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Il cibo del bambino

Con grande piacere ospitiamo la trasposizione, fatta da ravanello curioso, mamma, blogger e cuoca volontaria del progetto  cascina rosa,  della conferenza su cibo e bambini tenuta dal dottor Berrino, dell’istituto nazionale tumori di Milano.

Un’occasione unica per riflettere su:

  • Obesità e proteine
  • Omogeneizzati, latte materno, mensa scolastica
  • Colazione e cibo dei genitori
  • Sindrome ADHD, cibo bio e latte vaccino
  • Dieta mediterranea, disbiosi intestinale e raccomandazioni ufficiali

Il testo completo è disponibile presso questo link:

http://ravanellocurioso.files.wordpress.com/2012/11/11_09_07_conferenza-berrino.pdf

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Nutella: l’etichetta è ingannevole (ma solo in Germania)

Entro la fine dell’anno la Ferrero dovrà modificare in Germania le etichette di tutti i barattoli di Nutella, la famosa crema da spalmare alle nocciole: in caso contrario rischia una multa di 250 mila euro a vasetto. La decisione è stata presa dall’Alta Corte Regionale di Francoforte a seguito di un esposto presentato dalla potente associazione federale dei consumatori tedeschi Bundesverband der Verbraucherzentralen (Vzbv).

Il motivo è presto detto:  sull’etichetta i valori delle quantità di grassi e carboidrati sono riferiti ad una porzione di 15 grammi, mentre i valori riguardanti vitamine e i sali minerali (evidenziati con un colore diverso) sono calcolati su una quantità di 100 grammi. Uno stratagemma che – secondo l’associazione dei consumatori – tenderebbe a nascondere l’apporto di grassi e zuccheri e ad evidenziare, al contrario, quello di vitamine e minerali.

La Ferrero ha subito annunciato la propria intenzione di ricorrere in appello. Nel frattempo ha però deciso di modificare volontariamente le etichette, aggiungendo  tutti i dati nutrizionali sia per 100 grammi che per porzione (15 grammi). I barattoli con le nuove etichette saranno disponibili sugli scaffali di negozi e supermercati della Germania a partire dalla fine del 2011, anche se è prevista una fase transitoria nella quale vi saranno ancora il circolazione prodotti etichettati nella precedente versione.

E per i vasetti di Nutella venduti in Italia? Per fortuna sulle  ”nostre” etichette i valori nutrizionali sono riportati sia per porzione che per 100 grammi. Inoltre, non c’è traccia alcuna di vitamine e sali minerali. In compenso, su un lato del barattolo, è evidenziato l’apporto calorico per porzione: solo 80 Kcal ogni 15 grammi, pari al 4% della GDA (quantità giornaliera raccomandata). Calorie che salgono però a 530 se si considerano 100 grammi di prodotto (particolare che però non è evidenziato allo stesso modo).

Considerato inoltre che la GDA si riferisce  ad un adulto la cui dieta prevede un apporto medio giornaliero di 2000 Kcal, si fa presto a capire che troppe fette di pane ben farcite di Nutella possono diventare davvero troppo per un bambino, soprattutto se quest’ultimo è poco attivo e non svolge regolarmente attivià fisica.

di LINDA GRILLI

Articolo tratto da genitori Magazine:

http://www.genitorimagazine.it/2011/11/21/nutella-letichetta-e-ingannevole-ma-solo-in-germania/

Le etichette dei cibi aiutano a dimagrire

Studio della School of Economic Sciences della Washington State University

Sono le donne di mezza età le più attente alle proprietà degli alimenti e a consumarne meno se troppo calorici

MILANO – Grassi aggiunti, conservanti e coloranti, e poi quella scritta, “light” che spesso non corrisponde a un prodotto davvero leggero, o di scarso apporto calorico. Leggere le etichette dei cibi acquistati rivela sempre grandi sorprese, soprattutto a chi cerca di stare attento alla linea e magari di perdere qualche chilo di troppo. Tanto che una ricerca sostiene che chi legge bene le etichette già la prima volta che acquista un dato cibo, finisce per dimagrire più di chi passa oltre le scritte e si butta direttamente sul contenuto della scatola. Anzi, i ricercatori hanno dimostrato che chi non legge le etichette e fa comunque attività fisica, dimagrisce meno di chi – più stanziale – perde però tempo ad analizzare il contenuto delle pietanze, per poi decidere, magari, di non comprarle più o di mangiarne meno.

