Archivio | aprile 2012

Ogni quanto devo allattare il mio bambino?

Ogni bambino è diverso! Alcuni sembra abbiano bisogno di poppare in continuazione, mentre altri lasciano passare più tempo tra una poppata e l’altra. Le mamme possono tranquillamente seguire i ritmi dei loro bambini, facendo solo attenzione che mangino a sufficienza. I bambini allattati, infatti, si autoregolano: prendono quello di cui hanno bisogno, non solo a ciascuna poppata, ma anche da ciascun seno. Inoltre, molti problemi legati all’allattamento – inclusi quelli legati a “carenza di latte” oppure a “eccesso di latte” – si risolvono proprio aumentando la frequenza delle poppate. Pertanto, se il tuo bambino mangia almeno 8-12 volte nell’arco delle 24 ore, puoi lasciar decidere a lui quando farlo. per essere certa che mangi abbastanza.
Se però, nelle prime settimane, il bambino non mangia con questa frequenza, probabilmente dovrai svegliarlo
Molte madri si preoccupano quando i loro piccoli non “tengono l’intervallo” delle due ore e vogliono poppare ancora più spesso, cosa che invece accade di frequente. I bambini che poppano spesso (sempre che siano attaccati correttamente al seno) assumono latte a sufficienza, proprio perché stimolano la produzione del latte materno. Alcune ricerche recenti hanno dimostrato che riducendo il tempo della poppata e aumentando l’intervallo tra una poppata e l’altra, si può ridurre non solo la quantità di latte materno, ma anche il suo contenuto di grassi – ed ecco che il bambino piange, affamato…

Alcuni bambini amano ciucciare e dormicchiare in continuazione. Altri mangiano in quantità, restando attaccati a lungo a ciascun seno. Tieni presente che non c’è niente di sbagliato nel seguire il ritmo richiesto dal bambino, perché l’allattamento materno è una relazione a due vie, che richiede alla madre di rispondere non solo alle richieste del bambino, ma anche ai segnali inviati dal suo stesso corpo. Sarà proprio questa capacità di risposta che aiuterà il tuo bambino a formare con te uno stretto legame d’amore.

L’AAP (l’Accademia Americana dei medici Pediatri) ha ufficialmente dichiarato che i bambini sani, nati a termine, dovrebbero poppare 8-12 volte nell’arco delle 24 ore; in altre parole, un pasto ogni 2-3 ore. Dal momento che il latte umano viene digerito molto facilmente, si raccomanda spesso alle mamme di osservare il neonato alla ricerca di “segnali di fame”, come il riflesso di “rooting” (cioè di girare la testa nella direzione di uno stimolo tattile posto sulla faccia), morsicarsi o succhiarsi le mani o le dita, piangere. E si raccomanda inoltre caldamente alle neo-mamme di non lasciare che il bambino superi l’intervallo delle 3 ore, per due ragioni:

1) perché il seno sia stimolato a produrre latte a sufficienza, e

2) per assicurarsi che il bambino mangi abbastanza prevenendo così la disidratazione.

Tratto dal sito della leche league.

http://www.lllitalia.org
 

allattare non è doloroso !

La natura, così perfetta in tutto, vuole che allatttare sia una pratica piacevole per la mamma e per il bambino, anche se a volte le mamme sentono dire che è normale che allattare sia doloroso, specie all’inizio, e che non devono far altro che sopportare ed andari avanti, magari anche senza lamentarsi troppo….

Se un lieve fastidio, una sensazione particolare, può essere normale provarla nei primi giorni, non lo è affatto un dolore persistente (localizzato internamente o esternamente)  o poppate che creano lesioni, arrossamenti o sensazioni spiacevoli. Solitamente il dolore non passa se non si elimina la causa che lo crea!

Se si ha dolore persistente, arrossamenti o lesioni che non passano, bruciore, fitte o sensazione di dolore interno al seno, è bene intervenire prontamente per individuare la causa del problema e  cercare la soluzione adatta, possibilmente consultandosi con un esperto che possa valutare la poppata e la situazione nell’insieme ed elaborare una stretegia di intervento.

La maggior parte delle lesioni nella zona del capezzolo sono dovute ad un attacco scorretto del bimbo, può bastare una sola poppata per crearle e se l’attacco scorretto permane la situazione può peggiorare nei giorni seguenti. Se si sente dolore durante la poppata è opportuno staccare il bambino ( senza tirare ma inserendo un dito lateralmente tra le gengive per togliere il sottovuoto) e riattaccarlo facendo attenzione che spalanchi bene la bocca a mò di sbadiglio e prenda buona parte dell’areola oltre al capezzolo. Il capezzolo non deve restare tra le gengive e subire pressioni, ma finire in fondo alla bocca. Provare e riprovare ancora se si sente ancora dolore.  Da notare che anche se un bambino sta molto tempo al seno,  non può “macerare” i capezzoli o creare lesioni se l’attacco è corretto, né i capezzoli possono macerarsi a causa di una pelle delicata.

Particolare attenzione va riposta nell’applicazione di prodotti,  perchè se la causa più frequente di queste problematiche è solitamente un attacco scorretto, è pur vero che un dolore persistente nonostante la correzione dell’attacco può derivare da altre cause  (un’infezione , una candida, un frenulo corto, nonchè problemi di altro tipo)  e che ogni situazione necessita di un’accurata valutazione. Evitare comunque prodotti a base alcoolica e creme che il bambino non può ingerire e quindi da rimuovere prima della poppata.

