L’allattamento al seno dei gemelli

A cura del Dott. Guglielmo Salvatori e della Sig.ra Immacolara Dall’Oglio

Alimentare in modo naturale due bambini contemporaneamente non è impossibile. Basta solo sapersi organizzare e affidarsi a qualche piccolo consiglio pratico.

È possibile allattare al seno i gemelli?
 
L’allattamento al seno non solo è possibile, ma è consigliabile a tutte le mamme di gemelli, anche in caso di nascita tri-gemellare.
Perché è importante allattarli con il latte materno?
I vantaggi dell’allattamento materno, noti per tutti i neonati, in caso di gemellarità sono ancora più evidenti.

  • Utero: le contrazioni uterine determinate dalle poppate frequenti dopo il parto sono di particolare utilità a causa delle notevoli dimensioni raggiunte dall’utero in gravidanza.
  • Tempo: il risparmio di tempo, se la mamma riesce ad allattare contemporaneamente i bambini, è rilevante; è stato calcolato un risparmio di circa 8-10 ore a settimana!
  • Infezioni: la protezione dalle infezioni connessa all’assunzione del latte materno diviene ancora più importante quando i bambini, essendo due, hanno maggiore possibilità di contagiarsi uno con l’altro.
  • Legame: l’allattamento materno facilita, attraverso il contatto pelle a pelle ed una risposta materna semplice ed immediata al pianto (senza dover aspettare la preparazione del latte), in modo naturale e diretto, la relazione con entrambi i bambini. In tal modo, inoltre, si riduce il possibile sentimento di maggior attaccamento ad uno dei due.
  • Risparmio: considerando che il costo dell’alimentazione con latte artificiale si aggira per un neonato intorno ai 100-200 Euro al mese, quando a mangiare sono in due, il risparmio economico connesso con l’allattamento materno diventa veramente considerevole.

 

La mamma può produrre latte per più di un bambino?
Certamente, in genere, più il seno materno viene stimolato e drenato da poppate frequenti ed efficienti, iniziate il prima possibile dopo il parto, più inizierà una produzione di latte che aumenterà gradualmente in relazione alle necessità dei piccoli. 

Per questo motivo è importante che la mamma, già durante la gravidanza, pensi a come alimenterà i suoi bambini e si organizzi in tal senso.
Sarà opportuno, ad esempio, rivolgersi a personale sanitario e centri nascita che sostengano questa scelta ed assicurino un aiuto pratico in tal senso (www.unicef.it); questo è ancora più utile se la mamma si trova alla sua prima esperienza di allattamento e se i gemelli sono più di due.

 

Inoltre, se è importante nell’allattamento dei gemelli la produzione di latte, il riposo e il sostegno pratico per la mamma ne sono i presupposti.

Come allattare i gemelli? 
L’allattamento nei gemelli non differisce da quello di un singolo neonato né come modalità, né come tempi.  

Dopo un primo periodo in cui la mamma e i neonati abbiano modo di apprendere singolarmente come poppare, è molto utile farli poppare insieme, contemporaneamente su entrambe le mammelle.
Questo stile di allattamento determina un più elevato innalzamento della prolattina, l’ormone responsabile della produzione del latte e inoltre permette di dimezzare i tempi di allattamento.

 

Per far poppare i neonati insieme, è comodo un grosso cuscino da poggiare sulle ginocchia e mettere entrambi i bambini in posizione  “sottobraccio” (o a pallone da rugby). In alternativa si può sostenere un neonato con l’avambraccio in modo tradizionale, e l’altro bambino collocato sottobraccio.
Quando sono più grandi ed autonomi possono anche essere tenuti con il capo poggiato sugli avambracci materni e le ginocchia di entrambi che si toccano. È anche possibile allattarli stando stese con i bambini che accedono al seno stando sopra alla mamma, questa posizione è comoda specie per l’allattamento notturno.
Nei mesi successivi, crescendo, è possibile che i gemelli assumano uno stile di allattamento più autonomo: saranno più rapidi e potrebbero fare meno poppate, potrebbero anche preferire di essere allattati singolarmente.

 

È importante che l’allattamento venga ben avviato dall’inizio, altrimenti eventuali difficoltà con due bambini possono diventare più difficili da superare.
È necessario verificare che il bambino, quando va verso il seno, tenga la bocca spalancata, così da prendere una buona porzione dell’areola mammaria, specie nella parte inferiore; che la mamma non senta dolore ai capezzoli durante la poppata; che si possano ascoltare i rumori di deglutizione del neonato. Inoltre è necessario effettuare, specie all’inizio, almeno 8 poppate al giorno, o di più, appena i neonati  sembrano richiederlo, senza aspettare che piangano (per es. aprono gli occhi, si succhiano la mano), perché solo queste danno lo stimolo al corpo materno per produrre il nuovo latte in abbondanza.

 

Il periodo dopo il parto è quello più delicato, perché il corpo materno si adatta alle richieste dei bambini se efficaci, altrimenti la quantità di latte non aumenta adeguatamente o si può ridurre rapidamente.
Pertanto, se c’è qualche difficoltà, è utile farsi aiutare da personale esperto ai primi dubbi, senza aspettare troppo.

 

 
E quando i gemelli hanno un peso inferiore alla norma?
Può capitare che i gemelli nascano un po’ prima del tempo previsto o che siano di peso lievemente inferiore  alla norma o che uno sia più forte e vivace dell’altro.  

È una situazione in cui l’allattamento può essere effettivamente più complicato da gestire: i gemelli sono pronti ad alimentarsi da soli, ma possono avere difficoltà a succhiare tutto il quantitativo necessario alla loro crescita. Inoltre, soprattutto in caso di parto cesareo, la mamma può essere stata dimessa dall’ospedale ancora debole; in alcuni casi la soluzione può essere quella di integrare le poppate al seno con il latte materno ottenuto con la spremitura del seno.

 

I suggerimenti seguenti possono essere utili a superare i momenti più difficili:

