Archivio | febbraio 2012

Prossimo incontro M4M

Il prossimo incontro Mums4Mums sarà:

Sabato 17  Marzo alle ore 10.00, presso

Consultorio di Sant’Ilario d’Enza, RE

via Rossellini 27

Sala corsi pre-parto

Guardando l’ingresso del Mercatone Uno, siamo nel palazzo a sinistra (angolo destro)

Titolo:

HO BISOGNO DI TE: come rispondere serenamente alle richieste dei bambini nei periodi di alto bisogno.

Come funziona la produzione di latte materno?

L’allattamento è la normale conseguenza e continuazione della gravidanza e del parto, e tutte le neomamme avranno una quantità minima di latte dopo il parto, quantità che poi si calibrerà perfettamente sul fabbisogno del bambino nell’arco delle prime settimane attraverso la suzione frequente, se non ci sono interferenze di alcun tipo.

Inizialmente, nei primissimi giorni,  la produzione di latte si verifica come effetto dell’attività ormonale, e la produzione di colostro è determinata dagli ormoni in circolo. Successivamente a questa prima fase, la produzione dipende dalla rimozione del latte dal seno, quindi dalla frequenza delle poppate.

Il colostro presente nei primi giorni, lascia man mano il posto al latte maturo, modificando il colore (dal giallo del colostro al bianco del latte maturo) e la quantità.

Un fattore di inibizione della lattazione presente nel latte, chiamato FIL, fa sì che la produzione rallenti se i seni sono troppo pieni, mentre favorisce la sintetizzazione di latte quando il seno viene drenato frequentemente. Quindi, maggiore è la quantità di latte di deposito (quello che determina una sensazione di pienezza e indurimento del seno), minore sarà la produzione successiva di latte a breve termine.

Quando il bambino poppa stimola le terminazioni nervose e così facendo vengono rilasciati due ormoni fondamentali per la lattazione, la prolattina (che ha la funzione di stimolare le cellule a produrre latte) e l’ossitocina (che fa sì che il latte possa fuoriuscire dal seno, facendo contrarre le fibre muscolari intorno alle ghiandole, e spingendo quindi il latte prodotto dai dotti verso il capezzolo). Il bambino attiva questo meccanismo ciucciando frequentemente, stimolando così la produzione di latte.

perchè allattare a richiesta? cosa significa?

Allattare a richiesta permette al neonato di soddisfare le esigenze fisiologiche per la sua età, nutrirsi con la frequenza a lui più idonea, beneficiare delle proprietà del latte materno e del contatto con la mamma, e , sopratutto, permette di calibrare la produzione di latte esattamente sul fabbisogno del bambino.

Allattare a richiesta significa seguire i ritmi del bambino, permettendo che si attacchi ogni qual volta ne ha bisogno, che si tratti di fame, di sonno, di coccola, o di qualsiasi altra esigenza il piccolo possa soddisfare al seno, tra le braccia della mamma. Ognuna di queste esigenze è un bisogno fondamentale e determina una stimolazione del seno e un’assunzione di latte materno (più o meno consistente). Non è particolarmente importante identificare quale sia il bisogno preciso del bambino in quel momento, se attaccarsi al seno è risolutivo vuol dire che il bambino ha soddisfatto uno dei tanti bisogni che il  seno può soddisfare, se invece il bambino è restio o non gradisce ciucciare, allora sarà necessario trovare un’altra soluzione!

Non serve neanche controllare la quantità assunta durante le poppate, un bambino sano sa autoregolarsi e assumerà esattamente la quantità di latte di cui necessita, se libero di farlo!

Un neonato orientativamente si attacca al seno una media di 10-12 volte nelle 24 ore, a volte per poppate consistenti, altre volte per pochi minuti, assumendo la quantità di cui necessita in quel momento, senza uno schema preciso di tempi e quantità, ma assumendo comunque nelle 24 ore la quantità di cui necessita in totale, capace di autoregolarsi perfettamente secondo il suo fabbisogno (sempre che si tratti di un bambino sano, nato a termine  e senza particolari problemi).

Nei primissimi giorni solitamente un neonato tende a fare tante piccole ciucciate, a volte molto ravvicinate, tanto da sembrare poppate lunghissime, questo gli permette di assumere il colostro (un latte prezioso disponibile in piccola quantità ma super concentrato e ricco di anticorpi!), e di imparare a ciucciare facendo prove su un seno ancora morbido e facile da afferrare!

cosa interferisce con l’allattamento a richiesta e di conseguenza con la produzione di latte?

Qualunque cosa diversa dal latte materno che riempia la pancia del piccolo o posticipi la poppata può interferire con il meccanismo di produzione e sulla calibrazione della quantità di latte.

