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IO MANGIO COME VOI

Vi segnaliamo un’interessate iniziativa di un gruppo di ricercatori dell’Unità per la Ricerca nei Servizi Sanitari dell’IRCCS Burlo Garofolo, ospedale per la salute della donna e del bambino di Trieste.

“Io mangio come voi” è un bellissimo libricino, distribuito gratuitamente, in tutta Italia, a chi ne fa richiesta, con 60 semplici ricette per far conoscere i sapori della nostra tavola fin dai 6 mesi di età.

Nell’ultima di copertina si legge:

“Polenta e baccalà a 6 mesi? Perchè no. Non una porzione da taglialegna, ovviamente, ma un assaggio a misura di bambino.

Introdurre nell’alimentazione del piccolo nuovi cibi, mentre si continua a dargli il latte, non deve essere un inferno.

Questo libro sarà un successo se contribuirà a rendere felici bimbi e genitori, facendo del momento del pasto un’occasione per gustare insieme sane e deliziose ricette”

Possiamo dire che titoli come

  • Baccalà alla vicentina di nonna Rita
  • Pasta al finocchio e curry di Adriano
  • Sogliola all’arancia

hanno decisamente stuzzicato e soddisfatto l’appetito di tutta la nostra famiglia.

Consigliamo a tutti di richiedere questo volumetto che si ritaglierà un posticino speciale tra i ricettari di casa.

Per richiedere il testo (ne sono disponibili circa 1000 copie) è sufficiente inviare una mail a cooperazione@burlo.trieste.it comunicando l’indirizzo dove desiderate ricevere il libro.

Ringraziamo di cuore il gruppo di ricerca del Burlo Garofalo che ha avuto l’idea di questa bella iniziativa.

Crema alla Sogliola e verdure

 

Ingredienti (per 4 porzioni di pappa… poi dipende dall’appetito del vostro cucciolo)

1 sogliola piccola

1 carota piccola

1 zucchina

1 gamba di sedano

1 patata grande (o tre piccole)

3-4 foglie di salvia

Dopo aver tolto la pelle alla sogliola cuocetela intera al vapore insieme a tutte le verdure.

Una volta cotta pulite la sogliola, stando attente a togliere tutte le lische e le spine (io, per essere certa che non ne fossero rimaste, ho spezzato la sogliola con le mani) e omogeneizzate tutto – pesce e verdure- compresa la salvia.

Servite con un cucchiaino di olio d’oliva e, mi raccomando, NON aggiungete il parmigiano!!! Voi di solito mangiate il pesce con il formaggio?

Frutta cotta alla vaniglia

Questa ricetta, semplicissima da realizzare, nasce dal desiderio di far assaggiare al mio bambino lo yogurt naturale. All’inizio ho provato ad aggiungere la frutta grattugiata al momento, ma l’acido dello yogurt non convinceva molto il mio piccolo.

Allora, traendo ispirazione da un libro di ricette, ho provato a fare in questo modo:

Ingredienti

1 pera Kaiser

mezza banana

un pezzetto di vaniglia

yogurt bianco

Sbucciate la pera e tagliatela a pezzetti. Tagliate a rondelle la banana. Mettete la frutta in un pentolino con un po’ d’acqua, in modo che la frutta sia coperta per metà. Aggiungete un pezzettino di vaniglia. Cuocete per 15 minuti a fuoco abbastanza vivace, in modo che l’acqua si restringa. A cottura ultimata togliete la vaniglia e omogeneizzate la frutta, senza l’acqua. Servite la frutta da sola, oppure aggiungendo due/tre cucchiaini di yogurt.

L’acqua di cottura può essere utilizzata come succo di frutta, oppure, come suggerisce una mia amica, per cuocere le pappe di verdure, in modo da addolcirne un po’ il sapore.

COMUNICATO STAMPA: Infanzia: cibi industriali meglio di quelli naturali? Vietato disinformare

