà comprarne uno più grande). Il lettino sarà alto circa 20 cm da terra, compreso il materasso: perciò anche un bambino piccolo potrà facilmente scendere e salire senza pericolo e voi potrete stendervi comodamente con lui per addormentarlo, allattarlo o leggergli un libro senza essere costretti a guardarlo attraverso le sbarre.
Medicine
Strumenti preziosi per la nostra salute (meno male che ci sono!) perché facciano bene bisogna usarle a ragion veduta: questo significa certamente usare quelle giuste, ma anche usarne di meno. Nel box qui sotto potete leggere le conclusioni di un’ampia indagine promossa e realizzata ai massimi livelli scientifici nel nostro Paese sull’uso dei farmaci nei bambini, da cui si deduce che noi tutti (medici e pazienti) tendiamo ad abusarne. Un altro mito da sfatare: spesso il farmaco migliore è quello più datato, più vecchio e sperimentato e che, quindi, costa meno.
UNA BABELE DI PRODOTTI
Nel 2003 il 63% dei bambini ha ricevuto almeno una ricetta. La percentuale cresce al 76% se si considerano solo i bimbi fino ad un anno, in sintonia con quanto descritto anche a livello internazionale. La visita dal dottore si conclude quasi sempre con la prescrizione di un farmaco: in media, ogni piccolo paziente ottiene 3,1 ricette e 4,8 confezioni di farmaci, a cui vanno aggiunte quelle comprate dai genitori di tasca propria. Tre classi di farmaci – antibatterici, antiasmatici e corticosteroidi sistemici – rappresentano l`87,7% delle confezioni prescritte. Ben il 56,7% dei bambini ha ricevuto almeno un antibiotico, il 24,9% almeno un farmaco del sistema respiratorio. Sui principi attivi, questa “concentrazione” appare ancora più evidente: solo venti coprono l`81% delle confezioni dispensate, ma ne vengono utilizzati 645, per un totale di 2.813 specialità farmacologiche. Le conseguenze sono anche economiche: metà della spesa totale, che ammonta a 45 milioni, è determinata da pochi medicinali, “di seconda scelta” (come macrolidi o cefalosporine) o impiegati in maniera non appropriata (come i cortisonici inalatori). Per ogni assistito sono stati spesi in media 72,12 euro.
Arno-Pediatria 2003, rapporto realizzato dal Consorzio interuniversitario Cineca e dall`Istituto Mario Negri.
Naso chiuso – naso che cola
Non c’è bambino senza naso chiuso o naso che cola: da qui il termine “moccioso” adoperato scherzosamente per definire un bambino. La rinite (il comune raffreddore) accompagna tutta l’infanzia a causa delle relativamente scarse difese immunitarie dei soggetti giovani; all’infiammazione delle mucose si accompagna la secrezione del muco che può ostruire il naso e rendere difficile la respirazione. I bambini fanno molta fatica a respirare con la bocca e perciò il raffreddore li infastidisce non poco, soprattutto di notte e ci mettono qualche anno prima di imparare a soffiarsi il naso. Ecco perché hanno tanta fortuna commerciale i preparati a base di soluzioni saline adoperati per lavare il nasino e “curare” il raffreddore. Peccato che tutti questi prodotti abbiano un costo molto alto, si tratta tutto sommato soltanto di acqua e sale. La stessa soluzione che si trova in commercio, si può anche preparare molto più economicamente a livello domestico, facendo sciogliere in mezzo litro di acqua bollita due cucchiaini da caffé di sale fino da cucina (4,5 grammi circa).
Ospedale
Gli ospedali assorbono la maggior parte della spesa sanitaria, in Italia e in tutto il resto del mondo: e questo è giusto, perché l’ospedale è il luogo deputato alla cura delle malattie più importanti e perciò ha bisogno di costose attrezzature e di molto personale. Non possiamo più fare a meno di avere buoni ospedali, efficienti, qualificati e confortevoli, ma le risorse economiche sono sempre limitate e occorre fare delle scelte. Ma se l’ospedale è il posto ideale per la cura delle malattie importanti, non è detto che in ospedale si curino meglio le malattie più semplici; anzi è esattamente il contrario. Rivolgersi all’ospedale per curare una malattia febbrile banale, una semplice enterite o anche una comune broncopolmonite è un errore: si spende tantissimo e spesso la qualità dell’intervento (condizionata da procedure terapeutiche invasive, eccesso di esami clinici, scarso confort per il bambino, facilità di insorgenza di altre malattie che si aggiungono a quella di base) è quasi sempre inferiore a quella di una cura a casa, gestita dal medico curante. Perciò, anche se il ricovero in ospedale non incide economicamente sul paziente, per fare meglio, risparmiando risorse, bisogna scegliere bene quando andare in ospedale e quando no. Questa scelta dipende molto dal nostro comportamento: se ci si reca in ospedale per una semplice febbre o una malattia banale che dovrebbe essere gestita dal pediatra di famiglia ci si mette da soli sulla strada di un ricovero inappropriato. Il risultato sarà sgradevole per il bambino e per la sua famiglia e inutilmente dispendioso per il Servizio Sanitario. Se invece si utilizza sempre (o almeno il più spesso possibile) il filtro del pediatra curante, le malattie più semplici saranno curate meglio a casa e il vostro medico potrà concordare con l’ospedale solo i ricoveri necessari.
Pannolini
Fare meglio con meno? Un consiglio solo: levate il pannolino già a un anno e 1/2: non solo è possibile, ma è più facile che a due anni e 1/2, migliora l’autonomia del bambino, rinforza la sua autostima e vi fa risparmiare un sacco di soldi.
Pappe
Si trova di tutto, al supermercato e in farmacia, ma che prezzi! E se invece delle pappe offrissimo ai nostri bimbi delle normali e ben cucinate pietanze? Molto, molto meglio, con molto, molto meno.
CHIAMIAMOLO “AUTOSVEZZAMENTO”
Potremmo chiamare questo nuovo e antico modo di svezzare i bambini “autosvezzamento”. Dobbiamo aver fiducia in ciò che la scienza e la quotidiana osservazione dei bambini ci suggeriscono: solo quando i bambini raggiungono una maturità sufficiente è per loro possibile assumere alimenti diversi dal latte, materno o artificiale, in tutta sicurezza, gioiosamente, senza astruse combinazioni di più o meno esotici prodotti industriali, con minima spesa e grande soddisfazione dei genitori. Le più importanti organizzazioni sanitarie ci suggeriscono i sei mesi di vita come limite minimo da superare prima di iniziare lo svezzamento. Ebbene da quel momento in poi, al primo segnale di interesse da parte del bambino nei confronti del pasto dei grandi, gli si offrirà un piccolo assaggio di ciò che si sta mangiando, e così per tutte le portate. Si smetterà quando il bambino non farà più richieste. Lo stesso si farà ai successivi pasti. Le poppate intanto continueranno con la cadenza abituale, ma inevitabilmente quelle vicino al pranzo e alla cena diventeranno sempre meno consistenti fino a scomparire. In questo modo, insensibilmente e ognuno con un proprio ritmo, i bambini si adeguano alle abitudini alimentari delle loro famiglie.
Passeggino
Utile, quasi indispensabile, può essere sostituito da una fascia, ma poi, quando il bimbo diventa più pesante è difficile farne a meno. Facile trovarlo da parenti o amici, soprattutto se, appena possibile, si riesce a farne a meno, abituando il bambino a camminare. Ancora una volta cresce l’autonomia e l’abitudine al movimento. Che sarà preziosa quando il bimbo crescerà e comincerà, probabilmente, a diventare “cicciottello”.
