Archivio | aprile 2012

Allattare i gemelli – I gemellini si possono allattare!

Da Da mamma a mamman. 43, primavera 1996

 

Quando seppi di essere incinta di due gemelli attraversai alcuni giorni di panico e disperazione, perché non riuscivo a immaginare come avrei potuto far fronte all’impegno, come avrei potuto trovare ancora spazio per le coccole, il gioco, la relazione con ciascuno di essi.

Poi decisi che non mi sarei fatta spaventare, e mi convinsi che sarei riuscita a vivere questa esperienza considerandola una doppia fonte di gioia e non un doppio lavoro, e che tutto si sarebbe svolto naturalmente.

Sara e Anna sono nate in agosto, al termine di una gravidanza non difficile e giunta al 9° mese; contavo di avere un parto naturale e di attaccarle subito al seno, ma il travaglio non si è avviato e sono nate con il taglio cesareo. Questo però non ha assolutamente interferito con la convinta decisione di allattarle al seno: già dopo 2/3 ore dal parto, mentre ero ancora semi-incosciente, il loro papà ha iniziato ad attaccarmele, una alla volta, e le bambine hanno subito mostrato di… gradire!

Durante la degenza in ospedale le ho sempre tenute in camera con me, attaccandole ogni volta che piangevano e rifiutando aggiunte o simili. Certo nei primi giorni è stato faticoso scendere innumerevoli volte dal letto per cambiarle e allattarle, ma ritengo che quei momenti siano stati fondamentali per imparare a prendermi cura di loro e acquistare una certa sicurezza, grazie al fatto di essere in un ambiente dove sapevo che in ogni momento avrei potuto chiedere un aiuto o un consiglio.

Quasi subito cominciai a provare molto dolore quando le bambine si attaccavano e nei primi istanti che succhiavano, anche perché succedeva complessivamente 14/15 volte al giorno . Ma tenendo i capezzoli ben asciutti e facendo prendere aria e sole evitai del tutto problemi di ragadi, e anche il forte dolore che provavo all’inizio di ogni poppata in qualche settimana passò.

Un altro problema dei primi tempi era che mentre ne allattavo una, se l’altra piangeva non riuscivo a intervenire e a consolarla: naturalmente l’ho risolto nel modo più ovvio, cioè allattandole contemporaneamente, sistemandomi su un divano con l’aiuto di qualche cuscino, e in questo modo le poppate sono diventate davvero un momento di distensione e intimità per tutte e tre.

Sin dal primo controllo pediatrico mi è stato detto di somministrare alle bambine vitamina D, fluoro per i denti, e di offrire eventuali integrazioni di latte artificiale, e successivamente, verso i 3/4 mesi, di iniziare a proporre qualche pappa: ogni volta queste indicazioni mi mettevano un po’ in crisi, perché contrastavano con la mia convinzione che anche l’allevamento dei bambini, così come la nascita, non dovesse necessariamente essere medicalizzato, ma potesse svolgersi in modo naturale, tradizionale; d’altra parte c’era anche il timore che, per voler fare di testa mia, potessi danneggiare in qualche modo le bambine. Ho parlato di questi problemi con le altre mamme de La Leche League della mia città, ho ascoltato le loro esperienze e da loro ho ricevuto indicazioni di libri e pediatri che mi hanno rassicurata sulle mie scelte, e ho felicemente continuato ad allattarle al seno evitando di somministrare integratori.

Ora che le bambine hanno sette mesi continuano esclusivamente con il mio latte e crescono benissimo, mangiano generalmente cinque volte al giorno e ognuna ha il suo seno “personale”; io ho mantenuto la mia alimentazione vegetariana, che seguo da 18 anni, e non ho alcun problema di affaticamento.

Quand’ero incinta le persone con cui parlavo dicevano che avrei dovuto assolutamente trovare un aiuto fisso, che non potevo farcela da sola, che se volevo allattarle avrei dovuto fare la nutrice a tempo pieno; sono invece assolutamente sicura che l’allattamento al seno mi abbia offerto tante facilitazioni nell’allevare fin qui le mie bambine: la sicurezza di poter sempre offrire loro consolazione e rifugio, la comodità nel metterle a nanna la sera (si addormentano al seno e poi vengono portate nei loro lettini) o nel riaddormentarle se si svegliano di notte (chi si sveglia viene nel lettone, si attacca e ci si riaddormenta insieme), la possibilità di andare ovunque con le bambine avendo la pappa sempre pronta, il risparmio di tempo e di lavoro non dovendo preparare biberon, così che le poppate sono veramente un momento di riposo e di contatto con le piccole.
Grazie all’allattamento al seno, e certo anche a un papà collaborativo e a due bambine che di notte hanno sempre dormito abbastanza bene, sono arrivata fin qui senza aiuti esterni, riuscendo persino a ritagliare qualche spazio per me nella giornata (ad esempio la sera dopo averle messe a letto) e soprattutto a far sì che la vita con le bambine non sia solo lavoro, come avevo inizialmente temuto, ma anche e per la maggior parte coccole e gioco.

Articolo tratto dal sito de “La Leche League”.

 

Muffins al cioccolato

In questi giorni grigi ed uggiosi cosa c’è di meglio di prepare qualche dolcetto, soprattutto se poi possiamo anche “farci aiutare”  dai nostri bimbi e trovare così anche un modo divertente per passare del tempo insieme!! Ho provato questa ricetta per fare i muffins al cioccolato (ovviamente si possono fare anche senza o aggiungere altri ingredienti, per esempio mela e cannella o uvetta) trovato sul sito http://www.cookaround.it (http://www.cookaround.com/yabbse1/showthread.php?t=49738): sono super facili, super veloci e super buoni!!!!

INGREDIENTI

Farina:  250g

lievito per dolci:  2 cucchiaini

bicarbonato: mezzo cucchiaino

zucchero: 180g

cacao amaro: 2cucchiai

gocce di cioccoalta: 150g (comunque a piacere!)

vanillina: 1 bustina

latte: 250g

olio di semi: 90g

uovo: 1

Mettere in una ciotola gli ingredienti secchi e mescolare. In un’altra ciotola sbattere velocemente gli ingredienti. Le gocce di cioccolato , per evitare che cadano tutte in fondo al muffin, è meglio metterle in freezer in un contenitore chiuso e poi passarle nella farina prima di aggiungerle agli altri ingredienti. In un’altra ciotola sbattere velocemente gli ingredienti luquidi (uoco, latte e olio). Con l’aiuto di un mestolino riempire gli appositi stampini (non riempirli del tutto, per evitare che trabordino durante la cottura). a piacere metter qualche altra goccia di cioccolato o altre decorazioni (granella di zucchero o altro) sopra ai muffins.

Infornare a 200°C e cuocere per circa 20 minuti.

e…buon appetito, sono squisiti!!!!