Qualunque altro liquido non è necessario quando si allatta al seno e può invece interferire sulla frequenza della richiesta di poppare del piccolo, e di conseguenza sulla produzione di latte, nonchè sulla crescita del piccolo, riempiendo la pancia e soddisfando il senso di fame. Il piccolo non è in grado di distinguere per esempio di aver riempito lo stomaco con acqua o tisane, ma sentendo una sensazione di sazietà probabilmente chiederà di poppare meno frequentemente!

Anche l’uso del ciuccio, soprattutto nelle prime sei settimane, può interferire con la produzione (nonché creare confusione nell’attacco), soddisfando da sé il bisogno fisiologico di suzione del neonato e prolungando di conseguenza la pausa tra una poppata e l’altra, cosa che impedisce una stimolazione adeguata e limita il totaledelle poppate nelle 24 ore.

E’ importante sapere che anche seguire schemi orari rigidi o rimandare la poppata interferisce con il meccanismo dell’allattamento a richiesta, poichè riduce la frequenza delle poppate e a volte anche la durata stessa della poppata. Inoltre un bambino particolarmente affamato, “preso per fame”, potrebbe essere già così stanco da addormentarsi prima di terminare la poppata.

allattare in modo esclusivo cosa significa?

Allattare in modo esclusivo significa offrire al bambino solo ed esclusivamente latte materno, evitando qualunque interferenza (acqua, tisane, aggiunte di latte artificiale)

è possibile aumentare la produzione di latte?

Può capitare che a causa di un avviamento difficoltoso, un post-parto impegnativo, o solamente a causa di informazioni errate, la produzione non si sia calibrata bene, e quindi la quantità di latte sia inferiore al fabbisogno del bambino.

La calibrazione, ovvero la regolazione della quantità di latte prodotta dal seno, avviene principalmente nelle prime sei settimane dopo il parto (anche se poi un seno in allattamento adegua la produzione di latte anche successivamente secondo i cambiamenti e la richiesta del bambino!), ovvero i famosi quaranta giorni in cui, una volta, la donna restava a riposo dopo il parto, accudita dalle altre donne di casa… per ogni figlio si attraversa questa fase, proprio perchè ogni bambino ha esigenze diverse, oppure perchè magari i bambini da allattare sono due, e ovviamente la quantità di latte da produrre è maggiore! Proprio perchè la produzione si calibra attraverso la stimolazione del seno (con la suzione del bambino ma anche con l’utilizzo di un buon tiralatte), spesso è possibile recuperare allattamenti non partiti bene o apportare cambiamenti sulla quantità prodotta, attraverso una stimolazione frequente, possibilmente  con l’affiancamento di una persona competente in materia che possa fornire indicazioni pratiche fondamentali e si occupi di monitorare la situazione.

La percentuale di riuscita dipende molto dalla situazione in sè, da quanto precocemente si interviene per fare modifiche, ma sopratutto il risultato dipende da donna a donna, è del tutto individuale….verò è che un seno stimolato risponde producendo latte, addirittura in casi particolarissimi, per esempio quando una mamma non ha mai partorito, nè allattato, ma desidera produrre latte per un bambino adottivo!

Info Allattamento – novembre 2011

http://www.facebook.com/note.php?note_id=262143147142037

La comunicazione sull’alimentazione dei lattanti dal punto di vista della ricerca scientifica

Riporto questo interessantissimo articolo letto sul sito Autosvezzamento.it

Negli ultimi vent’anni c’è stata una crescente attenzione da parte delle Agenzie Internazionali al tema dell’allattamento. Alla luce delle conoscenze attualmente a nostra disposizione, possiamo affermare che:

  1. l’allattamento e l’alimentazione con latte materno sono la norma biologica per la specie umana
  2. le condizioni in cui le donne non hanno obiettivamente la capacità di allattare o i bambini non possono assumere latte materno sono rare
  3. l’alimentazione dei bambini è un fatto culturale e la “normalità”, socialmente costruita, non sempre corrisponde alla normalità biologica.

Per spiegare come la normalità sia costruita socialmente, prendiamo l’esempio del fumo di tabacco: negli anni ’50‐60 fumare era considerato “normale” e per una donna era un simbolo di emancipazione. Come è stata costruita questa normalità? Prevalentemente per effetto delle campagne di marketing e dei messaggi che passavano anche attraverso i media. I film dell’epoca sono pieni di persone che fumano senza che questo comporti un giudizio di valore: nella cinematografia di quegli anni fuma il protagonista, così come l’antagonista e il bel tenebroso, ha sempre la sigaretta in bocca.

