Cellule di ricambio di Barbara Siliquini

La “donazione del cordone” è una cosa che ormai tutti conosciamo: sappiamo che quando il bambino nasce è possibile “donare” le sue staminali. Che atto altruistico!
“Peccato che io non abbia colto l’occasione quando è nato mio figlio!”
“Io avrei voluto, ma purtroppo dove abito non ci sono neanche le banche del cordone a pagamento”
Se una di queste espressioni vi ha attraversato la mente, ho un’ottima notizia: la donazione del sangue cordonale del bambino non è un atto altruistico e non è una buona idea per la salute di un figlio, almeno in situazioni normali.
Ma andiamo con ordine. Innanzi tutto la dicitura “donazione del cordone ombelicale” è impropria, stiamo in realtà parlando di “conservazione delle staminali da cordone”: ciò che si raccoglie è il sangue che scorre dalla placenta al bambino attraverso il cordone ombelicale. Questo sangue è ricchissimo di cellule staminali di uno specifico tipo (dette “emopoietiche”).
La cellula staminale è una cellula preziosa per due ragioni: non ha ancora assunto un ruolo definitivo, perciò può diventare più tipi di cellule; ha una capacità generativa enorme, cioè è capace di riprodurre se stessa e, contemporaneamente, produrre miliardi di cellule figlie che possono differenziarsi, diventando cellule specifiche dei diversi organi del nostro corpo.
Alcune cellule staminali hanno la capacità di generare cellule di un solo tipo (ad esempio cellule della pelle), altre sono capaci di generare cellule di vari tipi (ad esempio globuli bianchi, rossi o piastrine) a seconda del bisogno.
Sapere come una cellula staminale decida di dividersi o di differenziarsi è per ora un piccolo mistero.
Nel nostro corpo esistono già moltissime cellule staminali, cellule indifferenziate capaci di produrre cellule figlie con un preciso scopo. Ogni volta che ci feriamo e poi guariamo, o che i nostri capelli cadono e altri ne vengono generati, o che un bambino cresce, ci sono cellule staminali che generano cellule specifiche: dei capelli, della pelle, delle ossa.
Tutte le cellule staminali del cordone possono diventare qualsiasi tipo di cellula?
No, dipende da che tipo di staminali sono: alcune possono produrre solo un tipo di cellule, altre una famiglia di cellule, altre ancora qualsiasi tipo di cellula. Queste ultime sono rare, e sono presenti nel liquido amniotico o nell’embrione nelle prime settimane di gestazione.
Le staminali del cordone ombelicale sono cellule emopoietiche, hanno la capacità di produrre cellule che possono diventare elementi del sangue: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Di queste cellule ne abbiamo anche nel nostro corpo: ogni giorno produciamo da 100 a 1.000 miliardi di nuove cellule del sangue, a partire da cellule staminali emopoietiche che si trovano nel midollo osseo, cellule potenti e prolifiche, che pur essendo relativamente poche, hanno un`attività riproduttiva enorme e sono in grado di replicarsi mantenendo il loro numero invariato durante tutta la vita.
M
a torniamo alle staminali del cordone ombelicale. Abbiamo detto che il sangue del cordone è una fonte importante di cellule staminali emopoietiche: da oltre due decenni i ricercatori hanno scoperto che esso contiene le stesse cellule staminali del midollo osseo. Un danno a queste cellule (aplasia midollare in seguito a chemioterapia, a irradiazione o a malattia) può rendere inefficiente il sistema emopoietico: una terapia molto efficace è il trapianto di midollo osseo.
Ecco perché possono essere preziose le staminali del cordone ombelicale: possono produrre tutte le cellule del sangue e molte altre cellule accessorie o di sostegno; possono ripristinare la produzione del sangue in caso di insufficienza midollare: possono sostituire il midollo in caso di leucemia, linfoma, mieloma, talassemie; possono produrre enzimi carenti in caso di malattie genetiche; possono consentire l`impiego di dosi elevate di chemio-radioterapia nei tumori in genere.
Ma gli stessi benefici sarebbero ottenibili attraverso la donazione del midollo osseo.
Allora è importante conservare le cellule staminali del cordone? La conservazione di queste cellule presuppone il taglio immediato del cordone alla nascita, in modo tale che le cellule, anziché fluire al bambino, siano incamerate in una sacca, per la conservazione. Ma se le staminali sono così preziose e importanti, ha senso privarne il bambino alla nascita, per conservarle per il futuro?
Se il cordone fosse l’unica fonte di staminali, potremmo pensare che, anche se madre natura ha previsto che la placenta continui a pompare il sangue al neonato per qualche minuto dopo la sua nascita, impedire questa “trasfusione” e metterlo in una sacca per altri usi potrebbe essere una buona idea. Ma poiché gli adulti dispongono di staminali identiche, e queste possono essere rese disponibili attraverso la donazione di midollo, allora forse dovremmo pensare che sia meglio procurarsi queste cellule da un adulto anziché da un neonato.
Il sangue contenuto nel cordone è un quantitativo di ingente per un neonato, ma non sarebbe sufficiente per un trapianto che sostituisca le cellule del midollo malato di un adolescente o di un adulto.