Come affrontare le critiche altrui: suggerimenti ed argomenti utili

Quando aspettavo la nascita di Martino, ero fermamente convinta che sarei stata una buona madre e che avrei saputo far fronte ai numerosi impegni e problemi che via via si sarebbero presentati con un bimbo piccolo. Non avevo fatto però i conti con la realtà di terrorismo che mi avrebbe circondata facendomi sempre più sentire inadeguata al mio ruolo di madre “animale”.

Se Martino piangeva era perché il mio latte certamente non gli bastava, se faceva la “cacca” ad ogni poppata era certamente perché il mio latte era troppo pesante e così via. Tutto questo ha minato profondamente le mie sicurezze facendomi fare numerosi errori: aggiunte, camomille, succhiotti… e tanta delusione per un’esperienza da cui mi aspettavo solo piacere”. (da Tu sei sua madre, di Grazia Tenconi)

 

“Il mio primo bambino è nato il 22 giugno 1993; durante la gravidanza mi ero fatta l’idea che non avrei avuto alcun problema ad allattare perché fin dal sesto mese perdevo latte dai capezzoli (…) Lo portammo alla prima visita dal pediatra che avevo da bambina, il quale disse (…): “Se vuoi allattarlo almeno per i primi 3 mesi attaccalo tutte le volte che vuole”. Questa era una novità per me (…); peccato che non mi avesse dato spiegazioni più chiare soprattutto per rendermi meno confusa davanti ai dubbi che tutti i vari “consiglieri” avanzavano (se non hai latte che lo attacchi a fare, devi fare la pausa di tre ore… ecc, ecc.). (…) Quando è nato Elia (…) la musica è stata completamente diversa. (…) Ho respinto con gentilezza tutti i consigli non richiesti e mi sono mostrata fermamente decisa quando qualcuno mi faceva delle obiezioni (non avete idea di quanta gente, addirittura appena uscita dall’ospedale, mi diceva “Ma non avrai intenzione di allattare anche questo per tutto quel tempo!” Domanda: ma a voi che cosa ve ne importa, visto che non è un problema per i diretti interessati, io, marito e figli!!!!!)” (da La storia di Martina, di Martina Carabetta)

 

 

Per affrontare le innumerevoli situazioni in cui ci sentiamo criticate o addirittura derise, esistono alcuni argomenti utili da usare nelle discussioni o alcuni suggerimenti su come affrontare le questioni spinose, limitando il più possibile la perdirta di energie preziose.

Ricorda innanzitutto che il tuo atteggiamento ed il tono della voce hanno un ruolo fondamentale nel far sì che gli altri accettino il tuo punto di vista.

1. Parla sempre in prima persona, invece di “attaccare” l’interlocutore direttamente. Per esempio, invece di dire “Tu mi critichi sempre”, prova a dire “Preferirei che non fossi sempre pronta/o a criticarmi”.

2. Puoi cercare di portare l’interlocutore dalla tua parte dicendo cose tipo:

a) Il tuo sostegno significa veramente molto per me.

b)  È impressionante la quantità di ricerche che sono state fatte in questi anni. Magari ti sorprenderai vedendomi fare tutto questo. Spero anch’io di essere in grado di aiutare la mia bambina, quando avrà una famiglia sua…

c) Sono contenta che tu ti preoccupi così tanto per il bambino. Quanto a me, mi sono informata sulla questione e sono contenta della decisione che ho preso. Anzi, sarei felice di raccontarti tutto quello che ho scoperto nel corso delle mie ricerche.

d) Si vede proprio che vuoi molto bene al bambino e che ti preoccupi per lui.

e) Vedo che questo argomento ti sta veramente a cuore.

f) Non dimentichiamo che siamo dalla stessa parte.

g) Ecco qualcosa che mi ha fatto riflettere a lungo.

3. Puoi semplicemente tenere le distanze, con la massima delicatezza

a) Ognuno deve sentirsi libero di prendere le decisioni che ritiene più adatte alla sua personale situazione.

b) Ci ho pensato bene e ritengo che si tratti di una decisione che riguarda me: ti sarei grata se tu mi lasciassi fare.

c) Ognuno deve sentirsi libero di prendere le decisioni che ritiene più adatte alla sua personale situazione.

d) È una decisione molto personale, e io non imporrei mai il mio personale punto di vista a nessuno.

e) I genitori di… siamo noi, e abbiamo preso una decisione.

f) Siamo in un vicolo cieco. Abbiamo opinioni diverse, ma possiamo sempre restare amiche, no?

4. Cita fonti autorevoli per dare forza ai tuoi argomenti

a) Il mio medico sostiene che…

b) L’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che…

5. Allenta la presa, concedendo qualcosa al tuo interlocutore

a) Sì, è senz’altro un altro modo di affrontare il problema.

b) Sono contenta che abbia funzionato per te e per il tuo bambino.

c) C’è del buono da entrambe le parti…

d) Magari hai ragione.

e) Dammi un po’ di tempo per riflettere su quello che mi hai detto.

f) È una cosa che va bene a noi, in questa precisa situazione, ma non è detto che vada bene anche a te.

 6. Cambia argomento o dai un nuovo orientamento alla discussione

a) Questo è stato argomento di discussione per generazioni: cerchiamo di non cadere anche noi nella trappola, d’accordo?

b) Penso che stiamo perdendo di vista il nostro obiettivo comune, che è il benessere del bambino. Facciamo un passo indietro.

c) Possiamo discutere di questioni davvero importanti?

d) Mi sa che di questo passo finiremo per tirare in ballo la religione e la politica: non mi sembra un buon argomento di conversazione per noi…

e) Discutere di questo può farmi veramente perdere le staffe. Mi dispiace se sono stata un po’ dura. Meglio cambiare argomento.

f) Perché non troviamo un compromesso? Tu non parli più di questo e io smetto di criticare il tuo modo di guidare.

7. …limitati a sorridere 🙂

Come prevenire le critiche

1. Usa la massima discrezione

2. Non gettarti in discussioni che preferiresti evitare

3. Evita di affrontare l’argomento se pensi che il tuo interlocutore sia in disaccordo con te. Piuttosto, concentrati su temi e argomenti che vi vedono su posizioni comuni

4. Dai delle spiegazioni su ciò che fai, prima che ti vengano richieste. Fallo con gentilezza, e mostra ai tuoi interlocutori che ciò rende felici sia te che il bambino. E sii tollerante nei confronti delle decisioni prese dagli altri

5. Mostra sicurezza e serenità nel fare le cose, anche se magari non ti senti né troppo sicura né troppo serena. Non esprimere i tuoi dubbi a persone che sai essere in disaccordo con te.

Infine:

1. Resta al di sopra delle critiche, cercando però il più possibile di non metterti al di sopra delle persone: è sempre meglio replicare con argomenti positivi e non minacciosi. Nel metterti al di sopra delle critiche, cerca di non dare troppa importanza alle cose.

2. A volte è meglio ignorare il contenuto della critica e prendere in considerazione la sua fonte: spesso le persone si mettono sulla difensiva e attaccano gli altri, semplicemente perché si comportano in modo diverso dal loro.

