Archivio | 15 aprile 2012

Baby Blues

Baby Blues, o più correttamente Maternity Blues, significa avere un momento triste e malinconico nel primo periodo dopo il parto. Proprio come gli schiavi neri d’america che sulle rive del Mississipi cantavano i loro tristi e dolci blues ricordando la patria lontana.

Attenzione: non significa che la mamma è diventata la schiava del suo bambino, però è vero che il mondo di prima è ormai lontano e niente sarà più come allora….

Questa tristezza, o semplice alterazione dell’umore, non è una malattia e neppure un vero disturbo, è semplicemente una difficoltà momentanea che se ne va spontaneamente così come è venuta; se viene voglia di piangere è meglio lasciare che i sentimenti facciano il loro lavoro. Dopo il pianto, come dopo un temporale, torna il sereno e ci scopriamo più felici di prima per aver vissuto, e superato, un’esperienza forte. Nascere e far nascere è una esperienza intensa e ambivalente, anche per il nostro bambino, infatti anche lui piange, e piangere un po’ insieme ci rende più sensibili e più uniti.

Che il Baby Blues non sia una malattia lo dimostra l’alto numero di mamme che nei primi giorni dopo il parto presentano questo tipo di umore: 40-70%, a secondo degli studi. Nonostante il momento di crisi le mamme un po’ tristi riescono a prendersi cura sia del bambino che di loro stesse, senza manifestare bisogni e aiuti particolari (ma un sorriso e due parole di incoraggiamento sono comunque sempre opportuni).

E’ utile sapere che dopo l’esperienza del parto possono nascere altre alterazioni dell’umore, che a volte disturbano la mamma fino a renderle difficile l’accudimento del bambino; in questi casi può essere necessario un sostegno, a volte è opportuno anche l’intervento di uno specialista. Ma come riconoscere un semplice blues da un inizio di depressione?

Intanto possiamo considerare il periodo di comparsa del disturbo: il blues di solito si presenta nei primi giorni dopo il parto e già dopo 10-15 giorni la situazione migliora sensibilmente fino a normalizzarsi, una forma (anche lieve) di depressione invece è più frequente dopo 2-4 mesi dal parto e può peggiorare col tempo. Dobbiamo però tenere presente che la depressione è un disturbo che può colpire in qualunque momento della vita (anche nel corso della gravidanza), e sembra che qualcuno sia predisposto a sviluppare questo disturbo. Dopo il parto il particolare assetto ormonale, la nuova identità acquisita, l’impegno e la responsabilità dell’accudimento, possono destabilizzare l’assetto emotivo della mamma.

Un altro modo per capire se il nostro umore è ancora ‘normale’ o inizia ad essere alterato è quello di valutare le capacità di cura verso se stessi e verso il bambino; è evidente che, soprattutto con il primo figlio, i momenti di preoccupazione non mancano e la paura di fare errori è sempre lì in agguato, ma questa piccola ansia normalmente non impedisce la gestione delle quotidiane occupazioni. La mamma che inizia una vera depressione non è semplicemente triste, può essere inappetente, con molte paure, incapace di dormire e di prendere una qualunque decisione, può essere irrequieta e irritabile verso i parenti e gli amici, a volte anche verso il bambino e gli altri figli; non si sente semplicemente una mamma ‘inadeguata’, ma può sentirsi una mamma ‘cattiva’.

In questi rari casi è necessario chiedere aiuto a qualcuno un po’ competente, che possa verificare (con un semplice colloquio) se effettivamente il nostro stato emotivo sta uscendo dai binari della normalità. A volte la mamma rimuove il suo problema e cerca di farsi vedere forte, nascondendo i suoi veri sentimenti per paura di essere giudicata, ma è come coprirsi con molti vestiti per non far vedere a nessuno che abbiamo preso il morbillo, ammalarsi non è mai un colpa e se abbiamo bisogno di cure dobbiamo farlo sapere a chi ha il compito di curarci.

Il compito di curare i disturbi dell’umore è degli psicologi, che attraverso colloqui particolari sono in grado di farci superare le difficoltà; nel caso il disturbo sia più serio può intervenire lo psichiatra il quale dispone anche di farmaci specifici per trattare situazioni selezionate.

l primo aiuto però dovrebbe venire dall’interno della famiglia, prima di tutto dal marito/compagno che ci conosce ed è in grado di leggere nel nostro sguardo e nei nostri gesti se c’è un problema importante; anche gli altri parenti più vicini e gli amici più intimi possono essere di grande aiuto.

