Paola e i dubbi sulle vaccinazioni

Dal nuovo libro del dott. Alessandro Volta, Crescere un figlio, edito da Mondadori.

Ringraziamo Alessandro per aver condiviso questo testo con noi, ci auguriamo che la sua riflessione aiuti i genitori ad avere un ulteriore strumento nell’affrontare un tema così complesso

La mia Paola, che a breve compirà un anno, non ha fatto alcun vaccino, ma ora dovrò mandarla al nido. Siccome io sono contraria ai vaccini vorrei sapere da lei cosa ne pensa e se mandare la piccola all’asilo senza vaccinazioni è peggio che farle. Noi al massimo vorremmo fare Polio, eventualmente Tetano/Difterite, ma insieme fanno anche la pertosse che non vogliamo fare. Per quanto riguarda invece i vaccini facoltativi io sarei molto contraria, ma non si capisce a chi dobbiamo credere dei filoni pro e contro….Ho molto timore sia in un senso che nell’altro. La prego, mi dica cosa ne pensa lei…

La mamma di Paola chiede consiglio sul tema delle vaccinazioni. E’ molto combattuta, quasi angosciata: vuole fare la scelta migliore per la sua bambina. Ricordo bene la risposta che le detti: ‘Avendo fatto vaccinare i miei tre figli, è evidente che la mia valutazione del rapporto rischi-benefici delle vaccinazioni è favorevole a una loro esecuzione’. Decisi di dare una risposta più da genitore che da esperto, perché intuii che questa madre era combattuta dai due opposti schieramenti, pro e contro le vaccinazioni, e non volevo aggiungere altre argomentazioni a quelle che probabilmente aveva già letto o ascoltato. Il problema della mamma di Paola a mio avviso è condensato nella frase ‘siccome io sono contraria ai vaccini…’. Opporsi a priori a una pratica sanitaria è altrettanto negativo che l’aderirvi in maniera acritica e disinformata, soprattutto quando si tratta di una misura preventiva (applicata, cioè, a soggetti sani); per i trattamenti praticati in corso di malattia è, di solito, più facile prendere una decisione (in particolare nel caso di patologie gravi o minacciose per la vita). Le scelte relative alle vaccinazioni non sono molto diverse da quelle che riguardano l’uso degli antibiotici; non conosco alcun medico contrario all’utilizzo dell’antibiotico quando risulta indispensabile per guarire o addirittura per sopravvivere; ciò che viene contestato e discusso è l’uso inappropriato degli antibiotici (quando, ad esempio, vengono assunti a scopo preventivo o per una banale infezione). Per i vaccini possiamo fare lo stesso ragionamento: è utile usarli per impedire malattie mortali o invalidanti (o le loro dirette complicanze), è inutile e improprio impiegarli per evitare una semplice influenza. Per la riflessione che stiamo cercando di fare è, a mio avviso, fuorviante l’attuale normativa sanitaria che divide i vaccini in obbligatori e facoltativi (nei primi addirittura imponendo agli inadempienti una sanzione amministrativa). In Italia, a oggi, solo il Veneto e il Piemonte hanno eliminato l’obbligatorietà, attivando nuove modalità di offerta, indicando quali vaccinazioni sono ‘raccomandate’, alcune per tutta la popolazione, altre solo per categorie a rischio (generalmente si tratta di soggetti con una patologia cronica). La mia speranza è che l’esempio di queste regioni venga presto seguito dalle altre e che l’azione delle politiche vaccinali in futuro venga basata esclusivamente su una informazione corretta e completa e sul coinvolgimento responsabile e libero delle persone (dei genitori nel caso dei bambini). Dialogando con la mamma di Paola dobbiamo evitare il rigido e sterile approccio basato sul blocco pro o contro, così da analizzare serenamente i motivi che rendono una vaccinazione ‘raccomandata’. Con questo approccio diventa evidente che ogni vaccinazione è diversa dalle altre, che ha una sua storia particolare, e che quindi non è né ragionevole né utile essere contrari (o favorevoli) a tutte le vaccinazioni. A questo dobbiamo aggiungere che l’industria farmaceutica, avendo prevalentemente finalità economiche (il suo obiettivo principale è fare profitto), è fortemente motivata a produrre nuovi vaccini (così come anche altri farmaci), al punto che oggi sono allo studio alcune decine di vaccini sperimentali (tra i quali alcuni piuttosto importanti come quello contro la malaria). In futuro sarà quindi sempre più auspicabile che i responsabili delle politiche sanitarie sappiano decidere, in