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Allattamento e rientro al lavoro: Come usare il biberon quando si allatta

Questo articolo dà ottimi consigli  per tutte le mamme che devono rientrare al lavoro, sopratutto se il loro bimbo è ancora molto piccolo….credo sia per tutte un motivo di forte ansia!

Come usare il biberon quando si allatta

Quando una mamma rientra al lavoro dopo aver avuto un bebè, fra i tanti motivi di preoccupazione, ha anche quello della gestione dell’allattamento, a partire dal fatto che non è certa che continuare ad allattare possa semplificare la vita a lei ed al suo piccolo.

Il temporaneo distacco dovuto al lavoro e la gestione del latte tirato, che questo distacco comportano, possono certamente essere impegnativi sotto molti punti di vista sia per il bambino che per la mamma, ma è spesso provato dalle mamme che il mantenimento dell’allattamento può ripagare ampiamente degli sforzi fatti!
Molte mamme sanno infatti che, quando torneranno casa, potranno recuperare in un abbraccio dolcissimo, tenendo il loro bimbo al seno, il tempo perduto e la lontananza: continuare ad allattare, dando il latte tirato con un metodo alternativo durante l’assenza, permette a molte mamme infatti di mantenere alta la loro produzione e così di continuare la relazione al seno fintanto che andrà bene per sé e per il proprio bambino.

Preparere il bambino al distacco è una buona strategia?

Se una mamma deve lasciare il bambino e decide di tirare il latte lasciandolo a chi si occupa di lui, molto spesso è portata a pensare che sia meglio “abituare il bambino” prima del rientro effettivo al lavoro alla modalità di somministrazione alternativa scelta. Tengo particolarmente a dire che in genere non è necessario anticipare la simulazione del distacco dal seno.

I motivi per cui abituare il bambino a modalità alternative al seno non è necessario sono principalmente due:

  • innanzitutto perché il bambino nel giro di pochissimo tempo acquisisce nuove facoltà e quindi spesso ciò che fa fatica a gestire in un certo momento, riesce invece a padroneggiare agevolmente qualche settimana più tardi;
  • inoltre questa pratica di “abituare” anticipatamente, rischia a volte di aumentare l’ansia materna e di rendere meno sereno l’allattamento. Finché mamma e bambino possono stare insieme, invece, dovrebbero potersi godere le poppate e trascorrere il tempo serenamente!!

 

Cosa si può fare per agevolare il distacco?

Una cosa che la madre può fare, prima del momento in cui inizierà il lavoro, è, piuttosto, organizzarsi in modo che il bimbo prenda confidenza -insieme a lei- dei luoghi in cui verrà portato e della persona che si occuperà di lui. Conoscendoli e percependo la serenità della madre nei confronti di tutto ciò egli si affiderà a queste novità e accetterà più facilmente il cambiamento.

La suzione al seno e la suzione al biberon

Diverse sono le modalità di somministrazione del latte, a seconda dell’età del bambino.
Una mamma libera professionista in alcuni casi infatti potrebbe avere necessità di assentarsi saltuariamente pur avendo un bimbo molto piccolo, mentre altre mamme avranno un bimbo più cresciuto con il quale gestire la somministrazione alternativa.

Cerchiamo di distinguere le differenti situazioni, tenendo anche conto che spesso si considera, in mancanza del seno, una scelta necessaria l’uso del biberon. Non è affatto così.

Somministrare il latte con un biberon, infatti, nelle prime settimane di vita di un bambino, può portare a serie conseguenze per il successo dell’allattamento.
E’ vero che il biberon è di facilissima reperibilità, può essere economico ed è veloce da dare al bambino, ma è importante tener presente che biberon e succhiotti possono confondere la suzione del bambino, portandolo spesso, se molto piccolo, a rifiutare il seno o a poppare scorrettamente.

Caratteristiche della poppata al seno

Se esaminiamo una poppata, infatti, possiamo notare che, quando un bambino è al seno, tiene la bocca ben aperta e la lingua fuori dal bordo gengivale, compiendo un complesso movimento “ad onda” con la lingua e le mascelle che gli permettono di drenare efficacemente il seno; la punta del capezzolo, inoltre, arriva in fondo alla bocca del bambino, alla congiunzione fra il palato duro e quello molle. Attaccato al seno, insomma, egli prende in bocca un grosso boccone di seno, in modo che il capezzolo arrivi fin in fondo alla bocca e dando uno stimolo che innesca il riflesso di suzione: solo se vengono garantite queste condizioni il bambino comincia a poppare.