Poi non dimentichiamo l’ostetrica che è una donna attenta e sensibile a questi problemi, competente per capire se siamo ancora in una situazione di normalità; potrà essere lei a favorire e organizzare gli eventuali primi contatti con lo specialista. A volte soltanto parlare e aprirsi con l’ostetrica può favorire la soluzione o la limitazione del nostro disturbo, che riesce così a spegnersi come un fuocherello scoppiato in modo fastidioso e inopportuno.

Comunque ricordiamoci che dopo il parto è inevitabile dover ricostruire un nuovo equilibrio e una nuova organizzazione, anche mentale.Forse possiamo tenere presenti alcuni consigli in grado di sostenere il nostro umore:

  • passeggiamo all’aperto tutti i giorni e se possiamo più volte al giorno
  • cerchiamo di incontrare altre persone e di comunicare
  • confrontiamoci e sfoghiamoci con chi è disposto ad ascoltarci con pazienza
  • riposiamo e dormiamo quando è possibile, trascurando la casa se necessario
  • se i parenti sono intrusivi e creano confusione invitiamoli a farsi una vacanza
  • cerchiamo un aiuto domestico o facciamoci regalare piatti già cucinati
  • evitiamo di saltiamo i pasti e mangiamo un po’ di tutto (anche i dolci)
  • chiediamo al papà di prendersi un po’ di ferie (è adesso che ne abbiamo bisogno!)
  • allattiamo il nostro bambino e facciamoci aiutare a farlo con piacere
  • se abbiamo dubbi sulla salute nostra o del bambino facciamoci rassicurare da qualcuno di cui ci fidiamo

Ricordiamo che:

  • come dice un proverbio africano ‘per crescere un bambino occorre un intero villaggio’, e quindi non basta soltanto la mamma

  • esistono anche bambini un po’ più difficili ed esigenti (ma se è il nostro, è comunque il migliore possibile)

  • si impara a conoscere e ad accudire il bambino gradualmente

  • a volte è amore a prima vista, altre volte ci si affeziona lentamente

  • si procede sempre per tentativi ed errori e nessuno è perfetto, come disse Bettelheim, ogni genitore è quasi perfetto

  • la realtà è sempre diversa da come l’avevamo immaginata (e molte volte è migliore!)

Una mamma ha definito il suo disturbo dell’umore come una ‘mancanza di baricentro’, è sufficiente quindi appoggiarsi per un attimo a qualcuno e il ‘baricentro’ ritornerà al suo posto.

Articolo di Alessandro Volta

Tratto dal sito http://www.vocidibimbi.it

Vellutata di zucchine

Ieri ho provato questa ricetta (http://www.cookaround.com/cucina-vegetariana/primi-piatti/vellutata-di-zucchine-con-crostini-al-parmigiano-1)per la vellutata che credo possa andare benissimo per tutti, dai bimbi in fase di svezzamento fino ai 100 anni!! molto buona, leggere e fresca!

INGREDIENTI

3 zucchine medie

mezza cipolla

1 cucchiaio di riso

2 cucchiai di olio extra vergine di oliva

brodo vegetale

basilico (la ricetta in realtà prevede timo, ma io avevo solo basilico)

Per i crostini

qualche fetta di pane casereccio

olio extravergine d’oliva

2 cucchiai di parmigiano reggiano

Tagliate finemente la cipolla e lasciatela soffriggere con 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva. Aggiungete il riso e fatelo tostare. Lavate e tagliate a fettine le zucchine e unitele al riso. Bagnate con il brodo vegetale e lasciate cuocere per 20 minuti circa. A fine cottura aggiungete il basilico. Nel frattempo tagliate il pane a dadini e fatelo tostare in forno con un filo d’olio a 180°C per 5 minuti. Spolverizzate i crostini con il parmigiano, lasciate in forno ancora un paio di minuti, quindi sfornate i crostini.

Frullate le zucchine e il riso e servite la vellutata con i crostini (ovviamente se il bimbo riesce già a masticare!).

Buon appetito!

 

Ho un ingorgo, una mastite o è un dotto ostruito? E come li curo? – PREVENZIONE E CURA DI INGORGO, DOTTO OSTRUITO E MASTITE –

Ingorgo = una condizione di infiammazione e congestione dell’intera mammella o di un’ampia zona di essa (uno o più quadranti). C’è dolore, il seno è duro, gonfio,caldo, la pelle può essere lucida, il latte non fuoriesce alla suzione o alla spremitura. Febbre assente o leggera, malessere ma condizioni generali buone.

