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Credo che mi usi come ciuccio…cosa devo fare??

Volevo condividere questa bellissima risposta ad uno dei classici dubbi che assilla una mamma che allatta: “credo che il mio bimbo/a mi usi come ciuccio..cosa devo fare?”

http://www.uppa.it/dett_questione_latte.php?id_domanda=86

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Ogni quanto devo allattare il mio bambino?

Ogni bambino è diverso! Alcuni sembra abbiano bisogno di poppare in continuazione, mentre altri lasciano passare più tempo tra una poppata e l’altra. Le mamme possono tranquillamente seguire i ritmi dei loro bambini, facendo solo attenzione che mangino a sufficienza. I bambini allattati, infatti, si autoregolano: prendono quello di cui hanno bisogno, non solo a ciascuna poppata, ma anche da ciascun seno. Inoltre, molti problemi legati all’allattamento – inclusi quelli legati a “carenza di latte” oppure a “eccesso di latte” – si risolvono proprio aumentando la frequenza delle poppate. Pertanto, se il tuo bambino mangia almeno 8-12 volte nell’arco delle 24 ore, puoi lasciar decidere a lui quando farlo. per essere certa che mangi abbastanza.
Se però, nelle prime settimane, il bambino non mangia con questa frequenza, probabilmente dovrai svegliarlo
Molte madri si preoccupano quando i loro piccoli non “tengono l’intervallo” delle due ore e vogliono poppare ancora più spesso, cosa che invece accade di frequente. I bambini che poppano spesso (sempre che siano attaccati correttamente al seno) assumono latte a sufficienza, proprio perché stimolano la produzione del latte materno. Alcune ricerche recenti hanno dimostrato che riducendo il tempo della poppata e aumentando l’intervallo tra una poppata e l’altra, si può ridurre non solo la quantità di latte materno, ma anche il suo contenuto di grassi – ed ecco che il bambino piange, affamato…

Alcuni bambini amano ciucciare e dormicchiare in continuazione. Altri mangiano in quantità, restando attaccati a lungo a ciascun seno. Tieni presente che non c’è niente di sbagliato nel seguire il ritmo richiesto dal bambino, perché l’allattamento materno è una relazione a due vie, che richiede alla madre di rispondere non solo alle richieste del bambino, ma anche ai segnali inviati dal suo stesso corpo. Sarà proprio questa capacità di risposta che aiuterà il tuo bambino a formare con te uno stretto legame d’amore.

L’AAP (l’Accademia Americana dei medici Pediatri) ha ufficialmente dichiarato che i bambini sani, nati a termine, dovrebbero poppare 8-12 volte nell’arco delle 24 ore; in altre parole, un pasto ogni 2-3 ore. Dal momento che il latte umano viene digerito molto facilmente, si raccomanda spesso alle mamme di osservare il neonato alla ricerca di “segnali di fame”, come il riflesso di “rooting” (cioè di girare la testa nella direzione di uno stimolo tattile posto sulla faccia), morsicarsi o succhiarsi le mani o le dita, piangere. E si raccomanda inoltre caldamente alle neo-mamme di non lasciare che il bambino superi l’intervallo delle 3 ore, per due ragioni:

1) perché il seno sia stimolato a produrre latte a sufficienza, e

2) per assicurarsi che il bambino mangi abbastanza prevenendo così la disidratazione.

Tratto dal sito della leche league.

http://www.lllitalia.org
 

Ma è così impegnativo allattare al seno?

Condivido questo articolo…mi sono ritrovata tantissimo in quanto scritto dalla autrice!