Caratteristiche della poppata al biberon

Se consideriamo invece quando il bambino succhia al biberon, egli tiene la bocca molto più chiusa: questo avviene specialmente proprio con quei biberon, con punta corta e con base larga, che sono pubblicizzati per essere simili al seno materno. La punta della tettarella gli arriva così a metà della bocca e la lingua, di conseguenza, non viene estesa, ma viene tenuta dentro il bordo gengivale. Il movimento della bocca diviene quindi un semplice “apri e chiudi” che serve al bambino per comprimere la tettarella del biberon e far fluire il latte nella sua bocca! E’ facile comprendere che questo movimento, se replicato al seno,  è completamente inefficace per estrarre il latte e può risultare molto doloroso per la mamma.
Le tettarelle dei biberon, inoltre, non sono morbide come il seno della mamma, quindi il bambino rischierà di abituarsi ad uno stimolo molto più forte in bocca.

Spesso un bambino confuso dal biberon non riuscirà a riconoscere il seno – perché non è abbastanza rigido- e non riuscirà ad attaccarsi. Nel caso lo facesse, potrebbe non scattare in lui il riflesso di suzione che gli permetterebbe di cominciare a poppare efficacemente. Molti bambini, invece, anche se riuscissero ad attaccarsi e a poppare, non riusciranno a farlo efficacemente, non drenando a sufficienza il seno, con conseguenze sul seno della mamma e sull’accrescimento.
E’ da considerare anche che alcuni bambini potrebbero rifiutare il biberon: questo oggetto, completamente diverso dal seno, da cui esce latte della mamma, può infatti per loro rappresentare un mezzo di somministrazione totalmente incoerente o addirittura allarmante!

Come si può dare il latte materno al bambino senza usare il biberon?

Per i motivi illustrati, nel caso in cui il bambino sia molto piccolo e la mamma debba assentarsi per lavoro, si preferisce, per salvare la possibilità di continuare ad allattare, usare dei metodi che non confondano la suzione del bambino.

Il bicchierino

Il bicchierino è certamente un modo di somministrazione economico, di facile reperibilità e di facilissima pulizia. Non confonde la suzione del bambino né lo abitua ad uno stimolo troppo forte in bocca tale da compromettere l’innesco del riflesso di suzione. L’alimentazione col bicchierino avviene utilizzando infatti un piccolo bicchierino, possibilmente con i bordi leggermente arrotondati, ad esempio un bicchierino di vetro come quelli da liquore; se si preferisce, tuttavia, esistono in commercio dei bicchierini appositi con un bordo arrotondato e sporgente.

Per effettuare la somministrazione con questo sistema è ovviamente importante che il bambino venga tenuto in grembo in una posizione la più verticale possibile, avvolto in un lenzuolino o una copertina, per evitare che, con i movimenti delle mani e delle braccia, colpisca il bicchierino, rovesciandone il contenuto.

Il bicchierino dovrebbe essere riempito per circa 2/3 di latte materno tiepido e dovrebbe essere appoggiato al labbro e alla gengiva inferiore del bimbo, inclinandolo in modo che il latte sfiori il bordo. Si può eventualmente bagnare leggermente le labbra del bambino con un po’ di latte, per incoraggiarlo a sorbirlo dalla tazza, ma è importante non versare il latte direttamente in bocca. Il bambino leccherà così il latte, bevendolo senza alcuna fatica.

L’unico svantaggio del bicchierino può essere la scomodità di riempirlo ripetutamente, soprattutto quando è necessario somministrare grosse quantità di integrazioni. Per questo motivo, esiste in commercio un dispositivo che funziona con lo stesso principio: è una specie di biberon che, al posto della tettarella ha una coppetta di silicone provvista di valvola. Premendo fra le dita questa valvola, si riempie la coppetta, simile ad un profondo cucchiaio. L’utilizzo è lo stesso del bicchierino, ma non ha lo svantaggio di dover essere continuamente riempito.

