L’epidurale compromette l’allattamento al seno

Secondo un recente srticolo, pubblicato da ricercatori australiani su International Breastfeeding Journal, l’anestesia epidurale protrebbe compromettere l’allattamento.

L’analgesia epidurale è sempre più richiesta dalle donne in procinto di partorire. I benefici sono evidenti: meno sofferenza e il momento del parto vissuto con maggiore serenità, tuttavia esistono alcuni rischi dei quali è bene tenere conto. Infatti numerosi studi hanno dimostrato una correlazione tra epidurale, rallentamento del travaglio ed aumento di parti vaginali operativi (applicazione di forcipe o ventosa). Tali effetti sono probabilmente secondari al blocco dei nervi motori con conseguenti debolezza muscolare agli arti inferiori, scarsa possibilità di movimento e riduzione del tono dei muscoli pelvici con conseguente ridotta capacità di contrazione. Oltre agli effetti collaterali, una revisione sistematica ha preso in esame i co-interventi associati all’analgesia epidurale, come l’ampio ricorso alla cateterizzazione vescicale, il monitoraggio frequente della pressione arteriosa e il monitoraggio continuo del battito cardiaco fetale.
Dal punto di vista degli esiti neonatali, l’analgesia epidurale sembra associata ad aumento del numero di neonati con iperbilirubinemia, probabilmente secondaria al maggior ricorso a ossitocina e parto operativo, ma non ad alterazioni del punteggio Apgar.

Il recente studio australiano sembra inoltre dimostrare che l’uso dell’anestesia epidurale al parto possa successivamente compromettere l’allattamento. Secondo i ricercatori, tra le donne che ricorrono all’anestesia peridurale raddoppiano i casi di interruzione dell’allattamento prima della 24a settimana di vita del neonato. Il dato è emerso al termine di uno studio della Università di Swansea che ha coinvolto oltre 600 donne, 396 delle quali partorienti con l’epidurale, 292 con parto naturale.
I ricercatori hanno rilevato che il 48% delle prime smette di allattare prima del sesto mese, a fronte del 28% del secondo gruppo.

Gli studi sugli effetti della analgesia epidurale sull’adattamento neonatale e sugli esiti neurologici a distanza risentono di difficoltà metodologiche, quali la diversa esperienza degli esaminatori e la diversa validità (sensibilità, specificità, valore predittivo) e riproducibilità dei test utilizzati.
Negli studi di confronto tra nati da madri che avevano ricevuto l’analgesia epidurale e nati da madri non sottoposte a trattamento, i primi hanno mostrato una peggior risposta agli item relativi allo stato motorio e di allerta, sia alla nascita che ad un mese di vita. La peggior risposta motoria e comportamentale osservata nei primi giorni di vita potrebbe essere attribuita a un effetto diretto del farmaco sul neonato. La sua persistenza a un mese di vita potrebbe essere dovuta ad una interferenza nella relazione di attaccamento madre-bambino per l’interazione precoce con un neonato meno sveglio, meno capace di orientarsi e di muoversi, o trovare una spiegazione in una personalità materna che determina sia la scelta dell’analgesia che la modalità di interazione con il bambino.

Di Emanuela Mistrangelo

L’articolo è tratto da: http://www.clicmedicina.it/pagine%20n%2028/epidurale.htm

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