Se il latte materno è inquinato dobbiamo smettere di allattare?

Molti ci chiedono se la Campagna potrebbe scoraggiare le mamme ad allattare al seno i propri bambini e visti i bassi tassi di allattamento presenti nel nostro Paese e la disinformazione generale che ruota intorno a questa pratica di salute millenaria a cui non viene data l’importanza necessaria nella nostra cultura  ritengo importante chiarire alcuni aspetti fondamentali che stanno alla base di questa iniziativa.

Da un punto di vista strettamente comunicativo è chiaro che gridare a gran voce che il latte materno è inquinato è un messaggio che provoca certamente un forte impatto emotivo nelle mamme e negli addetti ai lavori che può avere come conseguenza per le mamme la preoccupazione di mettere in pericolo la salute dei propri figli attraverso l’allattamento al seno oppure per gli operatori del settore quella che venga indirettamente scoraggiato l’allattamento. Tuttavia occorre fare chiarezza e andare oltre le apparenze immediate per capire in profondità il valore di questa affermazione e perché è necessaria.

Occorre trasformare queste emozioni in azione e non cedere all’evitamento della notizia e alla censura della loro fonte.

Tutto il nostro corpo è inquinato: lo sperma maschile, l’utero femminile, l’aria che respiriamo e il cibo che ingeriamo riflettono lo stato dell’ambiente in cui viviamo e del cibo che mangiamo. Gli studi ampiamente diffusi da questa Campagna[2] provano come gli effetti più pericolosi delle sostanze inquinanti siano quelli derivati dall’esposizione alle stesse durante la vita prenatale e anche prima del concepimento. Dobbiamo per questo smettere di fare figli o di allattare? No! Dobbiamo innanzi tutto essere informati e in seguito unirci per cambiare la situazione italiana al riguardo.

Scegliere di portare la nostra attenzione sul latte materno ha molteplici obiettivi:

  • Dare valore al fatto che il latte materno rappresenta di fatto un ANTIDOTO naturale agli agenti inquinanti in quanto attraverso meccanismi biochimici delle sostanze in esso presenti, è capace di contrastare in parte gli effetti di tali agenti.
  • Porre l’attenzione sul latte materno ci dà la possibilità di compiere un biomonitoraggio dell’intero territorio italiano attraverso campioni forniti dalle mamme volontarie agli istituti di ricerca; questi sono di facile reperibilità e analizzabili con un costo contenuto. Lo scopo non sarà certo quello di creare liste di latte più o meno inquinato fine a se stesse o per seminare il panico, ma piuttosto quello di attuare misure che tutelino la salute dei più piccoli a partire proprio dalle zone più esposte agli agenti inquinanti. Fermarsi davanti al dato dell’inquinamento del latte o peggio continuare a censurare i dati presenti negli studi che stiamo diffondendo attraverso la nostra Campagna, significherebbe di fatto non fare niente per cambiare la situazione e non avere l’esatta misura dello stato del problema dal quale, invece, si può partire per attuare politiche sanitarie ed istituzionali volte a colpire nel profondo le emissioni selvagge di agenti inquinanti presenti nel nostro Paese. Di fatto, non ci sono regolamentazioni sufficienti a proteggere i nostri figli e noi stessi e i dati ci fanno capire l’urgenza di rimboccarci tutti le maniche e di smettere di tacere o scandalizzarci per un’analisi superficiale o soltanto emotiva della questione. Mai come adessooccorre agire ed è necessario farlo unendo le forze di mamme, addetti ai lavori e opinione pubblica che si devono dare da fare insieme.
  • Se le mamme saranno informate di quanto il loro latte possa servire per migliorare e difendere la salute dei propri figli in zone inquinate e non, come di quanto il loro latte attraverso il biomonitoraggio possa servire al Paese intero per uno scopo così importante, siamo certi che non si fermeranno di fronte alla possibilità di dare ai propri figli, nipoti e generazioni a venire un futuro migliore in termini di salute e di equilibrio ambientale.
  • Non dimentichiamoci poi che anche il latte artificiale può essere inquinato o contaminato. Quello in polvere, per esempio, non è un prodotto sterile. Altri sono stati ritirati dal commercio in molti paesi (la lista è troppo lunga per trascriverla) perché contenenti sostanze inquinanti di vario tipo introdotte sistematicamente o accidentalmente durante la produzione e il confezionamento. Altre contaminazioni possono accadere in fase di preparazione, per l’uso di acqua inquinata o per manipolazioni inappropriate. Recentemente è stato rilevato anche che biberon e tettarelle possano recare nella loro composizione ftalati e bisfenolo A, che per anni sono stati ritenuti innocui e che solo da pochi mesi sono vietati. Questo non può succedere con il latte materno, che è un tessuto vivo mai uguale a se stesso ed è l’unico alimento a cm 0! Come tale non inquina e non contribuisce a sprecare energia e ad accumulare, al contrario del latte artificiale, rifiuti che poi potranno essere inceneriti per produrre altra diossina.

