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Bimbo e TV “La televisione sotto i tre anni ? No, otto volte no”

Nei prossimi mesi è atteso nel nostro Paese un nuovo canale satellitare, già attivo negli Usa, dedicato ai bambini tra 0 e 24 mesi, si chiamerà BabyFirstTv. Gli ideatori si difendono dalle critiche degli esperti (come i pediatri dell’Accademia Americana di Pediatria) sostenendo che i bambini molto piccoli vengono già messi davanti alla televisione e quindi è meglio dedicare loro una programmazione che tenga conto delle esigenze e delle capacità percettive tipiche di questa età.

Da sempre i pediatri (ma anche gli psicologici e gli educatori) sostengono la pericolosità del mezzo televisivo nei bambini con meno di tre anni. Questa nuova proposta (con scopi palesemente commerciali) rischia di creare confusione e dubbi nei genitori; occorre forse spiegare e ribadire i motivi per i quali nei bambini molto piccoli lo schermo televisivo è da proscrivere, anche nel caso trasmetta programmi dedicati.

  1. Nei primi due anni di vita il bambino non è ancora capace di distinguere realtà e fantasia, né di fare ragionamenti astratti; vive e pensa per emozioni e percezioni. Nei confronti di un assetto psicologico così particolare qualunque programma televisivo è destinato a provocare estrema confusione, producendo percezioni visive e sonore che potrebbero essere paragonate a vere e proprie allucinazioni, col rischio di deformare e condizionare negativamente la costruzione del senso di realtà da parte del bambino.
  2. Nel primo anno di vita il bambino non ha ancora raggiunto la maturazione che gli permette di avere la consapevolezza di se stesso e della propria individualità; questo processo si realizza attraverso il rapporto con le persone che si prendono cura di lui e l’interazione con l’ambiente. All’interno di una dinamica tanto complessa la televisione può soltanto produrre una grave e pericolosa interferenza senza alcuna possibilità di personalizzare e finalizzare gli stimoli che giungono al bambino.
  3. Nei primi due anni di vita la realtà spaziale e temporale non sono vissute in maniera oggettiva e consapevole, “gli avvenimenti del bambino sono senza connessione”(Fraiberg); sono le figure di accudimento che permettono al bambino di mettere insieme i ‘pezzi’ dell’esistenza che lentamente acquista significato. Lasciare alla televisione questo delicatissimo ruolo può condurre il bambino a farsi un’immagine della realtà completamente falsa ed esterna al suo contesto di vita.
  4. Gli studi di neuroscienza degli ultimi anni hanno permesso di capire che il cervello del bambino nei primi due anni sviluppa specifiche connessioni nervose responsabili della futura attività cerebrale. Gli stimoli esterni compresi nelle esperienze del bambino indirizzano e condizionano il tipo di struttura che progressivamente va organizzandosi. Gli stimoli forniti dalla televisione in questa età sono in grado di condizionare (in una direzione che ancora nessuno ha potuto studiare) lo sviluppo e la maturazione del cervello. Studi scientifici eseguiti su bambini più grandi (3-5 anni) hanno dimostrato che un uso eccessivo e improprio della televisione è in grado di interferire sulla capacità linguistica e sul pensiero matematico, predisponendo in alcuni casi alla sindrome di ADHA (deficit di attenzione e iperattività).
  5. Ancora le ricerche di neuroscienze hanno scoperto che nei primi anni di vita sono molto attivi i cosiddetti ‘neuroni specchio’ i quali, attivando i processi di imitazione, permettono di dare avvio all’apprendimento e alla capacità di relazione e di comunicazione interpersonale (praticamente la base e il senso della nostra vita sociale). La televisione agisce, nel bambino piccolo, in un momento nel quale questo meccanismo è ancora immaturo e privo di qualunque filtro difensivo.
  6. Sappiamo da tempo che il pensiero e la capacità cognitiva nei cuccioli della nostra specie hanno bisogno di svilupparsi attraverso l’interazione con le persone di accudimento. Il bambino piccolo per crescere deve poter toccare ed essere toccato, deve poter inviare un segnale e ricevere una risposta; di fronte ad un viso depresso o inespressivo viene travolto dall’ansia. Per crescere il bambino ha bisogno di lanciare un suono e di ricevere in cambio parole ed espressioni rassicuranti in grado incoraggiare l’invio di altri segnali e di stimolare altri ‘esperimenti’. Tutta questa dinamica e spontanea interazione è impossibile al mezzo televisivo, che non è in grado di rispondere ai segnali-domande del bambino né ha la possibilità di lasciarlo sperimentare alcunché.
  7. E’ falsa l’opinione che stimoli adeguati provenienti dal video (della TV come del PC) possano stimolare l’intelligenza nel bambino piccolo. L’intelligenza nei primi anni di vita inizia a svilupparsi attraverso la coordinazione tra prensione e visione, che significa vedere un oggetto, afferrarlo, assaggiarlo e, più avanti, lanciarlo (magari producendo un bel po’ di rumore e facendo di tutto perché qualcuno lo riporti, con la disponibilità di ripetere l’operazione qualche migliaio di volte). Anche lo sviluppo del linguaggio, e quindi del pensiero astratto, deve prima passare attraverso l’esperienza concreta con gli oggetti ai quali, insieme ai genitori, si deciderà un giorno di attaccare un nome.
  8. Gli autori di questi nuovi programmi definiscono i loro contenuti ‘educativi’, ma nel primo anno di vita nessun bambino può essere veramente ‘educato’, perché la sua esistenza si basa ancora su percezioni e sensazioni, senza ancora la possibilità di rapportarsi a schemi predefiniti (che non siano semplicemente l’interazione con le persone di accudimento); in questa età per uniformare un bambino a schemi esterni ai suoi bisogni occorre impostare un processo più simile all’addomesticamento. I processi educativi saranno operativi più avanti, quando il bambino sarà diventato capace di relazioni consapevoli e personali e avrà iniziato a comunicare direttamente con le persone e con l’ambiente.

