Archivio | febbraio 2013

Occhi, naso, orecchie: ecco cosa fare

Un piccolo vademecum su cosa fare nelle più comuni situazioni di malattie e incidenti che riguardano gli occhi, le orecchie e il naso dei nostri bimbi! Cosa fare (e anche cosa non fare…che spesso forse è anche più importante!) nel caso di occhi rossi, occhio pesto, occhio irritato da sostanza chimiche, corpo estraneo nelll’occhio, mal d’orecchio, corpo estraneo nell’orecchio o naso, sangue dal naso, trauma dei denti.

http://www.uppa.it/dett_articolo.php?ida=778&idr=51&idb=0

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Mums4Mums in collaborazione con LA CROCE BIANCA di Sant’Ilario d’Enza (RE): “La Croce Bianca con le mamme e i papà”

Venerdì, 1 marzo alle 20.30, presso la Croce Bianca di Sant’Ilario d’Enza si terrà un incontro sul tema delle disostruzioni delle vie aeree in età pediatrica. NON MANCATE!!!!!!!

La serata sarà condotta dai volontari del gruppo formatori della Croce Bianca con l’intervento di un infermiere della centrale operativa 118 di Reggio Emilia. Durante la serata ci sarà sia una parte teorica e prove pratiche su manichini!

croce mamme e papa 2-2

I formaggini per i bimbi: sono così necessari?

Spesso, quando arriva il momento di iniziare lo “svezzamento” del bambino vengono proposti i formaggini spalmabili da aggiungere alla pappa del bambino. Ma questi formaggini cosa sono in realtà? Sono così indispensabili per i nostri bambini?  Ho trovato alcuni ottimi spunti di riflessione in rete: questo interessante post di Autosvezzamento.it:

 

http://www.autosvezzamento.it/il-formaggino-nella-pappa-sicuri-che-ce-lo-vogliamo-mettere/

e questo articolo tratto dal sito Il  Salvagente.it:

http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?idSezione=16024

dove aprrofondiscono l’argomento molto bene anche dal punto di vista dell’etichettatura dei prodotti che troviamo al supermercato.

Credo che queste informazioni possano aiutarci per fare una scelta più consapevole!!

Buona lettura!

Francesca

Incontro tra mamme, bimbi e bambole

Domani ci sarà il nostro incontro tra mamme e papà a S.Ilario, nella Casa della Salute, avremo il piacere di ritrovarci insieme chiacchierando e facendo una cosa un pò speciale: una mamma ha deciso di condividere con tutte noi la sua capacità di creare bambole, per chi vuole ci sarà la possibilità di sperimentare quest’arte antica, creando qualcosa di speciale per il proprio piccolo.

Non serve nessuna abilità con ago e filo, anzi benvenute tutte le mamme che come noi  non sanno cucire nemmeno un bottone 🙂

Se siete interessati a saperne di più sull’arte di bambolaia, questo è il blog di Cinzia:

http://miraccontiunabambola.wordpress.com/

Paola e i dubbi sulle vaccinazioni

Dal nuovo libro del dott. Alessandro Volta, Crescere un figlio, edito da Mondadori.

Ringraziamo Alessandro per aver condiviso questo testo con noi, ci auguriamo che la sua riflessione aiuti i genitori ad avere un ulteriore strumento nell’affrontare un tema così complesso

La mia Paola, che a breve compirà un anno, non ha fatto alcun vaccino, ma ora dovrò mandarla al nido. Siccome io sono contraria ai vaccini vorrei sapere da lei cosa ne pensa e se mandare la piccola all’asilo senza vaccinazioni è peggio che farle. Noi al massimo vorremmo fare Polio, eventualmente Tetano/Difterite, ma insieme fanno anche la pertosse che non vogliamo fare. Per quanto riguarda invece i vaccini facoltativi io sarei molto contraria, ma non si capisce a chi dobbiamo credere dei filoni pro e contro….Ho molto timore sia in un senso che nell’altro. La prego, mi dica cosa ne pensa lei…

