ALIMENTAZIONE COMPLEMENTARE NEL PRIMO ANNO DI VITA

Riportiamo di seguito un documento realizzato dai Pediatri di Famiglia e dalla Pediatria di Comunità del Distretto di Montecchio nel corso del 2005.
In fondo al documento trovate il link per scaricare il documento.

Per migliorare le nostre conoscenze sulle pratiche alimentari del primo anno di vita praticate nel nostro territorio, abbiamo sottoposto ad un questionario conoscitivo i PLS della nostra provincia; gli elementi emersi dall’indagine hanno in parte guidato la costruzione del presente documento (i dati e il relativo commento vengono allegati a parte).

PREMESSA

Il cosiddetto divezzamento è una tappa fondamentale del percorso alimentare del bambino nella prima infanzia e ha il significato di assicurare una diversificazione ed un arricchimento della dieta allo scopo di potenziare la crescita e la salute di quel particolare individuo. La base razionale di questo assunto è che una alimentazione con solo latte, dopo una certa età, non fornisca più un apporto nutritivo completo per una crescita corretta.

Sotto questo punto di vista, offrire un nuovo tipo di alimentazione rappresenta anche una nuova significativa tappa nella crescita del bambino, in grado di promuovere il suo cammino verso l’autonomia. Alimentarsi con cibo solido non rappresenta più un semplice esercizio di deglutizione, ma richiede la partecipazione del corpo (collo, capo, postura, coordinazione occhi-mani-bocca, ecc….) attraverso nuove competenze neuromuscolari.

La nuova capacità del bambino di esprimere fame, sazietà e piacere deve potersi esprimere in nuovi comportamenti che il genitore (o caregiver) deve saper osservare e ascoltare per dare risposte adeguate. In tal modo si costruisce un “nuovo” rapporto tra i genitori e il bambino, favorendo in entrambi lo sviluppo di componenti psicologiche e relazionali.

Limitare l’esperienza del divezzamento ad un atto esclusivamente nutrizionale spoglierebbe questo momento alimentare di importanti valenze. La mancata comprensione di questa tappa nella vita del bambino (e della famiglia) può condizionare l’azione del pediatra col rischio di favorire nella famiglia comportamenti che non rispondono alle richieste dello sviluppo del bambino.

DEFINIZIONI

  • Il divezzamento è un periodo nel corso del primo anno di vita, durante il quale da una alimentazione esclusiva di latte materno o formulato vengono gradualmente introdotti nella dieta del bambino alimenti sottoposti ad una preparazIone speciale, per arrivare alla fine ad una dieta per adulti modificata.
  • L’introduzione di alimenti solidi o semisolidi diversi dal latte non significa interrompere l’allattamento; per tutto il primo anno di vita il bambino dovrebbe ricevere attraverso il latte la maggior parte del nutrimento e delle calorie a lui necessarie. Ribadiamo la necessità di evitare l’impiego di latte vaccino prima dei 12 mesi di vita.
  • Per questi motivi il termine ‘divezzamento’ o ‘svezzamento’ può risultare ambiguo e dovrebbe essere sostituito col termine ‘alimentazione complementare’, così da rendere esplicita la natura integrativa delle pappe nei confronti dell’allattamento.
  • L’epoca e il modo di divezzare risultano fortemente influenzati da fattori sociali, culturali, psicologici, evolutivi, neurologici e gastrointestinali.

EPOCA DEL DIVEZZAMENTO

  • Le attuali indicazioni e linee guida indicano nel 6° mese compiuto (180 giorni) il periodo migliore per l’introduzione di cibi diversi dal latte (OMS, UE, AAP).

Compiuto il 6° mese il bambino generalmente è pronto per alimentarsi in modo attivo con cibi solidi o semisolidi, presentando un basso rischio di allergia/intolleranza verso la gran parte degli alimenti.

  • Da un punto di vista nutrizionale non vi è alcuna necessità a somministrare nuovi alimenti prima del 4° mese di vita compiuto; al contrario, vi sono indicazioni nel sostenere che alimenti assunti prima di tale periodo (frutta, verdura, cibi solidi a basso contenuto di ferro, latte vaccino) possano portare a deficit nutrizionali.
  • E’ possibile iniziare l’introduzione di cibi solidi o semisolidi tra il 4°- 6° mese qualora se ne ravvisi la necessità, con la consapevolezza che un divezzamento precoce può interferire negativamente sul proseguimento dell’allattamento al seno.
  • E’ consigliabile evitare indicazioni troppo rigide sul momento nel quale introdurre i cibi solidi, stimolando invece i genitori ad individuare autonomamente il periodo migliore per il loro bambino.

