Archivio | Maggio 2012

La tosse: spazzacamino dei bronchi di Leo Venturelli

La tosse può diventare fastidiosa e a volte preoccupa i genitori; eppure si tratta di un efficace meccanismo di pulizia delle vie respiratorie provocato da corpi estranei, polvere, muco e catarro, sostanze chimiche come il fumo, cambiamenti bruschi di temperatura o di umidità dell`aria. Con la tosse l`aria viene espulsa in modo forzato dai polmoni nel tentativo di gettare fuori anche lo stimolo irritante. È dunque un meccanismo utile per l`organismo: impedisce di bloccarsi al flusso di aria che raggiunge i polmoni e che garantisce l`ossigenazione del sangue.

C’è tosse e tosse. A seconda della causa che la produce e della zona delle vie respiratorie coinvolte dall`infiammazione, la tosse può presentarsi in diversi modi: secca, stizzosa, a colpi: in questi casi è provocata quasi sempre dall`irritazione della laringe o della trachea, le parti più alte dell`albero respiratorio; catarrale e produttiva: il muco prodotto dipende dalla irritazione di tutte le vie respiratorie (alte e basse); asmatica: caratterizzata da sibili e fischi che il medico sente auscultando il torace, ma che spesso anche la mamma sente vicino alla bocca del bambino. In realtà, una mamma si accorge da sé se si tratta di una tosse facile, relativamente superficiale, oppure se “viene da dentro”, se “porta su” qualcosa e se si tratta di catarro fermo e denso, oppure fluido, molle o, magari, di un corpo estraneo.

Quali sono le cause? Di solito la tosse deriva da un`infezione, per lo più virale, destinata a guarire da sola. Il virus altera la qualità e la quantità del muco che normalmente protegge la parete del naso, della trachea e dei bronchi: il muco diventa più abbondante e più denso; per i bronchi e la trachea è come un corpo estraneo: scatta perciò il riflesso della tosse. Questo muco alterato viene chiamato “catarro”. L`infezione può essere dovuta anche a batteri: in questo caso la malattia non si ferma alla superficie mucosa del bronco, ma può arrivare agli alveoli polmonari, la parte più profonda dei polmoni: non è più soltanto un raffreddore e la febbre è spesso elevata. Se qualcosa, per esempio un seme, invece di scendere giù per l`esofago, va nella trachea, ecco che scatta il riflesso della tosse per espellerlo: tosse dovuta da corpo estraneo. Nell`adulto una causa possibile è anche il tumore; nel bambino (molto raramente) ci sono delle malformazioni o delle malattie congenite che alterano la composizione del muco, oppure la capacità del bronco di liberarsene. In questi casi, la tosse ha un`insistenza e una “cattiveria” speciali. Se la faccenda dura a lungo, il pediatra non potrà non sospettarlo e chiederà i giusti esami. Alle infezioni si aggiunge, infine, l`allergia respiratoria (l`asma), più in là, magari, il fumo di sigaretta. Una volta c`era la pertosse, ma adesso c`è il vaccino e la pertosse non esiste quasi più.
Lo stare con altri bambini all’asilo è la causa principale delle infezioni respiratorie che danno la tosse. All`età della scuola dell`obbligo ci si ammala già molto meno.

Cosa si può fare per alleviare il fastidio?
 Poiché la tosse è un meccanismo utile all`espettorazione del muco, non si deve sempre cercare di eliminarla, a meno che non sia così fastidiosa da impedire il sonno del bambino. In questo caso, ecco alcuni consigli:
Somministrare al bambino liquidi tiepidi. Il catarro aderisce alle pareti del faringe o alla laringe, le bevande calde agiscono localmente decongestionando le vie respiratorie e aiutano il muco a sciogliersi: l`acqua è il più potente “mucolitico” esistente in natura! Si consigliano thé, limonata o anche solo acqua; quando la tosse è secca, è utile somministrare 1 o 2 cucchiaini di miele o di sciroppo concentrato di zuccheri o di frutti, come l`amarena o il tamarindo.
Mantenere umido l`ambiente: un`umidità relativa del 40-60% è quella giusta; esistono in commercio umidificatori di vario tipo. Non è indispensabile sciogliere sostanze balsamiche nell`acqua, che anzi, a volte potrebbero irritare le vie respiratorie (ma niente umidità in casa degli allergici alla polvere, perchè il vapore favorisce la moltiplicazione degli acari).
Umidificare direttamente l`aria che il bambino respira: i più piccoli possono essere condotti in bagno per 15 minuti, dopo aver aperto tutti i rubinetti dell`acqua calda (lo specchio ed i vetri devono essere appannati). Questa tecnica è utile in caso di tossi secche.
Evitare il fumo passivo che si respira in ambienti in cui sono o sono stati presenti fumatori: il fumo stimola la tosse agendo come irritante delle mucose… anche quelle del bambino sano!
Non forzare il bimbo a mangiare: quando si è malati non si mangia mai volentieri.
Usare solo le gocce o gli sciroppi calmanti consigliati dal pediatra e solo in bambini dall`anno in su, quando la tosse è molto fastidiosa.

Programmate una visita se: 
– È presente febbre per più di 3 giorni: potrebbe trattarsi di una malattia batterica che richiede terapie antibiotiche.
– La tosse dura da più di 2-3 settimane; non è una situazione rara ma vale la pena di vedere il bambino: potrebbe avere una sinusite o un disturbo allergico.
– Il bambino ha meno di 3 mesi: a questa età è più facile che semplici raffreddori possano dare complicazioni;
– Se il bambino tossisce a lungo nel periodo primaverile (possibile allergia ai pollini) o dopo aver dormito in una casa rimasta chiusa da molto tempo (possibile allergia alla polvere).
– La tosse fa perdere sonno al piccolo o vi costringe a tenerlo a casa da scuola per parecchi giorni;
– La tosse si associa a vomito;
– Il bambino tossisce e ha dolore al torace: può dipendere da un risentimento pleurico.
– Siete comunque preoccupati: quando il genitore è preoccupato per qualunque motivo riguardo la salute del proprio bambino, è utile che si rivolga con fiducia al proprio pediatra.

Avvertite subito il pediatra se: 
Il bambino ha pochi mesi e tossisce spessissimo.
Respira con affanno: potrebbe esserci una difficoltà al passaggio dell`aria dai bronchi ai polmoni.
Ha la respirazione frequente e difficile, anche quando non tossisce.
Ha le labbra di un colorito grigiastro o si fanno scure durante l`attacco di tosse: questo indica che ci può essere un difetto d`ossigenazione.
C`è sospetto di inalazione di corpi estranei: in questo caso la tosse compare improvvisamente dopo un momento in cui sembra che il piccolo stia soffocando.

SIRT 
È la sigla che usano i medici: vuol dire Sindrome da Iperreattività dei Recettori della Tosse. È il modo scientifico di chiamare quella tosse secca, fastidiosa che si riproduce da sola e che hanno alcuni bambini (ma ce l`hanno spesso anche i loro genitori o i fratelli, perchè è probabilmente costituzionale). Sono bambini che quando cominciano a tossire non la finiscono più; più tossiscono e più viene loro la tosse. A volte fanno l`aerosol… e stanno peggio. Non hanno nulla di grave, si tratta semplicemente del fatto che i loro “recettori della tosse”, piccole terminazioni nervose che si trovano in gola, nella trachea e nei bronchi, sono troppo sensibili, si irritano facilmente e continuano ad irritarsi sempre più ad ogni colpo di tosse. In questi casi il pediatra potrà consigliare un calmante della tosse e sarà forse l`unica condizione in cui calmare la tosse troverà una giustificazione.

Tratto da UPPA:

