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Mamma e Papà nella pubblicità

In base a quali stereotipi la pubblicità rappresenta i giovani papà? Per rispondere alla domanda dell’Osservatorio per la responsabilità sociale d’impresa, in collaborazione con l’agenzia BETC Euro RSCG, il sociologo Eric Macé ha analizzato 43 spot pubblicitari comparsi a partire dal 2002.

Secondo lui, “le pubblicità hanno preso in considerazione le trasformazioni della famiglia e l’evoluzione della parità tra uomini e donne”.

Egli ha tuttavia sottolineato che spesso i pubblicitari mettono in scena uomini incompetenti o egocentrici. La pubblicità Lactel, per esempio, mostra un padre il cui solo obiettivo è far pronunciare la parola “papà” a suo figlio.

Un altro esempio è quello della pubblicità in cui il padre approfitta della gravidanza della moglie per acquistare una nuova auto…

Un’altra sceneggiatura amata dai pubblicitari? Quella in cui “si gira un film d’azione quando il papà va a prendere il proprio figlio a scuola. Mentre quando le madri compiono la stessa operazione, tutto avviene con calma”, nota Eric Macé.

Secondo Muriel Fagnoni, vice-presidente di BETC, le pubblicità riflettono anche tutte le contraddizioni dei francesi.

“Abbiamo valutato l’ipotesi di pubblicizzare omogeneizzati utilizzando i padri come protagonisti. Con mia grande sorpresa, le donne non hanno voluto perché si sentivano private della loro identità di madri”, ha precisato.

(Fonti: 20 minutes.fr del 16 giugno e Le Figaro del 17 giugno 2010).

Traduzione dal francese di Laura Tenorini
tratto da www.famili.fr

Articolo tratto da:

http://www.bambinonaturale.it/2011/12/papa-mamma-pubblicit/#more-12380

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Dalla tv un bombardamento di spot

Davanti alla tv i piccoli spettatori sono bombardati dagli spot, come rivelano i primi risultati del monitoraggio (iniziato a gennaio) realizzato dalla Società italiana di pediatria per quantificare l’affollamento pubblicitario televisivo durante la fascia oraria pomeridiana “protetta”, quella destinata prevalentemente a un pubblico di minori. Il monitoraggio, ricordano i pediatri, avviene su 5 giorni al mese (un lunedì, un martedì, un mercoledì, un giovedì e un venerdì) estratti casualmente, dalle ore 15.30 alle ore 18.30. Per il primo quadrimestre le emittenti monitorate sono state Rai 3 e Italia 1, che in questa fascia oraria hanno una programmazione specificatamente dedicata a bambini ed adolescenti. Ebbene, calcolatrice alla mano, la Sip stima che – effettuando una simulazione su base annua – un giovanissimo spettatore che guardasse ogni giorno 2 ore di trasmissioni su Italia 1 (tra le 15,30 e le 18,30), in un anno vedrebbe oltre 33.000 spot pubblicitari. Per uno spettatore di Rai 3 la situazione migliora: gli spot annui sarebbero circa 2.900. “L’affollamento pubblicitario in TV – afferma Pasquale Di Pietro, presidente della SIP – è davvero esagerato, specie se consideriamo che la visione della televisione da parte di bambini e adolescenti non si ferma, come ipotizzato dalla nostra simulazione, alle 2 ore pomeridiane. Ma è purtroppo molto maggiore. Come Società italiana di pediatria continueremo questo lavoro di monitoraggio e di costante informazione delle famiglie – prosegue – che in molti casi non sono completamente consapevoli degli effetti negativi che può produrre in bambini e adolescenti una overdose pubblicitaria”. Alcuni effetti sono più evidenti, prosegue Di Pietro: la continua richiesta da parte dei bambini di prodotti reiteratamente promossi in tv, che i genitori costantemente lamentano. “Ma ci sono anche effetti più profondi, che possono dare un vero è proprio imprinting culturale”, ammonisce l’esperto. Secondo il monitoraggio, per tre ore di trasmissione nella fascia monitorata su Rai3 si contano 4,57 minuti di pubblicità, che diventano 45,49 su Italia Uno. Il numero medio di spot l’ora è di 3,95 sul primo canale e di 45,3 sul secondo. “Dall’autunno – conclude Di Pietro – inizieremo a effettuare sistematicamente una valutazione anche qualitativa dei contenuti pubblicitari. E già dal Congresso nazionale della Società, che si terrà il prossimo ottobre, inizieremo ad attivare una comunicazione continuativa sui genitori anche su questa problematica. Parallelamente attiveremo dei contatti con le principali emittenti televisive, per cercare di sensibilizzarle al problema e invitarle ad una condotta più responsabile”.