Qualità
Certo scrivere un ABC non è facilissimo; quando si arriva alla Q, per esempio cosa ci si mette? Ecco: qualità. Qualità della vita del bimbo, ma anche qualità del rapporto fra il bimbo e i suoi genitori: due cose che il consumismo, la spesa senza fine minacciano e che invece trarrebbero grandi vantaggi da uno stile di vita più sobrio. Due esempi: se invece di mettere un televisore (magari corredato di una playstation o di un lettore di DVD) in cameretta mettessimo un semplice scaffale di libri, da cui prenderne uno ogni sera per sedersi accanto a lui e leggergli delle storie, scopriremmo prestissimo quanto è piacevole il legame che si crea, quanto è dolce quella mezzora e quanto poco, pochissimo ci sarà costato; se invece di fare una megafesta di compleanno, con decine di regalini inutili e destinati a finire presto nel secchio della spazzatura, magari organizzata in un locale da cui usciremo frastornati e assordati, si scegliesse una festa più intima (tanti bimbi invitati, quanti sono gli anni compiuti) fatta quietamente in casa, vivremmo i compleanno come una ricorrenza lieta e non come una specie di incubo che si ripete.
Ragadi
Fastidiose, antipatiche vi sorprendono proprio appena il vostro bimbo è nato e cerca di attaccarsi avidamente al seno e lì, dai con le cremine, i lavaggi speciali. E invece è tutto molto semplice ed economico: intanto si prevengono attaccando correttamente il bambino e consentendogli di mettere in bocca tutto il capezzolo e la cosiddetta “areola mammaria”, non solo la punta del capezzolo; e, quando ci sono non è difficile farle rimarginare evitando i lavaggi frequenti del capezzolo con saponi o detergenti, e tenendo il seno scoperto, lasciando che sulla superficie del capezzolo si asciughi un po` di latte materno.
Scarpe
Capita spesso che il pediatra si senta chiedere dai genitori di un bambino che appena comincia a camminare: “Quali scarpe gli devo mettere?” C’è un perché di questa domanda: generazioni di genitori sono state abituate a pensare che esistessero delle (costosissime naturalmente) scarpe speciali capaci nientepopodimenoche di “insegnare” i primi passi. Quando è vero esattamente il contrario: si impara a camminare d’istinto e scalzi; e scalzi i bambini camminano a lungo, perché lo fanno prevalentemente in casa, un posto dove tutti noi, appena entrati, ci leviamo le scarpe. E quando camminano fuori casa? Scegliete pure delle scarpe carine e comode, ma senza svenarvi: dureranno pochissimo.
Sterilizzazione
Quando un neonato sta in Ospedale o in clinica, tutti gli oggetti con cui entra in contatto vengono sterilizzati. E vorremmo ben vedere: si tratta di ambienti in cui circolano decine di persone, fra bimbi, personale e genitori, se non si applicassero regole igieniche accurate si rischierebbero epidemie, piccole, ma pericolose. Ma quando arriva a casa l’uso di sterilizzatori e/o di soluzioni disinfettanti diventa assolutamente superfluo. Il bimbo è già “colonizzato” da miliardi di batteri e virus contro i quali dovrà imparare a difendersi; non circolano intorno a lui tante persone e gli stessi ciucci estratti con circospezione dalla sterilizzatrice, nel momento in cui vengono presi in mano si riempiono nuovamente di germi, per poi finire in una bocca che di germi pullula. E allora? Basta un po’ di acqua corrente e detersivo per tenere tutto pulito.
Tisane
Camomille, finocchietti, miscugli di erbe in infusione somministrati ad ignari lattantini agitati il più delle volte… dalla fame. Prima di prodigarvi nei biberon, magari per arrivare alle fatidiche 3 ore di intervallo, provate con il latte, magari dal seno materno.
Tosse
Spazzino dei bronchi, indispensabile meccanismo per ripulire le vie respiratorie dei piccoli “mocciosi”, d’accordo, però quando cominciano e non smettono più, e magari si svegliano di notte o non riescono a prendere sonno qualcosa bisognerà pur fare! E lì sotto con gli aerosol, le supposte, le gocce e gli sciroppi; mentre tutti gli studi clinici ci dicono che questi rimedi non portano quasi nessun beneficio. Resta il problema del fastidio notturno: ma è stato dimostrato che un semplice, economico e gradevole cucchiaino di miele potrebbe aiutare più di un farmaco. Non è un “consiglio della nonna” è il risultato di un esperimento scientifico.
TOSSE E MIELE
RCT – Randomized Controlled Trial
In medicina non basta l’esperienza personale o l’opinione di pazienti e medici ad orientarci nelle scelte, per esempio fra due farmaci; l’esperienza potrebbe dipendere dal caso e l’opinione potrebbe essere influenzata da mille suggestioni. In medicina invece abbiano bisogno di essere certi di fare la scelta giusta. Perciò, quando si mettono a confronto due terapie (come nel caso del miele e del destrometorfano, usati entrambi contro la tosse) occorre utilizzare un Randomized Controlled Trial, cioè un esperimento capace di controllare gli effetti su più gruppi di persone scelte in maniera casuale.
Nel caso del miele e del destrometorfano i gruppi sono 3: meglio il miele, il destrometorfano oppure niente? Naturalmente i gruppi di “pazienti” che dobbiamo studiare devono essere perfettamente equivalenti, occorre evitare che in un gruppo finiscano, per esempio, quelli più “gravi”; perciò ciascun paziente verrà assegnato per sorteggio ad uno dei gruppi secondo un criterio che si definisce “random”.
Ma dobbiamo anche essere sicuri che le valutazioni del paziente e quelle del medico che conduce l’esperimento non siano influenzate da qualche suggestione (si di stare prendendo un farmaco e perciò mi sento già meglio): ecco perché né i pazienti né gli sperimentatori sanno cosa contiene il cucchiaino che prendono 8° somministrano): lo sapranno solo alla fine dell’esperimento. Questo metodo si chiama “doppio cieco”.
Utensili
Sono infiniti gli “utensili” apparentemente indispensabili per la gestione di un bimbo. Ecco un elenco di quelli di cui potete fare tranquillamente a meno, gestendo le singole problematiche molto meglio con altri mezzi.
Bilancia pesa neonati: meglio affidarsi al pediatra.
Box: parola inglese che significa “scatola”; ogni altro commento è superfluo.
Cucchiaini morbidi o variamente sagomati: non c’è motivo per non usare le posate di tutti.
Mangiapannolini o altri sistemi di sigillatura e profumazione: profumare e sigillare la cacca e la pipì: che idea bizzarra!
Omogeneizzatore: se proprio volete, basta il frullatore di casa.
Portabiberon termico: non conviene girare con il latte tiepido al seguito, meglio preparare il biberon lì per lì.
Scalda biberon (domestico e da auto): meglio scaldare l’acqua sul fornello e poi aggiungere la polvere del latte.
Scolabiberon: perché non basta lo scolapiatti di cucina?
Scolatettarelle: idem.
Sterilizzatore: meglio lavare e sciacquare (vedi anche lettera S).
Termometri auricolari o altre sofisticate apparecchiature per la misurazione istantanea della febbre: un termometro tradizionale a mercurio, per chi ne ha uno in casa, sarà sufficiente; in alternativa si può ricorrere a un termometro elettronico a bulbo che funziona più o meno allo stesso modo.
Vestitini
Ebbene sì: i nostri bimbi sono i meglio vestiti del Mondo! Che c’è di male? Ci piace il bello, siamo famosi per questo noi italiani. E infatti basta dare un’occhiata ai negozi nelle nostre strade per innamorarsi di quello che c’è in vetrina. Che prezzi però! E poi quando mai li consumeremo questi eleganti vestiti che in poche settimane o in pochi mesi saranno piccoli e stretti? La soluzione c’è e si chiama “riciclo”: metto a disposizione di un bambino più piccolo il vestito poco usato del mio e ne prendo un altro più grande poco usato da un altro bimbo.
VINTAGE È PIÙ BELLO
L`acquisto di abiti e attrezzature usate ci dà la possibilità di occuparci dei nostri bimbi senza rinunciare alla qualità. In tutta Europa questi negozi esistono da decenni. Nei punti di scambio si può trovare merce in perfette condizioni ed igienicamente trattata.