Scegliere il biberon più adatto

Se si desidera invece usare comunque il biberon, sarebbe meglio sapere come usarlo e quale scegliere, per causare meno danni possibili all’allattamento. Sono da evitare i biberon con una tettarella con una base molto larga e la punta corta e stretta, proprio come quelli  solitamente pubblicizzati per “essere simili al seno materno”, perché i bambini tendono a prendere solo la punta della tettarella, tenendo la bocca molto chiusa e la lingua retratta, dato che la tettarella gli arriva solo a metà della bocca. Meglio evitare anche le tettarelle troppo rigide, che abituano il bambino ad una stimolazione troppo forte in bocca.
E’ dunque preferibile scegliere un biberon del tipo “classico”, con una tettarella morbida di larghezza media e con la punta lunga.

I fori sulla punta devono essere di dimensioni tali che il bambino riesca a svuotare il biberon in circa 15/20 minuti; il flusso deve essere, perciò, piuttosto lento, in modo che il bambino riesca a gestire meglio l’apporto di latte che desidera senza subirne passivamente una quantità superiore a quella effettivamente necessaria a riempire il suo stomaco.

Posizione del bambino quando poppa dal biberon

E’ importante tenere il bambino più verticale possibile, come se fosse seduto, e il biberon in posizione orizzontale, inclinandolo in alto, man mano che si svuota, solo quel poco che serve per riempire la tettarella di latte, evitando che il bambino butti la testa all’indietro.
La modalità meno confondente dell’uso del biberon è proprio quella che riproduce la suzione al seno, che abbiamo considerato sopra: si introduce la tettarella del biberon completamente in bocca al bambino, in modo che le sue labbra sfiorino la ghiera e la punta della tettarella possa raggiungere il fondo della bocca, tra la congiunzione fra il palato duro e quello molle. In questo modo si cerca di imitare la posizione in cui si trova il capezzolo durante l’allattamento.

E’ importante osservare il bambino per cogliere ogni segnale di stress: occhi sgranati o accigliati, bere senza respirare o, peggio, diventare cianotico, il bere con troppa avidità.

Per i bambini più grandini

Quanto abbiamo visto fin’ora non è però necessario per i bambini più grandicelli: essi non hanno generalmente bisogno di usare accorgimenti particolari, non incorrendo più nel rischio di confusione, ma soprattutto essendo molti di loro in grado di gestire una tazza o un bicchiere normali. Non è il caso per loro di usare strumenti particolari o costosi: il biberon non è un passaggio obbligato per il bambino allattato.

Alcune mamme, inoltre, quando il bimbo è pronto per i cibi solidi, se lo ritengono utile, possono utilizzare il latte tirato per la colazione, accompagnato dai biscotti preferiti, oppure per preparare purè, semolini o altri piatti graditi al bimbo.

Alcuni bambini, poi, pur avendo a disposizione il latte della mamma con un sistema di somministrazione adeguato, dato da una persona conosciuta ed amorevole e nonostante tutti gli accorgimenti possibili, potrebbero tendere a rifiutare il latte tirato ed attendere il ritorno della mamma. Essi potrebbero mettersi a dormire a lungo, proprio all’orario in cui di solito, avendo a disposizione la mamma, avrebbero poppato o, comunque, non dimostrarsi interessati a nutrirsi. In questi casi la mamma, appena ritorna in casa, viene impegnata in una poppata molto più lunga del solito.

 

Credo che in conclusione possa essere utile ricordare anche questo aspetto, perché ritengo che il suggerimento finale sia comunque quello di organizzarsi per bene mantenendo però sempre un margine di manovra per aggiustare la gestione della situazione, in base alla reazione del piccolo. Solo vivendo i primi giorni di lontananza si potrà verificare effettivamente cosa succede e quindi capire cosa funziona e cosa invece è da modificare.

Rita Perduca
IBCLC – Pavia
389 4510536
ritaperduca@allattamentoibclc.it
www.allattamentoibclc.it

Articolo tratto dal sito genitorichannel.it

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Ritorno a lavorare: devo lasciare il latte per il mio bambino

Ritornerò a lavorare a tempo pieno quando il mio bambino avrà solo sei settimane. Di quanto latte al giorno avrà bisogno?