Se prevedi di trovarti in situazioni nelle quali le tue scelte verranno messe in discussione, puoi prepararti in anticipo. E quando ti trovi nel bel mezzo di una situazione difficile, fermati un momento e fai un bel respiro prima di rispondere.

 

Altre fonti di informazione

L’arte dell’allattamento materno, la guida all’allattamento de La Leche League, disponibile in una nuova edizione italiana aggiornata e adattata.

Allatti Ancora?, il nuovo libro edito da La Leche League Italia, dedicato all’esperienza di allattare e accudire un bambino ai primi passi

Tratto dal sito de “La Leche League”

Allergie e crescita, quanto fa bene il latte di mamma

Un bimbo che mangia fast food annulla gli effetti benefici della poppata ed è a rischio asma. L’allattamento naturale potenzia la salute fisica del piccolo, il sistema immunitario e riduce la probabilità di numerosi disturbi dell’apparato respiratorio, del sistema gastrointestinale e della pelle

di Adele Sarno

Chi mangia male annulla gli effetti benefici dell’allattamento al seno. E, secondo uno studio canadese pubblicato su Clinical and Experimental Allergy, se un bambino mangia hamburger e patatine più di una volta a settimana rischia di andare in contro all’asma. Perché un tipo di alimentazione sbagliata riduce uno dei vantaggi dell’allattamento, ovvero proteggere il bebè dalle malattie respiratorie. Insomma gli studiosi hanno analizzato circa 700 bambini, 250 dei quali con asma e i rimanenti senza. Ne hanno rilevato le abitudini alimentari e la storia personale, per poi arrivare alla conclusione che più aumentava il consumo di hamburger e patatine più cresceva l’asma. Inoltre, i dati raccolti confermavano gli effetti protettivi nei confronti dell’asma derivanti dall’essere stati allattati al seno, anche se questi benefici risultano evidenti solo nei bambini che non mangiano fast food o lo fanno solo occasionalmente.

“L’allattamento naturale – spiega la professoressa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell’H. San Raffaele Resnati di Milano – ha un effetto molto positivo sulla salute fisica del bambino, potenziandone il sistema immunitario e riducendo la probabilità di numerosi disturbi dell’apparato respiratorio, del sistema gastrointestinale e della pelle”.

Allergie: l’incidenza e la prevenzione.
L’incidenza di allergia alimentare nei bambini sotto i 3 anni è stata calcolata intorno all’8%, mentre la prevalenza di allergia al latte vaccino nell’età tra 1 e 2 anni risulta essere 2-2,5%, la maggior parte di questi casi (circa l’85%) sembra risolversi entro il terzo anno di età. “L’allattamento materno – aggiunge la Graziottin – stimola il sistema immunitario e restituisce al bambino gli anticorpi necessari. Per questo si può dire che allattare al seno resta la strategia più efficace per prevenire l’insorgenza di allergie alimentari”. Molti studi hanno analizzato hanno messo in relazione l’alimentazione nei primi mesi di vita e la possibilità di sviluppo di allergie alimentari in bambini che avevano in famiglia casi di persone allergiche. Ebbene l’effetto protettivo del latte materno è stato messo in relazione alla scarsa quantità di proteine alimentari che verrebbero trasferite al bambino mentre gli anticorpi presenti nel latte materno avrebbero la capacità di modulare le risposte immunologiche verso eventuali antigeni.

Gli altri effetti benefici dell’allattamento al seno.
“Più tempo si allatta meglio è. Dopo la battaglia a favore del latte artificiale operata dal marketing negli anni Settanta, oggi per fortuna si è di nuovo consapevoli dell’importanza di questo gesto antico, al punto che – anche in Italia – il tempo medio di allattamento è cresciuto. Secondo l’Istat oggi si alimenta il bambino al seno per quasi sette mesi, contro i sei di dieci anni fa. Questo è un elemento molto positivo – spiega la Graziottin – perché significa che le mamme stanno più tempo con i propri figli. L’allattamento al seno, infatti, non solo placa il bisogno di cibo nel modo più naturale, ma costituisce per un bambino la più gratificante delle esperienze a livello sensoriale, emotivo ed affettivo. Il piccolo cresce meglio, acquista sicurezza, dorme meglio e, in generale, ha un bioritmo più regolare”. Insomma il calore del seno, il contatto rassicurante dell’abbraccio, le parole sussurrate con dolcezza, il profumo della pelle della mamma (il primo stimolo sensoriale che il piccolo impara a riconoscere fra mille, ben prima del volto o della voce) inducono una calma profonda e gettano le basi per il miglior sviluppo affettivo, cognitivo ed emotivo del cucciolo d’uomo e del futuro adulto.

(20 febbraio 2009)

http://www.repubblica.it/salute/benessere-donna/gravidanza-e-parto/2009/02/20/news/allergie_e_crescita_quanto_fa_bene_il_latte_di_mamma-5586887/

Ricette e idee in cucina con i bambini: la menta

Abbiamo già parlato di quanto sia utile ed educativo per i bambini il contatto con la natura, la luce, le piante; esigenza che si fa ancora più pressante per quelli che abitano in città, che scarse o nulle occasioni hanno di rapportarsi spontaneamente con i cicli della natura e delle stagioni.

Anche per chi abita in appartamento, dovendosi accontentare di un semplice balcone, e quindi di coltivare le piante in vaso, ci sono alcune valide alternative, e numerosi insegnamenti da condividere con i nostri bambini.

 

In fondo per loro occuparsi di un piccolo fazzoletto di terra o di uno o più vasetti di piantine o erbe aromatiche non cambia molto, si tratta in ogni caso di una responsabilità e di un atto di riconoscimento della loro competenza da parte di noi adulti, che per i bambini equivale ad un’importante convalida del loro valore, rafforzando in essi la consapevolezza del proprio ruolo e della propria utilità.

Le erbe in vaso trovano un ampio impiego in cucina. Del pesto alla genovese che si può ricavare dal basilico abbiamo già parlato; oggi ci occuperemo della menta, che ai nostri bambini di solito piace molto, ma che rispetto al basilico si usa meno frequentemente.
La menta è una pianta infestante, che, laddove cresce, si sviluppa a dismisura soffocando le altre piante e facendole rapidamente morire, e si tratta di una pianta particolarmente robusta, che può sopravvivere anche alla stagione invernale, e per questo adatta ad essere affidata alle cure dei bambini, che, anche se si dovessero dimenticare a volte di abbeverarla, difficilmente correranno il rischio di vederla perire.

Con le foglie di menta possiamo creare un delizioso e profumatissimo sciroppo con cui preparare rinfrescanti bevande estive e dolci granite.
Tutto quel che occorre ce l’abbiamo già in casa: acqua, tenere foglioline di menta, e zucchero!

Innanzitutto forniamo ai nostri piccoli un bel cestino o contenitore nel quale dovranno mettere le foglioline man mano che le coglieranno. Se stiamo accanto a loro nei primi momenti, spiegando a parole e mostrando con i gesti, come le foglie vanno colte, impareranno a farlo presto e con immensa soddisfazione in piena autonomia, limitandosi a strappare le foglie senza danneggiare la pianta.

