Sonno e cure prossimali

I MITI MODERNI
ο Lascialo piangere, che si deve abituare.
ο Deve imparare a dormire da solo il prima possibile.
ο A quest`età ancora attaccato al seno!
ο Non prenderlo in braccio perché se no ”si vizia” e dunque… sdraiette, carrozzini e seggiolini.
ο Deve acquisire il prima possibile l`indipendenza.

 

CURE PROSSIMALI
I comportamenti di attaccamento fra madre e bambino svolgono un`importante funzione, poiché fanno parte di un sistema finalizzato a garantire al bambino la vicinanza fisica con l`adulto, condizione necessaria per la sua sopravvivenza. Questi comportamenti sono geneticamente predeterminati e si dividono in “distali” (da lontano: piangere e seguire) e “prossimali” (da vicino: sorridere, succhiare e aggrapparsi). Anche il modo di accudire i piccoli può essere più o meno “ravvicinato” a seconda della specie animale; gli uomini accudiscono i piccoli molto “da vicino” e quindi praticano cure “prossimali”.

 

IL LETTONE NEL MONDO
Fra gli indigeni che vivono in riserve del Mato Grosso (Brasile) la percentuale di cosleeping con i bambini fino ai 10 anni di età sfiora il 100%!
In Corea i 3/4 delle madri approva il dormire nello stesso letto con i bambini fra 3 e 6 anni di età. I motivi principali sono: ”per vigilare sul bambino mentre dorme” e ”il bambino è troppo piccolo per dormire da solo”.
In Estremo Oriente si raggiungono le percentuali più alte di cosleeping: 93% in India, in Thailandia fino a pochi anni fa era quasi la regola e – fatto che può sembrare strano, ma si spiega alla luce delle attuali conoscenze – la ”morte in culla” era completamente sconosciuta.
In Europa ci sono percentuali molto diverse, dal 2% della Francia (1-2 anni) al 25% della Germania (5 anni), al 44% della Svizzera (2-7 anni) al 65% dell’Inghilterra.
In Italia la frequenza va dal 5% (5-11 anni) al 24% (2-4 anni)
Negli USA varia moltissimo dal 6% (bianchi di New York) al 22% (ispanici di New York) al 70% (neri di Cleveland) all’88% (New Orleans) ed è raddoppiata negli ultimi 13 anni fra i lattanti minori di un anno.

 

UN MODO TIPICAMENTE GIAPPONESE
“Sa dottore, di notte mia figlia insiste a mettere il bambino da solo in una stanza diversa da quella dei genitori.Il bambino dovrebbe dormire tra i genitori nel modo tipicamente giapponese, nella forma che assume la parola giapponese kawa. (che significa “fiume“ e si rappresenta con un’ideogramma composto da tre linee verticali). Gliel’ho detto ma non ha voluto ascoltarmi “
Da “La trasmissione transgenerazionale dell’abbandono“, Hisako Watanabe, in J. Martín Maldonado-Durán “Infanzia e salute mentale“, Ed. Raffaello Cortina, 2005.

 

L’ANSIA DA SEPARAZIONE
Quando il bambino cresce acquisisce la capacità di spostarsi prima gattonando e poi camminando e quindi è capace sia di esplorare l’ambiente che di seguire la madre. In quel momento il piccolo è più attivo nel mantenere la vicinanza alla madre, e lo fa perché un istinto arcaico, geneticamente determinato, instilla in lui l’ansia da separazione. Il piccolo ha paura di allontanarsi e si mantiene attivamente vicino. Continua a richiamare col pianto la madre se la vede allontanarsi e non può raggiungerla e si tranquillizza appena lei si riavvicina: è questa la fase in cui si manifesta la paura dell’estraneo. Questa fase inizia verso gli 8 mesi e termina intorno ai 3 anni. Non è forse un caso che l’inserimento all’asilo storicamente viene collocato dopo il 3 anno di vita. La madre tenendosi vicina al figlio, e rispondendo prontamente al suo richiamo, lo tranquillizza e così facendo lo incoraggia ad esplorare il mondo senza paura rassicurandolo della sua presenza e del suo pronto accorrere in caso di bisogno. Se una madre si mostra poco affidabile ed incostante nel rispondere ai richiami, il bambino può ridurre la sua esplorazione perché è preoccupato. Se invece la madre frustra ripetutamente il bisogno di vicinanza del bambino, questo può rinunciare alla sua protezione soffocando le sue emozioni e rinunciando a piangere e a chiamare esibendo così una falsa precoce ”autonomia”.

 

L’ATTACCAMENTO SICURO
Col tempo il bambino, via via che diviene più maturo ed autosufficiente, ha sempre minore bisogno del contatto stretto con la madre e, soprattutto se ha acquisito per esperienza fiducia nella sua pronta risposta in caso di bisogno, riesce ad emanciparsi quasi completamente dal bisogno dello stretto contatto fisico che aveva caratterizzato le prime fasi del suo sviluppo.
In questo lungo percorso di crescita dei bambini la vicinanza è ottenuta tramite meccanismi prevalentemente indipendenti dalla volontà e determinati biologicamente. Furono questi a consentire la sopravvivenza della specie e per questo sono profondamente radicati negli esseri umani.
Per tutta l’infanzia la separazione produce una reazione di allarme nei bambini. Le madri sono esse stesse preordinate biologicamente alla cura ottimale della loro prole e quindi a rispondere alle richieste di vicinanza e dunque a rispondere al pianto e a calmare i loro bambini. Una cura sensibile dei propri figli implica da parte della madre la riduzione costante e coerente degli stati di stress dei piccoli come accade corrispondendo al bisogno di vicinanza dei piccoli.
Tale tipo di accudimento è correlato alla creazione di un”attaccamento sicuro” nei bambini e cioè ad una maggiore sicurezza interiore, una maggiore empatia e una più efficace autoregolazione degli stati emotivi. Tale patrimonio di emozioni positive caratterizzerà per sempre la vita adulta dei bambini accuditi sensibilmente, costituendo un fattore forte di resistenza ad un certo numero di malattie fisiche e mentali e preparandoli ad essere a loro volta genitori sensibili con figli più sicuri.

 

Articolo tratto da UPPA:

http://www.uppa.it/dett_articolo.php?ida=210&idr=13&idb=76

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...