Jan Ellen Brown risponde:

Intanto complimenti per la tua previdenza e per il tuo impegno nell’allattamento al seno, pensando già da ora ai problemi che dovrai affrontare col ritorno al lavoro. Come Consulente de LLL e Consulente professionale per l’allattamento al seno, ho aiutato molte donne a conciliare l’allattamento al seno con il proprio impiego.

Il permesso di maternità di sei settimane accelera spesso il bisogno di introdurre il biberon e di costituirsi le proprie riserve di latte, ma con un po’ di riflessione e flessibilità si può continuare ad allattare al seno fino a quando lo si desidera. La realtà italiana è spesso divers; nella maggior parte dei casi, la mamma rimane per meno ore consecutive lontana dal figlio e rientra ala lavoro nonprima dei tre mesi. Di conseguenza è ancora più evidente come ogni donna si debba regolare in base alla propria situazione personale.

Se si rimane separate dal proprio figlio di sei settimane per sette-nove ore al giorno, è consigliabile pianificare le cose per diverse poppate. L’ideale sarebbe ovviamente allattare immediatamente prima di uscire di casa e subito dopo il ritorno dal lavoro. Il bimbo avrà probabilmente bisogno di essere nutrito tre o quattro volte durante l’assenza della mamma. Ma poiché ogni bambino è diverso, solo dopo una o due settimane si avranno le idee più chiare su come organizzare gli orari delle poppate.

Un bambino di sei settimane ha bisogno dai 60 ai 120 grammi di latte a poppata: sarà la persona che alimenta il bimbo che valuterà la quantità esatta che lo soddisfa. All’inizio, ogni porzione di latte non deve superare i 120 grammi. Si possono tenere a disposizione nel freezer un paio di piccoli “spuntini” contenenti dai 30 ai 60 grammi di latte, per quando il bimbo dimostra di avere ancora fame. A mano a mano che il bimbo cresce e attraversa i vari “scatti di crescita”, si può aumentare la quantità di latte oppure aumentare il numero di “spuntini”.

Per costituirsi le riserve di latte, bisogna diventare esperte nell’estrarlo. Molte mamme hanno trovato che la maniera più facile e veloce di farlo fosse quella di affittare un tiralatte elettrico ad attacco doppio. Se non ci si può permettere questo kit o non è disponibile, si può provare con un tiralatte a pile o con la spremitura manuale. Indipendentemente dal metodo usato, si deve iniziare a togliersi e a congelare il latte quando il bimbo ha circa tre settimane. Il momento in cui si riesce ad estrarre più latte è spesso quello del risveglio, perché si è più riposate. Spremere il latte un’ora o due dopo la prima poppata della mattina aiuta ad assicurarci che le esigenze del bimbo saranno state soddisfatte. Alcune madri si tolgono il latte dopo ogni poppata, raccogliendo il latte da più poppate in sacchettini di 60-120 gr. Un altro sistema è quello di spremere un seno mentre il bimbo sta poppando dall’altro, per approfittare del riflesso che facilita l’uscita del latte anche dal seno non direttamente stimolato.

L’ideale sarebbe riuscire, nelle prime tre settimane, a conoscere il proprio piccolo e a produrre una quantità adeguata di latte per le sue poppate al seno. Valutando un ritorno al lavoro quando il bimbo ha sei settimane, un mamma può considerare l’idea dell’introduzione del biberon alla terza o alla quarta settimana. Di solito è preferibile che sia già un’altra persona ad offrirlo al bimbo. Non bisogna dimenticare di estrarsi il latte durante queste “sessioni di prova” e di congelarlo per dopo!

Qualche altro suggerimento per ottimizzare il vostro ritorno al lavoro:

Un giorno di “prova generale” che simuli il vostro orario di lavoro può aiutare a risolvere ogni intoppo nel vostro schema di lavoro, o a farvene formulare uno! Programmate un appuntamento dal dentista, dal dottore o dall’estetista, o ritornate al vostro posto di lavoro e familiarizzate con ogni cambiamento che si è verificato durante la vostra assenza. Programmate di tirarvi il latte durante questo periodo, al momento della poppata persa e aggiungetelo alle vostre riserve.

Ritornate a lavorare part-time per la prima settimana oppure cominciate di giovedì o di venerdì. Cominciate subito a cercare chi si occuperà del piccolo, assicurandovi che sia una persona che capisca in pieno le vostre esigenze di mamma e bimbo ancora uniti dall’allattamento al seno.