Cosa fare allora?

Con questa Campagna chiediamo:

  1. che venga ratificata la Convenzione di Stoccolma che fissa limiti severi e rigide misure di controllo all’emissione in ambiente di sostanze inquinanti e persistenti (POPs – Persistent Organic Pollutants)[3]. L’Italia è l’unico Paese dei 151 che l’hanno sottoscritta ma non ratificata.
  2. un  biomonitoraggio a campione del latte materno e del sangue cordonale nel nostro paese. Il latte materno è un indicatore molto attendibile dello stato dell’ambiente di vita della madre ed il suo monitoraggio è raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS); negli studi fino ad ora condotti dall’OMS  l’Italia non compare e chiediamo pertanto che il nostro paese si allinei con quanto fatto al riguardo negli altri paesi  europei[4];
  3. la SOSTITUZIONE di pratiche inquinanti, antiecologiche ed antieconomiche quali l’incenerimento di rifiuti e biomasse, con pratiche virtuose quali la riduzione, il recupero, il riciclo e la trasformazione a freddo dei materiali;
  4. l’adozione di STRUMENTI DI CONTROLLO efficaci e continuativi da applicare a tutti gli impianti fonti di diossina e non eliminabili. In particolare ci sembrano indispensabili il campionamento in continuo delle emissioni di diossina da questi impianti e il monitoraggio a campione di matrici alimentari (latte, burro, formaggi, uova, carne, pesce, mitili, ecc.) nei  territori circostanti;
  5. l’approvazione del DISEGNO DI LEGGE per creare un marchio “dioxin free” per gli alimenti[5]

Non fermiamoci davanti a tali comunicazioni tanto necessarie quanto sconvolgenti. Non stiamo parlando soltanto di allattamento ma è in gioco l’intera salute delle generazioni future del nostro Paese. Elaboriamo insieme le nostre emozioni e volgiamole in azione costruttiva.

Ricordo, infine, che fra i promotori della Campagna ci sono Associazioni di genitori di bambini colpiti da tumore. Questi genitori sono l’anima del progetto e nessuno più di loro avrebbe voluto poter fare qualcosa PRIMA che i loro figli si ammalassero. Di certo adesso queste mamme e questi papà non stanno zitti ma cercano di agire nell’interesse di tutti noi;  per questo dobbiamo soltanto ringraziarli, rispettarli e prendere da loro l’esempio e la forza di fare con urgenza qualcosa e dicendo a gran voce: basta alla disinformazione su questo argomento!

Questo è il senso più profondo della nostra Campagna in difesa del latte materno dai contaminanti ambientali.

Dott.ssa Alessandra Bortolotti, psicologa perinatale.


[2] Per consultare gli studi http://difesalattematerno.wordpress.com/per-approfondire/

Inoltre a breve sarà caricato su youtube il video della conferenza stampa del 19 marzo accessibile a tutti.

[4]  L’analisi del latte materno è usata in tutto il mondo perché è il modo più semplice per valutare l’impatto degli agenti inquinanti sugli esseri umani; il latte materno è il tessuto umano più facile da ottenere ed analizzare. Si vedano le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità:http://www.who.int/foodsafety/chem/POPprotocol.pdf ehttp://www.who.int/foodsafety/chem/pops_biomonitoring/en/index.html

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