Allo stesso modo, negli anni ’50‐60 si è iniziato a sostituire il latte materno con alimenti formulati, i cosiddetti latti artificiali, arrivando negli anni ‘70 a un diffuso fenomeno di ipogalattia culturale: alle nostre madri improvvisamente è stato fatto credere – e ci hanno creduto ‐ che non erano più in grado di allattare e che i latti artificiali sostituivano a perfezione quello umano. La percezione di normalità si è così spostata verso l’uso del latte artificiale. Ancora oggi, basta guardare qualsiasi film in cui sia presente un neonato o un lattante: difficilmente si troverà traccia dell’allattamento. Il seno che allatta è tabù. Anche i cartoni animati che vedono i nostri bambini propongono tutta una serie di animali alimentati con il biberon dalla propria mamma, come se la norma biologica dell’alimentazione dei cuccioli fosse sconosciuta ai produttori televisivi e cinematografici. Non c’è da stupirsi che le giovani generazioni pensino che allattare o dare latte artificiale a un lattante non faccia alcuna differenza.

In entrambi i casi sopra citati, la norma biologica è chiara: respirare aria pulita (non fumo di sigaretta) ed essere allattati dalla propria mamma (non alimentati con prodotti sostitutivi). La ricerca scientifica e la comunicazione dei risultati dovrebbero evidenziare i potenziali rischi dei comportamenti che si discostano da queste norme biologiche di riferimento. Ovviamente siamo nel campo delle scelte individuali e non ci sono dubbi sul diritto delle donne di sostituire il proprio latte con il latte artificiale se la ritengono una scelta opportuna e se adeguatamente informate.

L’alimentazione artificiale come fattore di esposizione.

La produzione scientifica sull’allattamento costituisce un caso piuttosto singolare di “scienza al contrario”. Negli ultimi decenni c’è stato uno sforzo a tutti i livelli per dimostrare che il latte materno sia meglio dell’alimento formulato, come testimoniano le numerose pubblicazioni sui benefici dell’allattamento, della sua esclusività e della sua durata complessiva. L’obiettivo, in generale, è stato dimostrare la superiorità dell’allattamento o i suoi effetti a breve, medio e lungo termine, mettendo a confronto diverse durate (ad es. 4 mesi di allattamento esclusivo contro 6 mesi) o confrontandolo con l’uso di alimenti formulati o complementari. La dissonanza sta proprio in questo tentativo spasmodico di dimostrare la superiorità della norma biologica rispetto ad altri interventi. Semplificando, normalmente non si dovrebbe dimostrare la superiorità dell’allattamento, ma la non‐nocività dell’alternativa, ossia del latte artificiale o altro alimento complementare. La scienza non deve dimostrare la superiorità dell’attività fisica o dell’aria pulita (norma biologica), quanto piuttosto i rischi della sedentarietà, del fumo o dell’inquinamento atmosferico.

Un gruppo di ricerca australiano ha analizzato il linguaggio utilizzato nei titoli e negli abstract degli articoli che hanno dato origine alle raccomandazioni dell’Accademia Americana di Pediatria, chiedendosi se l’informazione scientifica che arriva ai professionisti della salute sull’allattamento sia sufficientemente chiara o se sia soggetta a effetti di distorsione (bias). Un primo problema, rilevato dagli autori, riguarda il disegno degli studi. Come già ricordato, la norma biologica è solitamente il riferimento sul quale vengono misurati gli effetti di un’esposizione ad esempio di un altro alimento. Gli autori sottolineano che “se l’allattamento fosse la norma contro cui vengono misurati gli altri metodi, l’allattamento non sarebbe “protettivo” e i bambini allattati non avrebbero “meno rischio di malattia”. Al contrario, sarebbero considerati la normalità mentre i bambini alimentati con latte artificiale sarebbero considerati “esposti” ad un maggiore rischio.”

Non è una differenza banale. Torniamo all’esempio del fumo: traducendo i risultati degli studi scientifici in un linguaggio divulgativo per il grande pubblico, sarebbe come dire che respirare aria fresca è meglio che respirare fumo di sigaretta. Al contrario, la comunicazione dei rischio legata al fumo è molto chiara: il fumo aumenta il rischio di cancro e di una serie di altre patologie gravi e, al di là delle scelte individuali, queste informazioni sono oramai patrimonio della nostra cultura. Tutto ciò non avviene nel caso dell’informazione sugli alimenti sostitutivi del latte materno. Un’informazione completa dovrebbe elencare e, qualora possibile, quantificare, il rischio correlato al non allattamento o all’uso di alimenti diversi dal latte materno, in termini di maggiori probabilità di sviluppare malattie o altri esiti non desiderati.