http://www.uppa.it/dett_articolo.php?ida=454&idr=17&idb=0

DECALOGO DI SAVE THE CHILDREN PER AFFRONTARE EVENTI DIFFICILI

Il decalogo dell’organizzazione, pubblicato sul sito internet www.savethechildren.it, prevede:
1. Evitare che i bambini stiano troppo davanti alla televisione: continuare a veder immagini del disastro non aiuta i bambini a superare il trauma, perché potrebbero non capire che si tratta di immagini registrate e pensare che l’evento catastrofico sia ancora in corso.
2. Ascoltare attentamente i bambini: prima di fornire loro informazioni, cercare di capire qual è la percezione dell’evento e quali i loro interrogativi in merito. Iniziare a dialogare con loro per fornire delle spiegazioni chiare di quanto accaduto, che siano comprensibili in base all’età, lasciando che esprimano le proprie preoccupazioni e tranquillizzarli.
3. Rassicurare i bambini e fornire loro il primo supporto psicologico: rasserenarli spiegando loro quello che si sta facendo per proteggerli, nonché informarli che durante un’emergenza la cosa che si considera prioritaria è aiutarli, affinchè si sentano al sicuro.
4. Accettare l’aiuto di esperti: in caso di vittime in famiglia è importante considerare di rivolgersi a personale specializzato per aiutare sia i bambini che gli altri membri della famiglia a superare il trauma della perdita. Inoltre, anche se non hanno sperimentato direttamente questo shock, bisogna considerare che i bambini possono essere stati turbati da scene che hanno visto o storie che hanno ascoltato. I genitori devono prestare particolare attenzione ad ogni cambiamento significativo nelle abitudini relative a sonno, nutrizione, concentrazione, bruschi cambiamenti d’umore, o frequenti disturbi fisici senza che ci sia un’apparente malattia in corso, e in caso questi episodi non scompaiano in un breve lasso di tempo, si consiglia di rivolgersi a personale specializzato.
5. Aspettarsi di tutto: non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo ad eventi traumatici e con lo sviluppo, le capacità intellettuali, fisiche ed emozionali dei bambini cambiano. Se i più piccoli dipendono dai propri genitori per avere la chiave d’interpretazione di quanto accaduto, quelli più grandi e gli adolescenti attingono informazioni da varie fonti. Tener presente che soprattutto gli adolescenti possono essere maggiormente colpiti da queste storie proprio perché in grado di capire meglio. Benché i ragazzi più grandi sembrano avere più strumenti a loro disposizione per gestire l’emergenza, hanno comunque bisogno di affetto, comprensione e supporto per elaborare l’accaduto.
6. Dedicare tempo e attenzione: i bambini hanno bisogno di sentire che gli adulti di riferimento sono loro particolarmente vicini e di percepire che sono salvi e al sicuro. È fondamentale parlare, giocare con loro e soprattutto ascoltarli, trovare il tempo per svolgere apposite attività con i bambini di tutte le età, leggere loro storie o cantare l’abituale ninnananna per farli addormentare.
7. Essere un modello: i bambini imparano dai grandi come gestire le emergenze. Occorre essere attenti ad esprimere le proprie emozioni di fronte ai bambini a seconda della loro età.
8. Imparare dall’emergenza: anche un evento catastrofico può essere un’opportunità di far capire ai bambini che tutti viviamo in un mondo dove possono accadere queste cose e che in questi momenti è essenziale aiutarsi l’un l’altro.
9. Aiutare i bambini a ritornare alle loro normali attività: quasi sempre i bambini traggono beneficio dalla ripresa delle loro attività abituali, dal perseguire i propri obiettivi, dalla socialità. Quanto prima i bambini ritorneranno al loro ambiente abituale e meno si continuerà a parlare del sisma, più riusciranno a superare velocemente il trauma.
10. Incoraggiare i bambini a dare una mano: aiutare gli altri può contribuire a dare ai bambini un senso di sicurezza e controllo sugli eventi. Soprattutto gli adolescenti possono sentirsi artefici di un cambiamento positivo. È pertanto importante incoraggiare i bambini e i ragazzi a dare il loro aiuto alle organizzazioni che assistono i loro coetanei.

Raccolta generi alimentari per vittime terremoto

Ciao a tutti,

abbiamo organizzato anche a S.Ilario d’Enza un punto di raccolta
materiale per le giornate di giovedì 31 maggio, venerdì 1 giugno e
sabato 2 giugno (solo mattina fino alle 12) ogni cosa donata, su
indicazione della stessa Protezione Civile, verrà portata ad Azione
Solidale di Calerno che si farà carico di consegnarla alla protezione
civile di Reggio Emilia .

L’indirizzo è :

Via Togliatti 1 (venendo da Parma ed entrando in centro paese, Via
Roma, la prima strada sulla sinistra)
Il palazzo sulla sinistra (sotto c’e’ una pizzeria e una scuola guida).

Il campanello da suonare è Canepa/Mariano e/o dopo le 18.00 Canepa/Munari

I beni richiesti sono i generi alimentari di facile conservazione e
stoccaggio (pasta, riso, olio, caffè, orzo e scatolame).

Tutto il materiale raccolto sarà consegnato a Calerno sabato 2/6 alle 15.00.

Vi chiedo di darne notizia
Grazie

Allattamento nelle emergenze

Tratto sal sito del La Leche League

 

Nelle emergenze proteggiamo l’allattamento!

Le Consulenti de La Leche League Italia si stringono intorno alle famiglie colpite dal terremoto e si pongono a completa disposizione di tutti quei genitori che in questi momenti stanno affrontando prove indicibili. Rispondiamo dalle 8 alle 20 al numero 199 432326 alle domande sull’allattamento e possiamo supportare telefonicamente le donne e le famiglie affinché, pur in questi momenti così terribili, non siano in nessun caso separate dai loro bambini e possano avviare, mantenere o ripristinare l’allattamento.

In una situazione di grande emergenza umanitaria, come quella causata dal terremoto, scatta la solidarietà e la raccolta di tutti i generi di prima necessità per le famiglie duramente colpite, che in certi casi hanno perso veramente tutto. E fra i generi alimentari raccolti, ci si affretta a raccogliere anche scorte di latte artificiale.

Certamente nessuno vuole privare del nutrimento quei bambini che fino a ieri si alimentavano con il latte artificiale; tuttavia, è importante allo stesso tempo adoperarsi perché la crisi in atto supporti anche l’allattamento proprio nel momento in cui questo diviene di importanza vitale.

Nelle condizioni di emergenza, freddo, disagio, stress, carenza di acqua e cibo sicuri, con i medicinali di base che scarseggiano, adulti e neonati sono più esposti a rischi di infezione e malattie; in queste occasioni il latte materno è particolarmente importante perché fornisce una protezione insostituibile. Laddove tutto manca, la donna che allatta, pur nell’impotenza della sua situazione, può fare una cosa inestimabile fornendo il suo latte, pronto all’uso e gratuito, per il suo bambino.

Nei nuclei famigliari nei quali le madri sono senza casa e hanno provato un forte spavento, la soluzione non è il latte artificiale. L’IBFAN, International Baby Food Action Network, afferma: “Durante l’emergenza e l’assistenza, l’allattamento è di importanza vitale: salva la vita ai bambini”, e la funzione dell’allattamento è anche di conforto psicologico sia per i bambini sia per le mamme che si trovano scaraventate in una situazione di gravissimo stress, senza apparenti legami con quella realtà così certa solo poche ore prima.

Più volte gli esperti dell’OMS si sono pronunciati affermando che in situazioni di emergenza la nutrizione dei lattanti dovrebbe essere l’ultimo problema di cui preoccuparsi, se si riesce a sostenere adeguatamente le madri, con cibo, riparo, cure adeguate e sostegno per lo stress che stanno vivendo. La rete delle Consulenti de La Leche League si mette a disposizione per fornire questo sostegno ovunque ve ne fosse bisogno.

Molte donne ci stanno contattando pensando di aver perso il latte per lo spavento. Il latte non si perde, può diminuire a causa dello stress ma la produzione è sempre recuperabile. Se siete in questa situazione, contattate una Consulente de LLL che saprà tranquillizzarvi – almeno su questo – e darvi le informazioni necessarie per recuperare la produzione necessaria al vostro bambino.

Nel seguente link si trovano informazioni su alcune questioni che possono preoccupare le madri che allattano o per tutti gli operatori professionali che operano nelle aree colpite dalla tragedia.

http://www.llli.org/emergency.html

Contatti stampa: Carla Scarsi, Relazioni Esterne, Tel 340 9126893, relazioni.esterne@lllitalia.org

Cosa serve davvero ad una neomamma di Paola Bartolazzo

Sono un’infermiera professionale e, avendo lavorato in un nido ospedaliero, conosco il ruolo che da operatori sanitari abbiamo nel renderci  complici involontari di allattamenti falliti, di sentimenti di frustrazione e inadeguatezza nelle madri. Nonostante le migliori intenzioni, mi è capitato di essere talvolta testimone e protagonista di interventi che hanno sortito effetti opposti a quelli desiderati. Oggi mi rendo conto che ogni volta che ho tolto dalle braccia di una madre un bimbo che piangeva per farle vedere come calmarlo o, con gesti rapidi e precisi, le ho mostrato come si cambia un pannolino o come si fa un bagnetto, non mi sono soffermata a pensare che forse, con l’ottima intenzione di insegnarle qualcosa, le ho trasmesso il messaggio più temuto: “non sei capace”.
Quando una mamma stremata da un pianto inconsolabile del piccolo va dalle infermiere chiedendo un’aggiunta di latte, o va dal pediatra con il suo carico di dubbi riguardo la propria capacità di allattare, convinta che sia la fame l’unico demone che può turbare la serenità di suo figlio, dare quell’aggiunta di latte artificiale senza esitazione, significa dare fondamento ai suoi timori e dirle che da sola non è in grado di sfamare il suo bambino. In poche parole, non è capace di fare la mamma.
La fretta non aiuta, ma spesso l’assistenza data alle madri durante il puerperio è fatta di gesti troppo veloci, soluzioni troppo rapide che non richiedono tempo. Anche perché in ospedale di tempo c’è n’è sempre troppo poco. Spesso i reparti sono pieni e le madri da seguire sono più di quelle che il personale è in grado di assistere. Così, succede che gli operatori si trovino ad improvvisare consigli e suggerimenti scorretti, basati unicamente sulla propria esperienza personale, e non su evidenze scientifiche, cosa che innesca spesso meccanismi scorretti e un forte senso di inadeguatezza delle madri al proprio ruolo.