Tratto dal sito: http://www.facebook.com/infoallattamentoI

L’allattamento al seno dei gemelli

A cura del Dott. Guglielmo Salvatori e della Sig.ra Immacolara Dall’OglioAlimentare in modo naturale due bambini contemporaneamente non è impossibile. Basta solo sapersi organizzare e affidarsi a qualche piccolo consiglio pratico.
È possibile allattare al seno i gemelli?
 
L’allattamento al seno non solo è possibile, ma è consigliabile a tutte le mamme di gemelli, anche in caso di nascita tri-gemellare.
Perché è importante allattarli con il latte materno?
I vantaggi dell’allattamento materno, noti per tutti i neonati, in caso di gemellarità sono ancora più evidenti.

  • Utero: le contrazioni uterine determinate dalle poppate frequenti dopo il parto sono di particolare utilità a causa delle notevoli dimensioni raggiunte dall’utero in gravidanza.
  • Tempo: il risparmio di tempo, se la mamma riesce ad allattare contemporaneamente i bambini, è rilevante; è stato calcolato un risparmio di circa 8-10 ore a settimana!
  • Infezioni: la protezione dalle infezioni connessa all’assunzione del latte materno diviene ancora più importante quando i bambini, essendo due, hanno maggiore possibilità di contagiarsi uno con l’altro.
  • Legame: l’allattamento materno facilita, attraverso il contatto pelle a pelle ed una risposta materna semplice ed immediata al pianto (senza dover aspettare la preparazione del latte), in modo naturale e diretto, la relazione con entrambi i bambini. In tal modo, inoltre, si riduce il possibile sentimento di maggior attaccamento ad uno dei due.
  • Risparmio: considerando che il costo dell’alimentazione con latte artificiale si aggira per un neonato intorno ai 100-200 Euro al mese, quando a mangiare sono in due, il risparmio economico connesso con l’allattamento materno diventa veramente considerevole.

 

La mamma può produrre latte per più di un bambino?
Certamente, in genere, più il seno materno viene stimolato e drenato da poppate frequenti ed efficienti, iniziate il prima possibile dopo il parto, più inizierà una produzione di latte che aumenterà gradualmente in relazione alle necessità dei piccoli. Per questo motivo è importante che la mamma, già durante la gravidanza, pensi a come alimenterà i suoi bambini e si organizzi in tal senso.
Sarà opportuno, ad esempio, rivolgersi a personale sanitario e centri nascita che sostengano questa scelta ed assicurino un aiuto pratico in tal senso (www.unicef.it); questo è ancora più utile se la mamma si trova alla sua prima esperienza di allattamento e se i gemelli sono più di due.

 

Inoltre, se è importante nell’allattamento dei gemelli la produzione di latte, il riposo e il sostegno pratico per la mamma ne sono i presupposti.

Come allattare i gemelli?
L’allattamento nei gemelli non differisce da quello di un singolo neonato né come modalità, né come tempi.  Dopo un primo periodo in cui la mamma e i neonati abbiano modo di apprendere singolarmente come poppare, è molto utile farli poppare insieme, contemporaneamente su entrambe le mammelle.
Questo stile di allattamento determina un più elevato innalzamento della prolattina, l’ormone responsabile della produzione del latte e inoltre permette di dimezzare i tempi di allattamento.

 

Per far poppare i neonati insieme, è comodo un grosso cuscino da poggiare sulle ginocchia e mettere entrambi i bambini in posizione  “sottobraccio” (o a pallone da rugby). In alternativa si può sostenere un neonato con l’avambraccio in modo tradizionale, e l’altro bambino collocato sottobraccio.
Quando sono più grandi ed autonomi possono anche essere tenuti con il capo poggiato sugli avambracci materni e le ginocchia di entrambi che si toccano. È anche possibile allattarli stando stese con i bambini che accedono al seno stando sopra alla mamma, questa posizione è comoda specie per l’allattamento notturno.
Nei mesi successivi, crescendo, è possibile che i gemelli assumano uno stile di allattamento più autonomo: saranno più rapidi e potrebbero fare meno poppate, potrebbero anche preferire di essere allattati singolarmente.

 

È importante che l’allattamento venga ben avviato dall’inizio, altrimenti eventuali difficoltà con due bambini possono diventare più difficili da superare.
È necessario verificare che il bambino, quando va verso il seno, tenga la bocca spalancata, così da prendere una buona porzione dell’areola mammaria, specie nella parte inferiore; che la mamma non senta dolore ai capezzoli durante la poppata; che si possano ascoltare i rumori di deglutizione del neonato. Inoltre è necessario effettuare, specie all’inizio, almeno 8 poppate al giorno, o di più, appena i neonati  sembrano richiederlo, senza aspettare che piangano (per es. aprono gli occhi, si succhiano la mano), perché solo queste danno lo stimolo al corpo materno per produrre il nuovo latte in abbondanza.

 

Il periodo dopo il parto è quello più delicato, perché il corpo materno si adatta alle richieste dei bambini se efficaci, altrimenti la quantità di latte non aumenta adeguatamente o si può ridurre rapidamente.
Pertanto, se c’è qualche difficoltà, è utile farsi aiutare da personale esperto ai primi dubbi, senza aspettare troppo.

 

 
E quando i gemelli hanno un peso inferiore alla norma?
Può capitare che i gemelli nascano un po’ prima del tempo previsto o che siano di peso lievemente inferiore  alla norma o che uno sia più forte e vivace dell’altro.  È una situazione in cui l’allattamento può essere effettivamente più complicato da gestire: i gemelli sono pronti ad alimentarsi da soli, ma possono avere difficoltà a succhiare tutto il quantitativo necessario alla loro crescita. Inoltre, soprattutto in caso di parto cesareo, la mamma può essere stata dimessa dall’ospedale ancora debole; in alcuni casi la soluzione può essere quella di integrare le poppate al seno con il latte materno ottenuto con la spremitura del seno.

