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Le tisane per neonati

E’ sempre più frequente proporre ai bambini, anzi neonati, camomilla, tisana al finocchio ecc.; il latte serve per mangiare e dissetarsi perchè proporre altro?
I preparati, quelli granulari (istantanee) sono solo un Marketing; mi chiedevo anche solo se ci si rende conto di cosa si sta proponendo ai figli, vi copio un link di autosvezzamento.

http://www.autosvezzamento.it/le-tisane-per-neonat/

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Mamme, arrivano i nostri!

Sono qui, oggi, a raccontarvi che cos’è una doula (una che? direte voi!) perché, troppo spesso,
quando ne parlo con qualche mamma mi sento dire: Cavoli! Averlo saputo prima… ne avrei
avuto proprio bisogno.
Doula (si legge “dula”) è una parola presa in prestito dal greco antico che vuol dire “colei che
fa da madre alla madre”. Per farla un po’ più semplice, noi possiamo dire Aiuto-mamma oppure
assistente mamma, oppure come più vi piace, l’importante è che il concetto sia quello. Si tratta
di una donna che si occupa di accompagnare un’altra donna (o una coppia o una famiglia) nel
bellissimo e complesso percorso di trasformazione che porta con sé ogni neonato.
In pratica, la doula ascolta le richieste di chi la chiama, i suoi bisogni specifici: ognuno è a sé,
con la propria storia, gioie e dolori, non c’è niente di preconfezionato! 🙂
Questa figura assistenziale (assolutamente non medica), in Paesi come il Nord America e in
alcuni stati del Nord Europa è molto diffusa da più di un trentennio ed è ritenuta molto
importante in quanto garantisce un costante supporto alle mamme, migliorando notevolmente
le esperienze di travaglio, di allattamento e adattamento ai primi tempi di vita di un neonato.
Aiuta la nuova famiglia nel rientro a casa dopo il parto, quando è così facile sentirsi
inadeguate, sentirsi sopraffatte dalla fatica e dalla solitudine, o più semplicemente sentirsi
impacciate nel fare il bagnetto… Inoltre aiuta nella gestione pratica e nell’organizzazione della
casa, aiuta chi lo desidera a portare i bambini a contatto, quando una mamma lo desidera la
sostiene nell’allattamento, fornendo una completa informazione ai genitori, in modo che
possano valutare ed agire di conseguenza.
Ci tengo a sottolineare che non è una figura medica, ma assistenziale e non può sostituirsi ad
altre figure professionali, ( es. l’ostetrica), semmai agisce in modo complementare a loro,
senza entrare mai in conflitto e incoraggiando un clima di fiducia e collaborazione con i
genitori.
Io che scrivo ho avuto l’enorme privilegio di poter vivere questa esperienza. Ho due bimbe, con
appena 26 mesi di differenza e sono diventata mamma a 1.200 chilometri di distanza dalla mia
famiglia d’origine e con mio marito che lavorava lontano. Ho dovuto fare da sola e non è stato
facile. Ma accanto a me avevo Matejka, la mia ostetrica, la mia doula, la mia roccia. Non solo
era con me, ma era dalla mia parte. Grazie al suo aiuto tutto è stato più semplice, veniva
valorizzato tutto quello che era positivo e io mi sentivo competente e sicura. Ho ricevuto tanto.
E adesso è giunto il momento di dare. Sto frequentando la scuola delle doule e spero di poter
essere una valida risorsa per questo territorio pieno di mamme che si mettono in gioco e
hanno tanta voglia di fare. Ecco, se siete arrivati a leggere fin qui, sapete che cos’è e che cosa
non è una doula. E sapete anche cosa fa. Ma voglio aggiungere un’altra cosa, sussurrarvi un
segreto nell’orecchio, perché è una cosa importante che però non dice nessuno: la doula aiuta
a sorridere, a ridere, a prendere il meglio delle cose. La doula veglia, la doula raccoglie le
lacrime e semina sorrisi. Se nel mio percorso riuscirò a fare davvero così potrò dirmi felice.
Se volete maggiori informazioni o fare due chiacchiere io sono qui: ferrari.cinzia@gmail.com

Latte multicolore. Aspetti culturali dell’allattamento materno nelle varie culture.

Ho trovato molto bella questa panoramica inter culturale su come viene vissuto l’allttamento nelle diverse psrti del mondo…perfettamente adatto per celebrare la Settimaan internazionale dell’allattmento materno!!!

In una società multietnica come la nostra, dove ogni giorno siamo a confronto con altre culture, nonostante le differenze più o meno profonde, è molto importante essere consapevoli che esistono mille diversi modi per crescere bene un bambino.

Sappiamo che il latte materno è un alimento prezioso perchè contiene i nutrienti necessari in grado di garantire la sopravivenza anche ai bambini nati in condizioni estremamente difficili, infatti, l’UNICEF e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, stimano che se tutti i bambini fossero allattati esclusivamente al seno nei primi sei mesi di vita, ogni anno si salverebbe la vita di circa 1,5 milioni di essi, vittime delle malattie e della malnutrizione.

Ogni donna ha un modo particolare di porgere il seno al proprio neonato, e ognuna lo fa seguendo quelle che sono le modalità e le tradizioni delle proprie radici culturali; vediamo come è vissuto l’allattamento al seno in alcune culture.

Per le famiglie magrebine di origine musulmana, l’allattamento al seno possiede un fondamento religioso, e i rituali sono diversi, uno di questi è il Tahaneek; subito dopo la nascita e prima della prima poppata uno dei genitori strofina sul palato del neonato un pezzo di dattero ammorbidito, per regalargli e garantirgli tanta dolcezza nella vita.
Come in altri popoli, i musulmani credono che il latte dei primi tre giorni chiamato sarba (colostro) oltre a non aver alcun valore nutritivo è ritenuto nocivo per la salute dei bambini, di conseguenza in attesa della montata lattea al neonato è offerto del miele e dell’acqua. La mamma prima di allattare il suo bambino si nutre con una pietanza molto energetica, la halwa, fatta con farina, burro, zucchero e acqua di rose, questo per rendere il latte dolce e profumato, il latte risulta quindi molto ricco di grassi e zucchero.
I bambini sono allattati a richiesta e la mamma si dedica interamente al suo neonato, il quale dorme nel suo letto per almeno tutto il primo anno di vita. Il padre sostiene la compagna durante tutto il periodo dell’allattamento. Le donne mussulmane tendono a protrarre l’allattamento sino ai due anni del bambino, e sono fermamente convinte che essere allattati sia un diritto d’ogni neonato, a tal punto che se una mamma non può allattare, preferiscono che dell’alimentazione del neonato se n’occupa una balia, piuttosto che somministrare latte animale. I bambini che sono stati allattati al seno con regolarità della stessa donna, sono considerati fratelli e le donne mussulmane che donano il loro latte hanno la responsabilità di conoscere l’identità del bambino che prenderà il loro latte. La donna mussulmana, incinta o che allatta, durante il ramadan può astenersi dal digiuno.

