DIO NON PAGA IL SABATO

Pubblichiamo l’ultimo editoriale di Franco Panizon su Medico&Bambino, il Dott.Panizon ci ha lasciati ieri sera.

 

E così, ecco il mondo, ed ecco l’Italia alle prese coi propri debiti.

Non voglio parlar qui del nostro debito sovrano, 2000 miliardi
che non arriveremo mai a pagare, anzi, che stanno inesorabilmente
lievitando, a dispetto di ogni spending review, solo
per pagare gli interessi di se stesso.
Ne ho parlato anche troppo, prima che se ne parlasse tanto,
prima che cadesse il Governo. Questo di Monti non cadrà solo
perché il suo è già un Governo “a tempo”.
I frutti del riscaldamento globale
Vorrei parlare, piuttosto, e non per la prima volta, a costo di apparire
quello che sono, un vecchio noiosissimo, del Grande
Debito che il Mondo ha contratto nei riguardi del pianeta, di Se
Stesso: dell’enorme debito del riscaldamento globale, le cui
cambiali stanno ormai anche loro giungendo a scadenza: ogni
estate è la più calda di tutte le estati da quando si è cominciata
a misurare la temperatura globale del mondo, e quest’ultima
è anche la più assetata, la più povera di pioggia.
Il risultato immediato per un mondo che sembra guardare solo
al denaro è una diminuzione dei raccolti che va fino al
50%. Leggo il giornale, i titoli: non piove più, raccolti distrutti
e fiumi in secca (il livello del Po è sceso 9 metri sotto la media
stagionale). E poi i contenuti: la grande sete costa un miliardo
(in Italia); ma questo vale, moltiplicato, per i granai
cerealicoli del Mar Nero, dalla Russia all’Ucraina, al Kazakistan;
sul lastrico l’agricoltura statunitense, che ha perso sinora
il 30% dei raccolti di mais e di soia, con gravi ricadute
sul settore zootecnico; e così è anche in Italia, dove i pascoli
toscani sono stati trasformati in deserti, dove si calcola che la
spesa per alimentare gli animali sia cresciuta del 70-80%.
Questo è lo scotto (l’anticipo) che paghiamo per i ritardi nell’intervento

sulle attività antropiche responsabili dell’effetto

serra e del riscaldamento globale: lo scotto per esserci lasciati

andare, Stati e cittadini, alla scusa che forse questa del
riscaldamento globale magari non esiste, oppure è solo un effetto
delle macchie solari, solo un incidente di passaggio, e
che l’uomo e l’effetto serra non c’entrano, che tutto è come
sempre soltanto una spiritosa invenzione e che nemmeno i
2800 scienziati delle Nazioni Unite riescono a mettersi d’accordo
(in realtà, i “negazionisti” erano meno dell’1%, e il disaccordo,
infamia delle infamie, sostenuto era dal finanziamento,
ora smascherato, da parte della EXXon Mobil). In
realtà, in ogni Stato c’erano poteri forti interessati a “rimandare”
qualunque intervento che riducesse i guadagni per proteggere
l’ambiente (i guadagni sono di pochi, l’ambiente è di
tutti): dall’emissione di gas serra al disboscamento selvaggio,
all’attività industriale, al consumo di energia, frutto a sua volta
di un consumismo indotto. Come si osa pensare di rallentare
la CRESCITA? Il mito degli anni 2000? E cosa dicono i
geofisici della situazione come è oggi? Lo scenario ottimistico
per il futuro è che la temperatura del globo salga ancora di 2
gradi. Quanto basta a sciogliere i ghiacciai, a innalzare i
mari, a sommergere le coste, ad allargare lo spazio della
malaria, a ridurre quello delle colture. Lo scenario pessimistico
è che il clima si alzi di 6 gradi: allora bisogna moltiplicare
tutti i disastri per dieci. A quel punto, anche se tutte le attività
che liberano CO2 cessassero, ci vorrebbero 60 anni per
tornare alle temperature di prima.
Ecco, e adesso paga Pantalone. Che siamo noi. Non è neanche
vero. Pagheranno comunque di più gli ultimi, quelli che non
possono difendersi. Il mercato alzerà i prezzi, e i poveri del
mondo, già derubati delle loro terre, non arriveranno più a
comprare il mais per mangiare. Fame di polenta.
L’Ilva
Ma anche Pantalone fa fatica a pagare. O proprio non può pagare,
non ce la fa. E diviene vittima e servo della finanza internazionale
(come in fondo è sempre stato). Oppure, anzi nello
stesso tempo, si trova di fronte a dilemmi insuperabili come
quello dell’Ilva di Taranto: se continui a produrre, sei responsabile
(manifesto, anzi smascherato) di un danno grave alla salute,
di un guasto quasi irreparabile all’ambiente; se smetti di
produrre, metti tutta la siderurgia d’Italia in ginocchio e decine
di migliaia di lavoratori sull’uscio. Dove il ministro opererà una
moral suasion (ma dove starà mai la morale, in questo gioco
delle parti?) nei riguardi del Procuratore della Repubblica, per
una soluzione di compromesso. Si è mai visto?
Lo smaltimento della “monnezza” e il Parlamento Europeo
Intanto continua, sempre in Italia, la faccenda dello smaltimento
di rifiuti urbani. Meglio detti “monnezza”: monnezza in
sé, monnezza a monte, monnezza a valle; in chi le produce
senza riguardi, in chi l’amministra, in chi ci guadagna sopra.
Leggo (e copio) da un messaggio sul web di Ernesto Burgio: «Il
Parlamento Europeo ha approvato un rapporto sulle linee guida
del prossimo programma ambientale. Prevede il divieto di
incenerimento dei rifiuti suscettibili di riciclaggio. La relazione
“sulla revisione del sesto programma in materia ambientale e
la definizione delle priorità del settimo programma”, votate a
stragrande maggioranza, invita la Commissione (l’organo esecutivo
europeo) a chiudere una volta per tutte con pratiche obsolete
e pericolose, come l’incenerimento dei rifiuti».