E per le mamme più mondane e intraprendenti, che amano coniugare l’utile e il dilettevole, è nato da poco lo “swapping”, un vero e proprio baratto di vestiti usati. L’evento si organizza attraverso il web, in un luogo pubblico o, possibilmente, in un parco, ognuno arriva con il proprio sacco di vestiti da scambiare, e volendo anche qualche stand di metallo su cui appenderli. Così tra una chiacchera e una merenda i pargoli si rifanno il guardaroba.
Zanzare
In caso di puntura di zanzara, mettere un cubetto di ghiaccio avvolto in un involucro di cotone sulla zona colpita. Per il prurito potete risparmiarvi l’acquisto di antistaminici in crema (non ne è dimostrata l’efficacia e possono indurre dermatiti da contatto), ma non servirà neppure l’economicissima ammoniaca. Possono essere utili creme contenenti cortisonici (ce n’è sempre in casa). Ma, come sempre, i risultati migliori si ottengono dalla prevenzione che, in questo caso, non costa quasi niente: indossare pantaloni e indumenti a manica lunga, possono essere utili i repellenti (DEET, o NN-Diethyl-m-toluamide – Autan, Off, Zanzara stop adulti), che tengono lontane zanzare e tafani, ma solo sopra i due anni. Al di sotto di questa età la soluzione migliore è una semplice zanzariera sulla culla.
Tratto dalla Campagna informativa “Lo sai mamma?” realizzata in collaborazione tra la Federfarma Lombardia, l`Associazione Culturale Pediatri e il Laboratorio per la Salute Materno-Infantile dell’Istituto “Mario Negri” di Milano.
http://www.marionegri.it/mn/it/servizi/mamma.html
Di Vincenzo Calia
Da UPPA:
Popò e pipì, tutte le FAQ di Stefano Gorini
FAQ
Speciale Popò e pipì
A cura di Stefano Gorini pediatra di famiglia, Rimini e-mail stgorin@tin.it - ritratto
POPÓ
Quali sono le caratteristiche delle feci nel lattante?
Chi assume solo latte (materno o artificiale) emette feci semi-liquide o cremose di colore giallo-oro a volte tendente al verde. Il ritmo delle evacuazioni è naturalmente variabile da bambino a bambino: alcuni lattanti evacuano tutte le volte che prendono il latte, altri anche una volta ogni 5-6 giorni.
Un bambino che non evacua tutti i giorni è stitico?
La stipsi è l’emissione difficoltosa di feci dure; la caratteristica principale non è tanto la frequenza delle evacuazioni, ma la difficoltà di evacuare. Alcuni bimbi si liberano tutti i giorni o anche 2-3 volte al giorno, altri una volta ogni 3-4 giorni, ma se questo avviene senza fatica e le feci sono normali non c’è stipsi.
Quali sono le cause della stipsi?
La stipsi può essere dovuta a cause organiche, psicologiche e infine funzionali, le più frequenti. In questo caso si vede che il bambino tende “a trattenere” le feci, ad esempio perché queste sono dure a causa di una dieta povera di fibre (frutta e verdura) e vuole evitare il dolore legato all’evacuazione, oppure perché non riesce ad abituarsi al fatto che è stato tolto il pannolino.
Cosa fare?
Le buone abitudini alimentari si apprendono da piccoli ed è necessario abituare i bambini precocemente a mangiare frutta e verdura. Utili in particolare prugne e kiwi, verdure verdi, legumi e cibi integrali. Bisogna poi educare il bambino ad evacuare sempre allo stesso orario e a gambine ben aperte e appoggiate per terra. Se questo non è sufficiente sarà compito del medico ricorrere eventualmente ai farmaci.
PIPÍ
È normale trovare delle macchie rosse sul pannolino bagnato di pipì?
Nei neonati e dei bambini piccoli possono comparire delle macchie sul pannolino bagnato dovute alla presenza di sostanze contenute nell’urina (urati) che depositandosi sul pannolino danno una caratteristica colorazione rosata. È un fenomeno transitorio e non patologico.
È necessario curare l’enuresi?
Prima di decidere se curare e quale terapia sia più corretta occorre considerare che l’enuresi è un fenomeno che si risolve, nella quasi totalità dei casi, spontaneamente. Gli interventi che vengono attuati sono tesi ad accelerare la maturazione del controllo della vescica e/o a ridurre il volume totale di liquidi che arrivano alla vescica durante la notte. Il fine è quello di permettere al bimbo di condurre una vita normale e di evitare che possa manifestare un disagio. La terapia può essere farmacologica o comportamentale: sta al medico insieme alla famiglia decidere quale sia più adatta.
Quando togliere il pannolino anche la notte?
È del tutto normale che i bambini piccoli si bagnino durante la notte perché la vescica non ha ancora raggiunto una piena maturazione, sia riguardo al volume di urina che è in grado di contenere, sia riguardo ai meccanismi che permettono al bambino di controllare la fuoriuscita della pipì. Ma quando ci si accorge che la mattina il pannolino è quasi sempre asciutto vuol dire che questa maturazione è ormai completata e perciò il pannolino non serve più.
Cosa fare in caso di disturbi urinari diurni?
Si può fare la “rieducazione minzionale”, una specie di ginnastica per abituare la vescica a svuotarsi nei tempi e modi corretti. Se il bimbo trattiene la pipì la vescica tende a dilatarsi con la conseguenza di non funzionare correttamente.
Perciò spiegate al bambino che non appena sente il bisogno di fare pipì deve andare in bagno e, se lui non ci pensa da solo, programmare almeno 6 momenti della giornata in cui portarvelo. Insegnategli a gestire il suo bisogno suggerendogli di contare fino a 10 prima di iniziare a urinare; questo lo aiuta a prendere coscienza della propria capacità di controllare lo stimolo. Ditegli che è meglio svuotare completamente la vescica, non accontentandosi di fare solo un po’ di pipì: spesso il bimbo pensa di avere esaurito la minzione in modo rapido dopo la prima “spinta”, invece è meglio non avere fretta e rilassarsi aspettando che tutta la pipì sia uscita in modo spontaneo, senza sforzi. La minzione potrà concludersi con un’altra piccola spinta. Quindi: piccola spinta, rilassamento con fuoriuscita pressoché completa, un’altra piccola spinta, svuotamento! Insegnate alle bambine a urinare a gambe ben aperte senza mutandine o con queste ben abbassate.
Da Uppa:
Veleni sotto l’albero: attenti a stelle di Natale, candele e decorazioni
Decorazioni, festoni e candele sono già pronte a scaldare con i propri colori e con le proprie essenze l’atmosfera delle festività natalizie assieme a stelle di Natale e rametti di pungitopo o di vischio. Peccato che – soprattutto per i bambini – molti degli oggetti o delle piante tanto gradevoli a vedersi e dal significato benaugurale, siano in realtà tossici e potenzialmente pericolosi per la salute di tutti. Le candele ad esempio, utilizzate in gran quantità proprio nel periodo natalizio per creare “atmosfera”, liberano nell’aria particelle inalabili composte da metalli pesanti (cadmio, piombo), monossido di carbonio, derivati degli idrocarburi che possono comportare nei bambini, soprattutto in quelli più sensibili, reazioni allergiche, bronchiti asmatiche o vere e proprie manifestazioni di asma. Stesso discorso per gli alberi artificiali senza marchio CE, realizzati in materiale plastico inquinante abbinato a vernici dalla composizione sconosciuta che possono rilasciare nell’ambiente gas o altre sostanze volatili dannose. Ma non è finita qui: anche la decorazione “naturale” può creare qualche serio problema. L’ingestione accidentale delle foglie di stelle di Natale o di altre bacche particolarmente attraenti per la curiosità dei bambini, può causare dolori addominali e vomito, ma anche aritmie sino ad arrivare alle crisi convulsive.