In India solo il 25% delle donne allatta, ma nelle regioni rurali le madri allattano i propri bambini sino alla successiva nascita. Anche le madri indiane ritengono che la secrezione del latte avviene solo qualche giorno dopo al parto e non danno alcuna importanza al colostro, di conseguenza, come il bambino magrebino, il neonato durante i primi tre giorni di vita non viene attaccato al seno ma gli viene somministrato uno sciroppo di nome ghee, fatto con burro mescolato al miele.
Dal quarto giorno in poi la mamma inizia ad allattare il neonato. Prima di allattare la donna fa un bagno purificatore, indossa abiti puliti e di colore bianco, si siede guardando ad est, tenendo il bambino sdraiato verso nord, il primo seno che porge, è quello destro, ma solo dopo aver eliminato le prime gocce di latte che non devono essere offerte al bambino. In pubblico, utilizza un velo per coprirsi quando allatta. Per le mamme indiane è molto importante che il latte sia puro, e se la donna soffre di una qualsiasi malattia interrompe l’allattamento, in attesa che si ristabilisca, il bambino verrà allattato da una balia scelta in base a criteri socio-economici, o verrà nutrito con latte di mucca o di capra. Al settimo giorno di vita al neonato sono tagliati i capelli, ed il giorno dopo è organizzata una cerimonia speciale, alla quale partecipano familiari ed amici.
Durante il puerperio, la donna esce da casa il meno possibile, e per quaranta giorni dal parto si astiene dai rapporti sessuali. In questo periodo vive in casa della madre, che la aiuta a mettersi in forza per favorire l’allattamento. Il neonato è tenuto in braccio per gran parte del tempo ed è allattato a richiesta. Lo svezzamento avviene in genere verso il quinto mese, con legumi verdure riso e patate.

Nelle Filippine, durante la gravidanza, la donna è molto protetta; come in ogni altra parte del mondo esistono numerose credenze, non può farsi fotografare, non deve mai fermarsi facendo le scale e di notte deve uscire sempre ben coperta. L’allattamento è abbastanza diffuso e alle puerpere si somministra del brodo fatto con i frutti di mare. La mamma tiene il bambino in braccio per molte ore durante il giorno ed entrambi i genitori sono premurosi con il nuovo nato. Al neonato non vengono tagliate le unghie prima di un mese e i capelli solo dopo il primo anno d’età. L’allattamento si protrae per un tempo variabile, e lo svezzamento avviene intorno al quinto mese, con acqua di riso, riso, tuorlo d’uovo e pesce, la carne è introdotta tardivamente perché molto cara.

In Cina per una donna avere un figlio è un evento “eccezionale”, perché la legge del controllo demografico permette un solo figlio a coppia, pertanto la donna vive la gravidanza come un evento unico nella sua vita. Anche le donne cinesi non riconoscono il valore nutritivo del colostro e il neonato è nutrito con delle bevande fatte con erbe cinesi fino a quando alla madre non arriva la montata lattea. In campagna l’allattamento materno è ancora protratto per i due anni di vita, mentre nelle grandi città, dove la donna deve rientrare al lavoro dopo tre mesi dal parto e dove l’allattamento materno subisce l’influenza pubblicitaria da parte delle industrie di latte artificiale, le donne smettono di allattare molto prima. La puerpera si nutre con tè, zuppe di pollo e pesce. Lo svezzamento avviene verso i tre mesi tre mesi e mezzo e non si tiene conto di possibili allergie, infatti, alimenti quali il tuorlo d’uovo, il pesce sono introdotti molto precocemente. Il latte ed i suoi derivati sono poco utilizzati. La mamma cinese tiene molto spesso il suo neonato in braccio, lo coccola e lo massaggia. L’arte del massaggio fa parte della medicina cinese e la sua conoscenza si tramanda da generazione in generazione.

Per le mamme rom, la gravidanza è un avvenimento assolutamente naturale, ed è sempre accolta bene, perché è proprio nei suoi bambini che la donna trova lo scopo della sua vita. Per qualsiasi gruppo rom l’arrivo del neonato è atteso con grande entusiasmo da parte di tutti gli abitanti del campo. L’allattamento al seno è la normale forma d’alimentazione, ed è protratta sino ai 2/3 anni. Lo svezzamento però inizia in ogni caso intorno al quinto-sesto mese con farinate, patate, banane uova.

In Giappone la salute del bambino è molto importante di conseguenza l’allattamento è caldeggiato, e dura allungo. Credono che un’alimentazione a base di riso e zuppa aumenti la produzione di latte. Alla puerpera è regalata una statuina davanti alla quale si prega per ottenere una maggiore produzione di latte.

In Sri Lanka la maggior parte delle madri allatta, e per favorire la produzione di latte curano molto la propria alimentazione mangiando pesce fresco, pollo e verdure. Ai bambini il primo alimento solido, riso dolcificato, viene somministrato ai maschietti a 6 mesi e alle femmine a sette, durante una cerimonia che si volge in un tempio.

In Messico circa 80% dei bambini è allattato seno e ben il 38% continua a nutrirsi esclusivamente di latte materno sino al compimento dei tre anni Ovviamente, però le madri che vivono in città smettono di allattare molto prima. Il colostro è considerato un alimento “sporco” e le madri aspettano alcuni giorni prima di allattare.

