Latte: più lo mandi giù, più ritorna su

di Chiara Tavernari , Vincenzo Calia

 

Tutti a dirmi assomiglia più a te, assomiglia più a tuo marito, ma Michele ed io quando
guardavamo Sofia dopo la poppata notavamo una terrificante somiglianza a… Fantozzi,
quando si ritrova a bocca semi-aperta di fronte a domande a cui non sa rispondere. La
piccolina infatti mostrava un`espressione impacciata, perplessa, talvolta disgustata come se
avesse ingoiato qualcosa di cattivo. Doveva essere il primo segnale di allarme, ma Sofia
come tutti i neonati non è stata “fornita” con il manuale di istruzioni. Il secondo segnale
è stato purtroppo ben più evidente: la vocina esile dei primi giorni, nei quali tutti ci
dicevano “è un angelo”, si è trasformata in un pianto acuto, stridulo, inconsolabile. Prima
solo dopo i pasti serali, poi anche di giorno. Da Fantozzi all`Abominevole Uomo delle Nevi.
Passando dal panico al pediatra, ci è stato detto che Sofia soffre di reflusso
gastro-esofageo silente, ossia senza vomito. Ci sono volute due settimane e la provvida corrispondenza telematica con un un pediatra abbonato a uppa per scoprire che il reflusso non è una malattia, ma un disturbo fisiologico dovuto alla temporanea apertura della valvola tra esofago e stomaco, che col tempo finirà la sua formazione e assolverà a puntino il suo compito. Purtroppo capire la natura del problema, non è semplice come risolverlo, ma i consigli sono piovuti come il diluvio universale, lasciando però sull`arca solo mamma, papà e la piccola urlante.

Dall`inclinazione del materasso ai farmaci, dalle poppate brevi e frequenti a quelle lunghe
ma almeno con un intervallo di quattro ore, dal rassicurante “passerà con lo svezzamento” al terrorifico “durerà fino ai due anni”. Chi mi ha detto di non mangiare latte e latticini, chi di non mangiare pasta e pane, chi di seguire la dieta prescritta per gli adulti che soffrono di
reflusso: se avessi sommato tutti i divieti, a quest`ora addio latte materno e avvio dello
sciopero della fame. Sono stata sgridata perché davo latte a richiesta e, volendo Sofia ricacciare in giù l`acido fetente, ovvio che chiedeva sempre. Ho letto decine di pagine di internet, mi sono iscritta a parecchi forum di neo-mamme alla ricerca di solidarietà e condivisione di esperienze, ho cambiato pediatra, sono stata persino al pronto soccorso dell`ospedale pediatrico dopo un pianto di cinque ore consecutive. Dopo la poppata, Sofia è stata messa in tutte le posizioni possibili, pancia su, pancia giù, in braccio eretta per tutto il tempo tra una poppata e l`altra, sciroppo prima o sciroppo dopo, massaggino sul pancino e sulla schiena, nanna in carrozzina sul divano nel lettone. La verità? Non siamo ancora venuti a capo del disturbo e siamo arrivati a credere che il disturbo non abbia né capo né coda. Ogni tanto la poppata è tranquilla, ogni tanto drammatica e, a ripetere esattamente gli stessi gesti fatti quando va bene, potrei giocarci la reputazione che la seconda volta va male. Le mie uscite con la piccola si sono drasticamente ridotte, le occhiaie aumentate, l`ansia cresciuta straripata e poi ricacciata in fondo allo stomaco. Ma soprattutto… mi sono trovata a dare un farmaco (Raniditina) a mia figlia di un mese, senza sapere se avrà effetti collaterali nel suo
futuro. Reflusso…”come è umano lei…”.

Il reflusso gastroesofageo (RGE) è diventato una malattia “di moda”, nel senso che negli ultimi anni se ne parla molto, viene spesso diagnosticata e molto spesso anche “curata”. Eppure, lo giuro, fino a non molti anni fa nessuno l`aveva mai sentito nominare questo RGE, o meglio, lo chiamavamo semplicemente “rigurgito” e davamo per scontato che fosse un evento praticamente normale. Dava fastidio, è vero, si sporcavano tanti bavaglini, ma, tutto sommato, si riusciva a sopportare finché non passava con la crescita e con l`aumento di consistenza degli alimenti.
La parola “reflusso” infatti significa semplicemente che il contenuto dello stomaco tende a tornare indietro nell`esofago e, poiché il transito del cibo nell`apparato digerente è un percorso a “senso unico” dalla bocca al culetto, percorre la strada in “direzione vietata”.
Sarebbe meglio dire che il percorso del cibo nell`apparato digerente dovrebbe essere a senso unico, se non fosse che:
– qualche volta capita che nel nel punto in cui l`esofago si congiunge allo stomaco la valvola che impedisce al cibo di tornare indietro (il cardias) non si chiuda perfettamente;
– il contenuto dello stomaco di un lattante è liquido e lo stomaco è sempre pieno (appena si svuota il bambino richiede altro latte);
– i neonati trascorrono la maggior parte della giornata in posizione orizzontale.
Insomma è come se il neonato fosse una bottiglia sempre piena, con un tappo che si chiude male, tenuta in posizione orizzontale: impossibile che dal collo non esca neppure una goccia.
Questa la spiegazione di un fenomeno che, da quando l`ecografia viene praticata correntemente e senza rischi, può essere anche facilmente osservato sullo schermo dell`ecografo.
Il guaio è che questa dimostrazione ecografica di un fenomeno comune (il reflusso) si trasforma troppo spesso in una diagnosi: Reflusso Gastro Esofageo (RGE). E quando c`è una diagnosi, si sa, ci vuole per forza anche una terapia.

Ma soffrivano così tanto i bambini di una volta, quando questa “diagnosi” non veniva praticamente formulata quasi mai e meno che mai veniva fatta alcuna terapia, come oggi invece si fa spesso?  No, direi proprio di no. Il “reflusso” si affrontava con la santa pazienza, cambiando il bavaglino e aspettando che passasse?
E i pianti, i dolori?
I bambini piangono, a volte si disperano, muovono le gambe, si irrigidiscono e tutto questo viene interpretato quasi sempre come un “dolore”; le stesse “coliche gassose” sono un`esperienza che moltissimi genitori fanno. Però nessuno ha mai saputo con certezza se questo dolore esiste davvero oppure no, anzi molti mettono in dubbio l`esistenza stessa delle coliche del lattante (vedi box).
Ma da quando esiste il RGE sempre più spesso la risposta a questi sintomi è una diagnosi (il più delle volte basata impropriamente su una ecografia) e quindi una terapia con farmaci specifici. Già, perché, guarda caso, negli ultimi anni sono stati commercializzati alcuni farmaci, relativamente costosi, che agiscono sull`acidità del contenuto dello stomaco e dell`esofago. A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca: nessuno mi toglie dalla testa che l`esplosione di diagnosi di RGE, clamorosa soprattutto negli USA, potrebbe essere un caso classico di “disease mongering”, o mercificazione della malattia un`operazione di marketing finalizzata alla diffusione sul mercato di un farmaco: si inventa una malattia per poter vendere una medicina.

 

Articolo tratto dal sito di UPPA:

http://www.uppa.it/dett_articolo.php?ida=766&idr=51&idb=59

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