Archivio | agosto 2012

Incontro Settembre Mums4Mums

Il prossimo incontro Mums4Mums sarà il:

15 settembre 2012 alle ore 10.00

presso

Consultorio di Sant’Ilario d’Enza, RE

via Rossellini 27

Sala corsi pre-parto

Guardando l’ingresso del Mercatone Uno, siamo nel palazzo a sinistra (angolo destro)

Titolo:

Viva la pappa!

Teoria e pratica

per uno “svezzamento” sereno

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Maria Montessori

Famosa per il suo metodo montessoriano, Maria Montessori, vissuta tra il 1870 e il 1952, è stata una grande donna italiana che, oltre a lasciare un segno nel mondo pedagogico, ha regalato alle mamme e alle educatrici del futuro un prezioso scrigno di saggezza in cui sono custodite le frasi più celebri di una brillante donna che ha creduto fermamente nel principio della libertà dell’allievo, quella stessa libertà che è capace di stimolare la creatività innata del bambino.

I titoli delle sue opere si rincorrono tra le pagine di una biografia ricca di significativi cambiamenti, apportati e attuati in oltre 20.000 scuole del mondo, ed è impossibile non trovare nei suoi scritti citazioni che meritano di essere preservate. Vi suggeriamo di seguito una parte delle sue perle di saggezza.