In Perù il 99% dei neonati sono nutriti con latte materno e circa il 60% prosegui sino al primo anno d’età. Prima di cominciare l’allattamento al neonato è somministrata una purga chiamata “paladeo” e fatta con la cicoria che favorisce la fuoriuscita del meconio. Solo le madri andine considerano il colostro un alimento molto nutriente, il resto delle mamme peruviane, dannoso e cominciano ad allattare i propri figli solo alcuni giorni dopo la nascita.
Come nei paesi Asiatici anche nella cultura ispanica le madri si sottopongono alla “quarantena” un periodo di riposo di quaranta giorni. Durante l’allattamento che è a richiesta, le madri escludono dalla propria dieta alimenti acidi, le spezie e i legumi, preferendo quelli che favoriscono la produzione del latte, quali, formaggio bianco, tortillas, caffé e latte, cacao e pollo. Si pensa che il freddo possa diminuire la produzione del latte e che il caldo eccessivo faccia digerire male il latte al bambino. Alcuni liquidi quali l’acqua ed infusi sono somministrati al bambino sin dalla prima settimana, e i primi alimenti solidi già dal quarto mese.
Le madri sud americane, credono che lo stress alteri il latte, di conseguenza possono optare per il latte artificiale per proteggere il neonato dagli effetti nocivi.
L’allattamento è interrotto in modo brusco se la madre è nuovamente incinta, perché credono che il latte perda nutrimento, danneggiando il bambino.

L’allattamento materno nelle società africane tradizionali, oltre ad avere un valore culturale inestimabile, è una necessità biologica, perché difficilmente i neonati arrivano in buona salute all’età di un anno se sono allattati artificialmente, a causa delle scadenti condizioni igieniche. L’allattamento inizia dopo alcuni giorni dalla nascita, il colostro è ritenuto dannoso per il neonato, quindi viene spremuto e si getta. In attesa della montata lattea, sono somministrate tisane, o latte maturo di un’altra donna. L’allattamento al seno in ogni caso non è mai esclusivo, infatti, già dai due tre mesi, è integrato con assaggi di altro cibo quali pappe ai cereali.
In africa il neonato vive in simbiosi con la madre per molto tempo che lo allatta a richiesta e lo porta legato sulla schiena con uno scialle. In Mali si crede che il latte materno crei un legame sanguigno fra la madre e il proprio figlio di conseguenza i neonati sono allattati al seno oltre i due anni. In africa il seno non è considerato solo come erogatore di cibo, ma anche come il miglior oggetto consolatorio del bambino, dunque il seno è sempre a completa disposizione del bambino. Quando non c’è la mamma che possa allattare si ricorre ad un sostituto materno; un’altra donna con la quale si crea una vera e propria parentela di latte.

“Sono la tenerezza e il nutrimento materno che portano alla formazione dell’uomo maturo”
Al-Tabari (X secolo)

Bibliografia:
Islam e alimentazione Infantile. A cura del dr. Enrico Baiocchi e del dr. Mario Cirulli
Lactancia una pràctica que trascende los tiempos. A cura di Camino Lupe
Etnopediatria, bambini e salute in una società multietnica. Fimp Federazione italiana Medici Pediatri

http://www.officinagenitori.org/php/content_art.php?id_content=1845

Davvero tutte le mamme hanno il latte?

Articolo tratto dal sito IBCLC

L’uomo è un mammifero, dal punto di vista strettamente filogenetico. I mammiferi si distinguono dagli altri tipi di animali proprio perché allattano i propri piccoli. Con un sillogismo di tipo aristotelico, ne possiamo concludere che noi esseri umani allattiamo i nostri cuccioli. E’ una capacità fisiologica che è innata nel nostro corpo, come la capacità di produrre saliva o succhi gastrici. Le ghiandole mammarie, si attivano dopo il parto per produrre latte ed è un processo che funziona in tutti i mammiferi, uomo incluso. Nessuno di noi si preoccupa che la gatta che sta per partorire possa avere, o meno, il latte per i propri gattini: sappiamo che sarà così.
Il dubbio che una donna possa avere il latte, invece, attanaglia molte future madri.

Teoricamente tutte le mamme hanno il latte, dato che tutte le donne appartengono alla classe dei mammiferi. Ma è davvero sempre così?
In realtà ci sono delle condizioni per cui una donna può essere incapace di produrre latte o può produrne troppo poco per soddisfare i bisogni del suo bambino.
Sentiamo spessissimo madri che dichiarano di non aver allattato i propri figli per mancanza di latte. A giudicare dalla frequenza con cui si sente questa affermazione, si potrebbe concludere che avere il latte sia una fortuna che capita a poche donne. L’insufficienza di latte può essere provocata, in realtà, da due fattori principali: una cattiva gestione dell’allattamento oppure una anomalia della struttura mammaria o della funzione ghiandolare.

Nel primo caso, ovvero la mancanza o insufficienza di latte per una cattiva gestione dell’allattamento, la madre in questione può prevenire o risolvere il problema informandosi in anticipo su quali siano le modalità fisiologiche di condurre un allattamento naturale. Mentre è ancora in gravidanza può informarsi frequentando gli incontri tenuti da una IBCLC, leggendo libri e siti accreditati. Se invece ha già partorito e il problema si è già presentato, è importante rivolgersi ad una Consulente professionale in allattamento nel minor tempo possibile, dato che, prima si interviene, maggiori saranno le possibilità di successo.

Esistono dei casi, però, per cui una mamma non può davvero riuscire a produrre abbastanza latte. Innanzitutto dobbiamo dire che ci sono alcune donne, rarissime, a cui, durante l’adolescenza, non si è sviluppata correttamente la ghiandola mammaria; questa condizione viene chiamata ipoplasia del seno. Le mammelle di queste donne assumono una forma particolare, con un ampio spazio inframammario. E’ quasi impossibile, però, diagnosticare una ipoplasia mammaria dal solo esame obiettivo. Molte mamme, con un seno che a prima vista poteva sembrare ipoplasico, sono riuscite ad allattare senza problemi. Quindi, fissarsi nella convinzione di non poter allattare solo perché qualcuno ha detto che si possiede questo tipo di problema, è inutile e dannoso. Si suggerisce sempre di provare, comunque, ad allattare. Moltissime volte la mamma rimarrà sorpresa nello scoprire che il suo seno funziona come quello di qualsiasi altra donna.