Assistere una donna che ha appena partorito significa lavorare con quella ridda di sentimenti ed insicurezze che una nascita può provocare, significa sapere che quello che la madre sta vivendo è un momento di estrema fragilità emotiva, significa che chi deve aiutarla deve essere dotato di una grande capacità di ascolto e di empatia.
Se la maternità fosse realmente tutelata come dovrebbe, ci sarebbe maggiore attenzione a questi aspetti e al fatto che chi lavora con le madri ha bisogno di essere formato non solo per la parte che possiamo definire “tecnica”, ma anche sul come instaurare una relazione che sia di aiuto alla donna. Chi assiste dovrebbe essere in grado di fare silenzio fuori e dentro di sé per potersi mettere in ascolto della madre e comprendere che cosa sta chiedendo veramente.
Diversi studi hanno dimostrato come il migliore intervento sulle madri sia quello che le protegge dalla solitudine: l’intervento di operatori non professionali, con una formazione minima, si è dimostrato sufficiente e risolutivo in molti casi di disagio e di depressione. Una donna che ha appena partorito può sentirsi sola anche in mezzo a tanta gente che si prende apparentemente cura di lei, e questo avviene quando queste persone sono prese più dal ruolo di consigliere e risolutrici dei problemi di un neonato, che da quello di portatrici di cure. Nonne, mariti, sorelle o amiche possono agire in modo poco appropriato, così che le madri finiscono col sentirsi delle incapaci, in balia di una moltitudine di persone che pensano di sapere che cosa sia meglio per il loro bambino.
L’antico proverbio africano secondo il quale per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio ci ricorda che la maternità è un’esperienza che va condivisa e sostenuta, a tutti i livelli, ed il passaggio di saperi e competenze da una madre all’altra può e deve rappresentare una risorsa per l’intera comunità.
Dunque, aiutare una donna che deve affrontare un parto o ha appena partorito significa soprattutto aiutarla a riconoscere la sua istintiva conoscenza e le sue innate abilità di madre, senza mai dirle o farle capire che non è in grado di sostenere il suo ruolo.

DA UPPA:

http://www.uppa.it/dett_articolo.php?ida=837&idr=56&idb=59

Incontro Giugno Mums4Mums

Il prossimo incontro Mums4Mums sarà:

Sabato 16 Giugno alle ore 10.00, presso

Consultorio di Sant’Ilario d’Enza, RE

via Rossellini 27

Sala corsi pre-parto

Guardando l’ingresso del Mercatone Uno, siamo nel palazzo a sinistra (angolo destro)

Titolo:

ARRIVA L’ESTATE!

Come  dire addio al pannolino,  fronteggiare zanzare e scottature

Un abbraccio che fa crescere

La nascita prematura di un bambino è un evento sempre più comune. Ciò nonostante tale situazione sconvolge sempre i genitori che si trovano, senza preavviso, ad affrontare un dolore immenso legato alla paura per la sopravvivenza del proprio figlio ed una profonda sensazione di inadeguatezza a volte correlata ad un senso di colpa della madre.

Passata la vera e propria emergenza, nella quale viene data priorità assoluta alle manovre per salvare la vita del piccolo, spesso i genitori si ritrovano a fare da meri spettatori di tutto ciò che accade al loro bambino durante il ricovero.
 Anche nei casi in cui il bambino è ancora in condizioni critiche, le cure dei genitori rivestono, o dovrebbero rivestire, un ruolo di primo piano. Diversericerche scientifiche dimostrano che il contatto tra i genitori e il loro bambino è indispensabile e benefico per entrambe e fa parte di quelle cure tempestive e globali che tutti gli ospedali dovrebbero poter proporre il prima possibile.
Che cosa significa dare spazio alle cure affettive? Cosa possono realisticamente fare i genitori di un bambino prematuro che appare così fragile e irritabile? All’inizio basterà la sola presenza silenziosa a fianco dell’incubatrice, poi, quando le condizioni del bambino lo permetteranno, il genitore potrà fargli sentire il proprio tocco fermo e contenitivo. Le cure diventeranno man mano più globali e la relazione bilaterale, ma il seme viene gettato in quei primi momenti, in quel primo “esserci” che riconosce l’altro come figlio.
Questo riconoscimento è fondamentale per l’instaurarsi di una buona relazione tra i genitori e il bambino e potrà far loro superare lo shock della nascita prematura permettendo la creazione di un buon legame d’attaccamento.
Il progetto “Un abbraccio che fa crescere”, nato dopo un lungo periodo di studio e grazie ad una fruttuosa collaborazione tra la Cooperativa Focus e L’Associazione Italiana per la Care in Perinatologia  va in questa direzione: ridare valore alle relazioni parentali subito dopo la nascita di un bambino prematuro.
L’intento è quello di portare un sostegno concreto ai genitori di bambini nati prematuri attraverso un processo di sensibilizzazione sull’importanza del contatto corporeo all’interno delle unità di Terapia Intensiva Neonatale.
L’obiettivo  è dare valore alla “cura affettiva” del neonato prematuro come parte integrante della terapia neonatale, sostenendo i genitori e riconoscendo il loro ruolo terapeutico. Intuizione  già del primo neonatologo della storia, Pierre Boudin, che nel 1898 sosteneva:
“Primo salva il bambino, secondo salvalo in modo che poi, quando lascerà l’ospedale abbia una madre in grado di accudirlo”.

foto di Raffaella Doni

Per l’instaurarsi di una relazione fatta di ascolto e rispetto dei tempi di ognuno è fondamentale accettare che il bambino possa non essere pronto a ricevere stimoli complessi e la madre possa sentirsi inadeguata a relazionarsi con il piccolo.
Superato questo momento i genitori devono essere accompagnati dagli operatori ad avvicinarsi al loro bambino passo dopo passo. Un esempio tra tutti è quello di integrare la marsupio terapia con l’utilizzo di una fascia lunga porta bambini che permetta ai genitori non solo di rilassarsi insieme al bambino ma anche di spostarsi e di acquisire  una competenza utile anche dopo le dimissioni.
Il progetto per realizzare tutto questo è stato sviluppato in tre fasi, la prima delle quali ha  visto  lo studio di tutto il materiale disponibile in merito  ai benefici del contatto per i bambini prematuri.
La seconda fase prevede la formazione degli operatori delle Unità di Terapia Intensiva Neonatale e la consegna del materiale: un manuale tecnico-pratico riassuntivo dei temi trattati durante il corso destinato agli operatori, unabrochure dedicata ai genitori con una storia che parla un linguaggio emotivo e che mira a sciogliere quello che gli esperti chiamano “freezeringrappresentazionale” dei genitori (lo stato d’animo nel quale i genitori potrebbero trovarsi dopo la nascita del bimbo: fissano dentro di sé un’ immagine del bimbo che non riescono a modificare anche quando questo cresce e migliora) e una fascia porta bebè, pensata appositamente per i bambini prematuri, per ogni posto letto dell’U.T.I.N. (unità di terapia intensiva neonatale).
La terza fase del progetto è l’accompagnamento dei genitori. Questa fase è seguita giorno per giorno dagli operatori del reparto che sostengono  i genitori stimolandoli a ritrovare fiducia in se stessi e nelle proprie risorse.

foto Daniele Portanome

Al momento delle dimissioni viene consegnata ai genitori che ne hanno fatto uso in reparto, una fascia porta bebè per bambini prematuri identica a quella usata durante il ricovero. Agli stessi è offerta l’opportunità di richiedere la visita domiciliare di un’ostetrica che possa aiutarli nell’utilizzo della fascia e possa rispondere a comuni domande sull’accudimento del bambino. I genitori sono inoltre invitati ad incontri mensili, condotti da una pedagogista e da un’ostetrica. Questi appuntamenti hanno lo scopo di stimolare il confronto tra genitori che hanno vissuto la stessa esperienza per facilitare l’instaurarsi di nuove relazioni nei luoghi in cui vivono.
La durata di questa fase del progetto è assolutamente indicativa perché ci si augura che questo modo di operare diventi una buona pratica dell’Ospedale e che poi proceda spontaneamente nella sensibilizzazione dei genitori in merito a queste tematiche.
La Regione Lombardia, attraverso un bando, ha finanziato parte del progetto che è stato attuato, anche grazie al lavoro volontario del personale, nell’Ospedale Del Ponte di Varese e Buzzi di Milano. L’impegno  per il futuro è quello di riuscire ad attivarlo in molte altre Unità di Terapia Intensiva in Italia.