  • stimolare il bambino durante la poppata, se dorme non riuscirà a mangiare a sufficienza, si può spogliare il neonato e metterlo a contatto “pelle-pelle” con la mamma, si possono effettuare delle carezze prolungate e profonde sulla schiena, sui piedi e sulle gambe, può essere spostato da un seno all’altro più di una volta;
  • se si allatta il gemello più lento contemporaneamente all’altro più vigoroso, l’afflusso del latte dal seno verrà stimolato da quest’ultimo, facilitando così la poppata anche al fratello più debole;
  • in qualunque caso la priorità è nutrire i neonati, pertanto anche se non si riesce da subito, in parte o completamente al seno, potranno essere alimentati con il latte materno spremuto dalla mamma, continuare comunque ad offrire il seno è importante per permettere loro di imparare; se è necessario integrare il pasto, è utile somministrare il latte con un bicchierino o un cucchiaino per evitare che si abituino alla tettarella; se questa modalità fosse difficile da gestire, è importante che la tettarella del biberon abbia i fori molto piccoli e che il flusso di latte non sia veloce;
  • la seconda priorità è quella di stimolare e di incrementare l’offerta di latte materno, questo si può ottenere anche se i gemelli non riescono ancora a poppare efficacemente, tramite l’utilizzo regolare della spremitura manuale o del tiralatte; la spremitura può essere effettuata al termine dei tentativi di poppata al seno, dopo che ai bambini è stata data l’integrazione, e, il latte raccolto, conservato in frigorifero, può essere utilizzato come aggiunta per la poppata successiva;
  • in queste situazioni è molto importante farsi aiutare nella gestione dell’allattamento; ciò che i bambini non riescono a fare nei primi tempi, lo faranno probabilmente qualche settimana dopo, quando avranno acquistato peso, ma, i presupposti del “dopo”, iniziano nei primi giorni di vita.
E se i gemelli sono pretermine?
Non è infrequente, specie se i gemelli sono più di due, che il parto possa avvenire diverse settimane prima del termine previsto. Alle volte può anche accadere che il parto debba essere anticipato a causa delle condizioni materne durante la gravidanza.
Pertanto i neonati saranno ricoverati in un reparto di neonatologia e avranno bisogno di essere assistiti all’interno dell’incubatrice per qualche tempo.  

Se questa condizione può essere particolarmente stressante a causa della possibile preoccupazione per la salute dei piccoli o per le eventuali difficoltà materne, dal punto di vista dell’allattamento è paradossalmente più semplice della precedente.
La mamma infatti deve prevalentemente iniziare la raccolta del latte il prima possibile dopo il parto e praticarla almeno 8 volte al giorno, utilizzando un tiralatte elettrico professionale contemporaneamente da entrambe le mammelle.

 

Questa attività va cominciata già durante il ricovero materno in ospedale, anche se la mamma assume molti farmaci (saranno poi i medici a valutarne la compatibilità con l’allattamento), o se le sue condizioni di salute non sono ottimali.
All’inizio la mamma raccoglierà poche gocce di colostro, il primo latte, molto prezioso per i suoi bambini e poi gradualmente la produzione dovrebbe cominciare ad aumentare.

 

L’allattamento proseguirà poi all’interno di un percorso graduale in relazione alle condizioni dei neonati, che inizia con il contatto “pelle-pelle” con i piccoli e poi con i progressivi tentativi di poppate al seno. In ospedale pertanto la mamma avrà modo di sperimentare passo-passo la gestione dell’allattamento.

 

Più latte la mamma riesce a raccogliere e più avrà possibilità di alimentare con il latte materno i propri gemelli e anche di farli poppare al seno.
Si è visto che, se una mamma  di gemelli riesce a produrre, intorno alla seconda settimana dopo il parto, 1500 ml. di latte, ha più probabilità di allattare

 

E se è il latte non basta ?
Non è infrequente con dei gemelli che il proprio latte non sia sufficiente, specie se sono più di due.
Ci sono dei periodi (tre e sei settimane di vita, terzo mese) in cui i neonati crescono di più e chiedono di poppare più spesso, ciò non significa che non ci sia latte, ma solo che ne va stimolata una quantità maggiore.
 

Dopo due-tre giorni di ritmi più ravvicinati, l’offerta materna si dovrebbe adeguare alle richieste. Dare delle integrazioni sistematiche di latte artificiale può ridurre ulteriormente l’allattamento materno, pertanto questa è una condizione che va ben valutata, perché è possibile che, prima di passare all’aggiunta o  contemporaneamente ad essa, si possa tentare il recupero dell’allattamento materno.
Gli esperti di questo campo hanno diverse strategie applicabili a riguardo.

Un sostegno in più per la mamma: pensiamoci in anticipo
È chiaro che se le necessità di un nuovo nato possono richiedere un certo impegno alla mamma, nel caso di gemelli questo diventa naturalmente molto considerevole. 

Prevedere e programmare già dalla gravidanza un supporto stabile per i genitori, almeno per i primi tempi, diventa fondamentale per riuscire a non stancarsi troppo e a vivere serenamente un periodo speciale nella vita di una famiglia, a prescindere dal tipo di alimentazione si prospetta per i neonati.
Ognuno individuerà risorse interne od esterne alla famiglia a seconda delle scelte personali e delle opportunità, ma l’importante è organizzarsi per tempo.

 

Per l’allattamento l’approccio non cambia, conoscendo le eventuali difficoltà alle quali si può andare incontro, l’importante è mettersi nelle condizioni di affrontarle al meglio, quindi potrebbe essere utile:

  • informarsi con letture specializzate, confrontarsi con l’esperienza di altre mamme o visitare siti internet;
  • frequentare un corso di accompagnamento alla nascita nel quale venga anche discusso anche l’allattamento materno;
  • tenere a portata di mano un buon tiralatte manuale e sapere dove rivolgersi nel caso servisse un tiralatte elettrico professionale;
  • farsi aiutare fin dall’inizio nell’allattamento specie se siete alla prima esperienza, almeno per verificare che tutto stia procedendo adeguatamente;
  • sapere come contattare personale sanitario esperto sull’allattamento in caso di difficoltà.

 

Dopo la nascita rimane fondamentale tutelare la mamma, il suo riposo (dormire quando dormono i gemelli), la sua serenità, aiutarla nelle attività che deve svolgere in prima persona (per es. allattamento) e sostituirla in ciò che è delegabile (cambio pannolini, cucina, pulizia casa, etc.).

 

La mamma deve poter mangiare secondo i suoi bisogni, meglio se con spuntini frequenti e nutrienti.
È utile avere sempre a disposizione una bottiglia d’acqua in caso di sete.
I primi giorni a casa potrebbe essere il caso di evitare visite di parenti e amici, per dare il tempo ai neo-genitori di concentrarsi in questa nuova dimensione “multipla”.