Come ha ben sintetizzato la psicologa dell’infanzia Anna Oliverio Ferraris, la televisione nei primi due anni può ‘generare una incompetenza emotiva e cognitiva’.

Noi riteniamo che la vera ‘televisione’ per un bambino piccolo siano i suoi genitori, per i quali il proprio figlio non è un qualunque indefinibile e virtuale (e pagante) telespettatore-cliente-utente, ma l’unico e irripetibile bambino, in ogni caso, il più bello e bravo del mondo.

Di Alessandro Volta

tratto dal sito http://www.vocidibimbi.it

Televisione: piccolo schermo, grande nemico

Questo articolo è tratto da sito di UPPA
L’abbiamo scritto e riscritto, ma non siamo ancora paghi, soprattutto perché stavolta sono loro, gli scienziati a dirlo! La televisione, se utilizzata in modo indiscriminato, fa male. E qualcuno adesso ci ha spiegato anche perché.
L’esperimento di cui scriveremo è stato condotto in America nel 2008 e muove da studi precedenti, nei quali si affermava che la prolungata esposizione alla televisione, in bambini con età inferiore ai 30 mesi, produce uno sviluppo cognitivo e del linguaggio più modesto del normale. L’obbiettivo era capire in che modo la televisione interferiva sullo sviluppo di questi bambini.
Il campione era costituito da 50 bambini di età compresa tra i 17 e i 36. Il gruppo venne diviso in due sottogruppi. Sono stati allestiti due setting sperimentali di uguali dimensioni collegati ad una stanza di osservazione. I bambini del primo gruppo venivano fatti entrare in una stanza dove, per i primi 30’ minuti, la televisione rimaneva accesa; viceversa i bambini dell’altro gruppo giocavano prima con la televisione spenta, poi, per i rimanenti 30’ con la televisione accesa. La televisione trasmetteva un popolare gioco televisivo per adulti, compresa la pubblicità.
I risultati dell’osservazione hanno evidenziato che i bambini più piccoli, se pure distratti dalla televisione soltanto per pochi secondi, risultavano più disturbati rispetto ai bambini più grandi; l’attività che stavano svolgendo veniva interrotta più frequentemente e per periodi più lunghi; lo schema di gioco dimenticato ogni volta e ricominciato da capo, compromettendone in modo significativo la complessità e la maturità.
Tenuto conto del valore imprescindibile del gioco come strumento di sperimentazione e di crescita nel processo di sviluppo cognitivo, e del fatto che un bambino impegnato in un gioco lo fa in modo serio, difficile da interrompere, bisogna ritenere che la televisione accesa, se pure utilizzata come semplice sottofondo per altre attività, costituisca un elemento di fortissimo disturbo per un bambino piccolo e costituisca un ostacolo alla normale attività di apprendimento di un bambino sotto i 30 mesi di età.
Cos’altro dovranno dirci per spiegarci che la televisione usata come presenza continua e invasiva nella vita familiare non è una compagnia, ma solo un’illusione di compagnia, che non aggiunge ma toglie, che non avvicina agli altri ma allontana; che i nostri bambini non ne sentono il bisogno e che per tenerli impegnati basta farli sedere a terra con una pentola, un coperchio e qualcosa da metterci dentro? In fondo, non chiedono molto per crescere, possiamo accontentarli.

Sonia Bozzi, redattrice di UPPA, bozzi.sonia@gmail.com