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Crema alla Sogliola e verdure

 

Ingredienti (per 4 porzioni di pappa… poi dipende dall’appetito del vostro cucciolo)

1 sogliola piccola

1 carota piccola

1 zucchina

1 gamba di sedano

1 patata grande (o tre piccole)

3-4 foglie di salvia

Dopo aver tolto la pelle alla sogliola cuocetela intera al vapore insieme a tutte le verdure.

Una volta cotta pulite la sogliola, stando attente a togliere tutte le lische e le spine (io, per essere certa che non ne fossero rimaste, ho spezzato la sogliola con le mani) e omogeneizzate tutto – pesce e verdure- compresa la salvia.

Servite con un cucchiaino di olio d’oliva e, mi raccomando, NON aggiungete il parmigiano!!! Voi di solito mangiate il pesce con il formaggio?

Frutta cotta alla vaniglia

Questa ricetta, semplicissima da realizzare, nasce dal desiderio di far assaggiare al mio bambino lo yogurt naturale. All’inizio ho provato ad aggiungere la frutta grattugiata al momento, ma l’acido dello yogurt non convinceva molto il mio piccolo.

Allora, traendo ispirazione da un libro di ricette, ho provato a fare in questo modo:

Ingredienti

1 pera Kaiser

mezza banana

un pezzetto di vaniglia

yogurt bianco

Sbucciate la pera e tagliatela a pezzetti. Tagliate a rondelle la banana. Mettete la frutta in un pentolino con un po’ d’acqua, in modo che la frutta sia coperta per metà. Aggiungete un pezzettino di vaniglia. Cuocete per 15 minuti a fuoco abbastanza vivace, in modo che l’acqua si restringa. A cottura ultimata togliete la vaniglia e omogeneizzate la frutta, senza l’acqua. Servite la frutta da sola, oppure aggiungendo due/tre cucchiaini di yogurt.

L’acqua di cottura può essere utilizzata come succo di frutta, oppure, come suggerisce una mia amica, per cuocere le pappe di verdure, in modo da addolcirne un po’ il sapore.

Quando è opportuno introdurre cibi solidi?

Come  ripetono ormai da anni anche l’OMS e l’Unicef, un bambino non dovrebbe assumere cibi solidi prima dei sei mesi d’età circa: prima di allora, infatti, il suo apparato digerente non è ancora sufficientemente maturo per digerire bene alimenti diversi dal latte materno. Ogni bambino, inoltre, ha un suo modo di segnalare che è “pronto” a passare ad una nuova dieta: per esempio se riesce a stare seduto da solo, se non ha più il riflesso di spingere la lingua in fuori, se ti guarda molto interessato mentre mangi, e se cerca lui stesso di mangiare.

Il momento “giusto” è diverso per ciascun bambino e, rispettando i suoi tempi, si può contenere il rischio di future intolleranze alimentari.

Un bambino allattato solo al seno probabilmente non avrà bisogno di cibi solidi fino ai sei mesi circa. Ma ogni bambino è un caso a sé: alcuni sono pronti già a quattro mesi, mentre altri non lo sono ancora a nove o dieci mesi. Presta attenzione ai seguenti segnali: un aumento nella frequenza e durata delle poppate che si protragga per diversi giorni e non sia correlato a malattie o alla dentizione; un aumento di interesse nei confronti del cibo quando gli altri stanno mangiando; la capacità di restare seduti da soli; la scomparsa del riflesso di spingere la lingua in fuori, che gli consentirà di trattenere il cibo in bocca; la capacità di raccogliere il cibo con le mani e portarlo alla bocca.

