E’ possibile viziare un neonato?

Per molte nonne è una domanda retorica, e la risposta é : si!

Curiosamente però, fin che il bambino è piccolo, sono le nonne a criticare le mamme troppo premurose, quando il bambino cresce invece sono le mamme a lamentarsi delle nonne dalla caramella facile. Il problema del vizio nasce generalmente quando, già a pochi giorni di vita, il piccolo esprime tutto il suo disappunto e bisogna decidere se prenderlo in braccio o lasciarlo urlare. Il genitore che non riesce a resistere decide per la prima soluzione; appena il piccolo si zittisce il primo pensiero sarà: ecco, si è già abituato!

Per fare un po’ di chiarezza dobbiamo però distinguere tra vizio e cattiva abitudine; il vizio si riferisce a qualcosa che desideriamo, ma che è dannoso alla nostra salute (ad esempio il fumo, la cioccolata, il gioco d’azzardo, ecc.), mentre una cattiva abitudine non arriva ad essere tanto dannosa e soprattutto non darà dipendenza.

Diciamo subito che, a differenza dell’adulto, un neonato non può desiderare qualcosa che sia dannoso per la sua salute, perché la sua esistenza è ancora regolata dall’istinto. Come ogni altro mammifero, anche i piccoli d’uomo possono desiderare solo quello di cui hanno bisogno; desiderano mangiare solo quando hanno fame e non quando passano davanti alla vetrina di una pasticceria, desiderano uscire a passeggio quando sono stanchi di guardare il soffitto bianco e non quando l’orologio dei genitori segna le quattro di sabato pomeriggio.

Proprio perché è ancora regolato dall’istinto il nostro esigente cucciolo non può essere capace di vedere il mondo con gli occhi dei suoi genitori e pertanto non è ancora in grado di capire quando è opportuno fare determinate richieste; lui urla, qualcuno ascolterà e prima o poi arriverà.

In passato si riteneva che un lattante non avesse competenze e pertanto non sapesse cosa voleva, mentre gli adulti, istruiti dagli esperti, sapevano esattamente cosa era meglio per lui: l’orario dei pasti, la quantità del latte, gli orari e i tempi di passeggiata, le ore e i minuti di sonno, i tempi e le modalità dei giochi, …

Dagli anni ’60 in avanti si è scoperto che fin dai primi giorni ogni neonato, pur essendo incapace di procurarsi il cibo in maniera autonoma, sa già esattamente cosa gli serve per sopravvivere e per essere felice: i suoi bisogni e i suoi desideri coincidono. Lentamente abbiamo capito che se ‘chiediamo’  a lui cosa gli serve è impossibile fare errori; decidere la suo posto diventa invece veramente difficile e pericoloso.

Psicologi particolarmente attenti, come Winnicott e Piaget, hanno capito che i lattanti nei primi mesi di vita non sono in grado di pensare se stessi separati dal mondo esterno; loro e il mondo sono la stessa cosa, il loro corpo e quello della mamma sono percepiti come un’unica entità. Nei primi mesi il neonato è incapace di pensare il tempo, il prima e il dopo, non sa distinguere tra i mezzi e i fini e capire che esistono rapporti di causa-effetto; riesce a vivere soltanto il qui-adesso. Quando un neonato presenta un bisogno, sia fisico che mentale, il suo cervello mette in atto una serie di azioni finalizzate a chiamare un adulto che lo possa aiutare a risolvere il suo problema e a mantenere un costante equilibrio psico-fisico (benessere). Noi dunque siamo il suo filtro e il suo collegamento con il mondo esterno, e siamo lì per aiutarlo a vivere ed essere felice.

Dovremmo ricordarci che un neonato, dal punto di vista biologico, nasce quando il suo organismo è in grado di vivere autonomamente fuori dall’utero della mamma, ma in realtà non è ancora nato: nascerà veramente al mondo quando sarà consapevole di essere al mondo. Fino a quel giorno, quando avvertirà il bisogno di essere abbracciato, sarà obbligato a piangere per richiamarci dalle nostre occupazioni.

Se essere tenuti in braccio e cullati è da considerare un vizio o una cattiva abitudine, evidentemente abbiamo fatto troppa confusione, dimostrando di avere anche noi bisogno di essere presi un po’ in braccio da qualcuno; forse siamo noi a dover recuperare un po’ della serenità e della dolcezza che mostrano i nostri neonati quando si sentono finalmente abbracciati.

Dal sito Nascere genitori :

http://nasceregenitori.net/perche-questo-blog/e-possibile-viziare-un-neonato/

One thought on “E’ possibile viziare un neonato?

  1. già…i neonati comunicano con il pianto, è il loro modo di esprimersi. E se hanno bisogno di essere cullati per addormentarsi o essere presi in braccio e abbracciati e sentire il contatto umano che aimè sta sparendo…perchè non farlo. Mia mamma e le “vecchie” del paese non fanno altro che ripetermi “eh lascialo piangere che fa polmoni!” ma perchè? Perchè invece di dire quell’insulsa frase non ci si ferma ad ascoltare quel minuscolo essere umano che ci sta chiedendo qualcosa e dargliela? Forse perchè siamo stati trattati così anche noi e non siamo morti? Forse perchè nessuno ci ha ascoltati? Nessuno quando avevamo bisogno ci ha abbracciati? Perchè non cambiamo musica? Perchè non ci trattiamo e trattiamo i nostri bambini con gentilezza e amore? Grazie del post davvero molto bello!

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