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Laboratorio di autosvezzamento: le nostre ricette

Vi riportiamo, come consueto, le ricette che abbiamo utlizzato e preparato insieme nel nostro ultimo “laboratorio” sullo svezzamento del 15 novembre scorso! Come avrete notato non sono certo ricette difficili,  laboriose o di alta cucina, ma il risultato alla fine è appagante 🙂

Quindi….buon divertimento e buon appetito!!!

Vellutata di zucca

Ingredienti:

  • 200 g di Patate
  • 1 L di Brodo vegetale
  • 2 Cipolle
  • Pepe macinato q.b.
  • Sale q.b.
  • 2 cucchiai d’Olio extravergine di oliva
  • 5-6 foglie di Basilico
  • 1 ciuffo di Prezzemolo
  • 1 rametto di Maggiorana
  • 2-3 foglie di Salvia
  • 1 rametto di Timo
  • 1/4 di cucchiaino di Cannella in polvere
  • 600 g di Zucca di polpa pulita

 

Dopo avere tolto la buccia e i semi, tagliate la polpa di zucca a pezzetti, sbucciate le patate e tagliate anch’esse a quadratini. Mondate le cipolle, tritatele finemente e ponetele a soffriggere in una pentola con l’olio d’oliva.

Aggiungete i pezzetti di polpa di zucca e le patate, e mescolando, lasciatele ammorbidire. Aggiungete a poco a poco, quando serve, il brodo vegetale, poi legate le erbe aromatiche in un mazzetto ed unitele agli altri ingredienti; sempre aggiungendo il brodo quando serve, lasciate cuocere il tutto per circa 25-30 minuti a fuoco dolce. Trascorso il tempo necessario, togliete il mazzetto di erbe e passate la crema al frullatore (o minipimer); e aggiustate di sale, una volta ottenuta la consistenza desiderata e aggiungete del pepe macinato fresco (fcoltativo, ovviamente), un pizzico di cannella in polvere e un filo di olio extravergine d’oliva. Se volete potete servire la crema calda, accompagnata da un’abbondante spolverata di Parmigiano Reggiano e crostini di pane tostato.

Per la preparazione dei crostini: tagliare a cubetti del pane del tipo casereccio, disporre i cubetti in una pirofila foderata con carta doa forno; spennellare olio extravergine di oliva sul pane. Infornare a 180°C per circa 10 minuti, poi spolve

 

Sformato di verdure

Ingredienti:

  • 500g di verdure (a scelta, noi abbiamo usato in dosi miste: cavolo nero, broccolo, carote e piselli)
  • 2 patate
  • 1 uovo
  • 100 g di parmigiano reggiano
  • Sale q.b.

Cuocere le verdure e le patate sbucciate a vapore. Frullare tutto e unire uova e formaggio.

Stendere il composto in una pirofila ed infornare a 180°C per la doratura.

 

Dolce al bicchiere con castagne

Ingredienti:

  • 300 g di castagne secche
  • 500 g di ricotta
  • Latte q.b.
  • 50-70g di zucchero di canna
  • Cacao o cioccolato fondente
  • Buccia di limone o succo d’arancia
  • Biscotti secchi (amarettu) q.b.

 

Cuocere le castagne precedentemente ammollate e grattuggiarla con grattugia a fori larghi, unire la buccia o il succo d’arancia e lasciare intiepidire. Aggiungere il cioccolato tritato ed eventualmente un pò di zucchero di canna.

Nel frattempo lavorare la ricotta con un po’ di la tte (per renderla soffice), unire lo zucchero e gli amaretti tritati (schiacciati con le dita).

Collocare nel fondo del bicchiere un po’ di polpa di castagne. Aggiungere la crema di ricotta e  e spolverare con cacao o cioccolato fondente e un pò di amaretti.

 

Prossimo incontro Mums4Mums: SVEZZAMENTO: PICCOLO LABORATORIO DI RICETTE PER TUTTA LA FAMIGLIA

Il prossimo incontro di Mums4Mums si terrà il 24 maggio alle 15.30, presso il Filos di Sant’Ilario d’Enza.

Ci incontriamo il sabato pomeriggio per preparare insieme alcune ricette facili, ma buone, sane ed adatte a tutta la famiglia, dai 6mesi ai 100 anni!!!!!!!!! Si tratta di un incontro completamente gratuito, dove poter approfondire aspetti riguardanti l’alimentazione dei nostri bambini!!!

Non mancate!!!!

Alleghiamo il volantino dell’evento!

volantino Maggio 20014

Autosvezzamento: ricette per tutta la famiglia

Con un grosso ritardo, ma pubblichiamo anche sul blog il resoconto dell’ultimo laboratorio sullo svezzamento, che si è tenuto il 16 novembre 2013!

E’ stato un bellissimo incontro, dove anche i bambini si sono potuti cimentare nella preparazione dei piatti! Come sempre, abbiamo proposto ricette veramente semplici, ma gustose ed adatte a tutti i componenti della famiglia, dai 6 mesi in poi!!!

prepariamo la torta!

prepariamo la torta!

Crocchette di pesce: tutti all'opera!

Crocchette di pesce: tutti all’opera!

Crocchette di pesce..tutti all'opera!!!!

