Plasmon contro Barilla: baby food? No grazie Una strana coincidenza e tre domande

Plasmon contro Barilla: baby food? No grazie
Una strana coincidenza e tre domande
05/12/2011

Nell`arco di pochi giorni si sono verificati due eventi, che non possono non interessare le famiglie.
Plasmon, famosa ditta di prodotti per l`alimentazione dei bambini ha lanciato una campagna di pubblicità comparativa, in cui sostiene che la pastina e i biscotti prodotti da Barilla, un`altrettanto famosa ditta di prodotti alimentari, non dovrebbero essere utilizzati per i bambini fino a 3 anni: conterrebbero dosi troppo alte di pesticidi.
Il presidente di un sindacato di pediatri ha diramato un comunicato i cui contenuti sono sostanzialmente gli stessi (senza citare però nomi commerciali), ma con un`aggiunta: sono i pediatri che garantiscono sull`alimentazione dei bambini piccoli.
Si tratta di una normale guerra commerciale e di un`altrettanto normale presa di posizione “scientifica”, oppure c`è in ballo qualcosa di più?
Intanto la coincidenza di questi due eventi è quantomeno curiosa: difficile sfuggire al sospetto che si tratti di un`azione coordinata. Se così fosse, sarebbe deplorevole che un`organizzazione di pediatri (anche se si tratta solo di un sindacato e non di una società scientifica) si fosse accordata con una multinazionale per influenzare gli acquisti delle famiglie italiane. Ma noi non ci occuperemo di questo aspetto, perché ci sembra, tutto sommato marginale.
Le vere questioni in ballo, a nostro parere, sono tre: è vero che gli alimenti destinati al mercato contengono sostanze potenzialmente tossiche? E` indispensabile che i bambini si alimentino esclusivamente con prodotti industriali studiati per loro, oppure possono utilizzare il cibo di tutti? Sono i pediatri che devono gestire l`alimentazione dei bambini, o sono le famiglie che devono curare un`alimentazione sana per tutti, compresi i figli piccoli?
Alla prima domanda si può rispondere così: sappiamo che la legge italiana prevede un doppio standard per quello che riguarda i prodotti alimentari (le concentrazioni di pesticidi ammesse per i prodotti destinati al bambini sono molto inferiori a quelle ammesse per i prodotti destinati agli adulti), ma se esiste il sospetto che concentrazioni ritenute sicure per gli adulti possano essere pericolose, allora si fissino concentrazioni più basse, se non vogliamo ridurci tutti ad una dieta a base di biscottini solubili e pennette. Se invece i limiti per i pesticidi ammessi nei prodotti per adulti sono sicuri, va benissimo che esistano in commercio prodotti ancora meno “inquinati”, ma sarà anche bene che le famiglie si sentano libere di scegliere, senza subire campagne terroristiche.
La seconda risposta non può non tenere conto di una doppia considerazione: quello che si mangia fino a tre anni rappresenta una quota infinitesimale di quanto si mangi in tutta la vita; i bambini non mangiano solo pastina e biscottini e neppure si alimentano esclusivamente con vasetti e scatolette “prescritti” dal pediatra, ma, grazie al cielo, sgranocchiano croste di pane e pezzi di pizza, affondano i primi dentini in ciambelloni preparati dalle mani amorose delle loro mamme ecc. ecc. E allora come la mettiamo? La vita di ciascuno sarebbe composta da due fasi: la prima (breve) tutta a base di baby food (e giù botte sulle manine, se si allungano su una fetta di panettone), e la seconda (lunghissima) in cui si mangia di tutto. Ma la nostra salute sarebbe condizionata in maniera determinante da una parte di quello che si mangia nei primi tre anni, cioè da una quota sostanzialmente irrilevante degli alimenti introdotti nel corso della vita. Non ci sembra un`ipotesi verosimile.
E veniamo alla terza questione che, come pediatri, ci riguarda più da vicino. La letteratura scientifica internazionale ci offre continuamente nuove dimostrazione dei danni che la medicina ha fatto quando ha deciso di appropriarsi della gestione dell`alimentazione dei bambini, sottraendola alla responsabilità delle famiglie ed espropriando così le mamme del loro “sapere”, tramandato da generazioni. Tanto per fare un esempio che tutti possono capire, la crescente diffusione delle allergie alimentari dipende in gran parte, ormai lo sappiamo per certo, dalle “regole”, dalle “esclusioni” e delle insensate “progressività” che proprio noi pediatri abbiamo imposto fin`ora alle famiglie. Lo stesso divieto di aggiungere sale alle pappe dei bambini (che noi pediatri abbiamo imposto per decenni) sembra essere, oltre che non giustificato da alcuna evidenza scientifica, responsabile di una parte dei disturbi della condotta alimentare dei bambini piccoli. E allora, vogliamo imparare dall`esperienza, come si addice a chi vanta un background scientifico, oppure no? Vogliamo che la pediatria progredisca e acquisisca un ruolo sempre più consapevole nella difesa dei bambini dalle malattie, oppure preferiamo fermarci alla vecchia figura del pediatra, alle prese con i “dosaggi” delle patate e delle carote nel brodo vegetale o con la “prescrizione” (sul ricettario, mi raccomando!) di questo o quell`alimento in vendita, chissà perché, in Farmacia?
Noi non possiamo che ribadire la nostra proposta: bambini allattati al seno nei primi mesi, e poi alimentazione sana ed equilibrata per tutta la famiglia, con prodotti sicuri e gustosi.
Che le ditte produttrici di alimenti per grandi e piccini si facciano pure tutte le guerre che vogliono. Noi pediatri preferiamo starne fuori.
Di redazione UPPA

http://www.uppa.it/articolo.php?id=102

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