La mamma di Paola chiede consiglio sul tema delle vaccinazioni. E’ molto combattuta, quasi angosciata: vuole fare la scelta migliore per la sua bambina. Ricordo bene la risposta che le detti: ‘Avendo fatto vaccinare i miei tre figli, è evidente che la mia valutazione del rapporto rischi-benefici delle vaccinazioni è favorevole a una loro esecuzione’. Decisi di dare una risposta più da genitore che da esperto, perché intuii che questa madre era combattuta dai due opposti schieramenti, pro e contro le vaccinazioni, e non volevo aggiungere altre argomentazioni a quelle che probabilmente aveva già letto o ascoltato. Il problema della mamma di Paola a mio avviso è condensato nella frase ‘siccome io sono contraria ai vaccini…’. Opporsi a priori a una pratica sanitaria è altrettanto negativo che l’aderirvi in maniera acritica e disinformata, soprattutto quando si tratta di una misura preventiva (applicata, cioè, a soggetti sani); per i trattamenti praticati in corso di malattia è, di solito, più facile prendere una decisione (in particolare nel caso di patologie gravi o minacciose per la vita). Le scelte relative alle vaccinazioni non sono molto diverse da quelle che riguardano l’uso degli antibiotici; non conosco alcun medico contrario all’utilizzo dell’antibiotico quando risulta indispensabile per guarire o addirittura per sopravvivere; ciò che viene contestato e discusso è l’uso inappropriato degli antibiotici (quando, ad esempio, vengono assunti a scopo preventivo o per una banale infezione). Per i vaccini possiamo fare lo stesso ragionamento: è utile usarli per impedire malattie mortali o invalidanti (o le loro dirette complicanze), è inutile e improprio impiegarli per evitare una semplice influenza. Per la riflessione che stiamo cercando di fare è, a mio avviso, fuorviante l’attuale normativa sanitaria che divide i vaccini in obbligatori e facoltativi (nei primi addirittura imponendo agli inadempienti una sanzione amministrativa). In Italia, a oggi, solo il Veneto e il Piemonte hanno eliminato l’obbligatorietà, attivando nuove modalità di offerta, indicando quali vaccinazioni sono ‘raccomandate’, alcune per tutta la popolazione, altre solo per categorie a rischio (generalmente si tratta di soggetti con una patologia cronica). La mia speranza è che l’esempio di queste regioni venga presto seguito dalle altre e che l’azione delle politiche vaccinali in futuro venga basata esclusivamente su una informazione corretta e completa e sul coinvolgimento responsabile e libero delle persone (dei genitori nel caso dei bambini). Dialogando con la mamma di Paola dobbiamo evitare il rigido e sterile approccio basato sul blocco pro o contro, così da analizzare serenamente i motivi che rendono una vaccinazione ‘raccomandata’. Con questo approccio diventa evidente che ogni vaccinazione è diversa dalle altre, che ha una sua storia particolare, e che quindi non è né ragionevole né utile essere contrari (o favorevoli) a tutte le vaccinazioni. A questo dobbiamo aggiungere che l’industria farmaceutica, avendo prevalentemente finalità economiche (il suo obiettivo principale è fare profitto), è fortemente motivata a produrre nuovi vaccini (così come anche altri farmaci), al punto che oggi sono allo studio alcune decine di vaccini sperimentali (tra i quali alcuni piuttosto importanti come quello contro la malaria). In futuro sarà quindi sempre più auspicabile che i responsabili delle politiche sanitarie sappiano decidere, in maniera chiara ed esente da conflitti di interessi, quali sono i vaccini veramente da raccomandare (e quindi da offrire gratuitamente) e quali invece del tutto opzionali. Nel caso dei bambini la decisione finale deve spettare ai genitori, che sono sempre alla ricerca della cosa migliore per il loro bambino. Infatti, la mamma di Paola è preoccupata perché la sua bambina, che ormai compie un anno, non è protetta da malattie importanti ed evitabili (come, ad esempio, la polio e il tetano) e si avvicina il momento di entrare in comunità. In realtà quest’ultima preoccupazione è poco rilevante, perché Paola nel suo anno di vita è già stata ampiamente a contatto con un alto numero di persone (ad esempio per strada o in un centro commerciale o in autobus o in chiesa), mentre un luogo del tutto sicuro per lei è proprio il nido, perché tutti (o quasi) gli altri bambini sono già ampiamente vaccinati (da ben tre dosi di sette vaccini). Si chiama ‘immunità di gregge’ la protezione dovuta al contatto con persone che non possono ammalarsi di alcune malattie e che quindi non possono trasmetterle. Questo è un punto fondamentale della nostra riflessione: tutti i programmi vaccinali hanno l’obiettivo principale di abbassare il rischio di epidemie e di ridurre le complicanze che una malattia ad ampia diffusione è in grado di produrre; hanno dunque una forte valenza collettiva, al punto che pochi soggetti non vaccinati non costituiscono un problema (il rischio di epidemia è scongiurato quando viene vaccinato il 95% di una popolazione). Frequentando il nido, la bambina rischia solo infezioni normali (cioè quelle virali comuni e qualche altra forma batterica), per le quali è utile che lei abbia un contatto e possa sviluppare la conseguente immunità naturale; non rischierà invece di contrarre la polio o la difterite, due malattie rare ma pericolose, che potrà semmai prendere nel corso di un viaggio all’estero o per contagio da persone ammalate (o da portatori sani) che provengono da Paesi dove sono ancora presenti. Quanto all’infezione provocata dal tetano, non essendo possibile un’immunità naturale ed essendo un’infezione gravata da una elevata mortalità (50%), non resta che attuare una drastica strategia preventiva. E’ evidente come la mamma di Paola sia particolarmente preoccupata dai possibili rischi collegati alle vaccinazioni. Come per qualunque altro farmaco o pratica medica, anche i vaccini non sono esenti da rischi, però se analizziamo gli effetti collaterali vediamo che gli eventi avversi importanti sono decisamente inferiori alle complicanze delle malattie che si cerca di evitare. Ne abbiamo avuto dimostrazione osservando la situazione sanitaria di nazioni dove, per motivi politici o bellici, i tassi di bambini vaccinati sono velocemente calati (ad esempio in Russia dove all’inizio degli anni Novanta si sono verificate serie epidemie di difterite con diversi bambini deceduti). L’attuale produzione industriale è particolarmente attenta alla sicurezza, anche per ragioni di marketing, e pertanto alcuni conservanti e adiuvanti con presunta tossicità (come il famoso mercurio) sono stati eliminati. Purtroppo, la maggior parte della ricerca è ancora finanziata dalle stesse aziende farmaceutiche (ma lo stesso avviene in tutti gli altri settori della medicina) e questo può ostacolare il rapporto di fiducia nelle decisioni di politica sanitaria e condizionare la capacità di fare scelte indipendenti. Occorrono, quindi, regole molto rigide e garanzie, stabilendo innanzitutto che l’analisi dei dati raccolti e la loro proprietà sono di esclusiva pertinenza di organi pubblici (come l’Istituto superiore di sanità, l’Agenzia italiana del farmaco e gli altri enti europei di vigilanza). Dopo queste brevi riflessioni, molti dubbi della mamma di Paola resteranno tali. Alla fine, però, una decisione dobbiamo prenderla, consapevoli che la soluzione perfetta non esiste e che dobbiamo necessariamente mantenerci in bilico su un difficile crinale. Credo che il cammino sarà più semplice se ci lasceremo guidare principalmente dal desiderio di fare il bene del nostro bambino, mantenendoci il più possibile liberi dai pregiudizi o da formule precostituite.

