Archivio | 12 aprile 2012

Per educare i bambini basta metodi: sono persone!

Perché tutta questa ossessione nel cercare e diffondere metodi per allevare i bambini?

Scorrere gli scaffali delle librerie o vedere trasmissioni televisive che trattano di puericultura è diventato un festival di chiacchiere senza alcun valore scientifico né pedagogico.

È davvero triste pensare quanto tutto questo renda i bambini soltanto “oggetti da impostare” tanto quanto gli elettrodomestici di casa.

Perché poi dovremmo farlo? Per non disturbare i genitori naturalmente! Ma anche per poter commercializzare i suddetti metodi attraverso operazioni di mercato che arricchiscono gli autori e impoveriscono gli affetti.

Sì, perché nella nostra società fatta di genitori che vanno di fretta – figli della cultura in cui “se i bambini piangevano si facevano i polmoni” -, lavoratori indefessi che devono sbarcare il lunario a causa di una situazione economica generale davvero preoccupante, i bambini non sono compresi.

Tutto questo offusca i valori familiari, i bebè sono considerati un intralcio, il tempo da passare con loro è sempre meno e i genitori sono sempre più stanchi.

C’è da capirli davvero.

Ma c’è anche da capire quei genitori (e sono sempre di più) che, pur lavorando e magari senza aiuti pratici, invece, riescono con gioia e soddisfazione a farcela da soli senza un metodo, senza un esperto pronto a sfornare prescrizioni dittatoriali sul sonno o sulla pappa dei piccoli, ma “soltanto” stando insieme ai propri figli e considerandoli persone capaci di sentimenti e meritevoli di rispetto e ascolto.

Sono sempre di più coloro che si informano e danno valore ai bisogni affettivi dei bambini e allo stesso modo sono sempre di più le fonti autorevoli a cui attingere. Basta volerlo e mettersi in gioco in profondità.

Mi spaventa molto questo annullamento della capacità critica dei genitori, situazione per altro voluta fortemente dal mercato che ruota intorno al genitore/consumatore.

Pochi si accorgono di quanto la maniera in cui sono stati allevati condizioni il modo in cui adesso allevano i propri figli.

I genitori trovano più familiarità con una “Tata” che prescriva così come è stato prescritto loro, piuttosto che compiere un salto generazionale che porti semplicemente ad una scelta informata.

Gli argomenti in questione sono infiniti: come gestire la gravidanza, il parto, l’allattamento, l’alimentazione complementare, il pannolino, il ritorno al lavoro della mamma, le crisi adolescenziali.

Ma l’argomento principe è, come sempre, il sonno infantile.

Ho già discusso nei miei due precedenti contributi a questa rubrica questo tema e perciò vi invito a dar loro un’occhiata, se siete interessati.

Ciò che desidero, invece, sottolineare in questa riflessione è che allevare i figli senza metodi altrui è possibile.

Si può ragionare con la propria testa ma ancora di più ascoltare il proprio cuore e il proprio istinto.

Si può dormire vicino ai bambini in sicurezza(1) e ciò gioverà alla loro autonomia e al sonno di tutti.

Si può allattare al seno quanto si desidera(2) e i bambini saranno autonomi e felici.

Si può dare ai bambini piccoli il cibo di famiglia con piccoli accorgimenti, senza riempirli di alimenti industriali.

Si può spengere la televisione o limitare i videogiochi.

Si possono fare lunghe passeggiate all’aria aperta portandosi il cestino da casa e lasciando stare la pila di panni da stirare.

I nostri bambini sono piccoli per poco tempo: un giorno chiuderanno la porta di casa e non sapremo dove sono né con chi usciranno.

Si può cominciare a cambiare il mondo cominciando a cambiare il proprio piccolo mondo.

Nel nostro Paese mancano gli esempi visivi, le mamme che allattano bambini grandicelli si vergognano di farlo in pubblico. Molti genitori non dicono a nessuno che dormono insieme ai propri figli perché temono il giudizio.

Siamo tutti ostaggi della paura di essere catalogati come cattivi genitori di bambini viziati.

Ma non è omologandoci ai metodi del momento o alle tate televisive che cresceremo figli felici o che saremo genitori modello.

I nostri bambini hanno bisogno di NOI e basta: anche i nostri errori serviranno a crescere, sia a loro che a noi.

