Archivio tag | svezzamento

Laboratorio di autosvezzamento: le nostre ricette

Vi riportiamo, come consueto, le ricette che abbiamo utlizzato e preparato insieme nel nostro ultimo “laboratorio” sullo svezzamento del 15 novembre scorso! Come avrete notato non sono certo ricette difficili,  laboriose o di alta cucina, ma il risultato alla fine è appagante 🙂

Quindi….buon divertimento e buon appetito!!!

Vellutata di zucca

Ingredienti:

  • 200 g di Patate
  • 1 L di Brodo vegetale
  • 2 Cipolle
  • Pepe macinato q.b.
  • Sale q.b.
  • 2 cucchiai d’Olio extravergine di oliva
  • 5-6 foglie di Basilico
  • 1 ciuffo di Prezzemolo
  • 1 rametto di Maggiorana
  • 2-3 foglie di Salvia
  • 1 rametto di Timo
  • 1/4 di cucchiaino di Cannella in polvere
  • 600 g di Zucca di polpa pulita

 

Dopo avere tolto la buccia e i semi, tagliate la polpa di zucca a pezzetti, sbucciate le patate e tagliate anch’esse a quadratini. Mondate le cipolle, tritatele finemente e ponetele a soffriggere in una pentola con l’olio d’oliva.

Aggiungete i pezzetti di polpa di zucca e le patate, e mescolando, lasciatele ammorbidire. Aggiungete a poco a poco, quando serve, il brodo vegetale, poi legate le erbe aromatiche in un mazzetto ed unitele agli altri ingredienti; sempre aggiungendo il brodo quando serve, lasciate cuocere il tutto per circa 25-30 minuti a fuoco dolce. Trascorso il tempo necessario, togliete il mazzetto di erbe e passate la crema al frullatore (o minipimer); e aggiustate di sale, una volta ottenuta la consistenza desiderata e aggiungete del pepe macinato fresco (fcoltativo, ovviamente), un pizzico di cannella in polvere e un filo di olio extravergine d’oliva. Se volete potete servire la crema calda, accompagnata da un’abbondante spolverata di Parmigiano Reggiano e crostini di pane tostato.

Per la preparazione dei crostini: tagliare a cubetti del pane del tipo casereccio, disporre i cubetti in una pirofila foderata con carta doa forno; spennellare olio extravergine di oliva sul pane. Infornare a 180°C per circa 10 minuti, poi spolve

 

Sformato di verdure

Ingredienti:

  • 500g di verdure (a scelta, noi abbiamo usato in dosi miste: cavolo nero, broccolo, carote e piselli)
  • 2 patate
  • 1 uovo
  • 100 g di parmigiano reggiano
  • Sale q.b.

Cuocere le verdure e le patate sbucciate a vapore. Frullare tutto e unire uova e formaggio.

Stendere il composto in una pirofila ed infornare a 180°C per la doratura.

 

Dolce al bicchiere con castagne

Ingredienti:

  • 300 g di castagne secche
  • 500 g di ricotta
  • Latte q.b.
  • 50-70g di zucchero di canna
  • Cacao o cioccolato fondente
  • Buccia di limone o succo d’arancia
  • Biscotti secchi (amarettu) q.b.

 

Cuocere le castagne precedentemente ammollate e grattuggiarla con grattugia a fori larghi, unire la buccia o il succo d’arancia e lasciare intiepidire. Aggiungere il cioccolato tritato ed eventualmente un pò di zucchero di canna.

Nel frattempo lavorare la ricotta con un po’ di la tte (per renderla soffice), unire lo zucchero e gli amaretti tritati (schiacciati con le dita).

Collocare nel fondo del bicchiere un po’ di polpa di castagne. Aggiungere la crema di ricotta e  e spolverare con cacao o cioccolato fondente e un pò di amaretti.

 

ATTENZIONE

Il prossimo incontro Mums4Mums non avverrà presso la casa della salute, ma Al FILOS.

Grazie alla disponibilità del Centro Famiglie della Val d’Enza potremo utilizzare la cucina dello spazio e cucinare insieme qualche ricetta valida per tutta la famiglia.

Il titolo dell’incontro di sabato 20 Aprile, a partire dalle ore 15.30, sarà:

Svezzamento: piccolo laboratorio di ricette per tutta la famiglia
La sede de “AL FILOS” è in via Roma, 20, sempre a S.Ilario d’Enza (entrata dal cortile del Centro Sociale Airone di via Roma 20 – seguire il percorso indicato dalle frecce arancioni).
Possono partecipare, mamme, papà, bimbi e quanti interessati a fare 2 chiacchiere cucinando insieme.

