Archivio | luglio 2012

Educare sì, ma a mani ferme

Episodi che ricordiamo, quale quello del genitore italiano fermato l’estate scorsa dalla Polizia locale durante un soggiorno di vacanza in Svezia, per aver schiaffeggiato il proprio bambino, riaccendono il dibattito sulle punizioni corporali quale metodo educativo per i figli. L’arresto del genitore in Svezia, seppur da molti giudicato assolutamente eccessivo (e a mio parere con ricadute potenzialmente molto negative riguardo all’immagine genitoriale agli occhi di quel figlio), non era tuttavia un sopruso legale, poiché in quel Paese, come in soli altri 32 Paesi nel mondo, di cui tuttavia 23 in Europa, vi è un esplicito divieto legislativo circa l’uso di punizioni fisiche e umilianti nei confronti dei bambini in tutti i contesti, compreso quello familiare.

In Italia, da anni, le punizioni fisiche sono vietate in ambito scolastico e nell’ordinamento penitenziario. Non vi è invece un esplicito divieto in ambito familiare. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, nella quale viene sancito che tutte le persone, indipendentemente da etnia, sesso, lingua, colore, religione, opinioni, ricchezza o status sociale hanno gli stessi diritti, è stata arricchita nel 1989 dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ratificata da 192 Paesi, cioè da tutti i Paesi del mondo ad eccezione di Stati Uniti e Somalia, riconoscendo a pieno titolo ai minori gli stessi diritti degli adulti. Tra questi vi è esplicito il riferimento (Articolo 19) al diritto che i bambini hanno di essere protetti contro ogni violenza fisica e mentale, che non è possibile giustificare in nessun caso o situazione. In gran parte del mondo, per molti genitori crescere un figlio riconoscendone i diritti come individuo e come cittadino è un concetto piuttosto nuovo e inusuale. Molti di essi infatti sono stati educati prima che la Convenzione fosse scritta e comunque in un clima familiare nel quale il mondo degli adulti e quello dei bambini avevano pochi momenti di incontro e nel quale le punizioni fisiche erano socialmente riconosciute come una prassi educativa.

Secondo una recente indagine commissionata da Save the Children ad IPSOS, tuttora nel nostro Paese il 27% dei genitori ricorre più o meno di frequente con i propri figli agli schiaffi e circa un quarto di questi lo fa, poiché ritiene che sia un metodo educativo efficace. Inoltre, sempre secondo l’indagine, per il 57% degli intervistati dare uno schiaffo una volta ogni tanto non provoca conseguenze negative ed anzi può avere un effetto benefico. A smentire questo convincimento, già dai primi anni ’90 sono iniziati a comparire studi che evidenziavano come le punizioni corporali ed umilianti rivolte ai bambini potessero comprometterne un armonico sviluppo psicoemotivo e attualmente a tale riguardo vi è una mole considerevole di letteratura scientifica, supportata dalle cresciute competenze della psicologia e della neuropsichiatria infantile. Studi neuroradiologici hanno addirittura evidenziato come aree specifiche del cervello, deputate all’apprendimento ed altre implicate nella propensione all’uso di droghe, siano modificate nei bambini sottoposti a punizioni fisiche. Sostenuti da robuste evidenze scientifiche, i principali punti a sfavore delle punizioni fisiche sono la capacità di condizionare una riduzione dell’autostima e della sicurezza in sé stessi, timori all’esplorazione del contesto ed alla sperimentazione delle proprie capacità, approccio violento alla risoluzione dei problemi e dei conflitti interpersonali con propensione a comportamenti antisociali, instabilità emotiva, depressione. Poiché chi le infligge tende spesso ad assumere atteggiamenti sempre più violenti, numerosi rilievi hanno poi evidenziato, come deriva delle punizioni corporali, il maltrattamento vero e proprio, anche in ambito familiare.

