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Fenossietanolo (sostanza nei prodotti da bambino) ATTENZIONE

Mamme e papà, attenzione!!! Leggete in merito alle salviette e prodotti per bimbi.

L’Agenzia nazionale per la sicurezza dei medicinali e dei prodotti sanitari (Ansm) francese ha lanciato lo scorso novembre un allarme: “Il fenossietanolo è sospettato di essere tossico per la riproduzione e per lo sviluppo” e di conseguenza “non andrebbe più utilizzato nei prodotti cosmetici destinati ai bambini sotto i tre anni”.

Vi lascio due link nel quale è spiegato tutto.

http://www.eticamente.net/9636/fenossietanolo-pericoloso-per-la-salute-dei-bambini-fissan-pampers-e-chicco-lo-utilizzano.html

http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?idSezione=20295

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Punture di zecche

La possibilità di contagio è massima in primavera – estate.

  1. Evitare le aree infestate da zecche (aree frequentate da cani, pecore, animali selvatici…).
  2. Difendere le zone del corpo a rischio (cuoio capelluto, braccia gambe) con indumenti idonei (cappello, camicie a maniche lunghe, calzari alti, pantaloni lunghi).
  3. Tornati a casa ispezionare con cura gli abiti e le zone a rischio (soprattutto le zone ricoperte da peli o le pieghe dove le zecche si annidano – ad es: genitali, ascelle -).
  4. Per staccare eventuali zecche: coprire l’acaro con una goccia di glicerina (o altro unguento), soffocandolo; poi rimuoverlo delicatamente con una pinzetta (assicurarsi di rimuovere il rostro, cioè la parte della bocca della zecca “agganciata alla pelle”). Disinfettare.
  5. N.B.: non schiacciare il corpo della zecca perchè ciò può facilitare l’infezione.
  6. Informare il medico.

Felicità è giocare all’aperto

Uno studio dell’american journal of play invita i genitori a far giocare i bimbi fuori casa
Diminuirebbe il rischio di depressione
MILANO – “Non correre che ti fai male”, “Scendi subito da quell’albero”, “Non ti allontanare”, “Non toccare”, sono ammonimenti che chiunque ha sentito rivolgere ai bambini ma, sebbene motivati dall’intenzione genitoriale di evitare traumi e cadute varie, soffocano il naturale istinto dei bimbi al gioco libero e, secondo uno studio commissionato dall’American Journal of Play che indaga l’impatto della diminuzione del gioco libero e en plain air, questo comporterebbe conseguenze negative sullo sviluppo fisico, mentale e sociale dei piccoli.
IPERPROTETTIVITA’ E DEPRESSIONE – Insomma l’ansia dei genitori di evitare qualunque brutta esperienza ai propri figli diventa un invalicabile impedimento al gioco libero e all’aperto. La paura dell’esterno e degli estranei fanno sì che un padre e una madre anziché vigilare giustamente sulle attività ludiche dei propri pargoli si trasformino in sorveglianti implacabili che precludono loro le utili e sane esperienze del gioco tra simili. Secondo Peter Gray, psicologo del Boston College e autore della ricerca che ha aggregato e analizzato gli studi sul gioco degli ultimi decenni, “negli ultimi cinquant’anni le possibilità di giocare liberamente per i bambini sono diminuite sensibilmente negli Usa e negli altri Paesi sviluppati” e proprio da questa carente attività giocosa deriverebbe l’aumento di depressione, suicidio e narcisismo tra i giovani e i giovanissimi.
GIOCARE PER VIVERE – Il gioco riveste un ruolo molto importante nello sviluppo dei bambini e rappresenta una sorta di addestramento alla vita sociale e di palestra per sviluppare e mettere alla prova le proprie capacità. Esplorazioni, risoluzione di problemi pratici, gestione delle proprie emozioni, accettazione delle regole e delle gerarchie sono esperienze che i più piccoli devono fare, o meglio dovrebbero, per imparare quelle che sono le regole base della vita e per migliorare la propria attitudine ai rapporti sociali.
LE PAURE CHE FERMANO IL GIOCO – Diversi studi nel corso degli anni hanno osservato il declino del gioco libero e hanno cercato di individuarne le cause. Crimini, molestie sessuali e traffico stradale sono i principali timori espressi dalla maggior parte dei genitori. Altri hanno individuato nella televisione, nei videogiochi e in internet le sirene che attraggono i bimbi, chiudendoli in casa. Ma è altrettanto vero che un bambino o un ragazzino al quale è vietato uscire a giocare trova in questi supporti una minima consolazione ludica. Un’altra pista è quella che porta alla scuola e all’elevato numero di ore che i giovanissimi vi trascorrono e alle attività indirizzate verso la vita adulta che occupano le loro giornate, che assomigliano sempre più a quelle di manager in miniatura che a quelle di bimbi spensierati.
Emanuela Di Pasqua – Corriere della sera  30.8.2011