 

I suggerimenti seguenti possono essere utili a superare i momenti più difficili:

  • stimolare il bambino durante la poppata, se dorme non riuscirà a mangiare a sufficienza, si può spogliare il neonato e metterlo a contatto “pelle-pelle” con la mamma, si possono effettuare delle carezze prolungate e profonde sulla schiena, sui piedi e sulle gambe, può essere spostato da un seno all’altro più di una volta;
  • se si allatta il gemello più lento contemporaneamente all’altro più vigoroso, l’afflusso del latte dal seno verrà stimolato da quest’ultimo, facilitando così la poppata anche al fratello più debole;
  • in qualunque caso la priorità è nutrire i neonati, pertanto anche se non si riesce da subito, in parte o completamente al seno, potranno essere alimentati con il latte materno spremuto dalla mamma, continuare comunque ad offrire il seno è importante per permettere loro di imparare; se è necessario integrare il pasto, è utile somministrare il latte con un bicchierino o un cucchiaino per evitare che si abituino alla tettarella; se questa modalità fosse difficile da gestire, è importante che la tettarella del biberon abbia i fori molto piccoli e che il flusso di latte non sia veloce;
  • la seconda priorità è quella di stimolare e di incrementare l’offerta di latte materno, questo si può ottenere anche se i gemelli non riescono ancora a poppare efficacemente, tramite l’utilizzo regolare della spremitura manuale o del tiralatte; la spremitura può essere effettuata al termine dei tentativi di poppata al seno, dopo che ai bambini è stata data l’integrazione, e, il latte raccolto, conservato in frigorifero, può essere utilizzato come aggiunta per la poppata successiva;
  • in queste situazioni è molto importante farsi aiutare nella gestione dell’allattamento; ciò che i bambini non riescono a fare nei primi tempi, lo faranno probabilmente qualche settimana dopo, quando avranno acquistato peso, ma, i presupposti del “dopo”, iniziano nei primi giorni di vita.
E se i gemelli sono pretermine?
Non è infrequente, specie se i gemelli sono più di due, che il parto possa avvenire diverse settimane prima del termine previsto. Alle volte può anche accadere che il parto debba essere anticipato a causa delle condizioni materne durante la gravidanza.
Pertanto i neonati saranno ricoverati in un reparto di neonatologia e avranno bisogno di essere assistiti all’interno dell’incubatrice per qualche tempo.  Se questa condizione può essere particolarmente stressante a causa della possibile preoccupazione per la salute dei piccoli o per le eventuali difficoltà materne, dal punto di vista dell’allattamento è paradossalmente più semplice della precedente.
La mamma infatti deve prevalentemente iniziare la raccolta del latte il prima possibile dopo il parto e praticarla almeno 8 volte al giorno, utilizzando un tiralatte elettrico professionale contemporaneamente da entrambe le mammelle.

 

Questa attività va cominciata già durante il ricovero materno in ospedale, anche se la mamma assume molti farmaci (saranno poi i medici a valutarne la compatibilità con l’allattamento), o se le sue condizioni di salute non sono ottimali.
All’inizio la mamma raccoglierà poche gocce di colostro, il primo latte, molto prezioso per i suoi bambini e poi gradualmente la produzione dovrebbe cominciare ad aumentare.

 

L’allattamento proseguirà poi all’interno di un percorso graduale in relazione alle condizioni dei neonati, che inizia con il contatto “pelle-pelle” con i piccoli e poi con i progressivi tentativi di poppate al seno. In ospedale pertanto la mamma avrà modo di sperimentare passo-passo la gestione dell’allattamento.

 

Più latte la mamma riesce a raccogliere e più avrà possibilità di alimentare con il latte materno i propri gemelli e anche di farli poppare al seno.
Si è visto che, se una mamma  di gemelli riesce a produrre, intorno alla seconda settimana dopo il parto, 1500 ml. di latte, ha più probabilità di allattare

 

E se è il latte non basta ?
Non è infrequente con dei gemelli che il proprio latte non sia sufficiente, specie se sono più di due.
Ci sono dei periodi (tre e sei settimane di vita, terzo mese) in cui i neonati crescono di più e chiedono di poppare più spesso, ciò non significa che non ci sia latte, ma solo che ne va stimolata una quantità maggiore.
 Dopo due-tre giorni di ritmi più ravvicinati, l’offerta materna si dovrebbe adeguare alle richieste. Dare delle integrazioni sistematiche di latte artificiale può ridurre ulteriormente l’allattamento materno, pertanto questa è una condizione che va ben valutata, perché è possibile che, prima di passare all’aggiunta o  contemporaneamente ad essa, si possa tentare il recupero dell’allattamento materno.
Gli esperti di questo campo hanno diverse strategie applicabili a riguardo.
Un sostegno in più per la mamma: pensiamoci in anticipo
È chiaro che se le necessità di un nuovo nato possono richiedere un certo impegno alla mamma, nel caso di gemelli questo diventa naturalmente molto considerevole. Prevedere e programmare già dalla gravidanza un supporto stabile per i genitori, almeno per i primi tempi, diventa fondamentale per riuscire a non stancarsi troppo e a vivere serenamente un periodo speciale nella vita di una famiglia, a prescindere dal tipo di alimentazione si prospetta per i neonati.
Ognuno individuerà risorse interne od esterne alla famiglia a seconda delle scelte personali e delle opportunità, ma l’importante è organizzarsi per tempo.