Il contesto nel quale oggi siamo genitori, affannati a mantenere il posto di lavoro, ad attendere ad impegni talvolta incompatibili con lo spazio per gli affetti, a conseguire performance sempre più sfidanti (e spesso lontane dai nostri bisogni più veri e profondi), non è certo semplice. Siamo sempre più soli nell’allevare i figli (il 12% dei bambini vive con un solo genitore), sempre più lontani da un modello familiare nel quale nonni, fratelli, zii erano parte di un nucleo affettivo vicino e presente, in grado di tener sempre “acceso il focolare”. In questo contesto l’educazione della prole per molti genitori si è probabilmente caricata di adempimenti che vengono vissuti con ansia, consapevoli del mondo complesso ed estremamente competitivo nel quale i loro figli dovranno farsi spazio, ricorrendo dunque alle punizioni corporali quale metodo educativo ritenuto “rapido ed efficace”. Tuttavia non è così! Le punizioni fisiche e le altre punizioni degradanti indeboliscono il legame tra genitori e figli, generando sentimenti di rancore e ostilità nei confronti dei genitori, che spesso non espressi, inducono i bambini ad avere paura e quindi a mentire per difendersi. Insegnano loro inoltre un modello violento di risoluzione dei problemi e delle conflittualità, che spesso applicheranno con fratelli, amici o partner futuri. Dunque rinunciare ad educare i figli? Assolutamente no. La risposta va cercata in un modello di genitorialità positiva che certamente passa attraverso il tentativo di comprendere realmente cosa pensino i nostri figli e cosa determini i loro convincimenti, attraverso una costante rappresentazione del nostro essere presenti per loro, attraverso l’individuazione di obiettivi educativi di “lungo termine”, sui quali essere però coerenti ed inflessibili.

Marcello Lanari
Pediatria e Neonatologia, Imola (BO)
Direttore di Conoscere per Crescere

Articolo tratto dal sito della Società Italiana di Pediatria http://www.sip.it

Prevenire o rispondere a un cattivo comportamento

Costantino Panza*, Antonella Brunelli**, Stefania Manetti***
*Pediatra di famiglia, Parma; **Direttore Distretto ASL Cesena, ACP Romagna; ***Pediatra di famiglia, ACP Campania

Un bambino che si comporta male mette a dura prova i suoi genitori e spesso bisogna prendere dei provvedimenti proprio quando si è arrabbiati e agitati. Ognuno di noi ha poi idee abbastanza diverse su quello che considera un buono o un cattivo comportamento. Per alcuni un bambino che crea tanto disordine nella sua stanza si comporta in maniera adeguata, per altri genitori invece questo può essere un comportamento non accettabile. In questo caso sono le regole che cambiano in base alle famiglie. Alcuni sono genitori più permissivi, altri meno, alcuni più pazienti altri meno, e questo dipende dal fatto che ognuno ha una suo modo di vedere, pensare, essere come persona; quindi è meglio stabilire ognuno le proprie regole. Ci sono momenti in cui nulla di tutto quello che si cerca  di fare sembra funzionare.

Cosa fare in questi casi?

Un buon suggerimento è quello di contare fino a dieci, o pensare a qualcos’altro, in altre parole per 1-2 minuti far sedimentare l’accaduto e poi passare all’azione. Per prima cosa chiedersi se il tuo bambino ha fatto realmente qualcosa di non accettabile per cui è necessario intervenire. Chiedersi poi se il cattivo comportamento sia reale, cioè se il tuo bambino si è veramente comportato male in base alle regole che tu gli hai dato o se il suo comportamento potrebbe essere da te ignorato ma ha provocato reazioni non positive nelle altre persone presenti. Chiedersi poi se il comportamento non possa essere stato causato da qualcosa di specifico, spesso è così, e in questo caso è sempre bene capire la causa per poter intervenire meglio, Chiedersi poi se un cattivo comportamento non sia stato provocato  da te stesso: se per esempio, pur di far mangiare il tuo bimbo gli prometti caramelle o biscotti è possibile che ogni volta che lui si trova in questa situazione urli e strepiti  per ottenere quello che in momenti simili gli è stato dato. Qualsiasi comportamento hai deciso di adottare come genitore per correggere un comportamento non buono del tuo bambino bisogna portarlo avanti per un po’ di tempo, nulla funziona in pochi giorni, e essere in due, mamma e papà a lavorare insieme sul cambiamento è sicuramente meglio e meno stancante. Spesso, specie con i bimbi più piccini, non devi aspettarti una discussione, ciò non vuole dire però che non è necessario parlare con loro, solo che non ti devi aspettare da parte loro che il discorso continui. Non è facile! Quando il tuo bambino si comporta male con ostinazione più volte, specie se si è stanchi dopo una giornata dura, non è facile mantenere il controllo e la calma. Se si perde la pazienza abbiamo il diritto di esternare la nostra rabbia ricordandoci che stiamo esprimendo un sentimento rivolto ad una situazione e non verso il bambino. Se perdiamo il controllo in questi momenti, dovremo chiedere scusa al bambino.  

Cosa non fare? 