  1.  L’educazione comincia alla nascita.
  2. Il più grande segno di successo per un insegnante … è poter dire: “I bambini stanno lavorando come se io non esistessi.
  3. La questione sociale del bambino non ha limiti di casta, nè di razza, nè di nazione. Il bambino, non funzionando socialmente è come, e solo, un’appendice degli uomini adulti.
  4. I bambini sono così capaci di distinguere fra le cose naturali e le cose soprannaturali, che la loro intuizione ci ha fatto pensare ad un periodo sensitivo religioso: la prima età sembra congiunta con Dio come lo sviluppo del corpo è strettamente dipendente dalle leggi naturali che lo stanno trasformando.
  5. Una prova della correttezza del nostro agire educativo è la felicità del bambino.
  6. La cultura si deve lasciar prendere attraverso l’attività, con l’aiuto di materiali che permettano al bambino di acquistarla da solo, spinto dalla natura della sua mente che cerca, e diretto dalle leggi del suo sviluppo.
  7. Religiosi e liberi nelle loro operazioni intellettuali e nel lavoro che il nostro metodo offre, i piccoli si mostrano spiriti forti, robusti eccezionalmente; come sono robusti i corpicciuoli di fanciulli ben nutriti e puliti. Crescendo in tal guisa non hanno né timidezza, né paura.
  8. Aiutiamoli a fare da soli.
  9. Le radici di ogni pianta cercano, tra le molte sostanze che il suolo contiene, solo quelle di cui la pianta ha bisogno.
  10. Ecco dunque un principio essenziale: insegnare i dettagli significa portare confusione. Stabilire la relazione tra le cose, significa portare la conoscenza.
  11. La cultura è assorbita dal bambino attraverso esperienze individuali in un ambiente ricco di occasioni di scoperta e di lavoro.
  12. Spesso, tra bambini e genitori, si invertono le parti. I bambini, che sono degli osservatori finissimi, hanno pietà dei loro genitori e li assecondano per procurare loro una gioia.
  13. Ciò che muove il bambino all’attività è un impulso interiore primitivo, quasi un vago senso di fame interna, ed è la soddisfazione di questa fame che lo conduce a poco a poco ad un complesso e ripetuto esercizio dell’intelligenza nel comparare, giudicare, decidere un atto, correggere un errore.
  14. Il bambino è padre dell’umanità e della civilizzazione, è il nostro maestro, anche nei riguardi della sua educazione.
  15. L’abilità del maestro di non interferire arriva con la pratica, come tutto il resto, ma non arriva mai facilmente.
  16. Mai aiutare un bambino mentre sta svolgendo un compito nel quale sente di poter avere successo.
  17. L’educazione è un processo naturale effettuato dal bambino, e non è acquisita attraverso l’ascolto di parole, ma attraverso le esperienze del bambino nell’ambiente.
  18. Le mani sono gli strumenti propri dell’intelligenza dell’uomo.
  19. Per aiutare un bambino, dobbiamo fornirgli un ambiente che gli consenta di svilupparsi liberamente.
  20. La crescita deriva dall’attività, non dalla comprensione intellettuale.
  21. La crescita non è solo un aumento armonioso di dimensioni, ma una trasformazione.
  22. È necessario che l’insegnante guidi il bambino, senza lasciargli sentire troppo la sua presenza, così che possa sempre essere pronto a fornire l’aiuto desiderato, ma senza mai essere l’ostacolo tra il bambino e la sua esperienza.
  23. La scuola è quell’esilio in cui l’adulto tiene il bambino fin quando è capace di vivere nel mondo degli adulti senza dar fastidio.
  24. Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo.
  25. Io ricordo una bambina di due anni, che, messa davanti ad una statuina del Bambino Gesù, disse: “Questa non è una bambola”.
  26. La prima cosa richiesta ad un insegnante è che abbia la giusta disposizione per il suo compito.
  27. L’umanità che si rivela in tutto il suo splendore intellettuale durante la dolce e tenera età dell’infanzia dovrebbe essere rispettata con una sorta di venerazione religiosa. E’ come il sole che appare all’alba o un fiore appena sbocciato. L’educazione non può essere efficace se non aiuta il bambino ad aprire se stesso alla vita.
  28. L’ambiente deve essere ricco di motivi di interesse che si prestano ad attività e invitano il bambino a condurre le proprie esperienze.
  29. I bambini sono esseri umani ai quali si deve rispetto, superiori a noi a motivo della loro innocenza e delle maggiori possibilità del loro futuro.
  30. Il bambino è insieme una speranza e una promessa per l’umanità.
  31. La prima premessa per lo sviluppo del bambino è la concentrazione. Il bambino che si concentra è immensamente felice.
  32. Il bambino diventa una persona attraverso il lavoro.
  33. La terra è dove sono le nostre radici. I bambini devono imparare a sentire e vivere in armonia con la Terra.
  34. L’attività individuale è l’unico fattore che stimola e produce sviluppo.
  35. Queste parole rivelano l’intimo bisogno del bambino, ‘Aiutami a fare da solo’.
  36. Guardare un bambino rende evidente che lo sviluppo della sua mente passa attraverso i suoi movimenti.
  37. La scrittura può essere acquisita più facilmente dai bambini di quattro anni, che da quelli di sei. Mentre i bambini di sei hanno bisogno di almeno due anni per imparare a scrivere, i bambini di quattro imparano in pochi mesi.
  38. Il movimento non è soltanto espressione dell’io, ma fattore indispensabile per la costruzione della coscienza, essendo l’unico mezzo tangibile che pone l’io in relazioni ben determinate con la realtà esterna. Perciò il movimento è un fattore essenziale per la costruzione della intelligenza, che si alimenta e vive di acquisizioni ottenute dall’ambiente esteriore.
  39. Non possiamo creare osservatori dicendo ai bambini: “Osservate!”, ma dando loro il potere e i mezzi per tale osservazione, e questi mezzi vengono acquistati attraverso l’educazione dei sensi.
  40. Il nostro mondo è stato lacerato ed ha ora bisogno di essere ricostruito.

Articolo tratto da:

http://www.bebeblog.it/post/13891/le-frasi-piu-celebri-di-maria-montessori

Crescere : Svezzamento spontaneo

Non necessariamente lo svezzamento dal seno deve essere un evento, imposto dall’adulto, che segna un taglio netto fra il prima e il dopo, fra la vita di lattante e quella di bimbo “grande”. Può anche essere un processo spontaneo che avviene con semplicità, senza strappi, secondo i ritmi fisiologici del bambino.
Fonte: Antonella Sagone