Il secondo fenomeno evidenziato dallo studio è stato un sorprendente “effetto Voldemort”. L’uso di latte artificiale, così come il celeberrimo personaggio dei romanzi Harry Potter noto come “Colui‐Che‐Non‐Deve‐ Essere‐Nominato”, viene raramente citato come fattore di rischio per la salute dei bambini e delle madri. Gli autori rilevano che anche quando uno studio mostra che l’alimentazione artificiale aumenta i rischi per la salute, i titoli e gli abstract delle riviste scientifiche evitano sistematicamente di descrivere i risultati in un linguaggio che metta in collegamento il latte artificiale con l’aumentata morbilità. Non solo, ma in molti casi il titolo della ricerca o l’abstract trae in inganno il lettore associando implicitamente l’allattamento con la patologia, come negli esempi già citati.

Il modo in cui usiamo le parole fa la differenza, contribuisce a creare la rappresentazione che la nostra società ha di un fenomeno. Diane Wiessinger, autrice di diversi articoli sul tema del linguaggio usato per l’allattamento, sostiene che “la verità è che l’allattamento non è nient’altro che normale. L’alimentazione artificiale, che non è né la stessa cosa né superiore è, al contrario, deficiente, incompleta e inferiore. Queste sono parole difficili, ma hanno il lorohttps://mums4mums.wordpress.com/wp-admin/post-new.php posto nel nostro vocabolario”.

Perché nella comunicazione ufficiale si ha così tanto pudore a parlare dei rischi del latte artificiale? Il timore di generare un senso di colpa non è più una scusa. Le persone devono sapere quali sono i rischi legati alle proprie scelte o ai propri comportamenti e questo oramai è l’orientamento della comunicazione istituzionale sulla salute e gli stili di vita.

di Angela Giusti

http://www.autosvezzamento.it/allattamento-e-comunicazione-i/#more-373

Cosa può mangiare la mamma che allatta?

Non esistono restrizioni particolari per quanto riguarda l’alimentazione di una mamma che allatta, in linea di massima è sufficiente usare il buon senso cercando di non esagerare con le porzioni, evitando di mangiare spesso cibi troppo conditi o elaborati, e mantenendo un’alimentazione il più possibile varia ed equilibrata. Diffidate delle liste che elencano  cibi sconsigliati, davvero non esiste ragione di escludere a priori alcun alimento. Verdure (cotte,o crude), legumi di ogni tipo,funghi, aglio e cipolla, pesce, spezie, ecc.., non hanno ragione di essere catalogati come cibi proibiti!!!

L’allattamento può essere comunque l’occasione per migliorare l’alimentazione e renderla più sana.

Se si sospetta che un cibo in particolare possa dar fastidio al bambino, prima di eliminarlo è bene verificare nuovamente che la reazione che si è evidenziata corrisponda realmente con l’assunzione di quel cibo e non si tratti di una coincidenza. Di solito in caso di reazioni allergiche i primi incriminati sono latte e latticini, ma non è mai consigliabile eliminarli a priori, e comunque prima di aver provato ancora ed aver consultato uno specialista.

Un paio di caffè al giorno sono consentiti. Attenzione particolare meritano invece gli alcoolici che passano direttamente nel latte !

Contrariamente a quanto si pensa, il latte materno non è sempre tendente al dolce, ma cambia sapore in base ai cibi che la mamma assume permettendo al bambino di conoscere tanti sapori, e poi riconoscerli ed apprezzarli man mano quando inizierà l’introduzione dei cibi solidi.

Non esistono infine cibi o bevande in grado di diminuire o di aumentare o stimolare la produzione di latte, che si calibra esclusivamente in base alla stimolazione del bambino.

Info Allattamento- settembre 2011

http://www.facebook.com/notes/info-allattamento/cosa-pu%C3%B2-mangiare-la-mamma-che-allatta/258833310806354

Riflesso di emissione forte

Il tuo bimbo tende a strozzarsi facilmente mentre poppa?

Piange e credi possa avere le coliche (sopratutto nel tardo pomeriggio/sera?)?

Oppure capita che si stacchi all’improvviso sputacchiando latte innervosito o urlante solo dopo pochi minuti dall’inizio della poppata, e mentre il latte zampilla da seno?

Oppure ancora si agita molto come se non gradisse ciucciare al seno?

Forse rigurgita abbondantemente o spesso tanto da farti pensare che il tuo latte non sia buono o sia insufficiente?

Dorme poco oppure ha un sonno agitato?

Non è detto che un bimbo manifesti tutti i problemi elencati sopra, magari solo qualcuno, che potrebbe essere dovuto ad altre problematiche, ma se recentemente ti sei posta una delle domande elencate sopra vale la pena leggere il resto della nota per capire se il comportamento e le reazioni del tuo bimbo siano da attribuire ad un riflesso di emissione troppo forte, se questa ipotesi sia da prendere in considerazione….

