Nanna Risvegli notturni: cosa fare?

È un bimbo tranquillo, che “mangia e dorme”: spesso, nell’immaginario comune, il neonato viene definito così, creando false aspettative nei genitori. In realtà, il sonno dei piccoli è molto diverso da quello degli adulti, e i risvegli notturni sono del tutto naturali.

Un sonno più “leggero”

“Nei primissimi anni di vita è normale che il bimbo non dorma come un adulto“, spiega la psicologa Alessandra Bortolotti. “I cicli di sonno del neonato sono più brevi e i momenti di passaggio dalla fase di sonno più profondo (non REM) a quella di sonno meno profondo (REM) sono più frequenti. Ed è in questi ‘momenti di passaggio’ che il bebè si sveglia. Con la crescita, la durata dei singoli risvegli si riduce progressivamente fino a diventare di pochi secondi, proprio come accade agli adulti, che al mattino non li ricordano nemmeno.

Finché il bimbo è piccolo, ha bisogno di essere rassicurato dalla presenza della mamma o del papà. E proprio la risposta del genitore a questa sua esigenza lo aiuta a crescere più sicuro di sé”.

Latte e coccole di mamma

Ai piccoli nutriti al seno, in genere, basta poppare per qualche minuto per prender sonno. “Il latte materno contiene endorfine, che inducono uno stato di benessere e rilassamento profondo e favoriscono la nanna del bebè, mentre prolattina e ossitocina aiutano la mamma a riaddormentarsi rapidamente”, spiega la psicologa. “Inoltre, si è visto che la madre riposa meglio se dorme vicino al suo bimbo, perché i loro ritmi del sonno si sincronizzano, come già avveniva nell’ultimo periodo della gravidanza”.

Lasciarlo piangere?

Tra i suggerimenti per i genitori messi a dura prova dalla mancanza di sonno, il più diffuso è quello di “lasciar piangere” il bambino, perché impari a non cercarli più quando si sveglia di notte. Prima di rispondere al pianto, il genitore dovrebbe attendere per un lasso di tempo sempre più lungo (la prima sera pochi minuti, la successiva qualche minuto in più, e così via), in modo che il piccolo impari a riaddormentarsi da solo.

“I metodi che si basano sul condizionamento e impongono di non rispondere al richiamo del bebè, lasciandolo piangere a lungo, sono potenzialmente nocivi”, dice la psicologa. “Il pianto è l’unico modo che il bimbo ha a disposizione per segnalare un suo bisogno. Ed è grazie alla risposta del genitore che il piccolo acquisisce fiducia negli adulti e nelle sue competenze, dato che si scopre capace di richiamare a sé la mamma e il papà”.

Ciò non significa che il genitore debba intervenire al primo sussurro del bambino. A volte, infatti, il bebè si riaddormenta da solo dopo qualche secondo, altre volte bastano una parola rassicurante, una carezza o la semplice presenza della mamma perché riprenda sonno serenamente.

Ogni bimbo e ogni famiglia sono diversi: non ci sono metodi e ‘istruzioni’ validi per tutti. I genitori sapranno trovare la soluzione che più si adatta alla propria realtà e che permette a tutta la famiglia di riposare al meglio.

Un aiuto dalla routine

Premesso che i risvegli notturni sono normali, una buona nanna si costruisce già durante il giorno, creando routine consolidate e mantenendo invariati gli orari del risveglio, dei pasti, del sonnellino e dell’addormentamento serale. La giornata del bambino deve essere scandita da ritmi regolari, perché la ripetitività, le abitudini consolidate, gli eventi che si succedono secondo una sequenza nota infondono sicurezza al piccolo e favoriscono una nanna serena.

nfine, nel periodo in cui i risvegli sono ancora frequenti, il suggerimento per la mamma è quello di ‘recuperare’ il sonno interrotto durante il giorno, ad esempio approfittando del sonnellino pomeridiano del proprio bimbo per riposare o anche solo rilassarsi un po’ sul divano. Articolo di Giorgia E. Cozza  

Articolo tratto dal sito: http://www.ioeilmiobambino.it

(http://www.ioeilmiobambino.it/bambino/nanna/risvegli-notturni-cosa-fare-5762)

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