“Poppa ancora? Ma quando lo svezzi?”
Questa frase le mamme che allattano se la sentono dire molto prima che il loro bimbo sappia anche solo muovere i primi passi. E la frase “Ma come! Grande e grossa ancora attaccata alla tetta!” opprime la bimba che poppa molto prima che questa possa ribattere a parole. L’aspettativa della nostra società è che i bambini siano svezzati dal seno non appena hanno cominciato a mangiare cibi solidi in quantità sufficiente, come se allattare al seno fosse solo un modo per “tamponare la situazione” finché il cucciolo non è in grado di nutrirsi “come i grandi”, come se solo ciò che si mangia con il cucchiaio o la forchetta fosse “vero” cibo. L’alimentazione artificiale, ponendosi come standard, ha radicato in noi l’idea fuorviante che l’allattamento al seno sia solo un modo di nutrire il bambino, piuttosto che, come in effetti è, un modo per accudirlo sotto tutti i punti di vista (proteggere la sua salute, dare un corretto imput al suo sistema neuro-endocrino-immunitario, confortarlo, riscaldarlo e addormentarlo).

Così è difficile pensare che un bambino oltre l’anno possa ancora poppare al seno anche se mangia regolarmente al piatto. Nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandi di continuare ad allattare il bambino che mangia cibi solidi, almeno per due anni e, se mamma e bambino lo desiderano, anche oltre, l’allattamento di un bambino che parla e cammina nella nostra società è considerata una strana anomalia, quando non una perversione.
Dato che nella nostra società attuale il bambino allattato è in genere un piccolo di pochi mesi, si associa la poppata alle sole fasi più precoci della vita di un individuo, e vedere poppare un bambino più grande sconcerta perché sta facendo una cosa “da neonato”. Ma in effetti la relazione di allattamento si evolve con la crescita del bambino e un bimbo di due, tre anni o più che poppa al seno non lo fa certo come lo faceva a pochi mesi di vita, così come un bambino grandicello non abbraccia la mamma, gioca o dorme come faceva da neonato.
E dato che da noi lo svezzamento viene in genere imposto parallelamente all’introduzione dei cibi solidi, e cioè – quando va bene – prima della fine del primo anno, ci siamo inoltre convinti che i bambini non vogliano mai svezzarsi, che svezzare sia una cosa che va inevitabilmente intrapresa e condotta dall’adulto, che sarà difficile, che il bambino opporrà resistenza. Tutto vero: ma solo quando la rinuncia al seno materno viene imposta al bambino mesi o anni prima del momento in cui questi sarebbe pronto.

Perché invece il giorno in cui l’interesse per la poppata viene meno, e semplicemente il piccolo non ci pensa più, arriva per tutti i bambini: anche se è così difficile crederci.
Ma quando avviene questo momento? Se ci si basa sull’esperienza di quelle culture in cui non viene fatto nulla di particolare per svezzare il bambino, questo accade generalmente fra i 3 e i 7 anni, che è anche il periodo in cui il sistema immunitario del bambino è completamente sviluppato, come anche la sua dentatura da latte, e altri aspetti della sua fisiologia sono giunti a maturazione. D’altronde, il bisogno di suzione (che varia ampiamente da bambino a bambino) si esprime in genere proprio in quest’arco di tempo: che sia seno, biberon, ciuccio o pollice, i bambini si disinteressano al succhiare tutti più o meno con gli stessi tempi.
Allora, oggi come non mai, è importante mostrare come non sia necessario soffrire e forzare per condurre il bambino sulla strada della maturità. Le donne e i loro figli hanno diritto di godere pienamente, finché sentono di volerlo fare, della felicità, semplicità e salute di un gesto quotidiano, quello di allattare, che è del tutto normale e fisiologico, senza che questo piacere sia avvelenato da dubbi, paure, vergogna o sensi di colpa. Sapendo che tante donne prima di loro lo hanno fatto e possono testimoniare, insieme ai loro figli ormai adulti, come nessuno poppa per sempre, e come la loro relazione, basata anche a suo tempo sull’allattamento, non ha creato in loro alcuna perversione, alcun danno psicologico.

Oggi come non mai allora ho voglia di raccontare come avviene veramente questo graduale abbandono del seno, quando la mamma (pur fra critiche e perplessità di chi le sta vicino) decide di fidarsi del bambino e di lasciare che sia lui a guidare questo percorso.