I figli sono una grande occasione di consapevolezza, non lasciamocela scippare da estranei interessati a venderci un prodotto.

Recuperiamo la nostra capacità critica e le nostre competenze affettive ascoltando i bisogni irrinunciabili dei nostri bambini.

Confrontiamo la nostra cultura a basso contatto e i nostri adulti dipendenti, con le culture ad alto contatto dove bambini e adulti convivono serenamente.

Non sarà che forse è giunta l’ora di credere in noi stessi come genitori e di avere il coraggio di andare controcorrente educando alla molteplicità delle soluzioni, al rispetto reciproco fra genitori e figli senza mettere in mezzo il prodotto commerciale, la gerarchia ed il potere che fa paura e basta?

Non sarà che la nostra società non è più a misura di bambino?

Guardiamoci intorno, i bambini cresciuti ad alto contatto fisico ci sono anche dalle nostre parti… sono viziati, dipendenti e mancano di autonomia?

Fatemi sapere, penso di conoscere già le vostre risposte.

Alessandra Bortolotti

Per approfondire leggi il libro della dott.ssa Bortolotti E se poi prende il vizio?

Note:
1. J.J. McKenna, Di notte con tuo figlio, Torino, Il leone verde Edizioni, 2011
2. P. Negri, Sapore di mamma, Torino, Il leone verde Edizioni, 2009

Articolo tratto dal sito http://www.bambinonaturale.it

Popò e pipì, tutte le FAQ di Stefano Gorini

FAQ 
Speciale Popò e pipì
A cura di Stefano Gorini pediatra di famiglia, Rimini e-mail stgorin@tin.it – ritratto

POPÓ
Quali sono le caratteristiche delle feci nel lattante?
Chi assume solo latte (materno o artificiale) emette feci semi-liquide o cremose di colore giallo-oro a volte tendente al verde. Il ritmo delle evacuazioni è naturalmente variabile da bambino a bambino: alcuni lattanti evacuano tutte le volte che prendono il latte, altri anche una volta ogni 5-6 giorni.
Un bambino che non evacua tutti i giorni è stitico?
La stipsi è l’emissione difficoltosa di feci dure; la caratteristica principale non è tanto la frequenza delle evacuazioni, ma la difficoltà di evacuare. Alcuni bimbi si liberano tutti i giorni o anche 2-3 volte al giorno, altri una volta ogni 3-4 giorni, ma se questo avviene senza fatica e le feci sono normali non c’è stipsi.
Quali sono le cause della stipsi?
La stipsi può essere dovuta a cause organiche, psicologiche e infine funzionali, le più frequenti. In questo caso si vede che il bambino tende “a trattenere” le feci, ad esempio perché queste sono dure a causa di una dieta povera di fibre (frutta e verdura) e vuole evitare il dolore legato all’evacuazione, oppure perché non riesce ad abituarsi al fatto che è stato tolto il pannolino.
Cosa fare?
Le buone abitudini alimentari si apprendono da piccoli ed è necessario abituare i bambini precocemente a mangiare frutta e verdura. Utili in particolare prugne e kiwi, verdure verdi, legumi e cibi integrali. Bisogna poi educare il bambino ad evacuare sempre allo stesso orario e a gambine ben aperte e appoggiate per terra. Se questo non è sufficiente sarà compito del medico ricorrere eventualmente ai farmaci.