Una mamma espone la sua esperienza:

Sono ritornata al lavoro quando il mio primo bimbo, Carter, aveva sette settimane. Quando mi toglievo il latte per qualunque motivo, lo mettevo da parte. Molte mamme attraversano nelle prime settimane degli ingorghi mammari e si tolgono il latte per avere sollievo… Bisogna approfittare di questi surplus e congelali per usarli in seguito! Per il resto il miglior impiego del tempo nelle primissime settimane è quello di imparare a conoscere il piccolo e di riposare.

Le prime volte che ho provato a togliermi il latte, fui delusa dal fatto che non riuscivo ad ottenerne neanche 50 grammi. Cominciai a farmi prendere dal panico. Ma non era affatto il caso! Trenta, sessanta grammi al giorno per due settimane bastano per alimentare il bambino nei suoi primissimi giorni.
Ho sempre etichettato il latte con la data e con i grammi, quindi davo istruzioni alla baby-sitter di usare sempre il latte con la data più vecchia.
Se si tratta di lavoro part-time, per un paio di giorni può servire provare a simulare un giorno di spremitura, annotando gli orari in cui si presenta la sensazione naturale del rilascio del latte (riflesso di emissione). Per me questi tempi sono stati facilmente prevedibili, così fui in grado di organizzarmi in modo da essere libera. Questo ha reso la spremitura del latte più veloce e meno stressante, visto che la quantità di latte era abbondante.

Quando sentivo arrivare il riflesso di emissione, afferravo il mio tiralatte e correvo in bagno. Altre volte, lo confesso, chiudevo a chiave la porta e mi toglievo il latte durante lunghissime telefonate: una volta, qualcuno mi chiese “Cos’è questo ronzìo?” e io risposi, in buona fede: “Stanno facendo dei lavori fuori, per strada”, rendendomi poi conto che invece era il mio tiralatte!

Non bisogna dimenticare di togliersi il latte durante i fine settimana. Anche se ne esce solo un centinaio di grammi in tutto perché il bambino è sempre attaccato per riequilibrare il bisogno di “mamma”, saranno già a disposizione per la settimana seguente. Per quanto mi riguarda, notavo che il venerdì non ottenevo le stesse quantità dei quattro giorni precedenti, ma potendo rimettermi in pari nel fine settimana riuscivo a contenere il mio livello di stress. Al contrario, la produzione del lunedì era più che abbondante, in modo da poter ottenere anche uno “spuntino” in più.

Fonte: La Leche Laeague

Lavoro e allattamento al seno

Di Claude Didierjean Joveau.
tratto da “Allaiter ajourd’hui”, bollettino de La Leche League Francia, n. 22 di gennaio-febbraio marzo 1995
traduzione di Silvia Colombini

Il lavoro delle donne non è un fenomeno nuovo. In ogni epoca, le donne hanno svolto vari compiti in aggiunta al loro lavoro domestico (sia occuparsi della casa che dei bambini). Ma questi compiti si svolgevano generalmente a domicilio o non lontano da casa (lavoro dei campi). In questi casi il bambino poteva rimanere con sua madre e il lavoro1 di questa non era un ostacolo all’allattamento2.

Il problema è cominciato a porsi quando, in massa, le donne sono diventate lavoratrici stipendiate e il loro lavoro implicava un’assenza prolungata da casa (orario di lavoro e tempo di trasporto spesso molto lunghi). Ed è innegabile che il lavoro delle donne all’esterno è stato uno dei fattori scatenanti per l’abbandono della pratica dell’allattamento materno nel corso del XX° secolo.

Cosa ne è oggi?

Paradossalmente, tutti gli studi statistici recenti fatti nei paesi industrializzati mettono in evidenza che l’allattamento al seno è più frequente nelle donne che hanno fatto studi superiori o che esercitano una professione.

Purtroppo, la maggior parte di queste donne svezzano i loro bambini al momento della ripresa del lavoro. É una necessità indispensabile? Assolutamente no. L’esperienza ci dimostra che è possibile continuare ad allattare pur lavorando, per il beneficio della madre e del bambino.