Svezzamento spontaneo significa che un giorno ti rendi conto che il tuo piccoletto di 2 o 3, o 5 anni forse si è svezzato… forse!
Insomma, viene il giorno che alla solita domanda “poppa ancora?” risponderai “non lo so”.
Com’è possibile? Eppure è così. Perché negli ultimi giorni, o settimane, o mesi di uno svezzamento spontaneo il bambino non poppa tutti i giorni, ma in modo molto saltuario; possono passare diversi giorni senza che chieda il seno, magari una settimana o più; poi arriva quel momento di tristezza, o tenerezza, o cade e si fa male, ed ecco che chiede ancora…
E così tu dici: ah, ecco, allora non si era svezzato.

Ma poi arriva il momento in cui davvero “la poppata successiva” non arriva più. E alla fine gli chiedi esplicitamente se vuole poppare, e lui o lei ti risponde tranquillamente di no: non ne ha più interesse.

È un po’ come quando il bambino non ha più bisogno del pannolino: chi l’ha sperimentato sa di quel pacco iniziato di pannolini che resta dentro casa per mesi “per sicurezza”, prima che ci si decida a farne solennemente regalo a qualche amica che ne ha ancora bisogno…
ma alla fine si prende atto che il bambino è cresciuto e si sta dedicando a cose diverse: ha ancora bisogno di noi, ma non del nostro seno.

Ecco come funziona: molto semplicemente, senza bisogno che la mamma o che il padre o che altri “facciano” alcunché. Lo svezzamento non diventa un rito di passaggio, una cesura, un passo obbligato che segna un taglio netto fra il prima e il dopo, fra la vita di lattante e quella di bimbo “grande”. Non è un evento che l’adulto impone, e nemmeno una decisione che il bambino prende: è un processo, che porta lentamente il bambino su altri lidi, senza colpo ferire e senza bisogno di forzature, di trucchi, di compensazioni, di incentivi, di ricatti o di distrazioni.
Occorrono solamente due ingredienti molto semplici da usare (ma molto difficili da apprendere nel nostro mondo): la fiducia nelle capacità del bambino di fare ciò che è giusto per lui al momento giusto per lui, e la pazienza di aspettare i suoi tempi, godendosi il presente fatto di intimità e coinvolgimento profondo.

Articolo di: Antonella Sagone
Fonte: http://www.consapevolmente.org
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Dieci ragioni per rispondere a un bambino che piange