 http://www.ospedalebambinogesu.it/portale2008/default.aspx?IdItem=3299 

Spazzolare è meglio che curare

di Nicola D`Andrea

La carie. Pochi lo sanno, ma è una malattia infettiva. In bocca sono presenti centinaia di microbi, che non provocano disturbi: alcuni di questi però (della specie Streptococcus) producono delle sostanze che fanno fermentare gli zuccheri e quindi alterano lo smalto e la dentina, facendo perdere i minerali essenziali per la buona salute del dente. Questi microbi possono vivere solo sulle superfici dure: diventano colonizzatori della bocca solo quando erompono i primi denti. Ormai sembra dimostrato da molti studi che il consumo di zuccheri, soprattutto con modalità del “poco e spesso”, è il principale fattore favorente la comparsa della carie.
La somministrazione di fluoro previene la carie. Sulle modalità di somministrazione ci sono suggerimenti non sempre concordanti tra gli esperti. Semplificando, sulla scorta dei consigli ufficiali del Ministero della Salute, ci si può orientare così: da 6 mesi a 3 anni 0,25 mg di fluoro al giorno; da 3 a 6 anni 0,50 mg e dai 6 ai 16 anni 1 mg. In commercio si trovano compresse e gocce. Questi dosaggi vanno bene per i bambini che vivono in aeree con acqua a basso contenuto di fluoro, cioè di minore di 0,6 ppm (parti per milione – vedi box). Come si può conoscere quanto fluoro contiene l’acqua che scorre dal nostro rubinetto? Ogni azienda-gestore dell’acquedotto di zona deve fornire il dato; alcune rilevazioni sono state condotte da Altroconsumo e sono reperibili al sito: altroconsumo.it/acquapotabile.
Ma per prevenire efficacemente la carie resta fondamentale l’uso dello spazzolino con il dentifricio.
Fino a un anno. Niente spazzolino, né dentifricio. Basta strofinare delicatamente con garza umida o con gli appositi ditalini di gomma sulle gengive e sui denti.
Da un anno a tre anni. Sì allo spazzolino, no al dentifricio. Il bambino deve iniziare a prendere confidenza con lo spazzolino, ma saranno sempre mamma e papà a pulire i denti. Niente dentifricio, quindi, fino a tre anni perché il bambino non è ancora in grado di controllare la deglutizione e ne ingerisce una quantità troppo alta (il 65% secondo alcuni studi).
Dopo i tre/quattro anni. Spazzolino e dentifricio. Sotto l`occhio vigile di mamma e papà, il bambino può iniziare a lavarsi i denti da solo con spazzolino e dentifricio. Quest`ultimo deve avere un contenuto di fluoro non superiore a 500 ppm (controllate in etichetta). Una quantità che garantisce il corretto apporto di fluoro per proteggere i denti, ma è abbastanza basso per evitare la fluorosi (degenerazione dello smalto dei denti, demineralizzazione e macchie).
Dai 6 anni in poi. È il momento dell`emancipazione. Il bimbo si lava i denti da solo e senza limiti di fluoro. Infatti, può usare un dentifricio per adulti (con 1000 ppm di fluoro) anche perché la quantità ingerita involontariamente scende al 30% perché i riflessi di deglutizione sono già sviluppati.

Quanto dentifricio e quale spazzolino? Basta poco dentifricio, la quantità necessaria a “sporcare” lo spazzolino. Infatti, la pulizia è data dal movimento meccanico dello spazzolino, che deve essere piccolo e con setole morbide. Sostituitelo appena le setole si rovinano. Attenzione agli spazzolini con pupazzetti e simili che hanno impugnature non adeguate e dimensioni spesso eccessive per un bambino rendendo difficile la pulizia dei denti.
Come si lavano? Facendo ruotare le setole dello spazzolino dalla gengiva al dente
Sono efficaci le sigillature dei solchi e delle fossette della superficie occlusale dei denti? È una metodica di prevenzione della carie molto efficace se viene praticata nei due anni successivi all’eruzione, controllandone l’integrità una volta l’anno. Consiste nella copertura di quelle irregolarità dello smalto dentario presenti sulle superfici masticatorie dei molari e dura fino a quindici anni. È indicata specialmente per i primi molari permanenti, data la loro posizione molto profonda nel cavo orale e perciò non facilmente aggredibile dallo spazzolino.
I peggiori nemici dei denti dei bambini? Il succhiotto con zucchero o miele e il biberon con acqua o latte zuccherato. Specialmente se utilizzati durante il sonno, quando la produzione di saliva, che ha comunque un’azione di “lavaggio”, è fortemente ridotta. Queste cattive abitudini sono la causa della carie particolarmente severa, che rapidamente distrugge il dente, con notevole disagio per il bambino: comporta dolore, ascessi e fistole, talvolta difficoltà di alimentazione e conseguente malnutrizione. Non è semplice curare tale condizione e quasi sempre bisogna ricorre a estrazioni multiple con disagi per i bambini e le loro famiglie.
Curare l’igiene orale è sempre importante, in gravidanza lo è ancora di più. Studi svolti in Finlandia, Stati Uniti e Cile e pubblicati sul Journal of Peridontology hanno rilevato che il 30% di gestanti con minacce di parto pre-termine prese in esame aveva nel liquido amniotico il Porphyromonas gingivalis, uno dei batteri responsabili dei disturbi paradontali più seri. Questa scoperta dimostra la capacità del microorganismo di attraversare la placenta e diffondersi nel liquido amniotico provocando un’infiammazione che può determinare persino la rottura precoce del sacco amniotico e quindi un parto prematuro. Nella saliva dei bambini si trovano gli stessi tipi di batteri che si trovano nella saliva della madre: la salute orale e dentale della madre, non favorisce lo sviluppo della carie nella dentatura decidua dei figli. Utilizzare regolarmente collutorio alla clorexidina durante la gravidanza impedisce o ritarda l’infezione da parte degli streptococchi responsabili della carie.

BASSA CONCENTRAZIONE
Un milligrammo è un millesimo di grammo, un grammo è un millesimo di chilogrammo. Così un milligrammo è un milionesimo di chilogrammo. Quindi un milligrammo è una parte per milione del chilogrammo: una sostanza ha un certo valore espresso in parti per milione (ppm), come dire “milligrammi per ogni chilogrammo”.

 

ACQUA MINERALE E FLUORO

Abbiamo detto che una parte del fluoro viene assunta bevendo acqua. Uppa, si sa, è per l’acqua del rubinetto, ma in qualche caso, per motivi di inquinamento dell’acqua dell’acquedotto, potrebbe essere necessario ricorrere all’acquisto di acqua in bottiglia, è utile perciò conoscerne il contenuto di fluoro

FLUORO PER BOCCA? NON TUTTI SONO D’ACCORDO
Nonostante si continui a sostenere l’importanza della fluoroprofilassi per bocca per la prevenzione della carie, è curioso notare come la Linea Guida italiana di cui si parla in questo articolo non riesca a risultare convincente in questo senso. Mancano, almeno così ci pare, le prove solide a sostegno di tale tesi (studi randomizzati e controllati). Per la somministrazione in gravidanza le evidenze sembrano addirittura sostenere il contrario. L’onere della prova sta, come sempre, ai sostenitori di tali interventi su tutta la popolazione; in assenza della prova stessa si può forse pensare di condurre uno studio ad hoc. Numerosi e convincenti sembrano, invece, gli studi e le revisioni sistematiche a favore dell’applicazione direttamente sulla superficie dei denti di prodotti a base di fluoro. In questo caso, tuttavia, andrebbero considerati alcuni problemi di fattibilità a livello economico e di acquisibilità di certe abitudini nel comportamento quotidiano. Sarà interessante analizzare i risultati di una nuova revisione degli articoli scientifici più recenti, che ha tra gli obiettivi la valutazione della somministrazione di fluoro per bocca nella prevenzione della carie e la verifica di eventuali differenze tra l’uso del fluoro per bocca, l’applicazione diretta sulla superficie dei denti e altre misure preventive.
Mattia Doria e Roberto Buzzetti
Da Medico e Bambino n. 3/2010 modificato