 

Per l’allattamento l’approccio non cambia, conoscendo le eventuali difficoltà alle quali si può andare incontro, l’importante è mettersi nelle condizioni di affrontarle al meglio, quindi potrebbe essere utile:

  • informarsi con letture specializzate, confrontarsi con l’esperienza di altre mamme o visitare siti internet;
  • frequentare un corso di accompagnamento alla nascita nel quale venga anche discusso anche l’allattamento materno;
  • tenere a portata di mano un buon tiralatte manuale e sapere dove rivolgersi nel caso servisse un tiralatte elettrico professionale;
  • farsi aiutare fin dall’inizio nell’allattamento specie se siete alla prima esperienza, almeno per verificare che tutto stia procedendo adeguatamente;
  • sapere come contattare personale sanitario esperto sull’allattamento in caso di difficoltà.

 

Dopo la nascita rimane fondamentale tutelare la mamma, il suo riposo (dormire quando dormono i gemelli), la sua serenità, aiutarla nelle attività che deve svolgere in prima persona (per es. allattamento) e sostituirla in ciò che è delegabile (cambio pannolini, cucina, pulizia casa, etc.).

 

La mamma deve poter mangiare secondo i suoi bisogni, meglio se con spuntini frequenti e nutrienti.
È utile avere sempre a disposizione una bottiglia d’acqua in caso di sete.
I primi giorni a casa potrebbe essere il caso di evitare visite di parenti e amici, per dare il tempo ai neo-genitori di concentrarsi in questa nuova dimensione “multipla”.

 http://www.ospedalebambinogesu.it/portale2008/default.aspx?IdItem=3299 

Spazzolare è meglio che curare

di Nicola D`Andrea

La carie. Pochi lo sanno, ma è una malattia infettiva. In bocca sono presenti centinaia di microbi, che non provocano disturbi: alcuni di questi però (della specie Streptococcus) producono delle sostanze che fanno fermentare gli zuccheri e quindi alterano lo smalto e la dentina, facendo perdere i minerali essenziali per la buona salute del dente. Questi microbi possono vivere solo sulle superfici dure: diventano colonizzatori della bocca solo quando erompono i primi denti. Ormai sembra dimostrato da molti studi che il consumo di zuccheri, soprattutto con modalità del “poco e spesso”, è il principale fattore favorente la comparsa della carie.
La somministrazione di fluoro previene la carie. Sulle modalità di somministrazione ci sono suggerimenti non sempre concordanti tra gli esperti. Semplificando, sulla scorta dei consigli ufficiali del Ministero della Salute, ci si può orientare così: da 6 mesi a 3 anni 0,25 mg di fluoro al giorno; da 3 a 6 anni 0,50 mg e dai 6 ai 16 anni 1 mg. In commercio si trovano compresse e gocce. Questi dosaggi vanno bene per i bambini che vivono in aeree con acqua a basso contenuto di fluoro, cioè di minore di 0,6 ppm (parti per milione – vedi box). Come si può conoscere quanto fluoro contiene l’acqua che scorre dal nostro rubinetto? Ogni azienda-gestore dell’acquedotto di zona deve fornire il dato; alcune rilevazioni sono state condotte da Altroconsumo e sono reperibili al sito: altroconsumo.it/acquapotabile.
Ma per prevenire efficacemente la carie resta fondamentale l’uso dello spazzolino con il dentifricio.
Fino a un anno. Niente spazzolino, né dentifricio. Basta strofinare delicatamente con garza umida o con gli appositi ditalini di gomma sulle gengive e sui denti.
Da un anno a tre anni. Sì allo spazzolino, no al dentifricio. Il bambino deve iniziare a prendere confidenza con lo spazzolino, ma saranno sempre mamma e papà a pulire i denti. Niente dentifricio, quindi, fino a tre anni perché il bambino non è ancora in grado di controllare la deglutizione e ne ingerisce una quantità troppo alta (il 65% secondo alcuni studi).
Dopo i tre/quattro anni. Spazzolino e dentifricio. Sotto l`occhio vigile di mamma e papà, il bambino può iniziare a lavarsi i denti da solo con spazzolino e dentifricio. Quest`ultimo deve avere un contenuto di fluoro non superiore a 500 ppm (controllate in etichetta). Una quantità che garantisce il corretto apporto di fluoro per proteggere i denti, ma è abbastanza basso per evitare la fluorosi (degenerazione dello smalto dei denti, demineralizzazione e macchie).
Dai 6 anni in poi. È il momento dell`emancipazione. Il bimbo si lava i denti da solo e senza limiti di fluoro. Infatti, può usare un dentifricio per adulti (con 1000 ppm di fluoro) anche perché la quantità ingerita involontariamente scende al 30% perché i riflessi di deglutizione sono già sviluppati.