 

Quando la mamma ha un riflesso forte il bimbo solitamente bagna molti pannolini di pipì e potrebbe crescere  molto velocemente di peso, oppure al contrario crescere poco se la quantità di primo latte è tale da saziare senza arrivare ad assumere il latte più grasso di fine poppata.

Le feci a volte sono verdi e spumose, poichè il bimbo nel tentativo di ovviare al getto forte di latte potrebbe ingerire aria ed avere fastidi per questo motivo.

Può capitare che il bimbo rigurgiti spesso, a volte in concomitanza del ruttino subito dopo la poppata, oppure dopo un pò che la poppata è terminata, ma anche che il bimbo pianga molto, anche all’improvviso, o che sia inconsolabile.

Per evitare il getto forte il bimbo potrebbe essere restio a poppare se non è troppo affamato, potrebbe agitarsi molto, tanto da far sembrare che non gradisca il seno, oppure rifiutare nettamente il seno (sciopero).

cosa fare allora?

La velocità del riflesso di emissione dipende da donna a donna,può esser presente dall’inizio o subentrare ad allattamento avviato, a volte può esser una fase oppure durare nel tempo, e riproporsi anche con figli successivi.

A volte l’unica soluzione è attendere che il bimbo diventi più esperto e trovi il modo di gestire questo flusso forte, cosa che spesso accade, ma ci sono alcune accortezze che possono funzionare.

Solitamente se si allatta sdraiate il bimbo gestisce meglio il flusso, oppure se il bimbo è in posizione eretta, o se la mamma allatta in posizione semi-sdraiata, per esempio su una poltrona reclinabile, insomma tutto ciò che prevede di non sfruttare la forza di gravità aiuta.

Un bambino semi-addormentato solitamente riesce a gestire meglio il flusso forte.

Per evitare la fase critica può essere utile staccare per qualche secondo il bimbo nel momento del flusso forte, lasciando fluire il getto su un panno finchè rallenta, per poi riattaccarlo subito dopo, questione di pochi secondi in linea di massima.

Oppure estrarre quel tanto che fa fluire il primo getto forte prima di attaccare il bimbo, in modo che quando il bimbo si attacca debba gestire un riflesso di emissione meno forte.

Il bimbo in caso di riflesso forte potrebbe aver bisogno di fare una o più pause durante la poppata, di essere tirato su, in posizione eretta, e fare più volte il ruttino per espellere l’aria ingerita nel tentativo di ovviare al flusso.

Poppate ravvicinate solitamente riducono il problema, mentre pause lunghe (3 ore o più) tra le poppate possono aumentare la problematica perchè danno modo al seno di accumulare una quantità maggiore di latte di deposito e di conseguenza favoriscono una fuoriscita di latte più violenta.

Info Allattamento – gennaio 2012

http://www.facebook.com/infoallattamento?sk=wall

Domanda e risposta sull’allattamento..

Questa domanda me la sono fatta anche io tante volte ormai 3 anni fa….

“La mia bambina di 4 mesi mangia ogni due ore, giorno e notte. La allatto al seno, come posso fare per farla mangiare a intervalli più lunghi specie la notte?”

RISPOSTA (da parte della redazione di UPPA)

Cara,
capisco che allattare così di frequente sia stancante per te. Devi sapere però che il latte umano è molto povero di proteine, questo lo rende più digeribile e gli dà delle caratteristiche nutrizionali specifiche per la nostra specie, il fatto che venga digerito in fretta fa si che naturalmente i pasti siano molto ravvicinati. Altra cosa è che di notte la prolattina, l`ormone che regola la produzione di latte, raggiunge concentrazioni più alte e proprio per questo i neonati tendono a mangiare più spesso di notte. Il latte formulato è molto meno digeribile, per questo i bambini allattati artificialmente hanno degli intervalli di sonno a volte più lunghi. Più diventerà grande più i vostri ritmi si coordineranno, ma per ora ti consiglio di non avere come obviettivo le poppate più lunghe ma di migliorare la tua qualità di riposo tenendotela vicino la notte (in modo da non svegliarti completamente fra una poppata e l`altra). Di giorno prova a portarla in un marsupio o in una fascia, così a volte si tranquillizzano, riesci a ricavare qualche minuto in più fra le poppate e, con le mani libere, puoi fare tante belle cose con la tua piccola addosso!
Spero di esserti stata utile

Elena Uga

UPPA-Un pediatra per Amico

Esistono sostanze che aumentano la produzione di latte?

La maggior parte delle mamme che allattano, prima o poi ha comprato una di queste tisane, integratori, gocce, pastigliette e polverine varie “per mamme che allattano”, con il pensiero “magari non funziona, però non si sa mai”.

