Archivio | gennaio 2012

Svezzamento – Introduzione precoce di alimenti solidi

Riportiamo la risposta del dott. Piermarini in UPPA relativa all’introduzione precoce dei cibi solidi, proposta da alcuni pediatri.

Avrei una domanda su allattamento al seno. I dettami OMS parlano di allattamento esclusivo per i primi 6 mesi, come si relazione con la finestra temporale dei 4 e 6 mesi, dove l`introduzione degli alimenti sembrerebbe diminuire la probabilità di malattia atopiche? Lo chiedo, perchè diverse mamme raccontano il consiglio di pediatri di introdurre assaggi di “alimenti della tavola” e ci sono articoli di diverse riviste che sembrano andare in questa direzione (Medico e bambino 3/2009 “La dieta dei primi mesi e lo sviluppo dell`atopia”) Grazie Lucia

RISPOSTA

Chiariamo innanzitutto che la finestra per lo sviluppo della tolleranza è in realtà aperta fino a 7 mesi compiuti e che superare i limiti massimi significa solo ridurre gradualmente l`efficienza del meccanismo e non abolirlo. e che, limitatamente a, conviene. Premesso questo, anche accettando per buoni i limiti superiori, per i quali aspettiamo ulteriori studi di conferma, bisogna necessariamente fare i conti con la maturità generale dei bambini, che non sempre sono disposti ad accettare un`offerta di cibo intempestiva. Forzare un bambino che non mostra interesse non solo provoca  problemi dell`alimentazione di vario tipo ma il frequente rifiuto del cibo vanifica anche il tentativo di sfruttamento della finestra.

Lucio Piermarini

Crema alla Sogliola e verdure

 

Ingredienti (per 4 porzioni di pappa… poi dipende dall’appetito del vostro cucciolo)

1 sogliola piccola

1 carota piccola

1 zucchina

1 gamba di sedano

1 patata grande (o tre piccole)

3-4 foglie di salvia

Dopo aver tolto la pelle alla sogliola cuocetela intera al vapore insieme a tutte le verdure.

Una volta cotta pulite la sogliola, stando attente a togliere tutte le lische e le spine (io, per essere certa che non ne fossero rimaste, ho spezzato la sogliola con le mani) e omogeneizzate tutto – pesce e verdure- compresa la salvia.

Servite con un cucchiaino di olio d’oliva e, mi raccomando, NON aggiungete il parmigiano!!! Voi di solito mangiate il pesce con il formaggio?

Frutta cotta alla vaniglia

Questa ricetta, semplicissima da realizzare, nasce dal desiderio di far assaggiare al mio bambino lo yogurt naturale. All’inizio ho provato ad aggiungere la frutta grattugiata al momento, ma l’acido dello yogurt non convinceva molto il mio piccolo.

Allora, traendo ispirazione da un libro di ricette, ho provato a fare in questo modo:

Ingredienti

1 pera Kaiser

mezza banana

un pezzetto di vaniglia

yogurt bianco

Sbucciate la pera e tagliatela a pezzetti. Tagliate a rondelle la banana. Mettete la frutta in un pentolino con un po’ d’acqua, in modo che la frutta sia coperta per metà. Aggiungete un pezzettino di vaniglia. Cuocete per 15 minuti a fuoco abbastanza vivace, in modo che l’acqua si restringa. A cottura ultimata togliete la vaniglia e omogeneizzate la frutta, senza l’acqua. Servite la frutta da sola, oppure aggiungendo due/tre cucchiaini di yogurt.

L’acqua di cottura può essere utilizzata come succo di frutta, oppure, come suggerisce una mia amica, per cuocere le pappe di verdure, in modo da addolcirne un po’ il sapore.

Bambini da indossare

Nel 1986 l’autorevole American Academy of Pediatrics pubblicava i risultati di un esperimento in un modernissimo ospedale di Montreal. Il  campione era formato da  99 mamme e dai loro neonati. Lo scopo era quello di verificare se, come qualcuno credeva, i bambini tenuti in braccio presentavano una riduzione significativa del pianto rispetto a quelli che, invece, venivano lasciati nella culletta. La risposta forse può apparire scontata, ma per la scienza nulla è vero se non è misurabile. Così, dopo aver verificato che effettivamente i neonati portati in braccio piangevano il 45% in meno degli altri, e che anche nelle ore serali, quelle peggiori, quasi non piangevano affatto, allora hanno scritto che sì, effettivamente, non si può negare: tenere in braccio i bambini, o tenerli a contatto con il corpo delle madri, fa bene.
Chissà quale faccia avrebbero fatto di fronte a tali conclusioni tutte quelle donne, nate prima che le case farmaceutiche inventassero il latte artificiale, che per poter lavorare si  infagottavano addosso i loro neonati con fasce improvvisate, o quelle  madri del cosiddetto terzo mondo che, ancora oggi,  si portano addosso i loro bambini anche quando sarebbero in grado di camminare, bambini che, guarda caso, piangono la metà dei nostri, non soffrono di coliche gassose e non si succhiano il dito.