Gli omogenizzati sono indispensabili per i nostri bambini?

Secondo le aziende del baby food, dopo il latte la tappa successiva è obbligatoriamente il vasetto.

Ma è proprio così? I cibi industriali sono indispensabili per alimentare correttamente un bambino?

La risposta è inequivocabilmente “No!”.

 

http://www.bambinonaturale.it/2009/10/gli-omogeneizzati-sono-necessari-per-i-nostri-bambini/

I formaggini per i bimbi: sono così necessari?

Spesso, quando arriva il momento di iniziare lo “svezzamento” del bambino vengono proposti i formaggini spalmabili da aggiungere alla pappa del bambino. Ma questi formaggini cosa sono in realtà? Sono così indispensabili per i nostri bambini?  Ho trovato alcuni ottimi spunti di riflessione in rete: questo interessante post di Autosvezzamento.it:

 

http://www.autosvezzamento.it/il-formaggino-nella-pappa-sicuri-che-ce-lo-vogliamo-mettere/

e questo articolo tratto dal sito Il  Salvagente.it:

http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?idSezione=16024

dove aprrofondiscono l’argomento molto bene anche dal punto di vista dell’etichettatura dei prodotti che troviamo al supermercato.

Credo che queste informazioni possano aiutarci per fare una scelta più consapevole!!

Buona lettura!

Francesca

IO MANGIO COME VOI

Vi segnaliamo un’interessate iniziativa di un gruppo di ricercatori dell’Unità per la Ricerca nei Servizi Sanitari dell’IRCCS Burlo Garofolo, ospedale per la salute della donna e del bambino di Trieste.

“Io mangio come voi” è un bellissimo libricino, distribuito gratuitamente, in tutta Italia, a chi ne fa richiesta, con 60 semplici ricette per far conoscere i sapori della nostra tavola fin dai 6 mesi di età.

Nell’ultima di copertina si legge:

“Polenta e baccalà a 6 mesi? Perchè no. Non una porzione da taglialegna, ovviamente, ma un assaggio a misura di bambino.

Introdurre nell’alimentazione del piccolo nuovi cibi, mentre si continua a dargli il latte, non deve essere un inferno.

Questo libro sarà un successo se contribuirà a rendere felici bimbi e genitori, facendo del momento del pasto un’occasione per gustare insieme sane e deliziose ricette”

Possiamo dire che titoli come

  • Baccalà alla vicentina di nonna Rita
  • Pasta al finocchio e curry di Adriano
  • Sogliola all’arancia

hanno decisamente stuzzicato e soddisfatto l’appetito di tutta la nostra famiglia.

Consigliamo a tutti di richiedere questo volumetto che si ritaglierà un posticino speciale tra i ricettari di casa.

Per richiedere il testo (ne sono disponibili circa 1000 copie) è sufficiente inviare una mail a cooperazione@burlo.trieste.it comunicando l’indirizzo dove desiderate ricevere il libro.

Ringraziamo di cuore il gruppo di ricerca del Burlo Garofalo che ha avuto l’idea di questa bella iniziativa.

UPPA- Svezzamento: FAQ

Che cos’è lo svezzamento?
È quel periodo transitorio in cui il latte cessa di essere l’alimento esclusivo del bambino, in quanto non consente di soddisfare tutte le sue necessità e va sostituito gradualmente con cibi diversi.

Quando iniziare lo svezzamento? Le abitudini legate al divezzamento sono in genere differenti tra culture e sono dettate dalle diverse tradizioni e dalla diversa disponibilità di alimenti nei vari paesi. Le attuali linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) consigliano di iniziare a 7 mesi e comunque mai prima di 5 mesi; fino a quel momento il latte materno e, in mancanza di questo, il latte adattato, assicurano un accrescimento ottimale. I tempi sono condizionati da alcuni fattori anatomo-fisiologici: Coordinazione neuromuscolare: prima del quarto mese i lattanti non sono ancora in grado di coordinare i muscoli per formare un boccone, spingerlo verso la parte posteriore della bocca ed inghiottirlo. Funzione renale: la capacità di smaltire un’alimentazione più concentrata (il latte è in gran parte acqua) è molto limitata nel neonato. Sistema immunitario: a 4 mesi la cosiddetta “barriera dell’intestino” è completata. Perciò è più difficile che attraverso le sue pareti vengano assorbite sostanze non modificate che potrebbero provocare delle allergie. Per chi è ancora allattato al seno, si aggiunge l’effetto positivo dei fattori immunologici specifici di protezione contenuti nel latte materno. C’è un grosso vantaggio a proseguire l’allattamento al seno anche mentre si introducono alimenti solidi.
Esistono regole da seguire? La norma più comune da osservare consiste nel cominciare ad introdurre gradualmente i nuovi pasti, con un apporto energetico di circa 100- 110 Kilocalorie per ogni Kilogrammo di peso corporeo, rappresentato per il 10-12% da proteine, il 40 % da grassi e per il 48-50 % da carboidrati.