 

 

Spesso nel parlare di allattamento al seno si fa un quadro idilliaco e lontano dalla realtà, in cui la mamma che allatta viene rappresentata come una cornucopia di abbondanza, e l’accudimento del neonato viene ridotto a uno scarno schemino di poppate e sonnellini, con qualche cambio di pannolino che può essere delegato magari al papà. Uno studio effettuato intervistando coppie di genitori in attesa ha mostrato che la loro idea di una giornata con un neonato rappresentava lunghi periodi in cui il bambino semplicemente dormiva, e pochi brevi periodi di poppate ben distanziate fra loro.
La realtà è molto differente: i piccoli dell’uomo sono del tipo a “contatto continuo”, e cercano ininterrottamente il seno, il latte, le braccia materne; anche se possono più o meno bene adattarsi anche a situazioni innaturali come il dormire in una culletta o il ciucciare un oggetto di gomma invece del morbido seno della mamma che dà il latte.

Questa enorme discrepanza fra immagine mitica e realtà ha creato per reazione la percezione dell’allattamento al seno come un grosso sacrificio, un periodo durissimo fatto di privazioni, rinunce, fatiche inenarrabili, notti insonni, vite sconvolte e fuori controllo.

È anche vero che molti allattamenti, nella nostra società così poco attenta a proteggere e sostenere la nutrice e il lattante, sono nelle prime settimane costellate di difficoltà reali o presunte: pessimi inizi in ospedale, interferenze, bambini che non sanno più come si poppa al seno, allattamenti troppo poco frequenti o poppate troppo brevi per stimolare adeguatamente la produzione e drenare bene il seno, e poi la sequela di disavventure (ingorghi, ragadi, cali di produzione) e di aggeggi più o meno opportuni (biberon, disinfettanti per capezzoli, paracapezzoli, bilance, orologi…) fino ad arrivare ai divieti assurdi che rendono la vita della nutrice un rosario di privazioni, con i divieti a mangiare questo o quello, le difficoltà ad uscire col bambino dentro le ingombranti carrozzine, i (per fortuna rari) episodi di intolleranza verso chi allatta in pubblico, le astruse regole da rispettare sul dove e quando mettere a nanna il bambino “per insegnargli a dormire bene”, che di fatto costringono la mamma a interi mesi di clausura… tutti questi sacrifici non sono causati dall’allattamento, ma da come questo viene effettuato o considerato nella nostra società.

Ci sono allattamenti faticosi e durissimi all’inizio, ma per cattive partenze e difficoltà da superare: ma non è affatto scontato che l’allattamento sia costellato di guai.
Ci sono poi allattamenti che vanno bene, il che significa, per i primi mesi almeno, avere un bambino che poppa apparentemente in modo quasi ininterrotto, che interrompe il tuo sonno per poppare 2, 3 o più volte a notte, che necessita di tempo per essere accudito, allattato, lavato, cambiato, portato in braccio, trastullato, tempo, tempo, tempo… per non parlare del tempo impiegato in altre attività collaterali, come fare la spesa andando a comprare pannolini (se li si usa), vestitini, libri di puericultura, visite dal pediatra, eccetera…
Anche quando le cose “filano lisce”, insomma, è indubbio che per molti genitori l’arrivo del bambino in casa sia un terremoto che mette tutto sottosopra e lascia disorientati e stravolti. “Possibile che non faccia che poppare? Ma non dovrebbe dormire adesso? Perché piange, dove ho sbagliato? Perché non cresce secondo le curve? Quando riprenderò fiato?”

Ma una buona quota dello stress, senso di sopraffazione, frustrazione e ansia che si prova è causato dal fatto che ci aspettiamo una situazione così lontana dal vero. Alcune frasi fatte ci riecheggiano nella mente e ci portano fuori strada:
“È un bravo bambino? Dorme le sette ore canoniche?” – Ma canoniche per chi? Non per un neonato né, spesso, per un lattante più grande! La cosa normale nei bambini di pochi mesi o anni è che la notte si svegliano e, per riaddormentarsi, vogliono la mamma.
“Si è già regolarizzato?” – Ci aspettiamo che si attacchi al seno in momenti ben definiti, distanziati fra loro in modo regolare: ma non lo facciamo nemmeno noi! I nostri ritmi nel metterci in bocca qualcosa (che sia un pranzo abbondante o un bicchier d’acqua, un caffè, una caramella, una pizza, una sigaretta, un gelato) sono del tutto irregolari nella durata e nell’intervallo: perché un esserino di poche settimane (e con lo stomaco non più grande del suo pugno) dovrebbe fare qualcosa di diverso?
“Ha imparato a staccarsi un po’ da te?” – Quando ci innamoriamo, vorremmo mai stare lontani dalla persona amata? O non cerchiamo in tutti i modi il contatto, i suoi abbracci, o almeno di telefonargli, mandargli i messaggini? E perché mai il neonato, per il quale la mamma è tutto il mondo, dovrebbe invece farsi “scaricare” senza proteste né ansie, in un’età nella quale non sa nemmeno comprendere e misurare il tempo che lo separa dal suo ritorno?