Un motivo invece, relativamente comune, per cui si verifica un’insufficienza della lattazione è la ritenzione placentare. La placenta, durante la gravidanza, produce progesterone, inibendo la produzione di prolattina e, perciò, la produzione di latte. Col parto, la placenta viene espulsa, determinando così le condizioni all’avvio della lattazione. Alcune volte però, un frammento di placenta, più o meno grosso, rimane nell’utero, causando produzione di progesterone che blocca o riduce la produzione di latte. E’ importante scoprire e rimuovere questo frammento al più presto, non solo per permettere un avvio ottimale della lattazione, ma anche per scongiurare pericolosi fenomeni patologici a carico del sistema riproduttivo della donna.

La Sindrome di Sheehan è un tipo di causa ghiandolare che determina mancanza di latte. E’ una condizione molto rara, causata da una forte emorragia durante il parto che determina un danno a livello ipofisario, la ghiandola posta alla base del cervello che, fra le varie altre cose, produce la prolattina.
Altre insufficienze ghiandolari possono essere causa di una insufficienza della lattazione, come l’ipotiroidismo non trattato, il diabete mal controllato e la sindrome dell’ovaio policistico insulino resistente.
Esiste inoltre una rarissima condizione di assenza di prolattina determinata geneticamente. Anche una radioterapia al cranio, eseguita per curare un tumore cerebrale, può danneggiare l’ipofisi.

In uno studio di Spence del 1938, si dichiara che le condizioni per cui è difficile o impossibile allattare si aggirano sul 5%. In questa percentuale, però, sono inclusi anche eventuali problemi del bambino. Potete, perciò, trarre le dovute conclusioni: la causa che determina la maggior parte dei fallimenti dell’allattamento è dovuta ad una cattiva gestione dell’allattamento e non per una reale incapacità fisica.

Anche in caso di problemi fisici della madre, si può arrivare, spesso, con un buon supporto da parte di una Consulente IBCLC e una corretta gestione, se non ad una produzione piena, almeno ad un allattamento di tipo misto.

Tutte le mamme hanno il latte? Non tutte tutte, ma la stragrande maggioranza, sì!!!

Francesca Ferrari 

IBCLC – Lucca

http://www.allattamentoibclc.it/articoli/47-davvero-tutte-le-mamme-hanno-il-latte.html

Come dare integrazioni di latte

Articolo tratto dal sito IBCLC

Sono molti i motivi per cui un bambino non può poppare direttamente al seno o ha bisogno di integrazioni: alcuni bambini rifiutano il seno o, se si attaccano, non riescono a poppare efficacemente, oppure la mamma può avere un’insufficiente produzione di latte o essere lontana dal bambino ed impossibilitata ad allattare.

In tutte queste situazioni è facile capire che il latte, materno o artificiale, va somministrato al bambino in un altro modo. Qual è il problema, direte voi, c’è il biberon! Somministrare il latte con un biberon però, nelle prime settimane di vita di un bambino, può portare a serie conseguenze per il successo dell’allattamento.

Esaminiamo insieme i pro e i contro del biberon: i “pro” più evidenti sono: il biberon è di facilissima reperibilità, può essere economico (se lo comprate in un supermercato) ed è veloce da dare al bambino.

I “contro”: le tettarelle (biberon e succhiotti) possono confondere la suzione del bambino, portandolo spesso a rifiutare il seno o a poppare scorrettamente. Quando un bambino è al seno, infatti, tiene la bocca ben aperta e la lingua fuori dal bordo gengivale; compie un complesso movimento “ad onda” con la lingua e le mascelle che gli permettono di drenare efficacemente il seno. La punta del capezzolo, inoltre, arriva in fondo alla bocca del bambino alla congiunzione fra il palato duro e quello molle. Quando un bambino si attacca al seno, prende in bocca un grosso boccone di seno. Quando il capezzolo arriva in fondo alla bocca, lo stimolo che da, innesca il riflesso di suzione e il bambino comincia a poppare.

Quando il bambino succhia al biberon invece, tiene la bocca molto più chiusa (specialmente con quei biberon, con punta corta e con base larga, che sono pubblicizzati per essere simili al seno materno) e la punta della tettarella gli arriva a metà della bocca. La lingua, di conseguenza, non viene estesa, ma viene tenuta dentro il bordo gengivale. Il movimento della bocca diviene un semplice “apri e chiudi” che serve al bambino per comprimere la tettarella del biberon e far fluire il latte nella sua bocca; movimento che, se replicato al seno,  è completamente inefficace per estrarre il latte. Le tettarelle dei biberon, inoltre, non sono morbide come il seno della mamma, quindi il bambino si abitua ad uno stimolo molto più forte in bocca. Spesso un bambino confuso dal biberon non riuscirà a riconoscere il seno (perché non è abbastanza rigido) e non riuscirà ad attaccarsi o, se lo fa, non scatterà in lui il riflesso di suzione che gli permette di cominciare a poppare efficacemente. Molti bambini, invece, anche se riescono ad attaccarsi e a poppare, non riusciranno a farlo efficacemente.

Per questi motivi, si preferisce, qualora fosse necessario dare delle integrazioni e, contemporaneamente, salvare la possibilità di continuare ad allattare, usare dei metodi che non confondano la suzione del bambino.

Metodi alternativi di alimentazione 

Il sistema di alimentazione supplementare (detto anche DAS)

Se un bambino si attacca al seno e poppa (anche se non molto efficacemente) e ha bisogno di integrazioni di latte (materno spremuto o, in mancanza, di latte artificiale formulato), è possibile dare le integrazioni nello stesso momento in cui il bambino poppa al seno. Si può costruire un sistema di alimentazione supplementare casalingo o acquistarne uno già fatto, molto più costoso. Se si riesce a procurare un sondino di silicone molto sottile lungo almeno 40 cm, come, ad esempio, un sondino nasogastrico di uso ospedaliero, o il sondino di un ago a farfalla (con la farfalla e ago asportati, naturalmente) si può facilmente costruire in casa. Si allarga il foro di una tettarella di un biberon abbastanza da far passare il sondino e lo si infila fino a che tocchi il fondo del biberon stesso. Nel biberon si mette il latte tiepido che il bambino dovrà assumere. L’altro capo del sondino si fissa con un pezzo di cerotto anallergico vicino all’areola, in modo che la punta del sondino sporga di circa 7-10 ml dal capezzolo.  Quando si attacca il bambino al seno, si fa in modo che il bambino, oltre al seno, prenda contemporaneamente anche il tubicino. Il bambino succhiando  allungherà il capezzolo della mamma e il tubicino, messo un po’ più sporgente del capezzolo, si ritroverà ad essere circa allo stesso livello. Il flusso di latte si potrà regolare, per il principio dei vasi comunicanti, a seconda dell’altezza a cui viene messo il biberon: più in alto si mette e più veloce sarà il flusso del latte.