Alessia Motta
alessia@focuscoop.it

Raffaella Doni
raffaella@focuscoop.it 

Pedagogiste della Cooperativa Sociale Focus

Tratto da:

http://unpediatraperamico.blogspot.it/2012/02/un-abbraccio-che-fa-crescere.html

Pelle: i rimedi più comuni di Marina Macchiaiolo

    La pelle è il più grande organo del corpo umano; è una vera e propria barriera e per la sua posizione di “prima linea” è sottoposta, specie nell’età infantile, ad “attacchi” di vario genere. Fino al 20 per cento dei bambini visitati in un ambulatorio pediatrico presentano problemi di tipo dermatologico, dalla dermatite da pannolino a malattie più complesse come la psoriasi. Per il trattamento di queste patologie, il pediatra ha a disposizione un armamentario piuttosto ampio, sono inoltre disponibili molti farmaci, cosiddetti “da banco”, a cui talvolta i genitori ricorrono in modo autonomo. Poiché alcune medicine sono usate localmente, si ritiene spesso che abbiano meno effetti collaterali; questo non è sempre vero e anche per i farmaci dermatologici conviene seguire il consiglio del medico evitando il fai da te. La pelle ha un alto potere assorbente, che aumenta ad esempio in caso d’infiammazione, quindi anche i farmaci applicati localmente possono avere degli effetti sistemici, cioè simili a quelli di un farmaco assunto per bocca o per via endovenosa. Inoltre, il rapporto tra la superficie cutanea ed il volume del corpo è maggiore nel bambino rispetto all’adulto, per cui una medicina applicata sulla pelle di un bambino può essere assorbita e raggiungere nel suo organismo concentrazioni maggiori di quelle che raggiungerebbe se fosse applicata sulla pelle di un adulto. Nella pelle, inoltre, sono presenti molte delle cellule coinvolte nelle reazioni allergiche, perciò, l’applicazione locale di un farmaco può scatenare, nei soggetti sensibili, delle reazioni. Ci sono poi gli “eccipienti”, sostanze aggiunte al farmaco per diluirlo e/o renderlo spalmabile e assorbibile: però raramente queste sostanze possono causare effetti indesiderati. I farmaci che si usano per curare le malattie della pelle si possono dividere in due categorie: quelli ad uso “sistemico” (che raggiungono la pelle attraverso il sangue che la irrora tutta, e che si prendono quasi sempre per bocca) e quelli ad uso “topico” (che sono applicati localmente, come unguenti, creme, lozioni).

Vediamo le caratteristiche principali dei più comuni e quali precauzioni tenere a mente.

Antibiotici

Sono utilizzati in caso di infezioni cutanee, come l’impetigine, e possono essere somministrati per via locale o sistemica; poiché esiste il rischio di sensibilizzazione e quello di far diventare i batteri resistenti al trattamento, gli antibiotici ad uso locale sono in genere diversi da quelli usati nelle preparazioni per via generale ed il loro uso va riservato a situazioni strettamente necessarie.

Antinfiammatori
I farmaci antinfiammatori sono di due categorie, i cortisonici e i non cortisonici (FANS). Cortisonici: si usano per il trattamento di patologie come l’eczema; la loro azione consiste nel sopprimere la reazione infiammatoria, riducendo i sintomi; nella maggior parte dei casi però non sono curativi, migliorano la sintomatologia, ma non eliminano la causa. I cortisonici possono essere divisi in classi, in base alla loro potenza; di solito per curare le malattie della pelle si usano quelli a bassa potenza, (ad esempio l’idrocortisone 1%), sufficienti per ottenere l’effetto desiderato ma privi degli effetti collaterali a cui i bambini, soprattutto i neonati, sono molto sensibili. Comunque i cortisonici si usano, se necessario, con attenzione e per brevi periodi. FANS: alcuni, come il ketoprofene, l’ibuprofene o il piroxicam, hanno una modesta azione antidolorifica, si usano dei dolori muscoloscheletrici e nelle contusioni, L’uso locale di quantità abbondanti, può, raramente causare reazioni sistemiche di ipersensibilità o asma. Sono controindicati in gravidanza e allattamento l’uso nei bambini andrebbe limitato. Altri, come il benzadac e il bufexan sono talvolta utilizzati, come sintomatici, nelle forme lievi di eczema, per la loro azione antinfiammatoria.

Antistaminici
Gli antistaminici, applicati sulla pelle, sono poco efficaci; in caso di necessità per la loro azione contro il prurito possono essere utilizzati brevi cicli per via orale. Alcuni di questi farmaci hanno un’azione sedativa.

Antimicotici
La maggior parte delle infezioni fungine localizzate è trattata con preparati topici. La più frequente è la candida, che spesso complica le dermatiti da pannolino. In alcune tigne è necessario il trattamento per bocca.

Emollienti
Gli emollienti, idratano, rendono liscia la pelle, alleviano l’irritazione cutanea in caso di secchezza o desquamazione. Esistono emollienti leggeri come le creme acquose o preparazioni più grasse tipo la paraffina bianca liquida. Anche in questo caso alcuni ingredienti possono causare reazioni di sensibilizzazione.

Immunosoppressori
In alcune forme gravi di eczema o di psoriasi che non rispondono alle terapie locali più diffuse si usano farmaci sistemici che influenzano la risposta immunitaria. Per i possibili effetti collaterali sono usati raramente dagli specialisti, a volte addirittura in ospedale. Uno di questi farmaci (si chiama tacrolimus) è stato recentemente confezionato sotto forma di crema e viene usato per la cura dell’eczema, quando non si ottengono risultati con il cortisone.

Lenitivi
Non si tratta proprio di farmaci, ma di “parafarmaci”; prodotti generalmente di origine vegetale, venduti in farmacia senza ricetta medica, ma dotati di una buona efficacia antinfiammatoria. Alleviano il fastidio, l’arrossamento e il prurito nelle forme leggere di eczema.

Farmaci per verruche
Le verruche sono causate dal papilloma virus umano; nella maggior parte dei casi nei bambini sono localizzate alle mani e ai piedi. In genere il trattamento consiste nella distruzione del tessuto locale; le verruche possono regredire in modo spontaneo ed il trattamento è necessario se sono dolorose, antiestetiche o fonte di disagio. I preparati hanno lo scopo di rimuovere il tessuto locale quindi vanno usati con cautela e solo sulla zona interessata.

Preparazioni barriera
Queste pomate, non sono veri e propri farmaci ma sono molto usate, soprattutto nei primi anni di vita, per la prevenzione della dermatite da pannolino. Si tratta in genere di preparazioni a base di ossido di zinco che creano una barriera protettiva nei confronti dell’urea contenuta nella pipì e dell’azione macerante del pannolino bagnato. La loro efficacia è dubbia e anzi, spesso l’uso smodato di queste pomate favorisce la sovrainfezione da parte di batteri o funghi (candida). Quando si usano, non è necessario impomatare fino all’ombelico con doppio, triplo strato, poiché diventa più difficile la pulizia, soprattutto tra le pieghe, e una quantità eccessiva di pomata, insieme alla plastica del pannolino, favorisce “l’effetto serra”. È molto più efficace cambiare spesso il bambino e ogni tanto lasciare il culetto all’aria.

 

DA UPPA:

http://www.uppa.it/dett_articolo.php?ida=81&idr=3&idb=0

Fare meglio con meno: tutti i consigli dalla A alla Z

Acqua
Quanto si spende per comprare l’acqua? Gli italiani sono i più grandi consumatori di acqua minerale del mondo: 196 litri pro-capite all`anno. E pensare che sono stati i nostri progenitori (gli antichi romani) a inventare gli acquedotti e fra i ruderi di Pompei ed Ercolano si vedono ancora chiaramente i tubi che portavano l’acqua corrente nelle case. Chiara fresca e dolce acqua: meglio dal rubinetto e gratis. Attenzione però: anche l’acqua del rubinetto sta diventando una risorsa preziosa, non sprecatela!
http://simobre.wordpress.com/2007/09/04/contro-lo-spreco-di-acqua-potabil=e/

Antibiotici

Farete sicuramente meglio se non somministrerete mai antibiotici di vostra iniziativa (è proprio quello che il pediatra ha prescritto l’ultima volta che ha avuto la tonsillite, la mia vicina lo usa sempre e fa tanto bene, ce l’ho in casa, quasi quasi glie lo do…): gli antibiotici sono farmaci importanti e a volte anche salvavita, ma vanno somministrati solo quando servono. In caso di prescrizione, chiedete senza vergognarvi al vostro medico di indicarvi un farmaco “equivalente” (il cosiddetto generico): in molte regioni risparmierete sul ticket e il Servizio Sanitario Nazionale risparmierà sul costo del farmaco.

Asilo

L’asilo nido: un servizio indispensabile, ma spesso caro e spessissimo inaccessibile. C’è un modo diverso per fare meglio? Ce n’è più di uno: se si ha una camera in più, una ragazza alla pari, costa meno del nido, aiuta di più e arricchisce la famiglia di una “figlia maggiore”; la “tagesmutter” è invece una mamma che si occupa del suo e di altri bambini; infine, i piccoli asili “condominiali” e di vicinato si stanno sviluppando un po’ dappertutto.

MA SI TROVANO LE TAGESMUTTER?
Non è facile e non dappertutto si è sviluppato questo tipo di servizio, che però ha sicuramente un futuro. Ma per fortuna c’è la rete; ecco alcuni indirizzi.
http://www.tagesmutter-ilsorriso.it/
http://www.tagesmutter-domus.it/
http://europa.eu/youth/working/au_pair/index_it_it.html


Bagnetto
Con il bimbo arrivano in casa anche le inevitabili e variopinte boccette dei prodotti cosmetici, i sacchetti piatti delle salviette detergenti, i tubetti e le scatoline tonde delle cremine da spalmare qua e là. Tutto si accumula vicino al fasciatoio o sulle mensole del bagno. E pensare che la maniera migliore per detergere la cute del neonato è usare soltanto l’acqua e, non più di una volta al giorno, un po’ di semplice sapone di Marsiglia: costo medio per il bagnetto 0,50 euro al mese, con garanzia di pelle liscia, elastica e sana.