È vero che bisogna introdurre sempre “un solo alimento nuovo per volta”?
È una regola molto diffusa, ma non ha alcuna base scientifica.

È meglio svezzare il bambino con i prodotti industriali del commercio o con le preparazioni domestiche? La scelta spetta alla mamma. Fortunatamente i controlli sui prodotti alimentari nel nostro paese sono rigorosi, perciò svezzare con alimenti fatti in casa, è sicuro e sano. D’altro canto anche i prodotti industriali destinati all’alimentazione della prima infanzia sono preparati nel rispetto di rigorose norme igienico-sanitarie, con materie prime selezionate e privi di coloranti, conservanti ed altri additivi chimici.

A che età introdurre il glutine? Il glutine (una proteina contenuta nella farina di grano e di altri cereali) non è pericoloso per tutti, ma solo per alcune persone che soffrono di una malattia chiamata celiachia; portatori della celiachia si nasce e si resta per tutta la vita. Ritardando oltre i 7 mesi l’introduzione del glutine non si fa che rimandare il problema più in là, senza cancellarlo.

Quanto latte deve bere il bambino durante lo svezzamento? Un apporto di latte o di derivati del latte di circa 500 g al giorno è indispensabile per fornire al bambino il giusto quantitativo di calcio.
Tratto dal sito di UPPA (Un Pediatra Per Amico)

http://www.uppa.it/dett_articolo.php?idr=35&ida=536&idb=0

Crescere : Svezzamento spontaneo

Non necessariamente lo svezzamento dal seno deve essere un evento, imposto dall’adulto, che segna un taglio netto fra il prima e il dopo, fra la vita di lattante e quella di bimbo “grande”. Può anche essere un processo spontaneo che avviene con semplicità, senza strappi, secondo i ritmi fisiologici del bambino.
Fonte: Antonella Sagone

“Poppa ancora? Ma quando lo svezzi?”
Questa frase le mamme che allattano se la sentono dire molto prima che il loro bimbo sappia anche solo muovere i primi passi. E la frase “Ma come! Grande e grossa ancora attaccata alla tetta!” opprime la bimba che poppa molto prima che questa possa ribattere a parole. L’aspettativa della nostra società è che i bambini siano svezzati dal seno non appena hanno cominciato a mangiare cibi solidi in quantità sufficiente, come se allattare al seno fosse solo un modo per “tamponare la situazione” finché il cucciolo non è in grado di nutrirsi “come i grandi”, come se solo ciò che si mangia con il cucchiaio o la forchetta fosse “vero” cibo. L’alimentazione artificiale, ponendosi come standard, ha radicato in noi l’idea fuorviante che l’allattamento al seno sia solo un modo di nutrire il bambino, piuttosto che, come in effetti è, un modo per accudirlo sotto tutti i punti di vista (proteggere la sua salute, dare un corretto imput al suo sistema neuro-endocrino-immunitario, confortarlo, riscaldarlo e addormentarlo).

Così è difficile pensare che un bambino oltre l’anno possa ancora poppare al seno anche se mangia regolarmente al piatto. Nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandi di continuare ad allattare il bambino che mangia cibi solidi, almeno per due anni e, se mamma e bambino lo desiderano, anche oltre, l’allattamento di un bambino che parla e cammina nella nostra società è considerata una strana anomalia, quando non una perversione.
Dato che nella nostra società attuale il bambino allattato è in genere un piccolo di pochi mesi, si associa la poppata alle sole fasi più precoci della vita di un individuo, e vedere poppare un bambino più grande sconcerta perché sta facendo una cosa “da neonato”. Ma in effetti la relazione di allattamento si evolve con la crescita del bambino e un bimbo di due, tre anni o più che poppa al seno non lo fa certo come lo faceva a pochi mesi di vita, così come un bambino grandicello non abbraccia la mamma, gioca o dorme come faceva da neonato.
E dato che da noi lo svezzamento viene in genere imposto parallelamente all’introduzione dei cibi solidi, e cioè – quando va bene – prima della fine del primo anno, ci siamo inoltre convinti che i bambini non vogliano mai svezzarsi, che svezzare sia una cosa che va inevitabilmente intrapresa e condotta dall’adulto, che sarà difficile, che il bambino opporrà resistenza. Tutto vero: ma solo quando la rinuncia al seno materno viene imposta al bambino mesi o anni prima del momento in cui questi sarebbe pronto.