Spieghiamo loro, con parole semplici ed adatte alla loro età, che cogliendo solo le foglie, e solo quelle strettamente necessarie per l’uso che ne dobbiamo fare, la pianta non ne soffrirà, e continuerà a regalarci nuove foglioline con cui potremo divertirci nella produzione di tante bevande e preparazioni, durante tutto il resto della stagione primaverile e successivamente di quella estiva.

Ecco il procedimento.

Facciamo raccogliere ai bambini una quantità di foglioline pari a 100/150 grammi, insegniamo loro a lavarle con gentilezza senza strapparle, e ad asciugarle in un canovaccio pulito ben steso tamponandole con delicatezza.

Aiutiamoli a pesare con la bilancia se sono in età scolare, o con l’aiuto di una tazza graduata che indichi i grammi, 400 grammi di zucchero di canna integrale, e 300 ml di acqua.

Potremo usare anche lo zucchero bianco, ma quello integrale conterrà oltre agli zuccheri anche tracce di minerali e vitamine, quindi non saranno solo calorie vuote.

Ora tocca a noi: sciogliamo lo zucchero nell’acqua tenendolo sul fuoco per il tempo necessario. Nel frattempo i piccoli pesteranno vicino a noi, dentro il mortaio, le foglioline di menta, e ne potranno odorare in questo modo gli intensi olii essenziali.

Uniamo ora la menta pestata all’acqua e allo zucchero, lasciandoli in infusione per qualche ora. Quando il liquido si sarà completamente raffreddato, provvederemo a farlo filtrare dai bambini, con un colino a maglia fittissima, permettendo loro di esercitarsi con la nostra supervisione nei travasi.

Mettiamo lo sciroppo così ottenuto in frigorifero, dove si potrà conservare per qualche settimana, usandolo all’occorrenza per insaporire le granite estive, per aromatizzare il gelato, o per diluirlo a piacere in acqua per ottenere una deliziosa bevanda, guarnita con qualche fogliolina di menta fresca che i bambini gradiranno particolarmente.

Lo sciroppo può essere impiegato anche per produrre dei buonissimi ghiaccioli naturali se possedete o vi procurerete gli stampini che si trovano in vendita al supermercato, ghiaccioli che potremo dare ai bambini senza grossi sensi di colpa, perché privi di coloranti ed additivi chimici.

Questo semplice esperimento costituisce agli occhi dei piccini un vero e proprio atto di autoproduzione cui partecipare da protagonisti, acquistando padronanza di un vero e proprio processo produttivo.

Il colore dello sciroppo ottenuto non sarà quello verde smeraldo delle bottiglie in vendita al supermercato, ottenuto grazie alla massiccia presenza di coloranti oltre che di additivi chimici, e a molti bambini bisognerà spiegare la differenza tra quest’ultimo ed il loro sciroppo.

Le foglioline di menta possono essere utilizzate anche per guarnire ed aromatizzare un buon .

Anche i più piccoli possono gustarlo, purchè abbiamo l’accortezza di utilizzare una seconda volta, e lasciando in infusione per un solo minuto, il filtro o le foglioline che avremo precedentemente impiegato per il tè di noi adulti.

In questo caso la teina si sarà scaricata nel corso della prima infusione, e la bevanda avrà perso il suo effetto eccitante. Altrimenti ai bambini possiamo dare in sicurezza il della varietà bancha kukicha, che viene ricavato dai rametti di piante di almeno tre anni, e che non contiene teina.

In entrambi i casi con l’aggiunta di un dolcificante a piacere e qualche fogliolina di menta strappata, il tè, una volta raffreddato, sarà una dissetante bevanda estiva e primaverile che gradiremo anche noi adulti.

Naturalmente, trattandosi di una sostanza estremamente zuccherina, al suo consumo dovrà seguire un’accurata pulizia dei denti per eliminare gli zuccheri rimasti sullo smalto.

 

Michela Boscaro

Tratto dal sito http://www.bambinonaturale.it

Per educare i bambini basta metodi: sono persone!

Perché tutta questa ossessione nel cercare e diffondere metodi per allevare i bambini?

Scorrere gli scaffali delle librerie o vedere trasmissioni televisive che trattano di puericultura è diventato un festival di chiacchiere senza alcun valore scientifico né pedagogico.

È davvero triste pensare quanto tutto questo renda i bambini soltanto “oggetti da impostare” tanto quanto gli elettrodomestici di casa.

Perché poi dovremmo farlo? Per non disturbare i genitori naturalmente! Ma anche per poter commercializzare i suddetti metodi attraverso operazioni di mercato che arricchiscono gli autori e impoveriscono gli affetti.

Sì, perché nella nostra società fatta di genitori che vanno di fretta – figli della cultura in cui “se i bambini piangevano si facevano i polmoni” -, lavoratori indefessi che devono sbarcare il lunario a causa di una situazione economica generale davvero preoccupante, i bambini non sono compresi.

Tutto questo offusca i valori familiari, i bebè sono considerati un intralcio, il tempo da passare con loro è sempre meno e i genitori sono sempre più stanchi.

C’è da capirli davvero.

Ma c’è anche da capire quei genitori (e sono sempre di più) che, pur lavorando e magari senza aiuti pratici, invece, riescono con gioia e soddisfazione a farcela da soli senza un metodo, senza un esperto pronto a sfornare prescrizioni dittatoriali sul sonno o sulla pappa dei piccoli, ma “soltanto” stando insieme ai propri figli e considerandoli persone capaci di sentimenti e meritevoli di rispetto e ascolto.

Sono sempre di più coloro che si informano e danno valore ai bisogni affettivi dei bambini e allo stesso modo sono sempre di più le fonti autorevoli a cui attingere. Basta volerlo e mettersi in gioco in profondità.

Mi spaventa molto questo annullamento della capacità critica dei genitori, situazione per altro voluta fortemente dal mercato che ruota intorno al genitore/consumatore.

Pochi si accorgono di quanto la maniera in cui sono stati allevati condizioni il modo in cui adesso allevano i propri figli.

I genitori trovano più familiarità con una “Tata” che prescriva così come è stato prescritto loro, piuttosto che compiere un salto generazionale che porti semplicemente ad una scelta informata.

Gli argomenti in questione sono infiniti: come gestire la gravidanza, il parto, l’allattamento, l’alimentazione complementare, il pannolino, il ritorno al lavoro della mamma, le crisi adolescenziali.

Ma l’argomento principe è, come sempre, il sonno infantile.

Ho già discusso nei miei due precedenti contributi a questa rubrica questo tema e perciò vi invito a dar loro un’occhiata, se siete interessati.

Ciò che desidero, invece, sottolineare in questa riflessione è che allevare i figli senza metodi altrui è possibile.

Si può ragionare con la propria testa ma ancora di più ascoltare il proprio cuore e il proprio istinto.

Si può dormire vicino ai bambini in sicurezza(1) e ciò gioverà alla loro autonomia e al sonno di tutti.