L’Accademia Americana dei Pediatri afferma che “i bambini non hanno bisogno di integrare la loro dieta con altri alimenti fin verso la metà del primo anno.” In pratica, non si dice che ad una determinata età il bambino avrà bisogno di altri alimenti, quindi potrai farti guidare da lui. E sarà proprio tra i 6 e i 12 mesi che ti farà capire di essere pronto a passare ai cibi solidi. Di solito succede che, nel corso di un pasto, quando tutta la famiglia è riunita attorno al tavolo e il bambino è in braccio a qualcuno oppure è in una sdraietta o nel seggiolone, il suo sguardo improvvisamente si fissi sulla tua forchetta e la segua con grande attenzione mentre la porti alla bocca: sembra quasi che stia per dirti: “Ma come; e a me non ne dai neanche un pochino?”. Oppure, mentre è in braccio a qualcuno, allunga la mano verso il piatto, afferra qualcosa, la porta alla bocca e torna rapidamente a pescare dal piatto. Già tra i tre e i quattro mesi, i bambini acquistano una notevole abilità nell’afferrare gli oggetti (per esempio, il cibo che è nel piatto), ma una volta portati alla bocca, non dimostrano ancora alcuna intenzione di “mangiare”.

Quando il bambino comincerà effettivamente ad interessarsi a nuovi alimenti, ricordati di allattarlo prima di offrirgli qualsiasi altra cosa (se hai necessità di velocizzare il processo di distacco dal seno, in questo caso il seno va offerto DOPO: NdR) il. Inoltre, non pensare che abbia bisogno di grandi quantità: all’inizio gli potrà bastare anche un solo cucchiaino. Per il primo anno di vita, nessun alimento fa bene ai bambini quanto il latte materno: si tratta più che altro di abituarlo a sapori e consistenze diverse. La banana schiacciata è una buona idea per iniziare, e ai bambini piace quasi sempre, poi si può passare ad alimenti a contenuto proteico, come un’ala di pollo con l’osso da mordicchiare (poco importa che il bambino abbia i denti o no) oppure tagli teneri di carne frullata e così via. Per le uova è invece opportuno aspettare un po’ più a lungo.

Nel proporre al tuo bambino gli alimenti solidi, introduci un solo cibo nuovo per volta e aspetta una settimana prima di provare con un alimento diverso. In questo modo potrai notare l’eventuale insorgere di reazioni allergiche (come uno sfogo o dei puntini sulla pelle, asma o diarrea). Se nella tua famiglia ci sono persone allergiche, sii particolarmente caute: tra gli alimenti che sono più frequentemente allergenici, ricordiamo il latte vaccino, le uova (in particolare l’albume), gli agrumi, le arachidi, il frumento e il mais. La filosofia alimentare de La Leche League riguarda non solo i bambini che stanno cominciando a mangiare cibi solidi ma tutta la famiglia: “Una buona alimentazione significa avere una dieta bilanciata e varia, comprendente cibi i più vicini possibile al loro stato naturale”. Non è necessario comprare omogeneizzati o liofilizzati: puoi preparare tu stessa la pappa per il tuo bambino usando un frullatore, un passaverdura, a volte anche solo una forchetta. E se acquistate alimenti per bambini, leggi attentamente le etichette ed evita gli alimenti zuccherati.

Questo articolo è tratto del sito Leche League Italia

e se i cibi solidi non gli interessano?

Solitamente prima del compimento del sesto mese un bimbo non è pronto ad assumere cibi diversi dal latte materno, la raccomandazione dell’OMS infatti, per un bambino sano e nato a termine, è di iniziarne l’introduzione dal compimento dei sei mesi!

I segnali che un bimbo sia pronto  per assumere cibi solidi sono diversi… sta seduto senza sostegni, manipola e porta alla bocca oggetti, ha già i primi dentini, a volte si mostra interessato ai pasti dei familiari. Capita che inizi a di ciucciare più spesso, o improvvisamente inizi a svegliarsi più spesso di notte, o sembri insoddisfatto….

Se il tuo piccolo non è ancora interessato al cibo, forse potrebbe essere presto per lui….

quanti mesi ha? meno di sei?