Se preferite acquistarne uno già fatto, invece, esiste un dispositivo composto da una bottiglietta di plastica che, nella parte superiore, ha un aggancio per cordoncino che permette alla mamma di tenerlo attaccato al collo. Nella parte inferiore, invece, è presente una ghiera da cui partono due tubicini sottili e morbidi di silicone. Ne sono forniti tre paia di diversi calibri che permettono di regolare il flusso di latte a seconda delle necessità. La ghiera è fornita anche di diverse tacche per fermare il flusso dei tubicini, se questi, entrambi o uno solo, non sono in uso in quel momento. Con entrambi i dispositivi,  il bambino, mentre poppa, riceverà il latte dal seno ed anche l’integrazione attraverso il sondino.

Ci sono diversi vantaggi ad usare un sistema per l’alimentazione supplementare:

– Il seno sarà più stimolato, producendo più latte

– Il bambino imparerà, sempre più, a succhiare correttamente e a drenare il seno efficacemente

– Il bambino vedrà, sempre più, il seno materno come ciò che lo nutre

– La madre risparmierà tempo, allattandolo e, contemporaneamente, somministrandogli l’aggiunta

– Può essere usato nel caso di bambini adottivi

Non tutti i bambini, però, si attaccano al seno e poppano, oppure non è possibile attaccarli al seno perché la madre è assente o impossibilitata.  In quei casi, si può optare per altri metodi:

Il bicchierino

L’alimentazione col bicchierino è molto facile ed economica. Si può usare anche con i bambini pretermine.

Si usa un piccolo bicchierino, possibilmente con i bordi leggermente arrotondati. Può essere usato un bicchierino di vetro, come quelli da liquore, o, se preferite, esistono in commercio dei bicchierini appositi con un bordo arrotondato e sporgente.

Si riempie il bicchierino per circa 2/3 di latte materno o formulato tiepido. Si avvolge il bambino in un lenzuolino o una copertina, per evitare che, con i movimenti delle mani e delle braccia, colpisca il bicchierino, rovesciandone il contenuto. Si tiene in grembo il bambino in posizione più verticale possibile. Si appoggia il bicchierino  al labbro e alla gengiva inferiore del bimbo, inclinando il bicchierino, in modo che il latte sfiori il bordo. Si può eventualmente bagnare leggermente le labbra del bambino con un po’ di latte, ma è importante non versare il latte direttamente in bocca. Il bambino leccherà il latte, bevendolo senza alcuna fatica.

I vantaggi del bicchierino:

– Economico

– Di facile reperibilità

– Di facilissima pulizia

– Non confonde la suzione del bambino

– Non abitua il bambino ad uno stimolo troppo forte in bocca per innescare il riflesso di suzione

L’unico svantaggio del bicchierino è la scomodità di riempirlo ripetutamente quando dobbiamo somministrare grosse quantità di integrazioni.

Per questo motivo, esiste in commercio un dispositivo che funziona con lo stesso principio: è una specie di biberon che, al posto della tettarella ha una coppetta di silicone provvista di valvola. Premendo fra le dita questa valvola, si riempie la coppetta,  fatta a mo’ di un profondo cucchiaio. Si usa allo stesso modo del bicchierino, ma non ha lo svantaggio di dover essere continuamente riempito.

L’alimentazione al dito

Un altro metodo alternativo che si usa con bambini molto sonnolenti o che hanno bisogno di rieducare la posizione della lingua, è la cosiddetta “alimentazione al dito”.

Il bambino viene alimentato con un sondino infilato in un biberon, come ho già descritto meglio in precedenza, ma, invece che far poppare il bambino al seno, il sondino viene tenuto fermo su un dito e fatto succhiare al bambino.

Le mani vanno accuratamente lavate, l’unghia deve essere pulita e corta e il sondino si posiziona sul lato del dito corrispondente al polpastrello. Non c’è bisogno di fissare il tubicino con il nastro adesivo, dato che si può tenere fermo comodamente con la punta del pollice. Si stimola col dito il labbro inferiore del bambino, fino a che apre almeno un po’ la bocca. A quel punto si infila il dito con l’unghia rivolta verso la lingua del bambino, cercando di tenerlo più piatto possibile contro la lingua. Se il bambino è estremamente sonnolento, si può anche infilare il dito in bocca delicatamente. Sentendo la stimolazione in bocca, il bambino comincerà a succhiare e a ricevere il latte dal sondino. Di solito si prova un minuto o due col dito e poi si cerca di portare il bambino al seno, se è possibile.

Questo metodo è preferibile solo in casi particolari. La vostra IBCLC saprà indicarvi quale metodo è preferibile nel vostro caso specifico. Se un bambino riesce a stare al seno è preferibile usare il sistema di alimentazione supplementare al seno o, in alternativa, il bicchierino.

L’alimentazione al dito è di gran lunga preferibile a quella col biberon, ma presenta qualche svantaggio:

– Il dito è comunque più rigido del seno e può abituare il bambino ad una stimolazione forte in bocca per innescare il riflesso di suzione. Si suggerisce di tenere il dito più piatto possibile sulla lingua del bambino, in modo da non sovra-stimolare il palato duro.

– Mentre il bambino succhia al seno, deve tenere la bocca ben aperta, mentre, col dito, tende a tenerla molto più chiusa.

Usare il biberon con meno danni possibili per l’allattamento

Se si desidera invece usare il biberon, sarebbe meglio sapere come usarlo e quale scegliere per causare meno danni possibili all’allattamento: è preferibile scegliere un biberon con una tettarella morbida del tipo “classico” di larghezza media e con la punta lunga. I fori sulla punta devono essere di dimensioni tali che il bambino riesca a svuotare il biberon in circa 15/20 minuti; il flusso deve essere, perciò, piuttosto lento, in modo che il bambino riesca a gestire meglio l’apporto di latte che desidera.