PIPÍ
È normale trovare delle macchie rosse sul pannolino bagnato di pipì?
Nei neonati e dei bambini piccoli possono comparire delle macchie sul pannolino bagnato dovute alla presenza di sostanze contenute nell’urina (urati) che depositandosi sul pannolino danno una caratteristica colorazione rosata. È un fenomeno transitorio e non patologico.
È necessario curare l’enuresi?
Prima di decidere se curare e quale terapia sia più corretta occorre considerare che l’enuresi è un fenomeno che si risolve, nella quasi totalità dei casi, spontaneamente. Gli interventi che vengono attuati sono tesi ad accelerare la maturazione del controllo della vescica e/o a ridurre il volume totale di liquidi che arrivano alla vescica durante la notte. Il fine è quello di permettere al bimbo di condurre una vita normale e di evitare che possa manifestare un disagio. La terapia può essere farmacologica o comportamentale: sta al medico insieme alla famiglia decidere quale sia più adatta.
Quando togliere il pannolino anche la notte?
È del tutto normale che i bambini piccoli si bagnino durante la notte perché la vescica non ha ancora raggiunto una piena maturazione, sia riguardo al volume di urina che è in grado di contenere, sia riguardo ai meccanismi che permettono al bambino di controllare la fuoriuscita della pipì. Ma quando ci si accorge che la mattina il pannolino è quasi sempre asciutto vuol dire che questa maturazione è ormai completata e perciò il pannolino non serve più.
Cosa fare in caso di disturbi urinari diurni?
Si può fare la “rieducazione minzionale”, una specie di ginnastica per abituare la vescica a svuotarsi nei tempi e modi corretti. Se il bimbo trattiene la pipì la vescica tende a dilatarsi con la conseguenza di non funzionare correttamente.
Perciò spiegate al bambino che non appena sente il bisogno di fare pipì deve andare in bagno e, se lui non ci pensa da solo, programmare almeno 6 momenti della giornata in cui portarvelo. Insegnategli a gestire il suo bisogno suggerendogli di contare fino a 10 prima di iniziare a urinare; questo lo aiuta a prendere coscienza della propria capacità di controllare lo stimolo. Ditegli che è meglio svuotare completamente la vescica, non accontentandosi di fare solo un po’ di pipì: spesso il bimbo pensa di avere esaurito la minzione in modo rapido dopo la prima “spinta”, invece è meglio non avere fretta e rilassarsi aspettando che tutta la pipì sia uscita in modo spontaneo, senza sforzi. La minzione potrà concludersi con un’altra piccola spinta. Quindi: piccola spinta, rilassamento con fuoriuscita pressoché completa, un’altra piccola spinta, svuotamento! Insegnate alle bambine a urinare a gambe ben aperte senza mutandine o con queste ben abbassate.

Da Uppa:

http://www.uppa.it/dett_articolo.php?ida=853&idr=56&idb=99

Perché piange?

Di Dee Kassing, da Leaven, Dic. 1996-Gen 1997

 

Il bimbo piccolo ha pochi mezzi per comunicare i suoi bisogni. Non importa se si tratta di fame, dolore o solitudine, per lui che non capisce cosa significhi il tempo, sono tutte esigenze ugualmente urgenti ed immediate. Quindi, quando ha un bisogno, apre la bocca e fa l’unico rumore che riesce a fare: è un meccanismo di sopravvivenza arcaica che si mette in atto. Fino a che non impara altri modi di comunicare, e i genitori non cominciano a comprenderli, distinguerli e a rispondere meglio, quindi, il piccolo piange, e può anche piangere spesso.

Cosa vorrà dire? Come farlo smettere?

Finché il bambino ed i suoi genitori non si conoscono meglio, bisogna provare le possibili alternative, una alla volta. Poiché i pianti dei bambini piccoli sono programmati per suscitare comportamenti di conforto o attaccamento nei genitori, le risposte sono praticamente “scritte” nel nostro inconscio. Sentiamo il bisogno di prendere il bambino in braccio, di attaccarlo al seno, di dondolarlo. A volte funziona, ma non sempre. Succede anche che a volte un bambino pianga talmente tanto che la madre, emotivamente e fisicamente esaurita, smette di rispondere nella maniera più adatta al bambino. Forse, una volta accertato che il bambino non ha nessun problema fisico, i genitori, stremati, dopo aver sentito più volte da persone estranee il consiglio di lasciar piangere il bambino perché “ha bisogno di piangere per far maturare i polmoni”, fanno proprio questo.

Prima o poi la maggior parte dei bambini tende a piangere meno. Ma il bambino chiaramente non ne riceve beneficio, e ricerche recenti hanno dimostrato che questo non è un bene per altri motivi.[1]

· Il bambino che piange molto sta consumando molte energie che potrebbero altrimenti essere utilizzate per la crescita.

· Le madri che decidono che i loro bambini sono difficili tendono a interagire meno facilmente con loro, parlando loro meno spesso. Queste interazioni sono invece molto importanti per lo sviluppo del linguaggio.

· In più, se il genitore evita il bambino, anche il bambino a sua volta tende a ritirarsi.

È importante quindi cercare di capire le motivazioni del pianto e cercare una soluzione.

Quali sono le motivazioni più frequenti per il pianto del neonato?

Qui di seguito potrete trovare alcune idee. Se una singola soluzione non funzionasse, può essere utile scegliere alcuni suggerimenti da mettere in pratica contemporaneamente.