L’allarme arriva dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, che precisa: “L’avvelenamento è una delle più comuni emergenze pediatriche e causa di una percentuale significativa di visite al pronto soccorso. Negli ultimi dieci anni sono stati oltre 1.600 i piccoli con intossicazione giunti presso la nostra struttura. I soggetti maggiormente a rischio di intossicazione sono i bambini tra il primo e il quarto anno di vita sia per la tenerissima età sia perché esplorano il mondo circostante non essendo ancora in grado di riconoscere eventuali pericoli. A farla da padrone, tra le cause, l’ingestione di farmaci (35% dei casi) e di prodotti domestici (30%). Diminuisce invece – rispetto al 15% dello scorso anno – la casistica legata alle sostanze caustiche. In coda alla classifica l’ingestione di sigarette, piante, funghi, contatto con pesticidi, morsi di vipere o altri animali potenzialmente pericolosi”.
Tra i consigli che gli esperti del Bambino Gesù – dove, nella sede del Gianicolo è attivo il primo centro antiveleni pediatrico d’Italia (piazza Sant’Onofrio, 4 Roma, tel 0668593726, attivo tutti i giorni, 24 ore su 24) – sottolineano per chi non vuole rinunciare all’atmosfera creata dal “lume di candela” è di controllare sempre con cura etichette e materiali di ciò che si acquista; di evitare alte concentrazioni di candele in locali chiusi e non adeguatamente aerati e, al momento della scelta, preferire la cera naturale senza aggiunta di profumi, coloranti o composti sintetici come le paraffine, sicuramente più economici ed esteticamente più accattivanti ma anche maggiormente tossici.
Ma l’attenzione verso i potenziali rischi di avvelenamento non conosce “alte e basse stagioni” e la prevenzione resta comunque la prima cura e la più efficace. Per questo gli esperti del Bambino Gesù hanno messo a punto un apposito vademecum a “misura di bambino”:
1) Non rimuovere mai l’etichetta da contenitori di sostanze o farmaci potenzialmente pericolosi.
2) Custodire farmaci e prodotti domestici in luoghi inaccessibili al bambino.
3) Non lasciare incustodite pillole di farmaci in casa.
4) Non travasare sostanze caustiche in contenitori anonimi.
5) Non indurre mai il vomito nel bambino che ha ingerito una sostanza.
6) Quando avviene un contatto con una sostanza pericolosa e il bambino non mostra sintomi, telefonare immediatamente al Centro Antiveleno per chiedere indicazioni.
7) Nel caso in cui il bambino venga condotto in ospedale, ricordarsi di portare sempre il contenitore della sostanza assunta.
8) Non far mangiare mai il bambino dopo un’intossicazione.
9) In caso di probabile ingestione di sostanza caustica, non assaggiare il prodotto.
10) In caso di sospetta intossicazione da funghi accertarsi sempre se altri componenti della famiglia presentino sintomi.
Articolo tratto da:
Genitori Magazine
http://www.genitorimagazine.it/2011/12/19/veleni-sotto-lalbero-attenti-a-stelle-di-natale-candele-e-decorazioni/
Quando il mio bimbo piange
Articolo interessante su come affrontare le “famigerate coliche”, terrore di tutti i neo-genitori!
Il pianto
Il pianto è una manifestazione tipica delbambino nei primi mesi di vita; compare già nei primi giorni, inizia a aumentare dalla seconda settimana per arrivare a un massimo al secondo mese. Poi le crisi di pianto diminuiscono fino a scomparire al quarto. Normalmente un bambino nei primi mesi di vita può piangere anche fino a due/due ore e mezzo al giorno.
Questo comportamento del bimbo è universalmente presente in ogni cultura. Vie ne chiamato anche colica se il pian to è mol toprolungato o difficile da controllare.
La colica Il pianto della colica non indica l’incapacità del genitore a un buon accudimento: an che con le migliori cure del genitore il bambino può piangere in modo incontrollato. Spesso le crisi di pianto compaiono di po meriggio o alla sera. Il bambino inizia ad a ve re un pianto “rabbioso”, flette le gambe e agita le braccia, cambia l’espressione del volto e appare come inconsolabile. Spesso le crisi sono intervallate da momenti di quie te. Il pianto, o colica, è un’attività del lattante spontanea e ha la funzione di co municare.
Molto raramente la colica indica un dolore, una malattia o un disturbo organico. Negli studi eseguiti su lattanti che piangevano
inconsolabilmente o erano irritati o agitati, solamente meno del 5% presentava una malattia. Di norma, tutti i bam bini che hanno le coliche sono sani e forti.
Cosa fare?
Si possono provare diversi metodi per calmare un bimbo che piange: parlargli; cantare; massaggiarlo; cullarlo dolcemente; fargli ascoltare musica, suoni o rumori ovattati; oppure cambiare la temperatura della stanza o modificare i l suo vestiario. Si può consolare il bimbo facendogli succhiare il ciuccio anche se è allattato al seno,perché questo comportamento, se offerto a partire dalla seconda settimana di vita quando si è già stabilita una buona abitudine al seno, non riduce la durata dell’allattamento.
Si può provare anche a ridurre le stimolazioni (visive, uditive o tattili), così da offrire un ambiente più tranquillo. Si tratta di
strategie possibili da discutere fra genitori e pediatra del bambino.
Si può prevenire con le cure prossimali?
Fasciare, avvolgere, abbastanza stretto, il bimbo è stato visto essere molto efficace nel ridurre le crisi di pianto se si inizia questa
pratica entro le prime settimane di vita.
Anche questo è un argomento da discutere fra genitori e pediatra del bambino. Un altro intervento di provata efficacia è quello di prenderlo in braccio molto spesso durante la giornata, oppure di tenerlo sul grembo o contro il petto, o nel marsupio o fasciato al proprio corpo. Questi comportamenti sono definiti “cura prossimale” per distinguerli dal comportamento tradizionale dei genitori, oramai tipico della nostra cultura, di tenere spesso il bambino nella culla, nel seggiolino o nel lettino in una stanza appartata anche se dorme. Se le cure prossimali sono praticate dal momento della nascita, il pianto si riduce in modo sensibile, anche se non scompare, per tutto il periodo delle coliche: una vera e propria prevenzione. Se queste pratiche vengono offerte quando le crisi di pianto inconsolabile sono già presenti, difficilmente riusciranno a ridurre la colica.
Cosa non fare
Le coliche dei primi mesi mettono a dura prova la pazienza e le capacità di cura dei genitori. L’impegno a essere un buon genitore s’infrange contro un bambino che non risponde agli sforzi, sfociando talvolta in un sentimento di avvilimento e frustrazione.
Questi stati d’animo sono normali. Tuttavia, può succedere che in questi momenti si rischi di scuotere il bambino nel tentativo
di farlo smettere. Non si deve scuotere il bambino nel tentativo di calmarlo. Scuotere, scrollare, dondolare con molta
forza il bambino può provocare danni biologici irreparabili al corpo e al cervello.
Non si deve mai farlo. Quando ci si accorge di stare per perdere il
controllo si può:
— appoggiare il bimbo nella culla o nel suo box;
— vedere se un amico, un parente o un vicino di casa possono sostituirci per accudire temporaneamente il bambino;
— allontanarci;
— guardare la tv, leggere un libro, ascoltare musica, fare della ginnastica, parlare con un amico con l’intento di calmarsi;
— solo quando si è di nuovo calmi, si può ritornare vicino al bambino.
Insomma quando si è frustrati o arrabbiati occorre calmarsi ma mai scuotere il bambino.
Fonti bibliografiche
Brazelton TB. Crying in infancy. Pediatrics 1962;29:579-88.
Deyo G, Skybo T, Carroll A. Secondary analysis of the “Love Me… Never Shake Me” SBS education program. Child A buse Negl 2008;32:1017-25.
Evanoo G. Infant Crying: a clinical Conundrum. J Pediatr Health Care 2007;21:333-8.
Jenik AG, Vain NE, Gorestein AN, et al. Does the recommendation to use a pacifier influence the prevalence of breastfeeding? J Pe diatr, 2009;155:350-4.