Prima dei sei mesi lo stomaco dei neonati non è ancora pronto per digerire alimenti diversi dal latte materno. L’introduzione precoce potrebbe sensibilizzare il bambino che ha una predisposizione allergica, e  tanto più è precoce è l’inserimento dei cibi solidi, più la digestione di cibi diversi dal latte materno è faticosa. Inoltre prima dei sei mesi il riflesso di masticazione non è ancora attivo ed il bambino non è capace di sputare ciò che non vuole, quindi non mangia consapevolmente, non è coinvolto nei pasti fa, ma verrà probabilmente imboccato …. non a caso i cibi che si inseriscono con bambini molto piccini sono esclusivamente cibi frullati o omogeneizzati, di consistenza liquida, semiliquida o cremosa, mentre un bambino che ha superato i sei mesi non necessariamente gradirà consistenze liscie ed omogenee, anzi a volte preferirà cibi più simili a quelli degli altri commensali.

ha compiuto sei mesi?

Se il piccolo ha compiuto sei mesi è il momento di iniziare  a proporre cibi diversi dal latte materno, inizialmente piccoli assaggi, un alimento per volta, seguendo i segnali di gradimento….

Lo svezzamento inizia con piccole quantità, tra i cibi suggeriti per queste prime prove ci sono la frutta e le verdure, ma anche cibi semplici che portiamo in tavola quotidianamente e che il bambino potrebbe mostrare di voler assaggiare. L’inizio dello svezzamento è una buona occasione per migliorare la dieta familiare, portando in tavola cibi adatti a tutti !!

E’ indicato inserire un alimento alla volta, sia per proporre sapori ben distinti, che per verificare che il bambino non abbia reazioni a quell’alimento!

Di solito le quantità iniziali sono esigue, e per diverso tempo il nutrimento principale resta ancora il latte materno. Alcuni bambini sono più rilassati e più disponibili ad assaggiare  cibi nuovi se prima hanno poppato, mentre prenderli per fame sortisce di solito l’effetto contrario. Altri bimbi chiedono di poppare subito dopo, quasi a conferma che questo passaggio non limiti l’accesso al seno. D’altro canto quando si tratta di primi assaggi, non si può pensare che piccole quantità di cibi possano offrire maggiori calorie del latte materno, quindi l’allattamento continua ad essere fondamentale.

I bambini oltre i sei mesi spesso amano manipolare ciò che poi portano alla bocca, per conoscerne la consistenza e poi provarne il sapore. Di solito amano gustare i sapori singolarmente, alimento per alimento e , contrariamente a quanto viene spesso indicato, preferiscono i cibi salati a quelli dolci, probabilmente perchè il latte materno non ha sapore dolciastro ma piuttosto cambia sapore di volta in volta!

A volte funziona mettersi a tavola tutti insieme e preparare cibi  non troppo elaborati che il bimbo può manipolare ed assaggiare, riscoprendo mano a mano i sapori che ha già gustato succhiando il latte della mamma! Non tutti i bimbi  comunque amano cibi frullati, vale la pena proporre diverse consistenze per capire cosa preferisca il bambino.

 

e se i cibi solidi non gli interessano?

E’ importante sapere che non tutti i bimbi sono pronti nello stesso momento, alcuni sembrano gradire gli assaggi fin da subito mangiandone anche grandi quantità, altri invece non sembrano particolarmente entusiasti e continuano ancora a lungo a fare piccoli assaggi o rifiutare nettamente…

Partire con le giuste aspettative può aiutare a non allarmarsi. Per esempio pensare che un bimbetto di sei mesi possa mangiare di punto in bianco quantità consistenti di cibi solidi è irrealistico, il suo stomaco è piccino, e digerire cibi solidi è più faticoso che digerire il latte della mamma. Inoltre ogni bimbo è diverso dall’altro, di conseguenza accade raramente che rispetti tempi e quantità standard !

Se ha appena compiuto sei mesi e non sembra interessato ai cibi solidi, puoi valutare di aspettare qualche giorno e poi riproporre nuovamente qualcosa, far passare alcuni giorni può fare grande differenza, oppure provare con un cibo o una consistenza diversa, o ancora provare in un orario in cui il tuo piccolo ti sembra maggiormente disponibile, o semplicemente proponendogli assaggi quando tutti siete seduti a tavola, piuttosto che in separata sede. Non è comunque automatico che al compimento dei sei mesi tutti siano pronti a mangiare!