Sono passati molti anni dall’articolo americano, esattamente 23 anni, e qualcuno sembra aver imparato la lezione. Adesso questo modo di portare i bambini è diventato una moda ed è stato ribattezzato Baby wearing, un inglesismo che trasforma una pratica vecchia di secoli in uno stile pratico e divertente, un po` etno e un po` hippy.

Negli anni ‘70, quindi molti anni prima dell’esperimento nel reparto pediatrico di Montreal, in Colombia, paese del terzo mondo, veniva sperimentata con successo la Kangaroo mother care, ovvero la “Cura della madre-canguro”, che esprime con altre parole lo stesso concetto del Baby wearing, con la differenza che si usa in riferimento ai bambini prematuri.
Negli ospedali colombiani le cullette termiche erano insufficienti e il numero di bambini prematuri troppo alto. Così si è pensato: se funziona con i cuccioli di canguro, funzionerà anche con i cuccioli di uomo. E così è stato.
Negli anni successivi molti studi hanno confermato i benèfici effetti del contatto tra mamme e bambino anche sui neonati con un peso inferiore ai 600 grammi. Oggi sappiamo che la Kangaroo mother care permette al neonato di mantenere una  temperatura corporea costante, migliora il ritmo cardiaco e respiratorio riducendo le apnee, favorisce l`allattamento al seno, determinando una riduzione significativa delle infezioni gastrointestinali; quindi, diminuisce fortemente il ricorso ai farmaci e ad ulteriorei cure che esporrebbero comunque il neonato a dei rischi; in ultima analisi, riduce l’eventuale durata e i costi di ospedalizzazione, assicurando complessivamente una maggiore percentuale di sopravvivenza del neonato.

Dal 1979 questa pratica si è estesa a molti paesi del Centro e del Sud-America, ma nella nostra ricca Italia è utilizzata sempre a piccolissime dosi e con molta diffidenza, come se il bambino potesse essere curato e salvato solo dai medici, come se il corpo della madre non potesse essere all’altezza di competere con le modernissime e costosissime attrezzature ospedaliere.
Lo hanno dimostrato gli scienziati, lo dimostra l’evidenza dei risultati. Forse non si tratta di competere, ma solo di collaborare, fare insieme, medico, mamma e bambino, sfruttando le facoltà di ognuno, innate ed acquisite, mettendo al centro di tutto l’unica cosa che rende possibile e migliora la nostra vita: la relazione.

Sonia Bozzi, redattrice di UPPA, bozzi.sonia@gmail.com

NON SOLO MARSUPI
Fascia lunga, fascia elastica, marsupio, zaino, amaca: tutti strumenti semplici che consentono di portare a contatto con il proprio corpo, bambini fino all’età in cui possono camminare. Si trovano in vendita nei negozi di articoli per l’infanzia e su internet; ma non è difficile realizzarli semplicemente con il “fai da te”: basta una striscia di stoffa resistente e lavabile, di lunghezza variabile fra 2,5 e 5 metri, a seconda della taglia del genitore, della larghezza di 70 cm, con i bordi a doppia cucitura: la mamma (o il papà) imparerà presto come legarla intorno al suo corpo.

http://www.uppa.it/dett_articolo.php?ida=601&idr=41&idb=59

Risotti per tutti

Voelvo riportare qualche altra ricetta adatta tutta la famiglia..non sono ricette da grande chef, ma credo che vadano bene per i bimbi e anche per noi!

RISOTTO ALLA ZUCCA

questa è la ricetta del risotto alla zucca che normalmente faccio.

Pulire la zucca (direi più o meno 200-300g). Farla appassire con un pò di cipolla in un tegame con un pò di olio (circa 2 cucchiai), aggiungendo un pò di sale; fare appassire per bene aggiungendo un pò di brodo di verdure per circa 20 min, in modo che la zucca diventi molto morbida..quasi sfatta. A questo punto aggiungere anche il riso e portare a cottura aggiungendo, man mano altro brodo. A fine cottura mantecare con un pò di burro e parmigiano.

Se si vuole si possono prendere alcune fette  di zucca pulite dalla buccia (spesse circa 2cm);  passatele al forno  adagiate su una teglia con uno spicchio di aglio, olio, sale grosso più un rametto di rosmarino fino a quando non saranno cotte, devono essere quasi arrostite (se si infila uno stuzzacadente nella polpa deve entrare senza sforzare). Una volta raffreddata tagliare le fette  a tocchetti e aggiungerle al risotto a cottura ultimata, prima di mantecare.

RISOTTO AGLI SPINACI

Fate lessare gli spinaci (io di solito uso quelli surgelati, un cubetto per una porzione di riso), scolateli per bene, se preferite potete tritarli un pò. Fate scaldare l’olio con uno spicchio di aglio, aggiungere gli spinaci, mescolare un minutino, quindi togliere l’aglio, aggiungere il riso, farlo tostare. CUocere il riso agigungendo man mano il brodo (spesso uso l’acqua di cottura delgi spinaci). A fine cottura mantecare con un pò di parmigiano ed eventualmente un pò di burro.