St James-Roberts I, Alvarez M, Csipke E, et al. Infant crying and sleeping in London, Copenhagen and when parents adopt a “pro ximal” form of care.
Pediatrics 2006;117:e1146-e1155.
van Sleuwen BE, L’hoir MP, Engelberts AC, et al.Comparison of behavior mo di fication with and without swaddling as interventions for excessive crying. J Pediatr 2006;149:512-7.
Costantino Panza, Quaderni acp 2011; 18(2): 92
http://db.acp.it/Quaderni2007.nsf/dc7b105f0a98f12dc125786c002ac9b7/cb724d0ccd2f5f54c125789b003450b4/$FILE/Quaderni%20acp%202011_18%282%29_92.pdf
Febbre
Come, dove e quando si misura la febbre
Misurare la febbre, o meglio “sentire” la febbre è sempre stato un gesto naturale, spontaneo del genitore che si accorge del malessere del bambino, accosta la mano alla sua fronte e poi prende il termometro.
Era facile: si scuoteva energicamente il termometro con la mano per far calare la sottile colonnina di mercurio, poi lo si infilava fra le gambette o sotto l’ascella e si aspettava qualche minuto. Quindi si ruotava lentamente la sottile bacchetta di vetro per vedere a che altezza era salita la colonnina di mercurio.
Quel mercurio che, quando il termometro si rompeva, si raccoglieva sul tavolo in lucenti sfere argentate che si scomponevano in sferette minuscole e si riaggregavano in sferotte più grandi, rotolando sul tavolo sotto lo sguardo stupito e divertito dei bambini.
Una volta; ora non più. Perché l’Unione Europea ha decretato che il mercurio è tossico e quindi fra un po’ la commercializzazione di quei termometri sarà vietata. Peccato! Non solo perché mai più un bambino osserverà con stupore il comportamento del misterioso metallo liquido; e neppure perché fra tutti gli agenti inquinanti che ci circondano, forse il mercurio dei termometri era l’ultimo in ordine di pericolosità. Soprattutto perché è difficile trovare uno strumento altrettanto semplice e preciso per misurare la febbre.
E già, perché in questi ultimi anni sembra che misurare la febbre di un bambino sia diventato un affare di stato: termometri all’inguine neanche a parlarne (non sta fermo!), sotto l’ascella, meno che mai (non tiene le braccia strette!). Non resta che il culetto (ma anche lì, che tragedia!) e, se no, la misurazione istantanea: due secondi nell’orecchio, o in fronte e passa la paura.
Qualche consiglio. Peccato che questi termometri scanner o a raggi infrarossi, costosissimi e complicati, diano una misura che, per la troppa precisione (misurano la temperatura all’istante e non quella media degli ultimi minuti) spesso trae in ingannio: misurazioni seriate a distanza di pochi minuti e in posti diversi danno valori diversi; l’eccessivo dettaglio (la temperatura è data in gradi, decimi e centesimi di grado) crea ansia e confusione: ma soprattutto che senso ha uno strumento così complesso per fare una cosa così banale?
E allora?
Vi sconsigliamo di “investire” una cinquantina di euro per l’acquisto di uno strumento elettronico che vi regalerà solo ansie e, poiché non si può spendere quell’unico euro che costava il vecchio, caro termometro a mercurio, spendetene quatto o cinque per comprare un termometro digitale a bulbo, l’unico rimasto che funzioni quasi come quello a mercurio. Misurate la temperatura “esterna” se è possibile: all’inguine o sotto l’ascella. E se non è possibile nel culetto, ma ricordatevi che dovete “scalare” almeno mezzo grado!
E i tempi? Non ci sono regole, o meglio qualche regola c’è: non state sempre lì con il termometro pronto, non precipitatevi a verificare se la medicina ha fatto scendere la febbre, non svegliatevi di notte (e soprattutto non svegliatelo!). Ricordatevi: misuriamo, ed eventualmente abbassiamo, la febbre solo per alleviare un fastidio, non per scongiurare un pericolo. Se per alleviare questo fastidio al bambino dobbiamo procurargliene uno maggiore (per esempio irritargli il culetto a furia di infilare il termometro, oppure svegliarlo in piena notte), che vantaggio c’è?
Vincenzo Calia, direttore di UPPA, direttore@uppa.it
Sonno e cure prossimali
I MITI MODERNI
ο Lascialo piangere, che si deve abituare.
ο Deve imparare a dormire da solo il prima possibile.
ο A quest`età ancora attaccato al seno!
ο Non prenderlo in braccio perché se no ”si vizia” e dunque… sdraiette, carrozzini e seggiolini.
ο Deve acquisire il prima possibile l`indipendenza.
CURE PROSSIMALI
I comportamenti di attaccamento fra madre e bambino svolgono un`importante funzione, poiché fanno parte di un sistema finalizzato a garantire al bambino la vicinanza fisica con l`adulto, condizione necessaria per la sua sopravvivenza. Questi comportamenti sono geneticamente predeterminati e si dividono in “distali” (da lontano: piangere e seguire) e “prossimali” (da vicino: sorridere, succhiare e aggrapparsi). Anche il modo di accudire i piccoli può essere più o meno “ravvicinato” a seconda della specie animale; gli uomini accudiscono i piccoli molto “da vicino” e quindi praticano cure “prossimali”.
IL LETTONE NEL MONDO
Fra gli indigeni che vivono in riserve del Mato Grosso (Brasile) la percentuale di cosleeping con i bambini fino ai 10 anni di età sfiora il 100%!
In Corea i 3/4 delle madri approva il dormire nello stesso letto con i bambini fra 3 e 6 anni di età. I motivi principali sono: ”per vigilare sul bambino mentre dorme” e ”il bambino è troppo piccolo per dormire da solo”.
In Estremo Oriente si raggiungono le percentuali più alte di cosleeping: 93% in India, in Thailandia fino a pochi anni fa era quasi la regola e – fatto che può sembrare strano, ma si spiega alla luce delle attuali conoscenze – la ”morte in culla” era completamente sconosciuta.
In Europa ci sono percentuali molto diverse, dal 2% della Francia (1-2 anni) al 25% della Germania (5 anni), al 44% della Svizzera (2-7 anni) al 65% dell’Inghilterra.
In Italia la frequenza va dal 5% (5-11 anni) al 24% (2-4 anni)
Negli USA varia moltissimo dal 6% (bianchi di New York) al 22% (ispanici di New York) al 70% (neri di Cleveland) all’88% (New Orleans) ed è raddoppiata negli ultimi 13 anni fra i lattanti minori di un anno.
UN MODO TIPICAMENTE GIAPPONESE
“Sa dottore, di notte mia figlia insiste a mettere il bambino da solo in una stanza diversa da quella dei genitori.Il bambino dovrebbe dormire tra i genitori nel modo tipicamente giapponese, nella forma che assume la parola giapponese kawa. (che significa “fiume“ e si rappresenta con un’ideogramma composto da tre linee verticali). Gliel’ho detto ma non ha voluto ascoltarmi “
Da “La trasmissione transgenerazionale dell’abbandono“, Hisako Watanabe, in J. Martín Maldonado-Durán “Infanzia e salute mentale“, Ed. Raffaello Cortina, 2005.
L’ANSIA DA SEPARAZIONE
Quando il bambino cresce acquisisce la capacità di spostarsi prima gattonando e poi camminando e quindi è capace sia di esplorare l’ambiente che di seguire la madre. In quel momento il piccolo è più attivo nel mantenere la vicinanza alla madre, e lo fa perché un istinto arcaico, geneticamente determinato, instilla in lui l’ansia da separazione. Il piccolo ha paura di allontanarsi e si mantiene attivamente vicino. Continua a richiamare col pianto la madre se la vede allontanarsi e non può raggiungerla e si tranquillizza appena lei si riavvicina: è questa la fase in cui si manifesta la paura dell’estraneo. Questa fase inizia verso gli 8 mesi e termina intorno ai 3 anni. Non è forse un caso che l’inserimento all’asilo storicamente viene collocato dopo il 3 anno di vita. La madre tenendosi vicina al figlio, e rispondendo prontamente al suo richiamo, lo tranquillizza e così facendo lo incoraggia ad esplorare il mondo senza paura rassicurandolo della sua presenza e del suo pronto accorrere in caso di bisogno. Se una madre si mostra poco affidabile ed incostante nel rispondere ai richiami, il bambino può ridurre la sua esplorazione perché è preoccupato. Se invece la madre frustra ripetutamente il bisogno di vicinanza del bambino, questo può rinunciare alla sua protezione soffocando le sue emozioni e rinunciando a piangere e a chiamare esibendo così una falsa precoce ”autonomia”.