Queste osservazioni altrui, questi continui richiami a standard irreali, ci disorientano e ci riempiono di dubbi quando stiamo di fronte al bambino reale. Insomma, è ciò che ci aspettiamo a darci la maggiore fregatura e a farci sentire tradite, inadeguate, a metterci in allarme – quando invece siamo in piena normalità.

Certo, poi ci sono bambini facili e bambini difficili: quelli che non si accontentano della tetta, ma che vogliono risposte sofisticate, e che comunque non trovano pace se non per brevi istanti… ma anche con loro, quanti problemi in più ci facciamo, oltre all’impegno puro e semplice di prenderci cura di loro! Molto spesso è proprio lo sforzo di resistere alla soluzione più semplice – seguire i segnali del bambino e i nostri istinti, seguire i bisogni, ciò che ci è più facile e che ci fa stare meglio – a risucchiarci la maggior parte delle energie e a farci sentire così stanche e disperate.
A volte solo col secondo o terzo bambino l’allattamento si gode veramente, semplicemente perché si è imparato a non avere aspettative, a non voler prendere il controllo della situazione, e finalmente si lascia che le cose vadano come vadano… si ha allora tempo per godersi il bambino, i suoi sguardi, le sue tenerezze, il calore del suo corpo, il peso del suo abbandono quando ci crolla addormentato addosso con capezzolo che sfugge dalle labbra socchiuse, il respiro regolare, leguance arrossate – e allora chissenefrega del mal di schiena o del fatto che ancora non abbiamo trovato il tempo per lavarci i denti…

Questo “tour de force” non è per sempre. È un tempo talmente breve! Un attimo, e già sono alla materna; due attimi e già tua figlia diventa donna, tuo figlio ti chiede in prestito la macchina…
Quel problema che ora ci sembra così grosso (non riuscire ad insegnargli a dormire tutta la notte, a fargli finire tutta la pappa, a capire perché stanotte piangeva) quanto sarà importante fra una settimana, due mesi o tre anni? Cosa ci resterà dentro, alla fine, di questo periodo, i nostri struggimenti, o la tenerezza degli abbracci? E allora, cosa vogliamo che ci sia di più?
Se si sceglie di considerare questo periodo di simbiosi come un’esperienza da assaporare, mollando tutti gli ormeggi e lasciando che la corrente ci porti, che cosa piacevole può essere! Nonostante la fatica fisica pura e semplice del tenere addosso il peso di un bambino per tanto tempo, e i sonni interrotti…

No, non è quello che ci esaurisce fisicamente e psichicamente. Sono le aspettative fasulle su come dovrebbe poppare, dormire, crescer un bambino che ci fanno sentire stanche, inadeguate, angosciate. Quante energie consumate invano cercando di far rientrare a forza il nostro inimitabile bambino, il nostro allattamento, noi stesse in uno schema che, oltre ad essere del tutto irrealistico, soprattutto non è il nostro ma è calato dall’esterno, da questa cultura fatta di orologi, bilance, biberon, tabelle, manuali che ti descrivono persino in che modo devi cullare tuo figlio! Quanto tempo buttato via a cercare di indovinare i ritmi del bambino (che non esistono), a prevenire catastrofi del tutto teoriche, a strappare qualche minuto in più di sonno, qualche grammo in più alla bilancia, qualche secondo in meno al seno, qualche istante in più senza il bambino addosso!