Perché invece il giorno in cui l’interesse per la poppata viene meno, e semplicemente il piccolo non ci pensa più, arriva per tutti i bambini: anche se è così difficile crederci.
Ma quando avviene questo momento? Se ci si basa sull’esperienza di quelle culture in cui non viene fatto nulla di particolare per svezzare il bambino, questo accade generalmente fra i 3 e i 7 anni, che è anche il periodo in cui il sistema immunitario del bambino è completamente sviluppato, come anche la sua dentatura da latte, e altri aspetti della sua fisiologia sono giunti a maturazione. D’altronde, il bisogno di suzione (che varia ampiamente da bambino a bambino) si esprime in genere proprio in quest’arco di tempo: che sia seno, biberon, ciuccio o pollice, i bambini si disinteressano al succhiare tutti più o meno con gli stessi tempi.
Allora, oggi come non mai, è importante mostrare come non sia necessario soffrire e forzare per condurre il bambino sulla strada della maturità. Le donne e i loro figli hanno diritto di godere pienamente, finché sentono di volerlo fare, della felicità, semplicità e salute di un gesto quotidiano, quello di allattare, che è del tutto normale e fisiologico, senza che questo piacere sia avvelenato da dubbi, paure, vergogna o sensi di colpa. Sapendo che tante donne prima di loro lo hanno fatto e possono testimoniare, insieme ai loro figli ormai adulti, come nessuno poppa per sempre, e come la loro relazione, basata anche a suo tempo sull’allattamento, non ha creato in loro alcuna perversione, alcun danno psicologico.

Oggi come non mai allora ho voglia di raccontare come avviene veramente questo graduale abbandono del seno, quando la mamma (pur fra critiche e perplessità di chi le sta vicino) decide di fidarsi del bambino e di lasciare che sia lui a guidare questo percorso.

Svezzamento spontaneo significa che un giorno ti rendi conto che il tuo piccoletto di 2 o 3, o 5 anni forse si è svezzato… forse!
Insomma, viene il giorno che alla solita domanda “poppa ancora?” risponderai “non lo so”.
Com’è possibile? Eppure è così. Perché negli ultimi giorni, o settimane, o mesi di uno svezzamento spontaneo il bambino non poppa tutti i giorni, ma in modo molto saltuario; possono passare diversi giorni senza che chieda il seno, magari una settimana o più; poi arriva quel momento di tristezza, o tenerezza, o cade e si fa male, ed ecco che chiede ancora…
E così tu dici: ah, ecco, allora non si era svezzato.

Ma poi arriva il momento in cui davvero “la poppata successiva” non arriva più. E alla fine gli chiedi esplicitamente se vuole poppare, e lui o lei ti risponde tranquillamente di no: non ne ha più interesse.

È un po’ come quando il bambino non ha più bisogno del pannolino: chi l’ha sperimentato sa di quel pacco iniziato di pannolini che resta dentro casa per mesi “per sicurezza”, prima che ci si decida a farne solennemente regalo a qualche amica che ne ha ancora bisogno…
ma alla fine si prende atto che il bambino è cresciuto e si sta dedicando a cose diverse: ha ancora bisogno di noi, ma non del nostro seno.

Ecco come funziona: molto semplicemente, senza bisogno che la mamma o che il padre o che altri “facciano” alcunché. Lo svezzamento non diventa un rito di passaggio, una cesura, un passo obbligato che segna un taglio netto fra il prima e il dopo, fra la vita di lattante e quella di bimbo “grande”. Non è un evento che l’adulto impone, e nemmeno una decisione che il bambino prende: è un processo, che porta lentamente il bambino su altri lidi, senza colpo ferire e senza bisogno di forzature, di trucchi, di compensazioni, di incentivi, di ricatti o di distrazioni.
Occorrono solamente due ingredienti molto semplici da usare (ma molto difficili da apprendere nel nostro mondo): la fiducia nelle capacità del bambino di fare ciò che è giusto per lui al momento giusto per lui, e la pazienza di aspettare i suoi tempi, godendosi il presente fatto di intimità e coinvolgimento profondo.