  1. I primi tentativi di comunicare da parte di un bambino non possono avvenire con le parole, ma possono essere solo non verbali. Non sa esprimere con parole le emozioni di felicità, ma può sorridere. Non è in grado di esprimere con parole le emozioni di tristezza o rabbia, ma può piangere. Se il suo sorriso riceve una risposta, mentre il suopianto viene ignorato, potrebbe ricevere il messaggio dannoso di poter essere amato e accudito solo quando è felice. I bambini che ricevono continuamente questo messaggio attraverso gli anni non si sentiranno mai veramente amati e accettati.
  2. Se i tentativi del bambino di comunicare tristezza o rabbia vengono sistematicamente ignorati, non può imparare in che modo esprimere quei sentimenti con le parole. Il pianto ha bisogno di ricevere una reazione appropriata e positiva affinché il bambino capisca che tutte le sue emozioni sono accettate. Se le sue emozioni non sono accettate, e viene ignorato o punito perché piange, egli riceve il messaggio che la tristezza e la rabbia sono inaccettabili, non importa come siano espresse. È impossibile per un bambino capire che le espressioni di tristezza o di rabbia potrebbero essere accettate con parole appropriate una volta che sia cresciuto e in grado di usare tali parole. Un bambino sa soltanto comunicare nei modi che gli sono possibili ad ogni età, può solo riuscire a fare quello che ha avuto l’opportunità di imparare. Ogni bambino fa il suo meglio secondo la sua età, l’esperienza, e le circostanze del momento. È decisamente sleale punire un bambino per non aver fatto più di quanto sappia fare.
  3. Un bambino al quale sia stato dato il messaggio che i suoi genitori gli risponderanno solo quando lui è “buono” inizierà a nascondere il “cattivo” comportamento e le “brutte” emozioni agli altri, e anche a se stesso. Rischia di diventare un adulto che sopprime le brutte emozioni e non è capace di comunicare la piena varietà di emozioni umane. infatti, ci sono molti adulti i quali trovano difficile esprimere rabbia, tristezza, o altre “brutte” emozioni nei modi appropriati.
  4. La rabbia che non può essere espressa nella prima infanzia non scompare semplicemente. Diventa repressa e si accumula col passare degli anni, fino a quando il bambino non è più capace di contenerla, ed è cresciuto abbastanza da non temere più una punizione fisica. Quando alla fine questo contenitore di rabbia si spalanca, i genitori possono essere scioccati e perplessi. Hanno dimenticato le centinaia o migliaia di momenti di frustrazione che hanno riempito questo contenitore durante gli anni. Il principio psicologico che “la frustrazione porta all’aggressività” non è mai così ben visibile quanto nella ribellione finale di un adolescente. I genitori dovrebbero essere aiutati a capire quanto sia frustrante per un bambino sentirsi invisibile quando il suo pianto è ignorato, o sentirsi indifeso e scoraggiato quando i suoi tentativi di esprimere i suoi bisogni e i suoi sentimenti vengono ignorati o puniti.
  5. Siamo tutti nati sapendo che ogni emozione che proviamo è legittima. Gradualmente perdiamo questa convinzione se solo la parte “buona” di noi stessi ci fornisce risposte positive. Questa è una tragedia, perché solo quando accettiamo pienamente noi stessi e gli altri, nonostante gli errori, possiamo avere relazioni davvero amorevoli. Se non siamo pienamente amati e accettati nell’infanzia, rischiamo di non imparare mai cosa si prova o come si comunica tale accettazione verso gli altri, non importa quanta terapia o letture o riflessioni facciamo. Quanto più serene sarebbero le nostre vite se semplicemente avessimo ricevuto amore incondizionato attraverso i nostri primi anni!
  6. I genitori che si chiedono se rispondere o no al pianto dovrebbero riflettere su quali sarebbero le loro reazioni in situazioni simili. Alcuni genitori considerano appropriato ignorare il pianto di un bambino, eppure, provano intensa rabbia se il loro partner li ignora quando tentano di fare conversazione. Molti nella nostra società sembrano credere che una persona debba avere una certa età per avere il diritto di essere ascoltata. Ma quale età sarebbe? Neonati e bambini non sono persone meno importanti solo perché sono piccoli e indifesi. Anzi, più qualcuno è indifeso, più merita la nostra compassione, attenzione e assistenza.
  7. Se ai bambini si insegna attraverso l’esempio che le persone indifese meritano di essere ignorate, rischiano di perdere quella compassione per gli altri con la quale tutti noi esseri umani siamo nati. Se, da neonati indifesi, i loro strilli vengono ignorati, iniziano a credere che questa sia la reazione appropriata verso quelli che sono più deboli di loro stessi, e alla “Legge del più forte”. Senza compassione, si prepara la fase della violenza che verrà in seguito. Quelli che si chiedono come un criminale abbia potuto non avere pietà per le sue vittime devono considerare le origini della perdita di quella compassione. La compassione non scompare improvvisamente. Viene rubata, attraverso un allevamento indifferente o punitivo, goccia dopo goccia, finché si esaurisce. La perdita della compassione è la tragedia più grande che possa capitare a un bambino.
  8. Quando un bambino impara dall’esempio dei suoi genitori che è giusto ignorare il pianto di un neonato, egli tratterà con naturalezza allo stesso modo i propri bambini, a meno che ci sia qualche intervento di altri. Essere inadatti come genitori è qualcosa che si tramanda per generazioni fino a quando delle circostanze fortuite cambiano quel modello. Quanto sarebbe stato molto più facile per un genitore aver imparato durante l’infanzia come si trattano i propri figli! Forse il circolo vizioso dei comportamenti sbagliati dei genitori può iniziare a cambiare quando mai più degli spettatori passino e si allontanino da un bambino che piange disperatamente senza fermarsi per aiutarlo. Questa potrebbe essere la prima volta che un bambino riceve il messaggio che i suoi sentimenti sono legittimi ed importanti, e questo messaggio cruciale sarà ricordato più tardi quando loro stessi avranno un bambino.
  9. Il pianto è un segnale provvisto dalla natura allo scopo di disturbare i genitori affinché vadano incontro ai bisogni del neonato. Ignorare il pianto di un bambino è come ignorare la sirena di un allarme antincendio perché ci da fastidio. Il segnale è stato progettato per disturbarci così che possiamo prestare attenzione a una situazione importante. Solo una persona sorda ignorerebbe un allarme antincendio, eppure molti genitori si fingono sordi al pianto del loro bambino. Il piangere, come il segnale d’allarme, serve a catturare la nostra attenzione così che possiamo soddisfare i bisogni importanti del bambino. La natura non avrebbe mai dotato i bambini di un richiamo ricorrente senza una ragione.
  10. Genitori che reagiscono solo a un “buon” comportamento possono essere convinti che stanno allevando il bambino a comportarsi “meglio”. Eppure loro stessi sentono di collaborare più volentieri con chi li tratta con gentilezza. È come se i bambini fossero percepiti come una specie diversa, che funziona secondo principi di comportamento diversi. Questo è assurdo, perché sarebbe impossibile identificare un momento nel quale il bambino cambia improvvisamente verso principi di comportamento “adulti”. La verità è molto più semplice: i bambini sono esseri umani che si comportano secondo gli stessi principi degli altri esseri umani. Come il resto di noi, reagiscono nel modo migliore alla gentilezza, pazienza e comprensione. I genitori che si chiedono perché un bambino sia “maleducato” dovrebbero soffermarsi a riflettere su questo punto: “Io me la sento di collaborare quando qualcuno mi tratta bene, oppure quando qualcuno mi tratta nel modo come ho appena trattato mio figlio?”