Se si pensa che tutti, prima o poi, cresceranno, saranno autonomi, avranno i loro orari, mangeranno a tavola con noi, andranno in bagno da soli, si vestiranno da sé e sapranno chiederci a parole quello che desiderano, chiediamoci: valeva la pena di darsi tanto da fare a cercare di controllare e modellare queste fugaci prime settimane con il nostro cucciolo, che in fondo non chiede altro che di stare con noi?

Diamoci il permesso di lasciarci andare al caos, all’intensità emotiva e alla dolcezza, ora aspra, ora tenera, di questi primi tempi della vita del nostro bambino: scopriremo che la vita può essere molto più semplice, che le cose veramente importanti sono molto poche e che su tutto il resto possiamo semplicemente scegliere di lasciare che le cose si assestino nel modo che ci fa stare più bene e che ci è più comodo, al di là di ciò che si dice sia giusto o normale fare. Se quando i nostri figli saranno grandi non ricorderemo certo le pesate settimanali o gli orari di sonno, bensì soprattutto gli abbracci, la tenerezza, le risate, le poppate, allora è bello sapere che possiamo, da subito, fare in modo che di quei ricordi ce ne siano tanti.

Articolo di Antonella sagone
Fonte: Consapevolmente

http://www.consapevolmente.org/site/modules/news/article.php?storyid=181

Allattamento a richiesta – saggezza e scienza

di Lisa Marasco, BA, IBCLC e Jan Barger MA, RN, IBCLC
da Breastfeeding Abstracts vol 18 n. 4 maggio 1999, pp. 28-29.

Viene ormai comunemente accettato che i neonati, e soprattutto i neonati allattati al seno, crescono e stanno meglio quando viene permesso loro di poppare seguendo i segnali delle loro necessità. Nonostante ciò, alcune mamme continuano a credere di dover aspettare per permettere al seno di “riempirsi” fra una poppata e l’altra per poter avere latte a sufficienza per i loro bambini, e alcune fonti tradizionali di consigli per i genitori incoraggiano le mamme ad aderire a un orario secondo il quale bambini molto piccoli vanno alimentati ad intervalli di tre o quattro ore. Per alcuni bambini potrebbe essere possibile crescere bene con un simile allattamento ad orario, ma per altri non è così. Una migliore comprensione dell’importanza dell’allattamento a richiesta, nonché il ruolo dell’appetito del neonato nella regolazione della produzione del latte, ci proviene da ricerche recenti, che spiegano i meccanismi che regolano la produzione di latte nel seno.

Fino a poco tempo fa, gli sforzi per cercare di capire i processi che regolano la sintesi di latte (lattopoiesi) si sono focalizzati sull’aumento di prolattina che avviene in risposta alla suzione del bambino. I ricercatori, però, non hanno trovato un rapporto diretto costante e coerente tra i livelli plasmatici di prolattina e la produzione materna di latte. Partendo da un approccio diverso, Peter Hartmann e i suoi colleghi in Australia hanno studiato l’allattamento facendo mappe di seni in lattazione prima e dopo le poppate, utilizzando attrezzature video e computer per misurare cambiamenti volumetrici del seno4. La precisione di questa tecnica per misurare la capacità di immagazzinare e produrre latte è stato calcolata a ± 5%. Basandosi su questo lavoro, Hartmann ha concluso che la velocità di sintesi del latte fra le poppate varia a seconda del grado di pienezza del seno: più il seno è pieno, più la velocità di produzione del latte è lenta, e al contrario, più il seno è vuoto, maggiore è la velocità con cui il latte viene rimpiazzato.