Quanto dentifricio e quale spazzolino? Basta poco dentifricio, la quantità necessaria a “sporcare” lo spazzolino. Infatti, la pulizia è data dal movimento meccanico dello spazzolino, che deve essere piccolo e con setole morbide. Sostituitelo appena le setole si rovinano. Attenzione agli spazzolini con pupazzetti e simili che hanno impugnature non adeguate e dimensioni spesso eccessive per un bambino rendendo difficile la pulizia dei denti.
Come si lavano? Facendo ruotare le setole dello spazzolino dalla gengiva al dente
Sono efficaci le sigillature dei solchi e delle fossette della superficie occlusale dei denti? È una metodica di prevenzione della carie molto efficace se viene praticata nei due anni successivi all’eruzione, controllandone l’integrità una volta l’anno. Consiste nella copertura di quelle irregolarità dello smalto dentario presenti sulle superfici masticatorie dei molari e dura fino a quindici anni. È indicata specialmente per i primi molari permanenti, data la loro posizione molto profonda nel cavo orale e perciò non facilmente aggredibile dallo spazzolino.
I peggiori nemici dei denti dei bambini? Il succhiotto con zucchero o miele e il biberon con acqua o latte zuccherato. Specialmente se utilizzati durante il sonno, quando la produzione di saliva, che ha comunque un’azione di “lavaggio”, è fortemente ridotta. Queste cattive abitudini sono la causa della carie particolarmente severa, che rapidamente distrugge il dente, con notevole disagio per il bambino: comporta dolore, ascessi e fistole, talvolta difficoltà di alimentazione e conseguente malnutrizione. Non è semplice curare tale condizione e quasi sempre bisogna ricorre a estrazioni multiple con disagi per i bambini e le loro famiglie.
Curare l’igiene orale è sempre importante, in gravidanza lo è ancora di più. Studi svolti in Finlandia, Stati Uniti e Cile e pubblicati sul Journal of Peridontology hanno rilevato che il 30% di gestanti con minacce di parto pre-termine prese in esame aveva nel liquido amniotico il Porphyromonas gingivalis, uno dei batteri responsabili dei disturbi paradontali più seri. Questa scoperta dimostra la capacità del microorganismo di attraversare la placenta e diffondersi nel liquido amniotico provocando un’infiammazione che può determinare persino la rottura precoce del sacco amniotico e quindi un parto prematuro. Nella saliva dei bambini si trovano gli stessi tipi di batteri che si trovano nella saliva della madre: la salute orale e dentale della madre, non favorisce lo sviluppo della carie nella dentatura decidua dei figli. Utilizzare regolarmente collutorio alla clorexidina durante la gravidanza impedisce o ritarda l’infezione da parte degli streptococchi responsabili della carie.

BASSA CONCENTRAZIONE
Un milligrammo è un millesimo di grammo, un grammo è un millesimo di chilogrammo. Così un milligrammo è un milionesimo di chilogrammo. Quindi un milligrammo è una parte per milione del chilogrammo: una sostanza ha un certo valore espresso in parti per milione (ppm), come dire “milligrammi per ogni chilogrammo”.

 

ACQUA MINERALE E FLUORO

Abbiamo detto che una parte del fluoro viene assunta bevendo acqua. Uppa, si sa, è per l’acqua del rubinetto, ma in qualche caso, per motivi di inquinamento dell’acqua dell’acquedotto, potrebbe essere necessario ricorrere all’acquisto di acqua in bottiglia, è utile perciò conoscerne il contenuto di fluoro

FLUORO PER BOCCA? NON TUTTI SONO D’ACCORDO
Nonostante si continui a sostenere l’importanza della fluoroprofilassi per bocca per la prevenzione della carie, è curioso notare come la Linea Guida italiana di cui si parla in questo articolo non riesca a risultare convincente in questo senso. Mancano, almeno così ci pare, le prove solide a sostegno di tale tesi (studi randomizzati e controllati). Per la somministrazione in gravidanza le evidenze sembrano addirittura sostenere il contrario. L’onere della prova sta, come sempre, ai sostenitori di tali interventi su tutta la popolazione; in assenza della prova stessa si può forse pensare di condurre uno studio ad hoc. Numerosi e convincenti sembrano, invece, gli studi e le revisioni sistematiche a favore dell’applicazione direttamente sulla superficie dei denti di prodotti a base di fluoro. In questo caso, tuttavia, andrebbero considerati alcuni problemi di fattibilità a livello economico e di acquisibilità di certe abitudini nel comportamento quotidiano. Sarà interessante analizzare i risultati di una nuova revisione degli articoli scientifici più recenti, che ha tra gli obiettivi la valutazione della somministrazione di fluoro per bocca nella prevenzione della carie e la verifica di eventuali differenze tra l’uso del fluoro per bocca, l’applicazione diretta sulla superficie dei denti e altre misure preventive.
Mattia Doria e Roberto Buzzetti
Da Medico e Bambino n. 3/2010 modificato

Articolo tratto dal sito di UPPA

http://www.uppa.it

UPPA: domande e risposte su allattamento prolungato e tipo di latte da dare ai bimbi

“Non so se potete togliermi questo fastidioso dilemma che mi assilla: riprendendo il lavoro e continuando ad allattare ho avuto un periodo di “crisi”in cui ero tentata di smettere di allattare la mia bambina di 1 anno, adesso ha 14 mesi ed ho deciso di aspettare che sia lei a “chiedermelo”, ma le persone a cui lo dico mi guardano come se fossi matta, ma è così assurdo? E` davvero impossibile che ciò avvenga? Tutti mi dicono ch non avverrà mai e che lei si attaccherà sempre di più e sarà sempre più difficile farla smettere, e che addirittura le farei del male perché la vizierei troppo. Questo è anche detto da quelli pro allattamento. Ma dopo l`anno di età cosa succede al latte, si trasforma? Grazie per i vostri utilissimi consigli Cristina”

RISPOSTA

Cara Cristina,
l`organizzazione mondiale della sanità consiglia di allattare per due anni e oltre, fin che mamma e bambino lo desiderano. Non esiste il bambino che non si stacca naturalemnte dal seno, ma il bisogno di suzione e l`epoca in cui un bambino è pronto a staccarsi autonomaente sono molto soggettivi. Alcuni studi antropologici hanno evidenziato che in media un bambino abbandona il seno spontaneamente intorno ai tre anni (con molte variabili naturali). Ciò non vuol dire che tutte le mamme debbano allattare fino a tre anni, ma che, naturalmente, tutti i bambini prima o poi si staccano dal seno.