Articolo tratto dal sito di UPPA

www.uppa.it

UPPA: domande e risposte su allattamento prolungato e tipo di latte da dare ai bimbi

“Non so se potete togliermi questo fastidioso dilemma che mi assilla: riprendendo il lavoro e continuando ad allattare ho avuto un periodo di “crisi”in cui ero tentata di smettere di allattare la mia bambina di 1 anno, adesso ha 14 mesi ed ho deciso di aspettare che sia lei a “chiedermelo”, ma le persone a cui lo dico mi guardano come se fossi matta, ma è così assurdo? E` davvero impossibile che ciò avvenga? Tutti mi dicono ch non avverrà mai e che lei si attaccherà sempre di più e sarà sempre più difficile farla smettere, e che addirittura le farei del male perché la vizierei troppo. Questo è anche detto da quelli pro allattamento. Ma dopo l`anno di età cosa succede al latte, si trasforma? Grazie per i vostri utilissimi consigli Cristina”

RISPOSTA

Cara Cristina,
l`organizzazione mondiale della sanità consiglia di allattare per due anni e oltre, fin che mamma e bambino lo desiderano. Non esiste il bambino che non si stacca naturalemnte dal seno, ma il bisogno di suzione e l`epoca in cui un bambino è pronto a staccarsi autonomaente sono molto soggettivi. Alcuni studi antropologici hanno evidenziato che in media un bambino abbandona il seno spontaneamente intorno ai tre anni (con molte variabili naturali). Ciò non vuol dire che tutte le mamme debbano allattare fino a tre anni, ma che, naturalmente, tutti i bambini prima o poi si staccano dal seno.

L`allattamento prolungato non è più accettato dalla nostra società perchè i modelli sono cambiati, ma in realtà sono molte le mamme che allattano a lungo (semplicemnte non lo dicono). Inoltre, il latte materno dopo l`anno di vita continua ad avere un`importante funzione nutritiva (pensa che 2-3 poppate al giorno possono arrivare a fornire 1/3 delle calorie necessarie al bambino). Ogni mamma dovrebbe scegliere liberamente quale strada percorrere senza troppi condizionamenti esterni e secondo le proprie modalità (non è che l`allattamento deve per forza essere “selvaggio”, alcune mamme scelgono di offrire il seno solo di giorno, o solo di notte o solo la sera e la mattina o solo in casa); insomma il mio consiglio è che siate tu e il tuo piccolo  a scegliere e non chi ti circonda. Spero di esserti stata utile,
Elena Uga

 

“Dopo l`anno non risultano effetti negativi apprezzabili ma bisogna sempre ricordare che il latte vaccino, anche se biologico, rispetto al latte umano e alla formula sostitutiva è tutto un altro alimento.” Caro UPPA … mi spiega meglio che cosa significa ” è tutto un altro alimento”. Ho preso questa frase da una sua risposta rispetto al latte di crescita. Rispetto a un 3 anni fa i pediatri stanno spingendo molto il latte di crescita o proseguimento al posto di quello vaccino (dopo l`anno), mi domando se sono stati fatti studi scientifici da fonti non interessate a tal proposito Mi aiuta… io tre anni fa con il mio primo figlio a 15 mesi gli ho dato il latte vaccino… e nessuno mi parlava di quello di proseguimento…adesso però i pediatri lasciano intendere che sia migliore per il bambino anche fino ai 3 anni di età… Grazie Valentina Como”

RISPOSTA
Se diamo per scontato che il latte materno resta l`alimento ideale per i bambini anche fino a due tre anni, come dichiara l`OMS, ne consegue che il latte di vacca, ideale per i vitelli, non può considerarsi un vero sostituto, e per convincersene basta guardare la composizione. Questo non significa tuttavia che un latte di vacca più o meno modificato abbia ancora un senso dopo l`anno di vita quando il bambino è in grado di assumere tutto ciò che gli serve anche senza far mai ricorso a qualsivoglia tipo di latte, ma neanche che non possa far uso del latte vaccino come alimento di buona qualità nutrizionale nell`ambito di una dieta varia di tipo “mediterraneo”. Il che vuol dire anche che il latte di vacca e derivati sono benvenuti nella dieta ma non possono essere considerati la componente più importante o maggioritaria, anzi, pena pesanti conseguenze metaboliche a lungo termine.

Bimbo e TV “La televisione sotto i tre anni ? No, otto volte no”

Nei prossimi mesi è atteso nel nostro Paese un nuovo canale satellitare, già attivo negli Usa, dedicato ai bambini tra 0 e 24 mesi, si chiamerà BabyFirstTv. Gli ideatori si difendono dalle critiche degli esperti (come i pediatri dell’Accademia Americana di Pediatria) sostenendo che i bambini molto piccoli vengono già messi davanti alla televisione e quindi è meglio dedicare loro una programmazione che tenga conto delle esigenze e delle capacità percettive tipiche di questa età.

Da sempre i pediatri (ma anche gli psicologici e gli educatori) sostengono la pericolosità del mezzo televisivo nei bambini con meno di tre anni. Questa nuova proposta (con scopi palesemente commerciali) rischia di creare confusione e dubbi nei genitori; occorre forse spiegare e ribadire i motivi per i quali nei bambini molto piccoli lo schermo televisivo è da proscrivere, anche nel caso trasmetta programmi dedicati.