Hartmann e i suoi colleghi hanno anche quantificato le differenze nella capacità massima di immagazzinamento delle mammelle, identificando una differenza, fra le donne coinvolte nello studio, fino al 300%. È stato anche notato che le donne con alte capacità di immagazzinamento spesso allattavano ad intervalli maggiori, mentre le donne con basse capacità allattavano con intervalli più frequenti. La misura del seno non era sempre un fattore utile per prevedere la capacità di produzione o di immagazzinamento, e tutte le donne avevano la capacità di produrre latte in abbondanza nell’arco delle 24 ore. Il fattore che subiva variazione era la quantità di latte che veniva erogato in una poppata.

Livelli alti di prolattina sono cruciali per l’avvio del processo di lattazione, però man mano che i livelli di prolattina scendono, il controllo endocrino diventa meno importante per la produzione di latte, e prendono il sopravvento i sistemi di controllo autocrini5,6.

Comunque, la riuscita a lungo termine dell’allattamento dipende dallo sviluppo di un numero sufficiente di recettori per la prolattina durante il periodo di controllo endocrino, che a sua volta sembra dipendere dalla frequenza delle poppate: più frequenti saranno le poppate e maggiore sarà lo sviluppo dei recettori3,8.

Abbiamo scoperto che molte donne, nell’allattare al seno il loro bambini ad orario, hanno successo nel primo mese o due. Però, queste donne hanno un tasso insolitamente alto di ipogalattia intorno ai tre – quattro mesi. a riprova di ciò, c’è un grande numero di bambini il cui accrescimento cade al di sotto degli standard accettabili richiedendo integrazioni, e/o bambini che si svezzano volontariamente, ovvero che rifiutano il seno che contiene un volume inferiore e da cui il latte esce più lentamente, preferendo il biberon, che ha un volume superiore e da cui il latte esce più velocemente.

Questa ricerca sugli intervalli fra poppate e il contenuto o livello di grassi nel latte materno, aggiunge una nuova dimensione alla nostra comprensione di come l’appetito del neonato, così come si rispecchia nell’alimentazione a richiesta, regola la sintesi del latte. Michael Wooldridge ha proposto che il consumo calorico al seno, o più specificamente il consumo di grassi, sia responsabile per il controllo dell’appetito e della sazietà del bambino. Si può facilmente presumere che la madre di un bambino che rimane irrequieto dopo una poppata abbia un volume del latte insufficiente; in realtà ci potrebbe essere una carenza piccola ma determinante nel consumo di calorie o grasso da parte del bambino10. I fautori dell’allattamento ad orario spesso impongono limitazioni anche sulla durata del pasto, quindi limitano il consumo di grassi / calorie rilasciati alla fine della poppata.

I sostenitori dell’allattamento ad orario ritengono che intervalli più distanziati faranno sì che i bambini siano più affamati, e che quindi questi richiederanno in modo più aggressivo di essere allattati, ottenendo così il latte che è disponibile alla fine della poppata, con contenuto grasso più alto. Wooldridge però ha dimostrato che i livelli dei grassi nel latte prima dell’inizio della poppata hanno un rapporto inverso alla lunghezza dell’intervallo fra le poppate. La concentrazione dei grassi può essere incrementata aumentando sia la frequenza delle poppate sia la quantità di latte estratto dal seno durante il pasto. Quando la frequenza della poppata e la sua durata vengono limitate da orari predeterminati per l’allattamento, il risultato può benissimo essere un consumo diminuito di grassi da parte del bambino, sintomi di inadeguatezza della quantità di latte e sotto alimentazione2,10.

Un bambino che si sta preparando per poppare lo dimostra prima ancora di svegliarsi. All’inizio potrebbe muoversi leggermente in modo tranquillo o poco agitato, o sembrare irrequieto o nel sonno. Se la sua mano si trova vicino al viso potrebbe girare la testa, cercando di succhiare il pugno o qualunque altra cosa che si trova vicino alla bocca. Se questi segnali precoci vengono ignorati, il bambino comincia ad emettere dei rumori acuti, e alla fine un pianto vero e proprio, esprimendo che il suo nutrimento è in ritardo. Una madre con esperienza di allattamento che sta vicino al bambino, solitamente riconosce i suoi bisogni, mettendolo al seno in un momento precoce di questa sequenza di segnali. Quando però la madre allatta il bambino ad orario, e / o dorme lontano da lui, tutto si svolge in una maniera molto diversa7.