 

Tratto da “Crescere un figlio” Mondadori, 2013 di Alessandro Volta

 

http://www.librimondadori.it/libri/crescere-un-figlio

Don’t panic ! Organise: il lavoro di comunità come approccio creativo alla risoluzione dei problemi

Ospitiamo con grande piacere un articolo di Valentina, del Centro Famiglia per la Val d’Enza, ci auguriamo che leggendo le sue parole possa aumentare la consapevolezza verso il servizio (anzi i servizi) di confronto e crescita comunitaria che il Centro, quotidianamente, offre.

Care mamme, cari genitori, care famiglie: BUONA LETTURA 🙂

Da tempo circola nei muri delle città e sulle immagini condivise dei social network la raffigurazione di un grande pesce che divora piccoli pesciolini intenti alla fuga in ordine sparso, è il panico.

Pesci

Nella sequenza successiva, però, i pesciolini si organizzano per costruire insieme un enorme pesce che terrorizza quello che prima era il predatore. Lo slogan dell’illustrazione è ‘ Niente panico. Organizzatevi ’.

Un’immagine che potrebbe rappresentare molte realtà di persone che oggi si organizzano, unendosi insieme per contrastare una situazione che li mette in pericolo o non li fa stare bene. Ciò che è veramente innovativo nella vita delle persone di oggi è l’idea che la ricerca del benessere non possa prescindere dalla forza della voce corale, una voce all’unisono che  rispetti allo stesso tempo tutte le diversità e che abbia anche un potere tale da scacciare il pesciolone.

Se ogni giorno si apre un qualsiasi giornale ci si rende conto di come il pesce predatore possa assumere mille forme e che più in generale il pescione rappresenti il PROBLEMA, la caterva di problemi che gravitano sulle nostre spalle. Cosa possono essere i problemi ? I problemi possono essere delle creature generatrici di quella paura che non lascia prendere respiro nelle persone e nei legami affettivi che le uniscono, della frustrazione che le porta a sentirsi sole e inferiori a qualcuno o a qualcosa, di impotenza al cambiamento e alla felicità. Ma i Problemi possono anche essere attivatori di legami, confronto, dialogo, generatori di risposte, attivatori di cambiamento, elementi di contrasto alla noia, alla passività, all’omologazione. Dai problemi ci risolleviamo per elaborare le soluzioni.

Dai Problemi le persone possono lasciarsi divorare oppure rendersi conto di essere veramente decisive nel miglioramento di questo mondo. E questa divergenza non è una colpa, è semplicemente  una fase di vita. Molto spesso l’essere stati pesciolini impauriti per tanto tempo dà la forza di voler cambiare un bel giorno in cui si decide di dire ‘Basta’.