L`allattamento prolungato non è più accettato dalla nostra società perchè i modelli sono cambiati, ma in realtà sono molte le mamme che allattano a lungo (semplicemnte non lo dicono). Inoltre, il latte materno dopo l`anno di vita continua ad avere un`importante funzione nutritiva (pensa che 2-3 poppate al giorno possono arrivare a fornire 1/3 delle calorie necessarie al bambino). Ogni mamma dovrebbe scegliere liberamente quale strada percorrere senza troppi condizionamenti esterni e secondo le proprie modalità (non è che l`allattamento deve per forza essere “selvaggio”, alcune mamme scelgono di offrire il seno solo di giorno, o solo di notte o solo la sera e la mattina o solo in casa); insomma il mio consiglio è che siate tu e il tuo piccolo  a scegliere e non chi ti circonda. Spero di esserti stata utile,
Elena Uga

 

“Dopo l`anno non risultano effetti negativi apprezzabili ma bisogna sempre ricordare che il latte vaccino, anche se biologico, rispetto al latte umano e alla formula sostitutiva è tutto un altro alimento.” Caro UPPA … mi spiega meglio che cosa significa ” è tutto un altro alimento”. Ho preso questa frase da una sua risposta rispetto al latte di crescita. Rispetto a un 3 anni fa i pediatri stanno spingendo molto il latte di crescita o proseguimento al posto di quello vaccino (dopo l`anno), mi domando se sono stati fatti studi scientifici da fonti non interessate a tal proposito Mi aiuta… io tre anni fa con il mio primo figlio a 15 mesi gli ho dato il latte vaccino… e nessuno mi parlava di quello di proseguimento…adesso però i pediatri lasciano intendere che sia migliore per il bambino anche fino ai 3 anni di età… Grazie Valentina Como”

RISPOSTA
Se diamo per scontato che il latte materno resta l`alimento ideale per i bambini anche fino a due tre anni, come dichiara l`OMS, ne consegue che il latte di vacca, ideale per i vitelli, non può considerarsi un vero sostituto, e per convincersene basta guardare la composizione. Questo non significa tuttavia che un latte di vacca più o meno modificato abbia ancora un senso dopo l`anno di vita quando il bambino è in grado di assumere tutto ciò che gli serve anche senza far mai ricorso a qualsivoglia tipo di latte, ma neanche che non possa far uso del latte vaccino come alimento di buona qualità nutrizionale nell`ambito di una dieta varia di tipo “mediterraneo”. Il che vuol dire anche che il latte di vacca e derivati sono benvenuti nella dieta ma non possono essere considerati la componente più importante o maggioritaria, anzi, pena pesanti conseguenze metaboliche a lungo termine.

Bimbo e TV “La televisione sotto i tre anni ? No, otto volte no”

Nei prossimi mesi è atteso nel nostro Paese un nuovo canale satellitare, già attivo negli Usa, dedicato ai bambini tra 0 e 24 mesi, si chiamerà BabyFirstTv. Gli ideatori si difendono dalle critiche degli esperti (come i pediatri dell’Accademia Americana di Pediatria) sostenendo che i bambini molto piccoli vengono già messi davanti alla televisione e quindi è meglio dedicare loro una programmazione che tenga conto delle esigenze e delle capacità percettive tipiche di questa età.

Da sempre i pediatri (ma anche gli psicologici e gli educatori) sostengono la pericolosità del mezzo televisivo nei bambini con meno di tre anni. Questa nuova proposta (con scopi palesemente commerciali) rischia di creare confusione e dubbi nei genitori; occorre forse spiegare e ribadire i motivi per i quali nei bambini molto piccoli lo schermo televisivo è da proscrivere, anche nel caso trasmetta programmi dedicati.