Un neonato che viene lasciato piangere anche per pochi minuti può diventare molto disorganizzato, e avere maggiore difficoltà nel attaccarsi al seno e succhiare correttamente. Di conseguenza spesso non prende tutto il latte di cui ha bisogno e, se questa serie di eventi viene ripetuta, con il tempo la produzione di latte della madre si ridurrà. Questo è ancora un altro modo in cui l’imposizione degli orari può inibire la produzione materna di latte. In un tentativo di evitare pianti eccessivi, alcuni sostenitori dell’allattamento ad orario promuovono l’uso di succhiotti per ritardare il momento della poppata e/o per eliminare la suzione non nutritiva al seno. Interventi di questo genere non sono senza rischi: uno studio recente ha documentato che l’uso di succhiotti è associato alla durata ridotta dell’allattamento al seno1, mentre un altro studio ha rilevato che le madri che utilizzano succhiotti per i loro bambini spesso esercitano un grado superiore di controllo comportamentale durante l’allattamento, che ancora a sua volta porta spesso a una minor durata complessiva dell’allattamento al seno9.

Un insieme di prove empiriche e teoriche continua a dare fondamento alle raccomandazioni dell’Accademia Americana dei Pediatri11: che i bambini, e in particolare quelli allattati al seno, hanno bisogno di essere allattati a richiesta e dovrebbero essere liberi di stabilire da soli il proprio orario, piuttosto che obbligati a seguire un orario predeterminato. è altresì la nostra conclusione che le pratiche, che interferiscono con la capacità del bambino di segnalare i propri bisogni, sono state responsabili di aumenti ponderali insufficienti, mancanza di crescita adeguata, mancanza di latte, svezzamento precoce non voluto, e forse anche di casi di coliche, nonché regressione e depressione nei neonati, come risultato di mancanza, da parte dei genitori, di una risposta ai segnali disperati del bambino. La produzione di latte materno e il suo consumo da parte del bambino vengono influenzati da molti fattori, compresa la frequenza delle poppate durante il periodo in cui la produzione di latte è nella fase di calibrazione, la capacità materna di immagazzinamento del latte, la capacità dello stomaco del bambino, il contenuto lipidico del latte e il livello di svuotamento del seno in un qualunque pasto. Quindi ci sono prove molto forti che l’uso arbitrario di orari per l’allattamento al seno non sia consigliabile per qualunque madre che desideri allattare al seno con successo.

traduzione di Shera Lyn Parpia Khan.

Riferimenti bibliografici:

1. Barros, F.C, C.G. Vistora et al. Use of pacifiers is associated with decrease of breastfeeding duration. Pediatrics 1995; 95:497-99

2. De Carvalho, M.D. et al. Effect of frequent breastfeeding on early milk production and weight gain. Pediatrics 1983; 72:307-11

3. De Coopman,J. Breastfeeding after pituitary resection: support for a theory of autocrine control of milk supply? J Hum Lact 1993; 9 (1):35-40

4. Daly, S.E., J.C. Kent, D. Q. Hyunh et al. The determination of short-term breast volume changes and the rate of synthesis of human milk using computerised breast measurement. Experimental Physiol 1992; 77:79-89

5. Daly, S.E. and P.E. Hartmann. Infant demand and milk supply. Part I: Infant demand and milk production in lactating women. J Hum Lact 1995; 11 (1):21-26

6. Daly, S.E. and P.E. Hartmann. Infant demand and milk supply. Part II: The short-term control of milk synthesis in lactating women. J Hum Lact 1995; 11 (1):27-37

7. Neifert, M. Early assessment of the breastfeeding infant. Contempory Pediatr 1996: October 2-16

8. Perry, H.M. and L.S. Jacobs, Rabbit mammary prolactin receptors. J Biologic Chem 1978; 253:1560

9. Victora, C.G., D,P, Behague, F. C. Barros et al. Pacifier use and short breastfeeding duration: cause, consequence or coincidence. Pediatrics 1997; 99 (3):445-453