Se tutte le prove non funzionano, forse semplicemente non è ancora arrivato il momento giusto…

a volte una predisposizione allergica porta il bambino  a rifiutare a lungo i cibi solidi, una sorta di strategia che gli permette di proteggersi finchè non sarà pronto.

Comunque se lo stato di salute generale è buono, se la crescita è nella media ed è costante, si tratta solo di rispettare i tempi individuali, continuando a proporre finchè il bambino gradirà maggiormente ciò che gli viene offerto.

Tieni conto che c’è differenza tra rifiutare nettamente e assumere invece solo piccole quantità…

Alcuni bimbi continuano con gli assaggini per diversi mesi, poi ad un certo punto, quando sono pronti, gradiscono quantità maggiori, o dimostrano in modo molto evidente di essere pronti, magari rubando qualcosa dal piatto dei familiari !

In questa fase di passaggio, quando sembra che il bambino non accetti di buon grado altri alimenti oltre al latte materno, può tranquillizzarti sapere che il tuo latte è sempre nutriente e lo supporterà sempre in questo periodo di approccio ai cibi solidi, fornendo ancora tutto il nutrimento di cui ha bisogno. In linea di massima, infatti il latte materno rimane comunque l’alimento prevalente nel primo anno di vita di un bambino, e sopratutto non perde mai il suo nutrimento, neanche successivamente!

Info Allattamento – ottobre 2011

Laboratorio di Cucina sullo Svezzamento

Care Amiche e cari Amici,

siamo liete di informarvi che l’Associazione Futura propone un nuovo appuntamento con il

Laboratorio di Cucina sullo Svezzamento

sabato 03 dicembre 2011 – ore 14,30

presso la cucina dell’ENAIP  in via Gramsci, 22 – Parma

Ricordiamo che, dopo la prenotazione telefonica, le iscrizioni dovranno essere formalizzate con il versamento della quota tramite bonifico.

Per informazioni:

Associazione Futura

P.le Matteotti, 9
43125 Parma
tel. 0521 285318

futura.associazione@gmail.com

Etologia: periodi di svezzamento a confronto


Dott.ssa Katherine Dettwyler PhD

Professore Associato per l’Antropologia e la Nutrizione
Texas A & M University
Titolo originale del testo: “A natural age of weaning”

 

Durante la mia ricerca ho studiato diverse fasi della “storie della vita” (per esempio la durata di gestazione, il peso alla nascita, la crescita, l’età di maturazione sessuale, l’età d’eruzione dei denti, la lunghezza di vita etc.) di primati non umani e poi ho collegato questi dati all’età di svezzamento di questi animali. Essi sono i nostri più stretti parenti nel regno animale, specialmente i gorilla e gli scimpanzè, che condividono con noi più del 98% dei geni.

Attraverso diverse supposizioni sono risalita all’età di svezzamento nell’uomo se non ci fossero tante regole culturali su questo argomento. Il mio interesse deriva dalla letteratura sull’età di svezzamento nelle varie culture che dimostra che esistono delle usanze molto diverse fra i vari popoli sull’età ideale in cui si dovrebbero svezzare i bambini; da molto presto negli Stati Uniti a molto tardi in alcune zone. Si sente spesso dire che l’età media di svezzamento nel mondo è 4,2 anni, però questa cifra non è nè precisa nè significativa. 64 ricerche “tradizionali”, fatte prima degli anni ’40 indicano una durata media di allattamento di ca. 2,8 anni, ma con qualche società che allatta per molto meno tempo e altre molto più a lungo. E’ statisticamente poco indicativo parlare di un età media mondiale, perchè tanti bambini non vengono allattati affatto, oppure le loro madri si arrendono dopo pochi giorni o alle sei settimane, quando tornano a lavorare. E’ vero che ci sono ancora molte società nel mondo dove i bambini vengono abitualmente allattati fino a un età di quattro/cinque anni o più e addirittura negli Stati Uniti alcuni bambini vengono allattati più a lungo. Nelle società dove ai bambini viene permesso di prendere il latte materno per tutto il tempo che lo richiedono, questi si svezzano normalmente da se, senza discussioni o traumi emotivi fra i tre e i quattro anni di età. Il mio interesse deriva anche dalla realizzazione che gli animali hanno un età “naturale” di svezzamento, a ca. 8 settimane nei cani, 8-12 mesi nei cavalli etc. Si presume che questi animali non abbiano credenze culturali sull’età ideale per lo svezzamento.