L’ATTACCAMENTO SICURO
Col tempo il bambino, via via che diviene più maturo ed autosufficiente, ha sempre minore bisogno del contatto stretto con la madre e, soprattutto se ha acquisito per esperienza fiducia nella sua pronta risposta in caso di bisogno, riesce ad emanciparsi quasi completamente dal bisogno dello stretto contatto fisico che aveva caratterizzato le prime fasi del suo sviluppo.
In questo lungo percorso di crescita dei bambini la vicinanza è ottenuta tramite meccanismi prevalentemente indipendenti dalla volontà e determinati biologicamente. Furono questi a consentire la sopravvivenza della specie e per questo sono profondamente radicati negli esseri umani.
Per tutta l’infanzia la separazione produce una reazione di allarme nei bambini. Le madri sono esse stesse preordinate biologicamente alla cura ottimale della loro prole e quindi a rispondere alle richieste di vicinanza e dunque a rispondere al pianto e a calmare i loro bambini. Una cura sensibile dei propri figli implica da parte della madre la riduzione costante e coerente degli stati di stress dei piccoli come accade corrispondendo al bisogno di vicinanza dei piccoli.
Tale tipo di accudimento è correlato alla creazione di un”attaccamento sicuro” nei bambini e cioè ad una maggiore sicurezza interiore, una maggiore empatia e una più efficace autoregolazione degli stati emotivi. Tale patrimonio di emozioni positive caratterizzerà per sempre la vita adulta dei bambini accuditi sensibilmente, costituendo un fattore forte di resistenza ad un certo numero di malattie fisiche e mentali e preparandoli ad essere a loro volta genitori sensibili con figli più sicuri.
Articolo tratto da UPPA:
Febbre:dare paracetamolo o ibuprofene se il bambino è sofferente o la temperatura è più alta di 38.5 – 39°C. Con un ridotto uso di antipiretici il decorso della malattia è più breve!!
Ecco la traduzione dell’articolo “Why is the evidence not affecting the practice of fever management?” di A Sahib M El-Radhi a cura di Monica Garraffa con la supervisione di Adriano Cattaneo. L’articolo e’ stato pubblicato online: 18 June 2008. doi:10.1136/adc.2008.139949 Archives of Disease in Childhood 2008; 93:918-920
La febbre è un disturbo molto comune nei bambini ed è il motivo più frequente, esclusi i traumi, di accesso al pronto soccorso.(1) I genitori si preoccupano per la febbre e le sue potenziali complicazioni, ma quali conoscenze si hanno effettivamente sulla febbre e sulla sua gestione a casa? Il valore biologico della febbre (cioè, se è benefica o dannosa) è controverso e la febbre è vigorosamente trattata nella speranza di diminuire le sue complicazioni. La pratica di alternare due tipi di antipiretici si è diffusa a casa e nei reparti pediatrici, ma ciò è suffragato da evidenze e può provocare complicazioni? C’è ancora una notevole discordanza tra evidenza scientifica, da un lato, e la teoria e la pratica, dall’altro. Perché ciò succede per un disturbo comune come la febbre?
La febbre è spesso considerata dai genitori e dai medici come un segno importante e pericoloso di malattia, quasi come una malattia in sé, piuttosto che un sintomo. I genitori si preoccupano quando il loro bambino è febbricitante e ritengono che la febbre possa aumentare con un possibile esito deleterio. La febbrefobia, una paura esagerata della febbre nei figli, è comune tra i genitori.(2) I genitori hanno conoscenze limitate sulla febbre e poca o nessuna informazione sul suo ruolo benefico nelle malattie.(3) Queste preoccupazioni dei genitori portano ad un maggior uso di antipiretici e di servizi sanitari. Inoltre vi è spesso una percezione diffusa anche tra i pediatri che la febbre sia pericolosa. La maggioranza (65%) dei pediatri in Massachusetts, Stati Uniti, credono che la febbre possa essere pericolosa per un bambino con crisi epilettiche, essendo la morte e i danni celebrali le più gravi complicanze.(4)
La pratica corrente ritiene che un ampio uso di antipiretici sia necessario e che risponda alla domanda di diminuire anche un basso grado di febbre.(5) Gli antipiretici sono il metodo preferito dai genitori per gestire la febbre e si è registrato un aumento della preferenza per il loro uso nel corso degli ultimi due decenni, dal 67% a più del 90% (91-95%).(6,7) La somministrazione di antipiretici da parte dei genitori è spesso scorretta sia per quanto riguarda la dose che la frequenza.(8) Un sottodosaggio aumenta l’uso dei servizi sanitari e incoraggia l’uso di antipiretici alternati per mantenere normale la temperatura, mentre un sovradosaggio è potenzialmente dannoso. I pediatri che lavorano con i bambini negli ospedali spesso accettano la prescrizione di antipiretici per la sola indicazione della presenza della febbre. Un bambino febbrile ricoverato in reparto, che sia in grado di giocare o con un malessere notevole, riceve antipiretici. Sebbene la maggior parte dei pediatri concordino che il trattamento di un bambino febbrile con antipiretici è per lo più per il sollievo dei sintomi della febbre, molti tendono a prescrivere antipiretici per ogni bambino con febbre. I pediatri possono contribuire alla febbrefobia, prescrivendo antipiretici per i bambini che sono solo leggermente febbrili o raccomandando l’uso di paracetamolo alternato con ibuprofene. Questa pratica di alternare antipiretici è diventata sempre più comune tra i genitori, il loro utilizzo dal 27% nel 2001 è cresciuto nel 2007 tra il 52% e il 67%.(9) Le aziende farmaceutiche e i mezzi di comunicazione possono anche contribuire ai miti e alle paure con commenti o pubblicità del tipo: “Se amate il vostro bambino, otterrete un rapido sollievo con questo farmaco” o “Se vi preoccupate del benessere del vostro bambino usate….”, ecc.
E’ possibile che le opinioni negative sulla febbre abbiano radici storiche. In gran parte della storia, la febbre è stata temuta dalla gente comune come una manifestazione di una punizione indotta dagli spiriti maligni o come un indicatore di morte.(10,11) Tuttavia, Wagner von Jauregg nel 1917 diede un enorme impulso all’idea della febbre come agente terapeutico, nel trattamento della neurosifilide con la febbre malarica.(12) Uno dei più importanti risultati della ricerca in questi ultimi anni è stata la scoperta di un singolo prodotto di cellule mononucleari, l’interleuchina-1 (IL-1), i cui effetti includono induzione di febbre e attivazione di linfociti T.(13) Numerose sostanze esterne (pirogeni esogeni) possono dare avvio al ciclo della febbre. Le endotossine di batteri Gram-negativi sono i più potenti pirogeni esogeni. I pirogeni esogeni stimolano monociti e macrofagi fissi dei tessuti e delle cellule reticoloendoteliali per produrre e rilasciare pirogeni endogeni, di cui IL-1 è il più importante. IL-1 agisce sul centro ipotalamico di termoregolazione tramite mediatori, in particolare una prostaglandina (PGE2), per elevare il livello di regolazione della temperatura. Il centro ipotalamico stimola la produzione di calore inducendo i brividi e la conservazione del calore tramite la vasocostrizione. La febbre è regolata da questo centro (anche ad una temperatura di oltre 41°) e la produzione di calore si avvicina alla perdita, come quando si è in salute, anche se ad un livello più alto del termostato ipotalamico. L’IL-1 ha altre funzioni, tra cui:
- Gioca un ruolo primario nella induzione di risposte infiammatorie, quali l’accumulo di neutrofili e di aderenze, e modificazioni vascolari;
- Stimola il fegato per la sintesi delle proteine nella fase acuta, come il fibrinogeno, l’aptoglobina, la ceruloplasmina e la CRP (proteina C reattiva);
- L’avvio delle cellule T e la proliferazione e attivazione delle cellule B (IL-1 attiva i linfociti T a produrre diversi fattori, come ad esempio INF e IL-2, che sono vitali per la risposta immunitaria).