Dotto ostruito = una zona circoscritta del seno dolente e indurita (nodulo), mentre il resto della mammella è morbida. Il latte fuoriesce, ma non da quel dotto. Può esserci arrossamento superficiale della pelle in corrispondenza del nodulo, sensibilità superficiale al tatto. Febbre assente, condizioni generali buone.

Mastite = infiammazione localizzata, più o meno ampia, della mammella, generalmente da un solo lato (se è bilaterale, consultare immediatamente il medico). In genere è l’evoluzione di un ingorgo o di un dotto ostruito non risolto. Può essere anche infezione secondaria da ragadi. Zona del seno indurita (ma può essere anche poco palpabile), dolente, arrossamento evidente superficiale a volte con strie arrossate dalla zona colpita, pelle lucida. Il latte può fuoriuscire in parte. Febbre media o elevata. Condizioni generali non buone, spossatezza, sensazione come da influenza, dolori alle articolazioni, brividi o vampate, sudorazione, prostrazione generale (la madre è giù, piange ecc).

MOTIVI PRINCIPALI DEI PROBLEMI AL SENO:

–  Produzione di latte non ancora calibrata alle esigenze del bambino (l’offerta supera la domanda).

– Mancato drenaggio della mammella (saltare una poppata, abbreviare le poppate, suzione inefficace, uso errato del tiralatte o tiralatte inefficace).

– Stress, stanchezza

– Pressioni sul seno dovute ad un reggiseno o spallina del marsupio troppo stretta, alla cinghia di una borsa a tracolla o dormire a pancia in giù o con il bambino addormentato sul seno

– Infezione originata da ragadi del capezzolo

– Dieta ricca di grassi saturi (aumenta le ostruzioni ricorrenti dei dotti).

RELATIVI COMPORTAMENTI DI PREVENZIONE E CURA:

– Allattare il bambino sin dalla nascita e spesso, anche prima della montata lattea, a richiesta (senza limitazione nella frequenza e durata delle poppate, sia di giorno che di notte)

– Allattare a richiesta (con frequenza almeno di 8 volte al giorno, evitando intervalli troppo lunghi fra le poppate); evitare interferenze come ciucci o biberon; controllare la posizione del bambino e la suzione al seno ed eventualmente correggerla per una maggiore efficacia; allattare in posizioni diverse (il mento del bambino in direzione della zona colpita); non allattare con l’areola troppo tesa per la pienezza ma drenare prima; eventuale uso del tiralatte se il bambino non vuole o non sa poppare con efficacia. NON sospendere l’allattamento.

– RIPOSO possibilmente a letto; cercare sostegno; eventuale prescrizione di antidolorifici e antinfiammatori da parte del medico; gli Omega 3 aiutano a ridurre infiammazione e stress

– Cambiare taglia del reggiseno; non premere con le dita sul seno durante la poppata; dormire con l’aiuto di cuscini per evitare compressioni del seno; evitare che la tracolla o le spalline di borse, fasce o marsupi comprimano il seno

– Correggere la posizione/suzione del bambino al seno per evitare le ragadi; eventuale cura di sovrainfezioni della ragade

– Dieta ricca di grassi insaturi (olii vegetali spremuti a freddo e usati a crudo, omega 3 e 6) evitando i grassi saturi (grassi animali, margarine, grassi idrogenati, olii da cottura, fritti ecc)

 

 

IN AGGIUNTA:

– Fare impacchi caldi (non bollenti) sul seno appena prima della poppata o dell’uso del tiralatte (un pannolino del bambino impregnato di acqua calda è molto pratico): aiuta il flusso del latte.

– Fare impacchi freddi (ad esempio una confezione di piselli surgelati avvolta in un panno) nell’intervallo fra le poppate, per ridurre il gonfiore e l’infiammazione

– Massaggiare delicatamente il seno con movimenti circolari, procedendo a spirale dall’attaccatura verso il capezzolo: aiuta la fuoriuscita del latte e rilassa.

– Farsi massaggiare dolcemente ma con una buona pressione la schiena (piccoli movimenti circolari ai lati della colonna vertebrale dorsale), stando in una posizione comoda e leggermente reclinata in avanti (es appoggiandosi sul piano di un tavolo o sulla spalliera di una sedia): aiuta la fuoriuscita del latte.