L’epoca del divezzamento è influenzata da diversi fattori:

A.   Neurologici

  • coordinazione neuromuscolare (controllo del capo e della schiena, movimenti della lingua, maturazione del grasp palmare, scomparsa graduale de rooting reflex, il suck/swallow reflex; il tongue thrust reflex, il gag reflex)
  • sviluppo comportamentale (apertura della bocca alla vista del cucchiaio o del cibo, rifiuto del cibo voltando il capo e chiudendo la bocca, desiderio del cibo aprendo la bocca e  protendendosi in avanti, capacità di bere da una tazza con aiuto, capacità di influenzare il genitore attraverso la gestualità e la mimica facciale, curiosità e interesse nei confronti dell’attività alimentare dei famigliari)

B.   Maturazione della funzione renale (la funzione emuntoria prima del 4-6 mese non è in grado di sopportare elevati carichi proteici, e quindi elevati carichi osmolari legati a cloro, sodio, potassio, fosforo, soluti del metabolismo proteico)

  1. Maturazione dell’apparato gastroenterico (la maturazione progressiva delle funzioni enzimatiche intestinali controindica l’introduzione di alimenti diversi dal latte nei primi mesi di vita; inoltre c’è il rischio che alcuni alimenti, come la frutta, se dati precocemente, competano nell’assorbimento di micronutrienti presenti nel latte materno, favorendo così una sorta di malnutrizione)
  1. Sviluppo del sistema immunitario: già dal terzo mese di vita inizia la produzione di IgA secretorie salivari e la “chiusura dell’intestino” attraverso il GALT (Gut Associated Lymphoid Tissue, costituita da follicoli linfatici, placche di Peyer, linfonodi mesenterici e linfociti presenti lungo la mucosa intestinale e la lamina propria) e attraverso la “chiusura” delle giunzioni delle cellule della mucosa con riduzione della permeabilità intestinale.

ALLATTAMENTO E DIVEZZAMENTO

Come già segnalato, anticipare l’introduzione di cibi solidi può interferire con una efficace prosecuzione dell’allattamento al seno.

Dopo il 6° mese il cibo solido può sostituire una poppata, ma se il bambino lo desidera (e la mamma è disponibile) dovrebbe continuare ad assumere latte dal seno anche dopo l’introduzione delle pappe. E’ possibile procedere con un ‘affiancamento graduale’ proponendo al bambino pochi cucchiaini di pappa in concomitanza con una poppata.

E’ utile spiegare ai genitori dell’opportunità di proseguire con l’allattamento al seno anche dopo l’introduzione delle pappe, informando che molti dei benefici del latte materno sono durata-dipendenti.

Le curve di crescita dei bambini alimentati esclusivamente con latte materno mostrano tra il 4°-5° mese una riduzione della velocità di crescita rispetto a quelle dei bambini allattati con formula o con modalità mista; questa apparente modifica della curva, accompagnata ad una maggiore reattività e irrequietezza tipiche di questa età, possono condurre alla erronea diagnosi di ipogalattia e indurre ad anticipare inutilmente i tempi del divezzamento.

MODALITA’

Anche sulle modalità di preparazione e somministrazione del cibo è utile evitare indicazioni troppo rigide e schematiche, favorendo nei genitori l’impiego delle loro tradizioni/abitudini alimentari e l’osservazione delle preferenze del bambino; in questo modo l’introduzione dei cibi nuovi potrà avvenire in maniera personalizzata, favorendo nel bambino l’educazione al gusto in sintonia col quella del nucleo famigliare.

E’ possibile sostituire un intera poppata con un pasto solido completo, oppure affiancare al pasto di latte piccole quantità di alimenti solidi o semisolidi (uno – due cucchiai/die), offrendo in questo modo con gradualità un nuovo pasto.

Può essere opportuno fornire ai genitori alcune informazioni di massima:

  • la frutta è a tutti gli effetti un alimento e come tale rappresentare già una forma iniziale di divezzamento; non esistono al momento dimostrazioni scientifiche che indicano l’utilità di somministrare frutta nei primi mesi di vita. E’ utile inoltre considerare lo scarso potere nutritivo di questo alimento che non può pertanto sostituire una poppata.
  • quando il bambino non è ancora capace di deglutire in maniera efficace, il cibo viene spinto in avanti dalla lingua piuttosto che indietro: i genitori non informati potrebbero interpretare questo comportamento come un rifiuto del cibo o addirittura come una forma di intolleranza alimentare.
  • sale e zuccheri semplici non dovrebbero essere aggiunti agli alimenti sia per motivi nutrizionali sia per evitare di condizionare il gusto del bambino; anche le bevande dolcificate, oltre a favorire le carie, possono interferire sull’educazione al gusto.
  • è opportuno introdurre gradualmente nuovi alimenti (con una frequenza non ¹ inferiore alle 1-2 settimane) sia per poter osservare possibili reazioni di intolleranza a quel particolare alimento sia per abituare il lattante ad un nuovo gusto.
  • non è utile insistere per forzare l’accettazione di un determinato alimento se questo non è gradito: quello che il bambino non vuole oggi, può essere accettato un altro giorno.
  • E’ utile informare i genitori che per assicurare una adeguata nutrizione non è corretto preferire cibi ad elevato contenuto calorico; vi sono evidenze che un eccesso di calorie a questa età può facilitare l’insorgenza nell’età successiva di malattie come l’obesità.
  • occorre sempre rispettare l’appetito del bambino, cercando di interpretare il suo comportamento.
  • è meglio evitare di prescrivere una quantità precisa di un dato alimento. Il timore è che il genitore interpreti il suggerimento alla lettera insistendo ad offrire cibo anche quando il bambino è sazio, pensando che l’apporto nutritivo sia insufficiente; il bambino che mangia quantità ridotte di pappa, compenserà le proprie necessità attraverso l’allattamento.
  • uno schema rigido (riguardo alla quantità e alla scelta degli alimenti) rischia di favorire nel genitore una stretta osservanza allo schema stesso impedendogli di osservare correttamente i segnali comportamentali del bambino (vero indicatore della adeguatezza qualitativa e quantitativa del cibo offerto).
  • bisogna evitare che il cibo semisolido venga somministrato attraverso il biberon; questa pratica, oltre ad impedire al bambino di imparare a mangiare da solo, provoca un’inutile confusione tra l’azione del deglutire e quella del succhiare. Chi non è in grado di mangiare con il cucchiaino, non è pronto per lo svezzamento.
  • la sequenza di introduzione non è critica; non è necessario iniziare con un alimento piuttosto che con un altro. Si può lasciare libertà al genitore di gestire autonomamente la sequenza dei nuovi alimenti da introdurre in base alla propria esperienza, abitudine e cultura. E’ invece necessario raccomandare di variare gli alimenti per avere una corretta distribuzione di carboidrati, proteine e lipidi.
  • la pappa unica (comoda nella preparazione e nella somministrazione) non è l’unica modalità utilizzabile: portate separate possono offrire una esperienza gustativa molto coinvolgente per il bambino e favorire l’uso delle mani per portare il cibo in bocca.
  • è molto importante che il bambino possa toccare il cibo, portandoselo alla bocca da solo con le mani o usando il cucchiaino; anche l’uso del bicchiere o della tazza andrebbe incentivato prima possibile.
  • anche per un bambino piccolo il pasto deve rappresentare una attività piacevole e interessate; per questo la pappa dovrebbe avere colore, odore e sapore gradevole e stimolante. Un menù vario, oltre ad essere meglio accettato, favorisce l’educazione al gusto.
  • se la famiglia possiede abitudini alimentari sane, già all’inizio del secondo anno di vita, il bambino potrà iniziare ad assumere gli stessi cibi del resto della famiglia.
  • in particolare per l’utenza proveniente da Paesi con abitudini alimentari molto diverse dalle nostre, è opportuno incentivare l’uso di cibi tradizionali, considerando che negli anni successivi il bambino assumerà i cibi della propria famiglia.

CONCLUSIONE

Questo documento, che non vuole essere esaustivo dell’argomento trattato, è il frutto del nostro confronto sul tema nella speranza di migliorare e di rendere più uniformi le nostre indicazioni sull’alimentazione nel primo anno di vita.

Le indicazioni formulate sono basate sulle attuali conoscenze scientifiche e dovranno pertanto essere sottoposte a periodiche revisioni.

FONTI e RIFERIMENTI

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Overby KJ. Sorveglianza della salute pediatrica. In Rudolph: Manuale di Pediatria (Ed IT) 3° ed. 2003, Milano

Componenti del Gruppo di Lavoro:

Bertani Oscar, Cassinelli Maria Cristina, Capuano Ciro, Carbognani Luigi, Corradi Claudio, Ferraroni Emanuela, Grandi Patrizia, Monti Luciana, Novelli Daniela, Panza Costantino, Tagliavini Simonetta, Teza Francesca, Ubaldi Alessandro, Volta Alessandro.

Con la revisione di Fabbri Alessandra

______________________

Alessandro Volta

Responsabile Salute Infanzia e Assistenza Neonatale

Montecchio Emilia, AUSL di Reggio Emilia

tel.0522.860423/266

voltaa@ausl.re.it

http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=0CCMQFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.ausl.re.it%2FHome%2FDocumentViewer.aspx%3FID%3D988%26TIPODOC%3DIAP&ei=-29PUKq9NszitQaGyICQAg&usg=AFQjCNGctOL-Z6N537q86vRKIu8L-xc7qQ

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