  1. Nei primi due anni di vita il bambino non è ancora capace di distinguere realtà e fantasia, né di fare ragionamenti astratti; vive e pensa per emozioni e percezioni. Nei confronti di un assetto psicologico così particolare qualunque programma televisivo è destinato a provocare estrema confusione, producendo percezioni visive e sonore che potrebbero essere paragonate a vere e proprie allucinazioni, col rischio di deformare e condizionare negativamente la costruzione del senso di realtà da parte del bambino.
  2. Nel primo anno di vita il bambino non ha ancora raggiunto la maturazione che gli permette di avere la consapevolezza di se stesso e della propria individualità; questo processo si realizza attraverso il rapporto con le persone che si prendono cura di lui e l’interazione con l’ambiente. All’interno di una dinamica tanto complessa la televisione può soltanto produrre una grave e pericolosa interferenza senza alcuna possibilità di personalizzare e finalizzare gli stimoli che giungono al bambino.
  3. Nei primi due anni di vita la realtà spaziale e temporale non sono vissute in maniera oggettiva e consapevole, “gli avvenimenti del bambino sono senza connessione”(Fraiberg); sono le figure di accudimento che permettono al bambino di mettere insieme i ‘pezzi’ dell’esistenza che lentamente acquista significato. Lasciare alla televisione questo delicatissimo ruolo può condurre il bambino a farsi un’immagine della realtà completamente falsa ed esterna al suo contesto di vita.
  4. Gli studi di neuroscienza degli ultimi anni hanno permesso di capire che il cervello del bambino nei primi due anni sviluppa specifiche connessioni nervose responsabili della futura attività cerebrale. Gli stimoli esterni compresi nelle esperienze del bambino indirizzano e condizionano il tipo di struttura che progressivamente va organizzandosi. Gli stimoli forniti dalla televisione in questa età sono in grado di condizionare (in una direzione che ancora nessuno ha potuto studiare) lo sviluppo e la maturazione del cervello. Studi scientifici eseguiti su bambini più grandi (3-5 anni) hanno dimostrato che un uso eccessivo e improprio della televisione è in grado di interferire sulla capacità linguistica e sul pensiero matematico, predisponendo in alcuni casi alla sindrome di ADHA (deficit di attenzione e iperattività).
  5. Ancora le ricerche di neuroscienze hanno scoperto che nei primi anni di vita sono molto attivi i cosiddetti ‘neuroni specchio’ i quali, attivando i processi di imitazione, permettono di dare avvio all’apprendimento e alla capacità di relazione e di comunicazione interpersonale (praticamente la base e il senso della nostra vita sociale). La televisione agisce, nel bambino piccolo, in un momento nel quale questo meccanismo è ancora immaturo e privo di qualunque filtro difensivo.
  6. Sappiamo da tempo che il pensiero e la capacità cognitiva nei cuccioli della nostra specie hanno bisogno di svilupparsi attraverso l’interazione con le persone di accudimento. Il bambino piccolo per crescere deve poter toccare ed essere toccato, deve poter inviare un segnale e ricevere una risposta; di fronte ad un viso depresso o inespressivo viene travolto dall’ansia. Per crescere il bambino ha bisogno di lanciare un suono e di ricevere in cambio parole ed espressioni rassicuranti in grado incoraggiare l’invio di altri segnali e di stimolare altri ‘esperimenti’. Tutta questa dinamica e spontanea interazione è impossibile al mezzo televisivo, che non è in grado di rispondere ai segnali-domande del bambino né ha la possibilità di lasciarlo sperimentare alcunché.
  7. E’ falsa l’opinione che stimoli adeguati provenienti dal video (della TV come del PC) possano stimolare l’intelligenza nel bambino piccolo. L’intelligenza nei primi anni di vita inizia a svilupparsi attraverso la coordinazione tra prensione e visione, che significa vedere un oggetto, afferrarlo, assaggiarlo e, più avanti, lanciarlo (magari producendo un bel po’ di rumore e facendo di tutto perché qualcuno lo riporti, con la disponibilità di ripetere l’operazione qualche migliaio di volte). Anche lo sviluppo del linguaggio, e quindi del pensiero astratto, deve prima passare attraverso l’esperienza concreta con gli oggetti ai quali, insieme ai genitori, si deciderà un giorno di attaccare un nome.
  8. Gli autori di questi nuovi programmi definiscono i loro contenuti ‘educativi’, ma nel primo anno di vita nessun bambino può essere veramente ‘educato’, perché la sua esistenza si basa ancora su percezioni e sensazioni, senza ancora la possibilità di rapportarsi a schemi predefiniti (che non siano semplicemente l’interazione con le persone di accudimento); in questa età per uniformare un bambino a schemi esterni ai suoi bisogni occorre impostare un processo più simile all’addomesticamento. I processi educativi saranno operativi più avanti, quando il bambino sarà diventato capace di relazioni consapevoli e personali e avrà iniziato a comunicare direttamente con le persone e con l’ambiente.

Come ha ben sintetizzato la psicologa dell’infanzia Anna Oliverio Ferraris, la televisione nei primi due anni può ‘generare una incompetenza emotiva e cognitiva’.

Noi riteniamo che la vera ‘televisione’ per un bambino piccolo siano i suoi genitori, per i quali il proprio figlio non è un qualunque indefinibile e virtuale (e pagante) telespettatore-cliente-utente, ma l’unico e irripetibile bambino, in ogni caso, il più bello e bravo del mondo.

Di Alessandro Volta

tratto dal sito www.vocidibimbi.it

Baby Blues

Baby Blues, o più correttamente Maternity Blues, significa avere un momento triste e malinconico nel primo periodo dopo il parto. Proprio come gli schiavi neri d’america che sulle rive del Mississipi cantavano i loro tristi e dolci blues ricordando la patria lontana.

Attenzione: non significa che la mamma è diventata la schiava del suo bambino, però è vero che il mondo di prima è ormai lontano e niente sarà più come allora….

Questa tristezza, o semplice alterazione dell’umore, non è una malattia e neppure un vero disturbo, è semplicemente una difficoltà momentanea che se ne va spontaneamente così come è venuta; se viene voglia di piangere è meglio lasciare che i sentimenti facciano il loro lavoro. Dopo il pianto, come dopo un temporale, torna il sereno e ci scopriamo più felici di prima per aver vissuto, e superato, un’esperienza forte. Nascere e far nascere è una esperienza intensa e ambivalente, anche per il nostro bambino, infatti anche lui piange, e piangere un po’ insieme ci rende più sensibili e più uniti.

Che il Baby Blues non sia una malattia lo dimostra l’alto numero di mamme che nei primi giorni dopo il parto presentano questo tipo di umore: 40-70%, a secondo degli studi. Nonostante il momento di crisi le mamme un po’ tristi riescono a prendersi cura sia del bambino che di loro stesse, senza manifestare bisogni e aiuti particolari (ma un sorriso e due parole di incoraggiamento sono comunque sempre opportuni).

E’ utile sapere che dopo l’esperienza del parto possono nascere altre alterazioni dell’umore, che a volte disturbano la mamma fino a renderle difficile l’accudimento del bambino; in questi casi può essere necessario un sostegno, a volte è opportuno anche l’intervento di uno specialista. Ma come riconoscere un semplice blues da un inizio di depressione?

Intanto possiamo considerare il periodo di comparsa del disturbo: il blues di solito si presenta nei primi giorni dopo il parto e già dopo 10-15 giorni la situazione migliora sensibilmente fino a normalizzarsi, una forma (anche lieve) di depressione invece è più frequente dopo 2-4 mesi dal parto e può peggiorare col tempo. Dobbiamo però tenere presente che la depressione è un disturbo che può colpire in qualunque momento della vita (anche nel corso della gravidanza), e sembra che qualcuno sia predisposto a sviluppare questo disturbo. Dopo il parto il particolare assetto ormonale, la nuova identità acquisita, l’impegno e la responsabilità dell’accudimento, possono destabilizzare l’assetto emotivo della mamma.

Un altro modo per capire se il nostro umore è ancora ‘normale’ o inizia ad essere alterato è quello di valutare le capacità di cura verso se stessi e verso il bambino; è evidente che, soprattutto con il primo figlio, i momenti di preoccupazione non mancano e la paura di fare errori è sempre lì in agguato, ma questa piccola ansia normalmente non impedisce la gestione delle quotidiane occupazioni. La mamma che inizia una vera depressione non è semplicemente triste, può essere inappetente, con molte paure, incapace di dormire e di prendere una qualunque decisione, può essere irrequieta e irritabile verso i parenti e gli amici, a volte anche verso il bambino e gli altri figli; non si sente semplicemente una mamma ‘inadeguata’, ma può sentirsi una mamma ‘cattiva’.