Si può allattare al seno quanto si desidera(2) e i bambini saranno autonomi e felici.

Si può dare ai bambini piccoli il cibo di famiglia con piccoli accorgimenti, senza riempirli di alimenti industriali.

Si può spengere la televisione o limitare i videogiochi.

Si possono fare lunghe passeggiate all’aria aperta portandosi il cestino da casa e lasciando stare la pila di panni da stirare.

I nostri bambini sono piccoli per poco tempo: un giorno chiuderanno la porta di casa e non sapremo dove sono né con chi usciranno.

Si può cominciare a cambiare il mondo cominciando a cambiare il proprio piccolo mondo.

Nel nostro Paese mancano gli esempi visivi, le mamme che allattano bambini grandicelli si vergognano di farlo in pubblico. Molti genitori non dicono a nessuno che dormono insieme ai propri figli perché temono il giudizio.

Siamo tutti ostaggi della paura di essere catalogati come cattivi genitori di bambini viziati.

Ma non è omologandoci ai metodi del momento o alle tate televisive che cresceremo figli felici o che saremo genitori modello.

I nostri bambini hanno bisogno di NOI e basta: anche i nostri errori serviranno a crescere, sia a loro che a noi.

I figli sono una grande occasione di consapevolezza, non lasciamocela scippare da estranei interessati a venderci un prodotto.

Recuperiamo la nostra capacità critica e le nostre competenze affettive ascoltando i bisogni irrinunciabili dei nostri bambini.

Confrontiamo la nostra cultura a basso contatto e i nostri adulti dipendenti, con le culture ad alto contatto dove bambini e adulti convivono serenamente.

Non sarà che forse è giunta l’ora di credere in noi stessi come genitori e di avere il coraggio di andare controcorrente educando alla molteplicità delle soluzioni, al rispetto reciproco fra genitori e figli senza mettere in mezzo il prodotto commerciale, la gerarchia ed il potere che fa paura e basta?

Non sarà che la nostra società non è più a misura di bambino?

Guardiamoci intorno, i bambini cresciuti ad alto contatto fisico ci sono anche dalle nostre parti… sono viziati, dipendenti e mancano di autonomia?

Fatemi sapere, penso di conoscere già le vostre risposte.

Alessandra Bortolotti

Per approfondire leggi il libro della dott.ssa Bortolotti E se poi prende il vizio?

Note:
1. J.J. McKenna, Di notte con tuo figlio, Torino, Il leone verde Edizioni, 2011
2. P. Negri, Sapore di mamma, Torino, Il leone verde Edizioni, 2009

Articolo tratto dal sito http://www.bambinonaturale.it

Popò e pipì, tutte le FAQ di Stefano Gorini

FAQ 
Speciale Popò e pipì
A cura di Stefano Gorini pediatra di famiglia, Rimini e-mail stgorin@tin.it – ritratto

POPÓ
Quali sono le caratteristiche delle feci nel lattante?
Chi assume solo latte (materno o artificiale) emette feci semi-liquide o cremose di colore giallo-oro a volte tendente al verde. Il ritmo delle evacuazioni è naturalmente variabile da bambino a bambino: alcuni lattanti evacuano tutte le volte che prendono il latte, altri anche una volta ogni 5-6 giorni.
Un bambino che non evacua tutti i giorni è stitico?
La stipsi è l’emissione difficoltosa di feci dure; la caratteristica principale non è tanto la frequenza delle evacuazioni, ma la difficoltà di evacuare. Alcuni bimbi si liberano tutti i giorni o anche 2-3 volte al giorno, altri una volta ogni 3-4 giorni, ma se questo avviene senza fatica e le feci sono normali non c’è stipsi.
Quali sono le cause della stipsi?
La stipsi può essere dovuta a cause organiche, psicologiche e infine funzionali, le più frequenti. In questo caso si vede che il bambino tende “a trattenere” le feci, ad esempio perché queste sono dure a causa di una dieta povera di fibre (frutta e verdura) e vuole evitare il dolore legato all’evacuazione, oppure perché non riesce ad abituarsi al fatto che è stato tolto il pannolino.
Cosa fare?
Le buone abitudini alimentari si apprendono da piccoli ed è necessario abituare i bambini precocemente a mangiare frutta e verdura. Utili in particolare prugne e kiwi, verdure verdi, legumi e cibi integrali. Bisogna poi educare il bambino ad evacuare sempre allo stesso orario e a gambine ben aperte e appoggiate per terra. Se questo non è sufficiente sarà compito del medico ricorrere eventualmente ai farmaci.

PIPÍ
È normale trovare delle macchie rosse sul pannolino bagnato di pipì?
Nei neonati e dei bambini piccoli possono comparire delle macchie sul pannolino bagnato dovute alla presenza di sostanze contenute nell’urina (urati) che depositandosi sul pannolino danno una caratteristica colorazione rosata. È un fenomeno transitorio e non patologico.
È necessario curare l’enuresi?
Prima di decidere se curare e quale terapia sia più corretta occorre considerare che l’enuresi è un fenomeno che si risolve, nella quasi totalità dei casi, spontaneamente. Gli interventi che vengono attuati sono tesi ad accelerare la maturazione del controllo della vescica e/o a ridurre il volume totale di liquidi che arrivano alla vescica durante la notte. Il fine è quello di permettere al bimbo di condurre una vita normale e di evitare che possa manifestare un disagio. La terapia può essere farmacologica o comportamentale: sta al medico insieme alla famiglia decidere quale sia più adatta.
Quando togliere il pannolino anche la notte?
È del tutto normale che i bambini piccoli si bagnino durante la notte perché la vescica non ha ancora raggiunto una piena maturazione, sia riguardo al volume di urina che è in grado di contenere, sia riguardo ai meccanismi che permettono al bambino di controllare la fuoriuscita della pipì. Ma quando ci si accorge che la mattina il pannolino è quasi sempre asciutto vuol dire che questa maturazione è ormai completata e perciò il pannolino non serve più.
Cosa fare in caso di disturbi urinari diurni?
Si può fare la “rieducazione minzionale”, una specie di ginnastica per abituare la vescica a svuotarsi nei tempi e modi corretti. Se il bimbo trattiene la pipì la vescica tende a dilatarsi con la conseguenza di non funzionare correttamente.
Perciò spiegate al bambino che non appena sente il bisogno di fare pipì deve andare in bagno e, se lui non ci pensa da solo, programmare almeno 6 momenti della giornata in cui portarvelo. Insegnategli a gestire il suo bisogno suggerendogli di contare fino a 10 prima di iniziare a urinare; questo lo aiuta a prendere coscienza della propria capacità di controllare lo stimolo. Ditegli che è meglio svuotare completamente la vescica, non accontentandosi di fare solo un po’ di pipì: spesso il bimbo pensa di avere esaurito la minzione in modo rapido dopo la prima “spinta”, invece è meglio non avere fretta e rilassarsi aspettando che tutta la pipì sia uscita in modo spontaneo, senza sforzi. La minzione potrà concludersi con un’altra piccola spinta. Quindi: piccola spinta, rilassamento con fuoriuscita pressoché completa, un’altra piccola spinta, svuotamento! Insegnate alle bambine a urinare a gambe ben aperte senza mutandine o con queste ben abbassate.