Motivazioni possibili (solo alcune!) del pianto
1. L’uso di anestesia epidurale o di altri farmaci durante il parto può causare irrequietezza per un periodo che va da alcuni giorni ad alcune settimane dopo il parto.

2. Il bambino allattato al seno ha bisogno di essere allattato più spesso di un bambino nutrito artificialmente. Il latte materno viene digerito molto velocemente, perciò i bambini allattati al seno potrebbero richiedere poppate ogni due ore o più frequentemente. I bambini nutriti con formula artificiale tendono a poppare invece ogni tre-quattro ore.

3. Molti bambini hanno periodi di irrequietezza per alcune ore, di solito durante il pomeriggio o la sera.

4. Durante gli scatti di crescita, i bambini richiedono poppate più frequenti per alcuni giorni. Queste fasi solitamente si verificano intorno alle due settimane, alle sei settimane ed ai tre-quattro mesi del bambino.

5. Una produzione di latte troppo bassa è una causa frequente di pianti o irrequietezza nel bambino. Per assicurarsi una produzione adeguata di latte, è importante allattare a richiesta (vedi punto 2 qui sopra). Ci sono però altri fattori che influiscono sull’ abilità della madre di produrre latte a sufficienza:
– il fumo inibisce il riflesso di emissione del latte, e quindi gioca un ruolo nella diminuzione della quantità di latte prodotto.
– Un consumo eccessivo di caffeina può rendere nervoso il bambino, che quindi, non succhiando bene, può a sua volta provocare una riduzione della quantità di latte. Sul consumo di caffeina incide la quantità di caffè consumato, ma anche diverse bibite la contengono in quantità significative. Mentre certi bambini non sono sensibili, altri la tollerano molto poco.
– L’abilità di estrarre il latte dal seno potrebbe essere influenzata negativamente da problemi di suzione del bambino. Se il latte non viene rimosso dal seno, non è possibile aumentarne la quantità prodotta. Il dolore persistente ai capezzoli è spesso un indicatore affidabile di problemi di posizionamento e di suzione.
– Un livello di stress insolitamente alto nella mamma può avere effetti negativi sul riflesso di emissione. La maggior parte delle neo-mamme vive situazioni di stress “normali”, ma alcune di loro devono far fronte a stress aggiuntivi, per esempio, la morte di un membro della famiglia o un trasloco.
– L’uso di alcuni farmaci, p.e. diuretici, antistaminici o contraccettivi ormonali può avere un effetto negativo sulla quantità di latte prodotta.
– L’ipotiroidismo non diagnosticato e quindi non trattato potrebbe diminuire la produzione del latte nella madre, e in più può essere causa di una stanchezza eccessiva.
– Un’alimentazione adeguata, compreso un consumo di liquidi in quantità sufficiente, può aiutare la mamma ad affrontare meglio i bisogni del suo bambino.

6. Il bambino potrebbe avere male al pancino? I bambini succhiano anche per confortarsi, e questo significa che stanno mettendo ancora più latte nella pancia già piena.
– Il bambino è allergico a qualcosa nell’ambiente o nella dieta della mamma?
– La mamma sta passando troppo spesso il bambino da un seno all’altro durante la poppata, con il risultato che questi riceve troppo primo latte?
– La mamma ha un riflesso d’emissione troppo forte? Se il latte passa con molta forza dall’esofago allo stomaco, può irritare i tessuti. In più, se un bambino rimane attaccato al seno quando il latte esce con forza, potrebbe ingoiare tanta aria.

7. Il bambino è stato controllato da un medico per escludere eventuali problemi? È il caso di ricontrollare il bambino, se piange spesso o in maniera preoccupante senza motivi evidenti.

8. Il cosiddetto “bambino ad alto bisogno” richiede molto contatto fisico. Quando viene preso in braccio si tranquillizza.

9. Alcuni bambini si annoiano e richiedono di essere più stimolati. Il bambino piccolo non può intrattenersi da solo, e gradisce a volte un cambiamento di ambiente.

10. Altri bambini, invece, hanno bisogno di meno stimoli di quanti ne ricevono. Alcuni proprio non gradiscono luce e rumori forti, mentre altri ricevono talmente tante attenzioni che a volte è il caso di stabilire delle regole che limitino prevalentemente alla madre il compito di tenere il bambino in braccio.