I pediatri ACP contestano la presupposta scientificità circa la maggiore qualità e sicurezza del baby food industriale rispetto ai prodotti naturali. I medici pediatri garantiscono per la nutrizione dei bambini, ma non sono i portavoce dell’industria e non possono disinformare e creare confusione nelle famiglie. Per crescere sani, i pediatri ACP ribadiscono: allattamento al seno nei primi mesi di vita e poi tanto buon senso, un’alimentazione sana ed equilibrata per tutta la famiglia, magari scegliendo i prodotti biologici.
I pediatridell’Associazione Culturale Pediatri intendono dissociarsi dalleraccomandazioni sui vantaggi degli alimenti industriali specifici per l’infanziaper la nutrizione dei bambini, recentemente diffuse in un depliant per lefamiglie dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP). Nel depliant silegge che: «Il 50% della frutta fresca contiene livelli di pesticidi nonidonei all’alimentazione infantile» e che: «il 35% del grano in Italia contieneresidui di pesticidi troppo elevati per l’alimentazione infantile».
Quindi è preferibile dare ai bambini frutta industrialmente preparatapiuttosto che frutta fresca?
La Fimpparla come organo scientifico, ma nei toni e nella sostanza riporta quantoaffermato da una nota campagna pubblicitaria del marchio leader del baby foodin polemica con un’altrettanto marca leader di prodotti alimentari (inutilegirarci intorno la guerra è quella tra Plasmon e Barilla).
I pediatri nondovrebbero prestarsi a questi “giochi” di concorrenza industriale.
Per questo l’ACP ricorda che i dati riportati da Fimp nelcomunicato a supporto della validità di queste affermazioni sono ampiamentediscutibili.
La normativa sui pesticidi.In tutta l’Unione Europea, da settembre2008 è in vigoreun nuovo regolamento che modifica le disposizioni per i residui dei pesticidi (Regolamento (CE) n.396/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 febbraio 2005.). La legge indica i limiti quantitativi tollerabili per la sicurezzaalimentare di tutti: adulti e bambini. L’Autorità europea per la sicurezzaalimentare (AESA) verifica che tale residuo sia sicuro per tutte le categoriedi consumatori, compresi i gruppi vulnerabili come i neonati, i bambini e i vegetariani.
Perquesto i pediatri dell’ACP:
  • intendono rassicurare e incoraggiare tutti quei genitori che, intorno al sesto mese di vita, ricorrono all’alimentazione complementare a richiesta del bambino, utilizzando gli alimenti che essi stessi assumono;
  • ribadiscono l’importanza di un’adeguata informazione ai genitori per un’alimentazione salutare per tutta la famiglia e si impegnano a realizzare campagne di stampa ad hoc;
  • incoraggiano una dieta ricca di frutta, verdura e vegetali per tutta la famiglia, ricorrendo quando è possibile ai prodotti a filiera corta e in questo caso spesso anche biologici. (anche ricorrendo alla partecipazione a gruppi di acquisto solidale, i cosidetti G.A.S.);
  • ritengono che l’assunzione di cibi industriali penalizza la cultura del cibo propria delle diverse popolazioni e delle diverse famiglie attraverso la delega a “terzi più esperti” anche del semplice atto del nutrire il proprio figlio;
  • si impegnano a continuare a battersi per sensibilizzare gli enti preposti alla sicurezza alimentare per migliorare sempre di più le leggi e i regolamenti, insieme anche alle associazioni a tutela dei consumatori;
  • ritengono che le azioni di advocacy per mettere a tavola cibi sicuri rientrano nel più vasto capitolo della salvaguardia dell’ambiente, obiettivo prioritario di salute pubblica. Gli interventi devono essere “politici” e devono ricadere su tutta la popolazione, con inclusione ovviamente delle fasce più vulnerabili (feti ed embrioni compresi);
  • mettono in risalto che la promozione dei cibi dell’industria per i bambini penalizza le famiglie meno abbienti, e peggiora la qualità dell’ambiente attraverso la moltiplicazione dei rifiuti da imballaggio e il loro smaltimento e il trasporto attraverso i territori.
  • Infine, l’ACP ritiene che, nell’ambito del generale principio di trasparenza, documenti di questo genere comportino – come accade in tutto il mondo – la necessità di dichiarare la fonte di finanziamento alla base della campagna di informazione.
Dott. Paolo Siani – Presidente ACP
Dott. Giacomo Toffol– Responsabile gruppo Ambiente/Pediatri per unmondo possibile ACP
Dott.  Sergio Conti Nibali – Responsabile gruppoNutrizione ACP


Per informazioni
Lucilla Vazza – Ufficio stampa ACP

mail:ufficiostampaacp@gmail.com

Alimentazione dei bambini e cibi biologici

Biologico sì o biologico no? Vale la pena acquistare cibi biologici confezionati per i propri figli?
William Sears, pediatra americano, padre di otto figli e fervido sostenitore del co-sleeping, risponde alla domanda di una delle sue lettrici.

D. Qual è la sua opinione in merito agli alimenti biologici per bambini? La maggior parte dei prodotti in vendita presso il mio alimentari è stata trattata con pesticidi, e nella mia zona è difficile trovare una vasta scelta di prodotti biologici freschi. Non mi risulta pratico preparare io stessa il cibo per mio figlio. Devo passare ai cibi biologici confezionati?

A. Sì. Qualche settimana fa ho partecipato ad un seminario sull’alimentazione dei bambini presso la Harvard Medical School, in occasione del quale professionisti del settore sanitario provenienti da tutto il paese si sono incontrati per discutere su come migliorare la salute dei bambini attraverso la loro alimentazione.