E’ ovvio, lo spauracchio di tutte le mamme è non avere latte. E le industrie lo sanno bene.

Dagli articoli precedenti avrete già capito due cose:

nella maggior parte dei casi, il poco latte è fasullo: di latte ce n’è quanto basta.

per aumentare la produzione di latte serve una maggior stimolazione del seno, e cioè attacco al seno corretto e poppate frequenti (o una stimolazione adeguata con un buon tiralatte).

Ne consegue che generalmente i galattogoghi, ammesso che funzionino, non servono a nulla se non a farvi buttar via i soldi.

Se realmente c’è poco latte, è necessario come sempre capirne le cause e correggere quegli aspetti (per l’appunto, attacco, frequenza delle poppate eccetera) che hanno portato al calo di produzione, così da risolvere in maniera definitiva il problema e senza dover dipendere dal galattogogo.

E’ importante capire che un galattogogo, per quanto efficace, da solo non serve a nulla. I galattogoghi generalmente stimolano l’ipofisi a produrre più prolattina, ma se il latte non viene rimosso di frequente (dal bambino o con il tiralatte) la produzione di latte non aumenta.

In alcuni casi selezionati i galattogoghi effettivamente possono aiutare una mamma che vuole allattare, ma il loro uso deve essere sempre preceduto da un’attenta valutazione di una persona esperta in allattamento e devono comunque essere utilizzati assieme a tutti gli altri accorgimenti che portano a una maggior stimolazione del seno.

Ad esempio, una mamma che è separata dal proprio bambino, ad esempio per motivi di salute, può mantenere la produzione di latte utilizzano un galattogogo, ovviamente in associazione all’uso del tiralatte. Questo accade tipicamente con i bambini ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale.

Anche una mamma che intende allattare un bambino adottato, o che vuole riprendere l’allattamento dopo averlo interrotto può aiutarsi con un galattogogo.

Può essere di aiuto anche quando si vuole ritornare all’allattamento esclusivo dopo essere passati ad aggiunte di latte artificiale.

Ribadisco che è fondamentale un’analisi di tutta la gestione dell’allattamento: non si può prendere il galattogogo per tutto il periodo in cui si allatterà, quindi si tratta di un “aiutino” che serve a sbloccare la situazione, ma poi bisogna attuare tutte le strategie che mantengano la produzione di latte adeguata, senza l’uso del galattogogo.

Ovviamente sto parlando dei galattogoghi “veri”, di quelli che funzionano.

Quali sono i veri galattogoghi?

Alcuni farmaci hanno come effetto collaterale l’innalzamento dei livelli di prolattina.

Questi farmaci sono il metoclopramide, il domperidone, il sulpiride e la clorpromazina.

Non sono farmaci nati per aumentare la produzione di latte, ma sono stati creati e studiati per curare specifiche malattie (ad esempio, metoclopramide e domperidone sono degli antivomito). Essendo dei farmaci, presentano degli effetti collaterali, in alcuni casi anche seri.

Quindi, se qualcuna di voi stava per fiondarsi in farmacia per procurarsi uno di questi farmaci pensando di aver trovato la manna dal cielo, si fermi! Oltretutto sono farmaci che si possono acquistare solo con ricetta medica, proprio perché non sono acqua fresca.

Considerate inoltre che se effettivamente serve un galattogogo, questo andrà preso per qualche settimana (prima deve cominciare a fare effetto, poi bisogna stabilizzare la produzione di latte e poi bisogna gradualmente calare la dose), mentre invece un antivomito in genere si prende solo per qualche giorno, quindi i suoi effetti sono stati considerati nel breve periodo e non per un uso prolungato. Questo deve essere tenuto presente dal medico che eventualmente vi dovesse prescrivere il farmaco.

Proprio per monitorare eventuali effetti collaterali, è necessario che durante il periodo di assunzione del farmaco un medico verifichi periodicamente lo stato di salute di madre e bambino.

Esistono anche alcune erbe per le quali è riconosciuta una certa efficacia nell’aumentare la produzione di latte, pur non essendoci studi scientifici rigorosi.

Queste erbe sono il Fieno Greco ( Trigonella Foenum-Graecum), la Ruta Caprina (Galega Officinalis) e il Cardo Mariano (Silibum Marianum). Generalmente devono essere assunte in forma concentrata (capsule, tintura madre), dato che le tisane hanno una concentrazione inferiore e soprattutto più incerta.

Il fatto che si tratti di piante, non significa per forza che gli effetti collaterali siano assenti!

Spesso si pensa “è naturale, quindi non fa male”, e quindi si assumono prodotti a base di erbe con leggerezza, magari prendendone grandi quantità nella speranza di ottenere un effetto maggiore. Invece le erbe hanno delle vere e proprie proprietà farmacologiche, quindi fanno effetto sul nostro organismo, nel bene e nel male.