  1. Nei primi due anni di vita il bambino non è ancora capace di distinguere realtà e fantasia, né di fare ragionamenti astratti; vive e pensa per emozioni e percezioni. Nei confronti di un assetto psicologico così particolare qualunque programma televisivo è destinato a provocare estrema confusione, producendo percezioni visive e sonore che potrebbero essere paragonate a vere e proprie allucinazioni, col rischio di deformare e condizionare negativamente la costruzione del senso di realtà da parte del bambino.
  2. Nel primo anno di vita il bambino non ha ancora raggiunto la maturazione che gli permette di avere la consapevolezza di se stesso e della propria individualità; questo processo si realizza attraverso il rapporto con le persone che si prendono cura di lui e l’interazione con l’ambiente. All’interno di una dinamica tanto complessa la televisione può soltanto produrre una grave e pericolosa interferenza senza alcuna possibilità di personalizzare e finalizzare gli stimoli che giungono al bambino.
  3. Nei primi due anni di vita la realtà spaziale e temporale non sono vissute in maniera oggettiva e consapevole, “gli avvenimenti del bambino sono senza connessione”(Fraiberg); sono le figure di accudimento che permettono al bambino di mettere insieme i ‘pezzi’ dell’esistenza che lentamente acquista significato. Lasciare alla televisione questo delicatissimo ruolo può condurre il bambino a farsi un’immagine della realtà completamente falsa ed esterna al suo contesto di vita.
  4. Gli studi di neuroscienza degli ultimi anni hanno permesso di capire che il cervello del bambino nei primi due anni sviluppa specifiche connessioni nervose responsabili della futura attività cerebrale. Gli stimoli esterni compresi nelle esperienze del bambino indirizzano e condizionano il tipo di struttura che progressivamente va organizzandosi. Gli stimoli forniti dalla televisione in questa età sono in grado di condizionare (in una direzione che ancora nessuno ha potuto studiare) lo sviluppo e la maturazione del cervello. Studi scientifici eseguiti su bambini più grandi (3-5 anni) hanno dimostrato che un uso eccessivo e improprio della televisione è in grado di interferire sulla capacità linguistica e sul pensiero matematico, predisponendo in alcuni casi alla sindrome di ADHA (deficit di attenzione e iperattività).
  5. Ancora le ricerche di neuroscienze hanno scoperto che nei primi anni di vita sono molto attivi i cosiddetti ‘neuroni specchio’ i quali, attivando i processi di imitazione, permettono di dare avvio all’apprendimento e alla capacità di relazione e di comunicazione interpersonale (praticamente la base e il senso della nostra vita sociale). La televisione agisce, nel bambino piccolo, in un momento nel quale questo meccanismo è ancora immaturo e privo di qualunque filtro difensivo.
  6. Sappiamo da tempo che il pensiero e la capacità cognitiva nei cuccioli della nostra specie hanno bisogno di svilupparsi attraverso l’interazione con le persone di accudimento. Il bambino piccolo per crescere deve poter toccare ed essere toccato, deve poter inviare un segnale e ricevere una risposta; di fronte ad un viso depresso o inespressivo viene travolto dall’ansia. Per crescere il bambino ha bisogno di lanciare un suono e di ricevere in cambio parole ed espressioni rassicuranti in grado incoraggiare l’invio di altri segnali e di stimolare altri ‘esperimenti’. Tutta questa dinamica e spontanea interazione è impossibile al mezzo televisivo, che non è in grado di rispondere ai segnali-domande del bambino né ha la possibilità di lasciarlo sperimentare alcunché.
  7. E’ falsa l’opinione che stimoli adeguati provenienti dal video (della TV come del PC) possano stimolare l’intelligenza nel bambino piccolo. L’intelligenza nei primi anni di vita inizia a svilupparsi attraverso la coordinazione tra prensione e visione, che significa vedere un oggetto, afferrarlo, assaggiarlo e, più avanti, lanciarlo (magari producendo un bel po’ di rumore e facendo di tutto perché qualcuno lo riporti, con la disponibilità di ripetere l’operazione qualche migliaio di volte). Anche lo sviluppo del linguaggio, e quindi del pensiero astratto, deve prima passare attraverso l’esperienza concreta con gli oggetti ai quali, insieme ai genitori, si deciderà un giorno di attaccare un nome.
  8. Gli autori di questi nuovi programmi definiscono i loro contenuti ‘educativi’, ma nel primo anno di vita nessun bambino può essere veramente ‘educato’, perché la sua esistenza si basa ancora su percezioni e sensazioni, senza ancora la possibilità di rapportarsi a schemi predefiniti (che non siano semplicemente l’interazione con le persone di accudimento); in questa età per uniformare un bambino a schemi esterni ai suoi bisogni occorre impostare un processo più simile all’addomesticamento. I processi educativi saranno operativi più avanti, quando il bambino sarà diventato capace di relazioni consapevoli e personali e avrà iniziato a comunicare direttamente con le persone e con l’ambiente.

Come ha ben sintetizzato la psicologa dell’infanzia Anna Oliverio Ferraris, la televisione nei primi due anni può ‘generare una incompetenza emotiva e cognitiva’.

Noi riteniamo che la vera ‘televisione’ per un bambino piccolo siano i suoi genitori, per i quali il proprio figlio non è un qualunque indefinibile e virtuale (e pagante) telespettatore-cliente-utente, ma l’unico e irripetibile bambino, in ogni caso, il più bello e bravo del mondo.

Di Alessandro Volta

tratto dal sito http://www.vocidibimbi.it

Baby Blues

Baby Blues, o più correttamente Maternity Blues, significa avere un momento triste e malinconico nel primo periodo dopo il parto. Proprio come gli schiavi neri d’america che sulle rive del Mississipi cantavano i loro tristi e dolci blues ricordando la patria lontana.

Attenzione: non significa che la mamma è diventata la schiava del suo bambino, però è vero che il mondo di prima è ormai lontano e niente sarà più come allora….

Questa tristezza, o semplice alterazione dell’umore, non è una malattia e neppure un vero disturbo, è semplicemente una difficoltà momentanea che se ne va spontaneamente così come è venuta; se viene voglia di piangere è meglio lasciare che i sentimenti facciano il loro lavoro. Dopo il pianto, come dopo un temporale, torna il sereno e ci scopriamo più felici di prima per aver vissuto, e superato, un’esperienza forte. Nascere e far nascere è una esperienza intensa e ambivalente, anche per il nostro bambino, infatti anche lui piange, e piangere un po’ insieme ci rende più sensibili e più uniti.

Che il Baby Blues non sia una malattia lo dimostra l’alto numero di mamme che nei primi giorni dopo il parto presentano questo tipo di umore: 40-70%, a secondo degli studi. Nonostante il momento di crisi le mamme un po’ tristi riescono a prendersi cura sia del bambino che di loro stesse, senza manifestare bisogni e aiuti particolari (ma un sorriso e due parole di incoraggiamento sono comunque sempre opportuni).