Articolo di: Antonella Sagone
Fonte: http://www.consapevolmente.org
Per commentare questo articolo visita il forum di consapevolmente “Crescere Insieme”

UPPA:POSTA E RISPOSTA (domanda su svezzamento e problema stitichezza)

“Sono la mamma di un bimbo di quasi 8 mesi. Da circa 2 settimana abbiamo introdotto la seconda pappa, ma purtroppo è iniziato il “problema” stitichezza. Stiamo usando il latte di proseguimento Humana2 e le pappe sono sempre con passato di verdura in aggiunta a pastina con carne o prosciutto o formaggi. La domanda che rivolgo è questa: ci sono verdure più adatte di altre a favorire la stitichezza? E` meglio frullarle o darle in pezzi? E nel momento in cui capita che non riesce a defecare come mi comporto? Cosa devo somministrargli? Grazie mille dell`aiuto. Serena”

RISPOSTA

Come prima cosa vi invitiamo a consultare l`archivio di UPPA sul tema “svezzamento” e “latte artificiale”. Tutte le verdure, e tutta la frutta fresca, sono idonee a mantenere attivo l`intestino. Vanno necessariamente frullate, sia per ottenerne il massimo beneficio nutrizionale, sia per sfruttarne al massimo l`azione sulla progressione delle feci. Nel caso di evacuazione difficoltosa l`intervento di emergenza è una stimolazione con supposte o microclismi, anche ripetuti. Detto questo ci permetta di avvertirla che la dieta che voi offrite al bambino, con  “carne o prosciutto o formaggi” ad ogni pasto, è pesantemente squilibrata nutrizionalmente e anche favorente la stipsi. Premesso che l`ideale sarebbe un regime vegetariano, iniziate almeno a limitare il “secondo” di origine animale ad un solo pasto al giorno, inserendo un paio di volte il pesce. Il secondo pasto della giornata sarà utilmente integrato con altre verdure e legumi. Infine: i cosiddetti latti di proseguimento non hanno alcun vantaggio rispetto al latte tipo 1, se non forse il prezzo, e i cosiddetti “latti artificiali”, al fine di una crescita ottimale, sono tutti uguali, e il migliore è quello che costa meno.

Lucio Piermarini

Tratto da UPPA

http://www.uppa.it/dett_posta_risposta.php?id_domanda=971

L`appetito vien mangiando

di Mariarosaria Di Feola , Rossella Negri

Lo chiamiamo “svezzamento” (che significa “levare il vizio” – di succhiare), ma si tratta solo di un cambiamento nell’alimentazione: si passa dal solo latte, alimento unico dei mammiferi nelle prime fasi della vita, a tanti cibi diversi.
Un momento in cui si incontrano la predisposizione al gusto, determinata dai geni ed “educata” dall’esperienza in utero e al seno materno, con la cultura culinaria degli adulti. Un incontro fondamentale: è dimostrato che i comportamenti alimentari acquisiti nei primissimi anni di vita sono mantenuti anche nell’età adulta, perciò è importante “investire” in questo periodo per migliorare la qualità di vita di domani.
Ma perché ad un certo punto si inseriscono nuovi cibi?
Il bambino, crescendo, matura le funzioni digestive, neuro-motorie, immunitarie e renali che gli permettono di assumere gli alimenti comunemente consumati dagli adulti. Non ha ancora i denti, perciò il cibo sarà sminuzzato (ma non liquido). Un’alimentazione di solo latte comincia ad essere insufficiente sul piano calorico, delle proteine  e dei “micronutrienti”, ferro e zinco soprattutto. È il momento di favorire lo sviluppo della masticazione, per questo il nuovo cibo va offerto sempre con il cucchiaino e mai con il biberon.
L`ora del pasto diventa così un momento delicato, non solo dal punto di vista nutrizionale, ma anche per lo sviluppo psicofisico. Il passaggio dall’alimentazione di solo latte ai tanti alimenti diversi non corrisponde solo allo sviluppo di capacità digestive, ma anche al perfezionamento dell’esperienza gustativa mediante l’incontro diretto con i cibi solidi, determinante nella scelta degli alimenti anche a lungo termine.

