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I neonati “fiutano” il latte: il seno materno ha per loro un odore irresistibile

Non sono solo gli adulti a non saper resistere al profumo del cibo. Anche i neonati trovano irresistibile l’odore del latte materno, e quando sono affamati i loro nasi li guidano verso la fonte del cibo: la scoperta, pubblicata su New Scientist, è stata effettuata da un gruppo di studiosi francesi del Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica di Digione guidati da Benoist Schaal. Secondo i ricercatori il merito è delle piccole ghiandole – visibili a occhio nudo – sull’areola, intorno al capezzolo: appaiono come dei minuscoli rigonfiamenti e producono un liquido – la cui funzione, fino a oggi, si riteneva fosse esclusivamente quella di proteggere il capezzolo dall’«usura» provocata dalla suzione dei neonati – il cui odore sarebbe irresistibile per i piccoli, soprattutto quando affamati.

Gli studiosi hanno contato il numero di ghiandole sui seni di 121 mamme entro i primi tre giorni dal parto: e hanno scoperto che i bambini delle donne che avevano 9 o più ghiandole per seno si attaccavano con più facilità, mangiavano di più e prendevano peso più facilmente. Non solo: dallo studio è emerso anche che le mamme che partorivano per la prima volta avevano, in media, più ghiandole – secondo i ricercatori una sorta di «vantaggio» concesso da Madre Natura per aiutarle nella nuova esperienza.

Secondo lo studioso la scoperta potrebbe avere delle implicazioni pratiche: nel caso di bambini prematuri e alimentati tramite sondino, per esempio, far odorare loro il liquido prodotto dalle ghiandole della mamma potrebbe aiutarli a riconoscere l’odore della propria mamma e ad attaccarsi più facilmente una volta iniziato ad alimentarsi naturalmente.

di Miriam Cesta (05/04/2012)

http://salute24.ilsole24ore.com/articles/13726-i-neonati-fiutano-il-latte-il-seno-materno-ha-per-loro-un-odore-irresistibile

Difficile imitare il latte materno, il problema critico resta quello dei grassi

Da tempo si discute sull’utilizzo degli “oli vegetali” nell’industria alimentare, miscele che hanno sostituito da tempo i “grassi cattivi” di origine animali in moltissimi prodotti, dalle merendine ai crackers, dai prodotti da forno agli snack, in quanto più ricchi di grassi polinsaturi. Alcuni oli vegetali contengono però una quantità di grassi saturi che potrebbe favorire, l’incremento della quota di colesterolo plasmatico. Il problema riguarda soprattutto l’olio di palma e di cocco utilizzati spesso nelle generiche “miscele” di oli vegetali che, pur avendo una quota maggiore di grassi saturi, sono impiegati per la loro capacità di conferire fragranza e morbidezza ai prodotti.

La questione interessa anche il latte in polvere per lattanti e quello di proseguimento che riportano la dicitura “oli vegetali” al secondo o al  terzo posto nella lista degli ingredienti. È lecito chiedersi se questa composizione del latte sia quella più vantaggiosa per un bambino durante i primi mesi di vita.

 

Abbiamo contattato le aziende più conosciute e maggiormente presenti sugli scaffali dei supermercati, quali Nipiol, Mellin, Plasmon, Milupa che si sono mostrate molto disponibili. Tutte hanno confermato la presenza di olio di palma e di cocco nelle miscele utilizzate, sempre nel rispetto della normativa molto restrittiva e rigorosa (decreto n. 82, 9 aprile 2009 che recepisce la direttiva europea 2006/141/CE.) sui prodotti destinati alla prima infanzia.

Nestlè Italia non ha fornito notizie sulla miscela di oli utilizzata, precisando che i loro prodotti rispondono alle specifiche di legge. Ma perché utilizzare queste miscele nella composizione di un alimento che “dovrebbe” sostituire il latte materno?

Abbiamo chiesto a Carlo Agostoni,docente di Pediatria dell’Università degli Studi di Milano e direttore della clinica pediatrica dell’IRCCS Policlinico di Milano un parere. Premesso che le formule per lattanti (nati a termine e prematuri) tendono a replicare la composizione del latte materno, numerosi studi scientifici condotti sulla composizione del latte umano hanno dimostrato che la frazione lipidica è molto importante per la crescita, la salute e lo sviluppo infantile. L’altro elemento è che la composizione peculiare è complessa e mostra estrema variabilità individuale e temporale nel corso della lattazione. La presenza nel latte materno di un’elevata quantità di acidi grassi polinsaturi, in particolare a lunga catena, come il DHA (acido docosaesaenoico importantissimo per lo sviluppo neurocomportamentale del bambino, e di acido palmitico, un grasso saturo che costituisce il 25% del totale) hanno portato le aziende a riconsiderare l’apporto lipidico, nell’intento di creare un profilo assimilabile il più possibile a quello del latte materno (maggiore assorbimento, migliore sviluppo funzionale degli organi con una forte componente lipidica come ad esempio il cervello).