Batterie

Tutto va a pile: dai giocattoli alle macchine fotografiche. Frugate nei vostri cassetti: ne troverete a decine, probabilmente anche di quelle scariche che non vi ricordate più se funzionano o meno e non avete il coraggio di buttare nella spazzatura (per non inquinare, naturalmente). Eppure basterebbe comprare un carica-batterie e delle batterie ricaricabili: si spende qualcosa all’inizio, ma poi si risparmia, non si inquina e si fa spazio nei cassetti. Qualche consiglio? Leggete qui: http://www.buonaidea.it/home_idee_casa_acquisti_81_batterie-ricaricabili-=-consigli-utili-per-un-acquisto-intelligente-del-caricabatterie.aspx

Bilancia

“Dottore, abbiamo affittato la bilancia per fare la doppia pesata…” Acquistare una bilancia per neonati che non sia almeno utilizzabile per pesare gli ingredienti in cucina è il modo migliore per buttare dei soldi. Ma anche l’affitto può essere un modo di fare peggio, spendendo di più: nel senso che pesare troppo di frequente un lattante può far male (genera ansia inutilmente) e in più, per avere questo male, si dà in cambio del denaro. Meglio rinunciare al peso “domestico” e regolarsi “a occhio”. Se poi ci dovesse essere davvero un problema di crescita, state tranquilli, al vostro pediatra non sfuggirà.

Cameretta
L’arredamento di una cameretta, per chi ha la fortuna di averne una, può richiedere l’accensione di un piccolo mutuo, senza contare che lo stile “azzurro o rosa” con pupazzetti e ninnoli vari fa presto a diventare obsoleto: i bimbi crescono più in fretta di quanto non immaginiate. E allora puntate su mobili che si adattano a tutte le età, decorazioni semplici (belli e divertenti gli stencil), pochi oggetti (presto sarete sommersi di regali). Vedi anche la voce “lettino”.

Carrozzina

Non è necessario che le carrozzine sembrino Maserati: troppi accessori aumentano il costo, senza migliorare la funzionalità. Prima di un acquisto calcolate bene le misure, soprattutto la grandezza di un eventuale ascensore: non farlo potrebbe risultarvi fatale. Ma soprattutto non è educativo “scarrozzare” i bambini grandi che potrebbero camminare da soli.

Certificati medici

Richiedere e produrre certificati medici è uno dei modi più efficaci di sprecare tempo e denaro con l’obiettivo preciso di peggiorare la qualità della propria vita e quella dell’ambiente. Pensate alla riammissione a scuola: se un bimbo della materna si assenta 5 volte nell’anno scolastico il suo pediatra dovrà scrivere 5 foglietti di carta che uno dei suoi genitori dovrà ritirare 5 volte recandosi presso l’ambulatorio e poi consegnare a qualcuno che non lo degnerà neppure di uno sguardo e lo riporrà, insieme a centinaia di altri foglietti simili, in un cassetto dimenticato. Sarebbe meglio farne a meno, come ormai in alcune regioni del Nord Italia è stabilito per legge. Chi invece vive ancora nel regno delle scartoffie potrebbe cominciare a ribellarsi e a rifiutarsi di produrre almeno quelli più stupidi.

CERTIFICATO

“Il certificato è il documento rilasciato dall`autorità o dall`ente che ne ha competenza per attestare un fatto, una condizione, un diritto…”
La definizione è di Wikipedia, la grande enciclopedia universale on line.
http://www.uppa.it/dett_articolo.php?ida=196&idr=12&idb=109

Corsi
Denominati anche con il sostantivo “attività”, ve ne saranno offerti di tutti i tipi: direttamente a voi o ai vostri bimbi più grandicelli. Sembra che una vita, per essere degna di essere vissuta, debba prevedere lo svolgimento di almeno un’attività e la frequenza di un corso. Per restare solo nell’ambito psicologico vi diamo qualche esempio di “offerta formativa” tratto dal sito internet di uno dei tanti “centri”:
“Come affrontare la gelosia tra bambini”, “Come preparare un bambino/una bambina alla nascita di un fratellino/di una sorellina”; “Come accrescere l`autostima del/la bambino/a”; “Come parlare di prevenzione degli abusi sessuali con bambini”; “Parlare dell`AIDS ai bambini”; “Bambini e televisione”; “Lo sviluppo psicosessuale nel/la bambino/a; “L`educazione alla differenza sessuale”; “L`educazione ai sentimenti”; “L`intelligenza emotiva del bambino”; “Come parlare della morte con i bambini”; “L`elaborazione del trauma nel bambino”; “Le paure dei bambini”.

Culla
Difficile pensare ad un oggetto più effimero, ma anche difficile immaginare qualcosa di più bello da vedere in casa e anche da ricordare con nostalgia. Perciò la ricerca o l’acquisto di una culla sono momenti importanti. Il meglio è la culla di quando erano neonati i genitori (inevitabilmente vintage, senza dubbio a costo zero, il massimo è se a coprirla c’è la copertina fatta a mano dalla nonna). In mancanza di questo reperto archeologico, cercate qualcosa fra gli amici: troverete di sicuro. Ultima risorsa la rete: su ebay trovate un’infinità di cullette che, se non avete spazio in casa, potrete rimettere all’asta appena non vi serviranno più.

Denti

Tutto fa credere che il dente esca dalla gengiva senza che il lattante se ne accorga, così come è successo a tutti noi coi denti permanenti. Inutili probabilmente i prodotti anestetici locali. Quando la dentizione decidua è quasi completa (più o meno alla fine del 2° anno) è il momento di cominciare con l’igiene orale: lo spazzolino deve essere piccolo, di buona qualità e cambiato di frequente; del dentifricio si potrebbe fare anche a meno, e comunque ne basta poco, anzi pochissimo. Meglio avere denti sani, meglio evitare il costoso intervento del dentista: perciò pulizia, cibi consistenti da masticare e niente zuccheri fuori dai pasti (anche le bevande dolci vanno considerate così), niente succhiotto dolce; lavarsi i denti dopo che si è mangiato e specialmente dopo che si è mangiato un dolce. Lo zucchero favorisce la crescita dei batteri che cariano i denti.

Esami del sangue
“Dottoressa, non abbiamo mai fatto gli esami del sangue; non sarà il caso di fare un controllino?” Ci sono pochi modi per spendere denaro senza avere in cambio nulla, uno di questi è fare periodicamente analisi del sangue ad un bambino. Nonostante l’apparente sensazione di sicurezza che deriva dall’aver “guardato dentro” e aver letto un responso fatto di numeretti messi in fila, la ripetizione di analisi di routine, messe in sequenza standard, non dà alcuna garanzia di prevenire le malattie. Senza contare il fatto che, più numerose sono le analisi richieste, più lunga la lista dei parametri cercati, e maggiore è la probabilità di trovare valori che si discostano da quelli normali solo per caso, senza che ciò abbia un significato clinico.
E allora? Nessun esame per un bambino che non mostra sospetti segni di malattia; esami sempre e solo “mirati” e sempre e solo di pertinenza del pediatra. Se ne avvantaggia il vostro portafogli, le casse del Servizio Sanitario… e la vostra salute mentale.

Fascia

Una fascia legata intorno al corpo della mamma in cui il bimbo possa rannicchiarsi comodamente non è solo un’alternativa economica al passeggino o al marsupio, è anche un modo per stare più vicini al proprio cucciolo e dargli sicurezza, mantenendo contemporaneamente le mani della mamma (o del papà) libere di muoversi, la coppia genitore-bambino autonoma negli spostamenti sui mezzi pubblici, in casa e in qualsiasi altro luogo si desideri andare. UPPA ne ha già parlato più volte.

NON SOLO MARSUPI
Fascia lunga, fascia elastica, marsupio, zaino, amaca: tutti strumenti semplici che consentono di portare a contatto con il proprio corpo, bambini fino all’età in cui possono camminare. Si trovano in vendita nei negozi di articoli per l’infanzia e su internet; ma non è difficile realizzarli semplicemente con il “fai da te”: basta una striscia di stoffa resistente e lavabile, di lunghezza variabile fra 2,5 e 5 metri, a seconda della taglia del genitore, della larghezza di 70 cm, con i bordi a doppia cucitura: la mamma (o il papà) imparerà presto come legarla intorno al suo corpo.

MADRI CANGURO
Si chiama anche “marsupio terapia” (Kangoroo Mother Care), non richiede attrezzature biomediche, può essere applicato ovunque a bassi costi e condotto anche a domicilio, dopo una prima fase di avvio ospedaliero. è l`uovo di Colombo che ha rivoluzionato l’assistenza ai neonati di basso peso nei paesi poveri. Da alcuni anni è stata adottata anche nei paesi industrializzati. Molto semplicemente, il corpo della madre viene utilizzato come “incubatrice”: il neonato di basso peso (dai 600 grammi in su) può venire “attaccato” al corpo della madre (o del padre) mantenendo il contatto pelle a pelle per tutto il tempo necessario a raggiungere una sufficiente omeotermia. è provato che in questo modo i bambini raggiungono una temperatura migliore, si ammalano meno e vengono allattati al seno più facilmente dei bambini tenuti solo in incubatrice.