Da Uppa:

http://www.uppa.it/dett_articolo.php?ida=853&idr=56&idb=99

Perché piange?

Di Dee Kassing, da Leaven, Dic. 1996-Gen 1997

 

Il bimbo piccolo ha pochi mezzi per comunicare i suoi bisogni. Non importa se si tratta di fame, dolore o solitudine, per lui che non capisce cosa significhi il tempo, sono tutte esigenze ugualmente urgenti ed immediate. Quindi, quando ha un bisogno, apre la bocca e fa l’unico rumore che riesce a fare: è un meccanismo di sopravvivenza arcaica che si mette in atto. Fino a che non impara altri modi di comunicare, e i genitori non cominciano a comprenderli, distinguerli e a rispondere meglio, quindi, il piccolo piange, e può anche piangere spesso.

Cosa vorrà dire? Come farlo smettere?

Finché il bambino ed i suoi genitori non si conoscono meglio, bisogna provare le possibili alternative, una alla volta. Poiché i pianti dei bambini piccoli sono programmati per suscitare comportamenti di conforto o attaccamento nei genitori, le risposte sono praticamente “scritte” nel nostro inconscio. Sentiamo il bisogno di prendere il bambino in braccio, di attaccarlo al seno, di dondolarlo. A volte funziona, ma non sempre. Succede anche che a volte un bambino pianga talmente tanto che la madre, emotivamente e fisicamente esaurita, smette di rispondere nella maniera più adatta al bambino. Forse, una volta accertato che il bambino non ha nessun problema fisico, i genitori, stremati, dopo aver sentito più volte da persone estranee il consiglio di lasciar piangere il bambino perché “ha bisogno di piangere per far maturare i polmoni”, fanno proprio questo.

Prima o poi la maggior parte dei bambini tende a piangere meno. Ma il bambino chiaramente non ne riceve beneficio, e ricerche recenti hanno dimostrato che questo non è un bene per altri motivi.[1]

· Il bambino che piange molto sta consumando molte energie che potrebbero altrimenti essere utilizzate per la crescita.

· Le madri che decidono che i loro bambini sono difficili tendono a interagire meno facilmente con loro, parlando loro meno spesso. Queste interazioni sono invece molto importanti per lo sviluppo del linguaggio.

· In più, se il genitore evita il bambino, anche il bambino a sua volta tende a ritirarsi.

È importante quindi cercare di capire le motivazioni del pianto e cercare una soluzione.

Quali sono le motivazioni più frequenti per il pianto del neonato?

Qui di seguito potrete trovare alcune idee. Se una singola soluzione non funzionasse, può essere utile scegliere alcuni suggerimenti da mettere in pratica contemporaneamente.

Motivazioni possibili (solo alcune!) del pianto
1. L’uso di anestesia epidurale o di altri farmaci durante il parto può causare irrequietezza per un periodo che va da alcuni giorni ad alcune settimane dopo il parto.

2. Il bambino allattato al seno ha bisogno di essere allattato più spesso di un bambino nutrito artificialmente. Il latte materno viene digerito molto velocemente, perciò i bambini allattati al seno potrebbero richiedere poppate ogni due ore o più frequentemente. I bambini nutriti con formula artificiale tendono a poppare invece ogni tre-quattro ore.

3. Molti bambini hanno periodi di irrequietezza per alcune ore, di solito durante il pomeriggio o la sera.

4. Durante gli scatti di crescita, i bambini richiedono poppate più frequenti per alcuni giorni. Queste fasi solitamente si verificano intorno alle due settimane, alle sei settimane ed ai tre-quattro mesi del bambino.

5. Una produzione di latte troppo bassa è una causa frequente di pianti o irrequietezza nel bambino. Per assicurarsi una produzione adeguata di latte, è importante allattare a richiesta (vedi punto 2 qui sopra). Ci sono però altri fattori che influiscono sull’ abilità della madre di produrre latte a sufficienza:
– il fumo inibisce il riflesso di emissione del latte, e quindi gioca un ruolo nella diminuzione della quantità di latte prodotto.
– Un consumo eccessivo di caffeina può rendere nervoso il bambino, che quindi, non succhiando bene, può a sua volta provocare una riduzione della quantità di latte. Sul consumo di caffeina incide la quantità di caffè consumato, ma anche diverse bibite la contengono in quantità significative. Mentre certi bambini non sono sensibili, altri la tollerano molto poco.
– L’abilità di estrarre il latte dal seno potrebbe essere influenzata negativamente da problemi di suzione del bambino. Se il latte non viene rimosso dal seno, non è possibile aumentarne la quantità prodotta. Il dolore persistente ai capezzoli è spesso un indicatore affidabile di problemi di posizionamento e di suzione.
– Un livello di stress insolitamente alto nella mamma può avere effetti negativi sul riflesso di emissione. La maggior parte delle neo-mamme vive situazioni di stress “normali”, ma alcune di loro devono far fronte a stress aggiuntivi, per esempio, la morte di un membro della famiglia o un trasloco.
– L’uso di alcuni farmaci, p.e. diuretici, antistaminici o contraccettivi ormonali può avere un effetto negativo sulla quantità di latte prodotta.
– L’ipotiroidismo non diagnosticato e quindi non trattato potrebbe diminuire la produzione del latte nella madre, e in più può essere causa di una stanchezza eccessiva.
– Un’alimentazione adeguata, compreso un consumo di liquidi in quantità sufficiente, può aiutare la mamma ad affrontare meglio i bisogni del suo bambino.

6. Il bambino potrebbe avere male al pancino? I bambini succhiano anche per confortarsi, e questo significa che stanno mettendo ancora più latte nella pancia già piena.
– Il bambino è allergico a qualcosa nell’ambiente o nella dieta della mamma?
– La mamma sta passando troppo spesso il bambino da un seno all’altro durante la poppata, con il risultato che questi riceve troppo primo latte?
– La mamma ha un riflesso d’emissione troppo forte? Se il latte passa con molta forza dall’esofago allo stomaco, può irritare i tessuti. In più, se un bambino rimane attaccato al seno quando il latte esce con forza, potrebbe ingoiare tanta aria.

7. Il bambino è stato controllato da un medico per escludere eventuali problemi? È il caso di ricontrollare il bambino, se piange spesso o in maniera preoccupante senza motivi evidenti.

8. Il cosiddetto “bambino ad alto bisogno” richiede molto contatto fisico. Quando viene preso in braccio si tranquillizza.

9. Alcuni bambini si annoiano e richiedono di essere più stimolati. Il bambino piccolo non può intrattenersi da solo, e gradisce a volte un cambiamento di ambiente.

10. Altri bambini, invece, hanno bisogno di meno stimoli di quanti ne ricevono. Alcuni proprio non gradiscono luce e rumori forti, mentre altri ricevono talmente tante attenzioni che a volte è il caso di stabilire delle regole che limitino prevalentemente alla madre il compito di tenere il bambino in braccio.