Riconosciamo che si tratta di un’idea che va a scontrarsi con la mentalità dominante da noi: qui, qualsiasi donna che va dal medico con il suo bambino di un mese e gli annuncia che deve riprendere il lavoro uno o due mesi dopo, si vede immediatamente proporre un “piano di svezzamento” in modo che il bambino sia completamente alimentato al biberon al momento della ripresa del lavoro. Si capisce che in queste condizioni molte donne, anche se sono convinte dei benefici dell’allattamento3 al seno, rinunciano totalmente ad esso. A cosa serve impegnarsi in questa avventura se è per interromperla poco tempo dopo, aggiungendo alla difficoltà della separazione madre-figlio quella di uno svezzamento precoce? Tanto più che tutte le piccole difficoltà che possono venir fuori nel corso di un allattamento si concentrano nei primi 2-3 mesi. Non c’è da stupirsi se, dopo tutto questo, per molte donne l’allattamento al seno è stato soltanto un susseguirsi di problemi, se non peggio.

L’unico modo per uscire da questa situazione è proprio interrompere questa equazione fatale: ripresa del lavoro = svezzamento definitivo del bambino dal seno.

Bisogna che si sappia, a cominciare dai medici, che continuare ad allattare al seno lavorando non è un’impresa sovrumana riservata a delle super-donne, né alle stranezze di qualcuna. Il giorno in cui questo farà parte della cultura attuale, si può sperare che l’allattamento materno sbocci e vada oltre i 2-3 mesi scontati per la maggior parte dei bambini.

Perché farlo?

Tutte le ragioni che hanno fatto preferire l’allattamento materno alla nascita, sono sempre valide quando il bambino ha 3 o 6 mesi. Il latte materno rimane l’alimento più adatto al bambino: miglior digeribilità, miglior protezione contro i rischi allergici e contro le infezioni recidive della laringe e dell’orecchio. Sapete che, nei paesi Scandinavi, i pediatri dosano gli IgE4 nel sangue del cordone ombelicale alla nascita? Nel caso in cui i valori sono alti si prendono misure preventive prolungate tra le quali l’allattamento materno esclusivo fino all’età di 6 mesi (Dott. Reinert, capo del servizio pediatrico del CHIC di Greitel).

Per un bambino che dovrà essere affidato durante l’orario del lavoro della madre in genere fuori di casa sua (sia al nido sia presso una baby sitter) e si troverà quindi in contatto con molti germi nuovi, gli anticorpi trasmessi dal latte materno possono creare una grande differenza.

I benefìci psicologici sono anch’essi molto importanti; ed è su questi soprattutto che insistono le donne che hanno vissuto quest’esperienza. Separazione addolcita per il bambino e per la madre, minima gelosia tra la madre e la baby-sitter, gioia nel ritrovarsi e ciucciare, sicurezza data da questo legame salvaguardato, tutte trovano all’incirca le stesse parole per descrivere i loro sentimenti.

Una mamma racconta: “Quando tornavo dal lavoro, era festa, ci accoccolavamo tutti e due nel letto, la bimba succhiava e recuperavamo il tempo della separazione in un meraviglioso momento di tenerezza.” E un’altra: “Mi è stato meno difficile lasciare mia figlia al nido la mattina, sapendo che c’era qualcosa di me nel suo corpo”.

Come farlo?

Il vero segreto della riuscita è semplicemente … sapere che è possibile, che non si tratta di una “performance” riservata a poche “strane” e masochiste, ma di una possibilità reale per tutte le donne che lo desiderano. É naturalmente importante per la madre essere sostenuta da chi le sta intorno: in primo luogo il padre del bambino, poi il proprio medico, e il supporto di altre donne che hanno vissuto o che stanno vivendo la stessa esperienza5.

Due piccoli “segreti” permettono anche di avere tutte le probabilità dalla propria parte; sono molto semplici ma possono sembrare insoliti perché si scontrano con molti consigli ricevuti.

La prima cosa è continuare ad allattare completamente fino alla ripresa del lavoro senza preoccuparsi se il bambino rifiuta il biberon o il cucchiaio: lo accetterà dalla persona che si prenderà cura di lui, perchè ne capirà allora la necessità e l’utilità. Ci eviteremo così non poche angosce e conflitti che possono portarci ad un vero e proprio “tour de force”, e avremo più garanzie che l’allattamento, ben avviato, non si esaurisca.