È corretto dare sculacciate?

Riporto questo interessante articolo di Costantino Panza, pediatra (Quaderni acp 2010; 17(2): 83).

Cosa sono le punizioni corporali
Questo interrogativo è stato ampiamente studiato negli ultimi venti anni. Definiamo innanzitutto cosa intendiamo per punizioni corporali nell’intento di precisare e meglio comprendere ciò di cui stiamo parlando. Le punizioni corporali sono
l’utilizzo della forza fisica con l’inten zione di causare un’esperienza di dolore al bambino, ma non di provocare una lesione
fisica, allo scopo di correggere o contenere un cattivo comportamento del bambino. Picchiare con una sculacciata nel sedere, dare uno schiaffo, una spinta con forza, un brusco strattone, una bacchettata sulle mani, dare un pizzicotto, scuotere con forza un bambino sono azioni considerate come punizioni corporali ch i genitori (o chi accudisce il bambino) spesso adottano come atto educativo.
Statisticamente nel mondo occidentale la maggior parte dei genitori ha utilizzato o utilizza le punizioni corporali. In alcune
casistiche si è arrivati a stimare che an che più del 90% dei genitori ha usato la forza fisica verso i loro bambini.

Perché a volte scappano le sculacciate?
Alcuni fattori favoriscono l’uso della punizione fisica verso i nostri figli. Innanzitutto l’esperienza di essere stati picchiati dai propri genitori, la scarsa comprensione del livello di sviluppo del proprio figlio, un basso livello di stato socioeconomico, il credo religioso o una naturale predisposizione a usare la forza fisica come punizione. Spesso le punizioni fisiche sono impiegate a causa di particolari tipi di comportamento del bambino, come quando si mette in situazioni di pericolo fisico,
oppure quando picchia un altro bambino o se disobbedisce a una regola prestabilita (non mette in ordine la stanza, per
esempio) e, infine, se manca di rispetto o si oppone all’autorità dell’adulto.
Un sentimento di profonda tristezza o di rabbia, così come la mancanza di controllo sui nostri stati emotivi, sono stati d’animo associati all’utilizzo delle punizioni fisiche. Anche un sentimento di frustrazione rispetto ai nostri risultati educativi o una depressione materna sono fattori facilitanti le punizioni fisiche.

Quali sono le conseguenze delle punizioni fisiche?
L’intento della sculacciata è quello di correggere o fermare un comportamento non voluto. Tuttavia sono ormai diverse
centinaia gli studi scientifici che hanno valutato gli esiti sempre negativi e le conseguenze a distanza di tempo di questo
pesante comportamento educativo. Per esempio, la maggior parte dei bambini puniti fisicamente per il loro comportamento
aggressivo diventa ancora più aggressiva. Alcuni di questi rimangono aggressivi anche da adulti o con un disadattamento
sociale. Inoltre, c’è una evidente associazione tra educazione con le percosse e comportamento criminale da adulto. Un bambino che ha subìto una disciplina corporale avrà più facilmente una bassa autostima da adulto a differenza del bambino non picchiato. Una propensione alla depressione e all’alcolismo è stata associata a una educazione con punizioni fisiche. Una madre che utilizza sculacciate e altri tipi di percosse può facilmente portare a disturbi nella sfera delle emozioni e del comportamento del bambino e anche a costruire una cattiva relazione genitore-figlio anche nell’età adulta.