A volte quindi capita che nascano gruppi autogestiti di persone che vivono in un dato territorio ( perché l’appartenenza è prima di tutto quotidiana e pratica ai luoghi, alle abitazioni ), si sentono appesantiti da un determinato problema e intendono cambiarlo perché in quella situazione semplicemente non vivono più bene. Pensiamo solo da quali immensi problemi quotidiani, locali e globali  ( =glocali ), nascono gruppi di cittadinanza attiva come i Gruppi di Acquisto Solidale, gli spazi autogestiti dai genitori, i gruppi di mutuo-aiuto, i comitati, le famiglie di quartiere o i gruppi informali di sostegno alla genitorialità come il vostro.

Il presente è il miglior teatro di questo cambiamento: si sta sviluppando l’idea che tutti dobbiamo e possiamo, come cittadini, essere sentinelle dei processi democratici e partecipativi . L’idea che le famiglie come forme organizzate di persone legate dall’amore abbiano il potere di essere al timone del miglioramento e quindi del futuro.

Non è retorica è pratica.

Talvolta la motivazione a stare insieme va sollecitata, è latente. Da qui nascono figure professionali come gli operatori di comunità che facilitano i processi di costruzione dei problemi e sostengono le risorse che ogni persona e famiglia può portare nell’organizzarsi per affrontarli. Il lavoro di comunità richiede professionalità, dunque, perché i problemi vanno fatti emergere e costruiti, non esistono se non se ne parla, o meglio esistono nella solitudine di ognuno e diventano insormontabili. Richiede professionalità perché vanno attivati i processi di collaborazione e partecipazione tra amministratori, operatori e il terzo settore che un tempo sostenevano e davano tutte le risposte e i cittadini che spesso le godevano o le subivano. Devono sostenere un equilibrio e rimettere in circolo diversità e idee in una modalità simmetrica e progettare insieme le azioni concrete.

Organizzare incontri, animazioni e cene, prendere contatti, confliggere e ricostruire, creare volantini, scrivere e condividere, informarsi sulle questioni, cercare un luogo ospitante, cercare persone nuove interessate, fermarsi sui momenti di crisi e sospensione dei progetti, costruire legami con i servizi e le associazioni, sforzarsi di capire come stanno gli altri oltre a come sto io, rinunciare a qualcosa, ritrovare qualcosa, preparare materiali magari fino a  serata inoltrata, preparare cibi e bevande per altri, aprire ad altri la porta di casa, muoversi da un posto all’altro, tenere in mente le persone, dare disponibilità e impegno, spendere energie, gestire le emozioni, cercare  le parole per raccontare, imparare dalle differenze, telefonare e inviare messaggi, rimettere in circolo informazioni e punti di vista.

Comporta certamente un sacrificio di sé, del proprio tempo libero. E’ innegabile e va riconosciuto a chi ci investe. Sul piatto della bilancia se ne ricava però quello che la seconda immagine sui pesciolini racconta in maniera tanto esplicita. Non tutti sono pronti a mettersi sul piatto, non tutti lo sono in tutti i momenti della propria vita. A volte si ha bisogno di intimità, ma laddove si apre lo spiraglio del bisogno del confronto e dell’apertura nasce il ‘candidato’ perfetto per attivare un progetto di comunità.

Come abbiamo detto lavorare per la propria comunità è un impegno decisamente molto pratico e positivo.

Un pratica però rafforzata anche da un sistema di valori: la lealtà, la fiducia reciproca, la solidarietà, l’autocritica e il superamento dei limiti, la legalità, l’assertività, la prossimità, la democraticità, la partecipazione, l’appartenenza, l’empatia, la volontà di vedere oltre le apparenze.

In un’epoca storica di crisi consolidata del quotidiano, la tendenza è quella di emarginare questi valori in un idealismo di lusso,  di chi ‘ se lo può permettere’.

Il lavoro di comunità è invece, se vogliamo, idealismo pratico: si lavora con le mani per raggiungere ciò a cui la mente e il cuore di molti ambiscono: una vita serena ed equilibrata assieme agli altri.

Ben Harper in ‘With my own two hands’ canta

Io posso cambiare il mondo
Con solo le mie due mani
Costruire un posto migliore
Con solo le mie due mani
Costruire un posto infantile
Con solo le mie due mani

La dedichiamo a chi ha ancora molti dubbi, dai dubbi nascono le creatività.

http://www.youtube.com/watch?v=aEnfy9qfdaU

Per info : centrofamiglie@unionevaldenza.it pagina Facebook ( Centro per le Famiglie Val d’Enza )

Tel : 0522.243721