Durante questo simposio si è parlato molto del fatto che, per la prima volta nella storia, i consumatori stanno iniziando a considerare il cibo non solo come una forma di nutrimento, ma anche come una medicina.

Più di duemila anni fa, uno dei primi dottori, Ippocrate, consigliava: “Fa che il cibo sia la tua medicina.” E secondo me quel vecchio dottore aveva ragione.

Non è mai stata dimostrata la sicurezza dei pesticidi nei confronti dei bambini. La maggior parte dei pesticidi è stata testata solamente sugli animali e sugli adulti, e i risultati sono poi stati tradotti per i neonati e i bambini, il che significa che i livelli di sicurezza sono probabilmente erronei quando riferiti ai più piccoli.

La maggior parte dei pesticidi viene classificata come GRAS (Generally Recognized As Safe, ovvero “generalmente riconosciuto come sicuro”), ma l’utilizzo del termine “generalmente” suggerisce che forse gli organismi di controllo stanno cercando di salvaguardarsi: probabilmente non conoscono con certezza il livello di sicurezza specifico per ogni età.

L’esposizione ai pesticidi è particolarmente dannosa per i bambini, in quanto nel loro corpo è presente una percentuale di grasso maggiore rispetto agli adulti, e molti pesticidi si accumulano nel tessuto adiposo. Le cellule dei bambini, inoltre, si sviluppano rapidamente e sono soggette agli effetti tossici dei pesticidi più di quanto non lo siano le cellule già cresciute.

Cercare di eliminare i pesticidi sfregando la superficie degli alimenti non è una buona soluzione, specialmente nel caso di frutti delicati come fragole, more o lamponi, che tra l’altro solo alcuni dei frutti più salutari per i bambini. Ecco alcuni altri fattori da considerare:

Il realtà il cibo biologico è più economico. Anche se si può pensare che il cibo biologico abbia un costo eccessivo, in realtà vi permetterà di risparmiare sulle spese mediche in un secondo momento. O pagate il produttore di cibo biologico ora, oppure in futuro dovrete pagare il dottore.

Il cibo biologico è più salutare? Anche se su questo punto l’opinione non è unanime, alcune prove preliminari suggeriscono che frutta e verdura biologica potrebbero contenere un numero maggiore di elementi nutritivi. Consiglio di acquistare soprattutto carne, pollame, latticini, frutta e verdura biologici.

Quando ne avete la possibilità, provate a cucinare voi stessi per il vostro bambino utilizzando frutta e verdura fresca e biologica. Così facendo, forgerete il gusto di vostro figlio nel preferire il cibo fresco a quello in scatola. Ma quando non è possibile procurarsi degli alimenti freschi, l’acquisto di cibo biologico confezionato rappresenta sicuramente una scelta saggia. Il vostro bambino vale quel prezzo e quello sforzo extra.

Traduzione dall’inglese di Laura Tenorini

tratto da www.parenting.com.

Le etichette dei cibi aiutano a dimagrire

Studio della School of Economic Sciences della Washington State University

Sono le donne di mezza età le più attente alle proprietà degli alimenti e a consumarne meno se troppo calorici

MILANO – Grassi aggiunti, conservanti e coloranti, e poi quella scritta, “light” che spesso non corrisponde a un prodotto davvero leggero, o di scarso apporto calorico. Leggere le etichette dei cibi acquistati rivela sempre grandi sorprese, soprattutto a chi cerca di stare attento alla linea e magari di perdere qualche chilo di troppo. Tanto che una ricerca sostiene che chi legge bene le etichette già la prima volta che acquista un dato cibo, finisce per dimagrire più di chi passa oltre le scritte e si butta direttamente sul contenuto della scatola. Anzi, i ricercatori hanno dimostrato che chi non legge le etichette e fa comunque attività fisica, dimagrisce meno di chi – più stanziale – perde però tempo ad analizzare il contenuto delle pietanze, per poi decidere, magari, di non comprarle più o di mangiarne meno.

LO STUDIO – Pubblicata sul , la ricerca di marketing alimentare è stata svolta dalla School of Economic Sciences della Washington State University e ha indagato sulla corretta informazione circa i cibi acquistati, concentrandosi sulla generazione oggi di mezza età. Il campione è di 12mila persone, uomini e donne, nati dal 1957 al 1964. Le loro abitudini sono state analizzate a partire dal 1979 e poi confrontate con i dati raccolti tra il 2002 e il 2006. Il risultato più sorprendente è che, specialmente per le donne tra i 37 e i 50 anni, la lettura cosciente degli ingredienti dei cibi è nel tempo un fattore di rilievo nel loro dimagrimento. E anzi in molti casi questa attenzione alle etichette (e dunque, di conseguenza, la scelta di una alimentazione più salubre) supera in benefici ai fini dietetici anche l’esercizio fisico. Il professor Bidisha Mandal, che ha coordinato la ricerca, sostiene infatti che se le persone abituate a controllare le etichette aggiungono anche alle loro buone abitudini alcuni esercizi fisici ogni giorno, il loro dimagrimento è superiore a quello di chi si muove sì, ma non presta attenzione a percentuali di grassi e zuccheri nelle pietanze.