di Jan Hunt, M.Sc.

Tratto da:

http://rcarlo.interfree.it/naturalchild/jan_hunt/crying_italian.html

Quali sono gli alimenti che non devono mancare nel piatto dei bambini e quali quelli da bandire? Ecco i consigli di Franco Berrino, direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, per preservare a tavola la salute dei bambini e prevenire a lungo termine patologie come obesità, diabete, problemi cardiovascolari e cancro.

Prima regola: dare il buon esempio

La prima regola per abituare i bambini a mangiare correttamente è che i genitori per primi seguano un’alimentazione corretta: se in casa circolano patatine e bibite gasate, come possiamo pretendere che i bambini non le tocchino?

Lo zucchero: il meno possibile

È una sostanza chimica pura, che non apporta alcun elemento nutritivo ma solo calorie e che, oltre a procurare carie dentarie, aumenta il rischio obesità e diabete. Per questo andrebbe limitato il più possibile ed in particolare andrebbero abolite le bevande zuccherate – cola, tè industriale, succhi di frutta, che di frutta ne contengono sempre meno – che non danno alcun senso di sazietà, neppure dopo un pasto abbondante, quindi aggiungono calorie su calorie senza che ce ne accorgiamo. No anche ai prodotti di pasticceria, iper-zuccherati e pieni di grassi, non sempre della migliore qualità.

Meglio evitare le patatine fritte

Oltre ad essere molto caloriche e ricche di sodio, che alla lunga favorisce l’ipertensione, le patatine sono dannose per la salute poiché contengono acrilamide, una sostanza cancerogena che si forma proprio nei processi di cottura degli amidi a temperature elevate (e che, considerato lo spessore delle patatine, praticamente coinvolge tutto il loro amido! Tanto per fare un confronto, in una crosta ben cotta del pane la concentrazione di acrilamide è 100 volte inferiore).