com’è la situazione in Italia?
Quindici milioni di tonnellate di rifiuti (su 32 che se ne producono)
finiscono ancora in discariche senza alcun trattamento
(anche questo un problema senza fine, lotte tra comuni per difendere
il proprio o per derubare l’altrui territorio per collocarvi
discariche vergognose, puzzolenti, inquinanti; e dove si
potranno trovare ancora buchi nel groviera del nostro Povero
Paese per metterci altra monnezza, a vantaggio delle mafie locali?);
quasi 5 tonnellate vengono sottoposte a incenerimento,
in circa 50 impianti di età ed efficienza variabili. Ne rimangono
12, 1/5 circa del totale, realmente differenziate, recuperate,
ri-utilizzate secondo il loro ruolo potenziale di “materia
prima secondaria”. Intanto la Puglia (Giunta Vendola), dove la
“differenziata” langue sotto il 20 %, ha il record degli inceneritori
in costruzione (6) mentre a Torino (Giunta Fassino) si sta
finendo il più grande inceneritore d’Europa (40.000 tonnellate
all’anno, già venduto per l’80% ai privati). E, secondo il recente
decreto del governo, ispirato dal ministro dell’Ambiente
Clini, si aumenterà l’incenerimento utilizzando “combustibili
solidi secondari” (cioè rifiuti, in teoria preselezionati), bruciandoli
nei forni degli impianti che producono cemento. Da
molti punti di vista (tecnologie, temperature, abbattimento delle
scorie, controlli) tutto questo rappresenta un salto indietro e
nel buio; un medioevo tecnologico che va contro, sfacciatamente,
alle indicazioni cogenti dell’Unione Europea. E poi
piangiamo il morto.

Perché mai ne parlo?
Per le solite ragioni. Perché riguarda tutti. Perché considero
che il disastro ambientale nel Mondo e quello in Italia siano colpa
di ciascuno. Perché nessun partito politico ha mai impegnato
se stesso a far rispettare i pur deboli vincoli dell’incontro
di Kyoto. Perché nessun elettorato ha spinto il suo partito a farlo.
Perché i nostri Governi non lo hanno fatto mai. Perché gli effetti
del riscaldamento globale avranno un peso che cadrà sulle
spalle specialmente del Mondo Povero, aumentando le diseguaglianze;
e specialmente sulle malattie, a cominciare dalla
malaria per finire alla malnutrizione e ai suoi effetti diretti e
indiretti. Ma anche sul nostro Mondo, e già ce ne accorgiamo.
Perché questo è un problema pediatrico (vedi Digest, gennaio
2012, pag 55-7), anche se di un mondo lontano (ma di giorno
in giorno sempre più vicino). Perché ciascuno di noi, cominciando
dall’uso e dalla dispersione di buste di plastica (la
cui proibizione, già decretata, scivola di anno in anno nel disinteresse
generale), o dei tetrapack, o dei pannolini usa-e-getta,
continua a comportarsi come se la cosa non lo riguardasse.
Perché il pediatra potrebbe (dovrebbe) avere un ruolo educativo
non marginale. So che è chiedere troppo, che è fastidioso,
che può sembrare fuori posto, nella nostra società indifferente
per principio. Ma so anche che mancare a quest’ultimo dovere
è, comunque, mancare a un nostro dovere; di noi tutti.
Franco Panizon

 

Il suo ricordo qui:

http://www.blogacp.com/2012/10/comunicato-stampa-lacp-piange-la.html

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...