Possibili soluzioni
Se il problema è effettivamente uno scatto di crescita o una produzione di latte insufficiente, sarà necessario semplicemente attaccare il bambino più spesso al seno, e tenerlo lì per più tempo. Se è necessario del tempo per lavorare a una soluzione, allora la madre ha anche bisogno di utilizzare strategie per calmare il bambino, in attesa di risolvere il problema. Ci vogliono alcuni giorni per far abbassare i livelli di caffeina, nicotina o sostanze allergeniche presenti nel corpo della madre, è necessaria forse anche una settimana se il bambino è stato malato e deve recuperare la salute, e a volte servono alcune settimane per crescere e superare problemi di suzione, di noia, o altri di origine sconosciuta.

L’esperienza insegna diverse tecniche utili ai genitori di bambini irrequieti. Sono utilizzabili da chiunque desideri calmare un bambino. Anche i bambini nutriti artificialmente piangono, e queste tecniche sono utili per calmare anche loro.

Non esiste alcuna tecnica che funzioni comunque per tutti i bambini e, spesso, anche per il medesimo bambino tutte le volte. A volte ciascuna tecnica funziona solo per pochi minuti, e quindi la madre dovrà sviluppare diversi approcci e scegliere quale usare in quale momento, cambiando ed alternando secondo il bisogno. È utile stabilire una sequenza da ripetere più volte, magari nelle prime ore del mattino: i bambini tendono spesso ad essere irrequieti e svegli durante la notte, e per una mamma molto stanca è più facile cavarsela se per calmare il bambino non è costretta ad inventare continuamente qualcosa di nuovo.

1. Tenere il bambino in una fascia o marsupio. Alcuni bambini preferiscono essere girati all’infuori da poter “vedere il mondo”. Provate entrambe le soluzioni, fascia e marsupio, per vedere che cosa il bambino preferisce.

2. Fasciare il bambino in una copertina o in un lenzuolo. Alcuni bambini sentono il bisogno di essere “tenuti insieme” con le braccia sul petto, altrimenti si sentono persi e “disorganizzati”.

3. Dondolare il bambino.

4. Camminare con il bambino.

5. Utilizzare un movimento oscillatorio. Con i piedi fermi e tenendo il bambino fra le braccia o sulla spalla, muovere i fianchi da un lato all’altro.

6. Dondolare il bambino in un’ “amaca”. Mettere il bambino in un lenzuolino o in una copertina, con due persone che muovono insieme le due estremità raccolte. Il movimento laterale è preferito da alcuni bambini.

7. Utilizzare l’aspirapolvere mentre il bambino è nel marsupio. Forse troverà calmante il movimento e il rumore basso e costante.

8. Fare un giro in macchina. Più genitori di quanto si immagini hanno dormito alcune ore seduti in macchina dopo aver addormentato il piccolo nel seggiolino facendo un giro dell’isolato.

9. Tenere il bambino in una posizione da dove potrà vedere un disegno interessante. I disegni in bianco e nero o quelli che contengono il colore rosso interessano alcuni bambini.

10. Farlo guardare allo specchio. Molti bambini si divertono guardando la loro faccia riflessa.

11. Se il tempo è bello, andare fuori a guardare le foglie che si muovono sugli alberi con il vento.

12. Fargli vedere altre cose interessanti, per esempio i pesci in un acquario.

13. Tenere il bambino in una di queste varianti della “presa per le coliche”:
· Tenere il bambino pancia in giù sull’avambraccio piegato all’altezza del gomito, con la testa al gomito, la mano che tiene la gamba, e la parte interna del polso contro la pancia. In questa maniera la pressione aiuta l’aria ad uscire dalla pancia.
· Se il bambino non gradisce la pressione sulla pancia, si può tenere il bambino nella stessa posizione tranne per il polso che rimane al lato cosicché la pancia è libera. Con entrambe le variazioni si può anche fare massaggi alla schiena o far “volare” avanti e indietro il bambino.
· L’avambraccio piegato contro la pancia della mamma funge da sedia per il bambino, che ha la schiena contro il petto della madre ed è sostenuto dall’altro braccio all’altezza del petto. Questa posizione tiene aperto il sederino del bambino permettendogli di far uscire più facilmente l’aria.
· Tenere il bambino a cavalcioni sul fianco della mamma, girato all’infuori, mentre questa fa i soliti lavori o giri.