L’innalzamento della temperatura in contemporanea con l’attivazione dei linfociti suggerisce decisamente il ruolo positivo della febbre stessa.
Ma la febbre è effettivamente utile o è dannosa? La febbre di per se è autolimitante e raramente grave, a condizione che la causa sia nota e che i liquidi persi vengano reintegrati. Con la febbre, a differenza dell’ipertermia, la temperatura corporea è ben regolata da un termostato ipotalamico che bilancia la produzione e la perdita di calore in modo così efficace che la temperatura non aumenta inesorabilmente sopra il limite massimo di 42° C. All’interno del range tra 40° e 42°, non ci sono prove che la febbre sia dannosa per i tessuti. Circa il 20% dei bambini osservati in pronto soccorso hanno temperature superiori ai 40°C, ma recuperano quasi sempre pienamente e la morbilità o la mortalità è dovuta alla malattia di base. In effetti, l’associazione con la febbre potrebbe essere protettiva. La febbre non dovrebbe essere considerata nociva per i seguenti motivi:
- La febbre esercita un effetto complessivamente negativo sulla crescita dei batteri e sulla moltiplicazione dei virus.(14,15) Migliora i processi immunologici, inclusa l’attività di IL-1, le cellule T helper, le cellule T citolitiche, le cellule B, e la sintesi delle immunoglobuline.(16) La febbre può essere inoltre vantaggiosa per i bambini con meningite febbrile, rispetto a coloro che sono senza febbre o ipotermici e che sono deceduti.(17) Uno studio su 102 bambini in Finlandia con gastroenterite da salmonella ha dimostrato una significativa correlazione tra il grado di febbre e la durata di escrezione degli organismi batterici.(18)
- Ci sono numerose prove che gli antipiretici non impediscono le convulsioni febbrili.(19) I bambini con un alto rischio di ricorrenti convulsioni febbrili( storia familiare positiva di convulsioni febbrili, di età inferiore ad un anno, convulsioni febbrili complicate, e febbre moderata al momento della comparsa delle convulsioni febbrili) hanno frequenti recidive rispetto a quelli senza questi fattori di rischio. Dato che gli antipiretici sono usati sia nei bambini a rischio sia in quelli non a rischio, potrebbero essere i fattori di rischio, e non l’uso o meno di antipiretici, a predisporre agli episodi ricorrenti di convulsioni febbrili. Numerosi studi hanno dimostrato che i bambini che sviluppano convulsioni con bassi gradi di febbre hanno una soglia convulsiva inferiore e quindi un alto tasso di recidive di convulsioni febbrili, mentre quelli con febbri alte oltre 40° hanno un minor numero di recidive.(20-22)
§ La teoria dell’igiene suggerisce che la febbre possa essere utile. La prevalenza di asma e allergie è aumentata in tutto il mondo da molti anni e la teoria dell’igiene è stata proposta come spiegazione.(23,24) La teoria propone che l’esposizione precoce alle infezioni, spesso associate a febbre, potrebbe proteggere i bambini dalle malattie allergiche.
Questa teoria è sostenuta dai seguenti risultati:
- La prevalenza di atopia è più bassa tra i bambini delle famiglie numerose e coloro che frequentano asili nido rispetto ai bambini di famiglie poco numerose o che non frequentano asili nido.
- I bambini con fratelli maggiori hanno meno probabilità di sviluppare allergie rispetto ai bambini più piccoli, con o senza fratelli.
- Le malattie atopiche sono rare nei paesi con infestazioni parassitarie.
Se la febbre viene considerata utile, ci si potrebbe aspettare che gli antipiretici possano avere effetti dannosi:
- Gli antipiretici sono noti per causare reazioni avverse, come sanguinamento gastrointestinale, insufficienza renale e alcuni decessi.(25,26) Nel Regno Unito, il 10% delle richieste al Servizio Nazionale Antiveleni e fino al 43% di tutti i ricoveri in ospedale per auto-avvelenamento sono dovuti al paracetamolo.(27,28) Negli Stati Uniti, le overdosi di paracetamolo ammontano a 56.000 visite d’emergenza e 26.000 ricoveri, con circa 450 morti ogni anno. Circa 100 di queste morti sono non intenzionali.(29)
- In volontari umani infettati con rinovirus, l’uso di antipiretici è stato associato con soppressione della risposta anticorpale sierica, un aumento dei sintomi e segni e una tendenza alla maggiore durata del contagio virale.(30) In uno studio su bambini con la varicella (di cui la metà ha ricevuto paracetamolo quattro volte al giorno e la metà dei quali hanno ricevuto un placebo), il tempo di cicatrizzazione totale è stato leggermente più corto nel gruppo placebo (5,6 giorni) rispetto al gruppo paracetamolo (6,7 giorni).(31) Un altro studio dal Giappone ha constatato che la somministrazione frequente di antipiretici in bambini con malattie batteriche ha portato ad un peggioramento della loro malattia.(32)
- La febbre è un prezioso segno fisico in una serie di situazioni come la malattia di Kawasaki e l’artrite idiopatica giovanile. In queste condizioni, gli antipiretici possono modificare i livelli di rilevazione della febbre e rendere la diagnosi più difficile.
- Una revisione Cochrane ha concluso che non vi sono prove sufficienti che il paracetamolo abbia un effetto superiore al placebo, da solo.(20)
Nonostante le controversie in materia, i pediatri dovrebbero accordarsi sui punti seguenti:
§ I dati accumulati suggeriscono che la febbre abbia un ruolo protettivo nel promuovere la difesa dalle infezioni, piuttosto che esserne un sottoprodotto. Una febbre moderata (inferiore a 40°C), è benefica.
§ Il vantaggio principale dei farmaci antipiretici è quello di rendere i bambini più sereni e allevare l’ansia dei genitori.
§ Le convulsioni febbrili di solito sono benigne e non causano danni al cervello. La prevenzione è difficile e potrebbe non essere realizzabile con antipiretici.
§ Gli interventi educativi basati sulle evidenze sono il modo migliore per trattare e prevenire la febbrefobia e ridurre l’uso non necessario dei servizi sanitari. Queste informazioni dovrebbero passare durante i controlli sanitari di routine, poiché l’ansia dei genitori potrebbe interferire con la comprensione dei fatti che si presentino quando il proprio figlio è malato. I genitori dovrebbe essere informati su come valutare il benessere del bambino (ad esempio il colore della pelle, i livelli di attività, la frequenza respiratoria, l’idratazione). I media hanno un ruolo importante nel contribuire all’istruzione e all’educazione di coloro che assistono i pazienti.
§ Gli antipiretici devono essere usati seguendo le indicazioni, come per gli altri farmaci e non per la febbre di per sé.
La gestione della febbre può prevedere un intervento terapeutico standard nelle seguenti situazioni:
§ Se il minore ha sintomi come dolore, malessere, delirio o eccessiva letargia. In questi casi gli antipiretici servono per aumentare il benessere del bambino, consentendogli di assumere liquidi e per ridurre l’ansia dei genitori.
§ In caso di mancanza di energia o di tasso metabolico aumentato (ad esempio, ustioni, malattie polmonari e cardiovascolari, malattie febbrili prolungate, età molto giovane, denutrizione, stato post-operatorio). La febbre può aumentare il tasso metabolico e aggravare la malattia.
