L`appetito vien mangiando

di Mariarosaria Di Feola , Rossella Negri

Lo chiamiamo “svezzamento” (che significa “levare il vizio” – di succhiare), ma si tratta solo di un cambiamento nell’alimentazione: si passa dal solo latte, alimento unico dei mammiferi nelle prime fasi della vita, a tanti cibi diversi.
Un momento in cui si incontrano la predisposizione al gusto, determinata dai geni ed “educata” dall’esperienza in utero e al seno materno, con la cultura culinaria degli adulti. Un incontro fondamentale: è dimostrato che i comportamenti alimentari acquisiti nei primissimi anni di vita sono mantenuti anche nell’età adulta, perciò è importante “investire” in questo periodo per migliorare la qualità di vita di domani.
Ma perché ad un certo punto si inseriscono nuovi cibi?
Il bambino, crescendo, matura le funzioni digestive, neuro-motorie, immunitarie e renali che gli permettono di assumere gli alimenti comunemente consumati dagli adulti. Non ha ancora i denti, perciò il cibo sarà sminuzzato (ma non liquido). Un’alimentazione di solo latte comincia ad essere insufficiente sul piano calorico, delle proteine  e dei “micronutrienti”, ferro e zinco soprattutto. È il momento di favorire lo sviluppo della masticazione, per questo il nuovo cibo va offerto sempre con il cucchiaino e mai con il biberon.
L`ora del pasto diventa così un momento delicato, non solo dal punto di vista nutrizionale, ma anche per lo sviluppo psicofisico. Il passaggio dall’alimentazione di solo latte ai tanti alimenti diversi non corrisponde solo allo sviluppo di capacità digestive, ma anche al perfezionamento dell’esperienza gustativa mediante l’incontro diretto con i cibi solidi, determinante nella scelta degli alimenti anche a lungo termine.

L‘educazione alimentare ed il positivo approccio con il cibo, impostati fin dall’infanzia, possono agire favorevolmente anche sulla prevenzione dei disturbi gravi dell’alimentazione (obesità, anoressia/bulimia); inoltre l’acquisizione di corrette abitudini alimentari fin dalla prima infanzia e il loro mantenimento nel tempo può contribuire a prevenire malattie importanti, come l’ipertensione arteriosa, il diabete, l’obesità e le malattie cardiovascolari.
Al momento dello svezzamento le papille gustative sanno ben valutare il gusto degli alimenti: il piacere sta nelle complesse sensazioni generate dal “buon sapore” di un certo alimento che ci piace e quindi introduciamo nell’organismo, mentre l’avversione è nel “cattivo sapore” di un altro alimento che non ci piace e quindi ci rifiutiamo di introdurre. E cosa ci piace? Fino a poco tempo fa era la scarsità di cibo la principale minaccia alla vita, perciò il nostro apparato gustativo si è evoluto in modo da attirarci verso quanto è ricco di calorie, di amminoacidi, di sali e altri nutrienti essenziali. Alcune preferenze le possiamo ereditare, altre le apprendiamo in utero e al seno, ma il sigillo alla lista delle nostre preferenze lo mette l’esperienza gustativa degli alimenti offerti durante lo svezzamento.

Il lattante, oltre a non prepararsi da solo i pasti, non ha ancora una componente esperienziale e culturale che lo orienti alle scelte, ma gli viene naturalmente imposta quella dei genitori, della tribù, della comunità. La familiarità (genetica + ambiente condiviso) è il fattore più importante nel delineare le scelte alimentari e spiega il 50% di queste scelte, ma le esperienze precoci possono deviare questo percorso: un’esperienza gustativa negativa, con conseguenze come vomito e diarrea, può fare escludere un cibo per anni, mentre esperienze positive possono favorirne l’accettazione. Il senso del gusto ha la funzione di analizzare il contenuto di un certo alimento riconoscendo le sostanze chimiche di cui è costituito permettendoci di distinguere i cibi ricchi di nutrienti indispensabili per il nostro sostentamento (e perciò ingoiati volentieri), da quelli potenzialmente tossici o avariati (e quindi rifiutati). Il gusto ci consente di collegare sapori specifici a cibi ad alta densità calorica: l’esperienza metabolica favorevole (un piacevole senso di sazietà) è quella che fa preferire il latte con l’aggiunta di amido (i biscotti) al latte semplice. Per questo motivo vale la pena di ridare allo svezzamento la straordinaria funzione di palestra del gusto, che l’industria, costretta a scelte globalizzate, cerca di scoraggiare. La verdura si presta perfettamente: è estremamente varia la gamma di gusti che ci offre, inoltre l’utilizzo della verdura per preparare i primi pasti ci consente di diluirne il contenuto calorico totale, riducendo il rischio di un eccessivo apporto energetico, uno dei problemi più frequenti nei paesi occidentali.

Articolo tratto da UPPA

http://uppa.it/dett_articolo.php?ida=817&idr=54&idb=80

 

4 thoughts on “L`appetito vien mangiando

    • Concordo assolutamente🙂
      L’autosvezzamento e’ una modalita’ di nutrizione importante che in genere favorisce anche la riflessione della famiglia sul tipo di cibo utilizzato.
      Come mamma io ho trovato questo sistema estremamente pratico, non amando cucinare trovare menu adatti per tutti ha semplificato anche la nostra gestione quotidiana.

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