Proteine: poche e buone

È vero che per la crescita servono le proteine, ma i nostri figli ne consumano troppe, circa il doppio di quelle che sarebbero necessarie. Contrariamente a quel che si potrebbe credere (viste le tante diete iperproteiche di moda), sempre più studi stanno dimostrando che un eccesso di proteine predispone all’obesità: non si conosce il meccanismo, ma pare che un’elevata concentrazione di aminoacidi nel sangue stimoli la produzione ipotalamica di orexine, ormoni che aumentano l’appetito e inducono a mangiare di più.

Tra le proteine, poi, bisogna limitare quelle di origine animale (ad eccezione del pesce), in particolare le carni rosse e conservate (salame, prosciutto, wurstel), che, alla lunga, possono favorire patologie cardiovascolari e tumorali: le prime perché ricche di ferro che in quantità eccessive è altamente ossidante; le seconde perché contengono nitriti che si trasformano in nitrosammine, sostanze cancerogene. La carne andrebbe consumata un paio di volte alla settimana, lasciando spazio negli altri giorni a pesce, uova bio, formaggi e soprattutto legumi e cereali.

I cereali: meglio integrali

Il perché è presto detto: i cereali raffinati hanno un indice glicemico molto alto, che predispone al diabete e fa ingrassare di più. “Facciamo un esempio” spiega il dott. Berrino: “se al mattino facciamo colazione con una merendina con farina 00, la glicemia si alza, il pancreas mette in circolo l’insulina per abbassarla ed ecco che dopo poco si verifica un calo glicemico, che ci fa venir voglia di mangiare di nuovo, in un circolo vizioso che ci porta a mangiare sempre più e rischia a lungo andare di mandare in tilt il pancreas e far arrivare il diabete.

I cereali integrali invece hanno un indice glicemico più basso e danno un maggiore senso di sazietà, che ci lascia soddisfatti di quel che mangiamo per più tempo”. Via libera allora a riso integrale, farro decorticato, orzo mondo e naturalmente alla nostra buona pasta (che è fatta con semola di grano duro e non con farina 00!).

No alla tv in camera

Cosa c’entra con l’alimentazione? C’entra, visto il 47% dei bambini in età scolare ha la tv in camera e spesso mangia davanti alla tv: un binomio deleterio, perché, presi dal programma televisivo, i nostri figli non si accorgono neanche di quel che stanno mangiando e non percepiscono il senso di sazietà. Non dimentichiamo poi che oltre ai cartoni vedono anche le pubblicità, dove subiscono un vero e proprio lavaggio del cervello tra merendine e snack grassi, calorici e… inutili.

Cuciniamo insieme!

Sì, ma come convincere i bambini a mangiare in modo sano? Il segreto sta nel coinvolgerli nelle preparazioni: facciamo impastare a loro i biscotti per la colazione, in cui metteremo meno zucchero e più frutta secca – uvetta, mandorle – olio d’oliva al posto di burro e margarina, farina integrale (o almeno la 1 o la 2) al posto della 00; facciamo condire a loro la pizza, fornendogli solo ingredienti sani (niente wurstel!); facciamo decorare a loro il piatto con tante verdure colorate: non vedranno l’ora di assaggiare le loro creazioni!

Verdure, che buone!

A proposito di verdure, la domenica, al posto della bistecca arrosto, perché non prepariamo ai nostri figli un bel fritto misto di verdure? In ogni stagione la scelta è vastissima: carote, cavolfiore, carciofi, zucchine, broccoli, finocchi, ogni vegetale è una miniera di sostanze antiossidanti e anticancro. Per la pastella useremo acqua gasata e farina non raffinata, per la frittura olio extravergine di oliva (il migliore per friggere insieme all’olio di sesamo).

E al supermercato…

Quando facciamo la spesa, la regola è: compriamo cibi e non trasformazioni industriali di cibi, che tra additivi, conservanti ed esaltatori di sapidità contengono di tutto di più (basta leggere i lunghi elenchi di ingredienti, spesso sconosciuti, per rendersene conto!).

È vero che un piatto pronto basta scaldarlo due minuti nel microonde, ma a volte è davvero questione di organizzazione: il riso integrale cuoce in 45 minuti, ma non bisogna stare a girarlo, le verdure bisogna pulirle, ma con la pentola a pressione i tempi di cottura si dimezzano.