14. Provare a fare il massaggio “I love you” (o “I-L-U”)[2]. Tenete il bambino sulla schiena, steso sul letto o per terra, con la testa vicina a voi e i piedi più lontani. Il primo passo è di massaggiare dolcemente il bambino al lato sinistro dell’addome, iniziando alla vita e spostando la mano fino all’inguine, ripetendo il movimento tre-quattro volte. Questo è la “I”. Poi viene la “L”: prima un movimento dalla destra alla sinistra, al livello dell’ombelico, poi giù fino all’inguine sinistro, sempre diverse volte. E poi viene la “U”, iniziando all’inguine destro, spostando la mano verso il lato destro fino all’altezza della vita, poi verso il fianco sinistro e giù all’inguine sinistro. Così facendo, seguendo il tracciato dell’intestino in tre fasi, l’aria esce gradualmente senza accumularsi o bloccarsi, il che potrebbe causare dolore all’intestino.

15. Tenendo il bambino sulla spalla, massaggiargli la schiena, invece di dargli colpetti. I colpetti sono utili quando si cerca di far fare il ruttino al bambino, ma possono anche disturbare alcuni bambini. Quando si tratta di calmare un bambino che piange, spesso funziona meglio un movimento liscio.

16. Alcuni bambini che hanno un bisogno forte di suzione possono beneficiare dell’uso del succhiotto. Tuttavia, visto il rischio di confondere la tecnica di suzione del bambino, il succhiotto non dovrebbe essere introdotto fino a che l’allattamento non è ben stabilito. Prima di questo momento, se il bambino dovesse avere bisogno di succhiare, la mamma può fargli succhiare un suo dito (ben pulito e con l’unghia tagliata).

17. Un bel bagno tiepido insieme può essere rilassante. È necessario tenere la zona dell’ombelico asciutta fino a che non è completamente cicatrizzata.

18. Cantare. I bambini amano la voce della mamma e non criticano mai!!

19. Ballare con il bambino.
Conclusioni

La  ricetta per far smettere di piangere un bambino non sempre è nelle mani della mamma. Ci sono cause su cui non abbiamo nessun controllo. A volte una neo-mamma ci mette un po’ di tempo per capire che il suo bambino non sta piangendo perché lei lo lascia piangere. “Lasciarlo piangere” significa metterlo nella culla e andare via mentre lui strilla. A volte, tutto quello che si può fare è tenerlo in braccio, dondolandolo e cantandogli dolcemente nell’orecchio (una volta che i pianti si sono calmati). A volte, c’è solo da aspettare che smetta di piangere.
Bibliografia:

Boehle, D: Quando i neonati piangono. Opuscolo n. 20 LLL Italia
L’arte dell’allattamento materno, LLL Italia 2005.
Heffern, D: Helping breastfeeding moms cope with exhaustion, Midwifery today 1989; 12-14
Jones, S. Crying baby, sleepless nights. Harvard Common press 1992
Mohrbacher, N: Lo sciopero del poppante. Opuscolo n. 62 LLL Italia
Mohrbacher, N e Stock, J: Il Libro delel Risposte, LLL Italia 2006
Schwarz, A. Management of colic in breastfed infants in New Beginnings Sett-Ott 1997
Sears, W e M: The Baby Book. Little Brown &Co, 1993
Sears, W: The Fussy Baby, LLL International, 1985
Sears, W. Genitori di giorno e … di notte, LLL Italia 1991
Zeretzke, K, Allergies and the breastfeeding family, in New Beginnings, Luglio Agosto 1998
Altre letture utili in italiano:
Sears, W: Bambini “capricciosi” RED, 1996
Kitzinger, S. Quando il bambino piange, Sperling e Kupfer 1992

Note

[1] Vedere l’articolo “Non lasciate piangere i bambini – Rischi inerenti ai pianti dei lattanti” in L’allattamento moderno n. 14 primavera 1997, che sintetizza brevemente (elencando i riferimenti bibliografici) le ricerche disponibili ad oggi sugli effetti del pianto sul bambino piccolo. La pubblicazione in questione è disponibile presso le Consulenti de La Leche League.
[2] Questa tecnica è descritta nel libro della RED Bambini “capricciosi”, del dott. Sears.

Tratto da “La Leche League”

http://www.lllitalia.org/index.php?option=com_content&task=view&id=83&Itemid=47