CORRETTA INFORMAZIONE – Lo studio suggella la decisione (in Europa proprio lo scorso giugno è stata migliorata la legislazione sulle etichette alimentari) di rendere trasparenti i contenuti dei viveri e dimostra dunque come una corretta informazione circa gli ingredienti consumati possa aiutare a vivere in salute. Il tema, secondo i ricercatori di Washington, è ancor più importante con l’arrivo della mezza età e con l’aumentare dei rischi di attacchi di cuore e diabete, e di altre patologie strettamente legate anche a una corretta alimentazione e al controllo del proprio peso corporeo.

Eva Per asso  9/9/20010   Corriere della Sera

Pasti in famiglia e ortaggi: la ricetta per bambini in linea

Alcune abitudini salutari a tavola sarebbero associate
a un minor rischio di sovrappeso nei piccoli

MILANO – I bambini che mangiano regolarmente a tavola con i genitori e fanno il pieno di verdure tendono ad essere più magri dei coetanei che non hanno queste abitudini salutari. Lo rivela uno studio della Harokopio University di Atene pubblicato sul J. of Pediatrics.

NUOVI DATI – Finora, fanno notare i ricercatori greci, pochi studi hanno esaminato la relazione tra il peso dei bambini e il loro modo di alimentarsi e, quindi, tenuto in considerazione non solo la quantità di zuccheri e grassi o più in generale di calorie introdotte. Sebbene in genere si ritenga che quella di sedersi a tavola coi genitori sia una buona abitudine, pochi sono i dati disponibili che evidenziano come questo accorgimento possa avere ricadute positive anche sulla linea dei ragazzini. Per cercare di chiarire queste dinamiche i ricercatori greci hanno intervistato più di 1.000 bambini di età compresa tra i 9 e i 13 anni, ponendo, tra le altre, domande sulla dieta, sull’attività fisica, sullo stile di vita in generale. I dati raccolti hanno permesso di identificare cinque tipologie di dieta e stile di vita, ma solo nel caso della categoria definita «pranzi preparati e mangiati in famiglia e tanti ortaggi» è stata evidenziata una relazione positiva sul fronte del peso. Rispetto agli altri coetanei coinvolti nello studio solo i bambini che rientravano in questa tipologia sono risultati più inclini ad avere un indice di massa corporea più basso, un giro vita minore e meno grasso corporeo.

SPIEGAZIONE – Se si può facilmente capire perché l’assunzione di tanta verdura possa avere ricadute positive sulla linea (poche calorie ed effetto saziante), è meno chiaro l’effetto positivo sulla bilancia associato al mangiare a tavola coi genitori. Gli stessi ricercatori greci non hanno individuato una spiegazione specifica, ma hanno fatto un’ipotesi: è possibile che consumare pasti in famiglia cucinati dai genitori e non preconfezionati o comprati in un fast food porti a seguire maggiormente i canoni della dieta mediterranea, ricca di vegetali, cereali integrali, pesce e con l’olio d’oliva come condimento principale, con conseguenti ricadute positive anche sul fronte del peso corporeo.

SUGGERIMENTI – «In linea generale mangiare coi genitori è un’abitudine positiva, a patto però che mamma e papà diano il buono esempio ai figli – osserva Michele Carruba, direttore del Centro di studio e ricerca sull’obesità dell’Università di Milano -. Diversi studi mostrano che genitori obesi hanno spesso figli obesi e non solo per una questione di geni. Se i genitori mangiano troppo e male di solito lo fanno anche i figli. Al contrario se i genitori cercano di mangiare in modo equilibrato e stimolano i figli a fare altrettanto gettano le basi per una corretta educazione alimentare. In particolare è importante promuovere il consumo di frutta e verdura, oggi assunte sempre meno dalle nuove generazioni. Frutta e verdura hanno il vantaggio di essere poco caloriche, di contenere fibre che rallentano l’assorbimento, di essere ricche di sali minerali, vitamine e sostanze antiossidanti che aiutano a rafforzare i meccanismi di difesa dell’organismo. Educare i figli a mangiare frutta e verdura è il più importante investimento che si possa fare per la loro salute futura».

Antonella Sparsoli      10 agosto 2010   Corriere della Sera