In questi rari casi è necessario chiedere aiuto a qualcuno un po’ competente, che possa verificare (con un semplice colloquio) se effettivamente il nostro stato emotivo sta uscendo dai binari della normalità. A volte la mamma rimuove il suo problema e cerca di farsi vedere forte, nascondendo i suoi veri sentimenti per paura di essere giudicata, ma è come coprirsi con molti vestiti per non far vedere a nessuno che abbiamo preso il morbillo, ammalarsi non è mai un colpa e se abbiamo bisogno di cure dobbiamo farlo sapere a chi ha il compito di curarci.

Il compito di curare i disturbi dell’umore è degli psicologi, che attraverso colloqui particolari sono in grado di farci superare le difficoltà; nel caso il disturbo sia più serio può intervenire lo psichiatra il quale dispone anche di farmaci specifici per trattare situazioni selezionate.

l primo aiuto però dovrebbe venire dall’interno della famiglia, prima di tutto dal marito/compagno che ci conosce ed è in grado di leggere nel nostro sguardo e nei nostri gesti se c’è un problema importante; anche gli altri parenti più vicini e gli amici più intimi possono essere di grande aiuto.

Poi non dimentichiamo l’ostetrica che è una donna attenta e sensibile a questi problemi, competente per capire se siamo ancora in una situazione di normalità; potrà essere lei a favorire e organizzare gli eventuali primi contatti con lo specialista. A volte soltanto parlare e aprirsi con l’ostetrica può favorire la soluzione o la limitazione del nostro disturbo, che riesce così a spegnersi come un fuocherello scoppiato in modo fastidioso e inopportuno.

Comunque ricordiamoci che dopo il parto è inevitabile dover ricostruire un nuovo equilibrio e una nuova organizzazione, anche mentale.Forse possiamo tenere presenti alcuni consigli in grado di sostenere il nostro umore:

  • passeggiamo all’aperto tutti i giorni e se possiamo più volte al giorno
  • cerchiamo di incontrare altre persone e di comunicare
  • confrontiamoci e sfoghiamoci con chi è disposto ad ascoltarci con pazienza
  • riposiamo e dormiamo quando è possibile, trascurando la casa se necessario
  • se i parenti sono intrusivi e creano confusione invitiamoli a farsi una vacanza
  • cerchiamo un aiuto domestico o facciamoci regalare piatti già cucinati
  • evitiamo di saltiamo i pasti e mangiamo un po’ di tutto (anche i dolci)
  • chiediamo al papà di prendersi un po’ di ferie (è adesso che ne abbiamo bisogno!)
  • allattiamo il nostro bambino e facciamoci aiutare a farlo con piacere
  • se abbiamo dubbi sulla salute nostra o del bambino facciamoci rassicurare da qualcuno di cui ci fidiamo

Ricordiamo che:

  • come dice un proverbio africano ‘per crescere un bambino occorre un intero villaggio’, e quindi non basta soltanto la mamma

  • esistono anche bambini un po’ più difficili ed esigenti (ma se è il nostro, è comunque il migliore possibile)

  • si impara a conoscere e ad accudire il bambino gradualmente

  • a volte è amore a prima vista, altre volte ci si affeziona lentamente

  • si procede sempre per tentativi ed errori e nessuno è perfetto, come disse Bettelheim, ogni genitore è quasi perfetto

  • la realtà è sempre diversa da come l’avevamo immaginata (e molte volte è migliore!)

Una mamma ha definito il suo disturbo dell’umore come una ‘mancanza di baricentro’, è sufficiente quindi appoggiarsi per un attimo a qualcuno e il ‘baricentro’ ritornerà al suo posto.

Articolo di Alessandro Volta

Tratto dal sito www.vocidibimbi.it

Vellutata di zucchine

Ieri ho provato questa ricetta (http://www.cookaround.com/cucina-vegetariana/primi-piatti/vellutata-di-zucchine-con-crostini-al-parmigiano-1)per la vellutata che credo possa andare benissimo per tutti, dai bimbi in fase di svezzamento fino ai 100 anni!! molto buona, leggere e fresca!

INGREDIENTI

3 zucchine medie

mezza cipolla

1 cucchiaio di riso

2 cucchiai di olio extra vergine di oliva

brodo vegetale

basilico (la ricetta in realtà prevede timo, ma io avevo solo basilico)

Per i crostini

qualche fetta di pane casereccio

olio extravergine d’oliva

2 cucchiai di parmigiano reggiano

Tagliate finemente la cipolla e lasciatela soffriggere con 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva. Aggiungete il riso e fatelo tostare. Lavate e tagliate a fettine le zucchine e unitele al riso. Bagnate con il brodo vegetale e lasciate cuocere per 20 minuti circa. A fine cottura aggiungete il basilico. Nel frattempo tagliate il pane a dadini e fatelo tostare in forno con un filo d’olio a 180°C per 5 minuti. Spolverizzate i crostini con il parmigiano, lasciate in forno ancora un paio di minuti, quindi sfornate i crostini.

Frullate le zucchine e il riso e servite la vellutata con i crostini (ovviamente se il bimbo riesce già a masticare!).

Buon appetito!

 

Ho un ingorgo, una mastite o è un dotto ostruito? E come li curo? - PREVENZIONE E CURA DI INGORGO, DOTTO OSTRUITO E MASTITE -

Ingorgo = una condizione di infiammazione e congestione dell’intera mammella o di un’ampia zona di essa (uno o più quadranti). C’è dolore, il seno è duro, gonfio,caldo, la pelle può essere lucida, il latte non fuoriesce alla suzione o alla spremitura. Febbre assente o leggera, malessere ma condizioni generali buone.

Dotto ostruito = una zona circoscritta del seno dolente e indurita (nodulo), mentre il resto della mammella è morbida. Il latte fuoriesce, ma non da quel dotto. Può esserci arrossamento superficiale della pelle in corrispondenza del nodulo, sensibilità superficiale al tatto. Febbre assente, condizioni generali buone.

Mastite = infiammazione localizzata, più o meno ampia, della mammella, generalmente da un solo lato (se è bilaterale, consultare immediatamente il medico). In genere è l’evoluzione di un ingorgo o di un dotto ostruito non risolto. Può essere anche infezione secondaria da ragadi. Zona del seno indurita (ma può essere anche poco palpabile), dolente, arrossamento evidente superficiale a volte con strie arrossate dalla zona colpita, pelle lucida. Il latte può fuoriuscire in parte. Febbre media o elevata. Condizioni generali non buone, spossatezza, sensazione come da influenza, dolori alle articolazioni, brividi o vampate, sudorazione, prostrazione generale (la madre è giù, piange ecc).

MOTIVI PRINCIPALI DEI PROBLEMI AL SENO:

-  Produzione di latte non ancora calibrata alle esigenze del bambino (l’offerta supera la domanda).

- Mancato drenaggio della mammella (saltare una poppata, abbreviare le poppate, suzione inefficace, uso errato del tiralatte o tiralatte inefficace).