Pasta primavera (ricettina di mia mamma)

Questa pasta la preparava mia madre per me quando ero piccina (ma anche dopo!)

Per una porzione di pasta serve un cucchiaio di ricotta, un pochino di erbette (non chiedete la dose esatta perchè vado a occhio, ma tenete conto che le erbette sono amarognole, quindi meglio non metterne troppe), un cucchiaino di parmigiano un filo di olio d’oliva per condire. (io metto anche una grattatina di noce moscata, ma non è necessaria)
Mettere a bollire l’acqua per la pasta.
Lavare e sbollentare le erbette, scolarle, raffreddarle sotto l’acuqa fredda e poi strizzarle delicatamente.
Tritarle con il tritatutto e mescolarle alla ricotta.
Quando la pasta è cotta, scolatela, mettetela nel piatto e conditela con la ricotta e le erbette, poi un cucchiaino di parmigiano e un filino d’olio.
Mia figlia l’adora, ed è un piatto unico semplice e veloce!

Tisana al finocchio: studio INRAN sull’estragolo

L’INRAN, l’ente pubblico italiano per la ricerca in materia di alimenti e nutrizione vigilato dal Mipaaf (Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali), ha condotto uno studio sull’estragolo, sostanza naturale presente nei semi di finocchio e, di conseguenza, nelle tisane a base di questo ingrediente, molto utilizzate non solo come digestivo per grandi e piccoli, ma soprattutto come rimedio naturale per le coliche dei neonati e per favorire la produzione del latte nelle mamme durante l’allattamento. Già nel 2001 l’estragolo era stato riconosciuto come sostanza cancerogena e genotossica a livello europeo, tanto da bandirne l’aggiunta come aromatizzante agli alimenti trasformati. La ricerca, realizzata nell’ambito del progetto europeo FACET, finanziato nel VII Programma Quadro, in cui l’INRAN coordina il sottoprogetto relativo agli aromi alimentari, ha permesso per la prima volta di ottenere stime dell’esposizione all’estragolo associata al consumo di tisane al finocchio basate su analisi relative a prodotti in commercio, invece di stimarne la concentrazione in modo indiretto a partire da una serie di assunzioni.

Nella prima fase dello studio sono state individuate le tre tipologie di prodotti in commercio per la preparazione di tisane al finocchio: bustine da tè, tisane solubili istantanee e semi sfusi. Per quanto riguarda le prime due sono stati raccolti i prodotti più diffusi sul mercato nazionale, 9 per le bustine da tè e 7 per le tisane istantanee, mentre il campione relativo ai semi sfusi, acquistati in 6 differenti erboristerie di Roma, considerata l’estrema variabilità del prodotto, non è altrettanto rappresentativo. Ogni tisana è stata poi preparata con 100 ml di acqua bollente, con un tempo standard di infusione di 7 minuti sia per le bustine da tè che per i semi sfusi. Per i preparati solubili invece, sono state seguite le istruzioni riportate in etichetta. I livelli di estragolo rilevati dalle analisi confermano che l’esposizione a questa sostanza è troppo elevata perché il consumo di tisane possa essere considerato  sicuro, per lo meno nel caso dei neonati, come spiega Antonio Raffo, ricercatore INRAN e autore della ricerca. “Per avere un rischio basso l’esposizione dovrebbe essere 10.000 volte inferiore alla soglia di cancerogenicità misurata negli animali di laboratorio. Al contrario, nel caso di un neonato che consumi 100 ml (un piccolo biberon) di tisana di finocchio al giorno, abbiamo riscontrato un margine molto più basso, nell’ordine di alcune centinaia di volte. Questi risultati confermano dunque le  recenti indicazioni in materia dell’EMEA, l’Agenzia europea che si occupa della valutazione scientifica dei farmaci, secondo la quale, il consumo di tisane al finocchio non è raccomandato nei bambini al di sotto dei 4 anni, a meno di una specifica indicazione del pediatra, così come non è raccomandato nel caso di donne in gravidanza e durante l’allattamento.” Inoltre, Catherine Leclercq, responsabile scientifico per l’INRAN del progetto Facet, ricorda che “Da anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità promuove l’allattamento esclusivo al seno fino a 6 mesi e quindi consiglia di non somministrare  né acqua né tisane ai neonati. Il rischio legato all’estragolo presente nelle tisane di finocchio è un motivo in più per attenersi a queste indicazioni. Per quanto riguarda le altre categorie di popolazione particolarmente vulnerabili (bambini sotto i 4 anni e donne in gravidanza e che allattano), occorre aumentare la consapevolezza di tutti circa la tossicità dell’estragolo”.

BIBLIOGRAFIA

A. Raffo, S. Nicoli, C. Leclercq. Quantification of estragole in fennel herbal teas. Implications on the assessment of dietary exposure to estragole. Food and Chemical Toxicology, 2011, 49, 370-375