Crocchette di pesce..tutti all’opera!!!!

Crema di zucca ai profumi dell'orto con crostini :-)

Crema di zucca ai profumi dell’orto con crostini 🙂

Torta di ricotta.....non perfetta, ma buonissima

Torta di ricotta…..non perfetta, ma buonissima

Un grazie a tutti quelli che hanno partecipato, cuochi compresi!!!

Ovviamente alleghiamo anche le ricette! Mi raccomando, provatele e…..buon appetito!!!

RicetteMums4Mums013

Divezzamento: anche senza omogenizzati si può?

Fintanto che il bambino si nutre del latte di mamma nessun problema, ma quando arriva il momento di introdurre i primi cibi solidi e passare così a un’alimentazione “da grandi” sorgono i primi dubbi e le prime ansie.

Quando è il momento migliore per procedere al divezzamento? Con quali alimenti incominciare? Quali ricette proporre ai bambini che incominciano a nutrirsi come il resto della famiglia?

http://www.bambinonaturale.it/ricette-per-bambini/

foto

IO MANGIO COME VOI

Vi segnaliamo un’interessate iniziativa di un gruppo di ricercatori dell’Unità per la Ricerca nei Servizi Sanitari dell’IRCCS Burlo Garofolo, ospedale per la salute della donna e del bambino di Trieste.

“Io mangio come voi” è un bellissimo libricino, distribuito gratuitamente, in tutta Italia, a chi ne fa richiesta, con 60 semplici ricette per far conoscere i sapori della nostra tavola fin dai 6 mesi di età.

Nell’ultima di copertina si legge:

“Polenta e baccalà a 6 mesi? Perchè no. Non una porzione da taglialegna, ovviamente, ma un assaggio a misura di bambino.

Introdurre nell’alimentazione del piccolo nuovi cibi, mentre si continua a dargli il latte, non deve essere un inferno.

Questo libro sarà un successo se contribuirà a rendere felici bimbi e genitori, facendo del momento del pasto un’occasione per gustare insieme sane e deliziose ricette”

Possiamo dire che titoli come

  • Baccalà alla vicentina di nonna Rita
  • Pasta al finocchio e curry di Adriano
  • Sogliola all’arancia

hanno decisamente stuzzicato e soddisfatto l’appetito di tutta la nostra famiglia.

Consigliamo a tutti di richiedere questo volumetto che si ritaglierà un posticino speciale tra i ricettari di casa.

Per richiedere il testo (ne sono disponibili circa 1000 copie) è sufficiente inviare una mail a cooperazione@burlo.trieste.it comunicando l’indirizzo dove desiderate ricevere il libro.

Ringraziamo di cuore il gruppo di ricerca del Burlo Garofalo che ha avuto l’idea di questa bella iniziativa.

ALIMENTAZIONE COMPLEMENTARE A RICHIESTA (o AUTOSVEZZAMENTO)

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Documento sull’autosvezzamento per genitori e/o pediatri

by Gloria

Qualche mese fa è entrata in contatto con noi una pediatra, la Dottoressa Manuela Musetti, chiedendoci di poter usare alcuni nostri testi per redigere un documento riguardo l’autosvezzamento da dare ai genitori dei suoi pazienti. Ben felici, abbiamo detto un grande SÌ!

   

6 consigli se tuo figlio non ti mangia

Abbiamo già detto che insistere per far mangiare un bambino è un controsenso; se va bene, non serve a niente, ma se va male può causare danni a lungo termine nel rapporto che il bambino ha con il cibo e in quello tra il bambino stesso e il genitore.

“Ma forse ci sono casi in cui va bene insistere per far mangiare un bambino”, si starà forse chiedendo il lettore casuale approdato qui grazie a Google; rimandando tale lettore all’articolo dedicato, rispondo con un laconico“NO”.

Tuttavia noi genitori siamo esseri umani e come tali non siamo perfetti, per cui se ci sembra che nostro figlio mangi poco ci facciamo prendere dall’ansia, anche se solo per un istante. Come fare per controllare meglio le nostre apprensioni da cibo? (a questo punto viene spontanea la domanda… ma non saranno i genitori ad avere un problema con il cibo più che i bambini?).

Oggi vediamo alcune semplici tecniche per aiutare i genitori ad allentare la presa.

1) Scopriamo quanto mangia veramente

Si fa presto a dire che un bambino non mangia, ma prima di lanciarci con pranzi e cene interminabili fino a che il piatto non è pulito, cure ingrassanti e visite specialistiche bisogna scoprire cosa e quanto mangia effettivamente il bambino “sotto esame”.Scriviamo ASSOLUTAMENTE TUTTO quello che ingerisce nell’arco di qualche giorno e facciamo due conti per vedere se è vero che non si nutre abbastanza. Emblematico è un articolo di UPPA che si occupa proprio di tutto ciò e dove si leggiamo di Marco, un bambino di tre anni che a sentire la madre disperata “non” mangia. Il medico comincia a farle domande e così scopriamo che Marco la mattina prende una tazza di latte con sei biscotti e la sera, una volta a letto e in dormiveglia, un biberon con altri sei. A tutto ciò si aggiungono una merendina preconfezionata e una fetta di pizza bianca. Così facendo il bambino ha già assunto il 75% – 80% del fabbisogno di calorie giornaliero fuori dai pasti e il resto lo assume spizzicando all’ora dei pasti. Di certo questo non è un bambino che non mangia, ma è un bambino che non mangia bene. Tuttavia la madre, che non lo vedeva mai mangiare a tavola, era convinta che “non mangiasse”. L’articolo così conclude:

La salute e la crescita di Marco non corrono alcun rischio; quella che potrebbe soffrire, se mai, è la sua educazione.