Possibili soluzioni
Se il problema è effettivamente uno scatto di crescita o una produzione di latte insufficiente, sarà necessario semplicemente attaccare il bambino più spesso al seno, e tenerlo lì per più tempo. Se è necessario del tempo per lavorare a una soluzione, allora la madre ha anche bisogno di utilizzare strategie per calmare il bambino, in attesa di risolvere il problema. Ci vogliono alcuni giorni per far abbassare i livelli di caffeina, nicotina o sostanze allergeniche presenti nel corpo della madre, è necessaria forse anche una settimana se il bambino è stato malato e deve recuperare la salute, e a volte servono alcune settimane per crescere e superare problemi di suzione, di noia, o altri di origine sconosciuta.

L’esperienza insegna diverse tecniche utili ai genitori di bambini irrequieti. Sono utilizzabili da chiunque desideri calmare un bambino. Anche i bambini nutriti artificialmente piangono, e queste tecniche sono utili per calmare anche loro.

Non esiste alcuna tecnica che funzioni comunque per tutti i bambini e, spesso, anche per il medesimo bambino tutte le volte. A volte ciascuna tecnica funziona solo per pochi minuti, e quindi la madre dovrà sviluppare diversi approcci e scegliere quale usare in quale momento, cambiando ed alternando secondo il bisogno. È utile stabilire una sequenza da ripetere più volte, magari nelle prime ore del mattino: i bambini tendono spesso ad essere irrequieti e svegli durante la notte, e per una mamma molto stanca è più facile cavarsela se per calmare il bambino non è costretta ad inventare continuamente qualcosa di nuovo.

1. Tenere il bambino in una fascia o marsupio. Alcuni bambini preferiscono essere girati all’infuori da poter “vedere il mondo”. Provate entrambe le soluzioni, fascia e marsupio, per vedere che cosa il bambino preferisce.

2. Fasciare il bambino in una copertina o in un lenzuolo. Alcuni bambini sentono il bisogno di essere “tenuti insieme” con le braccia sul petto, altrimenti si sentono persi e “disorganizzati”.

3. Dondolare il bambino.

4. Camminare con il bambino.

5. Utilizzare un movimento oscillatorio. Con i piedi fermi e tenendo il bambino fra le braccia o sulla spalla, muovere i fianchi da un lato all’altro.

6. Dondolare il bambino in un’ “amaca”. Mettere il bambino in un lenzuolino o in una copertina, con due persone che muovono insieme le due estremità raccolte. Il movimento laterale è preferito da alcuni bambini.

7. Utilizzare l’aspirapolvere mentre il bambino è nel marsupio. Forse troverà calmante il movimento e il rumore basso e costante.

8. Fare un giro in macchina. Più genitori di quanto si immagini hanno dormito alcune ore seduti in macchina dopo aver addormentato il piccolo nel seggiolino facendo un giro dell’isolato.

9. Tenere il bambino in una posizione da dove potrà vedere un disegno interessante. I disegni in bianco e nero o quelli che contengono il colore rosso interessano alcuni bambini.

10. Farlo guardare allo specchio. Molti bambini si divertono guardando la loro faccia riflessa.

11. Se il tempo è bello, andare fuori a guardare le foglie che si muovono sugli alberi con il vento.

12. Fargli vedere altre cose interessanti, per esempio i pesci in un acquario.

13. Tenere il bambino in una di queste varianti della “presa per le coliche”:
· Tenere il bambino pancia in giù sull’avambraccio piegato all’altezza del gomito, con la testa al gomito, la mano che tiene la gamba, e la parte interna del polso contro la pancia. In questa maniera la pressione aiuta l’aria ad uscire dalla pancia.
· Se il bambino non gradisce la pressione sulla pancia, si può tenere il bambino nella stessa posizione tranne per il polso che rimane al lato cosicché la pancia è libera. Con entrambe le variazioni si può anche fare massaggi alla schiena o far “volare” avanti e indietro il bambino.
· L’avambraccio piegato contro la pancia della mamma funge da sedia per il bambino, che ha la schiena contro il petto della madre ed è sostenuto dall’altro braccio all’altezza del petto. Questa posizione tiene aperto il sederino del bambino permettendogli di far uscire più facilmente l’aria.
· Tenere il bambino a cavalcioni sul fianco della mamma, girato all’infuori, mentre questa fa i soliti lavori o giri.

14. Provare a fare il massaggio “I love you” (o “I-L-U”)[2]. Tenete il bambino sulla schiena, steso sul letto o per terra, con la testa vicina a voi e i piedi più lontani. Il primo passo è di massaggiare dolcemente il bambino al lato sinistro dell’addome, iniziando alla vita e spostando la mano fino all’inguine, ripetendo il movimento tre-quattro volte. Questo è la “I”. Poi viene la “L”: prima un movimento dalla destra alla sinistra, al livello dell’ombelico, poi giù fino all’inguine sinistro, sempre diverse volte. E poi viene la “U”, iniziando all’inguine destro, spostando la mano verso il lato destro fino all’altezza della vita, poi verso il fianco sinistro e giù all’inguine sinistro. Così facendo, seguendo il tracciato dell’intestino in tre fasi, l’aria esce gradualmente senza accumularsi o bloccarsi, il che potrebbe causare dolore all’intestino.

15. Tenendo il bambino sulla spalla, massaggiargli la schiena, invece di dargli colpetti. I colpetti sono utili quando si cerca di far fare il ruttino al bambino, ma possono anche disturbare alcuni bambini. Quando si tratta di calmare un bambino che piange, spesso funziona meglio un movimento liscio.

16. Alcuni bambini che hanno un bisogno forte di suzione possono beneficiare dell’uso del succhiotto. Tuttavia, visto il rischio di confondere la tecnica di suzione del bambino, il succhiotto non dovrebbe essere introdotto fino a che l’allattamento non è ben stabilito. Prima di questo momento, se il bambino dovesse avere bisogno di succhiare, la mamma può fargli succhiare un suo dito (ben pulito e con l’unghia tagliata).

17. Un bel bagno tiepido insieme può essere rilassante. È necessario tenere la zona dell’ombelico asciutta fino a che non è completamente cicatrizzata.