 

Se entro 24-48 ore i sintomi non sono comunque migliorati, occorre consultare un medico per una eventuale cura antibiotica, che va proseguita per tutto il tempo necessario per evitare ricadute. Esistono antidolorifici, antinfiammatori e antibiotici compatibili con l’allattamento e non occorre sospendere le poppate.

Tratto dal sito de “la Leche League”

Alattare in gravidanza

Quanti dubbi quando si sta allattando e si aspetta un altro bimbo….

 

Alcune donne decidono di continuare l’allattamento durante la gravidanza, altre di svezzare, molto dipende dall’età del bambino ma anche dai sentimenti personali che scaturiscono in una mamma pensando alla continuazione dell’allattamento in gravidanza. La mamma può avere sentimenti contrastanti, da un lato il desiderio di non interrompere il rapporto con il bimbo allattato, non forzare i tempi di svezzamento, dall’altro a volte il desiderio di concentrarsi sul bimbo che sta crescendo in lei. I capezzoli possono diventare molto sensibili, tanto da rendere fastidioso allattare, oppure la mamma può sentirsi particolarmente stanca, attraversare un inizio gravidanza faticoso. Non esiste una regola da seguire,una scelta giusta da fare, ogni donna conosce la scelta “migliore” per lei, quella che la fa stare bene, e può decidere in totale serenità, sempre che la gravidanza proceda senza problemi e non si tratti di una gravidanza identificata “a rischio”.

 

Nulla vieta comunque di cambiare idea in corso d’opera, o rivedere tempi, modalità, forse porre qualche limite quando se ne sente il bisogno!

 

Alcuni bambini si svezzano da soli durante la gravidanza, un po’ perché ad un certo punto la quantità di latte diminuisce, ma anche perché sembra che ad un certo punto il latte cambi sapore, avvicinandosi al salato in alcuni casi.

 

Altri bambini non demordono neanche quando avvengono cambiamenti nella quantità e nel sapore, e continuano a ciucciare… Difficile prevedere cosa accadrà nell’arco di nove mesi.

 

Allattare durante la gravidanza non toglie nutrimento al bambino che si sta formando, purché la mamma si alimenti adeguatamente, prenda peso in gravidanza e si riposi secondo la propria necessità. In alcuni casi potrebbe essere necessario assumere calorie in più o prendere integratori, ma questo è da valutare situazione per situazione insieme alla persona che segue la gravidanza. Di contro gli ormoni in circolo durante la gravidanza non possono nuocere al bambino allattato.

 

Può capitare che sopravvengano lievi contrazioni uterine provocate dalla suzione del bambino (di solito impercettibili), ma queste non provocano danni al bambino in pancia e, in una gravidanza non patologica, non aumentano il rischio di un aborto spontaneo o di una nascita pre-termine (che però potrebbero avvenire per altri motivi).

 

Le cause di un aborto spontaneo o di un parto prematuro possono essere molteplici, e tanti fattori concorrono ad un evento di questo tipo, a volte prevedibili, altre volte del tutto imprevedibili ed inevitabili.

 

Tra l’altro lo stesso tipo di contrazioni provocate dalla suzione del bambino (quelle che solitamente sono impercettibili) si presentano a volte in maniera più accentuata in concomitanza dei rapporti sessuali che solitamente continuano durante la gravidanza, se non ci sono particolari problemi. Infatti la stimolazione del capezzolo, in generale, provoca la secrezione di ossitocina, e di conseguenza piccole contrazioni uterine.

 

Se durante la gravidanza i rapporti sessuali non sono controindicati, o vietati, solitamente non c’è motivo di preoccuparsi per eventuali lievi contrazioni provocate dall’allattamento.

 

Se si nutrono dubbi circa la prosecuzione dell’allattamento in gravidanza, la soluzione migliore potrebbe essere discutere di questi dubbi con un ginecologo/ostetrica che sostiene l’allattamento, valutando di conseguenza se sussistano rischi reali (se la gravidanza stessa è considerata a rischio) che richiedono una sospensione dell’allattamento.

 

Tra i fattori da valutare: eventuali problemi di salute, precedenti aborti o parti prematuri, dolori uterini.

 

Info Allattamento – ottobre 2011

http://www.facebook.com/notes/info-allattamento/allattare-in-gravidanza/277521082270910