§ Quando i bambini sono a rischio di ipossia a causa di una condizione respiratoria acuta come la bronchiolite. La presenza di febbre può aumentare il fabbisogno di ossigeno e peggiorare la malattia.(33)
§ In caso di febbre alta oltre i 40°, per i seguenti motivi:
- i bambini con febbre alta sono stati raramente studiati;
- i bambini con febbre alta possono essere sintomatici di una malattia e possono essere ad alto rischio di disidratazione e delirio;
- non sostenendo gli antipiretici per la febbre alta causerebbe sgomento tra i genitori e polemiche tra i pediatri , che potrebbero considerare tale raccomandazione non etica.
Non vanno sostenuti i seguenti interventi:
- Antipiretici per la maggior parte dei bambini con minimo o nessun sintomo. Tale raccomandazione può inizialmente sconvolgere i genitori che ritengono che il loro bambino malato non venga curato. Ma se vogliamo essere all’avanguardia in questo campo, dovremmo istruire il pubblico sui risultati delle ricerche.
- Misure fisiche come l’uso di un ventilatore o spugnature tiepide. Questi sono interventi inutili e fastidiosi per il bambino.(34,35) La loro indicazione principale è l’ipertermia.
- Antipiretici alternati (paracetamolo e ibuprofene). Non ci sono prove a sostegno di questa pratica secondo una ricerca Medline della letteratura dal 1970 al 1998.(36) Alternare antipiretici può essere fonte di confusione per chi assiste i pazienti, che potrebbe condurre ad una somministrazione errata di entrambi i prodotti. Tale pratica può anche aumentare la febbre fobia dei genitori in quanto aumenta la preoccupazione dei genitori al salire della febbre. Inoltre una riduzione di febbre di 0,5° C con una combinazione di antipiretici, rispetto ad un singolo antipiretico, è insufficiente per giustificarne l’uso di routine.(37)
Anche se ci sono prove per sostenere gli effetti positivi della febbre, se la febbre sia utile o no è ancora controverso. Dobbiamo sapere quali malattie possano beneficiarne, in modo che la minima interferenza durante il loro corso possa essere presa in considerazione. D’altra parte dobbiamo indagare sulle patologie associate alla febbre e in che misura può essere dannosa, in modo che si possano adottare misure per trattarla.
Infine, la ricerca indica che siamo ad un bivio tra i consistenti dati della ricerca accumulati nel corso degli ultimi decenni sul ruolo positivo a sostegno della febbre e la pressione costante della pratica corrente di tenere il corpo ad una bassa temperatura. Quando ci concentriamo sul “trattamento della febbre”, stiamo dando l’impressione a genitori e operatori sanitari che la febbre sia nociva e l’antipiresi vantaggiosa. Continuare un largo uso di antipiretici può significare che stiamo ignorando importanti messaggi della ricerca.
Conflitto d’interessi: Nessuno
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Allattamento, come partire con il piede giusto
Desideri nutrire al seno il tuo bambino? Ecco come partire con il piede giusto e garantire un buon avvio dell’allattamento in cinque semplici mosse.
1 Informati in gravidanza
Per partire con il piede giusto, è importante “prepararsi” già in gravidanza. Come? Informandosi sulla fisiologia dell’allattamento stesso, per scoprire qual è la normalità delle poppate al seno e come gestirle. Un tempo non era necessario leggere manuali sull’allattamento o partecipare agli incontri organizzati dalle associazioni e dai gruppi di auto aiuto tra mamme, ma oggi abbiamo perso la “confidenza” con questo gesto naturale e non possiamo contare sull’esperienza e sull’esempio delle altre donne della famiglia come accadeva in passato. Oggi, molte donne diventano madri senza aver mai visto un’altra donna allattare e in questa situazione i dubbi e le incertezze possono essere molto numerosi! Per questo il suggerimento è di raccogliere più informazioni possibili – confrontandosi con l’ostetrica del corso preparto e/o partecipando agli incontri organizzati dalle associazioni che promuovono l’allattamento – per arrivare preparate a questo appuntamento e prevenire o superare eventuali difficoltà iniziali.
2 È nato subito al seno!
Subito dopo la nascita, se mamma e bimbo hanno la possibilità di stare insieme in un ambiente tranquillo e intimo, al riparo da interferenze e interventi non necessari, il neonato – posato sul petto della madre – è in grado di ‘trovare’ il seno e succhiare le prime gocce di colostro, senza bisogno di aiuti esterni. Anche la situazione ormonale del post parto è particolarmente favorevole: ossitocina, prolattina e endorfine, aiutano la mamma a prendersi cura del bebè e garantiscono un buon avvio della produzione di latte. “Per questo, tutti gli interventi previsti dalla routine ospedaliera, come le misurazioni di peso e lunghezza e il primo bagnetto possono aspettare. E se il bebè è nato con un cesareo? “L’allattamento, se l’intervento si è svolto in anestesia spinale o epidurale, può iniziare già sul lettino della sala operatoria” rassicura Paola Paschetto, consulente presso il Centro Allattamento di Biella. “Se invece il cesareo si è svolto in anestesia totale la mamma potrà far succhiare il suo piccino non appena si sarà svegliata e si sentirà pronta”.
3 Allatta su segnale
A differenza dell’alimentazione artificiale, l’allattamento non segue schemi e tabelle e non prevede orari. Ma come regolarsi allora per gestire i pasti del bebè? In realtà è semplice, è sufficiente seguire i segnali del proprio bambino. Ciò significa che la mamma offrirà il seno al bebè ogni volta che si mostra interessato a poppare, ovvero quando apre e chiude le labbra, volta la testolina come se ‘cercasse’, si porta le manine alla bocca, è inquieto. Attenzione, il pianto è un segnale tardivo di fame e può ostacolare la poppata stessa, perchè se il bimbo è molto agitato può faticare ad attaccarsi correttamente. Lo stesso discorso vale per la durata della poppata. Un tempo si suggeriva di lasciar succhiare il bimbo “dieci minuti per seno”, oggi sappiamo che facendo in questo modo c’è il rischio di privare il bebè del latte più sostanzioso che viene assunto nella seconda parte della poppata. Molto meglio, ancora una volta, osservare il bambino e considerare terminata la poppata quando si stacca dal seno o si addormenta.
4 Interferenze? No, grazie!
La lattazione si basa su un meccanismo di domanda e offerta: più il bimbo succhia e più latte viene prodotto. Ma perchè questo meccanismo funzioni al meglio, nelle prime settimane di vita, ovvero nella fase di calibrazione in cui il seno “impara” quanto latte deve produrre, è meglio evitare ciucci, biberon, tisane. Infatti, se il bebé distanzia le poppate perché ha ricevuto altri liquidi o perchè si è consolato succhiando il ciuccio, si crea un’interferenza con il meccanismo di domanda ed offerta. Questa interferenza può impedire al neonato di assumere la giusta quantità di latte e la minor richiesta può portare una diminuzione della produzione e/o contribuire al verificarsi di un ingorgo mammario, poiché il seno non viene drenato con adeguata frequenza.
5 Fidati di te e del tuo latte
Quando nasce un bimbo, “piovono” consigli, commenti e pareri non richiesti. Uno degli argomenti più “gettonati” è proprio l’allattamento al seno. Il bebè piange? Vuole poppare spesso? Fa poppate lunghe? Ecco che subito vengono messe in dubbio quantità e qualità del latte di mamma. Sappiamo che non è facile ignorare i commenti altrui, soprattutto quando vanno ad alimentare dubbi e incertezze che sono comuni nel primo periodo successivo alla nascita, quando per la mamma è tutto nuovo e da imparare, ma… fidati di te stessa e delle tue potenzialità di nutrire il tuo bambino! E soprattutto: il tuo latte non è troppo leggero/troppo grasso/troppo poco/troppo… Il tuo latte è semplicemente perfetto. È l’alimento ideale per garantire al tuo bambino una crescita sana ed equilibrata.
articolo di Giorgia Cozza
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