LO STUDIO – Pubblicata sul , la ricerca di marketing alimentare è stata svolta dalla School of Economic Sciences della Washington State University e ha indagato sulla corretta informazione circa i cibi acquistati, concentrandosi sulla generazione oggi di mezza età. Il campione è di 12mila persone, uomini e donne, nati dal 1957 al 1964. Le loro abitudini sono state analizzate a partire dal 1979 e poi confrontate con i dati raccolti tra il 2002 e il 2006. Il risultato più sorprendente è che, specialmente per le donne tra i 37 e i 50 anni, la lettura cosciente degli ingredienti dei cibi è nel tempo un fattore di rilievo nel loro dimagrimento. E anzi in molti casi questa attenzione alle etichette (e dunque, di conseguenza, la scelta di una alimentazione più salubre) supera in benefici ai fini dietetici anche l’esercizio fisico. Il professor Bidisha Mandal, che ha coordinato la ricerca, sostiene infatti che se le persone abituate a controllare le etichette aggiungono anche alle loro buone abitudini alcuni esercizi fisici ogni giorno, il loro dimagrimento è superiore a quello di chi si muove sì, ma non presta attenzione a percentuali di grassi e zuccheri nelle pietanze.

CORRETTA INFORMAZIONE – Lo studio suggella la decisione (in Europa proprio lo scorso giugno è stata migliorata la legislazione sulle etichette alimentari) di rendere trasparenti i contenuti dei viveri e dimostra dunque come una corretta informazione circa gli ingredienti consumati possa aiutare a vivere in salute. Il tema, secondo i ricercatori di Washington, è ancor più importante con l’arrivo della mezza età e con l’aumentare dei rischi di attacchi di cuore e diabete, e di altre patologie strettamente legate anche a una corretta alimentazione e al controllo del proprio peso corporeo.

Eva Per asso  9/9/20010   Corriere della Sera

Pasti in famiglia e ortaggi: la ricetta per bambini in linea

Alcune abitudini salutari a tavola sarebbero associate
a un minor rischio di sovrappeso nei piccoli

MILANO – I bambini che mangiano regolarmente a tavola con i genitori e fanno il pieno di verdure tendono ad essere più magri dei coetanei che non hanno queste abitudini salutari. Lo rivela uno studio della Harokopio University di Atene pubblicato sul J. of Pediatrics.

NUOVI DATI – Finora, fanno notare i ricercatori greci, pochi studi hanno esaminato la relazione tra il peso dei bambini e il loro modo di alimentarsi e, quindi, tenuto in considerazione non solo la quantità di zuccheri e grassi o più in generale di calorie introdotte. Sebbene in genere si ritenga che quella di sedersi a tavola coi genitori sia una buona abitudine, pochi sono i dati disponibili che evidenziano come questo accorgimento possa avere ricadute positive anche sulla linea dei ragazzini. Per cercare di chiarire queste dinamiche i ricercatori greci hanno intervistato più di 1.000 bambini di età compresa tra i 9 e i 13 anni, ponendo, tra le altre, domande sulla dieta, sull’attività fisica, sullo stile di vita in generale. I dati raccolti hanno permesso di identificare cinque tipologie di dieta e stile di vita, ma solo nel caso della categoria definita «pranzi preparati e mangiati in famiglia e tanti ortaggi» è stata evidenziata una relazione positiva sul fronte del peso. Rispetto agli altri coetanei coinvolti nello studio solo i bambini che rientravano in questa tipologia sono risultati più inclini ad avere un indice di massa corporea più basso, un giro vita minore e meno grasso corporeo.

SPIEGAZIONE – Se si può facilmente capire perché l’assunzione di tanta verdura possa avere ricadute positive sulla linea (poche calorie ed effetto saziante), è meno chiaro l’effetto positivo sulla bilancia associato al mangiare a tavola coi genitori. Gli stessi ricercatori greci non hanno individuato una spiegazione specifica, ma hanno fatto un’ipotesi: è possibile che consumare pasti in famiglia cucinati dai genitori e non preconfezionati o comprati in un fast food porti a seguire maggiormente i canoni della dieta mediterranea, ricca di vegetali, cereali integrali, pesce e con l’olio d’oliva come condimento principale, con conseguenti ricadute positive anche sul fronte del peso corporeo.

SUGGERIMENTI – «In linea generale mangiare coi genitori è un’abitudine positiva, a patto però che mamma e papà diano il buono esempio ai figli – osserva Michele Carruba, direttore del Centro di studio e ricerca sull’obesità dell’Università di Milano -. Diversi studi mostrano che genitori obesi hanno spesso figli obesi e non solo per una questione di geni. Se i genitori mangiano troppo e male di solito lo fanno anche i figli. Al contrario se i genitori cercano di mangiare in modo equilibrato e stimolano i figli a fare altrettanto gettano le basi per una corretta educazione alimentare. In particolare è importante promuovere il consumo di frutta e verdura, oggi assunte sempre meno dalle nuove generazioni. Frutta e verdura hanno il vantaggio di essere poco caloriche, di contenere fibre che rallentano l’assorbimento, di essere ricche di sali minerali, vitamine e sostanze antiossidanti che aiutano a rafforzare i meccanismi di difesa dell’organismo. Educare i figli a mangiare frutta e verdura è il più importante investimento che si possa fare per la loro salute futura».

Antonella Sparsoli      10 agosto 2010   Corriere della Sera