Che rischi ci sono per i bambini quando vengono picchiati?
Alcune ricerche mediche attualmente si orientano a considerare la punizione fisica adottata quale mezzo di disciplina come un rischio per il maltrattamento. Infatti, a causa della giovanissima età e della propria costituzione fisica, il bambino può avere un’esperienza non solo di dolore, come è nell’intento del genitore, ma anche di vero e proprio danno nel fisico, in quanto l’adulto pesa almeno tre o quattro volte di più e ha molta più forza fisica del proprio figlio. Inoltre, la punizione fisica è talvolta associata ad attacchi verbali da parte dell’adulto che favoriscono stress psicologici che gli specialisti dell’infanzia classificano come abusi emozionali e che possono la sciare disturbi psicopatologici evidenti anche nell’età adulta.

In conclusione
Il bambino che viene picchiato con l’intenzione di ottenere una correzione, di solito, impara una lezione molto più profonda: che i problemi possono essere risolti con la violenza. Se noi genitori utilizziamo tali sistemi con l’intento di insegnare ai bambini l’autocontrollo, non solo sbagliamo, ma incoraggiamo un comportamento opposto. Dobbiamo noi genitori imparare l’autocontrollo, perché picchiare i bambini tende a far aumentare la probabilità che da adulti abbiano meno autocontrollo, meno autostima e relazioni più disturbate, che siano più soggetti alla depressione e che maltrattino a loro volta i figli e il coniuge. Non ascoltiamo i cosiddetti “esperti” che dicono che una sculacciata fa bene: sono ignoranti o in malafede!

Come fare?
Ci sono molte alternative per l’educazione del proprio bambino senza dover adoperare la forza fisica. Ogni strategia educativa
deve essere calata nella singola realtà familiare, considerando il temperamento del bambino e il suo grado di sviluppo.
Proprio per questo motivo il pediatra di famiglia è il professionista più competente nel confronto con i genitori per una nuova sfida educativa che non contempli più la sculacciata come metodo educativo. Parliamone con lui.
Fonti bibliografiche
Strauss MA. Corporal punishment and primary Prevention of phisical abuse. Child Abuse Neglect 2000;24;1109-14.
Gershoff E. The short – and long-term effects of corporal punishment on children: a meta-analytical and Theoretical Review. Psychol Bull 2002;128:539-79.
Regalado M, Sareen, H, Inkelas M, et al. Parents’ Discipline of Young Children: Results From the National Survey of Early Child hood Health. Pediatrics 2004;113:1952-8.
Parenting Attitudes and Infant Spanking: The Influen ce of Childhood Experiences. Pediatrics 2009;124:e278-e286.

Cellulari, allarme cancro: “Proteggete i bimbi”

Ad oggi, non ci sono prove certe sul fatto che l’uso dei cellulari sia in qualche modo collegato all’insorgenza del cancro, tuttavia «non si pu• escludere l’esistenza di causalit…» tra esposizione da cellulari e tumori «quando si fa un uso molto intenso del telefono cellulare». Il nuovo monito arriva dal Consiglio superiore di sanità (Css) che, in un parere, invita ad applicare soprattutto per i bambini «il »principio di precauzione, che significa anche l’educazione ad un utilizzo non indiscriminato, ma appropriato, quindi limitato alle situazioni di vera necessità, del cellulare«. Insomma, sotto accusa finisce l’utilizzo »smodato«, ed è per questo che il ministero della Salute si appresta ad avviare una campagna di informazione per sensibilizzare ad un utilizzo appropriato dei telefonini. Il parere del Css sui possibili rischi da uso non appropriato dei cellulari arriva all’indomani della trasmissione Report di Rai3 dedicata proprio alla questione dei rischi per la salute connessi al loro uso. Un tema dibattuto ormai da anni, con opinioni contrastanti. Ed è del maggio scorso l’ultimo allerta dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms): Le radiofrequenze da cellulare »potrebbero causare il cancro«, ha avvertito un gruppo di 34 esperti dell’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Oms, definendo i campi elettromagnetici come ‘possibly carcinogenic’. Un annuncio che inevitabilmente ha riaperto il dibattito lungo 20 anni sulla sicurezza della telefonia mobile per la salute umana. Oggi si contano 5 miliardi di telefonini in tutto il mondo, solo in Italia quasi due a testa, pari a circa 100 milioni di cellulari. Ma i produttori, che assicurano il finanziamento di studi indipendenti per conoscere l’effettivo pericolo, sostengono che la classificazione fissa il rischio ad un terzo livello su una scala di 5, un livello che »contiene altre sostanze di uso comune come ad esempio il caffè«.