Credo che nessuno prenderebbe una dose doppia di antibiotico per far passare prima un’infezione. Allo stesso modo, i rimedi a base di piante, chiamati fitoterapici, devono essere assunti con lo stesso rigore con cui si prende una medicina “tradizionale”.

Avrete notato che non ho parlato di dosaggi di nessun galattogogo: la cosa è voluta, per evitare la tentazione del rimedio fai-da-te. Come detto, prima di ricorrere ad un galattogogo bisogna consultare un esperto in allattamento e eventualmente insieme insieme valutare se è veramente necessario.

E tutti gli altri prodotti “per far venire il latte”?

In farmacia, erboristeria e nei negozi di articoli per bambini, è tutto un fiorire di prodotti che evocano fiumi di latte che escono da turgidi seni… Se leggete con attenzione, nessuno di questi prodotti vi promette di avere più latte. Vi cito un esempio (reale):

“X è un integratore dietetico composto dalla selezione e miscelatura di 7 estratti vegetali dalle riconosciute proprietà galattogoghe (Fieno Greco, Galega, Verbena), tradizionalmente utilizzati per calmare le tensioni addominali (Finocchio e Tè di Rooibos) e di gusto estremamente piacevole (Ibisco e Lampone). X disseta con gusto, è ricca di vitamina C e aiuta l’assunzione di acqua da parte della mamma, favorendo la lattazione.”

Qui c’è scritto solamente che alcune piante hanno proprietà galattogoghe, e queste piante sono contenute nel prodotto. In questo prodotto però c’è una quantità ridicolmente bassa di queste piante, quindi è improbabile che ci sia un effetto farmacologico, e cioè che aumenti il vostro latte. Infatti poi c’è scritto che la produzione di latte è favorita dal fatto che la mamma beve (anche se questo è discutibile, leggete oltre) dato che la bevanda è buona. Non c’è scritto che questo prodotto vi fa aumentare il latte grazie alle piante in esso contenute!

Diversi prodotti, pura avendo nomi o immagini che fanno riferimento all’allattamento, alla fin fine vi dicono solo che sono buoni da bere. Oppure dicono “ideale per la mamma che allatta”, ma non si sa bene cosa voglia dire. Intendiamoci, questi prodotti non sono dannosi, a meno di farne un consumo eccessivo (vedere oltre). Se li bevete perché hanno un gusto che vi piace, buon per voi. Ma se li bevete nella convinzione di avere più latte, state buttando via i soldi. E anche parecchi soldi, dato il prezzo di qualcuna di queste “polverine magiche”.

L’azienda produttrice di uno di questi integratori è stata più volte pesantemente multata dall’Antitrust proprio perché la sua pubblicità prometteva mari e monti alle mamme, senza però avere delle sufficienti prove scientifiche a sostegno.

Non metto in dubbio che ci saranno schiere di mamme pronte a difendere questo o quel prodotto.

Avete presente però cos’è l’effetto placebo? E’ una sorta di autosuggestione (molto potente!) per cui ci si convince che un certo farmaco funzioni, anche se magari in realtà si tratta di acqua e zucchero.

Per la riuscita dell’allattamento la componente psicologica è importantissima: se una mamma è insicura o ansiosa, nonostante ci sia tutto il latte che serve l’allattamento potrebbe fallire, magari perché la mamma si convince di avere poco latte (e come ho già scritto la casistica è molto ampia!). Prendendo questi prodotti, una mamma potrebbe sentirsi più sicura di sé, perché ha questo aiuto esterno, e allora ha la sensazione di avere più latte di prima.

E tutto questo le industrie lo sanno molto, molto bene.

Ci sono tre aspetti di questo che non mi piacciono (punto di vista strettamente personale): innanzitutto questi prodotti costano, e la mamma quindi spende soldi per niente, dato che il latte ce lo aveva anche prima.

Poi alimentano il mito del “poco latte”: non fanno altro che confermare alle mamme che il poco latte è un’epidemia da trattare con una specie di medicina, quando invece il più delle volte il poco latte è fasullo e anche nei casi effettivi, la “cura” migliore non è certo quella di utilizzare dei galattagoghi di efficacia molto dubbia.

Inoltre, come consulente per l’allattamento, so quanto è importante che una mamma creda in sé stessa, ma questi prodotti non fanno altro che confermare l’insicurezza di una mamma. In pratica una mamma pensa di riuscire ad allattare solo grazie a questo o quel prodotto, e non grazie a sé stessa e al suo bambino, come in realtà succede.