La seconda cosa è, dopo la ripresa del lavoro, continuare ad allattare a richiesta appena si ha il bambino con sè (mattino, sera, notte, ferie, vacanze). Il bambino non ha bisogno di avere lo stesso ritmo che ha al nido o con la baby sitter, quando è a casa con voi. Di fatto questo lo aiuterà a distinguere bene tra “quando sono con la mamma e posso ciucciare” e “quando la mamma non c’è e non posso ciucciare”.

In più, questo permetterà di mantenere un certo numero di poppate e quindi una buona quantità di latte.

Le paure più frequenti.

La prima riguarda la “perdità del latte”. É evidente che se il bambino ciuccia meno, la madre avrà meno latte. Da lì l’interesse a mantenere il più gran numero di poppate possibili quando si è con il bambino. Da lì anche l’interesse – quando è la madre a sceglierlo – a tirarsi il latte. Ma in ogni caso, il latte non si perderà come per incanto: finché il bambino succhia ci sarà latte, anche se in quantità inferiore.

La seconda paura è la stanchezza: spesso chi sta intorno alla madre farà pressione imputando sistematicamente la stanchezza all’allattamento. É vero che stanca avere un lavoro fuori casa e un bambino piccolo, ma continuare ad allattare non aumenterà questa stanchezza, al contrario… come diceva una madre: “Non è certo sempre facile, ma l’allattamento ci porta ad avere uno sguardo diverso sui compiti che si hanno, o che si crede di avere, e a riconoscere le priorità. É vero, bisogna organizzarsi per risparmiarsi al massimo gli altri compiti, ma è una tale gioia allattare un bambino che questo cancella tutto il resto e mette le ali!”

E poi questo ci evita di preparare qualcosa apposta per il bambino quando si rientra a casa!

Un timore frequente sono gli ingorghi e le perdite di latte sui vestiti. Questo può effettivamte accadere i primi giorni, e la madre dovrà fare attenzione ad alleviare la tensione eventuale dei seni tirandosi un po’ di latte. Ma molto in fretta, e in modo quasi miracoloso per chi non l’ha vissuto, i seni si adatteranno a questo nuovo ritmo. Un ultimo trucco per evitare le “fuoriuscite”: generalmente basta premere forte sui seni (p.es. incrociando le braccia) appena si comincia a sentire il formicolio, per impedire al latte di colare.

In conclusione

É evidente che più le circostanze sono favorevoli, più sarà facile conciliare lavoro e allattamento: per esempio, se la madre può rientrare quando il bambino è più grande, o se lo può portare sul luogo di lavoro. Ed è chiaro che anche le disposizioni legislative come maternità prolungata, possibilità del part-time, degli orari flessibili, dei nidi sul luogo di lavoro, migliorerebbero enormemente la situazione.

Ma il messaggio da far passare è che anche in circostanze meno favorevoli, è possibile continuare l’allattamento. Ci sono donne che l’hanno fatto, come per esempio P. che ha ripreso il suo lavoro di ostetrica (con gli orari che questo implica) quando il suo bambino aveva 3 mesi. Allora sempre più donne potranno dire come questa madre : “Non è stancante, al contrario mi aiuta a sopportare queste separazioni perché so che lui ed io abbiamo questo nostro piccolo giardino, questa relazione privilegiata che neanche l’assenza può offuscare.”

Note:

1. Per comodità, utilizziamo la parola “lavoro” nel senso di lavoro all’esterno della casa. Lungi da noi l’idea che le donne a casa non lavorano!

2. É ancora il caso di numerosi paesi del terzo mondo, dove le donne si spostano per lavoro (nei campi, artigianato, commercio) tenendo il bambino con sé.

3. E non c’è dubbio che sono in molti ad esserne convinte. Negli Stati Uniti, uno studio recente del ministero della Sanità, ha rilevato che anche le donne che allattano con il biberon ammettono la superiorità dell’allattamento materno.

4. Le immunoglobuline E sono degli anticorpi che, se trovate in un tasso superiore alla norma, segnalano uno stato o un terreno allergico.

5. É a questo scopo che, in alcune località, La Leche League organizza riunioni specifiche per le donne che lavorano.

Fonte: la Leche League

http://www.llli.org/lang/ital/italmamma45.96.2.html