Giocattoli

I giocattoli sono una grande spesa e  spesso anche una delusione: luccicanti e attraenti nella scatola esposta in vetrina, fragili e deludenti quando la scatola si apre e rivela il suo contenuto. Destinati a durare lo spazio di un giorno, per finire poi in fondo a qualche armadio. Ma qualche giocattolo resiste e appassiona e, usato e riusato, viene gelosamente riposto e riappare dopo diversi anni nelle mani di un figlio. Si tratta in genere dei giochi “di costruzione” composti da elementi assemblabili in infinite combinazioni (il LEGO e il DUPLO sono quelli più famosi, ma anche i cubi, le piramidi, i parallelepipedi e i ponticelli di legno colorato): si possono acquistare anche in più riprese aggiungendo nuovi elementi volta per volta, perché venduti in infinite varianti.


Girello

Questo è un oggetto di cui si dovrebbe semplicemente fare a meno. Se vi venisse proposto in regalo, rifiutate gentilmente l’offerta orientando la scelta su qualcos’altro di più utile e duraturo. A parte i molti dubbi in merito alla sua reale influenza sulla deambulazione, a parte i rischi (relativi) di cadute, resta il fatto che si tratta di un “accessorio” usato per poche settimane e poi abbandonato quando il bimbo comincia a camminare da solo. A quel punto vi resta solo il dilemma: “E adesso dove lo metto?”

Hotel
Scelta quasi obbligata: in italiano le parole che cominciano per H sono davvero poche! Ma non scelta casuale: le vacanze si avvicinano e sistemarsi confortevolmente con i bimbi non è facile e spesso neppure economico. I bambini hanno bisogno di spazio e di libertà e non è facile trovarne in un albergo a un costo accessibile. Ci sono alternative valide. La più interessante, per una famiglia con bambini, è lo scambio di casa. Praticato ormai da moltissimi anni da decine di migliaia di persone in Europa e in America, lo scambio non è solo un modo per risparmiare (cedendo la propria casa ad un’altra famiglia si ha in cambio gratis un’altra casa, che è molto di più della più bella stanza del miglior albergo) è anche un modo per conoscere altri paesi e altre persone in maniera più profonda. È un’emozione infatti prendere possesso della casa che ci ospiterà nelle vacanze, scoprire le abitudini di un’altra famiglia, i libri che leggono, la musica che ascoltano, le foto di famiglia; se poi, come spesso capita, si tratta di un’altra famiglia con bambini più o meno coetanei dei nostri, allora la gioia di correre nelle loro camerette e rovistare fra i loro giochi sarà il massimo. In più, questa modalità offre la possibilità di rilassarsi come a casa propria, cucinare se non si ha voglia di andare fuori, fermarsi un po’ di più, approfittando di questo scambio di ospitalità. Ciliegina sulla torta: se la famiglia è abituata a scambiare, lascerà ai suoi ospiti preziose indicazioni: il ristorante migliore nelle vicinanze, la meta di una gita, l’indirizzo per fare la spesa, il contatto con una famiglia di vicini che avrà voglia di fare amicizia. Insomma, quasi il massimo, spendendo niente.

ALCUNI SITI PER SCAMBIO CASA
Tutto era cominciato con un librone che girava per posta, foto in bianco e nero ed ordine alfabetico, tipo elenco del telefono; poi si scriveva, si mandavano le foto e si telefonava (con il rischio di qualche piccolo malinteso). Oggi con internet lo scambio è veloce, sicuro e inequivocabile.
http://www.intervac.it: sezione italiana dell’organizzazione intervac.org. Quota di iscrizione minima 100 euro annue.
http://www.homelink.it: sezione italiana dell’internazionale homelink.org. Quota di iscrizione minima 110 euro euro l’anno.
http://www.homeforexchange.com: sito americano, gratis l’iscrizione per il primo anno.

Igiene

Fare meglio nel campo dell’igiene personale è difficile: siamo a livelli eccellenti e i nostri bambini sono fra i più puliti e profumati che esistano, tuttavia ottenere gli stessi risultati con meno è possibile, anzi auspicabile. Intanto ricordiamoci che l’acqua corrente è la principale garanzia di igiene: se si parla di igiene personale, per esempio nella zona del pannolino dei bambini piccoli, il lavaggio con acqua corrente non solo non costa, ma rispetta quel sottile film di grasso che ricopre e protegge la pelle; perciò più acqua e meno salviettine, che oltre che costose sono anche dannose. Nell’acquisto dei prodotti per l’igiene personale e degli ambienti, possiamo risparmiare ricorrendo ai “detersivi alla spina” in vendita in molti supermercati. Costano meno (non si paga la confezione) e migliorano l’ambiente (meno plastica da smaltire).

Latte
L’allattamento di un neonato rappresenta il primo impegno per i genitori (la mamma soprattutto) sia sul piano pratico ed emotivo, che sul piano economico (se si usa il latte in polvere). Il meglio, in questo caso, coincide più che con il meno con il niente: nel senso che il latte migliore è proprio quello gratis, cioè il latte materno. Il principale ostacolo in questo caso, duole dirlo, siamo noi, cioè medici, ostetriche e infermieri che, soprattutto alla nascita, non aiutiamo la mamma ad allattare. Allora, attrezzatevi nel modo giusto e seguite questi consigli:
1.Scegliete, se è possibile, un ospedale o una clinica in cui si pratichi il rooming-in;
2. Chiedete con insistenza che il bambino appena nato vi venga portato e attaccatelo subito al seno;
3. Una volta a casa, resistete alla tentazione di somministrare un biberon alle prime difficoltà e fatevi consigliare dal vostro pediatra o da una consulente per l’allattamento;
E se proprio il latte artificiale fosse indispensabile? Cercate nei supermercati e in farmacia: troverete facilmente il latte in polvere più conveniente; considerate che tutte le formule “di partenza” (latte N. 1) sostanzialmente si equivalgono per composizione e caratteristiche nutrizionali.

Letto
Quando la culla non basta più, si comincia a cercare un letto o più spesso, un lettino. In genere si comincia a pensarci intorno al compimento di un anno, quando il bambino sa già muoversi autonomamente, è diventato piuttosto alto e ha bisogno di spazio. Ci possono essere molte tappe da percorrere fra la culla e un letto, ma noi vi suggeriamo di saltarle tutte e mettere il bimbo a dormire direttamente in un letto da grandi. Non è, come al solito, solo un problema di risparmiare comprando un letto che vada bene una volta per tutte, è anche un problema di autonomia e sicurezza. Il bambino che sa camminare vuole potersi muovere e cercherà di superare gli ostacoli, scavalcando magari le spondine di un lettino a forma di gabbia. Questi tentativi di “evasione” potrebbero concludersi in un sonoro capitombolo. Viceversa un letto normale molto basso non è un pericolo (cadere da un’altezza di 30 centimetri non può far male) e il bimbo può scendere e risalire da solo senza pericolo. Qualche volta lo abbonderà per venire nel vostro letto, ma questo, si sa, fa parte del gioco.

LETTO MONTESSORI
Un letto che potete facilmente costruire da voi e usare dai sei mesi ai venti anni, un modello adottato da sempre nei nidi Montessori. È formato da una cornice di legno alta 10 cm fissata intorno a un piano di multistrato spesso un paio di cm, sotto al quale, se volete, potete montare delle rotelle metalliche piroettanti che vi consentiranno di spostare facilmente il letto. Per lucidare il legno potete usare cera d’api (in vendita già pronta nei negozi di vernici e bricolage). Quanto alle dimensioni, vi conviene adeguarle a quelle di un materasso ad una piazza, ma, se avete poco spazio, potete farlo su misura (attenzione però, il materasso vi costerà di più e, prima o poi, bisognerà comprarne uno più grande). Il lettino sarà alto circa 20 cm da terra, compreso il materasso: perciò anche un bambino piccolo potrà facilmente scendere e salire senza pericolo e voi potrete stendervi comodamente con lui per addormentarlo, allattarlo o leggergli un libro senza essere costretti a guardarlo attraverso le sbarre.

Medicine

Strumenti preziosi per la nostra salute (meno male che ci sono!) perché facciano bene bisogna usarle a ragion veduta: questo significa certamente usare quelle giuste, ma anche usarne di meno. Nel box qui sotto potete leggere le conclusioni di un’ampia indagine promossa e realizzata ai massimi livelli scientifici nel nostro Paese sull’uso dei farmaci nei bambini, da cui si deduce che noi tutti (medici e pazienti) tendiamo ad abusarne. Un altro mito da sfatare: spesso il farmaco migliore è quello più datato, più vecchio e sperimentato e che, quindi, costa meno.

UNA BABELE DI PRODOTTI
Nel 2003 il 63% dei bambini ha ricevuto almeno una ricetta. La percentuale cresce al 76% se si considerano solo i bimbi fino ad un anno, in sintonia con quanto descritto anche a livello internazionale. La visita dal dottore si conclude quasi sempre con la prescrizione di un farmaco: in media, ogni piccolo paziente ottiene 3,1 ricette e 4,8 confezioni di farmaci, a cui vanno aggiunte quelle comprate dai genitori di tasca propria. Tre classi di farmaci – antibatterici, antiasmatici e corticosteroidi sistemici – rappresentano l`87,7% delle confezioni prescritte. Ben il 56,7% dei bambini ha ricevuto almeno un antibiotico, il 24,9% almeno un farmaco del sistema respiratorio. Sui principi attivi, questa “concentrazione” appare ancora più evidente: solo venti coprono l`81% delle confezioni dispensate, ma ne vengono utilizzati 645, per un totale di 2.813 specialità farmacologiche. Le conseguenze sono anche economiche: metà della spesa totale, che ammonta a 45 milioni, è determinata da pochi medicinali, “di seconda scelta” (come macrolidi o cefalosporine) o impiegati in maniera non appropriata (come i cortisonici inalatori). Per ogni assistito sono stati spesi in media 72,12 euro.
Arno-Pediatria 2003, rapporto realizzato dal Consorzio interuniversitario Cineca e dall`Istituto Mario Negri.