10. Wooldridge, M. Baby controlled breastfeeding: Biocultural implications. In Breastfeeding: Biocultural Perspectives ed P. Stuart Macadam and K. A. Dettwyler, New York: De Gruyter 1995

11. American Academy of Pediatrics Work Group on Breastfeeding: Breastfeeding and the use of human milk. Pediatrics 1997; 100:1035-39.

tratto dal sito de “la Leche League”

Come funziona la produzione di latte materno?

L’allattamento è la normale conseguenza e continuazione della gravidanza e del parto, e tutte le neomamme avranno una quantità minima di latte dopo il parto, quantità che poi si calibrerà perfettamente sul fabbisogno del bambino nell’arco delle prime settimane attraverso la suzione frequente, se non ci sono interferenze di alcun tipo.

Inizialmente, nei primissimi giorni,  la produzione di latte si verifica come effetto dell’attività ormonale, e la produzione di colostro è determinata dagli ormoni in circolo. Successivamente a questa prima fase, la produzione dipende dalla rimozione del latte dal seno, quindi dalla frequenza delle poppate.

Il colostro presente nei primi giorni, lascia man mano il posto al latte maturo, modificando il colore (dal giallo del colostro al bianco del latte maturo) e la quantità.

Un fattore di inibizione della lattazione presente nel latte, chiamato FIL, fa sì che la produzione rallenti se i seni sono troppo pieni, mentre favorisce la sintetizzazione di latte quando il seno viene drenato frequentemente. Quindi, maggiore è la quantità di latte di deposito (quello che determina una sensazione di pienezza e indurimento del seno), minore sarà la produzione successiva di latte a breve termine.

Quando il bambino poppa stimola le terminazioni nervose e così facendo vengono rilasciati due ormoni fondamentali per la lattazione, la prolattina (che ha la funzione di stimolare le cellule a produrre latte) e l’ossitocina (che fa sì che il latte possa fuoriuscire dal seno, facendo contrarre le fibre muscolari intorno alle ghiandole, e spingendo quindi il latte prodotto dai dotti verso il capezzolo). Il bambino attiva questo meccanismo ciucciando frequentemente, stimolando così la produzione di latte.

perchè allattare a richiesta? cosa significa?

Allattare a richiesta permette al neonato di soddisfare le esigenze fisiologiche per la sua età, nutrirsi con la frequenza a lui più idonea, beneficiare delle proprietà del latte materno e del contatto con la mamma, e , sopratutto, permette di calibrare la produzione di latte esattamente sul fabbisogno del bambino.

Allattare a richiesta significa seguire i ritmi del bambino, permettendo che si attacchi ogni qual volta ne ha bisogno, che si tratti di fame, di sonno, di coccola, o di qualsiasi altra esigenza il piccolo possa soddisfare al seno, tra le braccia della mamma. Ognuna di queste esigenze è un bisogno fondamentale e determina una stimolazione del seno e un’assunzione di latte materno (più o meno consistente). Non è particolarmente importante identificare quale sia il bisogno preciso del bambino in quel momento, se attaccarsi al seno è risolutivo vuol dire che il bambino ha soddisfatto uno dei tanti bisogni che il  seno può soddisfare, se invece il bambino è restio o non gradisce ciucciare, allora sarà necessario trovare un’altra soluzione!

Non serve neanche controllare la quantità assunta durante le poppate, un bambino sano sa autoregolarsi e assumerà esattamente la quantità di latte di cui necessita, se libero di farlo!

Un neonato orientativamente si attacca al seno una media di 10-12 volte nelle 24 ore, a volte per poppate consistenti, altre volte per pochi minuti, assumendo la quantità di cui necessita in quel momento, senza uno schema preciso di tempi e quantità, ma assumendo comunque nelle 24 ore la quantità di cui necessita in totale, capace di autoregolarsi perfettamente secondo il suo fabbisogno (sempre che si tratti di un bambino sano, nato a termine  e senza particolari problemi).