Nonostante l’elevata presenza della frazione satura e di colesterolo nel latte materno, il risultato nei bambini allattati al seno sembra essere una minore predisposizione verso le condizioni metaboliche associate alle malattie cardiovascolari, all’obesità infantile, all’ipercolesterolemia (vantaggi non riscontrabili in soggetti allattati con latte in polvere o latte formulato).

È bene precisare che la biodisponibilità e gli effetti metabolici di molte sostanze nutritive presenti nel latte in polvere o formulato possono differire notevolmente rispetto al latte materno. Per questo motivo le somiglianze in termini di composizione tra gli alimenti per lattanti e latte umano non consentono di trarre conclusioni per quanto riguarda la loro sicurezza e l’idoneità per l’alimentazione infantile. È necessaria una valutazione attenta, basata su riscontri fisiologici, biochimici e funzionali, che tenga bene in considerazione gli effetti funzionali più che la semplice somiglianza della composizione.

Da un più attento studio sui trigliceridi presenti nel latte materno, si è riscontrato che il β-palmitato (ovvero, le presenza di una notevole quota di acido palmitico nella posizione 2) ha un’importanza rilevante legata al migliore assorbimento del calcio, mentre questo aspetto risulta meno evidente quando l’acido palmitico è in posizione 1 o 3. Oggi, numerose formule per lattanti contengono percentuali variabili di acido palmitico in posizione 2, grazie ad interventi tecnologici di tipo enzimatico sui grassi di partenza, senza però eguagliare la quota presente nel latte materno.

I pediatri e le industrie alimentari dovrebbero continuare a studiare la composizione e gli effetti dei nutrienti nel latte materno e nelle formule, per riuscire a ottenere migliori risultati  funzionali per i neonati. L’aggiunta del β-palmitato al latte è stato uno dei primi obiettivi, così come l’introduzione del DHA, e altre importanti modifiche della quota proteica e glucidica. Anche pensando che le differenze tra bambini allattati al seno e bambini cresciuti con latte formulato possano con il tempo restringersi, oggi non esiste alcuna evidenza scientifica per pensare che un’alimentazione infantile alternativa possa conferire gli stessi benefici dell’allattamento al seno.

Fabiana Rita Fanella

L’articolo è tratto da Il Fatto Alimentare:

http://www.ilfattoalimentare.it/latte-in-polvere-allattamento-seno.html

LATTE MATERNO SANO E SICURO

Ad Haiti come in altre emergenze, i sostituti in polvere possono rivelarsi letali per i bambini. Il rischio? Le scarse condizioni igieniche, i batteri e l’acqua non potabile
di Luisa Mondo, epidemiologa

In seguito alla catastrofe di Haiti arrivano varie richieste di aiuto, tutte animate dalla voglia di dare una mano, ridurre il danno e il dolore. Ma una di queste richieste, in particolare, può essere pericolosa: la fornitura di latte artificiale. «Le donazioni di latte in polvere durante una situazione di emergenza possono aumentare il tasso di mortalità dei bambini piccoli, mentre la gente vorrebbe fare del bene», ha detto Anne H. Vincent, direttrice di Sanità e Nutrizione, Unicef Indonesia Jakarta Post.

I bambini allattati al seno hanno una provvista di cibo sano e sicuro, non sono esposti ai batteri che causano malattie e ai parassiti che possono contaminare le scorte d’acqua, ricevono anticorpi e altri fattori di difesa che aiutano a prevenire le malattie. Invece, nell’impossibilità di ricostituire il latte in polvere con acqua potabile, di sterilizzare gli strumenti per la sua somministrazione, di portarlo alla giusta temperatura, si rischia di far danni molto gravi.

Nonostante le intenzioni di chi fornisce il latte in polvere siano buone, manca la consapevolezza che tali donazioni possono fare più male che bene laddove mancano sia le infrastrutture di base sia le condizioni igieniche necessarie per ridurre i rischi legati alla preparazione di tali prodotti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che la somministrazione di sostituti del latte materno a una minoranza di bambini non interferisca con la protezione e promozione dell’allattamento al seno della maggioranza: anche in condizioni di moderata malnutrizione, mamme e nutrici sono in grado di produrre un latte perfetto.