Naso chiuso – naso che cola

Non c’è bambino senza naso chiuso o naso che cola: da qui il termine “moccioso” adoperato scherzosamente per definire un bambino. La rinite (il comune raffreddore) accompagna tutta l’infanzia a causa delle relativamente scarse difese immunitarie dei soggetti giovani; all’infiammazione delle mucose si accompagna la secrezione del muco che può ostruire il naso e rendere difficile la respirazione. I bambini fanno molta fatica a respirare con la bocca e perciò il raffreddore li infastidisce non poco, soprattutto di notte e ci mettono qualche anno prima di imparare a soffiarsi il naso. Ecco perché hanno tanta fortuna commerciale i preparati a base di soluzioni saline adoperati per lavare il nasino e “curare” il raffreddore. Peccato che tutti questi prodotti abbiano un costo molto alto, si tratta tutto sommato soltanto di acqua e sale. La stessa soluzione che si trova in commercio,  si può anche preparare molto più economicamente a livello domestico, facendo sciogliere in mezzo litro di acqua bollita due cucchiaini da caffé di sale fino da cucina (4,5 grammi circa).

Ospedale

Gli ospedali assorbono la maggior parte della spesa sanitaria, in Italia e in tutto il resto del mondo: e questo è giusto, perché l’ospedale è il luogo deputato alla cura delle malattie più importanti e perciò ha bisogno di costose attrezzature e di molto personale. Non possiamo più fare a meno di avere buoni ospedali, efficienti, qualificati e confortevoli, ma le risorse economiche sono sempre limitate e occorre fare delle scelte. Ma se l’ospedale è il posto ideale per la cura delle malattie importanti, non è detto che in ospedale si curino meglio le malattie più semplici; anzi è esattamente il contrario. Rivolgersi all’ospedale per curare una malattia febbrile banale, una semplice enterite o anche una comune broncopolmonite è un errore: si spende tantissimo e spesso la qualità dell’intervento (condizionata da procedure terapeutiche invasive, eccesso di esami clinici, scarso confort per il bambino, facilità di insorgenza di altre malattie che si aggiungono a quella di base) è quasi sempre inferiore a quella di una cura a casa, gestita dal medico curante. Perciò, anche se il ricovero in ospedale non incide economicamente sul paziente, per fare meglio, risparmiando risorse, bisogna scegliere bene quando andare in ospedale e quando no. Questa scelta dipende molto dal nostro comportamento: se ci si reca in ospedale per una semplice febbre o una malattia banale che dovrebbe essere gestita dal pediatra di famiglia ci si mette da soli sulla strada di un ricovero inappropriato. Il risultato sarà sgradevole per il bambino e per la sua famiglia e inutilmente dispendioso per il Servizio Sanitario. Se invece si utilizza sempre (o almeno il più spesso possibile) il filtro del pediatra curante, le malattie più semplici saranno curate meglio a casa e il vostro medico potrà concordare con l’ospedale solo i ricoveri necessari.

Pannolini

Fare meglio con meno? Un consiglio solo: levate il pannolino già a un anno e 1/2: non solo è possibile, ma è più facile che a due anni e 1/2, migliora l’autonomia del bambino, rinforza la sua autostima e vi fa risparmiare un sacco di soldi.

Pappe
Si trova di tutto, al supermercato e in farmacia, ma che prezzi! E se invece delle pappe offrissimo ai nostri bimbi delle normali e ben cucinate pietanze? Molto, molto meglio, con molto, molto meno.

CHIAMIAMOLO “AUTOSVEZZAMENTO”
Potremmo chiamare questo nuovo e antico modo di svezzare i bambini “autosvezzamento”. Dobbiamo aver fiducia in ciò che la scienza e la quotidiana osservazione dei bambini ci suggeriscono: solo quando i bambini raggiungono una maturità sufficiente è per loro possibile assumere alimenti diversi dal latte, materno o artificiale, in tutta sicurezza, gioiosamente, senza astruse combinazioni di più o meno esotici prodotti industriali, con minima spesa e grande soddisfazione dei genitori. Le più importanti organizzazioni sanitarie ci suggeriscono i sei mesi di vita come limite minimo da superare prima di iniziare lo svezzamento. Ebbene da quel momento in poi, al primo segnale di interesse da parte del bambino nei confronti del pasto dei grandi, gli si offrirà un piccolo assaggio di ciò che si sta mangiando, e così per tutte le portate. Si smetterà quando il bambino non farà più richieste. Lo stesso si farà ai successivi pasti. Le poppate intanto continueranno con la cadenza abituale, ma inevitabilmente quelle vicino al pranzo e alla cena diventeranno sempre meno consistenti fino a scomparire. In questo modo, insensibilmente e ognuno con un proprio ritmo, i bambini si adeguano alle abitudini alimentari delle loro famiglie.

Passeggino
Utile, quasi indispensabile, può essere sostituito da una fascia, ma poi, quando il bimbo diventa più pesante è difficile farne a meno. Facile trovarlo da parenti o amici, soprattutto se, appena possibile, si riesce a farne a meno, abituando il bambino a camminare. Ancora una volta cresce l’autonomia e l’abitudine al movimento. Che sarà preziosa quando il bimbo crescerà e comincerà, probabilmente, a diventare “cicciottello”.

Qualità

Certo scrivere un ABC non è facilissimo; quando si arriva alla Q, per esempio cosa ci si mette? Ecco: qualità. Qualità della vita del bimbo, ma anche qualità del rapporto fra il bimbo e i suoi genitori: due cose che il consumismo, la spesa senza fine minacciano e che invece trarrebbero grandi vantaggi da uno stile di vita più sobrio. Due esempi: se invece di mettere un televisore (magari corredato di una playstation o di un lettore di DVD) in cameretta mettessimo un semplice scaffale di libri, da cui prenderne uno ogni sera per sedersi accanto a lui e leggergli delle storie, scopriremmo prestissimo quanto è piacevole il legame che si crea, quanto è dolce quella mezzora e quanto poco, pochissimo ci sarà costato; se invece di fare una megafesta di compleanno, con decine di regalini inutili e destinati a finire presto nel secchio della spazzatura, magari organizzata in un locale da cui usciremo frastornati e assordati, si scegliesse una festa più intima (tanti bimbi invitati, quanti sono gli anni compiuti) fatta quietamente in casa, vivremmo i compleanno come una ricorrenza lieta e non come una specie di incubo che si ripete.

Ragadi
Fastidiose, antipatiche vi sorprendono proprio appena il vostro bimbo è nato e cerca di attaccarsi avidamente al seno e lì, dai con le cremine, i lavaggi speciali. E invece è tutto molto semplice ed economico: intanto si prevengono attaccando correttamente il bambino e consentendogli di mettere in bocca tutto il capezzolo e la cosiddetta “areola mammaria”, non solo la punta del capezzolo; e, quando ci sono non è difficile farle rimarginare evitando i lavaggi frequenti del capezzolo con saponi o detergenti, e tenendo il seno scoperto, lasciando che sulla superficie del capezzolo si asciughi un po` di latte materno.

Scarpe

Capita spesso che il pediatra si senta chiedere dai genitori di un bambino che appena comincia a camminare: “Quali scarpe gli devo mettere?” C’è un perché di questa domanda: generazioni di genitori sono state abituate a pensare che esistessero delle (costosissime naturalmente) scarpe speciali capaci nientepopodimenoche di “insegnare” i primi passi. Quando è vero esattamente il contrario: si impara a camminare d’istinto e scalzi; e scalzi i bambini camminano a lungo, perché lo fanno prevalentemente in casa, un posto dove tutti noi, appena entrati, ci leviamo le scarpe. E quando camminano fuori casa? Scegliete pure delle scarpe carine e comode, ma senza svenarvi: dureranno pochissimo.

Sterilizzazione
Quando un neonato sta in Ospedale o in clinica, tutti gli oggetti con cui entra in contatto vengono sterilizzati. E vorremmo ben vedere: si tratta di ambienti in cui circolano decine di persone, fra bimbi, personale e genitori, se non si applicassero regole igieniche accurate si rischierebbero epidemie, piccole, ma pericolose. Ma quando arriva a casa l’uso di sterilizzatori e/o di soluzioni disinfettanti diventa assolutamente superfluo. Il bimbo è già “colonizzato” da miliardi di batteri e virus contro i quali dovrà imparare a difendersi; non circolano intorno a lui tante persone e gli stessi ciucci estratti con circospezione dalla sterilizzatrice, nel momento in cui vengono presi in mano si riempiono nuovamente di germi, per poi finire in una bocca che di germi pullula. E allora? Basta un po’ di acqua corrente e detersivo per tenere tutto pulito.