Se sculacci il tuo bambino spesso il cattivo comportamento si interrompe ma dopo poco riprende. Sculacciare non serve a imparare a comportarsi meglio e spesso i bambini che vengono picchiati imparano a picchiare specie i più piccoli di loro e ad adottare questo comportamento in futuro, da grandi, perché è un modo di fare che imparano dai genitori.  

Suggerimenti pratici. 

Nessuno conosce meglio di un genitore il suo bambino, impariamo quindi con calma a capire quali sono quelle situazioni che possono provocare in lui un comportamento non buono o rischioso: se per esempio sappiamo che la sera è il momento peggiore della giornata perché è molto stanco e irritabile cerchiamo di creare un ambiente rilassato e tranquillo, di fare con lui cose piacevoli come leggere un libro, un gioco calmo e piacevole… Questo aiuta a non trovarsi in situazioni difficili in cui bisogna reagire subito e in modo improvviso! Cerca nei limiti del possibile, specialmente quando il tuo bimbo è piccolo e comincia però ad esplorare, di creare in casa delle zone tranquille, senza troppi oggetti che si possono rompere, senza pericoli in modo che lui possa esplorare senza timore. Se per esempio il tuo bimbo è seriamente e totalmente impegnato in un gioco dagli un po’ di tempo prima di cambiare quello che sta facendo, proviamo a dare qualche preavviso: “…tra 5 minuti dobbiamo fare questa cosa….” Quando la situazione sta precipitando e te ne accorgi in tempo cerca una distrazione, una attività diversa che può essere altrettanto piacevole e più indicata oppure se la situazione è critica cerca di dedicarti completamente a lui per qualche minuto. Parla con lui anche se è piccolo, i bambini hanno bisogno di parole e di sapere perché si sono comportati male, in maniera comprensibile senza troppi discorsi; ricorda che il tono della tua voce è importante. Se sei arrabbiato/a per un cattivo comportamento è bene dirlo, spiega al tuo bimbo cosa ti ha ferito e come ti senti, questo lo aiuta a capire il sentimento degli altri! Cerca sempre di non dare giudizi negativi sul tuo bambino: “sei sempre stato un bambino stupido e cattivo…”, arrabbiati per quello che ha fatto ma non esprimere giudizi negativi sulla persona! Questo serve a fare in modo che lui abbia stima in se stesso diventando più sicuro di se. Ascolta il tuo  bambino che si comporta male, permetti a lui/lei di esprimere i suoi sentimenti, è un modo per capire meglio il suo malessere. I bambini hanno bisogno di amore incondizionato da parte dei genitori. È importante chiarire che sebbene un comportamento negativo è inappropriato e non sarà permesso, essi saranno sempre amati. Così come lo rimproveri se si comporta male, va ricompensato se si comporta bene sottolineando che sei molto contento di questo comportamento, abbracciandolo e reagendo in maniera molto positiva. Ricompensa il tuo bambino se si comporta bene per esempio esprimendo gioia per il suo comportamento e premiandolo per esempio preparando, meglio se insieme, per lui un dolcetto a merenda. Il tuo  bambino dovrebbe partecipare alle discussioni familiari quando si parla di regole e di comportamenti in tal modo impara a rispettare il ruolo che tu hai come genitore. L’empatia, ossia la capacità di comprendere quello che il nostro bambino sta provando, è una qualità che i genitori non dovrebbero  mai lasciarsi sfuggire quando stanno con il loro bambini. Ogni bambino ha un suo ben definito carattere. È normale quindi comportarsi diversamente con un figlio rispetto ad un altro perché ciò che può andare bene per uno potrebbe non funzionare con l’altro. Ma se sei in difficoltà, in un momento critico e difficile, e pensi di non farcela, cerca di non perdere il controllo e parla con qualcuno, come il pediatra, che ti può dare dei buoni consigli.  

Fonti Bibliografiche

American Academy of Pediatrics Committee on Pyschosocial Aspects of Child and Family Health. Guidance for effective discipline. Pediatrics 1998;101:723–7.

Ateah CA, Secco L, Woodgate RL. The Risk and Alternatives to Physical Punishment Use With Children. J Pediatr Health Care 2003; 17: 126-132.

Department of Health.  Birth to Five.  NHS 2009. Disponibile su:  http://www.dh.gov.uk/dr_consum_dh/groups/dh_digitalassets/documents/digitalasset/dh_107668.pdf  

 

Quaderni acp 2011; 18(1): 34