Ecco alcuni risultati della mia ricerca:

  • Su un gruppo di 21 specie di primati non umani (scimmie e scimmie antropomorfe), studiati da Holly Smith, è stato scoperto che i piccoli vengono svezzati quando appaiono i molari permanenti. Nell’uomo questo avviene 5,5 – 6 anni.
  • Fra i pediatri era molto comune affermare che in molte specie la durata di gestazione è approssimativamente uguale alla durata d’allattamento, e suggerivano perciò che per l’uomo l’età ideale di svezzamento sia a nove mesi. In ogni modo, questa relazione varia secondo la statura degli animali adulti; più grande la statura degli adulti è – più lunga è la durata di allattamento in relazione alla durata di gestazione. Per gli scimpanzè e i gorilla, i due primati geneticamente più simili all’uomo, la relazione è 6 : 1. In altre parole, allattano i loro piccoli per un periodo sei volte più lungo della durata di gestazione (precisamente 6,1 per gli scimpanzè e 6,4 per i gorilla). Per l’uomo, che per la sua statura si trova fra questi due animali questo significherebbe un età di svezzamento di 4,5 anni (=sei volte nove mesi di gestazione).
  • Fra i pediatri era molto comune indicare che la maggioranza dei mammiferi svezza i piccoli quando questi hanno triplicato il loro peso dalla nascita, suggerendo una durata di allattamento di un’anno nell’uomo. Di nuovo, questo dato viene influenzato dal peso degli adulti, con mammiferi più grandi che allattano la loro prole fino al momento in cui ha quadruplicato il proprio peso di nascita. Nell’uomo questo avviene normalmente all’età di 2,5 – 3,5 anni.
  • Da uno studio sui primati si è scoperto che i piccoli vengono svezzati quando hanno raggiunto ca. un terzo del loro peso da adulti. Questo corrisponderebbe nell’uomo a ca. 6-7 anni.
  • Facendo un confronto fra età di svezzamento e maturità sessuale nei primati non umani viene suggerita un età di 6-7 anni nell’uomo (ca. a metà strada verso la maturità riproduttiva).
  • Alcuni studi indicano che il sistema immunitario non è completamente maturo prima di sei anni di età, ed è ben saputo il fatto che il latte materno aiuti il sistema immunitario a svilupparsi, fornendo gli anticorpi materni per tutto il tempo che il latte viene prodotto (fino a due anni fa non sono stati fatti studi sulla composizione del latte materno dall’età di due anni in poi).

E così via …. L’età minima per lo svezzamento nell’uomo è due anni e mezzo e l’età massima sette anni.