2) Facciamo porzioni più piccole

È fondamentale che la richiesta di cibo arrivi da parte del bambino, per cui se riempiamo i piatti con la quantità di cibo che secondo noi dovrebbe mangiare, di sicuro già sbagliamo. Quando la tendenza è di non finire quello che c’è nel piatto, al pasto successivo dimezziamo la porzione e continuiamo a rimpicciolirla fino a che non si determina una quantità di cibo che il bambino finisce di buon grado e che magari fa sì che ne chieda di più. Dopo tutto se cucini per un adulto sai più o meno quanto mangerà e così servirai una quantità di cibo corrispondente alle sue aspettative e non alle tue. Perché dovrebbe essere diverso se abbiamo davanti un bambino?

3) Facciamoli servire da soli

Quando possibile è sempre una buona idea mettere a tavola un piatto da portata e lasciar servire i commensali da soli, così piccoli e grandi metteranno nel piatto quello che intendono mangiare. Chiaramente i più piccolini troveranno difficile regolarsi all’inizio e magari tenderanno a esagerare, ma per lo meno si sentiranno maggiormente in controllo. Per evitare che il piatto si riempa troppo possiamo sempre far usare loro delle posate da portata più piccole o se li serviamo noi gli potremo chiedere quanto ne vogliono, cominciando sempre con piccole quantità.

4) Offriamo scelta (anche se solo apparente)

Chiaramente questo non va inteso nel senso che se al bambino non va una cosa gliene diamo un’altra che andremo a cucinare appositamente. Mi riferisco sempre alle cose che si trovano normalmente sulla tavola o a una scelta fatta prima o durante la preparazione del pasto.
Ad esempio al momento di cucinare possiamo chiedere: “preferisci i fusilli o le conchiglie?” o “meglio gli spinaci o i piselli?”. Questo chiaramente è difficile da mettere in atto con un bambino di 6 mesi, ma già a 12, ad esempio, provate a mettergli davanti i due oggetti: potrà scegliere lui indicando il suo peferito.
A tavola metteremo tutta una serie di cibi che il bambino potrà mangiare senza problemi e, soprattutto, senza pressioni. Se poi il piccolo sta attraversando una fase durante la quale mangia solo verdure (sì, credetemi… capita:) ) o solo carne o solo pasta, ricordiamoci di prenderne nota e vedremo che a medio termine la dieta non sarà così monotona come potrebbe apparire a noi.
Se invece gli mettiamo davanti una pappa (per quanto sana, buona e piena di nutrienti) o un cibo fatto apposta per lui senza interpellarlo in alcun modo, ci mettiamo da soli in un vicolo cieco.

5) Usiamo piatti (più) piccoli.

Anche l’occhio (dei genitori) gioca la sua parte. Al bambino non credo importerà più di tanto, ma il genitore ansioso vedrà un piattino pieno invece di uno grande semivuoto e si sentirà già meglio.
Lo so che è irrazionale, ma è fuor di dubbio che un piatto grande ti porta a riempirlo con troppo cibo.

6) Cambiamo modo di pensare

Il genitore DEVE cambiare modo di pensare e ricordarsi che è meglio un fusillo mangiato di propria spontanea volontà che un piatto mangiato per forza.Facciamo sempre partire la richiesta dal bambino: le tabelle, i consigli non desiderati, i trucchi e gli inganni lasciamoli agli altri. Bisogna dar fiducia ai propri figli e ricordarsi che non si lasciano morire di fame. Non dimentichiamo mai che i bambini non vogliono farci un dispetto non mangiando; loro fanno semplicemente quello che ritengono più giusto al momento. Lottare perché loro facciano quello che vogliamo noi è una battaglia persa in partenza e prima ce ne rendiamo conto, meglio sarà. Il genitore deve cambiare approccio, NON il bambino.

Articolo tratto da:

http://www.autosvezzamento.it/6-consigli-se-tuo-figlio-non-ti-mangia-2/

Svezzamento o autosvezzamento? Ovvero, “Perché dottore non mi svezza il bambino come si è sempre fatto?”

“Curiosando” in internet alla ricerca di qualche docuemnto interessante su svezzamento/autosvezzamento mi sono imbattuta in questo pezzo scritto da un pediatra di Napoli, Dr Raffaele D’Errico, che mi è sembrato scritto in modo molto inteliggente e chiaro! Buona Lettura!

http://www.pediatric.it/svezzamento.htm

La domanda del sottotitolo è eloquente: “Perché dottore non mi svezza il bambino come si è sempre fatto?”

Dice tutta l’incredulità dei genitori dinanzi ad una proposta che sembra dell’altro mondo.

Eppure, non è vero che si è sempre fatto così!