- Stress, stanchezza

- Pressioni sul seno dovute ad un reggiseno o spallina del marsupio troppo stretta, alla cinghia di una borsa a tracolla o dormire a pancia in giù o con il bambino addormentato sul seno

- Infezione originata da ragadi del capezzolo

- Dieta ricca di grassi saturi (aumenta le ostruzioni ricorrenti dei dotti).

RELATIVI COMPORTAMENTI DI PREVENZIONE E CURA:

- Allattare il bambino sin dalla nascita e spesso, anche prima della montata lattea, a richiesta (senza limitazione nella frequenza e durata delle poppate, sia di giorno che di notte)

- Allattare a richiesta (con frequenza almeno di 8 volte al giorno, evitando intervalli troppo lunghi fra le poppate); evitare interferenze come ciucci o biberon; controllare la posizione del bambino e la suzione al seno ed eventualmente correggerla per una maggiore efficacia; allattare in posizioni diverse (il mento del bambino in direzione della zona colpita); non allattare con l’areola troppo tesa per la pienezza ma drenare prima; eventuale uso del tiralatte se il bambino non vuole o non sa poppare con efficacia. NON sospendere l’allattamento.

- RIPOSO possibilmente a letto; cercare sostegno; eventuale prescrizione di antidolorifici e antinfiammatori da parte del medico; gli Omega 3 aiutano a ridurre infiammazione e stress

- Cambiare taglia del reggiseno; non premere con le dita sul seno durante la poppata; dormire con l’aiuto di cuscini per evitare compressioni del seno; evitare che la tracolla o le spalline di borse, fasce o marsupi comprimano il seno

- Correggere la posizione/suzione del bambino al seno per evitare le ragadi; eventuale cura di sovrainfezioni della ragade

- Dieta ricca di grassi insaturi (olii vegetali spremuti a freddo e usati a crudo, omega 3 e 6) evitando i grassi saturi (grassi animali, margarine, grassi idrogenati, olii da cottura, fritti ecc)

 

 

IN AGGIUNTA:

- Fare impacchi caldi (non bollenti) sul seno appena prima della poppata o dell’uso del tiralatte (un pannolino del bambino impregnato di acqua calda è molto pratico): aiuta il flusso del latte.

- Fare impacchi freddi (ad esempio una confezione di piselli surgelati avvolta in un panno) nell’intervallo fra le poppate, per ridurre il gonfiore e l’infiammazione

- Massaggiare delicatamente il seno con movimenti circolari, procedendo a spirale dall’attaccatura verso il capezzolo: aiuta la fuoriuscita del latte e rilassa.

- Farsi massaggiare dolcemente ma con una buona pressione la schiena (piccoli movimenti circolari ai lati della colonna vertebrale dorsale), stando in una posizione comoda e leggermente reclinata in avanti (es appoggiandosi sul piano di un tavolo o sulla spalliera di una sedia): aiuta la fuoriuscita del latte.

 

Se entro 24-48 ore i sintomi non sono comunque migliorati, occorre consultare un medico per una eventuale cura antibiotica, che va proseguita per tutto il tempo necessario per evitare ricadute. Esistono antidolorifici, antinfiammatori e antibiotici compatibili con l’allattamento e non occorre sospendere le poppate.

Tratto dal sito de “la Leche League”

Alattare in gravidanza

Quanti dubbi quando si sta allattando e si aspetta un altro bimbo….

 

Alcune donne decidono di continuare l’allattamento durante la gravidanza, altre di svezzare, molto dipende dall’età del bambino ma anche dai sentimenti personali che scaturiscono in una mamma pensando alla continuazione dell’allattamento in gravidanza. La mamma può avere sentimenti contrastanti, da un lato il desiderio di non interrompere il rapporto con il bimbo allattato, non forzare i tempi di svezzamento, dall’altro a volte il desiderio di concentrarsi sul bimbo che sta crescendo in lei. I capezzoli possono diventare molto sensibili, tanto da rendere fastidioso allattare, oppure la mamma può sentirsi particolarmente stanca, attraversare un inizio gravidanza faticoso. Non esiste una regola da seguire,una scelta giusta da fare, ogni donna conosce la scelta “migliore” per lei, quella che la fa stare bene, e può decidere in totale serenità, sempre che la gravidanza proceda senza problemi e non si tratti di una gravidanza identificata “a rischio”.

 

Nulla vieta comunque di cambiare idea in corso d’opera, o rivedere tempi, modalità, forse porre qualche limite quando se ne sente il bisogno!

 

Alcuni bambini si svezzano da soli durante la gravidanza, un po’ perché ad un certo punto la quantità di latte diminuisce, ma anche perché sembra che ad un certo punto il latte cambi sapore, avvicinandosi al salato in alcuni casi.

 

Altri bambini non demordono neanche quando avvengono cambiamenti nella quantità e nel sapore, e continuano a ciucciare… Difficile prevedere cosa accadrà nell’arco di nove mesi.

 

Allattare durante la gravidanza non toglie nutrimento al bambino che si sta formando, purché la mamma si alimenti adeguatamente, prenda peso in gravidanza e si riposi secondo la propria necessità. In alcuni casi potrebbe essere necessario assumere calorie in più o prendere integratori, ma questo è da valutare situazione per situazione insieme alla persona che segue la gravidanza. Di contro gli ormoni in circolo durante la gravidanza non possono nuocere al bambino allattato.

 

Può capitare che sopravvengano lievi contrazioni uterine provocate dalla suzione del bambino (di solito impercettibili), ma queste non provocano danni al bambino in pancia e, in una gravidanza non patologica, non aumentano il rischio di un aborto spontaneo o di una nascita pre-termine (che però potrebbero avvenire per altri motivi).

 

Le cause di un aborto spontaneo o di un parto prematuro possono essere molteplici, e tanti fattori concorrono ad un evento di questo tipo, a volte prevedibili, altre volte del tutto imprevedibili ed inevitabili.

 

Tra l’altro lo stesso tipo di contrazioni provocate dalla suzione del bambino (quelle che solitamente sono impercettibili) si presentano a volte in maniera più accentuata in concomitanza dei rapporti sessuali che solitamente continuano durante la gravidanza, se non ci sono particolari problemi. Infatti la stimolazione del capezzolo, in generale, provoca la secrezione di ossitocina, e di conseguenza piccole contrazioni uterine.

 

Se durante la gravidanza i rapporti sessuali non sono controindicati, o vietati, solitamente non c’è motivo di preoccuparsi per eventuali lievi contrazioni provocate dall’allattamento.

 

Se si nutrono dubbi circa la prosecuzione dell’allattamento in gravidanza, la soluzione migliore potrebbe essere discutere di questi dubbi con un ginecologo/ostetrica che sostiene l’allattamento, valutando di conseguenza se sussistano rischi reali (se la gravidanza stessa è considerata a rischio) che richiedono una sospensione dell’allattamento.