Nessun tipo di emergenza giustifica la distribuzione su ampia scala di latte artificiale. In ogni caso, al fine di poter assicurare il nutrimento necessario anche ai bambini rimasti orfani, i prodotti devono essere etichettati in modo comprensibile dalla popolazione beneficiaria in modo da poter preparare in maniera adeguata e sicura il pasto del bambino.

* epidemiologa, 43 anni, Torino

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?I…

Quei tre mesi di latte materno che formano il gusto per la vita

Secondo una ricerca dell’Università di Philadelphia, il periodo dai 2 ai 5 mesi è determinante per “costruire” il palato del neonato e l’abitudine ai sapori, anche quelli più “difficili”. Così la mamma è in grado di orientare le scelte alimentari future del figlio

di SARA FICOCELLI

ROMA – I sapori assorbiti attraverso il latte materno formano i gusti del bambino, in particolar modo tra i 2 e i 5 mesi di vita. Lo afferma uno studio dell’Università di Philadelphia presentato al meeting dell’American Association for the Advancement of Science, in corso a Washington. I ricercatori hanno dimostrato la loro teoria dando sistematicamente ai neonati un latte artificiale arricchito dal sapore amarognolo e acido, che però i piccoli hanno continuato a cercare ed apprezzare anche nei mesi successivi e fino all’adolescenza. Bambini a cui questo latte era stato dato dopo i sei mesi di vita, invece, lo hanno rifiutato.

”Abbiamo dimostrato che il periodo tra i 2 e i 5 mesi di vita è fondamentale per formare il gusto – ha spiegato Gary Beauchamp, uno degli autori della ricerca – e crediamo che la madre sia in grado di orientare questo processo, ad esempio mangiando molta frutta e verdura durante la gravidanza e l’allattamento”.

Lo studio conferma l’importanza del latte materno, il cui valore non è sempre stato riconosciuto da tutti. “Quando mi sono laureato – ricorda il dietologo Ciro Vestita dell’università di Pisa, esperto di alimentazione infantile – alcuni autorevoli professori sostenevano che il latte artificiale fosse meglio di quello naturale. Una teoria sbagliata. Il latte materno conferisce un apporto nutritivo pazzesco: basti pensare al fatto che i bambini allattati al seno sviluppano asma e allergie solo in rarissimi casi, al contrario di quelli cresciuti con quello artificiale”.

Il dietologo Vestita è d’accordo con la possibilità che il sapore del latte della madre influenzi i gusti del bambino: “Durante la gravidanza e subito dopo – spiega – la mamma assorbe attraverso il cibo sostanze che vengono percepite dal bambino e gli permettono di accettare o meno un certo alimento. Se, ad esempio, una donna incinta mangia molti calvolfiori, assorbirà delle molecole solforate che, trasmesse attraverso il latte, permetteranno al figlio di apprezzare un alimento non sempre amato durante l’infanzia”. La composizione nutritiva del latte materno però è tanto preziosa quanto delicata e alterabile. “Se una madre beve alcolici o fuma – conclude l’esperto – il figlio assorbirà sostanze tossiche. Bisogna insomma stare molto attenti”.

La possibilità di produrre latte scarsamente nutritivo dipende anche da fattori indipendenti dalla volontà dei genitori. Proprio in questi giorni i ricercatori dell’Università di Granada e dell’Ospedale San Cecilio, in Spagna, hanno scoperto che il parto prematuro impoverisce il latte materno, in questi casi carente dell’enzima Q10. Lo studio, pubblicato su Free Radical Research, ha messo a confronto trenta donne che allattavano al seno (di cui quindici avevano partorito prematuramente) riscontrando che le madri con bambini nati “regolarmente” avevano un latte con livelli di Q10 più alti del 75% rispetto a quelle che avevano avuto figli prematuri; e lo stesso valeva per il tocoferolo e altri antiossidanti.

NOTA DELL’ADMIN: A fronte di queste ultime righe ribadiamo la necessità di sostenere un parto naturale per le donne incinta da parte di tutti gli attori coinvolti (personale sanitario, medici e ostetriche) limitando, se possibile, le nascite con cesarei programmati. Ribadiamo inoltre, per evitare confusione, che il latte materno rimane il miglior alimento per ogni bambino, anche prematuro.

Da: “la Repubblica” 22 febbraio 2011