Tisane
Camomille, finocchietti, miscugli di erbe in infusione somministrati ad ignari lattantini agitati il più delle volte… dalla fame. Prima di prodigarvi nei biberon, magari per arrivare alle fatidiche 3 ore di intervallo, provate con il latte, magari dal seno materno.

Tosse

Spazzino dei bronchi, indispensabile meccanismo per ripulire le vie respiratorie dei piccoli “mocciosi”, d’accordo, però quando cominciano e non smettono più, e magari si svegliano di notte o non riescono a prendere sonno qualcosa bisognerà pur fare! E lì sotto con gli aerosol, le supposte, le gocce e gli sciroppi; mentre tutti gli studi clinici ci dicono che questi rimedi non portano quasi nessun beneficio. Resta il problema del fastidio notturno: ma è stato dimostrato che un semplice, economico e gradevole cucchiaino di miele potrebbe aiutare più di un farmaco. Non è un “consiglio della nonna” è il risultato di un esperimento scientifico.

TOSSE E MIELE
RCT – Randomized Controlled Trial
In medicina non basta l’esperienza personale o l’opinione di pazienti e medici ad orientarci nelle scelte, per esempio fra due farmaci; l’esperienza potrebbe dipendere dal caso e l’opinione potrebbe essere influenzata da mille suggestioni. In medicina invece abbiano bisogno di essere certi di fare la scelta giusta. Perciò, quando si mettono a confronto due terapie (come nel caso del miele e del destrometorfano, usati entrambi contro la tosse) occorre utilizzare un Randomized Controlled Trial, cioè un esperimento capace di controllare gli effetti su più gruppi di persone scelte in maniera casuale.
Nel caso del miele e del destrometorfano i gruppi sono 3: meglio il miele, il destrometorfano oppure niente? Naturalmente i gruppi di “pazienti” che dobbiamo studiare devono essere perfettamente equivalenti, occorre evitare che in un gruppo finiscano, per esempio, quelli più “gravi”; perciò ciascun paziente verrà assegnato per sorteggio ad uno dei gruppi secondo un criterio che si definisce “random”.
Ma dobbiamo anche essere sicuri che le valutazioni del paziente e quelle del medico che conduce l’esperimento non siano influenzate da qualche suggestione (si di stare prendendo un farmaco e perciò mi sento già meglio): ecco perché né i pazienti né gli sperimentatori sanno cosa contiene il cucchiaino che prendono 8° somministrano): lo sapranno solo alla fine dell’esperimento. Questo metodo si chiama “doppio cieco”.

Utensili

Sono infiniti gli “utensili” apparentemente indispensabili per la gestione di un bimbo. Ecco un elenco di quelli di cui potete fare tranquillamente a meno, gestendo le singole problematiche molto meglio con altri mezzi.
Bilancia pesa neonati: meglio affidarsi al pediatra.
Box: parola inglese che significa “scatola”; ogni altro commento è superfluo.
Cucchiaini morbidi o variamente sagomati: non c’è motivo per non usare le posate di tutti.
Mangiapannolini o altri sistemi di sigillatura e profumazione: profumare e sigillare la cacca e la pipì: che idea bizzarra!
Omogeneizzatore: se proprio volete, basta il frullatore di casa.
Portabiberon termico: non conviene girare con il latte tiepido al seguito, meglio preparare il biberon lì per lì.
Scalda biberon (domestico e da auto): meglio scaldare l’acqua sul fornello e poi aggiungere la polvere del latte.
Scolabiberon: perché non basta lo scolapiatti di cucina?
Scolatettarelle: idem.
Sterilizzatore: meglio lavare e sciacquare (vedi anche lettera S).
Termometri auricolari o altre sofisticate apparecchiature per la misurazione istantanea della febbre: un termometro tradizionale a mercurio, per chi ne ha uno in casa, sarà sufficiente; in alternativa si può ricorrere a un termometro elettronico a bulbo che funziona più o meno allo stesso modo.

Vestitini
Ebbene sì: i nostri bimbi sono i meglio vestiti del Mondo! Che c’è di male? Ci piace il bello, siamo famosi per questo noi italiani. E infatti basta dare un’occhiata ai negozi nelle nostre strade per innamorarsi di quello che c’è in vetrina. Che prezzi però! E poi quando mai li consumeremo questi eleganti vestiti che in poche settimane o in pochi mesi saranno piccoli e stretti? La soluzione c’è e si chiama “riciclo”: metto a disposizione di un bambino più piccolo il vestito poco usato del mio e ne prendo un altro più grande poco usato da un altro bimbo.

VINTAGE È PIÙ BELLO
L`acquisto di abiti e attrezzature usate ci dà la possibilità di occuparci dei nostri bimbi senza rinunciare alla qualità. In tutta Europa questi negozi esistono da decenni. Nei punti di scambio si può trovare merce in perfette condizioni ed igienicamente trattata.
E per le mamme più mondane e intraprendenti, che amano coniugare l’utile e il dilettevole, è nato da poco lo “swapping”, un vero e proprio baratto di vestiti usati. L’evento si organizza attraverso il web, in un luogo pubblico o, possibilmente, in un parco, ognuno arriva con il proprio sacco di vestiti da scambiare, e volendo anche qualche stand di metallo su cui appenderli. Così tra una chiacchera e una merenda i pargoli si rifanno il guardaroba. 

Zanzare
In caso di puntura di zanzara, mettere un cubetto di ghiaccio avvolto in un involucro di cotone sulla zona colpita. Per il prurito potete risparmiarvi l’acquisto di antistaminici in crema (non ne è dimostrata l’efficacia e possono indurre dermatiti da contatto), ma non servirà neppure l’economicissima ammoniaca. Possono essere utili creme contenenti cortisonici (ce n’è sempre in casa). Ma, come sempre, i risultati migliori si ottengono dalla prevenzione che, in questo caso, non costa quasi niente: indossare pantaloni e indumenti a manica lunga, possono essere utili i repellenti (DEET, o NN-Diethyl-m-toluamide – Autan, Off, Zanzara stop adulti), che tengono lontane zanzare e tafani, ma solo sopra i due anni. Al di sotto di questa età la soluzione migliore è una semplice zanzariera sulla culla.
Tratto dalla Campagna informativa “Lo sai mamma?” realizzata in collaborazione tra la Federfarma Lombardia, l`Associazione Culturale Pediatri e il Laboratorio per la Salute Materno-Infantile dell’Istituto “Mario Negri” di Milano.
http://www.marionegri.it/mn/it/servizi/mamma.html

Di Vincenzo Calia

Da UPPA:

http://www.uppa.it/dett_articolo.php?ida=626&idr=43&idb=86

I nostri figli ci guardano… e imparano da noi

Cari genitori, è così, imparano da soli. I bambini, i lattanti vi guardano, si guardano, guardano cosa bisogna fare, vedono cosa non bisogna fare. Lo fanno gli scimmiotti, i leoncini, i lupacchiotti, gli orsetti, gli elefantini, i puledri. Quando andare e quando non andare a cercare la mammella, quando e come giocare con gli altri cuccioli, se allontanarsi un po’ dal gruppo, o dalla tana, oppure stare vicini vicini, fare il bagno, piangere, non piangere, attaccarsi al collo della mamma, strofinarsi. Non ci dovrebbe essere fatica nell’educare: comportarsi bene perché i figli si comportino bene; essere come si vorrebbe che i figli fossero. Loro crescono e continuano a guardarvi; loro crescono e voi dovete continuare a essere come vorreste che loro fossero. E sapere che aspettano da voi di sapere come comportarsi: che non ci sono figli capricciosi, figli maleducati, figli disobbedienti, se non siete voi che li “diseducate”; se non siete voi che li spingete a essere come voi non vorreste che siano. Le cose in realtà sono meno semplici nella società degli umani che nella società degli scimmioni. Da noi i tempi dell’educazione durano molto a lungo, quasi vent’anni, e le agenzie educative sono diverse, e complesse, e cominciano a entrare in funzione molto presto, i compagni d’asilo, i compagni della materna, la baby sitter, i nonni, il nonno, la nonna, e poi tutto il tempo della scuola, i compagni buoni e i compagni cattivi, e gli amici della squadra di calcio, e i libri, e la televisione (cattiva maestra) eccetera, eccetera. Ma se, come ci dice Roccato nell’articolo a pagina 12 e 13 di questo numero di Un pediatra per amico, l’auto-educazione, il formarsi, il modellarsi, l’imparare le regole comincia così presto, fin dai primi mesi della vita, ecco che i “veri” responsabili dei nostri figli restiamo noi: il padre e la madre. E l‘oggetto che abbiamo costruito, che ci è nato così, tra le mani, nostro figlio, costruirà se stesso secondo le istruzioni segrete che noi gli avremo dato senza saperlo; e anche secondo le istruzioni aperte che lui stesso ci chiede: perché per lui, per un bel po’ di tempo, per il tempo della prima formazione e poi per tutto il tempo in cui continueremo a esserne degni, noi siamo l’autorità “vera”, quella a cui rifarsi, quella che ha sempre ragione. E questa sua fiducia, noi dobbiamo meritarcela. Non tradiamola. Franco Panizon

http://unpediatraperamico.blogspot.it/2012/05/i-nostri-figli-ci-guardano-e-imparano.html