 

Tra i fattori da valutare: eventuali problemi di salute, precedenti aborti o parti prematuri, dolori uterini.

 

Info Allattamento – ottobre 2011

http://www.facebook.com/notes/info-allattamento/allattare-in-gravidanza/277521082270910

Allattare i gemelli – I gemellini si possono allattare!

Da Da mamma a mamman. 43, primavera 1996

 

Quando seppi di essere incinta di due gemelli attraversai alcuni giorni di panico e disperazione, perché non riuscivo a immaginare come avrei potuto far fronte all’impegno, come avrei potuto trovare ancora spazio per le coccole, il gioco, la relazione con ciascuno di essi.

Poi decisi che non mi sarei fatta spaventare, e mi convinsi che sarei riuscita a vivere questa esperienza considerandola una doppia fonte di gioia e non un doppio lavoro, e che tutto si sarebbe svolto naturalmente.

Sara e Anna sono nate in agosto, al termine di una gravidanza non difficile e giunta al 9° mese; contavo di avere un parto naturale e di attaccarle subito al seno, ma il travaglio non si è avviato e sono nate con il taglio cesareo. Questo però non ha assolutamente interferito con la convinta decisione di allattarle al seno: già dopo 2/3 ore dal parto, mentre ero ancora semi-incosciente, il loro papà ha iniziato ad attaccarmele, una alla volta, e le bambine hanno subito mostrato di… gradire!

Durante la degenza in ospedale le ho sempre tenute in camera con me, attaccandole ogni volta che piangevano e rifiutando aggiunte o simili. Certo nei primi giorni è stato faticoso scendere innumerevoli volte dal letto per cambiarle e allattarle, ma ritengo che quei momenti siano stati fondamentali per imparare a prendermi cura di loro e acquistare una certa sicurezza, grazie al fatto di essere in un ambiente dove sapevo che in ogni momento avrei potuto chiedere un aiuto o un consiglio.

Quasi subito cominciai a provare molto dolore quando le bambine si attaccavano e nei primi istanti che succhiavano, anche perché succedeva complessivamente 14/15 volte al giorno . Ma tenendo i capezzoli ben asciutti e facendo prendere aria e sole evitai del tutto problemi di ragadi, e anche il forte dolore che provavo all’inizio di ogni poppata in qualche settimana passò.

Un altro problema dei primi tempi era che mentre ne allattavo una, se l’altra piangeva non riuscivo a intervenire e a consolarla: naturalmente l’ho risolto nel modo più ovvio, cioè allattandole contemporaneamente, sistemandomi su un divano con l’aiuto di qualche cuscino, e in questo modo le poppate sono diventate davvero un momento di distensione e intimità per tutte e tre.

Sin dal primo controllo pediatrico mi è stato detto di somministrare alle bambine vitamina D, fluoro per i denti, e di offrire eventuali integrazioni di latte artificiale, e successivamente, verso i 3/4 mesi, di iniziare a proporre qualche pappa: ogni volta queste indicazioni mi mettevano un po’ in crisi, perché contrastavano con la mia convinzione che anche l’allevamento dei bambini, così come la nascita, non dovesse necessariamente essere medicalizzato, ma potesse svolgersi in modo naturale, tradizionale; d’altra parte c’era anche il timore che, per voler fare di testa mia, potessi danneggiare in qualche modo le bambine. Ho parlato di questi problemi con le altre mamme de La Leche League della mia città, ho ascoltato le loro esperienze e da loro ho ricevuto indicazioni di libri e pediatri che mi hanno rassicurata sulle mie scelte, e ho felicemente continuato ad allattarle al seno evitando di somministrare integratori.

Ora che le bambine hanno sette mesi continuano esclusivamente con il mio latte e crescono benissimo, mangiano generalmente cinque volte al giorno e ognuna ha il suo seno “personale”; io ho mantenuto la mia alimentazione vegetariana, che seguo da 18 anni, e non ho alcun problema di affaticamento.

Quand’ero incinta le persone con cui parlavo dicevano che avrei dovuto assolutamente trovare un aiuto fisso, che non potevo farcela da sola, che se volevo allattarle avrei dovuto fare la nutrice a tempo pieno; sono invece assolutamente sicura che l’allattamento al seno mi abbia offerto tante facilitazioni nell’allevare fin qui le mie bambine: la sicurezza di poter sempre offrire loro consolazione e rifugio, la comodità nel metterle a nanna la sera (si addormentano al seno e poi vengono portate nei loro lettini) o nel riaddormentarle se si svegliano di notte (chi si sveglia viene nel lettone, si attacca e ci si riaddormenta insieme), la possibilità di andare ovunque con le bambine avendo la pappa sempre pronta, il risparmio di tempo e di lavoro non dovendo preparare biberon, così che le poppate sono veramente un momento di riposo e di contatto con le piccole.
Grazie all’allattamento al seno, e certo anche a un papà collaborativo e a due bambine che di notte hanno sempre dormito abbastanza bene, sono arrivata fin qui senza aiuti esterni, riuscendo persino a ritagliare qualche spazio per me nella giornata (ad esempio la sera dopo averle messe a letto) e soprattutto a far sì che la vita con le bambine non sia solo lavoro, come avevo inizialmente temuto, ma anche e per la maggior parte coccole e gioco.

Articolo tratto dal sito de “La Leche League”.

 

Muffins al cioccolato

In questi giorni grigi ed uggiosi cosa c’è di meglio di prepare qualche dolcetto, soprattutto se poi possiamo anche “farci aiutare”  dai nostri bimbi e trovare così anche un modo divertente per passare del tempo insieme!! Ho provato questa ricetta per fare i muffins al cioccolato (ovviamente si possono fare anche senza o aggiungere altri ingredienti, per esempio mela e cannella o uvetta) trovato sul sito www.cookaround.it (http://www.cookaround.com/yabbse1/showthread.php?t=49738): sono super facili, super veloci e super buoni!!!!

INGREDIENTI

Farina:  250g

lievito per dolci:  2 cucchiaini

bicarbonato: mezzo cucchiaino

zucchero: 180g

cacao amaro: 2cucchiai

gocce di cioccoalta: 150g (comunque a piacere!)

vanillina: 1 bustina

latte: 250g

olio di semi: 90g

uovo: 1

Mettere in una ciotola gli ingredienti secchi e mescolare. In un’altra ciotola sbattere velocemente gli ingredienti. Le gocce di cioccolato , per evitare che cadano tutte in fondo al muffin, è meglio metterle in freezer in un contenitore chiuso e poi passarle nella farina prima di aggiungerle agli altri ingredienti. In un’altra ciotola sbattere velocemente gli ingredienti luquidi (uoco, latte e olio). Con l’aiuto di un mestolino riempire gli appositi stampini (non riempirli del tutto, per evitare che trabordino durante la cottura). a piacere metter qualche altra goccia di cioccolato o altre decorazioni (granella di zucchero o altro) sopra ai muffins.

Infornare a 200°C e cuocere per circa 20 minuti.

e…buon appetito, sono squisiti!!!!