L‘educazione alimentare ed il positivo approccio con il cibo, impostati fin dall’infanzia, possono agire favorevolmente anche sulla prevenzione dei disturbi gravi dell’alimentazione (obesità, anoressia/bulimia); inoltre l’acquisizione di corrette abitudini alimentari fin dalla prima infanzia e il loro mantenimento nel tempo può contribuire a prevenire malattie importanti, come l’ipertensione arteriosa, il diabete, l’obesità e le malattie cardiovascolari.
Al momento dello svezzamento le papille gustative sanno ben valutare il gusto degli alimenti: il piacere sta nelle complesse sensazioni generate dal “buon sapore” di un certo alimento che ci piace e quindi introduciamo nell’organismo, mentre l’avversione è nel “cattivo sapore” di un altro alimento che non ci piace e quindi ci rifiutiamo di introdurre. E cosa ci piace? Fino a poco tempo fa era la scarsità di cibo la principale minaccia alla vita, perciò il nostro apparato gustativo si è evoluto in modo da attirarci verso quanto è ricco di calorie, di amminoacidi, di sali e altri nutrienti essenziali. Alcune preferenze le possiamo ereditare, altre le apprendiamo in utero e al seno, ma il sigillo alla lista delle nostre preferenze lo mette l’esperienza gustativa degli alimenti offerti durante lo svezzamento.

Il lattante, oltre a non prepararsi da solo i pasti, non ha ancora una componente esperienziale e culturale che lo orienti alle scelte, ma gli viene naturalmente imposta quella dei genitori, della tribù, della comunità. La familiarità (genetica + ambiente condiviso) è il fattore più importante nel delineare le scelte alimentari e spiega il 50% di queste scelte, ma le esperienze precoci possono deviare questo percorso: un’esperienza gustativa negativa, con conseguenze come vomito e diarrea, può fare escludere un cibo per anni, mentre esperienze positive possono favorirne l’accettazione. Il senso del gusto ha la funzione di analizzare il contenuto di un certo alimento riconoscendo le sostanze chimiche di cui è costituito permettendoci di distinguere i cibi ricchi di nutrienti indispensabili per il nostro sostentamento (e perciò ingoiati volentieri), da quelli potenzialmente tossici o avariati (e quindi rifiutati). Il gusto ci consente di collegare sapori specifici a cibi ad alta densità calorica: l’esperienza metabolica favorevole (un piacevole senso di sazietà) è quella che fa preferire il latte con l’aggiunta di amido (i biscotti) al latte semplice. Per questo motivo vale la pena di ridare allo svezzamento la straordinaria funzione di palestra del gusto, che l’industria, costretta a scelte globalizzate, cerca di scoraggiare. La verdura si presta perfettamente: è estremamente varia la gamma di gusti che ci offre, inoltre l’utilizzo della verdura per preparare i primi pasti ci consente di diluirne il contenuto calorico totale, riducendo il rischio di un eccessivo apporto energetico, uno dei problemi più frequenti nei paesi occidentali.

Articolo tratto da UPPA

http://uppa.it/dett_articolo.php?ida=817&idr=54&idb=80

 

Svezzamento – Introduzione precoce di alimenti solidi

Riportiamo la risposta del dott. Piermarini in UPPA relativa all’introduzione precoce dei cibi solidi, proposta da alcuni pediatri.

Avrei una domanda su allattamento al seno. I dettami OMS parlano di allattamento esclusivo per i primi 6 mesi, come si relazione con la finestra temporale dei 4 e 6 mesi, dove l`introduzione degli alimenti sembrerebbe diminuire la probabilità di malattia atopiche? Lo chiedo, perchè diverse mamme raccontano il consiglio di pediatri di introdurre assaggi di “alimenti della tavola” e ci sono articoli di diverse riviste che sembrano andare in questa direzione (Medico e bambino 3/2009 “La dieta dei primi mesi e lo sviluppo dell`atopia”) Grazie Lucia

RISPOSTA

Chiariamo innanzitutto che la finestra per lo sviluppo della tolleranza è in realtà aperta fino a 7 mesi compiuti e che superare i limiti massimi significa solo ridurre gradualmente l`efficienza del meccanismo e non abolirlo. e che, limitatamente a, conviene. Premesso questo, anche accettando per buoni i limiti superiori, per i quali aspettiamo ulteriori studi di conferma, bisogna necessariamente fare i conti con la maturità generale dei bambini, che non sempre sono disposti ad accettare un`offerta di cibo intempestiva. Forzare un bambino che non mostra interesse non solo provoca  problemi dell`alimentazione di vario tipo ma il frequente rifiuto del cibo vanifica anche il tentativo di sfruttamento della finestra.

Lucio Piermarini