Come svezzo i bambini? E’ molto semplice: rispetto i loro tempi, i loro gusti, il loro grado di sviluppo, anche i loro genitori e dico: “Sedetelo a tavola con voi e fategli assaggiare quello che vuole.”

Idee balorde di un pediatra sui-generis? Un mio personale pensiero?


Cominciamo con abbandonare il pensiero che lo svezzamento sia un tutto o niente.

Un tempo si diceva: “Bene! Ecco, da oggi cominciamo a sostituire una poppata di latte con una pappa! Lei, signora, farà così… prenderà… comprerà… cucinerà… starà attenta a quello che io le ho detto… userà omogeneizzati e pappine adeguate…. non gli farà assaggiare questo e quello, almeno non prima di… Questo è lo schema…”.

Poi, se il bambino andava in crisi e di quella roba non ne voleva sapere niente, apriti cielo!

La mamma piena d’ansia; il piccolo pieno di rabbia; il pediatra in difficoltà.

Non mi magia! Sputa tutto! Ho comprato i migliori omogeneizzati ma non ne vuole! Non-ne-vuo-leee! Sono disperata: questo bambino non mangerà; non crescerà…”

Abbandoniamo anche la terminologia, brutta e scorretta, perché svezzare o, meno comunemente, divezzare, sono proprio brutte parole. Significano far perdere il vezzo, l’usanza, l’abitudine del latte dato ai piccoli attraverso il seno materno. Come se prendere il latte dal seno (o dal biberon) per un bambino così piccolo, fosse un vizio! Non a caso esistono altri sinonimi, anche se poco usati, come slattare o spoppare.

Tradotto in termini semplici, quindi, “svezzare” è dire ad un certo punto al piccolo bambino di 4, 5, 6 mesi:

“Ora basta latte: devi mangiare altro! E su questo… non si discute!”

Alimentarsi di famiglia e di relazione, fare esperienza di casa 


Ora, se è giusto cominciare a 6 mesi ad integrare nella dieta del piccolo alimenti diversi dal latte, non è altrettanto giusto costringere un bambino, da un giorno all’altro, a mangiare ciò che dico io, quando lo dico io e come lo dico io, senza prendere in considerazione la sua sensibilità, il gusto, il carattere, il livello di sviluppo, la famiglia alla quale appartiene con tutti i suoi orari e le sue modalità di relazionarsi e di vivere.

L’introduzione di alimenti solidi diversi dal latte non può essere considerato un atto puramente meccanico, fisiologico, automatico e, poiché coinvolge tutto il nostro essere, deve necessariamente inserirsi in un contesto esperienziale, che prenda in considerazione non tanto l’età del bambino, quanto il suo sviluppo psichico e motorio, nonché il suo carattere e il tipo di famiglia alla quale appartiene.

Per portare un esempio concreto, nessun genitore con un bambino di dodici mesi, che ormai si solleva e compie qualche passetto ancora incerto, mi hai mai posto questa domanda: “Dottore, mi può dare una ricetta per insegnare a nostro figlio come imparare a camminare?”

Appare scontato, per esperienza e ovvio ragionamento, che perché il bambino cammini, si avvii cioè verso l’esperienza della deambulazione autonoma, è necessario che si sia avviata una complessa e armonica evoluzione del suo sviluppo psichico e motorio che, sostenuto e incoraggiato dall’arte genitoriale, farà sì che il bambino, gradatamente, giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza, senza l’uso di artifizi inutili (vedi scarpe e girello), e soprattutto rispettando i suoi tempi, cominci a camminare via via sempre più spedito, fino a lascirsi.

Ecco, allora: così come per il camminare parliamo di “percorso esperienziale”, allo stesso modo per l’alimentazione nell’uomo dobbiamo parlare non di un tutto/niente, ma di un avvio graduale verso l’esperienza della mensa, che in pratica può realizzarsi senza intoppi solo se rispettiamo il bambino e lo poniamo nella condizione di vivere un’esperienza positiva, bella.

Certo, perché a differenza dell’animale, nell’uomo il mangiare ha una valenza fortemente relazionale.Cosa significa? L’animale quando ha fame, come si usa dire, “non guarda in faccia a nessuno!”. Giù nella mischia a chi mangia per primo! Nell’uomo, anche se questo può accadere in certi contesti dove si risveglia l’aspetto subcorticale che c’è in noi (immaginiamo quello che accade durante un party con un pranzo a buffet o dopo una lunga attesa quando la fame morde), l’aspetto relazione del mangiare è invece fondamentale.

Vi ricorderete, per esperienza vissuta, che quando avete avvertito fame, ma eravate a casa da soli, avete consumato velocemente un fugace pasto, magari un panino in piedi davanti ad un televisore, e via.

Quando, invece, vi siete ritrovati seduti al tavolo con una bellissima compagnia (immaginiamo i pranzi di Natale e di Pasqua), non solo vi siete intrattenuti al tavolo per ore, ma avete consumato anche oltre quello che vi suggeriva lo stomaco, ormai stracolmo. Questo accade, appunto, perché l’uomo è un essere che vive di relazione.

A tavola, alla mensa dove la famiglia si incontra ogni giorno, non ci si ciba solo di calorie e di piacevoli pietanze, ma anche e soprattutto di sorrisi, di racconti, di scambi d’amore. Di relazione.