Nei primissimi giorni solitamente un neonato tende a fare tante piccole ciucciate, a volte molto ravvicinate, tanto da sembrare poppate lunghissime, questo gli permette di assumere il colostro (un latte prezioso disponibile in piccola quantità ma super concentrato e ricco di anticorpi!), e di imparare a ciucciare facendo prove su un seno ancora morbido e facile da afferrare!

cosa interferisce con l’allattamento a richiesta e di conseguenza con la produzione di latte?

Qualunque cosa diversa dal latte materno che riempia la pancia del piccolo o posticipi la poppata può interferire con il meccanismo di produzione e sulla calibrazione della quantità di latte.

Qualunque altro liquido non è necessario quando si allatta al seno e può invece interferire sulla frequenza della richiesta di poppare del piccolo, e di conseguenza sulla produzione di latte, nonchè sulla crescita del piccolo, riempiendo la pancia e soddisfando il senso di fame. Il piccolo non è in grado di distinguere per esempio di aver riempito lo stomaco con acqua o tisane, ma sentendo una sensazione di sazietà probabilmente chiederà di poppare meno frequentemente!

Anche l’uso del ciuccio, soprattutto nelle prime sei settimane, può interferire con la produzione (nonché creare confusione nell’attacco), soddisfando da sé il bisogno fisiologico di suzione del neonato e prolungando di conseguenza la pausa tra una poppata e l’altra, cosa che impedisce una stimolazione adeguata e limita il totaledelle poppate nelle 24 ore.

E’ importante sapere che anche seguire schemi orari rigidi o rimandare la poppata interferisce con il meccanismo dell’allattamento a richiesta, poichè riduce la frequenza delle poppate e a volte anche la durata stessa della poppata. Inoltre un bambino particolarmente affamato, “preso per fame”, potrebbe essere già così stanco da addormentarsi prima di terminare la poppata.

allattare in modo esclusivo cosa significa?

Allattare in modo esclusivo significa offrire al bambino solo ed esclusivamente latte materno, evitando qualunque interferenza (acqua, tisane, aggiunte di latte artificiale)

è possibile aumentare la produzione di latte?

Può capitare che a causa di un avviamento difficoltoso, un post-parto impegnativo, o solamente a causa di informazioni errate, la produzione non si sia calibrata bene, e quindi la quantità di latte sia inferiore al fabbisogno del bambino.

La calibrazione, ovvero la regolazione della quantità di latte prodotta dal seno, avviene principalmente nelle prime sei settimane dopo il parto (anche se poi un seno in allattamento adegua la produzione di latte anche successivamente secondo i cambiamenti e la richiesta del bambino!), ovvero i famosi quaranta giorni in cui, una volta, la donna restava a riposo dopo il parto, accudita dalle altre donne di casa… per ogni figlio si attraversa questa fase, proprio perchè ogni bambino ha esigenze diverse, oppure perchè magari i bambini da allattare sono due, e ovviamente la quantità di latte da produrre è maggiore! Proprio perchè la produzione si calibra attraverso la stimolazione del seno (con la suzione del bambino ma anche con l’utilizzo di un buon tiralatte), spesso è possibile recuperare allattamenti non partiti bene o apportare cambiamenti sulla quantità prodotta, attraverso una stimolazione frequente, possibilmente  con l’affiancamento di una persona competente in materia che possa fornire indicazioni pratiche fondamentali e si occupi di monitorare la situazione.

La percentuale di riuscita dipende molto dalla situazione in sè, da quanto precocemente si interviene per fare modifiche, ma sopratutto il risultato dipende da donna a donna, è del tutto individuale….verò è che un seno stimolato risponde producendo latte, addirittura in casi particolarissimi, per esempio quando una mamma non ha mai partorito, nè allattato, ma desidera produrre latte per un bambino adottivo!

Info Allattamento – novembre 2011

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