Avete presente la storia dell’elefantino Dumbo, che sapeva volare da solo ma credeva di riuscirci solo grazie alla piuma che teneva nella proboscide? Questi prodotti sono come la piuma, ma bisognerebbe portare la mamma a capire che può “volare anche senza la piuma”, cioè “allattare anche senza questi prodotti”.

Latte e birra

Nella tradizione popolare, si consiglia alle donne che allattano di bere latte per aumentare la propria produzione di latte. E’ una cosa senza alcun fondamento (e senza alcun senso).

Anche la birra è considerata una bevanda che fa aumentare il latte. Alcuni studi confermerebbero che delle sostanze contenute nella birra aumentano i livelli di prolattina, ma l’eventuale vantaggio viene vanificato dagli effetti negativi dell’alcool. Quindi, evitate di bere birra e alcol in genere durante l’allattamento.

L’acqua

Alzi la mano chi, allattando, non si è mai sentita dire che deve bere di più per via del latte. Lo so, lo dicono a tutte!

Questo è un grande equivoco, è stata invertita la causa con l’effetto.

La realtà è che siccome allattate allora avete più sete e quindi bevete di più. E non il contrario! Non è che siccome bevete di più allora riuscite ad allattare. Non dovete quindi sforzarvi a bere più, questo non vi farà avere più latte. E’ logico che per produrre latte, composto in gran parte da acqua, avrete bisogno di ingerire più liquidi, ma il nostro organismo ha un bellissimo sistema di allarme che si chiama “sete”: quando avete sete, significa che avete bisogno di bere. Punto.

Non è vero quindi, come è scritto su certe tisane, che bere più liquidi fa venire più latte. Questo potrebbe portare la madre (convinta di avere poco latte proprio grazie a certe frasi riportate su questi prodotti) a bere grosse quantità di acqua o tisane varie, oltre il necessario.

Ingerire eccessive quantità di liquidi è molto dannoso per l’organismo.

Una volta un papà mi raccontò che sua moglie praticava l’allattamento misto perché non aveva abbastanza latte. Io gli offrii il mio aiuto, dicendo che se voleva la moglie poteva contattarmi. Lui serio mi rispose che il pediatra aveva già dato alla moglie le indicazioni per aumentare la produzione di latte, ma che lei proprio non se la sentiva e che anzi stava pensando di abbandonare del tutto l’allattamento al seno. Le indicazioni erano “bere 8 – 10 litri di acqua al giorno”. Mi auguro vivamente che sia stata una bugia da parte della moglie, che forse voleva smettere di allattare ma non osava dirlo apertamente al marito. Un consiglio del genere non solo non fa aumentare il latte, ma avrebbe spedito la mamma che lo avesse osservato dritto dritto in ospedale, se non peggio.

In conclusione, quasi certamente non avete bisogno di un galattogogo. Se realmente la produzione di latte non è adeguata alle richieste del vostro bambino, bisogna capirne la ragione e attuare di conseguenza una strategia. Nei pochi casi in cui un galattogogo può essere di aiuto alla mamma, deve essere usato sotto supervisione medica e con il supporto di una persona esperta in allattamento.

Sara Cosano

Per saperne di più:

Un dono per tutta la vita di Carlos Gonzales – Il leone verde Edizioni

– Allattare, un gesto d’amore di Tiziana Catanzani e Paola Negri – Bonomi Editore

– Allattare.net di Maria Ersilia Armeni – Castelvecchi Editore

Chi può aiutarti:

Le tre figure principali nel sostegno alle mamme che allattano sono:

Consulenti professionali in Allattamento Materno (IBCLC): professionisti sanitari specializzati nella gestione clinica dell’allattamento al seno.

La Leche League: associazione a livello mondiale con più di 50 anni di storia che aiuta le donne tramite consulenti che sono mamme con esperienza di allattamento al seno.

– Peer counsellors (consulenti alla pari): mamme che aiutano altre mamme nei gruppi di auto-aiuto.

Potete trovare I contatti nell’articolo Vuoi allattare? Ecco chi ti aiuta…

Bibliografia:

– The Academy Of Breastfeeding Medicine – Protocol #9: Use of galactogogues in initiating or augmenting maternal milk supply

– Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – bollettino 19/2008

European Network for Public Health Nutrition: Networking, Monitoring, Intervention and Training (EUNUTNET). “Alimentazione dei lattanti e dei bambini fino a tre anni: raccomandazioni standard per l’Unione Europea”. European Commission, Directorate Public..

– Gardner JW. Death by water intoxication. Mil Med 2002; 167(5):432-434

 

Articolo tratto dal sito http://www.bambinonaturale.it

http://www.bambinonaturale.it/2010/01/esistono-sostanze-che-aumentano-la-produzione-di-latte/