Immaginate, invece, cosa accadrebbe se io in questo momento decidessi che voi dovete mangiare. Decido per voi che è il momento giusto. Preparo quello che ho in mente. Poi mi sistemo di fronte a voi e vi invito fermamente a mangiare, mentre vi guardo.

Ecco, questa è la differenza rispetto ad un’esperienza graduale e compartecipata. Il piccolo, seduto a tavola con voi e lasciato libero di sperimentare, non vivrà questa esperienza in solitudine e con imposizione.

Il cibo sarà vissuto come imposizione non solo in rapporto al momento scelto, quando magari il piccolo non ha ancora fame e voi giù a buttargli il boccone distraendolo con grande maestria, ma anche e soprattutto se ciò che avete deciso di fargli mangiare non è saporito, gustoso, buono. Dico sempre: “Mamma, assaggia prima tu: se ti piace dallo a tuo figlio, se non ha un buon sapore, no!”

Immaginate per un momento che, dopo l’iniziale rifiuto del bambino a mangiare, voi cominciaste a innervosirvi, a sentirvi frustrate e magari, sbraitando o comunque mostrando il vostro nervosismo, lo costringeste ad ingoiare. Cosa accadrebbe? L’imprinting alimentare, cioè le prime esperienze vissute con il cibo, saranno così traumatiche per il bambino che, da quel momento in poi, così come mi raccontavano anni fa alcune mamme, l’ora della pappa diventa una guerra. E’ il momento che la mamma comincia a vivere, fin al solo pensiero, con una grande ansia anticipatoria, mentre il bambino, che percepisce l’ansia e conosce già quello che accadrà, tenta la fuga. Non potendosi svincolare dalle decisioni materne, si opporrà sempre più rifiutando il cibo, pur di non vivere quel momento orrendo. Questa è una risposta adeguata e naturale allo stress, per qualunque essere vivente!

Eppure, pensiamoci bene: non esiste al mondo nessuna mamma nel mondo animale che al momento del pasto debba convincere il proprio cucciolo a mangiare. Così come non esiste nessun animale che svezzi il proprio cucciolo con alimenti diversi da quelli di cui esso stesso si nutre. Nel nostro mondo di umani, invece, ascoltiamo mamme che ci raccontano che per far mangiare il proprio bambino devono corrergli appresso con il piatto per ore, distraendolo con mille espedienti, dalla tv, alle corse sul balcone. No! Tutto questo non è umano!

Perché accade? Perché l’imprinting dell’esperienza alimentare è stata fortemente negativa: costrizione, solitudine, cibi insapori.

Perché si aspetta 6 mesi per iniziare?

Intanto, diciamo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità “raccomanda l’allattamento materno esclusivo per almeno i primi sei mesi di vita del bambino, mantenendo il latte materno come alimento principale fino al primo anno di vita, pur introducendo gradualmente cibi complementari”. Quindi, il primo motivo per cui aspettiamo 6 mesi per avviare il bambino all’esperienza dei cibi solidi, è che il latte fino a 6 mesi è il miglior alimento esclusivo da somministrare al cucciolo d’uomo.

Poi, c’è da dire che 6 mesi rappresentano un giro di boa nello sviluppo psichico e motorio del bambino. Quando dico psichico indico la testa, tutta, per far comprendere che sono compresi gli aspetti emotivi, cognitivi, psicologici, relazionali, visivi, uditivi e neurologici del bambino, nel loro complesso articolarsi, e che a 6 mesi sono giunti ad una tale maturazione da permettergli di cercare e vivere esperienze gratificanti. A questa età, infatti, il lattante è estremamente interessato all’ambiente circostante, osserva tutto, tutto lo interessa, è in grado di seguire con lo sguardo e di incrociare gli occhi di chi lo guarda. Vuole emulare e sperimentare ciò che vede fare soprattutto da mamma e papà.

 Quando, invece, dico motorio, indico tutta la persona, in particolar modo la capacità che ha il bambino a questa età di compiere atti motori tali che gli permetteranno di usare le mani e le dita per portare tutto alla bocca (fase orale, conoscenza orale), ma anche di riuscire a stare seduto con un appoggio. Riuscire a stare seduto dritto significa poter deglutire senza alcuna difficoltà anche cibi tagliati a pezzettini. Diverso, infatti, è quanto accade svezzando un bimbo di 4 mesi che, potendo magiare solo reclinato, dovrà assumere il cibo in forma molto liquida e necessariamente attraverso l’intervento esterno di qualcuno che lo imbocchi, visto che ha ancora scarsa capacità di prensione. Provate voi a stendervi sulla sedia e a deglutire: è difficilissimo!

Tutte queste capacità psico-motorie rendono il bambino a 6 mesi abilitato a partecipare a pieno titolo della mensa familiare.

Immaginate solo per un momento (ma questo già lo osservate e siete voi che me lo riferite), quale gioia a 6 mesi per il bambino stare seduto a tavola con i genitori e i fratelli. Colori, sapori, profumi, sorrisi, parole. Un carosello che fa di ogni attimo vissuto a tavola una grande festa. Un’esperienza unica!

Quando il vostro bambino ha 6 mesi mi raccontate: “Dottore, ora quando ci vede a tavola fa il pazzo… vuole stare con noi e gli viene l’acquolina in bocca… vuole proprio mangiare!”