E’ importante tenere il bambino più verticale possibile e il biberon in posizione orizzontale, inclinandolo in alto, man mano che si svuota, solo quel poco che serve per riempire la tettarella di latte. Fate attenzione che il bambino non butti la testa all’indietro.

Si introduce la tettarella del biberon completamente in bocca al bambino, in modo che le sue labbra sfiorino la ghiera e la punta della tettarella raggiunga il fondo della bocca, tra la congiunzione fra il palato duro e quello molle, nella stessa posizione in cui si trova il capezzolo durante l’allattamento.

Si osserva il bambino per cogliere ogni segnale di stress: occhi sgranati o accigliati, bere senza respirare o, peggio, diventare cianotico, il bere con troppa avidità.

Sono da evitare i biberon con una tettarella con una base molto larga e la punta corta e stretta, come quelli  solitamente pubblicizzati per “essere simili al seno materno” perché i bambini tendono a prendere solo la punta della tettarella, tenendo la bocca molto chiusa e la lingua retratta, perché la tettarella gli arriva solo a metà della bocca. Evitare anche le tettarelle troppo rigide che abituano il bambino ad una stimolazione troppo forte in bocca.

Francesca Ferrari 

IBCLC – Lucca

http://www.allattamentoibclc.it/articoli/65-come-dare-integrazioni-di-latte.html

Allattamento e rientro al lavoro: Come usare il biberon quando si allatta

Questo articolo dà ottimi consigli  per tutte le mamme che devono rientrare al lavoro, sopratutto se il loro bimbo è ancora molto piccolo….credo sia per tutte un motivo di forte ansia!

Come usare il biberon quando si allatta

Quando una mamma rientra al lavoro dopo aver avuto un bebè, fra i tanti motivi di preoccupazione, ha anche quello della gestione dell’allattamento, a partire dal fatto che non è certa che continuare ad allattare possa semplificare la vita a lei ed al suo piccolo.

Il temporaneo distacco dovuto al lavoro e la gestione del latte tirato, che questo distacco comportano, possono certamente essere impegnativi sotto molti punti di vista sia per il bambino che per la mamma, ma è spesso provato dalle mamme che il mantenimento dell’allattamento può ripagare ampiamente degli sforzi fatti!
Molte mamme sanno infatti che, quando torneranno casa, potranno recuperare in un abbraccio dolcissimo, tenendo il loro bimbo al seno, il tempo perduto e la lontananza: continuare ad allattare, dando il latte tirato con un metodo alternativo durante l’assenza, permette a molte mamme infatti di mantenere alta la loro produzione e così di continuare la relazione al seno fintanto che andrà bene per sé e per il proprio bambino.

Preparere il bambino al distacco è una buona strategia?

Se una mamma deve lasciare il bambino e decide di tirare il latte lasciandolo a chi si occupa di lui, molto spesso è portata a pensare che sia meglio “abituare il bambino” prima del rientro effettivo al lavoro alla modalità di somministrazione alternativa scelta. Tengo particolarmente a dire che in genere non è necessario anticipare la simulazione del distacco dal seno.

I motivi per cui abituare il bambino a modalità alternative al seno non è necessario sono principalmente due:

  • innanzitutto perché il bambino nel giro di pochissimo tempo acquisisce nuove facoltà e quindi spesso ciò che fa fatica a gestire in un certo momento, riesce invece a padroneggiare agevolmente qualche settimana più tardi;
  • inoltre questa pratica di “abituare” anticipatamente, rischia a volte di aumentare l’ansia materna e di rendere meno sereno l’allattamento. Finché mamma e bambino possono stare insieme, invece, dovrebbero potersi godere le poppate e trascorrere il tempo serenamente!!

 

Cosa si può fare per agevolare il distacco?

Una cosa che la madre può fare, prima del momento in cui inizierà il lavoro, è, piuttosto, organizzarsi in modo che il bimbo prenda confidenza -insieme a lei- dei luoghi in cui verrà portato e della persona che si occuperà di lui. Conoscendoli e percependo la serenità della madre nei confronti di tutto ciò egli si affiderà a queste novità e accetterà più facilmente il cambiamento.

La suzione al seno e la suzione al biberon

Diverse sono le modalità di somministrazione del latte, a seconda dell’età del bambino.
Una mamma libera professionista in alcuni casi infatti potrebbe avere necessità di assentarsi saltuariamente pur avendo un bimbo molto piccolo, mentre altre mamme avranno un bimbo più cresciuto con il quale gestire la somministrazione alternativa.

Cerchiamo di distinguere le differenti situazioni, tenendo anche conto che spesso si considera, in mancanza del seno, una scelta necessaria l’uso del biberon. Non è affatto così.

Somministrare il latte con un biberon, infatti, nelle prime settimane di vita di un bambino, può portare a serie conseguenze per il successo dell’allattamento.
E’ vero che il biberon è di facilissima reperibilità, può essere economico ed è veloce da dare al bambino, ma è importante tener presente che biberon e succhiotti possono confondere la suzione del bambino, portandolo spesso, se molto piccolo, a rifiutare il seno o a poppare scorrettamente.

Caratteristiche della poppata al seno

Se esaminiamo una poppata, infatti, possiamo notare che, quando un bambino è al seno, tiene la bocca ben aperta e la lingua fuori dal bordo gengivale, compiendo un complesso movimento “ad onda” con la lingua e le mascelle che gli permettono di drenare efficacemente il seno; la punta del capezzolo, inoltre, arriva in fondo alla bocca del bambino, alla congiunzione fra il palato duro e quello molle. Attaccato al seno, insomma, egli prende in bocca un grosso boccone di seno, in modo che il capezzolo arrivi fin in fondo alla bocca e dando uno stimolo che innesca il riflesso di suzione: solo se vengono garantite queste condizioni il bambino comincia a poppare.