Certo è che, come afferma il Css, i rischi per la salute da un »uso smodato« non possono essere esclusi. E tanto basta per far prevalere un principio di precauzione, soprattutto se si tratta di bambini. I pediatri, a questo proposito, non hanno dubbi: i bambini evitino di usare il cellulare (ormai nelle tasche di 6 piccoli su 10), e se l’uso non può essere evitato »lo utilizzino il meno possibile, con l’auricolare e preferendo quelli a bassa emissione«. Le incertezze infatti sono ancora tante: gli standard di sicurezza, ad esempio, sono stati elaborati con riferimento agli adulti, e va anche considerato che l’organismo dei bambini è più sensibile e il loro cervello ha una maggiore suscettibilità. La situazione preoccupa la presidente del Movimento italiano genitori (Moige) Maria Rita Munizzi, che la definisce »seria e pericolosa«: »Per questo – afferma – chiediamo con urgenza l’intervento del Ministro della Salute Renato Balduzzi, affinch‚ sia fatta chiarezza sulla questione«. Ed invita alla prudenza anche l’oncologo Umberto Tirelli: »I legami tra telefonini e tumori sono deboli, come dimostrato da tutti i numerosi studi fatti negli ultimi dieci anni« ma »nel frattempo, considerando che i telefonini sono presenti da solo 25 anni sul mercato e che non si può prevedere cosa succederà dopo 50 anni di esposizione, è meglio usare – avverte – una politica di precauzione, ovvero limitare l’uso del telefonino ai ragazzi e proibirlo ai bambini, auspicando per gli adulti l’uso dell’auricolare nell’attesa di ulteriori studi«

Fonte: Leggo

Tratto da: Cellulari, allarme cancro: “Proteggete i bimbi” | Informare per Resistere http://informarexresistere.fr/2011/11/30/cellulari-allarme-cancro-%e2%80%9cproteggete-i-bimbi%e2%80%9d/#ixzz1fC1cMTiE
– Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

INFORMAZIONI SULLA TOSSE NEI BAMBINI SOTTO I 2 ANNI DI ETA’: PERCHE’ I MUCOLITICI NON DEVONO PIU’ ESSERE UTILIZZATI

In sintesi:

La tosse è un sintomo comune nei bambini sotto i due anni di età, spesso associato ad un’infezione delle vie respiratorie. E’ un riflesso naturale indispensabile per la difesa dell’organismo

E’ stato notato che alcuni farmaci, utilizzati per fluidificare le secrezioni bronchiali (i mucolitici) hanno causato un peggioramento dell’ostruzione dei bronchi nei bambini piccoli. Ciò ha portato l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) a controindicare il loro impiego al di sotto dei due anni.

A parte alcuni segni di gravità, come ad esempio la difficoltà respiratoria o la difficoltà seria ad alimentarsi, che devono orientare a consultare un medico, si raccomandano semplici semplici misure non farmacologiche per dar sollievo al bambino (la pulizia nasale con soluzione fisiologica, l’idratazione, la ventilazione della camera, l’umidificazione dell’aria, l’eliminazione del fumo di sigaretta dall’ambiente domestico).