In realtà, se ci pensiamo, il piccolo che fino a quel momento non ha assunto altro alimento che il latte, non può certo desiderare ciò che non conosce. Ciò che invece lo stimola è quello che vede fare ai suoi genitori su un tavolo così interessante.https://mums4mums.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=940&action=edit Poter stare lì con loro e allungare le mani per mettere in bocca, questo sì che è una vera goduria!

Se lo sediamo a tavola con noi col pensiero di allungargli qualche cucchiaio, lui non ha ancora consapevolezza che sta per mangiare del cibo solido, e metterà in bocca solo per conoscenza. Ma se quella roba è saporita e i suoi genitori la portano in bocca e la buttano giù, allora “questa cosa la voglio fare anch’io!”.

Ecco, questo è il meccanismo con il quale i bambini di 6 mesi si avvicinano positivamente all’esperienza alimentare.

 Se il piccolo ha assunto latte materno, in qualche modo è più predisposto ad assaporare e mangiare i cibi della nostra mensa. Il motivo è che già in utero il feto ha avuto la possibilità di saggiare, attraverso il naso (olfatto) e la bocca (gusto), i sapori della nostra terra, di percepirne i profumi, che gli arrivavano dalla mamma attraverso il liquido amniotico.

Dopo la nascita, quegli stessi sapori, hanno continuato a sollecitare le papille gustative del lattante giungendogli attraverso il latte materno, con una intensità maggiore di quanto accadeva in utero. Ciò che passa attraverso il latte materno, infatti, (miracolo!) non sono gli alimenti in quanto tali, perché scissi e digeriti dall’apparato gastro-intestinale della madre, ma i loro sapori. Ecco, perché non esiste alimento che faccia male al bambino in gravidanza e in allattamento.

Il cibarsi variegato della mamma e l’allattamento al seno permetteranno al piccolo di conoscere i vari sapori che appartengono alla sua terra, così da prepararlo all’esperienza alimentare solida che, in maniera definitiva ma graduale, comincerà a 6 mesi. Quando metterà in bocca qualunque cibo e sentirà quel sapore che ha già conosciuto, ecco che non tarderà a deglutirlo. “Sì! Questo lo conosco! Oh, che buono!”, sembrerà leggergli in viso, quando vi accorgerete che, senza remore, butta giù i suoi primi assaggi.

Un altro aspetto che ci spinge a iniziare l’esperienza dell’alimentazione solida a 6 mesi è legato alle evidenze scientifiche che ci permettono, oggi, di affermare che l’apparato gastro-intestinale del lattante a quest’età è adeguatamente maturo e in grado di digerire qualunque alimento. A tal riguardo ho ascoltato il Prof. Luigi Greco durante un convegno ACP a Palermo nel 2009 che affermava: “A 6 mesi il lattante può digerire le pietre!”

“Sì, ma le allergie? Non ci sono alimenti che è meglio introdurre più tardi? E poi, non sono migliori i prodotti del commercio studiati apposta per i bambini?” No! Tutto questo, negli ultimi anni, con grande onestà intellettuale, possiamo dire che è crollato come un grande castello di sabbia. Tutti presupposti ipotetici, osservazioni, ma nulla di vero, di concreto. La scienza della nutrizione è concorde oggi nell’affermare che il bambino a questa età mangiando qualunque alimento non rischierà allergie, intolleranze, diarree, inalazioni di corpi estranei, né più né meno dei suoi colleghi di un anno.

Nel dicembre del 2011, i pediatri dell’ACP contestarono, con un Comunicato stampa, la presupposta scientificità della maggiore qualità e sicurezza del baby food industriale rispetto ai prodotti naturali. Essi affermarono che “i medici pediatri garantiscono per la nutrizione dei bambini, ma non sono i portavoce dell’industria e non possono disinformare e creare confusione nelle famiglie. Per crescere sani:  allattamento al seno nei primi mesi di vita e poi tanto buon senso, un’alimentazione sana ed equilibrata per tutta la famiglia, magari scegliendo i prodotti biologici”.

Agli inizi del 900, Janusz  Korczak (1878-1942), pediatra, pedagogo e scrittore, con quasi un secolo d’anticipo aveva capito che le basi della puericultura e accudimento del lattante sono più culturali che scientifiche. Con grande acume e ironia constatava che “a volte i genitori non vogliono sapere quello che sanno, né vedere quello che vedono…” e che “ogni opuscolo in voga ricopia dai manuali quelle piccole verità valide per i bambini in generale, ma che diventano menzogne per il tuo in particolare”. Per lasua sensibilità e il suo senso critico, l’alimentazione infantile, già ai suoi tempi, era disturbata e condizionata da regole di mercato non sempre chiare; ammoniva i suoi contemporanei (ma anche noi oggi) che “occorre distinguere la scienza della salute dal commercio col pretesto della salute”.   

Ecco, allora, che a 6 mesi nel lattante convergono tutta una serie di competenze, psichiche, motorie  e intestinali, tali da affermare che a quest’età il piccolo è in grado di cominciare a sperimentare l’introduzione di tutti i cibi solidi in completa sicurezza, così come vengono preparati quotidianamente nell’alimentazione di tutta la famiglia.