Caratteristiche della poppata al biberon

Se consideriamo invece quando il bambino succhia al biberon, egli tiene la bocca molto più chiusa: questo avviene specialmente proprio con quei biberon, con punta corta e con base larga, che sono pubblicizzati per essere simili al seno materno. La punta della tettarella gli arriva così a metà della bocca e la lingua, di conseguenza, non viene estesa, ma viene tenuta dentro il bordo gengivale. Il movimento della bocca diviene quindi un semplice “apri e chiudi” che serve al bambino per comprimere la tettarella del biberon e far fluire il latte nella sua bocca! E’ facile comprendere che questo movimento, se replicato al seno,  è completamente inefficace per estrarre il latte e può risultare molto doloroso per la mamma.
Le tettarelle dei biberon, inoltre, non sono morbide come il seno della mamma, quindi il bambino rischierà di abituarsi ad uno stimolo molto più forte in bocca.

Spesso un bambino confuso dal biberon non riuscirà a riconoscere il seno – perché non è abbastanza rigido- e non riuscirà ad attaccarsi. Nel caso lo facesse, potrebbe non scattare in lui il riflesso di suzione che gli permetterebbe di cominciare a poppare efficacemente. Molti bambini, invece, anche se riuscissero ad attaccarsi e a poppare, non riusciranno a farlo efficacemente, non drenando a sufficienza il seno, con conseguenze sul seno della mamma e sull’accrescimento.
E’ da considerare anche che alcuni bambini potrebbero rifiutare il biberon: questo oggetto, completamente diverso dal seno, da cui esce latte della mamma, può infatti per loro rappresentare un mezzo di somministrazione totalmente incoerente o addirittura allarmante!

Come si può dare il latte materno al bambino senza usare il biberon?

Per i motivi illustrati, nel caso in cui il bambino sia molto piccolo e la mamma debba assentarsi per lavoro, si preferisce, per salvare la possibilità di continuare ad allattare, usare dei metodi che non confondano la suzione del bambino.

Il bicchierino

Il bicchierino è certamente un modo di somministrazione economico, di facile reperibilità e di facilissima pulizia. Non confonde la suzione del bambino né lo abitua ad uno stimolo troppo forte in bocca tale da compromettere l’innesco del riflesso di suzione. L’alimentazione col bicchierino avviene utilizzando infatti un piccolo bicchierino, possibilmente con i bordi leggermente arrotondati, ad esempio un bicchierino di vetro come quelli da liquore; se si preferisce, tuttavia, esistono in commercio dei bicchierini appositi con un bordo arrotondato e sporgente.

Per effettuare la somministrazione con questo sistema è ovviamente importante che il bambino venga tenuto in grembo in una posizione la più verticale possibile, avvolto in un lenzuolino o una copertina, per evitare che, con i movimenti delle mani e delle braccia, colpisca il bicchierino, rovesciandone il contenuto.

Il bicchierino dovrebbe essere riempito per circa 2/3 di latte materno tiepido e dovrebbe essere appoggiato al labbro e alla gengiva inferiore del bimbo, inclinandolo in modo che il latte sfiori il bordo. Si può eventualmente bagnare leggermente le labbra del bambino con un po’ di latte, per incoraggiarlo a sorbirlo dalla tazza, ma è importante non versare il latte direttamente in bocca. Il bambino leccherà così il latte, bevendolo senza alcuna fatica.

L’unico svantaggio del bicchierino può essere la scomodità di riempirlo ripetutamente, soprattutto quando è necessario somministrare grosse quantità di integrazioni. Per questo motivo, esiste in commercio un dispositivo che funziona con lo stesso principio: è una specie di biberon che, al posto della tettarella ha una coppetta di silicone provvista di valvola. Premendo fra le dita questa valvola, si riempie la coppetta, simile ad un profondo cucchiaio. L’utilizzo è lo stesso del bicchierino, ma non ha lo svantaggio di dover essere continuamente riempito.

Scegliere il biberon più adatto

Se si desidera invece usare comunque il biberon, sarebbe meglio sapere come usarlo e quale scegliere, per causare meno danni possibili all’allattamento. Sono da evitare i biberon con una tettarella con una base molto larga e la punta corta e stretta, proprio come quelli  solitamente pubblicizzati per “essere simili al seno materno”, perché i bambini tendono a prendere solo la punta della tettarella, tenendo la bocca molto chiusa e la lingua retratta, dato che la tettarella gli arriva solo a metà della bocca. Meglio evitare anche le tettarelle troppo rigide, che abituano il bambino ad una stimolazione troppo forte in bocca.
E’ dunque preferibile scegliere un biberon del tipo “classico”, con una tettarella morbida di larghezza media e con la punta lunga.

I fori sulla punta devono essere di dimensioni tali che il bambino riesca a svuotare il biberon in circa 15/20 minuti; il flusso deve essere, perciò, piuttosto lento, in modo che il bambino riesca a gestire meglio l’apporto di latte che desidera senza subirne passivamente una quantità superiore a quella effettivamente necessaria a riempire il suo stomaco.

Posizione del bambino quando poppa dal biberon

E’ importante tenere il bambino più verticale possibile, come se fosse seduto, e il biberon in posizione orizzontale, inclinandolo in alto, man mano che si svuota, solo quel poco che serve per riempire la tettarella di latte, evitando che il bambino butti la testa all’indietro.
La modalità meno confondente dell’uso del biberon è proprio quella che riproduce la suzione al seno, che abbiamo considerato sopra: si introduce la tettarella del biberon completamente in bocca al bambino, in modo che le sue labbra sfiorino la ghiera e la punta della tettarella possa raggiungere il fondo della bocca, tra la congiunzione fra il palato duro e quello molle. In questo modo si cerca di imitare la posizione in cui si trova il capezzolo durante l’allattamento.

E’ importante osservare il bambino per cogliere ogni segnale di stress: occhi sgranati o accigliati, bere senza respirare o, peggio, diventare cianotico, il bere con troppa avidità.

Per i bambini più grandini

Quanto abbiamo visto fin’ora non è però necessario per i bambini più grandicelli: essi non hanno generalmente bisogno di usare accorgimenti particolari, non incorrendo più nel rischio di confusione, ma soprattutto essendo molti di loro in grado di gestire una tazza o un bicchiere normali. Non è il caso per loro di usare strumenti particolari o costosi: il biberon non è un passaggio obbligato per il bambino allattato.

Alcune mamme, inoltre, quando il bimbo è pronto per i cibi solidi, se lo ritengono utile, possono utilizzare il latte tirato per la colazione, accompagnato dai biscotti preferiti, oppure per preparare purè, semolini o altri piatti graditi al bimbo.