18. Cantare. I bambini amano la voce della mamma e non criticano mai!!

19. Ballare con il bambino.
Conclusioni

La  ricetta per far smettere di piangere un bambino non sempre è nelle mani della mamma. Ci sono cause su cui non abbiamo nessun controllo. A volte una neo-mamma ci mette un po’ di tempo per capire che il suo bambino non sta piangendo perché lei lo lascia piangere. “Lasciarlo piangere” significa metterlo nella culla e andare via mentre lui strilla. A volte, tutto quello che si può fare è tenerlo in braccio, dondolandolo e cantandogli dolcemente nell’orecchio (una volta che i pianti si sono calmati). A volte, c’è solo da aspettare che smetta di piangere.
Bibliografia:

Boehle, D: Quando i neonati piangono. Opuscolo n. 20 LLL Italia
L’arte dell’allattamento materno, LLL Italia 2005.
Heffern, D: Helping breastfeeding moms cope with exhaustion, Midwifery today 1989; 12-14
Jones, S. Crying baby, sleepless nights. Harvard Common press 1992
Mohrbacher, N: Lo sciopero del poppante. Opuscolo n. 62 LLL Italia
Mohrbacher, N e Stock, J: Il Libro delel Risposte, LLL Italia 2006
Schwarz, A. Management of colic in breastfed infants in New Beginnings Sett-Ott 1997
Sears, W e M: The Baby Book. Little Brown &Co, 1993
Sears, W: The Fussy Baby, LLL International, 1985
Sears, W. Genitori di giorno e … di notte, LLL Italia 1991
Zeretzke, K, Allergies and the breastfeeding family, in New Beginnings, Luglio Agosto 1998
Altre letture utili in italiano:
Sears, W: Bambini “capricciosi” RED, 1996
Kitzinger, S. Quando il bambino piange, Sperling e Kupfer 1992

Note

[1] Vedere l’articolo “Non lasciate piangere i bambini – Rischi inerenti ai pianti dei lattanti” in L’allattamento moderno n. 14 primavera 1997, che sintetizza brevemente (elencando i riferimenti bibliografici) le ricerche disponibili ad oggi sugli effetti del pianto sul bambino piccolo. La pubblicazione in questione è disponibile presso le Consulenti de La Leche League.
[2] Questa tecnica è descritta nel libro della RED Bambini “capricciosi”, del dott. Sears.

Tratto da “La Leche League”

http://www.lllitalia.org/index.php?option=com_content&task=view&id=83&Itemid=47

Colori da evitare

“Può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini”. È l’avvertenza che dal 20 luglio scorso deve comparire sull’etichetta di bevande, caramelle, dolci e ogni altro alimento confezionato che tra i suoi ingredienti contempli uno o più dei 7 additivi, 6 coloranti artificiali (E102, E104, E110, E122, E124, E129) e un conservante (il benzoato di sodio), accusati di contribuire all’insorgenza della sindrome di iperattività (Adha).
L’obbligo di inserire in etichetta l’avvertenza – finite le scorte – è dettata dal regolamento 1333/2008, varato due anni fa dal Parlamento europeo sulla base delle evidenze registrate nel noto studio di Southampton, dal nome dell’università che, per prima, nel 2007 sollevò l’allarme, su incarico della Fsa, l’agenzia britannica per la sicurezza alimentare. Un allarme che solo ora ha trovato l’argine dell’avvertenza.
I sei coloranti accusati di nuocere ai bambini sono molto diffusi proprio nei prodotti da loro preferiti. Tre anni fa, all’indomani della pubblicazione dello studio di Southampton sul “Lancet”, il “Salvagente” aveva rintracciato numerosi prodotti “arricchiti” con gli additivi sospetti. Bevande analcoliche, soprattutto aranciate, dolciumi e caramelle, dolci al cucchiaio e persino due prodotti da forno: crostatine alla marmellata, adorate dai bambini. Allora l’industria faceva muro: la tesi era che ciò che non è vietato è consentito, e le conclusioni dello studio venivano considerate mere ipotesi.
Da allora le cose sono cambiate. L’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare che ha sede a Parma, ha riesaminato i dossier sui coloranti e ha ritenuto opportuno imporre una riduzione della dose giornaliera ammissibile (Dga) per 3 dei 6 additivi esaminati dallo studio di Southampton: il giallo crinolina (E104), il giallo arancio (E110) e il rosso cocciniglia (E124).
In mancanza di prove schiaccianti della loro azione nociva, gli additivi restano ammessi negli alimenti confezionati. Tuttavia, la comparsa di un’avvertenza chiara sembra segnarne la fine. Chi comprerebbe ai propri figli un prodotto accusato di favorire un disturbo curato con gli psicofarmaci?

I SEI DI SOUTHAMPTON

E110 Sunset yellow: chiamato anche “giallo tramonto”, è il colore tipico delle zucche. È usato in marmellate e confetture.

E122 Carmoisina: colora di rosso, si trova spesso nelle gelatine alla frutta.

E102 Tartrazina: conferisce una colorazione gialla, comune nei lecca lecca e nelle bevande frizzanti.

E124 Ponceau 4R o Rosso cocciniglia A: viene utilizzato prevalentemente nella preparazione di bibite effervescenti, gelatine di frutta, surrogati al salmone.

E104 Giallo di chinolina: nelle diverse sfumature, dal giallo chiaro al giallo verde, colora gelati, caramelle, uova, merluzzo affumicato.

E129 Rosso allura A: conferisce ai cibi un colore brillante. È frequente trovarlo nei succhi d’arancia rossi.

Articolo tratto da UPPA

http://uppa.it/dett_articolo.php?ida=774&idr=51&idb=112

UPPA:POSTA E RISPOSTA (domanda su svezzamento e problema stitichezza)

“Sono la mamma di un bimbo di quasi 8 mesi. Da circa 2 settimana abbiamo introdotto la seconda pappa, ma purtroppo è iniziato il “problema” stitichezza. Stiamo usando il latte di proseguimento Humana2 e le pappe sono sempre con passato di verdura in aggiunta a pastina con carne o prosciutto o formaggi. La domanda che rivolgo è questa: ci sono verdure più adatte di altre a favorire la stitichezza? E` meglio frullarle o darle in pezzi? E nel momento in cui capita che non riesce a defecare come mi comporto? Cosa devo somministrargli? Grazie mille dell`aiuto. Serena”

RISPOSTA

Come prima cosa vi invitiamo a consultare l`archivio di UPPA sul tema “svezzamento” e “latte artificiale”. Tutte le verdure, e tutta la frutta fresca, sono idonee a mantenere attivo l`intestino. Vanno necessariamente frullate, sia per ottenerne il massimo beneficio nutrizionale, sia per sfruttarne al massimo l`azione sulla progressione delle feci. Nel caso di evacuazione difficoltosa l`intervento di emergenza è una stimolazione con supposte o microclismi, anche ripetuti. Detto questo ci permetta di avvertirla che la dieta che voi offrite al bambino, con  “carne o prosciutto o formaggi” ad ogni pasto, è pesantemente squilibrata nutrizionalmente e anche favorente la stipsi. Premesso che l`ideale sarebbe un regime vegetariano, iniziate almeno a limitare il “secondo” di origine animale ad un solo pasto al giorno, inserendo un paio di volte il pesce. Il secondo pasto della giornata sarà utilmente integrato con altre verdure e legumi. Infine: i cosiddetti latti di proseguimento non hanno alcun vantaggio rispetto al latte tipo 1, se non forse il prezzo, e i cosiddetti “latti artificiali”, al fine di una crescita ottimale, sono tutti uguali, e il migliore è quello che costa meno.

Lucio Piermarini

Tratto da UPPA

http://www.uppa.it/dett_posta_risposta.php?id_domanda=971