E allora, come si comincia?

Non c’è un modo. Non c’è una ricetta. Non c’è un orario.

Dobbiamo smettere di pensare che un pediatra abbia la ricetta per ogni bambino e per il bambino di ogni famiglia. Per troppo tempo, per poter essere accolti a tavola con i loro genitori e fratelli e vivere le esperienze che desideravano fare secondo natura, i nostri bambini hanno dovuto soffrire le imposizioni che i loro stessi genitori, in nome di una fede infondata hanno adottato, pendendo dalle labbra di un pediatra.

Ma chi, a noi pediatri, ha mai insegnato che il bambino va rispettato fin dalla sua nascita e che ogni bambino è una storia a sé? Eppure, con quasi un secolo di anticipo Korczak aveva affermato che “soltanto una sconfinata ignoranza e superficialità dello sguardo possono negare l’evidenza che il lattante possiede una individualità ben precisa e determinata, in cui confluiscono temperamento innato, energia, intelletto, senso di benessere ed esperienze vitali e che questa individualità va rispettata, accolta, ascoltata”. E questo vale anche nel campo dell’alimentazione, alla luce di quanto sopra ho provato a raccontarvi.

Quando il lattante è prossimo ai 6 mesi e mostra interesse per la vita della famiglia a tavola, allunga le mani per portare alla bocca le cose e gli alimenti presenti sulla mensa, ecco: questi sono i segnali che il bambino è pronto.

Lo prendiamo sulle nostre ginocchia o lo posiamo sul sediolone e lo avviciniamo alla tavola. Ci sediamo tutti e spegniamo il televisore. Gli allunghiamo un cucchiaio dal nostro piatto, quello che abbiamo preparato oggi per noi (qualsiasi cosa). Se l’alimento è saporito e stimola le sue papille gustative, comincerà ad eccitarsi e ci farà capire chiaramente che vuole ancora saggiare.

A quel punto potremo sminuzzare il preparato oppure prenderne una manciata e passarla al frullatore. La sua prima pappa è pronta!

Con la nostra pasta? Con la nostra pasta!

Quanto ne dovrà prendere? Lasciate che sia lui a decidere. In una fase iniziale, il piccolo potrebbe anche fare solo piccoli assaggi e basta. Ricordate che siamo all’inizio di un’esperienza. Se dopo pochi bocconi mostrasse insofferenza, noia o fastidio, ma capite che ha ancora fame, c’è sempre il suo latte.

Ecco, questa è l’alimentazione complementare a richiesta.

Complementare a cosa? Al latte. Il latte rimane ancora l’alimento privilegiato e primario, finché pian piano, di giorno in giorno, non verrà sostituito, a pranzo e a cena, da un pasto solido. A richiesta, perché sarà lui a regolare la quantità di cibo e il tipo di cibo da introdurre, dal momento che saprà ben autoregolarsi.

Cosa deve mangiare? Tutto. Come abbiamo detto nulla può fargli male. Badate soprattutto che sia cibo saporito. Privilegiate frutta e verdura di stagione, e poi carne, pesce, legumi… Come noi, un piatto unico completo a pranzo; un piatto proteico (secondo) con verdure a cena. Frutta fresca, anche più volte al giorno.

Questo è quanto credono oggi i pediatri. Tutti? Tutti quelli che hanno voluto credere alle evidenze e soprattutto hanno saputo mettersi in discussione e modificare i loro vecchi e impolverati schemi fotocopiati da anni e chiusi in cassetti e che invocavano novità.

Se tutto questo vi sembra assurdo, compite pure i primi passi come volete o come vi indica la vostra figura di riferimento, ma cercate sempre di rispettare questi pochi e importantissimi aspetti:

1. Rispettate i gusti del bambino. Se non vuole mangiare non costringetelo. Riproponete sempre quel tipo di cibo, ma non costringetelo mai a mangiare con la forza.

2. Cucinategli del cibo che sia saporito.Provate sempre quello che avete cucinato prima di dargli da mangiare: se a voi non piace non dateglielo.

3. Se volete prodotti di qualità comprate quelli freschi da agricoltura biologica.

4. Fategli vivere la mensa familiare.

La mia esperienza, la vostra esperienza

La mia personale esperienza, dopo anni, è che tutto questo è… magnifico! Fantastico!

La maggior parte dei bambini partono in quarta e dopo già poche settimane sono a regime!

Mangiano e assaporano tutto. Non fanno storie, se non manifestare qualche preferenza, ma in genere mangiano tutto e con gusto, partecipando felici all’esperienza della mensa familiare.

I genitori più entusiasti sono quelli che hanno un figlio più grande precedentemente svezzano alla vecchia maniera. Un termine di paragone che li entusiasma enormemente, perché possono confrontare l’abisso tra le due esperienze.

Rarissimi sono i bambini che stentano a ingranare e nei quali l’alimentazione lattea rimane ancora per qualche mese preponderante. Questi sono quei bambini che, molto più degli altri, meritano attenzione e rispetto. Probabilmente quel tipo di bambino che, svezzato alla vecchia maniera, sarebbe andato incontro a quelle enormi difficoltà nel rapporto col cibo dal titolo: “Mio figlio non mi mangia!”.