Alcuni bambini, poi, pur avendo a disposizione il latte della mamma con un sistema di somministrazione adeguato, dato da una persona conosciuta ed amorevole e nonostante tutti gli accorgimenti possibili, potrebbero tendere a rifiutare il latte tirato ed attendere il ritorno della mamma. Essi potrebbero mettersi a dormire a lungo, proprio all’orario in cui di solito, avendo a disposizione la mamma, avrebbero poppato o, comunque, non dimostrarsi interessati a nutrirsi. In questi casi la mamma, appena ritorna in casa, viene impegnata in una poppata molto più lunga del solito.

 

Credo che in conclusione possa essere utile ricordare anche questo aspetto, perché ritengo che il suggerimento finale sia comunque quello di organizzarsi per bene mantenendo però sempre un margine di manovra per aggiustare la gestione della situazione, in base alla reazione del piccolo. Solo vivendo i primi giorni di lontananza si potrà verificare effettivamente cosa succede e quindi capire cosa funziona e cosa invece è da modificare.

Rita Perduca
IBCLC – Pavia
389 4510536
ritaperduca@allattamentoibclc.it
www.allattamentoibclc.it

Articolo tratto dal sito genitorichannel.it

Allattare i gemelli – I gemellini si possono allattare!

Da Da mamma a mamman. 43, primavera 1996

 

Quando seppi di essere incinta di due gemelli attraversai alcuni giorni di panico e disperazione, perché non riuscivo a immaginare come avrei potuto far fronte all’impegno, come avrei potuto trovare ancora spazio per le coccole, il gioco, la relazione con ciascuno di essi.

Poi decisi che non mi sarei fatta spaventare, e mi convinsi che sarei riuscita a vivere questa esperienza considerandola una doppia fonte di gioia e non un doppio lavoro, e che tutto si sarebbe svolto naturalmente.

Sara e Anna sono nate in agosto, al termine di una gravidanza non difficile e giunta al 9° mese; contavo di avere un parto naturale e di attaccarle subito al seno, ma il travaglio non si è avviato e sono nate con il taglio cesareo. Questo però non ha assolutamente interferito con la convinta decisione di allattarle al seno: già dopo 2/3 ore dal parto, mentre ero ancora semi-incosciente, il loro papà ha iniziato ad attaccarmele, una alla volta, e le bambine hanno subito mostrato di… gradire!

Durante la degenza in ospedale le ho sempre tenute in camera con me, attaccandole ogni volta che piangevano e rifiutando aggiunte o simili. Certo nei primi giorni è stato faticoso scendere innumerevoli volte dal letto per cambiarle e allattarle, ma ritengo che quei momenti siano stati fondamentali per imparare a prendermi cura di loro e acquistare una certa sicurezza, grazie al fatto di essere in un ambiente dove sapevo che in ogni momento avrei potuto chiedere un aiuto o un consiglio.

Quasi subito cominciai a provare molto dolore quando le bambine si attaccavano e nei primi istanti che succhiavano, anche perché succedeva complessivamente 14/15 volte al giorno . Ma tenendo i capezzoli ben asciutti e facendo prendere aria e sole evitai del tutto problemi di ragadi, e anche il forte dolore che provavo all’inizio di ogni poppata in qualche settimana passò.

Un altro problema dei primi tempi era che mentre ne allattavo una, se l’altra piangeva non riuscivo a intervenire e a consolarla: naturalmente l’ho risolto nel modo più ovvio, cioè allattandole contemporaneamente, sistemandomi su un divano con l’aiuto di qualche cuscino, e in questo modo le poppate sono diventate davvero un momento di distensione e intimità per tutte e tre.

Sin dal primo controllo pediatrico mi è stato detto di somministrare alle bambine vitamina D, fluoro per i denti, e di offrire eventuali integrazioni di latte artificiale, e successivamente, verso i 3/4 mesi, di iniziare a proporre qualche pappa: ogni volta queste indicazioni mi mettevano un po’ in crisi, perché contrastavano con la mia convinzione che anche l’allevamento dei bambini, così come la nascita, non dovesse necessariamente essere medicalizzato, ma potesse svolgersi in modo naturale, tradizionale; d’altra parte c’era anche il timore che, per voler fare di testa mia, potessi danneggiare in qualche modo le bambine. Ho parlato di questi problemi con le altre mamme de La Leche League della mia città, ho ascoltato le loro esperienze e da loro ho ricevuto indicazioni di libri e pediatri che mi hanno rassicurata sulle mie scelte, e ho felicemente continuato ad allattarle al seno evitando di somministrare integratori.

Ora che le bambine hanno sette mesi continuano esclusivamente con il mio latte e crescono benissimo, mangiano generalmente cinque volte al giorno e ognuna ha il suo seno “personale”; io ho mantenuto la mia alimentazione vegetariana, che seguo da 18 anni, e non ho alcun problema di affaticamento.

Quand’ero incinta le persone con cui parlavo dicevano che avrei dovuto assolutamente trovare un aiuto fisso, che non potevo farcela da sola, che se volevo allattarle avrei dovuto fare la nutrice a tempo pieno; sono invece assolutamente sicura che l’allattamento al seno mi abbia offerto tante facilitazioni nell’allevare fin qui le mie bambine: la sicurezza di poter sempre offrire loro consolazione e rifugio, la comodità nel metterle a nanna la sera (si addormentano al seno e poi vengono portate nei loro lettini) o nel riaddormentarle se si svegliano di notte (chi si sveglia viene nel lettone, si attacca e ci si riaddormenta insieme), la possibilità di andare ovunque con le bambine avendo la pappa sempre pronta, il risparmio di tempo e di lavoro non dovendo preparare biberon, così che le poppate sono veramente un momento di riposo e di contatto con le piccole.
Grazie all’allattamento al seno, e certo anche a un papà collaborativo e a due bambine che di notte hanno sempre dormito abbastanza bene, sono arrivata fin qui senza aiuti esterni, riuscendo persino a ritagliare qualche spazio per me nella giornata (ad esempio la sera dopo averle messe a letto) e soprattutto a far sì che la vita con le bambine non sia solo lavoro, come avevo inizialmente temuto, ma anche e per la maggior parte coccole e gioco.

Articolo tratto dal sito de “La Leche League”.