Inoltre, fa riflettere il fatto che il genitore possa legalmente disporre del sangue del bambino (in questo caso del sangue del cordone, che a tutti gli effetti appartiene al bambino) fino al momento del taglio del cordone stesso, ma nell’istante successivo non ne potrà più disporne, in quanto la legge vieta la donazione del sangue dei minori.
P
er ottenere dal cordone ombelicale abbastanza sangue, il cordone deve essere “clampato” immediatamente dopo il parto. “Clampato” significa che deve essere interrotto il flusso di sangue al bambino, per dirottarlo, attraverso un ago con una cannula, in una sacca, mentre la placenta che sta all’estremità del cordone, continua a pompare sangue verso il neonato per alcuni minuti.
Che fine fa il sangue prelevato dal cordone? Ci sono due alternative: donarlo perché sia utilizzato da altre persone, oppure conservarlo per un ipotetico futuro utilizzo per lo stesso bambino. La conservazione per uso altrui può essere fatta in alcuni ospedali, ma spesso capita che il sangue in realtà non venga utilizzato, perché esistono protocolli molto rigidi, che tutelano la sicurezza dei possibili trapiantati che prevedono, per esempio, che la madre del neonato si sottoponga ad analisi periodiche dopo la donazione o che sia stato raccolto un quantitativo minimo di sangue; nel caso in cui queste condizioni non siano verificate, il sangue viene gettato via. In Italia è vietata la conservazione per uso proprio, questo divieto è dettato da serie ragioni scientifiche: le staminali di una persona che ha contratto una malattia a carico del midollo (come una leucemia) non sono adatte per un trapianto sullo stesso soggetto, non sono adatte a trapianti su soggetti adulti e non è noto cosa accada al sangue conservato per molti anni dopo dalla nascita.
Purtroppo questo divieto non vale all’estero e si è sviluppato un lucroso mercato  a favore di società formalmente estere (in Italia molte hanno sede legale a San Marino): il giro d’affari nel 2009 in Italia è stato stimato in 35 milioni di euro. La conservazione del sangue del cordone di un neonato costa circa 3.000 euro; una cifra che molti spendono volentieri, convinti che sia un investimento nella salute dei propri figli e stimolati dall’esempio di molte coppie famose del mondo dello spettacolo e della TV.
I
nvece la scelta migliore sarebbe quella di non conservare il sangue del cordone ombelicale. Se invece di affrettarci a “clampare” il cordone lasciassimo che il sangue, pompato dalla placenta, defluisse attraverso i vasi del cordone nella circolazione del neonato, questa potrebbe essere già un`”assicurazione” per la sua futura salute, e di questo oggi abbiamo molte prove scientifiche. Sono ormai numerosi gli studi che hanno valutato l’impatto del taglio immediato del cordone rispetto agli effetti di un taglio ritardato di due minuti dopo la nascita: il taglio ritardato ha effetti benefici per la salute del neonato, misurabili a distanza di sei mesi in particolare sulla quantità di emoglobina nel sangue. Questi benefici sono più evidenti nei neonati sottopeso o nati da madri anemiche.
Senza parlare del disturbo dell’evento nascita, che dovrebbe essere un momento di grande rispetto dei tempi di madre e del bambino, un momento di tranquillità ed intimità che il taglio del cordone e il prelievo del sangue disturbano non poco. Finché il bambino e la madre sono collegati dal cordone, devono rimanere a contatto, questo contatto alla nascita ha effetti benefici sul sistema di produzione ormonale di madre e bebè: migliora l’allattamento, innalza i livelli di ossitocina in entrambi, favorisce il bonding ed è considerato importante per lo sviluppo affettivo del bambino.
Si eccepisce spesso, da parte degli operatori che ben conoscono questi dati, che in ospedale comunque il cordone viene reciso immediatamente, e allora tanto vale usare il sangue per qualcosa. Ma sarebbe meglio che i genitori, anziché informarsi su come e dove conservare il sangue del cordone, chiedessero all’ospedale che, dopo la nascita, il cordone ombelicale venga “clampato” solo quando ha smesso di pulsare, o meglio ancora, come suggerisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si attendesse che anche la placenta venisse espulsa dal ventre materno. Questo in genere avviene in un tempo variabile dai 20 minuti a un paio d’ore. Avendo la pazienza di seguire questi ritmi, prima di “clampare” e recidere il cordone, si consente a mamma e bebè di rimanere a contatto di pelle in tranquillità in un momento così importante per loro. Una volta che il bambino è nato, la placenta, concluso il suo ruolo, si stacca dall’utero e viene anche lei espulsa attraverso la vagina.
Esistono però dei casi in cui la donazione del sangue cordonale ha effettivamente un senso: quando, per esempio, il neonato ha un fratellino malato, che beneficerebbe di un trapianto di cellule staminali emopoietiche. In questo caso, pur essendo un prelievo di cellule per uso proprio, la legge italiana lo consente.
Il cordone ombelicale non è l`unica fonte di staminali emopoietiche, la donazione di midollo osseo ha benefici maggiori; e allora, prima di disporre di una risorsa destinata a un figlio neonato, dovremmo chiederci se non sarebbe meglio offrirci noi stessi come donatori di midollo osseo.

L’articolo è tratto da UPPA:

http://www.uppa.it/dett_articolo.php?ida=828&idr=55&idb=59

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