Alimentarsi non è mangiare a comando e secondo le nostre scelte 

Quando svezzare il lattante? Quando vuole lui

Questo articolo di Lucio Piermarini (pediatra di comunità, AUSL Terni) è molto chiaro e ben scritto!Credo possa essere utile per tutti quei genitori che stanno incominciando a svezzare i proprio figli.

Quaderni acp 2004; 11(2): 94

I bambini sono sempre stati in grado di svezzarsi da soli. La convinzione che l’integrazione della dieta di solo latte con altri alimenti debba essere decisa da esperti e non dalla mamma è relativamente recente. Risale più o meno agli anni Sessanta quando, senza nessuna prova, il latte materno fu condannato dai pediatri ad essere sospeso a due-tre mesi di vita perché non sarebbe più in grado, a quella età, di garantire una crescita adeguata. Non era e non è vero.
La ricerca scientifica ha, infatti, fatto giustizia, dimostrando non solo l’inutilità ma anche la pericolosità, per un organismo
ancora immaturo, della somministrazione di alimenti così diversi dall’unico ideale: il latte materno e, in sua assenza, dal latte artificiale adattato. Le più importanti organizzazioni mondiali che tutelano la nostra salute, l’Organizzazione
Mondiale della Sanità e l’UNICEF, considerano il latte umano l’alimento ideale per i bambini fino a sei mesi di vita senza alcuna integrazione.

Dopo i 6 mesi…
Solo dopo i 6 mesi è saggio iniziare, in tutta sicurezza, una diversificazione dell’alimentazione dei bambini. Solo dopo
quell’età, il loro apparato digestivo matura pressoché completamente e un certo numero di essi, se continuasse ad assumere solo latte materno, potrebbe manifestare successivamente una carenza di qualche sostanza nutritiva: più comunemente il ferro.
Per di più si è visto che proprio intorno ai sei mesi di vita i bambini, anche se senza denti, rapidamente imparano a muovere
lingua, mandibola e guance come per masticare e deglutire cibi solidi, minimizzando il rischio di soffocamento. Questo ritorno dello svezzamento a una età più matura ci ha permesso di riscoprire nei bambini ancora allattati, in prossimità dei sei mesi di vita, tutta una serie di comportamenti in precedenza male interpretati.
In questa età i bambini mostrano di solito una certa eccitazione quando si trovano ad assistere al pasto dei genitori: sgranano
gli occhi, allungano le mani e, potendolo fare, arraffano il cibo portandoselo alla bocca; e di solito mostrando di volerci riprovare quale che sia il sapore gustato. In passato si diceva che i bambini preferivano i cibi saporiti dei genitori alle loro scialbe pappette, iniziate già da parecchio tempo. Ma in un bambino per cui mangiare vuol dire solo succhiare senza esperienza di altri cibi una simile spiegazione regge poco. E se invece lo facesse semplicemente perché l’istinto di conservazione gli suggerisce di imitare i suoi genitori qualunque cosa facciano e, solo dopoaver assaggiato quello che ha portato alla bocca, comprendesse che si tratta di qualcosa di assimilabile a cibo? Dunque, quello che prima si faceva solo per esperienza e tradizione, ora possiamo farlo con la sicurezza che ci deriva dalle nostre conoscenze.

…accontentiamolo
Dunque, arrivati a sei mesi di vita, giorno più giorno meno, come limite minimo, quando il bambino comincerà a mandare i suoi segnali di interesse per ciò che state mangiando, non dovrete far altro che accontentarlo. Potete farlo in occasione di qualsiasi pasto. Dando per scontato che la vostra dieta sia corretta sotto tutti i punti di vista (e se non lo è,sarà l’unica cosa che dovrete farvi insegnare dal vostro pediatra!); dovrete tener conto soltanto del fatto che il vostro bambino non ha i denti, e dovrete frantumare voi i bocconi, così come dovremmo far noi adulti masticando. Basteranno pezzettini per la pasta e il pane, una triturazione più fine per la carne (va bene anche un piccolo tritatutto) e ancora di più per verdure e frutta, data la loro indigeribilità per i non erbivori, come noi siamo. Un cibo che non fa male a voi, non farà male neanche a lui.

E gli “alimenti speciali”?
I costosi alimenti cosiddetti “speciali per bambini” sono fatti con le stesse materie prime dei vostri, solo che sonop reparati dall’industria. Ricordate sempre che furono inventati per svezzare i lattanti immaturi di due-tre mesi; il vostro bambino di sei-sette mesi non ne ha più bisogno. Spizzicando ai vostri pasti, il suo appetito per il latte diminuirà progressivamente.
Ogni giorno il numero degli assaggi aumenterà, tanto da trasformarsi in vero pasto, con il mirabile risultato che un bel
giorno scoprirete che il vostro bambino mangia normalmente con voi, ai vostri orari, i vostri stessi piatti, sempre con
appetito (il suo) e senza lasciare nulla perché è lui che chiede e voi che concedete, e non il contrario.
Imparate a mangiar bene, fidatevi di lui e vivrete felici. Risparmiando.

“The lesson of history is that when doctors
start telling patients what they
should and should not eat, patients would
be well advised to ignore them” (Lancet
2004;363:338).