Quando il mio bimbo piange

Articolo interessante su come affrontare le “famigerate coliche”, terrore di tutti i neo-genitori!

Il pianto
Il pianto è una manifestazione tipica delbambino nei primi mesi di vita; compare già nei primi giorni, inizia a aumentare dalla seconda settimana per arrivare a un massimo al secondo mese. Poi le crisi di pianto diminuiscono fino a scomparire al quarto. Normalmente un bambino nei primi mesi di vita può piangere anche fino a due/due ore e mezzo al giorno.
Questo comportamento del bimbo è universalmente presente in ogni cultura. Vie ne chiamato anche colica se il pian to è mol toprolungato o difficile da controllare.
La colica Il pianto della colica non indica l’incapacità del genitore a un buon accudimento: an che con le migliori cure del genitore il bambino può piangere in modo incontrollato. Spesso le crisi di pianto compaiono di po meriggio o alla sera. Il bambino inizia ad a ve re un pianto “rabbioso”, flette le gambe e agita le braccia, cambia l’espressione del volto e appare come inconsolabile. Spesso le crisi sono intervallate da momenti di quie te. Il pianto, o colica, è un’attività del lattante spontanea e ha la funzione di co municare.
Molto raramente la colica indica un dolore, una malattia o un disturbo organico. Negli studi eseguiti su lattanti che piangevano
inconsolabilmente o erano irritati o agitati, solamente meno del 5% presentava una malattia. Di norma, tutti i bam bini che hanno le coliche sono sani e forti.

Cosa fare?
Si possono provare diversi metodi per calmare un bimbo che piange: parlargli; cantare; massaggiarlo; cullarlo dolcemente; fargli ascoltare musica, suoni o rumori ovattati; oppure cambiare la temperatura della stanza o modificare i l suo vestiario. Si può consolare il bimbo facendogli succhiare il ciuccio anche se è allattato al seno,perché questo comportamento, se offerto a partire dalla seconda settimana di vita quando si è già stabilita una buona abitudine al seno, non riduce la durata dell’allattamento.
Si può provare anche a ridurre le stimolazioni (visive, uditive o tattili), così da offrire un ambiente più tranquillo. Si tratta di
strategie possibili da discutere fra genitori e pediatra del bambino.

Si può prevenire con le cure prossimali?
Fasciare, avvolgere, abbastanza stretto, il bimbo è stato visto essere molto efficace nel ridurre le crisi di pianto se si inizia questa
pratica entro le prime settimane di vita.
Anche questo è un argomento da discutere fra genitori e pediatra del bambino. Un altro intervento di provata efficacia è quello di prenderlo in braccio molto spesso durante la giornata, oppure di tenerlo sul grembo o contro il petto, o nel marsupio o fasciato al proprio corpo. Questi comportamenti sono definiti “cura prossimale” per distinguerli dal comportamento tradizionale dei genitori, oramai tipico della nostra cultura, di tenere spesso il bambino nella culla, nel seggiolino o nel lettino in una stanza appartata anche se dorme. Se le cure prossimali sono praticate dal momento della nascita, il pianto si riduce in modo sensibile, anche se non scompare, per tutto il periodo delle coliche: una vera e propria prevenzione. Se queste pratiche vengono offerte quando le crisi di pianto inconsolabile sono già presenti, difficilmente riusciranno a ridurre la colica.

Cosa non fare
Le coliche dei primi mesi mettono a dura prova la pazienza e le capacità di cura dei genitori. L’impegno a essere un buon genitore s’infrange contro un bambino che non risponde agli sforzi, sfociando talvolta in un sentimento di avvilimento e frustrazione.
Questi stati d’animo sono normali. Tuttavia, può succedere che in questi momenti si rischi di scuotere il bambino nel tentativo
di farlo smettere. Non si deve scuotere il bambino nel tentativo di calmarlo. Scuotere, scrollare, dondolare con molta
forza il bambino può provocare danni biologici irreparabili al corpo e al cervello.
Non si deve mai farlo. Quando ci si accorge di stare per perdere il
controllo si può:
— appoggiare il bimbo nella culla o nel suo box;
— vedere se un amico, un parente o un vicino di casa possono sostituirci per accudire temporaneamente il bambino;
— allontanarci;
— guardare la tv, leggere un libro, ascoltare musica, fare della ginnastica, parlare con un amico con l’intento di calmarsi;
— solo quando si è di nuovo calmi, si può ritornare vicino al bambino.
Insomma quando si è frustrati o arrabbiati occorre calmarsi ma mai scuotere il bambino.

Fonti bibliografiche
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http://db.acp.it/Quaderni2007.nsf/dc7b105f0a98f12dc125786c002ac9b7/cb724d0ccd2f5f54c125789b003450b4/$FILE/Quaderni%20acp%202011_18%282%29_92.pdf

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