maniera chiara ed esente da conflitti di interessi, quali sono i vaccini veramente da raccomandare (e quindi da offrire gratuitamente) e quali invece del tutto opzionali. Nel caso dei bambini la decisione finale deve spettare ai genitori, che sono sempre alla ricerca della cosa migliore per il loro bambino. Infatti, la mamma di Paola è preoccupata perché la sua bambina, che ormai compie un anno, non è protetta da malattie importanti ed evitabili (come, ad esempio, la polio e il tetano) e si avvicina il momento di entrare in comunità. In realtà quest’ultima preoccupazione è poco rilevante, perché Paola nel suo anno di vita è già stata ampiamente a contatto con un alto numero di persone (ad esempio per strada o in un centro commerciale o in autobus o in chiesa), mentre un luogo del tutto sicuro per lei è proprio il nido, perché tutti (o quasi) gli altri bambini sono già ampiamente vaccinati (da ben tre dosi di sette vaccini). Si chiama ‘immunità di gregge’ la protezione dovuta al contatto con persone che non possono ammalarsi di alcune malattie e che quindi non possono trasmetterle. Questo è un punto fondamentale della nostra riflessione: tutti i programmi vaccinali hanno l’obiettivo principale di abbassare il rischio di epidemie e di ridurre le complicanze che una malattia ad ampia diffusione è in grado di produrre; hanno dunque una forte valenza collettiva, al punto che pochi soggetti non vaccinati non costituiscono un problema (il rischio di epidemia è scongiurato quando viene vaccinato il 95% di una popolazione). Frequentando il nido, la bambina rischia solo infezioni normali (cioè quelle virali comuni e qualche altra forma batterica), per le quali è utile che lei abbia un contatto e possa sviluppare la conseguente immunità naturale; non rischierà invece di contrarre la polio o la difterite, due malattie rare ma pericolose, che potrà semmai prendere nel corso di un viaggio all’estero o per contagio da persone ammalate (o da portatori sani) che provengono da Paesi dove sono ancora presenti. Quanto all’infezione provocata dal tetano, non essendo possibile un’immunità naturale ed essendo un’infezione gravata da una elevata mortalità (50%), non resta che attuare una drastica strategia preventiva. E’ evidente come la mamma di Paola sia particolarmente preoccupata dai possibili rischi collegati alle vaccinazioni. Come per qualunque altro farmaco o pratica medica, anche i vaccini non sono esenti da rischi, però se analizziamo gli effetti collaterali vediamo che gli eventi avversi importanti sono decisamente inferiori alle complicanze delle malattie che si cerca di evitare. Ne abbiamo avuto dimostrazione osservando la situazione sanitaria di nazioni dove, per motivi politici o bellici, i tassi di bambini vaccinati sono velocemente calati (ad esempio in Russia dove all’inizio degli anni Novanta si sono verificate serie epidemie di difterite con diversi bambini deceduti). L’attuale produzione industriale è particolarmente attenta alla sicurezza, anche per ragioni di marketing, e pertanto alcuni conservanti e adiuvanti con presunta tossicità (come il famoso mercurio) sono stati eliminati. Purtroppo, la maggior parte della ricerca è ancora finanziata dalle stesse aziende farmaceutiche (ma lo stesso avviene in tutti gli altri settori della medicina) e questo può ostacolare il rapporto di fiducia nelle decisioni di politica sanitaria e condizionare la capacità di fare scelte indipendenti. Occorrono, quindi, regole molto rigide e garanzie, stabilendo innanzitutto che l’analisi dei dati raccolti e la loro proprietà sono di esclusiva pertinenza di organi pubblici (come l’Istituto superiore di sanità, l’Agenzia italiana del farmaco e gli altri enti europei di vigilanza). Dopo queste brevi riflessioni, molti dubbi della mamma di Paola resteranno tali. Alla fine, però, una decisione dobbiamo prenderla, consapevoli che la soluzione perfetta non esiste e che dobbiamo necessariamente mantenerci in bilico su un difficile crinale. Credo che il cammino sarà più semplice se ci lasceremo guidare principalmente dal desiderio di fare il bene del nostro bambino, mantenendoci il più possibile liberi dai pregiudizi o da formule precostituite.

 

Tratto da “Crescere un figlio” Mondadori, 2013 di Alessandro Volta

 

http://www.librimondadori.it/libri/crescere-un-figlio

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