E’ utile sapere che dopo l’esperienza del parto possono nascere altre alterazioni dell’umore, che a volte disturbano la mamma fino a renderle difficile l’accudimento del bambino; in questi casi può essere necessario un sostegno, a volte è opportuno anche l’intervento di uno specialista. Ma come riconoscere un semplice blues da un inizio di depressione?

Intanto possiamo considerare il periodo di comparsa del disturbo: il blues di solito si presenta nei primi giorni dopo il parto e già dopo 10-15 giorni la situazione migliora sensibilmente fino a normalizzarsi, una forma (anche lieve) di depressione invece è più frequente dopo 2-4 mesi dal parto e può peggiorare col tempo. Dobbiamo però tenere presente che la depressione è un disturbo che può colpire in qualunque momento della vita (anche nel corso della gravidanza), e sembra che qualcuno sia predisposto a sviluppare questo disturbo. Dopo il parto il particolare assetto ormonale, la nuova identità acquisita, l’impegno e la responsabilità dell’accudimento, possono destabilizzare l’assetto emotivo della mamma.

Un altro modo per capire se il nostro umore è ancora ‘normale’ o inizia ad essere alterato è quello di valutare le capacità di cura verso se stessi e verso il bambino; è evidente che, soprattutto con il primo figlio, i momenti di preoccupazione non mancano e la paura di fare errori è sempre lì in agguato, ma questa piccola ansia normalmente non impedisce la gestione delle quotidiane occupazioni. La mamma che inizia una vera depressione non è semplicemente triste, può essere inappetente, con molte paure, incapace di dormire e di prendere una qualunque decisione, può essere irrequieta e irritabile verso i parenti e gli amici, a volte anche verso il bambino e gli altri figli; non si sente semplicemente una mamma ‘inadeguata’, ma può sentirsi una mamma ‘cattiva’.

In questi rari casi è necessario chiedere aiuto a qualcuno un po’ competente, che possa verificare (con un semplice colloquio) se effettivamente il nostro stato emotivo sta uscendo dai binari della normalità. A volte la mamma rimuove il suo problema e cerca di farsi vedere forte, nascondendo i suoi veri sentimenti per paura di essere giudicata, ma è come coprirsi con molti vestiti per non far vedere a nessuno che abbiamo preso il morbillo, ammalarsi non è mai un colpa e se abbiamo bisogno di cure dobbiamo farlo sapere a chi ha il compito di curarci.

Il compito di curare i disturbi dell’umore è degli psicologi, che attraverso colloqui particolari sono in grado di farci superare le difficoltà; nel caso il disturbo sia più serio può intervenire lo psichiatra il quale dispone anche di farmaci specifici per trattare situazioni selezionate.

l primo aiuto però dovrebbe venire dall’interno della famiglia, prima di tutto dal marito/compagno che ci conosce ed è in grado di leggere nel nostro sguardo e nei nostri gesti se c’è un problema importante; anche gli altri parenti più vicini e gli amici più intimi possono essere di grande aiuto.

Poi non dimentichiamo l’ostetrica che è una donna attenta e sensibile a questi problemi, competente per capire se siamo ancora in una situazione di normalità; potrà essere lei a favorire e organizzare gli eventuali primi contatti con lo specialista. A volte soltanto parlare e aprirsi con l’ostetrica può favorire la soluzione o la limitazione del nostro disturbo, che riesce così a spegnersi come un fuocherello scoppiato in modo fastidioso e inopportuno.

Comunque ricordiamoci che dopo il parto è inevitabile dover ricostruire un nuovo equilibrio e una nuova organizzazione, anche mentale.Forse possiamo tenere presenti alcuni consigli in grado di sostenere il nostro umore:

  • passeggiamo all’aperto tutti i giorni e se possiamo più volte al giorno
  • cerchiamo di incontrare altre persone e di comunicare
  • confrontiamoci e sfoghiamoci con chi è disposto ad ascoltarci con pazienza
  • riposiamo e dormiamo quando è possibile, trascurando la casa se necessario
  • se i parenti sono intrusivi e creano confusione invitiamoli a farsi una vacanza
  • cerchiamo un aiuto domestico o facciamoci regalare piatti già cucinati
  • evitiamo di saltiamo i pasti e mangiamo un po’ di tutto (anche i dolci)
  • chiediamo al papà di prendersi un po’ di ferie (è adesso che ne abbiamo bisogno!)
  • allattiamo il nostro bambino e facciamoci aiutare a farlo con piacere
  • se abbiamo dubbi sulla salute nostra o del bambino facciamoci rassicurare da qualcuno di cui ci fidiamo

Ricordiamo che:

  • come dice un proverbio africano ‘per crescere un bambino occorre un intero villaggio’, e quindi non basta soltanto la mamma

  • esistono anche bambini un po’ più difficili ed esigenti (ma se è il nostro, è comunque il migliore possibile)

  • si impara a conoscere e ad accudire il bambino gradualmente

  • a volte è amore a prima vista, altre volte ci si affeziona lentamente

  • si procede sempre per tentativi ed errori e nessuno è perfetto, come disse Bettelheim, ogni genitore è quasi perfetto

  • la realtà è sempre diversa da come l’avevamo immaginata (e molte volte è migliore!)

Una mamma ha definito il suo disturbo dell’umore come una ‘mancanza di baricentro’, è sufficiente quindi appoggiarsi per un attimo a qualcuno e il ‘baricentro’ ritornerà al suo posto.

Articolo di Alessandro Volta

Tratto dal sito http://www.vocidibimbi.it