Sui benefici dell’allattamento prolungato, sono state fatte diverse ricerche che confrontano l’allattamento al seno con quello artificiale con riferimento all’incidenza di diverse malattie e anche al quoziente d’intelligenza. In tutti i casi i bambini allattati al seno correvano un minore rischio di ammalarsi e il loro quoziente d’intelligenza era più alto di quelli allattati artificialmente. Questi studi dividevano il gruppo di bambini allattati al seno in varie categorie basate sulla durata di allattamento. I bambini che erano stati allattati più a lungo avevano un punteggio più alto, sia per quanto riguarda la minore frequenza di malattie sia il quoziente d’intelligenza. In altre parole, se le categorie erano divise in gruppi di bambini che erano stati allattati al seno per 0-6 mesi, 6-12 mesi, 12-18 mesi e 18-24 mesi e più, quelli che erano stati allattati per 18-24 mesi e più avevano un punteggio più alto, quelli della categoria 12-18 mesi un punteggio un poco più basso del precedente gruppo, poi venivano quelli della categoria 6-12 mesi e quelli della categoria 0-6 mesi avevano il punteggio più basso fra quelli allattati al seno, ma sempre molto migliore di quello dei bambini allattati artificialmente. Questi dati riguardano le malattie dell’apparato gastrointestinale, delle alte vie respiratorie, la sclerosi multipla, il diabete, le malattie cardiache etc. etc. etc. I bambini allattati più a lungo avevano anche un migliore punteggio nei test che rilevano il quoziente d’intelligenza. Un punto importante da sottolineare è che nessuno di questi studi riguarda i bambini che erano stati allattati per più di due anni perchè ancora non sono stati fatti i relativi studi. Tutti i bambini della categoria 18-24 mesi e più sono stati messi insieme in un’unica grande categoria. Presumibilmente i benefici continuano ad aumentare, perchè l’organismo non “sa” che il bambino ha festeggiato un compleanno e non comincia quindi a produrre improvvisamente un latte senza valore nutrizionale e immunologico.
Comunque sia, finora nessuno ha provato nè che i benefici dell’allattamento si fermano all’età di due anni, nè che continuano perchè non sono ancora stati fatti studi appropriati. Il trend durante i primi due anni però indica chiaramente che i benefici continuano con la durata dell’allattamento. Chiaramente i benefici diminuiscono con l’età; i primi sei mesi di allattamento al seno sono ovviamente più importanti in termini di nutrizione e sviluppo immunologico dei sei mesi fra 3,5 a 4 anni. Questo non significa però che non si debba continuare a dare il latte, se il bambino lo richiede e se anche voi lo volete. Sarebbe come dire: “Be, Mabel, il petrolio non ci frutta più tanto. Prima ci davano $ 56 al mese, ora siamo fortunati se ci danno $ 25 all’anno. Dovremo dire alla compagnia petrolifera di tenersi i suoi soldi.” E Mabel gli rispondesse:”Mio Dio, Glyde! Non essere ridicolo! Con quell’assegno possiamo comprare viveri per $ 25. Hai perso il senno?”

Chiaramente i bambini nati negli Stati Uniti non devono combattere contro tutte le malattie e i parassiti come i bambini del Terzo Mondo e l’acqua non è contaminata. Abbiamo più alimenti supplementari, della cui sicurezza e igiene ci si può generalmente fidare. Possiamo vaccinare i nostri bambini e dargli antibiotici contro le infezioni, quando è necessario. Il fatto che abbiamo queste possibilità non vuol dire però che l’allattamento materno non sia importante. Anche in un’ambiente superpulito, con meravigliose cure mediche, i bambini allattati al seno hanno ancora molti vantaggi rispetto a quelli allattati artificialmente. Si ammalano meno spesso, sono più intelligenti, sono più felici.. Un’altra considerazione importante per bambini più grandi è che possono mantenere il loro attaccamento emozionale a una persona invece di essere costretti a rivolgersi ad un oggetto inanimato come un orsacchiotto o una coperta. Penso che questa sia la base per una vita orientata verso le persone anzichè verso gli oggetti, e questa è una buona cosa, credo. Non riesco neanche ad immaginare la vita di un bambino nei suoi primi anni senza questo stretto contatto, di un bambino che sta attraversando un periodo di enormi cambiamenti, di cui alcuni possono essere molto frustranti.
Potrei proseguire in eterno ma mi fermo qui. Spero di essere stata di aiuto.

Queste idee sono spiegate in modo molto più eloquente e molto più dettagliato nel mio capitolo “Il momento per lo svezzamento” del libro “Breastfeeding: Biocultural Perspectives”

Copyright by Katherine A. Dettwyler, Texas A&M University; può essere stampato per uso personale oppure per scopi educativi senza ulteriore permesso; Per l’utilizzo in altre pubblicazioni si contatti l’autrice via e-mail: kadettwyler@HOTMAIL.COM

Traduzione a cura di Ulrike Schmidleithner – info ( at ) allattiamo.it –
La pagina originale in inglese si trova qui